Qualche giorno fa Lucio “Lux” Bragagnolo ha pubblicato sul suo interessantissimo blog (da seguire assolutamente ogni giorno!), un post in cui poneva una domanda molto stimolante. Lascio a lui la parola per descrivere il problema:
Octopress – il motore di questo blog – si basa su una cartella che risiede nel Mac. La cartella contiene sottocartelle varie che ospitano i pezzi del blog. Pubblicare questo articolo significa creare un file e metterlo nella giusta cartella, per poi dare un comando di Terminale che genera una edizione aggiornata del blog e un altro comando di Terminale che deposita una copia dell’edizione dentro il server di pubblicazione.
Spesso mi trovo a scrivere pezzi per il blog su iPad, lontano da Mac. Facciamo finta che il Mac rimanga irraggiungibile fisicamente per tutta la giornata. Qual è la strategia che richiede meno lavoro in assoluto per pubblicare il pezzo?
Nei sistemi operativi basati su Unix la shell è una applicazione che permette di eseguire i comandi del sistema tramite una interfaccia testuale a linea di comando.
La shell più popolare oggi è bash, acronimo di “Bourne-Again Shell”, un gioco di parole fra Stephen Bourne, l’autore della shell sh da cui deriva bash, e il termine “born” (nato). Bash significa quindi sia “la nuova shell di Bourne” che “la shell rinata”.
Qual’è la differenza fra semplice utente ed amministratore nei sistemi basati su Unix, come Linux o OS X? Non ho mai trovato una sintesi così perfetta come quella proposta dal geniale autore di xkcd.
Il comando di terminale sudo permette di diventare – anche se solo temporaneamente – l’amministratore (root) onnipotente di un sistema Unix in grado persino, e senza ripensamenti, di cancellare completamente il contenuto del disco rigido.
Esiste una soluzione semplice al problema del sandboxing delle applicazioni per iOS, che non impatti sulla sicurezza del sistema ma che allo stesso tempo permetta a più applicazioni di aprire e modificare un dato documento, evitando inutili duplicazioni e, quel che è peggio, di dover tenere traccia delle modifiche effettuate da ciascuna applicazione?
Dopo aver esaminato i comandi principali per usare Homebrew, è ora di trattare i principali comandi avanzati. Prima però un breve ripasso del post precedente.
Aggiornamento Come abbiamo visto, per aggiornare Homebrew si usa la terna di comandi
$ brew update che aggiorna il sistema Homebrew vero e proprio,
Dopo una introduzione generale ad Homebrew ed ai suoi concorrenti e dopo aver visto come installare (e disinstallare) Homebrew, è arrivata finalmente l’ora di imparare ad usarlo.
Homebrew si utilizza dalla linea di comando tramite il comando brew. Data la sua semplicità e per il target di utenti a cui è dedicato, non dispone di una interfaccia grafica, che sottrarrebbe solo risorse allo sviluppo del sistema di base. Del resto non ce n’è bisogno, i pochi comandi di Homebrew sono abbastanza facili e coerenti da essere imparati senza troppi problemi.
Nel post precedente abbiamo fatto la conoscenza con Homebrew, uno dei sistemi di gestione dei pacchetti software open source di derivazione Unix/Linux sviluppati per OS X.
Dopo la lunga introduzione al sistema con i suoi pro e contro è ora di sporcarsi le mani imparando ad installare (e, non si sa mai, a disinstallare) Homebrew.
kOoLiNuS (che è bravissimo a riuscire a gestire, oltre al suo blog personale, anche un blog su Tevac Network ed un terzo anglofono su Wordpress.com) mi ha segnalato molto gentilmente che Koding.com sta offrendo una macchina virtuale gratis [1], con ben 3 GB di spazio su disco e accesso ssh.
Mi capita spesso di ricevere o scaricare dei documenti senza riuscire a capire immediatamente se sono nuove versioni di file che ho già sul Mac o se ho solo prelevato lo stesso file con un nome diverso.
La soluzione più immediata è quella di aprire i documenti in due finestre affiancate e confrontarli ad occhio nudo. È una soluzione perfetta se i documenti sono profondamente diversi, ma non funziona se le differenze sono limitate a poche parole sparse qua e là.
Tempo fa ho partecipato ad un sondaggio online del Ministero dell’Istruzione relativo al valore legale del titolo di studio. Mentre creavo l’account e compilavo il questionario, ho eseguito una serie di screenshot delle pagine del browser, a futura memoria e ho messo tutte le immagini in una cartella apposita.