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    <title>Retrocomputer on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Retrocomputer on Melabit</description>
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      <title>In prima linea con l&#39;Osborne 1</title>
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      <pubDate>Fri, 26 Aug 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il proiettile di mortaio fischiò debolmente nel cielo notturno e si schiantò con un forte crack contro il fianco della collina. Mentre cercavano disperatamente un riparo, una dozzina di guerriglieri islamici con il turbante iniziarono a sparare inutilmente con i loro fucili e le mitragliatrici contro le postazioni delle milizie filorusse sulla cresta della collina. Un altro colpo di mortaio si schiantò sugli alberi a una cinquantina di metri di distanza, interrompendo temporaneamente il suono staccato dei colpi di fucile automatico intorno a noi.&#xA;Nel frattempo io, sdraiato sulla schiena, cercavo di calcolare le probabilità che la squadra di mortai sopra di noi mi lanciasse un colpo direttamente in grembo. Mi resi conto che non venivo pagato abbastanza per questo incarico.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comincia così il &lt;em&gt;reportage&lt;/em&gt; del corrispondente di guerra &lt;em&gt;freelance&lt;/em&gt; David Kline, pubblicato su &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1982-07/page/n43/mode/1up&#34;&gt;Microcomputing&lt;/a&gt; di luglio 1982, che racconta la sua esperienza in prima linea a fianco dei &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Mujaheddin&#34;&gt;mujaheddin&lt;/a&gt; che combattevano contro le truppe sovietiche che tre anni prima avevano invaso l&amp;rsquo;Afganistan.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Sono passati 40 anni e l&amp;rsquo;articolo appare ancora interessante e degno di lettura. Prima di tutto per le circostanze stesse della guerra: all&amp;rsquo;epoca gli americani supportavano economicamente e militarmente i mujaheddin in funzione anti Unione Sovietica, una situazione che si è ribaltata dopo il ritiro delle truppe sovietiche nel 1989 e l&amp;rsquo;avvento del regime talebano. È piuttosto straniante leggere della collaborazione e perfino della simpatia instauratasi fra il giornalista americano e i combattenti afgani e ripensare agli avvenimenti dell&#39;8 settembre 2001 o al ritorno del regime talebano in Afganistan avvenuto appena un anno fa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;articolo l&amp;rsquo;autore preconizza anche un sistema di comunicazione mondiale basato su una rete di telex modificati che avrebbe potuto semplificare enormemente il lavoro sul campo dei giornalisti. Altro che telex, meno di dieci anni dopo sarebbe stato realizzato un sistema di comunicazione globale enormemente più avanzato, che avrebbe stravolto la vita e le abitudini di tutti noi. Ma non possiamo chiedere ad un giornalista che ha il coraggio di documentare gli eventi dalla prima linea di essere anche un esperto di tecnologia, quando all&amp;rsquo;epoca solo &lt;a href=&#34;https://thehistoryoftheweb.com/brief-history-hypertext/&#34;&gt;pochissimi studiosi illuminati&lt;/a&gt; riuscivano ad immaginare qualcosa di simile a quello che sarebbe stato il World Wide Web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Molto moderna è la consapevolezza del ruolo che avrebbero svolto i computer portatili una volta diventati abbastanza leggeri e parchi di energia da poter essere usati davvero ovunque e in qualunque condizione immaginabile. Ormai, fra smartphone, tablet e notebook è diventato impensabile usare un computer ancorati solo ed esclusivamente ad una scrivania e ad una presa elettrica (io stesso sto scrivendo queste note con un Macbook Air su un terrazzo a poche decine di metri dal mare).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-08-26-in-prima-linea-con-losborne-1/osborne-1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: Daves Old Computers - &lt;a href=&#34;http://dunfield.classiccmp.org/osborne/index.htm&#34;&gt;Osborne&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la vera &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1982-07/page/n43/mode/1up&#34;&gt;star dell&amp;rsquo;articolo&lt;/a&gt; è l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Osborne_1&#34;&gt;Osborne 1&lt;/a&gt;, il primo computer portatile commerciale della storia, che qui viene usato per la primissima volta per scrivere e trasmettere delle corrispondenze giornalistiche dalla prima linea, o quasi (il &lt;em&gt;quasi&lt;/em&gt; è legato alla necessità di avere a disposizione una linea elettrica e un collegamento telefonico fisico).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Osborne 1 era un valigione pesante quasi 11 chili con un monitor microscopico da 5 pollici che, non evendo una batteria, poteva funzionare solo collegato ad una presa elettrica. Definire l&amp;rsquo;Osborne 1 un computer &lt;em&gt;portatile&lt;/em&gt; era audace perfino allora, al massimo si può dire che era &lt;em&gt;trasportabile&lt;/em&gt;, e pure con una certa fatica. Oggi equivarrebbe ad andarsene in giro con un computer pesante quanto 9 MacBook Air dotato di uno schermo poco più grande di quello di un iPhone SE.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nonostante queste pesanti (in tutti i sensi!) limitazioni, l&amp;rsquo;Osborne 1 si rivela un computer molto affidabile, che riesce a resistere alle sollecitazioni e ai maltrattamenti del viaggio, cavandosela solo con qualche ammaccatura e qualche danno estetico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La preparazione del viaggio è minuziosa, bisogna risolvere un sacco di problemi tecnici e, non potendo interpellare Google, questo significa dover contattare di persona centinaia di tecnici e di esperti di computer e di telecomunicazioni. Alla fine, la missione si svolge nel migliore dei modi, anche grazie all&amp;rsquo;aiuto costante di uno di questi esperti, che dagli Stati Uniti riesce a risolvere tutti gli intoppi dell&amp;rsquo;ultimo minuto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-08-26-in-prima-linea-con-losborne-1/david-kline-and-the-osborne-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;David Kline davanti al suo Osborne 1 mentre trasmette un articolo tramite il modem analogico collegato alla cornetta del telefono. Fonte: &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1982-07/page/n43/mode/1up&#34;&gt;Microcomputing, luglio 1982&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Osborne 1 supera quindi brillantemente la prova del fuoco e da allora il giornalismo non sarà più lo stesso: via le macchine da scrivere, via i telex e le telefonate intercontinentali, avanti i word processor, i modem e i telefoni satellitari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E naturalmente avanti con i veri portatili. Peccato che la Osborne nel frattempo fosse scomparsa, uccisa dall&amp;rsquo;incapacità di reggere al suo stesso successo. Ma l&amp;rsquo;Osborne 1 rimane comunque una pietra miliare nella storia dell&amp;rsquo;informatica personale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Chi volesse approfondire la conoscenza dell&amp;rsquo;Osborne 1 può leggere prima di tutto questa &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/MC_microcomputer-008/page/n33/mode/2up?view=theater&#34;&gt;prova dettagliata&lt;/a&gt;, per una volta in italiano, pubblicata su MCmicrocomputer di aprile 1982. L&amp;rsquo;autore è &lt;a href=&#34;http://www.marcomar.it/rcretrocomputer/&#34;&gt;Marco Marinacci&lt;/a&gt;, uno dei monumenti dell&amp;rsquo;editoria microinformatica italiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Interessante anche questa &lt;a href=&#34;http://dunfield.classiccmp.org/osborne/index.htm&#34;&gt;pagina web dedicata all&amp;rsquo;Osborne 1&lt;/a&gt;, non se ne trovano molte in giro e questa ha delle fotografie molto belle. Altrettanto interessante è &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=h6PUWZ0FOZM&#34;&gt;questo video&lt;/a&gt; di The 8-Bit Guy, uno dei migliori canali YouTube di retrocomputing che conosca.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un po&amp;rsquo; lunga ma stimolante questa storia dei &lt;a href=&#34;https://www.mdpi.com/2571-9408/4/3/126&#34;&gt;primi computer portatili&lt;/a&gt;, o meglio dei &lt;em&gt;computer dalle dimensioni di una valigetta&lt;/em&gt;, come sarebbe più appropriato definirli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da non perdere, infine, un &lt;a href=&#34;https://books.google.it/books?id=ui8EAAAAMBAJ&amp;amp;lpg=PA35&amp;amp;ots=0DV2gVevB5&amp;amp;dq=david%20kline%20freelance%20journalist&amp;amp;hl=it&amp;amp;pg=PA32#v=onepage&amp;amp;q&amp;amp;f=true&#34;&gt;secondo articolo&lt;/a&gt; di David Kline per InfoWorld del 15 agosto 1983 dal titolo &amp;ldquo;&lt;em&gt;I portatili rivoluzionano il giornalismo freelance&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, nel quale il nostro corrispondente di guerra mostra quanto la situazione sia cambiata in un solo anno e ribadisce il concetto che la tecnologia avrebbe rivoluzionato  il mondo del giornalismo e dell&amp;rsquo;editoria. Non aveva la più pallida idea di quello che sarebbe successo!&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Cray-1 per approfondire</title>
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      <pubDate>Mon, 04 Sep 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;A conclusione di questa serie di articoli sul Cray-1 (&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/08/21/cray-1-il-macina-numeri/&#34;&gt;Cray-1 il macina numeri&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/08/31/cray-1-a-confronto/&#34;&gt;Cray-1 a confronto&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/09/01/cray-1-saltare-le-conclusioni/&#34;&gt;Cray-1 saltare le conclusioni&lt;/a&gt;), qualche link utile per approfondire la conoscenza di questa macchina affascinante, una dei computer più significativi della storia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pagine web&lt;/strong&gt; contenenti ulteriori informazioni sul Cray-1&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://www.thocp.net/hardware/cray_1.htm&#34;&gt;CRAY 1&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.computerhistory.org/revolution/supercomputers/10/7&#34;&gt;The Cray-1 Supercomputer&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.craysupercomputers.com/&#34;&gt;Cray Super Computers&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://medium.com/@frederic_38110/cray-1-the-eight-million-dollar-super-computer-f020a2ac9257&#34;&gt;Cray-1 &amp;ndash; the eight million dollar super-computer&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.cray.com/blog/original-cray-1-supercomputer-unveiled-seattle/&#34;&gt;Original Cray-1 Supercomputer Unveiled in Seattle&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://homepages.inf.ed.ac.uk/cgi/rni/comp-arch.pl?Vect/cray1.html,Vect/cray1-cpu.gif,Vect/menu-cr1.html&#34;&gt;High Performance Computer Architectures: A Historical Perspective - The Cray-1&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Articoli tecnici&lt;/strong&gt;, ma piuttosto comprensibili, sul Cray-1&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.130.9256&amp;amp;rep=rep1&amp;amp;type=pdf&#34;&gt;R.M. Russell, &lt;em&gt;The CRAY- 1 Computer System&lt;/em&gt;, Communications of the ACM, vol. 21 no. 1 (1978)&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://pdfs.semanticscholar.org/b385/d605f41f603bc67a3c1b46f3c3b4cec29aef.pdf&#34;&gt;J. S. Kolodzey, &lt;em&gt;CRAY-1 Computer Technology&lt;/em&gt;, IEEE Transactions on Components, Packaging and Manufacturing Technology, vol. CHMT-4 no.2 (1981)&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una &lt;strong&gt;introduzione&lt;/strong&gt; semplificata al Cray-1, che riprende in parte i due articoli precedenti&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.openloop.com/education/classes/sjsu_engr/engr_compOrg/spring2002/studentProjects/Andie_Hioki/Cray1withAdd.htm&#34;&gt;A. Hioki, &lt;em&gt;The Cray-1 Supercomputer&lt;/em&gt; (2002)&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Brochure&lt;/strong&gt; di presentazione del Cray-1 e dei suoi successori&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://archive.computerhistory.org/resources/text/Cray/Cray.Cray1.1977.102638650.pdf&#34;&gt;The Cray-1 Computer System&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://archive.computerhistory.org/resources/text/Cray/Cray.Cray1.1977.102638650.pdf&#34;&gt;The Cray-1 S Series of Computers&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.craysupercomputers.com/downloads/CrayXMP/CrayXMP_Brochure001.pdf&#34;&gt;The Cray X-MP Series of Computer Systems&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.craysupercomputers.com/downloads/Cray2/Cray2_Brochure001.pdf&#34;&gt;The Cray 2 Series of Computer Systems&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Manuali&lt;/strong&gt; scannerizzati contenenti la documentazione originale del Cray-1&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://bitsavers.informatik.uni-stuttgart.de/pdf/cray/CRAY-1&#34;&gt;http://bitsavers.informatik.uni-stuttgart.de/pdf/cray/CRAY-1&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Emulatori&lt;/strong&gt; del Cray-1&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.chrisfenton.com/homebrew-cray-1a/&#34;&gt;Emulatore in scala 1:10 del Cray-1&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://modularcircuits.tantosonline.com/blog/articles/the-cray-files/&#34;&gt;The Cray simulator&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://archive.org/details/Cos1.17DiskImageForCray-1x-mp&#34;&gt;COS 1.17 disk image for Cray-1/X-MP&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;E per finire una bella &lt;strong&gt;foto d&amp;rsquo;epoca&lt;/strong&gt;, dove si vede un Cray-1 in fase di montaggio (che poteva durare settimane). La struttura alla base su cui il tecnico poggia il piede contiene il &lt;a href=&#34;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/3b/Cray-1A-A1621b.jpg/576px-Cray-1A-A1621b.jpg&#34;&gt;sistema di alimentazione&lt;/a&gt; e parte del &lt;a href=&#34;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f4/Cray-1-p1010237.jpg/1024px-Cray-1-p1010237.jpg&#34;&gt;complesso sistema di raffreddamento&lt;/a&gt; della macchina (il resto si trova nel pavimento). Alla fine del montaggio diventa un caratteristico sedile di pelle, una space di marchio di fabbrica dei supercomputer dell&amp;rsquo;azienda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://www.extremetech.com/wp-content/uploads/2014/10/cray-1-nersc-disassembled-640x858.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Cray-1 saltare le conclusioni</title>
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      <pubDate>Fri, 01 Sep 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Oops&amp;hellip;! Troppe cose da fare, troppe distrazioni (in particolare in questi giorni di tarda, ma ancora infuocata, estate), e così succede di saltare completamente tutta la prima (lunga) parte delle conclusioni &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/08/31/cray-1-a-confronto/&#34;&gt;dell&amp;rsquo;articolo precedente&lt;/a&gt;. Eccole qui, e già che c&amp;rsquo;ero le ho riviste (ed estese) un po&#39;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;le-conclusioni-mancanti&#34;&gt;Le conclusioni mancanti&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;articolo precedente, che mette a &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/08/31/cray-1-a-confronto/&#34;&gt;confronto le prestazioni del Cray-1 con quelle dei computer odierni&lt;/a&gt;, si è visto che un qualunque computer odierno è un mostro di velocità rispetto ad un Cray-1 e che persino un umile Raspberry Pi da poche decine di euro lo sopravanza di almeno 5 volte.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma se i nostri computer di oggi sono così veloci, perché abbiamo sempre l&amp;rsquo;impressione contraria e pensiamo sempre che stiano andando pianissimo? E perché dopo pochi anni diventano obsoleti?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché non è solo una questione di velocità di calcolo. Come già detto, i MFLOPS misurano la velocità di un computer nell&amp;rsquo;eseguire calcoli, ma sono assolutamente inadeguati a valutare le prestazioni delle altre componenti di un computer (RAM, scheda grafica, dischi rigidi, etc.)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con i supercomputer questo parametro funziona benissimo, perché i supercomputer (come il Cray-1) sono fatti solo ed esclusivamente per fare calcoli. Anzi, il Cray-1 era tanto ottimizzato per il calcolo numerico puro da avere un hardware costruito specificatamente per quello e un sistema operativo minimale, fatto solo per gestire le varie componenti dell&amp;rsquo;hardware e l&amp;rsquo;esecuzione dei programmi. Tutto il resto, dall&amp;rsquo;avvio del sistema operativo del Cray all&amp;rsquo;interazione con l&amp;rsquo;utente, era gestito da un minicomputer esterno  interfacciato alla macchina principale, la cosiddetta Maintenance Control Unit (MCU), lasciando libero il Cray-1 di occuparsi solo di quello che sapeva fare meglio, calcolare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in un computer c&amp;rsquo;è tanto altro, c&amp;rsquo;è la memoria RAM, c&amp;rsquo;è il sistema grafico (che oggi ha una importanza preponderante), ci sono le memorie di massa (come i dischi rigidi a stato solido o meccanici) e tutti questi componenti contribuiscono in modo profondamente diverso alle prestazioni generali e &lt;em&gt;avvertite&lt;/em&gt; di un computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma tutto sommato l&amp;rsquo;hardware è il meno. In realtà ciò che ormai influenza di più la nostra valutazione delle prestazioni velocistiche di un computer è il software, il sistema operativo e le applicazioni che ci girano sopra.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I sistemi operativi moderni sono mostri di complessità inestricabile, devono fare milioni di cose diverse e occupano gigabyte e gigabyte di spazio sui nostri dischi rigidi. Lo stesso, e persino peggio, per le applicazioni, sempre più gigantesche e sempre meno ottimizzate.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Del resto, a che serve perdere tempo ad ottimizzare il codice? Molto più comodo presupporre che sia l&amp;rsquo;hardware a fare la sua parte: la nuova release del sistema operativo X o del programma Y è lenta? Colpa del computer, bisognerà prenderne un altro più moderno e veloce.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma siamo sicuri che tutto ciò sia necessario?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ecco perché è utile, utilissimo, tornare alle basi, riscoprire lo spirito degli &lt;em&gt;home computer&lt;/em&gt; degli anni &amp;lsquo;80. Lasciar perdere il Mac (o il PC) sulla scrivania e provare ad usare un computer piccolo piccolo come il Raspberry Pi. Imparare a programmarlo e vedere l&amp;rsquo;effetto che fa, magari realizzando qualche progetto già esistente. E poi provare ad usare l&amp;rsquo;interfaccia a linea di comando invece di quella grafica, per accorgersi che tutto diventa improvvisamente scattante ed efficiente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con il Cray-1 (e non solo) hanno fatto calcoli pazzeschi, sfruttando al massimo l&amp;rsquo;hardware che avevano a disposizione e inventando trucchi geniali per superarne le limitazioni. Non è il caso di smettere di adagiarci fra i nostri comodi cuscini tecnologici e riscoprire le basi dell&amp;rsquo;uso del computer?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/09/04/cray-1-per-approfondire/&#34;&gt;continua&lt;/a&gt;&amp;hellip;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/raspi-psych.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Negli anni &amp;lsquo;80-90 non era così, i dischi rigidi e le schede grafiche in particolare erano così lenti rispetto a processore e RAM da rallentare sensibilmente l&amp;rsquo;esecuzione dei programmi.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se usate un Mac, lanciate iTunes, andate alla sezione delle app per iPhone/iPad ed elencatele per dimensione. Vi accorgerete che solo una minoranza di quelle che avete occupa meno di 10-20 MB (senza dati) e che parecchie, non solo giochi ma anche cose più serie, superano tranquillamente i 200 MB. Sul mio iPad l&amp;rsquo;aplicazione più grossa occupa ben 1.5 GB. E stiamo parlando di dispositivi mobili. Figuriamoci quanto sono grandi le applicazioni per il Mac!&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Cray-1 a confronto</title>
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      <pubDate>Thu, 31 Aug 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/08/21/cray-1-il-macina-numeri/&#34;&gt;Non è solo nostalgia&lt;/a&gt;. Parlare di Cray-1 oggi non serve solo a ricordare i bei tempi andati quando i pochi sacerdoti del computer programmavano direttamente in codice macchina, ma serve a mettere nella giusta prospettiva quello che abbiamo a disposizione oggi, paragonandolo a ciò che quarant&amp;rsquo;anni fa era considerato lo stato dell&amp;rsquo;arte, il meglio del meglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;benchmark&#34;&gt;Benchmark&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per farlo si può usare un benchmark, un programma fatto apposta per mettere alla prova le caratteristiche di un computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I benchmark non hanno una buona fama, anche perché vengono usati troppo spesso dal marketing per mettere in luce i soli aspetti positivi di una macchina, nascondendo con cura quelli negativi. Ma non è questo il caso: qui non dobbiamo vendere niente, ma ci interessa solo valutare la pura velocità di calcolo di un computer, sintetizzata da un numero semplice semplice, i MFLOPS (o megaFLOPS, Million of Floating Point Operations Per Second), cioè i milioni di operazioni in virgola mobile che un computer può eseguire ogni secondo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questo parametro è stato introdotto nei primi anni &amp;lsquo;70 per misurare le prestazioni &lt;em&gt;velocistiche&lt;/em&gt; dei primi supercomputer ed è utile perché, pur se dà una idea molto parziale delle prestazioni complessive di un computer, permette di confrontare la velocità di calcolo di macchine di generazioni molto lontane tra loro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Uno dei benchmark usati per misurare i MFLOPS è stato sviluppato nel 1970 in FORTRAN (allora il linguaggio d&amp;rsquo;elezione per il calcolo scientifico) presso il LLNL, il Lawrence Livermore National Laboratory, uno dei due mega laboratori di ricerca dedicati allo studio delle armi nucleari e delle applicazioni dell&amp;rsquo;energia nucleare degli Stati Uniti (l&amp;rsquo;altro è quello di Los Alamos, dove durante la II Guerra Mondiale venne sviluppata la prima bomba atomica).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;http://www.roylongbottom.org.uk/livermore%20loops%20results.htm&#34;&gt;benchmark dell&amp;rsquo;LLNL&lt;/a&gt; prevede l&amp;rsquo;esecuzione di un gran numero di tipi diversi di calcoli numerici, che vengono ripetuti in condizioni diverse. I risultati vengono sintetizzati riportando i valori massimi e minimi di MFLOPS e vari valori medi. Per semplicità mi limiterò a mostrare solo i valori massimi, che sono poi quelli che vengono usati normalmente per i confronti fra le varie macchine (e che fanno sempre più &lt;em&gt;scena&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;cray-1-e-successori&#34;&gt;Cray-1 e successori&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ed allora ecco i &lt;a href=&#34;http://www.roylongbottom.org.uk/Raspberry%20Pi%20Benchmarks.htm#anchor7&#34;&gt;risultati del benchmark&lt;/a&gt;  dell&amp;rsquo;LLNL, eseguiti sul Cray-1 e sui suoi immediati successori. Per confronto vengono riportati anche i valori ottenuti con il CDC 7600, il computer più potente del mondo prima dell&amp;rsquo;arrivo del Cray-1.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;table&gt;&#xA;  &lt;thead&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Modello&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;Frequenza (MHz)&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;MFLOPS (max)&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;Anno&lt;/th&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;  &lt;/thead&gt;&#xA;  &lt;tbody&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;CDC 7600&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;36&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;7&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1969&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Cray 1&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;80&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;83&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1975&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Cray XMP1&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;105&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;188&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1982&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Cray 2&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;244&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;146&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1985&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;  &lt;/tbody&gt;&#xA;&lt;/table&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Cray-1, che è stato inequivocabilmente il supercomputer più popolare di tutti i tempi (è perfino &lt;a href=&#34;http://www.digibarn.com/collections/systems/crays/cray1/Cray-In-Tron/&#34;&gt;comparso in Tron&lt;/a&gt;), aveva a metà degli anni &amp;lsquo;70 una potenza di calcolo di circa 80 MFLOPS e nei dieci anni seguenti il suo successore più potente non andava oltre i 190 MFLOPS. Questa è la base di partenza per tutti i confronti successivi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questo momento il &lt;a href=&#34;https://www.top500.org/lists/2017/06/&#34;&gt;supercomputer più potente&lt;/a&gt; del mondo ha più di 10.000 unità di calcolo (&lt;em&gt;core&lt;/em&gt;)&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; e raggiunge una velocità di calcolo di 93.000 TFLOPS (teraFLOPS), un miliardo di volte maggiore di un CRAY-1.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Ci sono buone probabilità di &lt;a href=&#34;https://singularityhub.com/2012/11/01/the-race-to-a-billion-billion-operations-per-second-an-exaflop-by-2018/&#34;&gt;raggiungere gli exaFLOPS entro l&amp;rsquo;anno prossimo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;cray-1-e-personal-computer&#34;&gt;Cray-1 e personal computer&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Negli stessi anni in cui il Cray-1 (e successori) dominava la scena del supercalcolo, sono arrivati i computer &lt;em&gt;personali&lt;/em&gt;, prima l&amp;rsquo;Apple II e poi il PC dell&amp;rsquo;IBM e il Macintosh Apple, che hanno fatto uscire i computer dalle stanze termostatizzate delle università e dei centri di ricerca, diffondendoli in ambiti lavorativi nei quali il massimo della tecnologia era la calcolatrice elettrica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono voluti esattamente vent&amp;rsquo;anni per arrivare ad &lt;a href=&#34;http://www.roylongbottom.org.uk/livermore%20loops%20results.htm&#34;&gt;avere sulla scrivania un computer quasi altrettanto potente di un Cray-1&lt;/a&gt;, spinto dal processore Pentium ad alta frequenza che furoreggiava al momento dell&amp;rsquo;uscita di Windows 95 (su quelli precedenti &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20060209005434/http://www.byte.com/art/9503/sec13/art1.htm&#34;&gt;che sbagliavano i calcoli in virgola mobile&lt;/a&gt; è meglio stendere un velo pietoso).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi c&amp;rsquo;è stata l&amp;rsquo;esplosione: dopo altri dieci anni la velocità di calcolo puro era cresciuta di oltre 25 volte e oggi, con poche migliaia di euro, possiamo comprare un computer che esegue calcoli 50-100 volte più velocemente di un Cray-1, che costava una decina di milioni di dollari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;table&gt;&#xA;  &lt;thead&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Modello&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;Frequenza (MHz)&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;MFLOPS (max)&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;Anno&lt;/th&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;  &lt;/thead&gt;&#xA;  &lt;tbody&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;&lt;strong&gt;Cray 1&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;&lt;strong&gt;80&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;&lt;strong&gt;83&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;&lt;strong&gt;1975&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;AMD 80386&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;40&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1991&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;80486 DX2&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;66&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;5&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1992&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Pentium&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;75&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;24&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1994&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Pentium&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;200&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;66&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1995&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Pentium Pro&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;200&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;121&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1996&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Pentium II&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;450&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;267&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1998&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Pentium III&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1000&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;593&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2000&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Pentium 4&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1700&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1043&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2001&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Core 2 Duo&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2400&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2236&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2006&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Core i7&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;3700&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;5508&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2013&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;  &lt;/tbody&gt;&#xA;&lt;/table&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche i dispositivi mobili odierni si difendono bene: un iPhone 4 di 7 anni fa è &lt;a href=&#34;http://pages.experts-exchange.com/processing-power-compared/&#34;&gt;venti volte più veloce del Cray-1&lt;/a&gt;, idem per l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&amp;amp;amp;px=MTE4NjU&#34;&gt;iPad 2&lt;/a&gt; del 2011. Purtroppo non ci sono dati per i dispositivi mobili più recenti, ma è più che probabile che ci sia stato un incremento di prestazioni di almeno 10 volte.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto questo in fondo non è altro che una conseguenza della &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Moore&#34;&gt;legge di Moore&lt;/a&gt;, che ci insegna che la complessità (e quindi la potenza) dei circuiti microelettronici (come i processori) raddoppia ogni 18 mesi, nonché delle economie di scala prodotte dalla loro enorme diffusione, che hanno abbattuto in modo inaudito i costi delle apparecchiature elettroniche.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un qualunque computer odierno è un mostro di tecnologia rispetto ad un Cray-1, naturale che sia anche molto più veloce (e molto meno costoso).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;cray-1-e-raspberry-pi&#34;&gt;Cray-1 e Raspberry Pi&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come si rapporta invece il Cray-1 al computer più piccolo e meno potente che possiamo usare oggi, il &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/a&gt;, che è senza alcun dubbio il computer più simile ai computer &lt;em&gt;personali&lt;/em&gt; da casa degli anni &amp;lsquo;80, come i leggendari VIC-20 e 64 della Commodore o ZX80, ZX81 e Spectrum prodotti dalla Sinclair, che hanno permesso alla mia generazione di introdursi dello straordinario mondo dei computer e della programmazione?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption width=&amp;ldquo;800&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;http://www.classic-computers.org.nz/blog/images/2016-01-03-ZX-81-playing-space-invaders-800x600.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;http://www.classic-computers.org.nz/blog/images/2016-01-03-ZX-81-playing-space-invaders-800x600.jpg&#34; width=&#34;800&#34; alt=&#34;Sinclair ZX81&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Sinclair ZX81 collegato a monitor e registratore a cassette (1981).[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption width=&amp;ldquo;800&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://farm9.staticflickr.com/8056/8104335577_b357cfee8a_z.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://farm9.staticflickr.com/8056/8104335577_b357cfee8a_z.jpg&#34; width=&#34;800&#34; alt=&#34;Raspberry Pi&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Configurazione analoga del Raspberry Pi.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ricordo a chi negli ultimi anni fosse vissuto in un&amp;rsquo;isola deserta che il Raspberry Pi è una schedina di appena 85 x 56 mm, più piccola di un disco rigido per notebook, che contiene un intero computer su cui &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/downloads/&#34;&gt;può girare Linux&lt;/a&gt; o (volendo farsi del male) una &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/blog/windows-10-for-iot/&#34;&gt;versione speciale di Windows 10&lt;/a&gt;. Il modello più potente, il Raspberry Pi 3 Model B presentato all&amp;rsquo;inizio del 2016, ha un processore quad-core ARM a 1.2 GHz (come quelli usati negli smartphone) e 1 GB di memoria RAM.  &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/Raspberry-PI-Model-Scheda-madre/dp/B01CD5VC92&#34;&gt;Costa circa 40 euro&lt;/a&gt;, a cui bisogna aggiungere qualcosa per l&amp;rsquo;alimentatore, la scheda SD e il cavo di collegamento al monitor, tutti accessori che sono quasi sempre già disponibili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi può essere usato per insegnare l&amp;rsquo;uso del computer partendo dalle basi (un computer odierno è troppo complesso e ha troppe funzioni nascoste dal sistema operativo per essere usato efficacemente per questo scopo) oppure per costruire &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/blog/&#34;&gt;sistemi autonomi che svolgono le funzioni più disparate&lt;/a&gt;, dalla video sorveglianza a sistemi robotici di tutti i tipi, fino ad applicazioni più &lt;em&gt;casalinghe&lt;/em&gt; come home theater, NAS, strumenti musicali e, naturalmente, giochi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come va questo microcomputer che costa pochi spiccioli &lt;a href=&#34;http://www.roylongbottom.org.uk/Raspberry%20Pi%20Benchmarks.htm#anchor7&#34;&gt;rispetto al mostro sacro degli anni &amp;lsquo;70&lt;/a&gt;? Basta dare una occhiata qui sotto: il primissimo modello di Raspberry Pi di cinque anni fa esegue i calcoli in virgola mobile due volte più velocemente del Cray-1, quello attuale è 5-8 volte più veloce, a seconda che si usi un sistema operativo (Linux) a 32 o a 64 bit. Un&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://vk5tu.livejournal.com/50955.html&#34;&gt;altro tipo di benchmark eseguito sul Raspberry Pi originale&lt;/a&gt; da risultati analoghi: se il Raspberry Pi risulta avere prestazinoni di calcolo equivalenti al Cray XMP, che a sua volta era il doppio più veloce del Cray-1&amp;hellip; completate voi il sillogismo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;table&gt;&#xA;  &lt;thead&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Modello&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;Frequenza (MHz)&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;MFLOPS (max)&lt;/th&gt;&#xA;          &lt;th style=&#34;text-align: right&#34;&gt;Anno&lt;/th&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;  &lt;/thead&gt;&#xA;  &lt;tbody&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;&lt;strong&gt;Cray 1&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;&lt;strong&gt;80&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;&lt;strong&gt;83&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;&lt;strong&gt;1975&lt;/strong&gt;&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;700&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;148&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2012&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Raspberry Pi 2&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;900&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;248&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2015&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Raspberry Pi 3 (32 bit)&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1200&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;435&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2016&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;      &lt;tr&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: left&#34;&gt;Raspberry Pi 3 (64 bit )&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;1200&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;649&lt;/td&gt;&#xA;          &lt;td style=&#34;text-align: right&#34;&gt;2016&lt;/td&gt;&#xA;      &lt;/tr&gt;&#xA;  &lt;/tbody&gt;&#xA;&lt;/table&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una piccola schedina da 40 euro equivale a 5 Cray-1 da almeno 40 milioni di dollari (di allora).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Stupefacente. Basta fare due conti per accorgersi che il rapporto prestazioni/prezzo del Rasperry Pi 3 è inarrivabile, ben superiore a quello di qualunque altro computer che abbiamo (o abbiamo avuto) a disposizione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Usiamo ogni giorno dei veri e propri supercomputer, anzi li portiamo in tasca. Abbiamo a disposizione un computerino piccolo piccolo che, a un costo ridicolo, offre prestazioni ben superiori di supercomputer che venivano usati per applicazioni scientifiche complicatissime.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non ci sono scuse.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Usiamo le enormi risorse tecnologiche che abbiamo a disposizione per capire come funziona un computer, per imparare a programmare, per costruire un robot, per farci da soli un innaffiatore automatico per le piante del balcone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non importa cosa, non importa come, l&amp;rsquo;importante è avere voglia di &lt;em&gt;sporcarsi le mani&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;imparare&lt;/em&gt;. È un vero spreco usare la tecnologia straordinaria che abbiamo a disposizione solo per passare il tempo su Facebook o su Instagram.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/09/01/cray-1-saltare-le-conclusioni/&#34;&gt;continua&lt;/a&gt;&amp;hellip;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I processori commerciali possono avere oggi dai 4 ai 16 core, quelli professionali hanno alcune decine di core e i processori ultra-specializzati delle schede grafiche arrivano a diverse centinaia di core.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;RIcordo ai più smemorati che 1 MFLOPS corrisponde a $latex 10^{6}$ FLOPS (1 milione di FLOPS), Di conseguenza 1 TFLOPS equivale a $latex 10^{6}$ MFLOPS (1 milione di MFLOPS) e 1 EFLOPS (o exaFLOPS) equivale a $latex 10^{12}$ MFLOPS (mille miliardi di MFLOPS).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Cray-1 il macina numeri</title>
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      <pubDate>Mon, 21 Aug 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Cray. Oggi non se lo ricorda quasi nessuno (o magari pensa ad un supermercato), ma negli anni &amp;lsquo;70 e &amp;lsquo;80 Cray era sinonimo di supercomputer, quei computer potentissimi e inaccessibili usati per la ricerca nucleare o spaziale o per prevedere il tempo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/cray1-1.jpg&#34; target=&#34;_blank&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/cray1-1.jpg&#34; alt=&#34;Il Cray-1 esposto al Deutsches Museum di Monaco.&#34; style=&#34;width:50%;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;_Il Cray-1 esposto al Deutsches Museum di Monaco, presumibilmente l&#39;unità appartenuta al Max Planck Institute di Garching, Monaco._&#xA;&lt;p&gt;Per tutta la seconda metà degli anni &amp;lsquo;70 non esisteva nessun computer più potente del Cray-1, un bestione di due metri da 10 milioni di dollari (di allora, oggi corrispondono a più o meno il doppio), costruito in modo quasi artigianale. Il primo computer ad usare i circuiti integrati &amp;ndash; solo quattro tipi diversi &amp;ndash; distribuiti su centinaia e centinaia di schede elettroniche strettamente accoppiate, che producevano tanto calore da dover essere raffreddate con un sistema speciale a base di freon.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/cray1-2.jpg&#34; target=&#34;_blank&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/cray1-2.jpg&#34; alt=&#34;Schede elettroniche modulari del Cray-1.&#34; style=&#34;width:50%;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;_Schede elettroniche modulari del Cray-1._&#xA;&lt;p&gt;Il Cray-1 era composto da 12 colonne a forma di cuneo con la punta tagliata, che formavano un arco di 270°. Visto da sopra ricordava la lettera &amp;ldquo;C&amp;rdquo; di Cray. Ma la forma aveva una funzione precisa: minimizzare la lunghezza dei collegamenti fra le schede elettroniche che componevano l&amp;rsquo;intero computer, ciascuno dei quali non dovevano superare i 120 centimetri per non rallentare inutilmente la macchina. C&amp;rsquo;erano migliaia di coppie intrecciate di cavi bianchi e azzurri, per un totale più di 100 chilometri di cavo, a formare un groviglio che sembrava inestricabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/cray1-3.jpg&#34; target=&#34;_blank&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/08/cray1-3.jpg&#34; alt=&#34;Groviglio di cavi nella zona centrale del Cray-1.&#34; style=&#34;width:50%;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;_Groviglio di cavi nella zona centrale del Cray-1._&#xA;&lt;p&gt;Per gli standard di allora il Cray-1 era veloce, anzi velocissimo: 138 MFLOPS (cioè milioni di operazioni in virgola mobile al secondo) continuativi e 250 MFLOPS, quasi il doppio, per brevi periodi di tempo, circa 5 volte meglio del miglior computer dell&amp;rsquo;epoca, il CDC 7600. E tutto ciò nonostante le due ore giornaliere di fermo macchina necessarie per le operazioni di manutenzione preventiva.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Cray-1 era costruito apposta per fare calcoli o &lt;em&gt;macinare i numeri&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;number crunching&lt;/em&gt;), come si usava dire allora, preferibilmente lavorando in parallelo sui cosiddetti &lt;em&gt;vettori&lt;/em&gt;, strutture matematiche formate da numeri dello stesso tipo organizzati in righe o colonne. Il suo compilatore trasformava il normale codice  FORTRAN in istruzioni specifiche per l&amp;rsquo;hardware della macchina, e i risultati dei calcoli venivano usati immediatamente per le  elaborazioni successive, senza passare dalla memoria. Il concetto di &lt;em&gt;chaining&lt;/em&gt; (o &lt;em&gt;pipelining&lt;/em&gt;) diventerà comune solo decine di anni dopo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Cray-1 era super anche per il resto delle sue caratteristiche hardware: 8 MB di memoria RAM e una frequenza di clock di 80 MHz, numeri astronomici per l&amp;rsquo;epoca (tanto per mettere le cose in prospettiva, il primo modello di &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Apple_II&#34;&gt;Apple II del 1977&lt;/a&gt; aveva una frequenza di clock di 1 MHz, una memoria massima di 48 kB e costava 2500 dollari; se avesse avuto le stesse specifiche hardware dal CRAY-1 sarebbe dovuto costare più di 30 milioni di dollari).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per chi come me si è appassionato di computer alla fine degli anni &amp;lsquo;70, il Cray-1 era un mito irraggiungibile. Riservato solo a pochissimi scienziati, agli altri toccavano le schede perforate o, al massimo, il VAX.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Pochi giorni fa ho avuto la fortuna di vederne uno dal vivo, al &lt;a href=&#34;http://deutsches-museum.de&#34;&gt;Deutsches Museum&lt;/a&gt; di Monaco, uno dei principali musei della scienza e della tecnica del mondo (se passate da Monaco una visita al Deutsches Museum è d&amp;rsquo;obbligo). Era chiaramente il re della sezione, piazzato proprio al centro della stanza, ben in vista e ben illuminato. Ancora bellissimo, con il suo look inconfondibilmente anni &amp;lsquo;70.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Peccato solo non aver potuto condividere l&amp;rsquo;emozione con nessun altro, nemmeno con mia moglie, che pazientemente ha voluto accompagnarmi a visitare un settore del museo per lei assolutamente alieno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/08/31/cray-1-a-confronto/&#34;&gt;continua&lt;/a&gt;&amp;hellip;)&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Emulare online: sempre più in Alto</title>
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      <pubDate>Sat, 20 May 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Non c&amp;rsquo;è solo il &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/04/23/emulare-il-macintosh-online/&#34;&gt;Macintosh&lt;/a&gt;. Il web è pieno di emulatori di tutti i tipi, con i quali si possono usare vecchie macchine e vecchi sistemi operativi direttamente nel browser, senza installare nulla sul proprio computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea iniziale per questo post era quella di proporre un lista ragionata dei migliori emulatori online, ma poi ho deciso di lasciar perdere, ci sono già delle liste ben fatte ed è inutile ripetersi.&#xA;La mia preferita è una lista molto dettagliata di &lt;a href=&#34;https://www.cambus.net/emulators-written-in-javascript/&#34;&gt;emulatori in JavaScript&lt;/a&gt;, che è di sicuro il modo più &lt;em&gt;moderno&lt;/em&gt; ed efficace (anche se magari non il più efficiente) per realizzare un emulatore online, oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Interessanti anche le liste contenute in &lt;a href=&#34;https://hackaday.com/2015/09/28/roundup-retro-computers-in-your-browser/&#34;&gt;Roundup: Retro Computers in Your Browser&lt;/a&gt; e in &lt;a href=&#34;https://archive.vg/blog/a-big-list-of-browser-based-emulators-and-ports-of-classic-games&#34;&gt;A Big List of Browser-Based Emulators and Ports of Classic Games&lt;/a&gt;, che però contengono parecchi link ormai defunti, oltre che un po&amp;rsquo; di emulatori che richiedono Flash, Java o qualche strano plugin per funzionare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Senza dimenticare la &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/softwarelibrary&#34;&gt;Software Library&lt;/a&gt; dell&amp;rsquo;Internet Archive, dove si trova un po&amp;rsquo; di tutto, anzi il vero problema è proprio quello di riuscire ad orientarsi fra la tantissima roba disponibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se proprio devo consigliare un paio di cose da provare, sceglierei &lt;a href=&#34;https://www.scullinsteel.com/apple//e&#34;&gt;Apple //jse&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.pcjs.org/&#34;&gt;PCjs Machines&lt;/a&gt;, facili e comodi da usare e con tantissimo software di buona qualità disponibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma fin qui, diciamolo, non c&amp;rsquo;è niente di particolarmente eccitante, in fondo l&amp;rsquo;Apple II si poteva emulare tranquillamente anche in un &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20130128132322/http://www-personal.umich.edu/~mressl/appleiigo/&#34;&gt;widget di Dashboard&lt;/a&gt;!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché non provare invece qualcosa di più interessante, una macchina ormai quasi dimenticata, ma senza la quale non ci sarebbero i computer come li conosciamo (e li usiamo) oggi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://c1.staticflickr.com/6/5550/31336403041_6946f4b212_z.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Parlo di sua maestà, l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://history-computer.com/ModernComputer/Personal/Alto.html&#34;&gt;Alto&lt;/a&gt;, sviluppato al Palo Alto Research Center (PARC) della Xerox nei primi anni &amp;lsquo;70. Il  primo &lt;em&gt;computer personale&lt;/em&gt;, ma anche il primo computer che conteneva, anche se in modo ancora acerbo, gli elementi di una interfaccia utente grafica, parecchi anni prima del Lisa e del Macintosh.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dell&amp;rsquo;Alto non è stato venduto nemmeno un esemplare &amp;ndash; tutti gli esemplari prodotti sono stati usati all&amp;rsquo;interno della Xerox oppure regalati(!) a università e centri di ricerca USA, oltre che alla Casa Bianca e alla Camera dei Rappresentanti &amp;ndash; ma rimane lo stesso una pietra miliare nella storia dell&amp;rsquo;informatica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sembra incredibile ma esiste un &lt;a href=&#34;http://retroweb.maclab.org/articles/Xerox-Alto.html&#34;&gt;emulatore online dell&amp;rsquo;Alto&lt;/a&gt;, lento, anzi lentissimo, e soggetto a continui crash, ma comunque molto utile per conoscere un oggetto affascinante (ed imprescindibile) della storia della tecnologia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per usare l&amp;rsquo;emulatore bisogna cliccare prima &lt;a href=&#34;http://retroweb.maclab.org/articles/Xerox-Alto.html&#34;&gt;su questo link&lt;/a&gt; e poi sul disco di boot (Boot Disk), rappresentato dall&amp;rsquo;icona del disco rigido con il pallino verde, che compare nella finestra di testo a sinistra del monitor dell&amp;rsquo;Alto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/05/salto_online.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Una volta completato l&amp;rsquo;avvio del sistema comparirà la scritta &amp;ldquo;Xerox Alto Executive/12&amp;rdquo;, con alcuni dati relativi al sistema operativo in esecuzione, e poi il prompt dei comandi (l&amp;rsquo;equivalente del Terminale del Mac), rappresentato da un &lt;code&gt;&amp;amp;#62;&lt;/code&gt;.&#xA;Spostando il mouse sull&amp;rsquo;immagine del monitor si può finalmente provare ad usare l&amp;rsquo;Alto (preferibilmente scegliendo il tasto di zoom, in modo da ingrandire l&amp;rsquo;immagine del monitor su tutta la finestra del browser).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un comando fondamentale per interagire con l&amp;rsquo;Alto è il &lt;code&gt;?&lt;/code&gt;, che mostra il contenuto del disco montato nell&amp;rsquo;emulatore. L&amp;rsquo;Alto usa però la tastiera americana, per inserire il &lt;code&gt;?&lt;/code&gt; con tastiera italiana dobbiamo premere contemporaneamente &lt;code&gt;SHIFT&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;-&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comparirà (lentamente!) una lista dei file presenti sul disco, quasi tutti giochi, insieme ad una freccia tremolante che rappresenta il puntatore del mouse, la prima indicazione che stiamo usando un sistema con una interfaccia grafica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I programmi eseguibili hanno il suffisso &lt;code&gt;.Run&lt;/code&gt; (più o meno come il suffisso &lt;code&gt;.exe&lt;/code&gt; che indica i programmi eseguibili su Windows). Per lanciare un programma basta scrivere una parte univoca del nome (il sistema operativo non distingue fra maiuscole e minuscole), anche senza estensione, e premere Invio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cominciare, consiglio di lanciare il programma &lt;code&gt;Ti55.Run&lt;/code&gt;, un emulatore (dentro l&amp;rsquo;emulatore!) di una calcolatrice &lt;a href=&#34;http://www.datamath.org/Sci/MAJESTIC/TI-55.htm&#34;&gt;Texas Instruments TI-55&lt;/a&gt;, utilizzabile completamente con il mouse. Per uscire dall&amp;rsquo;emulatore basta schiacciare il tasto (virtuale) &lt;code&gt;OFF&lt;/code&gt; che &amp;ldquo;spegne&amp;rdquo; la calcolatrice.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non male anche il gioco del labirinto, &lt;code&gt;maze&lt;/code&gt;, nel quale si usa il mouse per tracciare il percorso che congiunge il quadratino chiaro lampeggiante di partenza a quello nero di arrivo. E dove, come in un labirinto reale, per tornare sui propri passi bisogna proprio rifare il percorso al contrario. Oppure &lt;code&gt;pinball&lt;/code&gt;, l&amp;rsquo;intramontabile flipper della nostra (o almeno della mia) giovinezza, che però è così lento da essere praticamente inutilizzabile, &lt;code&gt;trek&lt;/code&gt;, un gioco spaziale che ha bisogno di un &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20060823194351/http://www.bitsavers.org/pdf/xerox/alto/trek21.pdf&#34;&gt;manuale di 20 pagine&lt;/a&gt; per poter essere usato, o &lt;code&gt;turkey&lt;/code&gt;, un &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_del_quindici&#34;&gt;gioco del 15&lt;/a&gt; grafico in cui le tessere vengono mosse con il mouse.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se qualcosa va storto (e qualcosa va &lt;em&gt;spesso&lt;/em&gt; storto), la cosa più semplice è ricaricare la finestra del browser e far ripartire l&amp;rsquo;emulatore da zero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo l&amp;rsquo;emulatore online dell&amp;rsquo;Alto contiene praticamente solo giochi. Per provare altre applicazioni fondamentali dell&amp;rsquo;Alto, come &lt;code&gt;Bravo&lt;/code&gt;, il primo editor grafico di testi, o &lt;code&gt;Draw&lt;/code&gt;, un programma di grafica vettoriale, ci vuole qualcosa di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Appuntamento alla prossima volta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;bibliografia&#34;&gt;Bibliografia&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per saperne di più sull&amp;rsquo;Alto, consiglio fortemente la lettura di &lt;a href=&#34;https://archive.org/stream/byte-magazine-1981-09/BYTE_Vol_06-09_1981-09_Artifical_Intelligence#page/n59/mode/2up&#34;&gt;questo articolo di BYTE&lt;/a&gt;, pubblicato nel numero di settembre 1981. BYTE è stata per tutti gli anni &amp;lsquo;80 e i primi anni &amp;lsquo;90 la rivista fondamentale nel campo del &lt;em&gt;personal computing&lt;/em&gt; (e non solo), con un livello   di dettaglio e di approfondimento degli articoli che sarebbe assolutamente impensabile oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Molto interessante anche l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://www.righto.com/2016/06/y-combinators-xerox-alto-restoring.html&#34;&gt;introduzione alla storia del restauro di un vecchio Alto&lt;/a&gt; appartenuto ad Alan Kay (il padre della programmazione ad oggetti e del &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Dynabook&#34;&gt;Dynabook&lt;/a&gt;, il computer educativo &lt;em&gt;ideale&lt;/em&gt; da cui discendono i notebook e i tablet di oggi).&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Emulare il Macintosh online (seconda parte)</title>
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      <pubDate>Sun, 07 May 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Nella &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/04/23/emulare-il-macintosh-online/&#34;&gt;puntata precedente&lt;/a&gt; abbiamo visto che da qualche settimana è disponibile un &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/softwarelibrary_mac&#34;&gt;emulatore online del primo Macintosh&lt;/a&gt;, con il quale si possono provare parecchie applicazioni storiche per il Mac direttamente dal browser.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le applicazioni presenti in questo momento sono 77, non tantissime, ma è probabile che aumentino con il tempo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono due versioni di MacOS (proprio così, con Sierra siamo &lt;a href=&#34;https://www.apple.com/lae/macos/sierra/&#34;&gt;tornati allo stesso nome&lt;/a&gt; ma con una maiuscola in meno), un System 6 ridotto all&amp;rsquo;osso e un System 7 (del 1991) con un buon numero di applicazioni installate, a mostrare cosa poteva fare un Mac un quarto di secolo fa (System 7 è praticamente contemporaneo a &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Windows_3.0&#34;&gt;Windows 3.0&lt;/a&gt;, uno dei sistemi operativi più inutili e pieni di bachi che abbia mai utilizzato).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono poi un po&amp;rsquo; di giochi &lt;em&gt;classici&lt;/em&gt;, che continuamo a vedere riproposti ancora oggi in tutte le salse, con solo un vestito più carino. Non mancano le applicazioni di produttività personale e qualche numero delle prime riviste in formato elettronico (e-zine).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per lo sviluppo ci sono alcuni BASIC, ma c&amp;rsquo;è soprattutto &lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/apple/2012/05/25-years-of-hypercard-the-missing-link-to-the-web/&#34;&gt;HyperCard&lt;/a&gt; (con qualche stack relativo) a dimostrare la genialità di un &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/CC501_hypercard&#34;&gt;programma troppo avanzato&lt;/a&gt; per i suoi tempi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, con questo emulatore si possono provare parecchie cose interessanti, utili per mostrare ai più giovani le virtù (e i limiti) dei Mac degli anni &amp;lsquo;80 e &amp;lsquo;90, e che fanno respirare un soffio di nostalgia a chi &lt;em&gt;c&amp;rsquo;era già&lt;/em&gt; e quei Mac e quei sistemi operativi li ha usati davvero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma fra le tutte applicazioni disponibili, quella che mi ha incuriosito di più è stata &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/mac_DataFlow&#34;&gt;DataFlow Version 0.0&lt;/a&gt; (attenzione al numero di versione).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non ne avevo mai sentito parlare, però non pretendo di certo di conoscere tutto il software sviluppato per il Mac (o per qualunque altra piattaforma). Forse quello che mi ha colpito è la finestra scarna e quasi vuota del programma, molto diversa rispetto a tutti gli altri programmi disponibili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lancio l&amp;rsquo;emulatore e la prima impressione è che DataFlow sia un programma come tanti, qualcosa per realizzare diagrammi di flusso o simili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma poi guardo con più attenzione e mi accorgo che in realtà DataFlow è molto di più, è un sistema, anche se assai rudimentale, di programmazione visuale basato sul concetto di &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Dataflow_programming&#34;&gt;programma a &lt;em&gt;flusso di dati&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; (da cui il nome).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In pratica un programma di questo tipo è composto da un certo numero di blocchi fondamentali che eseguono una operazione predefinita sui dati in ingresso e poi li trasmettono al blocco successivo. Poiché i blocchi di elaborazione sono indipendenti fra loro, questo semplice concetto porta naturalmente al calcolo parallelo, senza i trucchi e gli inganni di tanti linguaggi adattati in modo un po&amp;rsquo; raffazzonato allo scopo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea era relativamente nuova per l&amp;rsquo;epoca (con DataFlow siamo più o meno alla fine degli anni &amp;lsquo;80) ma ha generato sistemi di programmazione molto avanzati, utilizzati ancora oggi in ambiti estremamente diversi. Come ad esempio &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/LabVIEW&#34;&gt;LabVIEW&lt;/a&gt; di National Instruments per il controllo della strumentazione elettronica, &lt;a href=&#34;https://it.mathworks.com/products/simulink.html&#34;&gt;Simulink&lt;/a&gt; di MathWorks per la modellazione di sistemi dinamici, &lt;a href=&#34;https://developer.apple.com/library/content/documentation/GraphicsImaging/Conceptual/QuartzComposerUserGuide/qc_intro/qc_intro.html&#34;&gt;Quartz Composer&lt;/a&gt; di Apple per la composizione grafica e, più recentemente, &lt;a href=&#34;https://www.tensorflow.org/&#34;&gt;TensorFlow&lt;/a&gt; di Google, diventato in pochissimo tempo uno degli strumenti più &lt;em&gt;popolari&lt;/em&gt;, anzi direi proprio &lt;em&gt;hot&lt;/em&gt;, nel campo della programmazione e dell&amp;rsquo;intelligenza artificiale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma DataFlow è un anticipo del futuro, una vera chicca buttata lì con noncuranza fra un foglio elettronico ed un giochino senza tante pretese.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Usarlo non è semplice, almeno per le abitudini odierne. L&amp;rsquo;interfaccia è rozza, i blocchi grafici non si possono spostare dopo averli posizionati sul foglio (io almeno non ci sono riuscito), le linee di connessione vanno un po&amp;rsquo; troppo per i fatti loro, si vede che è una versione molto acerba (versione 0.0, oggi la chiameremmo una versione &lt;em&gt;alfa&lt;/em&gt; se non meno). Alla fine comunque sono riuscito a fare un programmino semplice semplice, che prende due numeri interi e ne calcola somma, prodotto e quoziente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/05/dataflow.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Niente di che, è chiaro, ma quello che è particolarmente bello è che il programma è &lt;em&gt;dinamico&lt;/em&gt;, se si cambiano i numeri in ingresso mentre il programma è in esecuzione le caselle di uscita aggiornano immediatamente i risultati. Oggi è scontato, ma trent&amp;rsquo;anni fa?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Naturalmente i programmi moderni fanno molto di più e in modo molto più comodo, ma i fondamenti ci sono già tutti in DataFlow. È bello che l&amp;rsquo;Internet Archive l&amp;rsquo;abbia sottratto all&amp;rsquo;oblio del tempo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;http://forums.ni.com/attachments/ni/250/29496/1/Example.JPG&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;http://blogs.mathworks.com/images/seth/2008Q1/vdp_PlayButton.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;br&gt;&#xA;&lt;em&gt;Un semplice programma in LabVIEW (sopra), e in una vecchia versione di Simulink (sotto).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Emulare il Macintosh online</title>
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      <pubDate>Sun, 23 Apr 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;retrocomputing&lt;/em&gt; &amp;ndash; il recupero, il restauro e la conservazione di vecchi computer e del relativo software e documentazione, un tema a metà fra l&amp;rsquo;&lt;em&gt;archeologia&lt;/em&gt; informatica e la semplice &lt;em&gt;nostalgia&lt;/em&gt; (ma personalmente propendo per la prima alternativa) &amp;ndash; è  un argomento piuttosto &lt;em&gt;caldo&lt;/em&gt; in questi ultimi giorni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ne ho parlato pochi giorni fa a proposito del sito &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/04/18/storie-di-apple-la-storia-di-apple/&#34;&gt;Storie di Apple&lt;/a&gt;, che cerca di recuperare la storia, nota e semisconosciuta, dell&amp;rsquo;azienda di Cupertino.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ne hanno parlato in tanti in questa settimana,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; dopo che il benemerito Internet Archive ha &lt;a href=&#34;http://blog.archive.org/2017/04/16/early-macintosh-emulation-comes-to-the-archive/&#34;&gt;annunciato&lt;/a&gt;, proprio il  giorno di Pasqua, l&amp;rsquo;attivazione di un &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/softwarelibrary_mac&#34;&gt;emulatore online del primo Macintosh&lt;/a&gt;, il computer che ha cambiato la storia della tecnologia. La collezione attuale di sistemi operativi, applicazioni e giochi per i primi Macintosh è piuttosto ristretta, ma è probabile che cresca rapidamente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;emulatore (si tratta di &lt;a href=&#34;https://github.com/jsdf/pce&#34;&gt;PCE.js&lt;/a&gt;, la versione in JavaScript dell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://www.hampa.ch/pce/index.html&#34;&gt;emulatore PCE&lt;/a&gt; originale) può essere usato direttamente nel browser, indipendentemente dal sistema operativo sottostante e senza installare niente sul proprio computer. Una cosa che trovo sempre straordinaria, un segno chiarissimo della potenza dei computer attuali (emulare non è mai uno scherzo) e della trasformazione sempre più spinta del browser web in un vero e proprio sistema operativo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma l&amp;rsquo;annuncio pasquale contiene una seconda parte trascurata da quasi tutti i commentatori, che però a me fa molto più gola. Dove viene detto che l&amp;rsquo;Internet Archive contiene ormai anche un&amp;rsquo;ampia collezione di &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/macworld-magazine?sort=-date&#34;&gt;Macworld Magazine&lt;/a&gt; &amp;ndash; compreso il primissimo numero con Steve Jobs e il Macintosh 128K in copertina &amp;ndash; e di libri relativi al Macintosh (questi sono solo quelli &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/macbooks?and%5B%5D=1984&amp;amp;sort=-date&#34;&gt;pubblicati nel 1984&lt;/a&gt; o nel &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/macbooks?and[]=1985&amp;amp;sort=-date&#34;&gt;1985&lt;/a&gt;). Tutti disponibili anche in pdf, per poter essere scaricati e sfogliati più comodamente sul proprio computer o tablet.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/MacWorld_8801_January_1988&#34;&gt;questo numero di Macworld&lt;/a&gt;, che non potrebbe essere stato meno profetico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/macworld8801.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Oppure questa &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://archive.org/details/mac_Macintosh_Repair_and_Maintenance_Chilton_1986&#34;&gt;Chilton&amp;rsquo;s guide to Macintosh repair and maintenance&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; che, molto prima di &lt;a href=&#34;https://www.ifixit.com/&#34;&gt;iFixit&lt;/a&gt;, insegnava come mettere le mani nel proprio (costoso!) Macintosh.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non è finita qui.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fra questi, Ian Paul, &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;http://www.macworld.com/article/3190166/macs/the-internet-archive-brings-macintoshs-classic-era-to-your-browser.html&#34;&gt;The Internet Archive brings Apple&amp;rsquo;s classic Macintosh to your browser&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; su Macworld, Andrew Cunningham, &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/apple/2017/04/classic-mac-os-and-dozens-of-apps-can-now-be-run-in-a-browser-window/&#34;&gt;Classic Mac OS and dozens of apps can now be run in a browser window&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; su ArsTechnica, Tim Hardwick, &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://www.macrumors.com/2017/04/19/internet-archive-classic-macintosh-software/&#34;&gt;Internet Archive Offers In-Browser Emulation of Classic Macintosh Software, Circa 1984-1989&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, Charley Locke, &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://www.wired.com/2017/04/mac-emulator-internet-archive/&#34;&gt;Aw Yiss: You Can Now Play Old-School Mac Games in Your Browser&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; su Wired. In italiano, a parte un breve articolo su Applicando, &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://www.applicando.com/il-primo-mac-1984-si-puo-emulare-online/&#34;&gt;Il primo Mac del 1984 si può emulare online&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; e il commento stimolante come sempre del mio amico Lux, &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;http://macintelligence.org/blog/2017/04/18/segni-del-tempo/&#34;&gt;Segni del tempo&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, non ho trovato altro.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché, se è vero che il browser sta diventando un sistema operativo, ci sono cose che secondo me funzionano ancora molto meglio sul desktop (anche scollegati dalla rete), e la lettura dei pdf è fra quelle.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Storie di Apple, la storia di Apple</title>
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      <pubDate>Tue, 18 Apr 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Chi si ricorda di &lt;a href=&#34;http://www.storiediapple.it/doris-norton-personal-apple-computer.html&#34;&gt;Doris Norton&lt;/a&gt;? Negli anni &amp;lsquo;80 &lt;a href=&#34;https://issuu.com/adpware/docs/mc032/24&#34;&gt;usava l&amp;rsquo;Apple II&lt;/a&gt; per controllare tastiere e sintetizzatori, producendo &lt;a href=&#34;https://itunes.apple.com/it/album/personal-computer/id603377256&#34;&gt;dischi di musica elettronica&lt;/a&gt; che, ancorché datati, sono stati uno dei primi esempi di uso del personal computer nel mondo della musica (più o meno) commerciale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chi si ricorda del &lt;a href=&#34;http://www.storiediapple.it/il-jonathan-computer.html&#34;&gt;Jonathan Computer&lt;/a&gt;? Era un computer modulare ed aperto in grado di far girare software per i principali computer e sistemi operativi dell&amp;rsquo;epoca (nel mondo dei personal la differenza fra computer e sistema operativo era allora piuttosto confusa), Apple II, Macintosh, DOS e UNIX. Venne presentato ai dirigenti Apple un anno dopo l&amp;rsquo;uscita del Macintosh, ma fu &lt;em&gt;tagliato&lt;/em&gt; senza pietà, perché ritenuto troppo avanzato e troppo pericoloso per le sorti dell&amp;rsquo;azienda (sarà un caso, ma a me ricorda parecchio il &lt;a href=&#34;https://simson.net/ref/NeXT/&#34;&gt;NeXT&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/jonathan-computer.jpg&#34; alt=&#34;&#34; title=&#34;Copyright Storie di Apple (http://www.storiediapple.it)&#34;&gt;&lt;p&gt;Questi sono solo due esempi delle storie che potete trovare sul bellissimo sito &lt;a href=&#34;http://www.storiediapple.it/&#34;&gt;Storie di Apple&lt;/a&gt; (di cui esiste anche la &lt;a href=&#34;http://www.storiesofapple.net/&#34;&gt;versione in inglese&lt;/a&gt;), dedicato a narrare e ad approfondire &lt;em&gt;&amp;ldquo;storie vecchie e nuove della mela di Cupertino&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, concentrandosi sugli aspetti poco (o per niente) noti relativi alla storia di Apple.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, ai fini del recupero di una parte piccola ma importante della nostra storia recente, &lt;a href=&#34;http://www.storiediapple.it/&#34;&gt;Storie di Apple&lt;/a&gt; può essere considerato il corrispettivo &lt;em&gt;scritto&lt;/em&gt; di quello che un museo come &lt;a href=&#34;https://www.allaboutapple.com/&#34;&gt;All About Apple&lt;/a&gt; fa per l&amp;rsquo;hardware. Bellissimo anche l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://storiesofapple.tumblr.com/archive/&#34;&gt;archivio di fotografie&lt;/a&gt; a tema Apple, ospitato su Tumblr.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/macbook2004-prototype.jpg&#34; alt=&#34;&#34; title=&#34;Copyright Stories of Apple on Tumblr (https://storiesofapple.tumblr.com/post/159154534831/2004-apple-macbook-13-prototype-in-clear-case)&#34;&gt;&lt;p&gt;Purtroppo articoli come quelli presenti su &lt;a href=&#34;http://www.storiediapple.it&#34;&gt;Storie di Apple&lt;/a&gt; non si scrivono da soli, ci vuole tempo, pazienza, bisogna fare lunghe ricerche in rete e fra gli archivi cartacei. Inoltre, mantenere un sito costa, soprattutto se si sceglie di proposito di evitare che venga contaminato da pubblicità più o meno invasiva.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non conosco Nicola D&amp;rsquo;Agostino di persona, però mi piace molto quello che scrive. E la sua richiesta di un &lt;a href=&#34;https://www.patreon.com/storiesofapple&#34;&gt;piccolissimo supporto economico tramite Patreon&lt;/a&gt; mi sembra sacrosanta, tanto più che, oltre che supportare il lavoro di ricerca e documentazione, consente anche di accedere a contenuti esclusivi riservati ai soli sottoscrittori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fatevi un giro su &lt;a href=&#34;http://www.storiediapple.it/&#34;&gt;Storie di Apple&lt;/a&gt;, leggete qua e là, fatevi affascinare dalle storie grandi e piccole che troverete. E se, come credo, quello che trovate vi piacerà, sottoscrivete una &lt;a href=&#34;https://www.patreon.com/storiesofapple&#34;&gt;piccola quota su Patreon&lt;/a&gt;, anche due dollari al mese possono essere sufficienti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Possiamo veramente pensare che su internet la qualità possa (e debba) sempre essere gratis?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Auguri dal Terminale</title>
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      <pubDate>Sun, 25 Dec 2016 00:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;pre style=&#34;font-size:60%; font-weight: bold; color:yellow; background-color:black; text-align:left; white-space:pre;&#34;&gt;&#xA;&#xA;  ########    ###    ##    ## ######## ####       ###    ##     ##  ######   ##     ## ########  ####  &#xA;     ##      ## ##   ###   ##    ##     ##       ## ##   ##     ## ##    ##  ##     ## ##     ##  ##   &#xA;     ##     ##   ##  ####  ##    ##     ##      ##   ##  ##     ## ##        ##     ## ##     ##  ##   &#xA;     ##    ##     ## ## ## ##    ##     ##     ##     ## ##     ## ##   #### ##     ## ########   ##   &#xA;     ##    ######### ##  ####    ##     ##     ######### ##     ## ##    ##  ##     ## ##   ##    ##   &#xA;     ##    ##     ## ##   ###    ##     ##     ##     ## ##     ## ##    ##  ##     ## ##    ##   ##   &#xA;     ##    ##     ## ##    ##    ##    ####    ##     ##  #######   ######    #######  ##     ## ####  &#xA;  &#xA;  ########  ######## ########     ##     ## ##    ##  #######   &#xA;  ##     ## ##       ##     ##    ##     ## ###   ## ##     ##  &#xA;  ##     ## ##       ##     ##    ##     ## ####  ## ##     ##  &#xA;  ########  ######   ########     ##     ## ## ## ## ##     ##  &#xA;  ##        ##       ##   ##      ##     ## ##  #### ##     ##  &#xA;  ##        ##       ##    ##     ##     ## ##   ### ##     ##  &#xA;  ##        ######## ##     ##     #######  ##    ##  #######   &#xA;  &#xA;   ######  ########  ##       ######## ##    ## ########  #### ########   #######   &#xA;  ##    ## ##     ## ##       ##       ###   ## ##     ##  ##  ##     ## ##     ##  &#xA;  ##       ##     ## ##       ##       ####  ## ##     ##  ##  ##     ## ##     ##  &#xA;   ######  ########  ##       ######   ## ## ## ##     ##  ##  ##     ## ##     ##  &#xA;        ## ##        ##       ##       ##  #### ##     ##  ##  ##     ## ##     ##  &#xA;  ##    ## ##        ##       ##       ##   ### ##     ##  ##  ##     ## ##     ##  &#xA;   ######  ##        ######## ######## ##    ## ########  #### ########   #######   &#xA;  &#xA;  ##    ##    ###    ########    ###    ##       ######## ####  &#xA;  ###   ##   ## ##      ##      ## ##   ##       ##       ####  &#xA;  ####  ##  ##   ##     ##     ##   ##  ##       ##       ####  &#xA;  ## ## ## ##     ##    ##    ##     ## ##       ######    ##   &#xA;  ##  #### #########    ##    ######### ##       ##             &#xA;  ##   ### ##     ##    ##    ##     ## ##       ##       ####  &#xA;  ##    ## ##     ##    ##    ##     ## ######## ######## ####  &#xA;&#xA;&lt;/pre&gt;&#xA;</description>
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      <title>La prima volta di Apple</title>
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      <pubDate>Wed, 13 May 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Vorrei segnalare questo post particolarmente interessante sulla storia del &lt;a href=&#34;http://www.businessinsider.com.au/first-article-ever-written-about-apple-kilobaud-sheila-clarke-craven-2015-5&#34;&gt;primo articolo sulla neonata Apple Computer Company&lt;/a&gt;, pubblicato all&amp;rsquo;inizio del 1977 sul secondo numero di &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine&#34;&gt;Kilobaud&lt;/a&gt;, la rivista che divenne rapidamente la principale concorrente di &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine&#34;&gt;BYTE&lt;/a&gt;, la più famosa rivista in assoluto dedicata ai computer personali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo parla dell&amp;rsquo;Apple 1 ed è una lettura interessantissima per chi, come me, è appassionato di storia e tecnologia dei computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche più interessante è leggere l&amp;rsquo;articolo originale di Kilobaud, riportato (un po&amp;rsquo; male in verità) alla fine del post in questione. Molto meglio leggerlo direttamente sul &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1977-02&#34;&gt;numero completo di Kilobaud&lt;/a&gt; archiviato sull&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://archive.org/&#34;&gt;Internet Archive&lt;/a&gt;, un sito benemerito a mai troppo apprezzato (oppure, per chi come me trova scomodo leggere sul monitor del computer, scaricare il &lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/05/apple-i-kilobaud-02-1977.pdf&#34;&gt;file pdf dell&amp;rsquo;articolo&lt;/a&gt; che ho preparato io stesso).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tanto per dare una vaga idea di cosa significhi mantenere un sito come questo, faccio notare che la sola scansione di questo numero di Kilobaud, in formato cbz (singoli file tiff zippati) occupa ben 5.3 GB. E questo solo per un singolo numero di una rivista!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sull&amp;rsquo;articolo in sé si potrebbe parlare a lungo. Oggi fa rabbrividire l&amp;rsquo;idea che nel 1977 si potesse usare tranquillamente un computer &lt;em&gt;aperto&lt;/em&gt;, con i trasformatori e i fili di alimentazione esposti, pronti a fulminare chi li avesse toccati per sbaglio. I burocrati della sicurezza di oggi ci andrebbero a nozze (e nonostante queste manie burocratiche, basta un climatizzatore installato male per arrostire una aeroporto).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fa sorridere notare quanto fosse striminzito il manuale di uso dell&amp;rsquo;Apple 1: appena 12 pagine, compresi alcuni semplici schemi elettrici per espandere, da soli, il computer. Non che il manuale del Basic Apple fosse tanto più completo, appena 14 paginette!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna con l&amp;rsquo;Apple II i due Steve, Jobs e Wozniak, hanno corretto il tiro ed hanno prodotto dei manuali completi e assolutamente inappuntabili. Con una dozzina di pagine di documentazione probabilmente non sarebbero andati molto lontano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la cosa forse più inteerssante è considerare il potere di acquisto. Nel 1977 Kilobaud costava due dollari e l&amp;rsquo;Apple 1, in versione &lt;em&gt;usabile&lt;/em&gt; e con 8 kilobyte di RAM, circa 1000 dollari (del 1977). Un rapporto di 1 a 500.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi una rivista specializzata con più o meno lo stesso numero di pagine costa circa 5 euro. Mantenendo lo stesso rapporto di prezzo, l&amp;rsquo;Apple 1 dovrebbe costare ben 2.500 euro, praticamente quanto un &lt;a href=&#34;http://store.apple.com/it/buy-mac/imac&#34;&gt;iMac da 27 pollici&lt;/a&gt; con display Retina 5K e 8 GB di RAM.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma l&amp;rsquo;iMac 5K di oggi ha un milione di volte più RAM dell&amp;rsquo;Apple 1, sul suo monitor ci sono quasi 15 milioni di pixel contro  53.000 pixel,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; e il tutto è gestito da ben quattro processori, ciascuno dei quali è 35.000 volte più veloce del singolo processore dell&amp;rsquo;Apple 1. Il salto  tecnologico e prestazionale è stato straordinario.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È una vera fortuna poter usare un computer come l&amp;rsquo;iMac 5K, oggi. Ma chi ha i miei anni ha anche avuto il privilegio di vivere giorno per giorno questo progresso fantastico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In realtà il numero riportato è relativo alla modalità grafica in alta risoluzione dell&amp;rsquo;Apple II. L&amp;rsquo;Apple 1 funzionava solo in modalità testo, 40 colonne per 24 righe.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Se questo è un orologio...</title>
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      <pubDate>Sat, 28 Jun 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://cms-images.idgesg.net/images/article/2014/06/send_a_text-100339542-orig.jpg&#34; class=&#34;aligncenter&#34; /&gt;&#xA;&lt;p&gt;È stato appena presentato &lt;a href=&#34;http://www.android.com/wear&#34;&gt;Android Wear&lt;/a&gt;, il sistema operativo di Google per gli orologi &lt;em&gt;intelligenti&lt;/em&gt;, ovviamente compatibile con Android.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tralascerò le mie considerazioni personali sulla reale &lt;a href=&#34;http://www.greenbot.com/article/2375201/android-wear-first-impressions-the-most-useful-wearable-interface-ive-ever-used.html&#34;&gt;utilità di un orologio &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; di questo tipo, quando abbiamo tutti uno smartphone in tasca e a poche decine di centimetri dal polso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non posso evitare comunque di pensare che, se gli orologi sono tutti come quelli presentati finora&amp;hellip; quasi quasi preferisco l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://books.google.it/books?id=MOIDAAAAMBAJ&amp;amp;amp;pg=PA125#v=onepage&amp;amp;amp;q&amp;amp;amp;f=false&#34;&gt;orologio nero&lt;/a&gt; di Clive Sinclair, il padre dello &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Sinclair_ZX_Spectrum&#34;&gt;Spectrum&lt;/a&gt;&amp;hellip; ;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;O perfino il quasi sconosciuto &lt;a href=&#34;http://www.retrothing.com/2007/02/unreleased_sinc.html&#34;&gt;prototipo di orologio con radio FM&lt;/a&gt;, un oggetto degno del set di Star Trek.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;http://www.ledwatches.net/articles/sinclair-fm-radio-watch/DSCN0821r.jpg&#34; class=&#34;aligncenter&#34; /&gt;&#xA;</description>
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