“Vieni, ti faccio vedere una cosa.”
L’amico più grande mi fece entrare in un’ala dell’istituto di Fisica dove non ero mai stato. Avevo appena iniziato la tesi e il mio nuovo status mi permetteva di andare dove i semplici studenti non erano ammessi.
“Guarda!”
Eravamo entrati in una stanzetta piccola e ingombra di scaffali, al centro c’era una scrivania come tante con sopra un monitor e una tastiera. Ma erano piccoli, molto più piccoli di quelli che ero ormai abituato ad usare.
– Fonte: What obsolete computer punch cards reveal about the history of information design in today’s era of unseen data.
Sono stato combattuto a lungo sul nome da dare a questa serie. In un primo momento avevo scelto “Racconti dal sottosuolo”. I primi computer che ho usato stavano proprio sotto terra, prima sotto il vecchio Dipartimento di Fisica di Torino e l’anno dopo nella dependance sotterranea del centro di calcolo dell’Università (ora c’è un supermercato), dove riuscivo ad entrare di straforo grazie all’aiuto di un amico che studiava informatica. Stare sottoterra, quindi, è stato per me all’inizio una condizione naturale per usare un computer.
Il proiettile di mortaio fischiò debolmente nel cielo notturno e si schiantò con un forte crack contro il fianco della collina. Mentre cercavano disperatamente un riparo, una dozzina di guerriglieri islamici con il turbante iniziarono a sparare inutilmente con i loro fucili e le mitragliatrici contro le postazioni delle milizie filorusse sulla cresta della collina. Un altro colpo di mortaio si schiantò sugli alberi a una cinquantina di metri di distanza, interrompendo temporaneamente il suono staccato dei colpi di fucile automatico intorno a noi. Nel frattempo io, sdraiato sulla schiena, cercavo di calcolare le probabilità che la squadra di mortai sopra di noi mi lanciasse un colpo direttamente in grembo. Mi resi conto che non venivo pagato abbastanza per questo incarico.
– Fonte: Pixabay.
La Brexit sta causando danni enormi all’economia del Regno Unito: l’inflazione è alle stelle, la fiducia dei consumatori è crollata ai minimi degli ultimi 50 anni e tanti settori produttivi che andavano avanti grazie ai lavoratori stranieri ora non trovano manodopera nemmeno a cercarla con il lanternino. Perfino il business delle vacanze studio in Inghilterra è in crisi! C’è stato il COVID, è vero, ma rispetto agli altri stati europei la Gran Bretagna sembra cavarsela peggio.
Big Sur mi piace, ha portato una ventata di freschezza all’interfaccia grafica di macOS, un’interfaccia ormai familiare, ben assestata, rassicurante ma che, come le pareti di una casa abitata da tanti anni, attendeva con ansia una bella rinfrescata.
Big Sur Dopo i fasti di Aqua, la prima interfaccia grafica di Mac OS X, tanto innovativa e dirompente con i canoni stilistici dell’epoca da dare un grosso contributo alla rinascita del Mac e dell’intera Apple, e dopo il passaggio al look grigio-metallico iniziato timidamente in Mac OS X 10.3/Panther e concluso con Mac OS X 10.5/Leopard, l’interfaccia grafica di macOS è sembrata stagnare per anni, un ritocchino qui e uno là, quasi sempre ispirato a iOS,1 ma niente di più.
Dopo aver valutato le prestazioni del MacBook Air M1 con Geekbench 5, questa volta tocca a PerformanceTest, un tool meno noto ma davvero molto interessante, perché permette una analisi molto dettagliata delle prestazioni del sistema. Ma non temete, qui mi limiterò solo a un riassunto dei risultati più importanti. Chi vuole può saltare i dettagli relativi all’installazione e all’uso di PerformanceTest e leggere solo la parte finale con i risultati dei test.
Lo so, sono passati dei mesi senza che riuscissi a scrivere nulla sulle prestazioni velocistiche del MacBook Air M1. Purtroppo una serie di circostanze professionali e familiari hanno preso il sopravvento e mi hanno obbligato a trascurare il blog per tutto questo tempo.
Ma le promesse si mantengono, e quindi eccomi qui ad analizzare le prestazioni del portatile più piccolo ed economico di casa Apple. Data la lunghezza, ho preferito dividere l’articolo in due parti: in questa prima parte presenterò i risultati ottenuti con Geekbench 5, mentre nella seconda parte utilizzerò un tool meno noto ma molto interessante, PerformanceTest per Mac. In entrambi i casi, dopo un anno e mezzo dalla commercializzazione dell’Air M1 i risultati ottenuti da questo piccolo portatile sono ancora strabilianti.
– Foto di Antonio Scalogna su Unsplash.
Perché una non-recensione? Perché il MacBook Air M1 è uscito già da un anno e nel frattempo sono state pubblicate dozzine di recensioni più o meno complete e più o meno interessanti (come ad esempio questa su Macworld, questa su The Verge oppure quest’altra su Rocket Yard), e non ha senso ripetere per l’ennesima volta le stesse considerazioni.
– Foto di Michael Dziedzic su Unsplash.
Una piccolissima aggiunta al post di ieri.
Ad un certo punto del suo lunghissimo thread su Twitter, Eyepatch Wolf si lamenta che Dell pretende 400 euro per un disco NVMe da 1 TB (possibile) e altri 430 per due supporti di plastica (sarà vero o è solo un’altra boiata?). Su questo punto non posso che dargli ragione.
– Foto di Michael Dziedzic su Unsplash.
Dell non mi piace e non comprerei mai un PC dell’azienda texana. Però trovo lo stesso che il viaggio all’inferno descritto da Eyepatch Wolf in una lunghissima discussione su Twitter sia, come dicono a Roma, una sòla.
Della storia ha parlato con la consueta stringatezza John Gruber su Daring Firewall, così come il sempre caustico Macalope su MacWorld e il nostro Lucio “Lux” Bragagnolo su QuickLoox (che vale sempre la pena leggere, fosse solo per i titoli geniali dei suoi post). Anche quelli di HackerNews non si sono fatti sfuggire la notizia.