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    <title>Respberry Pi on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Respberry Pi on Melabit</description>
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      <title>Da melabit a melabit: fare da sé?</title>
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      <pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/glen-carrie-1671267-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@glencarrie&#34;&gt;Glen Carrie&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non avrei mai immaginato che sarebbe passato un &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;anno intero&lt;/a&gt; prima di riuscire a scrivere ancora di trasferimento del blog, hosting e così via. Nel mezzo c&amp;rsquo;è stata una transizione lavorativa improvvisa e quasi inaspettata oltre che vari impegni familiari improrogabili e non sono riuscito a fare di più. Ma abbiamo già perso troppo tempo, quindi meglio venire subito al dunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;fare-da-soli&#34;&gt;Fare da soli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Abbiamo già visto &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;come scegliere il servizio di hosting&lt;/a&gt;, cioè l&amp;rsquo;azienda (o &lt;em&gt;provider&lt;/em&gt;) che gestisce l’infrastruttura hardware e software su cui si basa il nostro sito web e che lo rende raggiungibile attraverso la rete. Un &lt;em&gt;provider&lt;/em&gt; ha un certo costo, che per un  blog personale o un sito web di un professionista o di una piccola azienda può andare da un minimo di 20-30 euro a qualche centinaia di euro all&amp;rsquo;anno, a seconda del provider, dei servizi scelti e del livello di supporto desiderato. A fronte di questa spesa assolutamente ragionevole, utilizzare un provider permette di delegare la gestione di tutta l&amp;rsquo;infrastruttura hardware, l&amp;rsquo;aggiornamento del sistema operativo e del software su cui si basa il sito, la sicurezza, il backup e così via, a degli esperti professionisti (si spera!), lasciando a noi solo il compito di gestire i contenuti veri e propri del sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma&amp;hellip; e se volessimo lo stesso fare da soli? Magari perché vogliamo imparare a gestire un server. Oppure perché vogliamo provare diverse soluzioni prima di decidere come realizzare definitivamente il nostro sito. Perché siamo restii a far gestire il nostro sito da un provider che domani potrebbe scomparire. Per semplice curiosità o  perfino perché vogliamo riutilizzare come server web un vecchio computer lasciato a marcire in cantina.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cominciamo dalla fine. Se sperate di poter fare quello che era così comune agli albori del web, prendere un computer ormai vecchio e poco performante e fargli gestire il vostro piccolo sito web, mi dispiace ma dovete ricredervi. Il web di oggi è molto diverso da quello di 15-20 anni fa, è infarcito di JavaScript, di contenuti dinamici, di CSS, di decine di altre tecnologie completamente sconosciute anche solo cinque o sei anni fa. Un computer vecchio, con un processore obsoleto, poca RAM, con un hard-disk lento come una lumaca, non ce la fa più a gestire in modo efficiente il web odierno, a meno di non ostinarsi a realizzare un sito vecchio (anzi, vecchissimo) stile, con le pagine scritte in HTML &lt;em&gt;puro&lt;/em&gt; e collegate manualmente l&amp;rsquo;una all&amp;rsquo;altra. Un sito come quelli di &lt;a href=&#34;https://www.wired.com/2009/11/geocities/&#34;&gt;GeoCities&lt;/a&gt; o giù di lì.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;raspberry-pi&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna per un sito web non serve nemmeno una workstation superpotente con processore Xeon e decine di gigabyte di RAM, è sufficiente un computer moderno anche se a basso costo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E fra i computer a basso (o meglio, bassissimo) costo disponibili sul mercato, il più interessante è senza alcun dubbio il &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/a&gt;, il microcomputer grande poco più di un pacchetto di sigarette (si può dire ancora?) che ha prodotto una vera e propria rivoluzione  fra i cosiddetti &lt;em&gt;maker&lt;/em&gt;, che lo usano per i progetti più svariati e a volte incredibili, dai semplici sistemi domestici di &lt;a href=&#34;https://averagemaker.com/2014/09/turn-raspberry-pi-into-cctv-security.html&#34;&gt;videosorveglianza&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://support.hifiberry.com/hc/en-us/articles/205699981-How-to-build-a-multiroom-audio-system-based-on-Raspberry-Pi-and-Hifiberry&#34;&gt;intrattenimento&lt;/a&gt; a progetti avanzati di &lt;a href=&#34;https://www.freecodecamp.org/news/how-to-monitor-your-air-quality-with-this-diy-setup-3399793137c3/&#34;&gt;monitoraggio ambientale&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.oreilly.com/learning/how-to-build-a-robot-that-sees-with-100-and-tensorflow&#34;&gt;robotica&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://medium.com/nanonets/how-to-easily-detect-objects-with-deep-learning-on-raspberrypi-225f29635c74&#34;&gt;intelligenza artificiale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se il Raspberry Pi va bene per queste applicazioni, a maggior ragione può essere usato per implementare un &lt;a href=&#34;https://www.makeuseof.com/tag/turn-your-raspberry-pi-into-a-nas-box/&#34;&gt;NAS&lt;/a&gt;, un &lt;a href=&#34;https://pimylifeup.com/raspberry-pi-nextcloud-server/amp/&#34;&gt;servizio cloud&lt;/a&gt; personale o un &lt;a href=&#34;http://thestuffwebuild.com/projects/raspberry-pi-web-server/&#34;&gt;server web&lt;/a&gt; &lt;em&gt;casalingo&lt;/em&gt; (dove con questo termine intendo indicare in generale un blog personale o un sito di un professionista o di una piccola azienda).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io ho provato a trasferire &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com&#34;&gt;questo blog&lt;/a&gt; sul mio Raspberry Pi 3 B e ha funzionano tutto perfettamente, molto meglio di quanto mi sarei potuto aspettare. Per farlo, ho installato &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/downloads/raspbian/&#34;&gt;Raspbian&lt;/a&gt; (la versione di Debian GNU/Linux specifica per il Raspberry Pi) scegliendo la versione Lite senza interfaccia grafica,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ho installato e configurato Wordpress seguendo &lt;a href=&#34;https://projects.raspberrypi.org/en/projects/lamp-web-server-with-wordpress&#34;&gt;queste istruzioni&lt;/a&gt; stringate ma molto chiare e infine ho trasferito tutto il contenuto del blog usando il plugin di esportazione installato di default in Wordpress. Più o meno due ore di lavoro, andando piano e controllando bene quello che stavo facendo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I risultati sono andati oltre le più rosee aspettative: la velocità di accesso al blog era indistinguibile da quella garantita dall&amp;rsquo;hosting attuale su Wordpress.com e anche l&amp;rsquo;utilizzo del &lt;em&gt;backend&lt;/em&gt;, cioè del sistema di gestione di Wordpress (articoli, file allegati, plugin, utenti e così via), non faceva assolutamente rimpiangere quello a cui sono abituato ormai da tanti anni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A chi volesse provarci a sua volta e non ha già un Raspberry Pi a disposizione, consiglio di acquistare il modello più recente, il &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/products/raspberry-pi-3-model-b-plus/&#34;&gt;Raspberry Pi 3 B+&lt;/a&gt; (costa 32 euro su &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/Raspberry-Pi-3-modello-B/dp/B07BDR5PDW/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;amp;keywords=Raspberry&amp;#43;Pi&amp;#43;3&amp;#43;Model&amp;#43;B%2B&amp;amp;qid=1560593594&amp;amp;s=gateway&amp;amp;sr=8-3&#34;&gt;Amazon&lt;/a&gt;, qualcosa di più su &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/raspberry-pi-3-model-b-plus&#34;&gt;PiHut&lt;/a&gt;), e una scheda micro SD veloce da almeno 16-32 GB, tenendo conto che la velocità della scheda è molto più importante della capienza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;pro-e-contro&#34;&gt;Pro e contro&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi è perfetto per imparare a gestire un server web e il sistema Linux associato oppure per fare delle prove con diversi &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/08/06/i-limiti-di-wordpress-com-una-nuova-piattaforma-per-il-blog/&#34;&gt;CMS&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/08/06/i-limiti-di-wordpress-com-una-nuova-piattaforma-per-il-blog/&#34;&gt;generatori di siti statici&lt;/a&gt; prima di scegliere quello che vogliamo usare per il nostro sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi non ha nemmeno bisogno di essere collegato ad un monitor e ad una tastiera e mouse, ma può essere gestito senza problemi da remoto tramite l&amp;rsquo;interfaccia &lt;code&gt;ssh&lt;/code&gt; (naturalmente bisogna avere dei rudimenti di conoscenza del Terminale, cosa comunque necessaria per chiunque voglia imparare a gestire Linux e un sistema server). In più è molto piccolo, messo in un case come &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/collections/raspberry-pi-cases/products/flirc-raspberry-pi-3-b-case&#34;&gt;questo&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/pibow-3b-coupe-raspberry-pi-3-3b?ref=isp_rel_prd&amp;amp;isp_ref_pos=2&#34;&gt;questo&lt;/a&gt; fa la sua figura e può essere tenuto tranquillamente in bella vista sulla scrivania o accanto al router.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche se, come io stesso ho potuto verificare, funziona molto bene con Wordpress e probabilmente anche con qualunque altro CMS o sistema statico che ci possa venire in mente di installare, usare un Raspberry Pi come sistema &lt;em&gt;definitivo&lt;/em&gt; sul quale ospitare un server web (ma anche un NAS o un cloud casalingo) richiede di curare attentamente una serie di dettagli niente affatto trascurabili. È importante tenere presente che, anche se l&amp;rsquo;articolo è focalizzato sull&amp;rsquo;uso del Raspberry Pi, le considerazioni che seguono valgono in parte per qualunque computer che possiamo voler usare come server web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;Il processore del Raspberry Pi genera poco calore e non ha bisogno di un dissipatore o di una ventola. Ma il microcomputer è progettato per essere usato per qualche ora e poi spento, cosa succede se lo teniamo acceso 24 ore su 24? Ci sarà bisogno di montare un &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/collections/raspberry-pi-cases/products/raspberry-pi-heatsink&#34;&gt;dissipatore metallico&lt;/a&gt; o una &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/adafruit-miniature-5v-cooling-fan-for-raspberry-pi-and-other-computers&#34;&gt;ventola&lt;/a&gt;, oppure di usare un &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/collections/raspberry-pi-cases/products/flirc-raspberry-pi-3-b-case&#34;&gt;case metallico&lt;/a&gt; adatto a dissipare il calore prodotto dal processore (io ho fatto così).&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/flirc.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le schede SD utilizzate dal Raspberry Pi come memoria di massa sono notoriamente fragili e poco adatte ad un uso prolungato. Ci sono soluzioni che permettono di utilizzare un &lt;a href=&#34;https://geekworm.com/products/x820-v3-0-usb-3-0-2-5-inch-sata-hdd-ssd-storage-expansion-board&#34;&gt;disco esterno&lt;/a&gt; meccanico o SSD (o anche &lt;a href=&#34;https://geekworm.com/collections/new-arrivals/products/raspberry-pi-x822-dual-2-5-sata-hdd-ssd-storage-expansion-board&#34;&gt;due&lt;/a&gt;) al posto della scheda SD, sono molto interessanti ma richiedono un minimo di manualità e di esperienza per installare e configurare il tutto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alimentare un server con un alimentatore da parete e il suo fragile connettorino microUSB ha un livello di affidabilità decisamente scarso. Se poi aggiungiamo un disco esterno, è facile che la potenza fornita dall&amp;rsquo;alimentatore USB diventi insufficiente. Molto meglio usare un alimentatore ad hoc, magari insieme ad un case adatto ad ospitare tutti i componenti &lt;a href=&#34;http://thestuffwebuild.com/projects/raspberry-pi-web-server/&#34;&gt;come questo&lt;/a&gt; (si veda anche la figura qui sotto). Purtroppo, mettere insieme una cosa del genere richiede un livello di manualità e di esperienza ancora più elevato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;http://thestuffwebuild.com/wp-content/uploads/2013/07/DSC_0121.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: The Stuff We Build, &lt;a href=&#34;http://thestuffwebuild.com/projects/raspberry-pi-web-server/&#34;&gt;Raspberry Pi Web Server&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sempre in tema di alimentazione elettrica, per usare il Raspberry Pi come server è indispensabile aggiungere una &lt;a href=&#34;https://uk.pi-supply.com/products/pijuice-standard&#34;&gt;batteria tampone&lt;/a&gt;, adatta a tenere il Raspberry Pi alimentato anche in assenza di corrente elettrica, meglio se associata ad un &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/EPYC-Continuit%C3%A0-Potenza-Tecnologia-Interactive/dp/B07N2NMJ9X/&#34;&gt;piccolo UPS&lt;/a&gt; per il router (se va via la corrente di casa e il router si spegne, tenere alimentato il Raspberry Pi non serve comunque). Il solo UPS può anche andare bene per alimentare i due dispositivi, bisogna solo controllare che abbia una potenza sufficiente ad alimentare il router ed il Raspberry Pi per diverse ore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un server web ha bisogno di un nome di dominio e di un indirizzo IP associato. Per il nome di dominio c&amp;rsquo;è poco da fare, va richiesto necessariamente ad una azienda intermediaria (&lt;em&gt;registrar&lt;/em&gt;) come &lt;a href=&#34;https://www.register.it/&#34;&gt;Register.it&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://it.godaddy.com/domains/domain-name-search&#34;&gt;GoDaddy&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.cloudflare.com/products/registrar/&#34;&gt;Cloudflare&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://domains.google&#34;&gt;Google Domains&lt;/a&gt; e costa circa 10-15 euro all&amp;rsquo;anno (spesso molto meno il primo anno). Al nome di dominio bisogna associare l&amp;rsquo;indirizzo IP del nostro sito, che in genere è gestito direttamente dal provider del servizio di hosting. Se vogliamo fare da soli dobbiamo riuscire ad ottenere in qualche modo un indirizzo IP personale. Purtroppo i normali provider telefonici che usiamo per accedere ad internet da casa o dall&amp;rsquo;ufficio, Wind/Infostrada, Vodafone o simili, ci assegnano degli IP &lt;em&gt;dinamici&lt;/em&gt;, che possono cambiare nel tempo, mentre a noi serve un IP &lt;em&gt;statico&lt;/em&gt;, da associare una volta per tutte al nome di dominio. Scordatevi i servizi di &lt;a href=&#34;https://dyndns.it/knowledgebase/cose-un-dns-dinamico/&#34;&gt;DNS dinamico&lt;/a&gt; come &lt;a href=&#34;https://www.opendns.com&#34;&gt;DynDNS&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.opendns.com/&#34;&gt;OpenDNS&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.noip.com&#34;&gt;NoIP&lt;/a&gt; e simili, questi possono andar bene per accedere di tanto in tanto alla videosorveglianza o ai dispositivi IoT di casa, non certo per un server web. L&amp;rsquo;unico provider che conosca che fornisce facilmente un IP statico ai clienti è Fastweb, basta chiederlo ed è anche gratuito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da non dimenticare la questione dell&amp;rsquo;aggiornamento e della messa in sicurezza del sistema operativo e dei pacchetti software che utilizziamo per realizzare il sito web. Linux è intrinsecamente un sistema operativo sicuro, ma ciò non toglie che bisogna preoccuparsi di aggiornarlo frequentemente, nonché di aggiornare tutti i pacchetti software di contorno, in particolare quelli utilizzati per il sito web, in modo da evitare non solo che il sito finisca sotto il controllo di qualche &lt;em&gt;script kiddie&lt;/em&gt; che non ha di meglio da fare, ma soprattutto che il nostro microcomputer diventi una base di partenza per i malintenzionati della rete per effettuare attacchi mirati a più vasta scala.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come è facile notare le mie perplessità sull&amp;rsquo;uso del Raspberry Pi come server web &lt;em&gt;casalingo&lt;/em&gt; (così come di qualunque altro computer usato per questo scopo) sono soprattutto di natura hardware, e in fondo riflettono il fatto che questo microcomputer nasce come sistema sperimentale o di sviluppo, non come sistema affidabile da tenere in funzione 24 ore su 24.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche dal punto di vista puramente economico non mi sembra una grande idea: fra Raspberry Pi, UPS, case e accessori vari si rischia di superare facilmente il costo di un servizio di hosting pluriennale, con in più i tanti grattacapi descritti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi invece è imbattibile come sistema didattico ed è di sicuro uno dei migliori acquisti che si possano fare in questo momento, una specie di ritorno ai tempi &lt;em&gt;eroici&lt;/em&gt; degli anni &amp;lsquo;80 quando chi comprava un computer come il Commodore 64, lo Spectrum o, per i più fortunati, l&amp;rsquo;Apple II doveva rimboccarsi le maniche e imparare i rudimenti della programmazione e magari anche dell&amp;rsquo;elettronica per usarlo al meglio. È una vera fortuna che quei tempi siano tornati, oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;da-melabit-a-melabit-la-serie-completa-degli-articoli&#34;&gt;Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;Da melabit a melabit: introduzione&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta dell’hosting&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta del dominio&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;Da melabit a melabit: fare da sé?&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/&#34;&gt;Da melabit a melabit: andare sul cloud&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/03/da-melabit-a-melabit-conclusioni/&#34;&gt;Da melabit a melabit: conclusioni&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La versione ideale per un server web al quale, dopo la configurazione iniziale, si accede quasi esclusivamente tramite l&amp;rsquo;interfaccia web.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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