Non sono un fanatico delle caratteristiche tecniche e delle specifiche hardware nude e crude. E non da oggi, ma dai lontani anni ‘70-‘80, quando nel settore allora molto popolare dell’audio ad alta fedeltà, dei parametri tecnici significativi come la risposta in frequenza piatta fino a ben oltre l’udibile o la distorsione ai limiti delle capacità degli strumenti di misura, non si traducevano necessariamente in una migliore esperienza d’ascolto, perché quello che contava di più era l’equilibrio generale del sistema d’ascolto e l’interazione fra i suoi componenti.
Giovedì scorso, a causa di un viaggio di lavoro (seguito da una cena sociale), non ho potuto seguire la presentazione dei nuovi MacBook Pro, e per una volta la cosa non mi è dispiaciuta più di tanto.
Non per quello che Apple non ha presentato – il mio post sull’evento descriveva quello che io avrei voluto che Apple presentasse, ma non mi aspettavo di certo che lo facesse sul serio – ma per quello che è successo veramente: come previsto dai vari rumors, Apple ha presentato i nuovi MacBook Pro con barretta sensibile al tocco e ha dismesso gli Air, o meglio ha dismesso per ora il solo Air da 11 pollici. Dimenticavo, ha anche migliorato l’esperienza d’uso di tvOS e ha definitivamente mandato in pensione MagSafe.
Ormai ci siamo, fra due giorni Apple presenterà i nuovi Mac nel corso di un evento intitolato molto significativamente “hello again”.
L’attesa dura ormai da troppo tempo, forse a causa della necessità di aspettare la piena disponibilità di Kaby Lake, l’ultima generazione di processori Intel presentata ufficialmente solo a fine agosto, meno di due mesi fa.