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    <title>Ricercatori on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Ricercatori on Melabit</description>
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      <title>Il CNR è anche questo: concorsi in LaTeX</title>
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      <pubDate>Sun, 08 Nov 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Nella &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/10/25/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-senza-frontiere/&#34;&gt;puntata precedente&lt;/a&gt; ho raccontato della mia corsa contro il tempo dell&amp;rsquo;estate, una prova assurda come quelle di &lt;a href=&#34;https://curiosando708090.altervista.org/giochi-senza-frontiere-19651982-19881999/&#34;&gt;Giochi senza frontiere&lt;/a&gt;, ma senza allegria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inutile però dilungarsi ancora in dettagli poco comprensibili ai non addetti ai lavori. Meglio parlare invece di cosa ho fatto io per superare questa prova, cercando di sfruttare quel poco che so di LaTeX e di programmazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché, l&amp;rsquo;ho già detto ma mi ripeto, qualche nozione di programmazione può aiutare a cavarsela meglio con le tante &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Montalbano/Nichil_arrabbiato.html&#34;&gt;rotture di cabasisi&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; che dobbiamo affrontare ogni giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Se c&amp;rsquo;è una cosa sulla quale sin dal primo momento non ho avuto il minimo dubbio, è che non avrei usato Word per preparare il curriculum professionale. Word non mi piace, si sa, ma in questa scelta non c&amp;rsquo;era nessuna prevenzione, era solo un modo per preservare la mia salute mentale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Word ha grosse difficoltà a gestire strutture complesse come le tabelle. Una, due, tre, dieci tabelle vanno ancora bene, ma qui si trattava di creare centinaia e centinaia di tabelle diverse, una per ogni &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/10/25/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-senza-frontiere/&#34;&gt;titolo&lt;/a&gt; &amp;ndash; articolo, progetto, software, brevetto, insegnamento, incarico &amp;ndash; inserito nel curriculum professionale. Dopo un po&amp;rsquo; Word sarebbe letteralmente &lt;em&gt;impazzito&lt;/em&gt; nel maneggiare tutte quelle tabelle, facendomi perdere un sacco di tempo prezioso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con &lt;a href=&#34;https://www.latex-project.org/&#34;&gt;LaTeX&lt;/a&gt; il problema non si pone. Un documento LaTeX è un normale file di testo e il fatto che contenga tabelle, liste o semplici paragrafi non fa molta differenza, sono solo delle porzioni di testo strutturate in modo diverso. Il peggio che può capitare è che il &lt;a href=&#34;https://www.overleaf.com/learn/latex/Choosing_a_LaTeX_Compiler&#34;&gt;compilatore LaTeX&lt;/a&gt; impieghi qualche secondo in più a convertire il documento LaTeX in PDF.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il fatto che i documenti LaTeX siano dei file di testo mi permetteva anche di generare automaticamente le tabelle relative a ciascun titolo inserito nel curriculum professionale, una cosa impossibile da fare con Word e che ha velocizzato moltissimo tutto il lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già perché, non l&amp;rsquo;ho detto prima, il curriculum professionale andava sì scritto in Word, ma poi la sottomissione andava fatta in PDF,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; utilizzando (ci credete?) la &lt;a href=&#34;https://selezionionline.cnr.it/jconon/?lang=it&#34;&gt;piattaforma online&lt;/a&gt; per i concorsi dismessa così improvvidamente. In pratica il &lt;a href=&#34;https://figshare.com/account/articles/13076858&#34;&gt;modello in Word&lt;/a&gt; fornito dall&amp;rsquo;amministrazione serviva solo come indicazione di massima di come dovesse essere organizzato il curriculum, ma niente impediva di utilizzare altri strumenti. L&amp;rsquo;unica cosa davvero importante è che il &lt;em&gt;layout&lt;/em&gt; del file PDF corrispondesse a quello previsto dall&amp;rsquo;amministrazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Riprodurre in LaTeX il modello originale in Word non è stato difficile: la classe &lt;a href=&#34;https://www.ctan.org/pkg/memoir&#34;&gt;memoir&lt;/a&gt; è molto flessibile ed è particolarmente adatta a produrre tutti quei documenti che escono dai canoni classici di LaTeX, mentre i package &lt;a href=&#34;https://ctan.org/pkg/geometry&#34;&gt;geometry&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.ctan.org/pkg/booktabs&#34;&gt;booktabs&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://ctan.org/pkg/multirow&#34;&gt;multirow&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://www.ctan.org/pkg/titlesec&#34;&gt;titlesec&lt;/a&gt; permettono di regolare finemente i dettagli del documento finale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sia chiaro, preparare un modello di documento LaTeX partendo da zero non è mai facile, a meno di non essere dei veri esperti. Per fortuna avevo già fatto delle cose simili in passato e mi è bastato modificare qualche dettaglio per ottenere quello che mi serviva.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il modello LaTeX era però il problema minore, ciò che importava davvero era riuscire a riutilizzare il più possibile il lavoro fatto in passato. Come già detto nel &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/10/25/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-senza-frontiere/&#34;&gt;post precedente&lt;/a&gt;, i soloni che ci governano non avevano previsto nessuna possibilità di esportare i dati già presenti sulla piattaforma online. L&amp;rsquo;unica possibilità era quella di partire dal curriculum in PDF preparato per un concorso precedente (del 2013, ben sette anni fa).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna ho una certa esperienza nell&amp;rsquo;estrazione di dati dai documenti PDF, un problema molto attuale dato che tante istituzioni, non solo nazionali ma anche internazionali, sono molto restie a condividere i loro dati in formati standard utilizzabili da chi, come me, si occupa di estrarre informazioni dalle serie temporali di misure. Quando va bene il meglio che si riesce ad ottenere sono dei file PDF contenenti delle tabelle mal strutturate, che bisogna ingegnarsi a convertire in formati usabili per le analisi. Mi è bastato quindi adattare uno script in R sviluppato per altri scopi per riuscire a convertire la domanda in PDF in un &lt;a href=&#34;https://www.html.it/articoli/file-csv-cosa-sono-come-si-aprono-e-come-crearli/&#34;&gt;file CSV&lt;/a&gt; ben ordinato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Partendo dal file CSV e con qualche semplice &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/02/18/script-per-tutti-i-giorni-entra-in-scena-awk/&#34;&gt;script in AWK&lt;/a&gt; (un&amp;rsquo;altro &lt;em&gt;tool&lt;/em&gt; di base di cui non potrei mai fare a meno) è stato quasi un gioco da ragazzi estrarre i dati relativi ai titoli già presentati in quel concorso, salvandoli in file differenti in base alla &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/10/25/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-senza-frontiere/&#34;&gt;tipologia&lt;/a&gt; in modo che poi fosse più semplice aggiungere uno ad uno i titoli mancanti (dal 2013 ad oggi ce ne sono state di novità!). Il modello LaTeX si occupava poi di importare questi file nella sequenza corretta producendo il curriculum completo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già che c&amp;rsquo;ero, con gli stessi script potevo anche costruire automaticamente le tabelle LaTeX dove incasellare ciascun titolo. È una cosa più difficile da spiegare che da fare, ma che ha rappresentato un vantaggio incomparabile rispetto a creare le tabelle una ad una con Word.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Devo ammettere che gli script AWK non erano perfetti, purtroppo me ne sono accorto solo dopo aver iniziato il lavoro di inserimento dei nuovi titoli. Ma dato che questi script mi servivano solo una volta, ho preferito correggere a mano gli errori piuttosto che perdere altro tempo a perfezionarli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Lavorare con file diversi per ciascuna tipologia (o &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt;, il termine preferito dai nostri vertici amministrativi) aveva un altro grosso vantaggio. Avendo separato il modello LaTeX, che gestiva l&amp;rsquo;aspetto generale del curriculum professionale, dai dati riportati nei diversi file, potevo velocizzare parecchio la fase di (diciamo così) &lt;em&gt;debugging&lt;/em&gt; del documento finale. In altre parole, se lavoravo sugli articoli scientifici scritti nel corso della mia carriera, potevo importare nel modello generale LaTeX solo il file relativo, lasciando fuori tutto ciò che riguardava le altre attività svolte. Analogamente per le altre tipologie di documenti. Sembra una cosa da niente, ma quando si passano le giornate ad inserire i dati di decine di nuovi documenti, avere a disposizione un file PDF più snello e poter controllare più rapidamente di non aver fatto errori e di non aver dimenticato niente può davvero fare la differenza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Un altro aspetto chiave dell&amp;rsquo;usare LaTeX al posto di Word è stato il fatto di poter numerare a piacere le singole tabelle. Su questo la confusione era massima. Il principio generale era chiaro, i vari titoli delle &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/10/25/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-senza-frontiere/&#34;&gt;Categorie A e B&lt;/a&gt; andavano inseriti rispettando un ordine temporale inverso, dal più recente al più vecchio, assegnando un numero progressivo a ciascuna tabella. Quello che non era affatto chiaro era il &lt;em&gt;come&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/10/categoria-a.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;em&gt;Modello di curriculum professionale: titoli della Categoria A.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/10/categoria-b.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;em&gt;Modello di curriculum professionale: titoli della Categoria B.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;era chi affermava che si dovessero numerare progressivamente i documenti della &lt;strong&gt;Categoria A&lt;/strong&gt;, gli ormai famosi &lt;strong&gt;Prodotti della Ricerca&lt;/strong&gt;, indipendentemente dalla loro tipologia ma tendendo conto solo della data, ricominciando la numerazione dal principio una volta passati ai titoli della &lt;strong&gt;Categoria B&lt;/strong&gt;, dove invece i titoli andavano raggruppati in base alla tipologia. Altri pensavano che fosse preferibile raggruppare tutti i titoli della Categoria A per tipologia (prima tutti gli articoli, poi i capitoli di libri e gli atti di congressi, poi i brevetti, e così via), ordinandoli dal più recente al più vecchio e numerandoli progressivamente, continuando la numerazione con gli stessi criteri una volta passati alla Categoria B. Altri volevano numerare anche le tipologie, un po&amp;rsquo; come si fa con i capitoli di un libro tecnico. Insomma, ogni partecipante al concorso aveva la sua idea.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come ha scritto qualcuno in un gruppo WhatsApp, &lt;em&gt;&amp;ldquo;le migliori menti del Paese non riuscivano a interpretare le istruzioni del bando di concorso&amp;rdquo;&lt;/em&gt;. Non so se al CNR ci siano davvero le &lt;em&gt;migliori menti del Paese&lt;/em&gt;, ma è evidente che tutta questa confusione derivava dalla difficoltà di interpretare un gergo burocratico astruso e inconsistente, incomprensibile per chi è abituato per professione ad essere preciso e rigoroso. A ciò si aggiungeva un motivo più banale, il timore di fare degli errori nella stesura del curriculum e di essere penalizzati per questo dalle commissioni di valutazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io non avevo scelta. Avendo raggruppato tutti i miei titoli in file differenti in base alla tipologia e importando i file uno dopo l&amp;rsquo;altro nel modello generale LaTeX, non potevo fare altro che numerare tutti i titoli della stessa tipologia in base alla data (dal più recente al più vecchio), proseguendo la numerazione una volta passato ad un&amp;rsquo;altra tipologia e continuando a numerare progressivamente allo stesso modo anche i titoli della Categoria B.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi sembrava anche la cosa più logica da fare, perché questo ordinamento facilitava il lavoro della commissione, che così trovava raggruppati prima tutti gli articoli scientifici (che sono senza ombra di dubbio i titoli più importanti per un ricercatore), poi tutti i capitoli di libri o gli atti di congresso, poi i brevetti, e così via. Se l&amp;rsquo;ordinamento primario per tipologia era previsto esplicitamente per la Categoria B, perché non fare lo stesso anche per la Categoria A? Se poi alla commissione non piacerà, pazienza!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Inutile dire che ho usato &lt;a href=&#34;https://git-scm.com&#34;&gt;git&lt;/a&gt; &amp;ndash; il sistema di controllo delle versioni che è ormai uno standard di fatto nel mondo dello sviluppo &amp;ndash; per gestire le revisioni di tutti i file che mi servivano per produrre il curriculum professionale finale: il modello generale in LaTeX, gli script in R e AWK e tutti i file CSV e LaTeX generati dagli script.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con il sistema di controllo delle versioni potevo aggiornare i vari file LaTeX dei titoli sapendo di poter tornare indietro anche in caso di errori troppo gravi per essere recuperati a colpi di &lt;em&gt;undo&lt;/em&gt;. Per fare un esempio, a un certo punto mi sono accorto che avrei dovuto scambiare due righe in tutte le tabelle del file relativo agli articoli (si veda la figura qui sotto). Con un buon editor di testo è una cosa che si fa in cinque minuti, ma sapere di poter usare &lt;code&gt;git&lt;/code&gt; anche per &lt;a href=&#34;https://git-scm.com/book/en/v2/Git-Tools-Interactive-Staging&#34;&gt;annullare ogni singola modifica&lt;/a&gt; è una cosa che si apprezza solo dopo essersi spupazzati una ad una un migliaio di righe di codice LaTeX.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/10/git-latex.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;em&gt;Interfaccia grafica di &lt;code&gt;git&lt;/code&gt; con la quale è possibile accettare o annullare ogni singola modifica ad un file.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Git è troppo complicato? Può darsi, ma un sistema di controllo delle versioni è come un backup, finché va tutto bene non si capisce a cosa serva, ma quando si presenta un problema si ringrazia il cielo di averlo usato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Guardando a ritroso mi accorgo che la preparazione di questo curriculum professionale è stata in parte un lavoro di programmazione, tutto sommato abbastanza divertente, seguita da una lunga e noiosissima fase di inserimento dei nuovi dati e di controllo che tutto fosse a posto, una cosa che sembrava non dovesse finire mai. Lavorando una decina di ore al giorno ho impiegato quasi un mese per completare il lavoro, un pelo in anticipo rispetto alla scadenza prevista. Uno spreco di tempo assurdo per quello che dovrebbe essere un evento normalissimo nella vita professionale di chi fa questo mestiere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La versione finale del mio curriculum ha 248 pagine, un numero che per un matematico (o un programmatore) ha un certo significato.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Chissà se la commissione che lo giudicherà sarà dello stesso avviso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/12/01/il-cnr-e-anche-questo-un-po-di-codice/&#34;&gt;Continua&amp;hellip;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una cosa più che ragionevole, visto che un file PDF è molto più difficile da manipolare del corrispettivo in Word.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Detto fra parentesi, se c&amp;rsquo;è interesse per l&amp;rsquo;argomento, potrei scrivere dei post specifici su LaTeX e dintorni, toccando non solo le basi ma anche argomenti più avanzati come questo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ammetto che arrivare a 271 o a 314 pagine sarebbe stato meglio, ma ci proverò la prossima volta.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Il CNR è anche questo: concorsi senza frontiere</title>
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      <pubDate>Sun, 25 Oct 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/T8el-AHcNFs?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Lo so, è da un mese che non pubblico niente sul blog. Non che mi manchino gli spunti, tutt&amp;rsquo;altro, la lista di cose da scrivere si allunga ogni giorno di più. Ma è dall&amp;rsquo;inizio di agosto che mi trovo ad affrontare una scadenza importante dopo l&amp;rsquo;altra, e appena ne supero una eccone un&amp;rsquo;altra ancora più pressante. Dopo giornate come quelle delle ultime settimane, è difficile mettersi di nuovo alla scrivania la sera per aggiornare il blog.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma il mondo deve sapere&amp;hellip; 😂😂😂😂😂 e quindi quello che segue è il racconto (lungo!) di cosa ha significato affrontare la scadenza più importante di tutte, che purtroppo è stata anche la più fastidiosa e frustante. Una gara contro il tempo che mi faceva pensare alle prove assurde di &lt;a href=&#34;https://curiosando708090.altervista.org/giochi-senza-frontiere-19651982-19881999/&#34;&gt;Giochi senza frontiere&lt;/a&gt;, ma senza la goliardia e il buonumore degli originali.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La storia interesserà, giustamente, solo a pochissimi frequentatori del blog. Tutti gli altri faranno bene a &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/11/08/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-in-latex/&#34;&gt;saltare direttamente alla seconda parte&lt;/a&gt;, deve racconto come ho affrontato questa prova con l&amp;rsquo;aiuto degli strumenti di cui parlo spesso in questo blog, LaTeX, R, script da Terminale, sistemi di controllo di versione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché non è detto che uno debba imparare a programmare solo per fare delle cose serie. Anche riuscire a cavarsela meglio con le &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Montalbano/Nichil_arrabbiato.html&#34;&gt;rotture di cabasisi&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; di tutti i giorni può essere un&amp;rsquo;ottima scusa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tutto è cominciato ai primi di agosto, quando il CNR ha pensato bene di pubblicare i bandi di concorso ex &lt;strong&gt;Articolo 15&lt;/strong&gt; (dall&amp;rsquo;articolo del contratto che li prevede), per i passaggi di livello di ricercatori e tecnologi.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Erano dieci anni che non uscivano dei concorsi di questo tipo (che dovrebbero invece avere una cadenza biennale), cosa potevano scegliere i nostri ineffabili vertici se non il mese di agosto per pubblicare i bandi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Estate rovinata. Perché partecipare ad un concorso per passare ad un livello superiore non è uno scherzo e può richiedere mesi di lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo so per esperienza. Nel 2013 partecipai ad un altro concorso (di tipologia differente) per passare a dirigente di ricerca, il livello più alto nel &lt;em&gt;cursus honorum&lt;/em&gt; della ricerca italiana. Il bando (ovviamente!) uscì a luglio con scadenza a settembre ma poi, a causa del cattivo funzionamento della &lt;a href=&#34;https://selezionionline.cnr.it/jconon/?lang=it&#34;&gt;piattaforma web&lt;/a&gt; messa su in fretta e furia per gestire quel concorso, la scadenza venne rimandata più volte fino a novembre. Il motivo principale era la scarsa affidabilità della piattaforma web, che era tanto sovraccarica da andare continuamente in crash, cancellando senza pietà tutte le informazioni non ancora salvate. Mi ricordo ancora le alzatacce alle 4 del mattino, l&amp;rsquo;unico momento buono per inserire sulla piattaforma le informazioni tratte dalle centinaia di documenti richiesti per partecipare al concorso.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Negli ultimi anni la piattaforma web è migliorata moltissimo e rappresenta ormai un archivio molto dettagliato dei documenti già presentati dai miei colleghi e da me ai vari concorsi a cui abbiamo partecipato nel frattempo. Un archivio che potrebbe essere molto utile per semplificare la partecipazione ai nuovi concorsi istituiti dal CNR.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E invece cosa pensano i soloni che ci governano e che, un pezzo dopo l&amp;rsquo;altro, stanno smontando quello che era uno dei migliori enti di ricerca multidisciplinari del mondo? Di abolire per questo concorso &lt;em&gt;agostano&lt;/em&gt; la piattaforma web e di richiedere invece la compilazione di un &lt;a href=&#34;https://figshare.com/account/articles/13076858&#34;&gt;modello di documento in Word&lt;/a&gt; (lo trovate in miniatura anche qui sotto), nel quale inserire tutte le migliaia di informazioni che costituiscono il cosiddetto &lt;em&gt;curriculum professionale&lt;/em&gt; di ciascun partecipante al concorso. Aggiungendo danno al danno, i soloni suddetti non prevedono alcuno strumento per &lt;strong&gt;esportare le informazioni&lt;/strong&gt; già inserite nella piattaforma online, costringendoci di fatto a ricominciare tutto da zero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[gallery type=&amp;ldquo;thumbnails&amp;rdquo; columns=&amp;ldquo;3&amp;rdquo; autostart=&amp;ldquo;true&amp;rdquo; size=&amp;ldquo;medium&amp;rdquo; link=&amp;ldquo;file&amp;rdquo; ids=&amp;ldquo;4953,4954,4955,4956,4957&amp;rdquo;]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;curriculum professionale&lt;/strong&gt; è solo un lontano parente del normale &lt;strong&gt;curriculum vitae&lt;/strong&gt; (CV), nel quale si condensano anni ed anni di lavoro in poche pagine leggibili. Qui si tratta invece di un &lt;a href=&#34;https://figshare.com/account/articles/13076858&#34;&gt;dettagliatissimo e minuziosissimo elenco&lt;/a&gt; di tutto ciò che costituisce l&amp;rsquo;attività scientifica di un ricercatore: gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche o sugli atti delle conferenze, i libri o i capitoli di libri, i software sviluppati, i brevetti, i progetti, le attività di docenza, la partecipazione a commissioni tecnico-scientifiche e molto altro.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Sono i cosiddetti &lt;strong&gt;titoli&lt;/strong&gt;, ciascuno dei quali va inserito nel curriculum professionale in base alla sua &lt;strong&gt;fattispecie&lt;/strong&gt; (un termine di estrazione giuridica che in questo contesto è &lt;a href=&#34;https://www.treccani.it/vocabolario/fattispecie/&#34;&gt;improprio&lt;/a&gt; e che nel seguito sostituirò con &lt;a href=&#34;https://www.treccani.it/vocabolario/tipologia/&#34;&gt;tipologia&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style = &#34;border-style: solid; border-width: 0px 0px 0px 4px; border-color: midnightblue; background-color: aliceblue; padding: 1em;&#34;&gt;&#xA;Traduco per i non iniziati al gergo burocratico dell&#39;ente. Per il CNR una &lt;strong&gt;fattispecie&lt;/strong&gt; rappresenta un tipo specifico di attività svolta: un articolo scientifico è una &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt;, un libro o capitolo di libro è un&#39;altra &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt;, i brevetti, i software, i progetti, gli incarichi, le docenze sono ulteriori &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt; diverse, così come lo sono moltissime altre attività tecnico-scientifiche svolte nel corso della propria carriera.&#xA;&lt;p&gt;Per confondere ancora di più le idee, tutte le attività di stampo più propriamente scientifico, e quindi gli articoli, i libri o i capitoli di libri, i brevetti, i software, vengono definite anche &lt;strong&gt;Prodotti della Ricerca&lt;/strong&gt;, e sono suddivise a loro volta in &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt; differenti (che naturalmente variano di concorso in concorso). Ciascun &lt;em&gt;Prodotto della Ricerca&lt;/em&gt;, e più in generale ciascuna attività tecnico-scientifica svolta, rappresenta un &lt;strong&gt;titolo&lt;/strong&gt; professionale, e va inserito in una tabella del &lt;strong&gt;curriculum professionale&lt;/strong&gt; specifica per la sua &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se tutto ciò vi fa girare la testa, pensate a me che ho dovuto cercare di spiegarlo!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;&lt;!-- In un ente di ricerca multidisciplinare come il CNR, che si occupa di discipline che spaziano dalla fisica quantistica alle scienze umane, le possibili tipologie di **Prodotti della Ricerca** -- il termine usato dai burocrati del CNR, e solo da loro, per designare l&#39;_output_ più propriamente scientifico del nostro lavoro -- sono così variegato da rendere spesso molto difficile incasellarle  in una delle tipologie (oops, _fattispecie_!) previste. Per tenere conto dei tanti casi particolari c&#39;è quindi bisogno della tipologia-calderone, _Ulteriori prodotti non classificabili nelle sopraindicate fattispecie_, dove si mette tutto ciò che avanza, sperando che la commissione di concorso sia illuminata. --&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inserire un nuovo &lt;em&gt;Prodotto della Ricerca&lt;/em&gt; nell&amp;rsquo;orribile &lt;a href=&#34;https://figshare.com/account/articles/13076858&#34;&gt;modello Word&lt;/a&gt; fornito dall&amp;rsquo;amministrazione non è uno scherzo: si deve selezionare la tipologia (o se preferite la fattispecie) &lt;em&gt;giusta&lt;/em&gt;, duplicare la tabella originale vuota relativa alla tipologia scelta oppure una tabella già compilata, e infine (si fa per dire) inserire una ad una con molta pazienza le informazioni richieste. Alcune sono ovvie, come il titolo e gli autori di un lavoro scientifico. Altre sono piuttosto complicate da reperire, come l&amp;rsquo;indice di classificazione della rivista e il famigerato &lt;em&gt;impact factor&lt;/em&gt;,&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; informazioni che bisogna cercare consultando i siti web delle riviste oppure degli appositi database &lt;a href=&#34;https://mjl.clarivate.com/home&#34;&gt;online&lt;/a&gt;, alcuni &lt;a href=&#34;https://www.scimagojr.com/&#34;&gt;aperti a tutti&lt;/a&gt;, altri &lt;a href=&#34;https://mjl.clarivate.com/home&#34;&gt;proprietari e a pagamento&lt;/a&gt; (sono carissimi, ma per queste inutili sciocchezze il CNR è sempre pronto a sprecare soldi). Infine ci sono le informazioni di cui non si capisce bene il senso, come il codice identificativo della rivista (ISSN) o peggio ancora il campo &lt;em&gt;Altre informazioni&lt;/em&gt;, nel quale ognuno mette quello che gli pare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E tutto ciò va fatto per ogni singolo &lt;em&gt;Prodotto della Ricerca&lt;/em&gt;. I ricercatori più anziani come me, con una carriera ormai più che trentennale alle spalle e centinaia di prodotti della ricerca, partendo da zero hanno bisogno di parecchi giorni per inserire tutti questi titoli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma questa è solo la prima parte della storia, quella che riguarda la produzione scientifica vera e propria e che va sotto l&amp;rsquo;ombrello di &lt;strong&gt;Categoria A&lt;/strong&gt;. La seconda parte del &lt;a href=&#34;https://figshare.com/account/articles/13076858&#34;&gt;modello Word&lt;/a&gt; se vogliamo è molto, molto peggio. Si tratta della &lt;strong&gt;Categoria B&lt;/strong&gt;, quella che raccoglie tutte la attività di contorno alla ricerca vera e propria, le attività didattiche, quelle di diffusione della cultura scientifica, i premi, le partecipazioni ad organismi tecnici o scientifici, le responsabilità varie e soprattutto le partecipazioni ai progetti di ricerca.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che è ciò che interessa davvero alla nostra amministrazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché i progetti di ricerca portano soldi, tanti soldi. I soldi che lo Stato non da più (il finanziamento ordinario copre ormai solo gli stipendi dei dipendenti), per cui se vuoi fare qualcosa devi partecipare a dei progetti di ricerca. Non importa quali, non importa se sono attinenti o no al tuo filone scientifico, non importa se sono davvero utili al progresso scientifico, o perlomeno alla società. L&amp;rsquo;unica cosa davvero importante è che i progetti portino soldi, perché sono quelli che fanno andare avanti la baracca. Nonché, attraverso rapine sempre più pesanti ai finanziamenti faticosamente acquisiti (preparare un progetto di ricerca è una faticaccia), permettono alla sede amministrativa centrale di prosperare alla grande, senza mai dare nessun supporto a questa faticosa attività di autofinanziamento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ormai sei un bravo scienziato se riesci ad acquisire finanziamenti, altrimenti sei uno sfigato qualunque. Potrai anche avere titoli scientifici inappuntabili, ma se non porti soldi puoi sognarti di vincere un concorso al CNR. Lo pensa l&amp;rsquo;amministrazione, ma lo pensano (purtroppo!) anche tanti colleghi rampanti, quelli che pesano le persone in base al denaro che hanno saputo conquistarsi, e che avrebbero fatto meglio a fare i &lt;em&gt;broker&lt;/em&gt; piuttosto che i ricercatori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non a caso sono proprio i progetti a fare la parte del leone nella Categoria B del curriculum professionale. I progetti riguardano le prime due &lt;em&gt;fattispecie&lt;/em&gt; della Categoria B e la varietà e quantità di informazioni richiesta è decisamente maggiore rispetto a tutte le altre tipologie: da dove sono arrivati i soldi, quanto ha introitato il progetto complessivo, quanto ha introitato il gruppo del CNR (&lt;em&gt;Unità Operativa&lt;/em&gt;) di cui fa parte il candidato, quali erano gli obiettivi del progetto, quali risultati ha ottenuto, quanto è durato. E per come sono strutturati i progetti di ricerca, queste informazioni sono sparse su molteplici documenti, da cercare uno ad uno sul proprio computer o magari sulle copie cartacee di venti-trent&amp;rsquo;anni fa (per quei fortunati o previdenti che le hanno conservate), per cui compilare la tabella di un singolo progetto di ricerca può richiedere ore di lavoro. Un vero incubo!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma c&amp;rsquo;è una cosa che accomuna tutta la  Categoria B del curriculum professionale. La richiesta ossessiva di &lt;em&gt;pezze d&amp;rsquo;appoggio&lt;/em&gt; per qualunque cosa si sia fatta nella propria vita professionale: numeri di protocollo, delibere, decreti, provvedimenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una richiesta ragionevole per le attività più importanti, come ad esempio gli insegnamenti universitari, che devono necessariamente essere autorizzati con apposite delibere. Molto meno ragionevole per altre attività normalissime per un ricercatore, come far parte del comitato organizzatore di una conferenza o di qualche commissione tecnico-scientifica, incarichi che vengono assegnati quasi sempre con una semplice email o che compaiono solo su un sito web che spesso viene disattivato al termine della conferenza.&lt;sup id=&#34;fnref:6&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:6&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;6&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come &lt;a href=&#34;https://ilnostrocnr.it/forums/topic/armi-di-distrazione-di-massa/#post-8771&#34;&gt;ha scritto benissimo&lt;/a&gt; un collega, &lt;em&gt;&amp;ldquo;È stato davvero penoso vedere persone di valore doversi instupidire nella rincorsa del numero di protocollo, del quartile più alto, della dichiarazione del direttore o del responsabile del progetto, del link che non c’è più, e nel mentre erano costantemente infastidite da notizie che continuavano a ribaltare le modalità di compilazione di schede inutilmente minuziose: il numero progressivo, le fattispecie, le annualità. Un vilipendio di energie intellettuali, uno spreco di tempo e denaro, un alt irragionevole e su tutta la linea alle attività di ricerca, un’efficace distrazione da altri temi importanti legati al futuro della ricerca e del suo esercizio (es. PNR). Impegno per altro richiesto e pilotato con un bando uscito a ridosso della chiusura estiva imposta dall’Ente, tale da fagocitarsi una buona parte delle ferie&amp;rdquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non potrei essere più d&amp;rsquo;accordo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2020/10/25/il-cnr-e-anche-questo-concorsi-senza-frontiere/&#34;&gt;Continua&amp;hellip;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alzi la mano chi se li ricorda. Giochi senza frontiere sono stati per tantissimi anni il gioco dell&amp;rsquo;estate per eccellenza, quello in cui concorrenti provenienti da ogni angolo dell&amp;rsquo;Europa si affrontavano in gare improbabili nelle quali dovevano evitare di essere travolti da una valanga mentre &lt;em&gt;sciavano&lt;/em&gt; sulla sabbia, tirare via l&amp;rsquo;acqua di un lago con un bicchiere attaccato ad una canna da pesca o cercare di rimanere in equilibrio su una enorme palla di polistirolo. L&amp;rsquo;inventore di queste prove era un vero genio dell&amp;rsquo;assurdo. La dirigenza del CNR cerca continuamente di copiare da lui, ma non ha la stessa stoffa.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I tecnologi del CNR sono una figura professionale anomale. In teoria dovrebbero essere coloro che gestiscono i grossi laboratori sperimentali, le infrastrutture di rete e così via. In pratica ormai, per ragioni troppo complesse da spiegare qui, una gran parte di tecnologi svolge compiti di tipo amministrativo, snaturando di fatto il ruolo. Per questo motivo, quando nel seguito parlerò dei ricercatori, mi riferirò sempre anche ai (pochi) tecnologi ancora degni di questo nome.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono voluti due o tre anni per concludere l&amp;rsquo;iter di quel concorso, che naturalmente non ho vinto, anche se in una delle due graduatorie mi sono classificato piuttosto bene. La graduatoria era quella meno attinente al mio percorso professionale, ma queste sono le stranezze della burocrazia italiana, accoppiate alla, diciamo così, &lt;em&gt;ostilità&lt;/em&gt; di uno dei commissari dell&amp;rsquo;altra graduatoria.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si può diventare direttore di un Istituto del CNR, direttore di Dipartimento e perfino Direttore Generale presentando un normalissimo &lt;em&gt;curriculum vitae&lt;/em&gt; di 10-20 pagine, ma non ne bastano 200 per partecipare ad un concorso da dirigente di ricerca.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La discussione di cos&amp;rsquo;è l&amp;rsquo;impact factor e perché lo definisco &lt;em&gt;famigerato&lt;/em&gt; porterebbe troppo lontano dal nucleo principale dell&amp;rsquo;articolo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:6&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Più di una volta ho dovuto ricorrere al beneamato &lt;a href=&#34;https://archive.org&#34;&gt;Internet Archive&lt;/a&gt; per cercare di reperire queste informazioni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:6&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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