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    <title>Richard Stallman on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Richard Stallman on Melabit</description>
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      <title>All&#39;inseguimento della stampante perduta: HP e le cartucce di terze parti</title>
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      <pubDate>Mon, 08 Feb 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;La mia fidata stampante &lt;a href=&#34;https://support.hp.com/it-it/product/model/4323647&#34;&gt;HP OfficeJet Pro 8600 Plus&lt;/a&gt; ha smesso di funzionare. Non è proprio così, la stampante &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt; ancora funzionare perfettamente, ma dopo l&amp;rsquo;ultimo aggiornamento del firmware si rifiuta categoricamente di usare cartucce non originali. Io non sono tignoso come Richard Stallman, che proprio &lt;a href=&#34;https://www.oreilly.com/openbook/freedom/ch01.html&#34;&gt;a causa di una stampante malfunzionante&lt;/a&gt; mise in moto il movimento del software libero (o open source, come si chiama oggi), però non sono nemmeno disposto ad obbedire ciecamente ai voleri di mamma HP. E quindi mi sono messo alla ricerca di una nuova stampante adeguata alle mie necessità. Non è stata una cosa facile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per maggiore comodità di lettura, l&amp;rsquo;articolo è diviso in due parti:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questa prima parte è dedicata al racconto dei problemi avuti nell&amp;rsquo;ultimo anno con la stampante HP e di come l&amp;rsquo;azienda americana, dopo un primo tentativo fallito, sia riuscita ad impedire l&amp;rsquo;uso di cartucce non originali sulle proprie stampanti. In questo settore, infatti, il vero guadagno non risiede nella vendita dell&amp;rsquo;oggetto fisico (la stampante), che anzi viene venduta fortemente sottocosto per attirare il cliente, ma deriva proprio dalla vendita delle cartucce, che sono ormai diventate un accessorio indispensabile per utilizzare la propria stampante.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&#xA;Il racconto parte dalla mia esperienza personale, ma può essere utile a chi si trova in una situazione analoga, che è più o meno quella di un piccolo ufficio che ha bisogno di una stampante multifunzione in grado di stampare qualche centinaio di pagine al mese e di scansionare documenti in modo efficiente ed automatico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;La seconda parte è più pratica ed affronta il problema della scelta di una stampante adeguata alle necessità di un piccolo ufficio, descrivendo i pro e i contro dei modelli più popolari che si trovano in questo momento sul mercato. Può essere utile come una piccola guida all&amp;rsquo;acquisto per chi avesse esigenze simili alle mie.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un box separato in fondo a questa prima parte prova mettere il racconto in prospettiva, descrivendo cos&amp;rsquo;era HP ieri e cosa è diventata oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;stampanti-e-cartucce&#34;&gt;Stampanti e cartucce&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;È un segreto di Pulcinella. I produttori vendono le stampanti sottocosto perché il vero &lt;em&gt;business&lt;/em&gt; sta nelle cartucce, che costano una frazione significativa del prezzo di acquisto della stampante. Non a caso c&amp;rsquo;è gente che compra sistematicamente stampanti in offerta a bassissimo prezzo e, una volta esaurite le cartucce, cambia l&amp;rsquo;intera stampante. Una scelta ineccepibile dal punto di vista dell&amp;rsquo;economia personale ma un vero disastro per quello che riguarda l&amp;rsquo;ambiente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho comprato la &lt;a href=&#34;https://support.hp.com/it-it/product/model/4323647&#34;&gt;HP OfficeJet Pro 8600 Plus&lt;/a&gt; a marzo del 2013, l&amp;rsquo;ho pagata 200 euro e sono stati soldi spesi benissimo. Aveva tutto quello che mi serviva, stampa e scansione fronte/retro automatica, connessione WiFi, supporto dei servizi di stampa da cellulare e tablet. In più era abbastanza veloce e anche la qualità di stampa non era male. C&amp;rsquo;era pure il fax, ma io non l&amp;rsquo;ho mai usato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il vero punto debole erano (e rimangono) le cartucce, un cambio completo di cartucce originali ad alta capacità &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/HP-Cartuccia-Originale-dInchiostro-Tricromia/dp/B00D145OYY&#34;&gt;costa su Amazon ben 108 euro&lt;/a&gt;, più della metà del costo della stampante. In teoria queste cartucce stampano 1.500 pagine, ma io non sono mai andato oltre le 1.000 pagine effettive. Poiché a casa mia fra moglie e figlie si stampano circa 3.000 pagine all&amp;rsquo;anno, se usassi sempre le cartucce originali spenderei circa 350 euro (carta compresa) ogni anno.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Non mi pare poco.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infatti, dopo aver acquistato un paio di volte le cartucce originali HP, ho deciso di provare quelle di terze parti, che sono decisamente più economiche, più o meno 20-25 euro a confezione. La qualità di stampa è peggiore di quella garantita dalle cartucce HP, è vero, ma per stampare documenti di testo va più che bene. Con il tempo anche il timore di danneggiare la testina di stampa (che sia su &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/HP-CR324A-Officejet-testina-stampante/dp/B009X5DHWG&#34;&gt;Amazon&lt;/a&gt; che su &lt;a href=&#34;https://www.ebay.it/itm/TESTINA-DI-STAMPA-ORIGINALE-HP-CR323A-OfficeJet-Pro-8100-8610-8600-251-276/132649573627?hash=item1ee287dcfb:g:9f4AAOSw8gVX982z&#34;&gt;eBay&lt;/a&gt; costa quanto l&amp;rsquo;intera stampante) è scomparso. Del resto, se non fosse per il blocco artificiale imposto da HP, la mia stampante continuerebbe ancora oggi a funzionare benissimo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;blocco-artificiale&#34;&gt;Blocco artificiale&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel 2016 HP decide di contrastare il mercato parallelo di cartucce non originali e rilascia un &lt;a href=&#34;https://www.hwupgrade.it/articoli/sistemi/4743/hp-blocco-delle-cartucce-non-originali-e-promessa-di-marcia-indietro-il-caso_index.html&#34;&gt;aggiornamento (anzi due) del firmware delle stampanti OfficeJet&lt;/a&gt;. Da quel momento in poi, tutte le cartucce non HP vengono rilevate come danneggiate, anche se in realtà funzionano perfettamente. Questo aggiornamento impedisce di usare la stampante anche per compiti che con la stampa non hanno niente a che fare, come la scansione su file. La levata di scudi che ne consegue obbliga però HP a tornare sui suoi passi. Ed infatti anche la mia stampante torna a funzionare senza problemi con le cartucce di inchiostro di terze parti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio del 2020 la mia HP 8600 inizia di nuovo a bloccarsi. Non ricordo il messaggio di errore mostrato dalla stampante, ma di certo era collegato al sistema di inchiostro. La prima cosa che mi viene in mente è che HP abbia provato di nuovo a bloccare le cartucce tramite il firmware. Ma sono sicuro di non aver aggiornato niente e quindi, prima di indagare più a fondo, decido di verificare se non sia un problema hardware, magari legato all&amp;rsquo;ostruzione della testina di stampa a causa della cattiva qualità dell&amp;rsquo;inchiostro delle ultime cartucce (sono tutte cinesi, vai a capire cosa ci mettono dentro). Per togliermi il dubbio compro un &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/gp/product/B07Z9XT3GB/ref=ppx_yo_dt_b_search_asin_title&#34;&gt;detergente specifico&lt;/a&gt;, che però si rivela inutile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel frattempo mi capita di vedere &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=VlKwGVq4MSE&amp;amp;t=185s&#34;&gt;questo video&lt;/a&gt; su YouTube. Tecnicamente è fatto malissimo, ma provo lo stesso a fare quello che suggerisce e la stampante torna, quasi magicamente, a funzionare. Sembra quindi che il blocco sia dovuto davvero ad un problema hardware, ma dovuto al fatto che la testina di stampa non riesce più a riconoscere correttamente la fine dell&amp;rsquo;inchiostro nella cartuccia. Il problema può essere aggirato mettendo in corto circuito alcuni pin di controllo tramite delle striscioline di alluminio. L&amp;rsquo;unica alternativa a questo &lt;em&gt;hack&lt;/em&gt; sarebbe quella di sostituire l&amp;rsquo;intera testina di stampa che però, come ho già detto, costa quasi quanto l&amp;rsquo;intera stampante. A quel punto avrebbe molto più senso cambiare la stampante.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; La questione del firmware torna quindi nel dimenticatoio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Passa un intero anno, il &lt;em&gt;lockdown&lt;/em&gt; e lo &lt;em&gt;smart working&lt;/em&gt; (che implica che finora abbiamo solo lavorato in modo &lt;em&gt;stupido&lt;/em&gt;) obbliga a stare a casa e ad usare molto di più la stampante, che se la cava brillantemente per un anno intero. Poi un paio di settimane fa, complice un malfunzionamento della fibra ottica di casa (per fortuna &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2019/11/04/fastweb-la-fibra-che-non-va/&#34;&gt;questa volta&lt;/a&gt; i tecnici di Fastweb sono intervenuti in pochissime ore), tocco per sbaglio il tasto di aggiornamento del firmware della stampante e succede il patatrac, da quel momento la stampante si rifiuta categoricamente di accettare le cartucce non originali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non sono l&amp;rsquo;unico, ne parlano su &lt;a href=&#34;https://www.reddit.com/r/gadgets/comments/js94ei/howto_revert_hp_printer_firmware_ban_on_3rdparty/&#34;&gt;Reddit&lt;/a&gt;, ne parlano sul &lt;a href=&#34;https://discussions.apple.com/thread/252031315&#34;&gt;servizio di supporto Apple&lt;/a&gt;, l&amp;rsquo;aggiornamento del firmware è stato rilasciato il &lt;a href=&#34;https://support.hp.com/it-it/drivers/selfservice/hp-officejet-pro-8600-plus-e-all-in-one-printer-series-n911/4322915/model/4323647?sku=CM750A&#34;&gt;31 ottobre 2020&lt;/a&gt; ed è rimasto per mesi in attesa che il povero utente (in questo caso io) l&amp;rsquo;applicasse senza pensarci troppo su.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Provo a tornare ad una versione precedente del firmware (l&amp;rsquo;immagine qui sotto mostra il momento dell&amp;rsquo;installazione del nuovo, anzi del vecchio, firmware),&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ma non c&amp;rsquo;è niente da fare, la stampante continua a rifiutarsi di usare le cartucce non originali. Forse perché è finita in una lista nera dell&amp;rsquo;HP oppure perché, cosa che mi sembra più probabile, il firmware più recente ha sepolto nelle sue viscere qualche comando che le impedisce rigorosamente di usare cartucce non HP, anche in presenza di un firmware compatibile. Nemmeno un reset completo della stampante riesce a superare il blocco.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2021-02-08-all-inseguimento-della-stampante-perduta-hp-e-le-cartucce-di-terze-parti/revert-firmware.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;alla-ricerca-della-stampante&#34;&gt;Alla ricerca della stampante&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni resistenza è futile. La stampante ha già 8 anni, ha stampato 24.000 pagine (che per una stampante casalinga non mi sembrano poche) e ne ha scansionate più di 6.000, di cui la metà dall&amp;rsquo;alimentatore automatico. La stampante mostra pure qualche segno di cedimento, come la brutta riga nera verticale che compare nelle scansioni fatte tramite l&amp;rsquo;alimentatore automatico, oppure il problema alla testina di stampa risolto un anno fa a colpi di pezzetti di alluminio.  È tempo di cambiare. Il problema è cosa prendere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inutile dire che la stampante deve supportare macOS e la stampa dai vari dispositivi mobili, ma questo è il minimo sindacale. Sono abituato bene e non voglio rinunciare alla stampa e alla scansione fronte/retro automatica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi piacerebbe molto prendere una di quelle stampanti con serbatoi di inchiostro al posto delle cartucce, costano molto di più ma alla lunga sono convenienti, perché i flaconi di inchiostro originale costano al massimo 10-20 euro l&amp;rsquo;uno e consentono di stampare fino a 10.000 pagine.&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; In alternativa, prenderei solo una stampante che permetta di usare anche cartucce di terze parti, non è solo una questione economica (che comunque conta), è anche un fatto di principio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quest&amp;rsquo;ultima richiesta esclude a priori i prodotti HP, che ormai sono bloccati in fabbrica e possono usare solo ed esclusivamente le &lt;a href=&#34;https://store.hp.com/ItalyStore/Merch/Product.aspx?id=P4C85A&amp;amp;opt=BHC&amp;amp;sel=PRN&#34;&gt;costosissime cartucce originali&lt;/a&gt; dotate di un circuito elettronico che comunica direttamente con l&amp;rsquo;azienda (Unione Europea, dove sei?). Ci sarebbe però la possibilità di aderire al servizio &lt;a href=&#34;https://store.hp.com/ItalyStore/Merch/Offer.aspx?p=instantink&#34;&gt;HP Instant Ink&lt;/a&gt;, un abbonamento che consente di stampare fino ad un certo numero di pagine ogni mese e di ricevere automaticamente le cartucce di ricambio prima che si esauriscano (dico subito che l&amp;rsquo;HP 8600 non è supportata dal servizio).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sulla carta sembra un servizio bellissimo, ma l&amp;rsquo;unico profilo adatto ai miei consumi è il piano da 11.99 euro, con il quale si possono stampare fino a 300 pagine al mese. Ora, è vero che a casa mia si stampa una media di 250 pagine al mese, che sono ben sotto la soglia massima, ma è altrettanto vero che il consumo non è costante (in estate si riduce quasi a zero) e che nell&amp;rsquo;ultimo anno è aumentato parecchio a causa della pandemia (e non è detto che quando questa situazione finirà si torni totalmente al modo di vita precedente). Se si considera anche che ogni volta che si supera il tetto stabilito si devono acquistare pacchetti di pagine aggiuntive a prezzi da gioielleria, ci si accorge che il costo totale del servizio Instant Ink rischia rapidamente di diventare molto poco conveniente, almeno per il mio profilo di uso. Meglio quindi passare ad un produttore meno rapace, ammesso che esista.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I risultati della ricerca li potrete leggere nella &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2021/02/25/all-inseguimento-della-stampante-perduta-come-scegliere-la-stampante/&#34;&gt;seconda parte&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div markdown=&#34;1&#34; style = &#34;border-style: solid; border-width: 0px 0px 0px 12px; border-color: #03a87c; background-color: #defef6; padding: 1em; color:black; font-size:100%;&#34;&gt;&#xA;&lt;h4&gt;HP ieri ed oggi&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;HP è l&amp;rsquo;acronimo di Hewlett-Packard, ed è stata una delle prime aziende della Silicon Valley. Il nome deriva da quello dei due ingegneri che l&amp;rsquo;hanno fondata alla fine degli anni &amp;lsquo;30, Bill Hewlett e David Packard. All&amp;rsquo;inizio l&amp;rsquo;HP aveva sede nel garage di Packard, un dettaglio molto significativo per gli utenti Apple (questo garage è diventato nel frattempo un monumento nazionale).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;HP diventò in pochi anni una azienda leader nel settore della strumentazione elettronica di misura e il primo produttore di &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Hewlett-Packard_9100A&#34;&gt;calcolatori&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/HP-35&#34;&gt;calcolatrici&lt;/a&gt; dedicate specificamente al calcolo scientifico. HP ha anche sviluppato il primo &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IEEE-488&#34;&gt;sistema aperto di interconnessione&lt;/a&gt; fra gli strumenti di misura e i calcolatori, noto inizialmente come HP-IB (&lt;em&gt;Hewlett-Packard Interface Bus&lt;/em&gt;) e diventato poi uno standard internazionale con il nome di GPIB (&lt;em&gt;General Purpose Interface Bus&lt;/em&gt;) e poi di IEEE-488.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma HP era anche famosa per il suo ambiente di lavoro aperto e stimolante, ben prima che diventasse il mantra di aziende di seconda o terza generazione come Apple o Google (un mantra ormai un po&amp;rsquo; appannato, almeno nel caso di Google). Questa apertura era ben visibile nei manuali dei suoi prodotti, delle guide pressoché perfette all&amp;rsquo;uso delle più minute funzioni hardware e software degli strumenti, senza nascondere niente o richiedere il pagamento di extra per l&amp;rsquo;accesso alle funzioni più sofisticate, una cosa che non ho mai ritrovato nei prodotti concorrenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fra gli anni &amp;lsquo;80 e i primi anni &amp;lsquo;90 HP decide di buttarsi anche nel settore, allora molto promettente, del &lt;em&gt;personal computing&lt;/em&gt;, iniziando a produrre stampanti, scanner e poi anche computer, indirizzati principalmente ad una utenza aziendale (tutti ottimi prodotti, in verità). Ma questa decisione snatura l&amp;rsquo;azienda, che diventa un ibrido a due teste senza più un &lt;em&gt;focus&lt;/em&gt; ben preciso, e porta a delle scelte aziendali disastrose, come quella di trasferire tutto il florido settore della strumentazione di misura ad una nuova azienda, l&amp;rsquo;Agilent, che torna ad essere più o meno l&amp;rsquo;HP &lt;em&gt;storica&lt;/em&gt; ma con un nome diverso, oppure quelle relative all&amp;rsquo;acquisto di concorrenti ormai decotti come Compaq o Palm.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi l&amp;rsquo;HP che conosciamo tutti è focalizzata solo sulla produzione di stampanti e di personal computer (mentre tutti i ben più remunerativi servizi &lt;em&gt;enterprise&lt;/em&gt; sono gestiti da una divisione indipendente, Hewlett Packard Enterprise) e l&amp;rsquo;azienda non brilla più da tempo sul mercato azionario. È probabile che le decisioni descritte nel testo dell&amp;rsquo;articolo derivino anche da queste difficoltà aziendali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è un caso che, in quasi tutte le stampanti, l&amp;rsquo;esaurimento di una sola cartuccia  impedisca l&amp;rsquo;uso delle altre funzioni della stampante, come la stampa in bianco e nero (se la cartuccia esaurita è una di quelle a colori) o la stampa a colori (se la cartuccia esaurita è quella del nero). Ma si arriva quasi sempre all&amp;rsquo;assurdo di bloccare anche le funzioni che non hanno bisogno di inchiostro, come la scansione su file o l&amp;rsquo;invio di fax (per chi lo usa ancora).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per confronto, il noleggio della &lt;a href=&#34;https://www.canon.it/business-printers-and-faxes/imagerunner-advance-dx-c3700/&#34;&gt;stampante laser multifunzione Canon iR ADV C3725i&lt;/a&gt; del mio (piccolo) dipartimento costa 115 euro al mese e comprende la stampa di 3.000 pagine, fra bianco e nero e colore. In pratica, il costo per pagina della mia stampante casalinga HP risulta essere triplo di quello di una stampante dipartimentale molto più sofisticata.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo so che è una follia, ma purtroppo le regole le fa il mercato e, a parte i proclami di facciata, la maggior parte delle aziende non ha nessun interesse a preservare l&amp;rsquo;ambiente e a ridurre lo sfruttamento delle risorse del pianeta.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La procedura è &lt;a href=&#34;https://github.com/Xeddius/OfficejetPro86xx-Downgrade&#34;&gt;descritta qui&lt;/a&gt;, io mi sono limitato ad adattarla alla mia stampante, che non è fra quelle supportate. La &lt;a href=&#34;#ZgotmplZ&#34;&gt;versione originale&lt;/a&gt; del firmware della stampante in formato .&lt;code&gt;rfu&lt;/code&gt; l&amp;rsquo;ho scaricata da &lt;a href=&#34;#ZgotmplZ&#34;&gt;questo archivio dell&amp;rsquo;HP&lt;/a&gt; (bisogna però conoscere il modello esatto di stampante, nel mio caso è la 8600 N911g, e determinare il nome del file da scaricare facendo riferimento a &lt;a href=&#34;https://ftp.hp.com/pub/networking/software/pfirmware/pfirmware.glf&#34;&gt;questa lista&lt;/a&gt;). Volendo si può usare anche &lt;a href=&#34;https://kevin.deldycke.com/2020/11/revert-hp-printer-ban-on-third-party-ink-cartridges/&#34;&gt;questo metodo&lt;/a&gt;, che è spiegato decisamente meglio del precedente.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La differenza di costo fra i flaconi giganti di inchiostro da pochi euro e le piccole cartucce da decine di euro ciascuna è semplicemente incomprensibile e non può essere giustificata dal maggiore consumo di materiali delle cartucce (se fosse così, quanto dovrebbe costare una stampante di soli materiali?) È chiaro che è più che altro un fatto di marketing, nel primo caso paghi la stampante per quello che vale, nel secondo ti danno la stampante quasi gratis ma poi ti fanno strapagare l&amp;rsquo;inchiostro.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>La privacy al tempo dell&#39;Internet of Things: terzo tempo</title>
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      <pubDate>Fri, 12 Jan 2018 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Dopo aver letto le puntate precedenti di questa serie (&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/11/08/la-privacy-al-tempo-dell-internet-of-things/&#34;&gt;primo tempo&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/11/15/la-privacy-al-tempo-dell-internet-of-things-interludio/&#34;&gt;interludio&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/12/06/la-privacy-al-tempo-dell-internet-of-things-secondo-tempo/&#34;&gt;secondo tempo&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/12/08/la-privacy-al-tempo-dell-internet-of-things-secondo-interludio/&#34;&gt;secondo interludio&lt;/a&gt;), qualcuno potrebbe obiettare che, tutto sommato, poter controllare la casa o il riscaldamento a distanza è molto più vantaggioso dei rischi per la privacy che ne derivano. Alla fine, cosa sarà mai ricevere qualche annuncio pubblicitario mirato?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Magari fosse così! Come abbiamo già visto, non si tratta solo di pubblicità ma di &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/11/08/la-privacy-al-tempo-dell-internet-of-things/&#34;&gt;spiattellare dati&lt;/a&gt; che dovrebbero rimanere riservati, oltre che di &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/12/06/la-privacy-al-tempo-dell-internet-of-things-secondo-tempo/&#34;&gt;rischi concreti e significativi&lt;/a&gt; per la nostra sicurezza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche mettendo da parte per un momento queste questioni, bisogna notare che i dispositivi dell&amp;rsquo;Internet delle Cose (IoT da ora in poi) presentano un altro problema grosso come una casa: in realtà non sono mai &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; nostri!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Li compriamo, spesso a caro prezzo, li montiamo, li configuriamo, e ci aspettiamo di poterli usare quanto e come vogliamo. Ma non è così, proprio il fatto che siano controllabili a distanza li mette alla mercé delle aziende produttrici, che possono decidere in qualunque momento di &lt;em&gt;staccare la spina&lt;/em&gt; rendendoli inutilizzabili, se appena appena gli garba (o gli conviene).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da remoto, a costo zero, per i motivi più svariati e improbabili, spesso senza nemmeno informare i propri clienti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Succede da anni con il software, che troppo spesso non viene veramente venduto ma solo ceduto in locazione. Succede con gli eBook, Amazon se vuole può &lt;a href=&#34;http://www.zdnet.com/article/why-amazon-is-within-its-rights-to-remove-access-to-your-kindle-books/&#34;&gt;revocare in ogni momento&lt;/a&gt; il permesso di utilizzare gli eBook acquistati per il Kindle (e qualche volta &lt;a href=&#34;https://www.bekkelund.net/2012/10/22/outlawed-by-amazon-drm/&#34;&gt;l&amp;rsquo;ha fatto veramente&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma con i dispositivi IoT è ancora peggio, perché la disattivazione non dipende da presunti comportamenti illeciti dell&amp;rsquo;utente ma solo dagli sghiribizzi della politica aziendale del momento. Se l&amp;rsquo;azienda decide che il nostro dispositivo non deve più funzionare, può trasformarlo in pochi secondi in un ammasso inutile di plastica e di metallo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Esagero? Sono troppo estremo? Vediamo qualche esempio concreto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il primo caso in assoluto di cui ho tenuto traccia si è verificato quasi due anni fa, esattamente ad aprile del 2016, quando mi è arrivato via email il link a questo articolo: &lt;a href=&#34;https://valeriosoldani.com/2016/04/06/google-nest-stacca-la-spina-a-revolv-gli-utenti-sono-furiosi/&#34;&gt;Google Nest stacca la spina a Revolv: gli utenti sono furiosi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://icdn5.digitaltrends.com/image/revolv-premuim-devices-2-1500x1000-800x533-c.jpg?ver=1&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio del 2014 Google ha acquistato la startup &lt;a href=&#34;https://nest.com/&#34;&gt;Nest&lt;/a&gt;, produttrice di una ampia gamma di dispositivi per l&amp;rsquo;automazione casalinga, termostati, videocamere, sensori di gas e altro. Poco dopo Nest ha acquisito a sua volta &lt;a href=&#34;http://revolv.com/&#34;&gt;Revolv&lt;/a&gt;, un&amp;rsquo;altra startup che aveva messo a punto un hub &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt;, in grado di controllare da un&amp;rsquo;unica applicazione per smartphone parecchi dispositivi IoT di aziende diverse, normalmente incompatibili fra loro. Sono passati due anni, nel corso dei quali Nest (e quindi Google) ha integrato la tecnologia di Revolv nei propri prodotti. A questo punto ha deciso di &lt;a href=&#34;https://www.wired.it/gadget/elettrodomestici/2016/05/13/internet-delle-cose-che-si-spengono-sole/&#34;&gt;disabilitare da remoto&lt;/a&gt; l&amp;rsquo;hub di Revolv, rendendolo di fatto inservibile. L&amp;rsquo;edizione USA di Wired ha dedicato un lungo articolo alla questione, intitolandolo molto significativamente &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://www.wired.com/2016/04/nests-hub-shutdown-proves-youre-crazy-buy-internet-things/&#34;&gt;La disattivazione dell&amp;rsquo;hub di Nest dimostra che è assurdo acquistare prodotti IoT&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;. Qualcuno ha avuto il &lt;a href=&#34;https://medium.com/@davidveksler/this-is-misleading-4a818f7188ef&#34;&gt;coraggio di sostenere&lt;/a&gt; che la decisione di Nest/Google fosse sostanzialmente corretta, &amp;ldquo;perché l&amp;rsquo;hub di Revolv aveva già qualche anno e non generava più profitti.&amp;rdquo; Vorrei proprio vedere cosa penserebbe se il forno o la lavastoviglie di casa sua smettesse improvvisamente di funzionare solo perché l&amp;rsquo;azienda produttrice ha deciso di punto in bianco che non vale più la pena fornire assistenza tecnica per un modello non più in vendita.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Passa un anno, siamo ad aprile dell&amp;rsquo;anno scorso, e viene fuori un&amp;rsquo;altra notizia interessante. Dopo aver comprato un apriporta &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt;, un utente insoddisfatto dall&amp;rsquo;app di controllo scrive una &lt;a href=&#34;https://twitter.com/internetofshit/status/849228940489224192&#34;&gt;recensione negativa&lt;/a&gt; su Amazon. Succede, qualche volta l&amp;rsquo;ho fatto anch&amp;rsquo;io, non è la fine del mondo, e del resto se le recensioni fosse tutte positive non servirebbero a niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://pbs.twimg.com/media/C8kRi9VXcAA2fnC.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Il produttore, invece di lasciar perdere, di scusarsi o di spiegare in modo civile le sue ragioni al cliente, che fa? Si vendica, &lt;a href=&#34;https://www.extremetech.com/internet/247127-maker-iot-garage-door-opener-bricks-customers-device-retaliation-negative-review&#34;&gt;mettendo fuori uso&lt;/a&gt; il prodotto del cliente insoddisfatto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://pbs.twimg.com/media/C8kTGDhXgAAQ43R.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Una reazione del tutto fuori luogo, un modo tremendamente poco professionale di stare sul mercato (oltre che una conferma implicita della correttezza delle opinioni negative espresse dal cliente). In questo caso il cliente ha potuto chiedere il rimborso ad Amazon, ma resta il fatto che il produttore non si è fatto nessuno scrupolo di mettere fuori uso in modo arbitrario un prodotto regolarmente acquistato e pagato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qualche mese dopo anche Sonos la fa grossa. Sonos è una azienda piuttosto affermata che produce componenti audio per la casa. Niente di particolarmente Hi-Fi, ma meglio di tanta robaccia che gira nel settore. Ad agosto, nel pieno del caldo estivo, Sonos invia una email a tutti gli utenti registrati, informandoli di aver &lt;a href=&#34;https://www.extremetech.com/electronics/254561-sonos-accept-new-privacy-policy-well-brick-device&#34;&gt;cambiato unilateralmente la propria politica relativa alla gestione dei dati personali&lt;/a&gt; acquisiti dai propri utenti. Ma a differenza di quello che succede normalmente, gli utenti &lt;a href=&#34;https://www.sonos.com/en-us/legal/privacy#faq&#34;&gt;non potevano rifiutare o contestare i cambiamenti avvenuti&lt;/a&gt;, rimanendo quindi totalmente alla mercé delle decisioni dell&amp;rsquo;azienda. In caso contrario non avrebbero più potuto aggiornare il firmware del proprio sistema audio Sonos, riducendone a poco a poco le funzionalità, Nei casi più estremi la cosa avrebbe potuto comportare perfino l&amp;rsquo;interruzione del servizio. Inutile girarci intorno: se una azienda decide di fare un passo del genere, significa solo che i nostri dati fanno molto più gola di quello che pensiamo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la vera chicca me la sono tenuta per la fine.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://media.wired.com/photos/5932605144db296121d6a9e8/master/w_582,c_limit/505985727.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ormai perfino i trattori sono diventati &lt;em&gt;intelligenti&lt;/em&gt;. Purtroppo all&amp;rsquo;intelligenza è associata anche una bella fregatura, perché la &lt;a href=&#34;https://www.deere.com/en/&#34;&gt;John Deere&lt;/a&gt;, una delle principali aziende produttrici di macchine agricole, impone ai suoi clienti di firmare un contratto capestro con il quale si impegnano a far riparare i loro nuovi trattori solo dal personale autorizzato dell&amp;rsquo;azienda, con i costi e i tempi di inattività forzata che tutto ciò comporta. In caso contrario l&amp;rsquo;azienda si arroga il diritto di disattivare da remoto il trattore (una perdita economica enorme per un agricoltore), oltre che di attivare una causa legale contro il cliente inadempiente. Questa pretesa ha creato immediatamente un &lt;a href=&#34;https://motherboard.vice.com/en_us/article/xykkkd/why-american-farmers-are-hacking-their-tractors-with-ukrainian-firmware&#34;&gt;mercato parallelo di firmware craccato&lt;/a&gt;, con il quale è possibile disattivare le funzioni di controllo a distanza e tornare a poter mettere le mani autonomamente nei propri trattori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La vicenda mi ha colpito perché ha qualche somiglianza con la lotta iniziata negli anni &amp;lsquo;80 da Richard Stallman, che &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20150103152231if_/https://static.fsf.org/nosvn/faif-2.0.pdf#chapter.1&#34;&gt;voleva mettere le mani nella nuova stampante laser&lt;/a&gt; del suo dipartimento al MIT per rimediare ai frequenti inceppamenti della carta. Questa lotta, basata sui principi ideali di condivisione delle informazioni tipici della cultura della ricerca, ha portato ad un cambiamento epocale nelle modalità di distribuzione del software.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;http://www.digibarn.com/collections/printers/xerox-9700/pa_1977_9700-medium.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;È chiaro che un firmware craccato più o meno malamente non è confrontabile con gli ideali di un personaggio estremo ma coerente come Stallman. Ma è altrettanto chiaro che se l&amp;rsquo;IoT vuole avere un futuro deve abbandonare al più presto il modello del software proprietario, chiuso e controllato solo ed esclusivamente dall&amp;rsquo;azienda produttrice, sostituendolo con applicazioni di gestione e di controllo aperte e interoperabili fra loro. Più o meno quello che aveva iniziato a fare Revolv.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Perché open source</title>
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      <pubDate>Thu, 02 Feb 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;http://thinkopensource.org/wp-content/uploads/2015/09/osi.jpg&#34; alt=&#34;&#34; title=&#34;© Open Source Matters – http://thinkopensource.org/open-sour-matters&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;free-e-open-source&#34;&gt;Free e open source&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sono da sempre un estimatore della distribuzione del software secondo il modello &lt;em&gt;free&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt; e se posso preferisco usare programmi di questo tipo. Anche il mio software &lt;em&gt;pubblico&lt;/em&gt; è distribuito secondo licenze di questo tipo (ad esempio &lt;a href=&#34;https://github.com/sabinomaggi/waterDE&#34;&gt;questo&lt;/a&gt;, appena &lt;a href=&#34;https://authors.elsevier.com/a/1UStL,63b~cpJX&#34;&gt;pubblicato&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma perché usare il software &lt;em&gt;free&lt;/em&gt; (ad accesso libero) o &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt; (a sorgente aperto)?&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le questioni filosofiche le lascio a personaggi del calibro di &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman&#34;&gt;Richard Stallman&lt;/a&gt;, massimo esponente del movimento del free sofware e fondatore del &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/philosophy/&#34;&gt;progetto GNU&lt;/a&gt;, e di &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Eric_S._Raymond&#34;&gt;Eric Raymond&lt;/a&gt;, avvocato di un modello &lt;em&gt;aperto&lt;/em&gt; ma più vicino agli interessi dele aziende, che hanno descritto in modo egregio i fondamenti di questi modelli di distribuzione del software in due saggi imperdibili, &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/philosophy/fsfs/rms-essays.pdf&#34;&gt;Free Software, Free Society&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/&#34;&gt;The Cathedral and the Bazaar&lt;/a&gt;&#xA;(la bibliografia finale rimanda alle versioni italiane di questi volumi).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;leggere-il-codice&#34;&gt;Leggere il codice&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;A me interessa affrontare qui una questione molto più spicciola e mostrare come l&amp;rsquo;accesso al codice permetta di migliorare la qualità del software e di correggerne rapidamente i bachi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il concetto di &lt;em&gt;accesso al codice&lt;/em&gt; può sembrare campato in aria, riservato solo ad una piccola elite di programmatori esperti. In effetti mettere le mani nel codice è spesso molto più semplice di quanto si pensi e si può fare senza nemmeno essere programmatori esperti o particolarmente dotati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ecco una piccola storia &lt;em&gt;pratica&lt;/em&gt; e personale. Non è la prima di questo genere che mi succede, ma è quella più recente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;buttato-fuori&#34;&gt;Buttato fuori&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Negli ultimi tempi mi sono occupato di sviluppare un &lt;a href=&#34;http://ilnostrocnr.it&#34;&gt;sito web&lt;/a&gt; &lt;em&gt;quasi istituzionale&lt;/em&gt; in Wordpress. La genesi è stata fin troppo lunga &amp;ndash; ci sono sempre mille cose da fare ogni giorno &amp;ndash; ma alla fine il sito è stato &lt;a href=&#34;http://ilnostrocnr.it/2017/01/25/presentazione-del-sito-il-nostro-cnr/&#34;&gt;presentato ufficialmente&lt;/a&gt; la settimana scorsa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per vari motivi non ho sviluppato il sito sul mio Mac, dove avrei potuto usare un sistema di revisione e tenere traccia diretta di tutti i cambiamenti, ma direttamente sul server che ospita il sito. Anzi, per stare sicuro, per lo sviluppo vero e proprio ho usato una &lt;em&gt;copia&lt;/em&gt; del sito, sul quale provavo le novità prima di trasferirle al sito principale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come è ovvio, gli ultimi giorni prima della presentazione sono stati frenetici, con un sacco di aggiunte e di modifiche dell&amp;rsquo;ultimo minuto. In questi casi la disciplina va a farsi benedire: non c&amp;rsquo;era semplicemente tempo di provare ogni cosa sulla copia prima di trasferirla al sito vero e proprio. Ed è chiaro che in questi casi, con una scadenza in vista, c&amp;rsquo;è un rischio altissimo che succeda qualche guaio all&amp;rsquo;ultimo minuto.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infatti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;All&amp;rsquo;improvviso, dopo chissà che operazione, sono stato buttato fuori senza complimenti dal mio account di amministratore. Il sito era lì vivo e vegeto, ma di fatto non potevo fare più niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna potevo almeno accedere all&amp;rsquo;interfaccia di gestione del server. Da qui la cosa più semplice da fare sarebbe stata quella di ripristinare il sito e il database dall&amp;rsquo;ultimo backup &amp;ndash; fatto ore prima! &amp;ndash; cercando poi di ricordare tutto quello che avevo cambiato dopo il backup. Una cosa praticamente impossibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma per fortuna ci sono i file di log di Wordpress e lì l&amp;rsquo;errore era stampato chiarissimo, con il nome del file e la riga esatta dove si era verificato il problema. Il colpevole era un plugin di Wordpress che avevo aggiornato poco prima senza patemi. Sembrava inoffensivo: non faceva niente di fondamentale, serviva solo a configurare lo stile grafico del forum del sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://wordpress.org/&#34;&gt;Worpress&lt;/a&gt; è open source e anche i plugin lo sono, quindi il codice è disponibile e si può leggere e modificare a piacere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perfino uno come me, con una conoscenza solo basilare di &lt;a href=&#34;https://secure.php.net/&#34;&gt;PHP&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://www.javascript.com/&#34;&gt;JavaScript&lt;/a&gt; con cui è scritto Wordpress, con un&amp;rsquo;occhiata veloce poteva capire il motivo dell&amp;rsquo;errore, una (molto) banale svista del programmatore. Errore che però aveva conseguenze così gravi da impedirmi di lavorare al sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Rapida correzione, salvataggio, tutto a posto e in mezz&amp;rsquo;ora potevo di nuovo entrare nel mio account e tornare lavorare come prima.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Naturalmente sono andato nell&amp;rsquo;area di supporto del plugin e ho descritto quello che era successo e come avevo risolto il problema. In fondo, se qualcuno ti da un software gratis, è il minimo che si possa fare per sdebitarsi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo poche ore era uscita la versione aggiornata e corretta del plugin.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Provate ad avere un problema serio con un prodotto commerciale, magari pagato a caro prezzo, e poi ditemi come e in quanto tempo viene risolto. Non ci sarebbe storia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;bibliografia&#34;&gt;Bibliografia&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per una volta i volumi citati sopra sono disponibili in italiano. Ho aggiunto anche un bellissimo libro di Sam Williams che tratta della vita e delle ragioni di Richard Stallman nel contesto della cultura &lt;em&gt;hacker&lt;/em&gt; degli anni &amp;lsquo;80.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eric Raymond, &lt;em&gt;La cattedrale e il bazaar&lt;/em&gt;, 1998, Apogeo. Disponibile in italiano in una &lt;a href=&#34;http://www.apogeonline.com/openpress/cathedral&#34;&gt;prima versione ridotta&lt;/a&gt; rispetto al &lt;a href=&#34;http://www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/cathedral-bazaar/&#34;&gt;testo originale&lt;/a&gt; aggiornato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Richard_Stallman, &lt;em&gt;Software libero pensiero libero - Volume primo&lt;/em&gt;, Stampa Alternativa, 2003. Disponibile online in &lt;a href=&#34;http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books/softlib1.pdf&#34;&gt;formato pdf&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Richard_Stallman, &lt;em&gt;Software libero pensiero libero - Volume secondo&lt;/em&gt;, Stampa Alternativa, 2004. Disponibile online in &lt;a href=&#34;http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books/softlib2.pdf&#34;&gt;formato pdf&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sam Williams, &lt;em&gt;Codice Libero (Free as in Freedom&lt;/em&gt;, Apogeo, 2010.  Disponibile online in &lt;a href=&#34;http://www.apogeonline.com/libri/9788850311224/scheda&#34;&gt;formato ePub/Kindle&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://itunes.apple.com/it/book/codice-libero-free-as-in-freedom/id588162095?l=en&amp;amp;mt=11&#34;&gt;per iBooks&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;post-scriptum&#34;&gt;Post scriptum&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oltre al senso di &lt;em&gt;libertà&lt;/em&gt;, ciò che ho appena descritto è una delle cose più interessanti dell&amp;rsquo;open source: ci sono così tanti occhi e tanti cervelli con competenze diverse che è normalmente molto facile risolvere i problemi, molto più facile che con un team fisso di sviluppatori, con competenze per forza di cose più statiche.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi dai, contribuire a qualcosa senza nemmeno conoscersi, senza avere un interesse economico diretto, fa bene allo spirito e forse anche alla società. Fa meno bene al portafoglio, ma non si può avere sempre tutto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le differenze fra il software &lt;em&gt;free&lt;/em&gt; e quello &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt; sono spiegate piuttosto bene in questo &lt;a href=&#34;https://www.whitesourcesoftware.com/whitesource-blog/open-source-free-software/&#34;&gt;breve articolo&lt;/a&gt; e, in modo più approfondito, in queste pagine di &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Open_source&#34;&gt;Wikipedia&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://wiki.c2.com/?FreeSoftwareVsOpenSource&#34;&gt;WikiWikiWeb&lt;/a&gt;. Imprescindibile anche il punto di vista &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/philosophy/open-source-misses-the-point.html&#34;&gt;del progetto GNU&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Persino il backup a volte non basta: se si fanno modifiche continue, anche perdere un paio di ore di lavoro ripristinando da Time Machine può essere un danno gravissimo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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