Wordpress.com

È proprio una sporca faccenda, WordPress.com!

È successo anche a me, e proprio come l’avevano descritto Roberto e katsiematsi. Giorni fa mi è arrivata una email che segnalava la pubblicazione di un nuovo post su Socket 3, uno dei blog che seguo di più in questo momento, che come Melabit si appoggia al servizio gratuito di WordPress.com.

Da melabit a melabit: introduzione

Come promesso, con questo post inizia la descrizione quasi in tempo reale del passaggio del blog da WordPress.com ad un servizio di hosting più flessibile.1 Come ho già scritto tempo fa, WordPress.com offre un servizio impeccabile, comodissimo per chi vuole iniziare ad avere una presenza sul web. Il servizio è affidabile e ragionevolmente veloce, gli aggiornamenti sono automatici, praticamente non bisogna occuparsi di nulla tranne che di scrivere. È veramente difficile chiedere di più ad un servizio gratuito come questo.

È una sporca faccenda, WordPress.com: profilazione

Mentre cercavo di far comparire le inserzioni pubblicitarie alla fine dei miei post, mi sono reso conto di quanti servizi di profilazione (tracker) esterni a WordPress.com mettano il naso nelle pagine del blog. Ci sono naturalmente gli onnipresenti social, collegati tramite i pulsanti di condivisione, e c’è Google Analytics, che lo stesso WordPress.com utilizza per misurare i parametri di accesso al sito.

È una sporca faccenda, WordPress.com

Mentre leggevano uno degli ultimi articoli pubblicati, Roberto e katsiematsi (😃) si sono ritrovati abbonati senza volerlo ad uno di quegli stramaledetti servizi a pagamento di loghi, suonerie o giochini insulsi, veri e propri furti consentiti da una legislazione perlomeno distratta. Con l’iPhone è un attimo, arrivati in fondo all’articolo basta toccare senza volere l’annuncio cattivo per ritrovarsi alleggeriti di parecchi euro (e con il fastidio di doversi anche dare da fare per annullare l’abbonamento).