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    <title>Rietveld on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Rietveld on Melabit</description>
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      <title>Bastardi con tanta gloria (prima parte)</title>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://neutrons.ornl.gov/sites/default/files/styles/homepage_1140x450/public/NOMAD-L.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Nanoscale-Ordered Materials Diffractometer (NOMAD), Oak Ridge National Laboratory, USA&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli articoli scientifici, ammettiamolo, possono anche essere molto interessanti, ma raramente riescono a catturare l&amp;rsquo;attenzione di chi li legge più di un giallo ben congegnato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È proprio quello che mi è successo mentre leggevo &lt;a href=&#34;http://scripts.iucr.org/cgi-bin/paper?S2053273317018435&#34;&gt;&lt;em&gt;The development of powder profile refinement at the Reactor Centre Netherlands at Petten&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; di Bob van Laar e Henk Schenk, appena pubblicato su &lt;a href=&#34;http://journals.iucr.org/a/&#34;&gt;Acta Crystallographica Section A&lt;/a&gt;, la più importante rivista scientifica di cristallografia (l&amp;rsquo;articolo può essere &lt;a href=&#34;http://scripts.iucr.org/cgi-bin/paper?S2053273317018435&#34;&gt;letto o scaricato da qui&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo di van Laar e Schenk vuole fare chiarezza sulle vere origini di uno dei metodi di calcolo più usati e celebrati della cristallografia, il cosidetto &lt;em&gt;metodo Rietveld&lt;/em&gt;, uno degli strumenti principali per la determinazione accurata della struttura cristallina di un materiale a partire da misure di diffrazione a raggi X o a neutroni.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;importanza del metodo è data dal fatto che la maggior parte dei materiali di interesse pratico cresce solo sotto forma di cristalli di dimensioni così piccole, vere e proprie &lt;em&gt;polveri cristalline&lt;/em&gt;, da non poter essere analizzate mediante le normali tecniche di diffrazione per cristallo singolo, che richiedono cristalli di almeno alcune decine di micrometri per lato. D&amp;rsquo;altra parte, le polveri cristalline producono uno spettro di diffrazione con picchi fortemente sovrapposti, un cosa che complica moltissimo la determinazione della struttura cristallina del materiale. Il &lt;em&gt;metodo Rietveld&lt;/em&gt; riesce a separare virtualmente (o meglio matematicamente) questi picchi, consentendo di calcolare in modo completo ed accurato la struttura del cristallo sotto esame. Ancora più importante dal punto di vista pratico è il fatto che il metodo Rietveld consente anche di individuare rapidamente le componenti presenti in una miscela di prodotti chimici e viene utilizzato non solo in un grandissimo numero di processi industriali, ma anche in &lt;a href=&#34;http://scienze-como.uninsubria.it/masciocchi/pdf/lcs_3.pdf&#34;&gt;settori apparentemente molto lontani&lt;/a&gt; come l&amp;rsquo;arte, l&amp;rsquo;archeologia o le scienze forensi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, Hugo Rietveld, lo scienziato olandese che ha ideato e messo a punto una tecnica così utile, merita senz&amp;rsquo;altro gli apprezzamenti e gli onori (tanti!) che gli sono stati attribuiti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma a leggere l&amp;rsquo;articolo di van Laar e Schenk sembra che non sia proprio così.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anzi, i due autori lo accusano senza mezzi termini di essersi impossessato di idee ed informazioni sviluppate da Brett Loopstra (deceduto nel 1998) e dallo stesso Bob van Laar, uno dei due autori dell&amp;rsquo;articolo in questione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La storia è più o meno questa. All&amp;rsquo;inizio degli anni &amp;lsquo;60 Brett Loopstra e Bob van Laar iniziano a lavorare presso un nuovo centro di ricerca in fisica nucleare, l&amp;rsquo;RCN di Petten in Olanda, occupandosi di diffrazione da neutroni. I due collaborano alla costruzione di un nuovo strumento di misura, un diffrattometro a neutroni per polveri cristalline, che utilizzano per la determinazione della struttura di materiali a base di uranio o con caratteristiche magnetiche.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questa attività li porta a comprendere che il motivo principale che impedisce la corretta determinazione della struttura cristallina dei materiali di cui si occupano risiede proprio nel fatto che i picchi degli spettri di diffrazione misurati sono tanto sovrapposti da rendere difficile stimare l&amp;rsquo;ampiezza di ciascuno di essi. E anche se conoscono bene, van Laar in particolare, le tecniche matematiche che possono essere usate per separarli, non hanno le competenze tecniche per scrivere un programma per i rudimentali computer dell&amp;rsquo;epoca che possa effettuare i calcoli di cui hanno bisogno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A un certo punto al gruppo si aggiunge un terzo ricercatore, Hugo Rietveld, nato in Olanda ma che aveva vissuto a lungo in Australia. Sembra l&amp;rsquo;occasione giusta, perché anche se Rietveld non sa nulla di cristallografia per polveri, è un vero esperto nella programmazione dei computer. I due lo mettono a parte delle loro idee e in poco tempo Rietveld scrive un programma che le implementa, descrivendo le basi del suo funzionamento in un brevissimo articolo (appena due pagine) pubblicato solo a suo nome nel 1967. La nuova tecnica di calcolo viene presentata in modo più ampio in un articolo successivo, scritto in collaborazione da Loopstra e Rietveld e pubblicato nel 1969, che però passa praticamente inosservato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non passa inosservato, invece, un altro articolo dello stesso anno a firma del solo Rietveld, che descrive il programma di calcolo e le sue basi matematiche, esattamente come gli erano state spiegate da Loopstra e van Laar. Ci vuole un po&amp;rsquo;, è vero, ma fra gli anni &amp;lsquo;70 e &amp;lsquo;80 questo articolo diventa il lavoro fondamentale della cristallografia per polveri cristalline, citato e ricitato da chiunque si occupi di questo tema di ricerca. Fino ad oggi l&amp;rsquo;articolo di Rietveld ha ricevuto quasi 14.000 citazioni, un numero enorme se si tiene conto del fatto che la diffrazione per polveri è tutto sommato un settore di ricerca relativaemnte di nicchia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché Rietveld fa una cosa così scorretta? Perché non riconosce il contributo fondamentale dei due colleghi? Perché non li invita a firmare l&amp;rsquo;articolo insieme a lui, ma si limita solo a ringraziarli, in due brevissime righe, per avergli fornito degli utili suggerimenti (e critiche)?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le conseguenze sono inevitabili: i due colleghi si sentono traditi, l&amp;rsquo;aria nel laboratorio diventa sempre più tesa e Rietveld decide di lasciare la ricerca e di passare ad occuparsi della biblioteca dell&amp;rsquo;RCN, cosa che farà fino al momento di andare in pensione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È possibile, come ipotizzano con eleganza gli stessi van Laar e Schenk, che Rietveld all&amp;rsquo;inizio sottovaluti l&amp;rsquo;importanza del lavoro e le conseguenze che avrà nel suo settore di ricerca. Però è altrettanto vero che quando il suo articolo diventa una pietra miliare della cristallografia non fa nulla per correggere l&amp;rsquo;eventuale errore iniziale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anzi, con il passare degli anni, diventato famoso nonostante non faccia più ricerca attiva, rimarca sempre di più di aver fatto tutto il lavoro da solo. Arriva persino a modificare il testo di un breve capitolo di un libro di divulgazione scientifica, rimuovendo ogni menzione del contributo dato dai  suoi due ex-colleghi allo sviluppo del metodo che porta il suo nome. E fino alla morte, avvenuta nel 2016, cerca strenuamente di impedire la pubblicazione di qualunque articolo che cerchi di fare chiarezza sulla vicenda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Totò aveva ragione, signori si nasce.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Determinare la struttura cristallina di un materiale significa calcolare la posizione relativa degli atomi che lo costituiscono all&amp;rsquo;interno della cella elementare che, ripetuta un enorme numero di volte nello spazio, compone il cristallo stesso.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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