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    <title>Repubblica on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Repubblica on Melabit</description>
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      <title>Sopravvivere al coronavirus: i dati</title>
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      <pubDate>Tue, 14 Apr 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/04/edwin-hooper-q8m8clkryeo-unsplash-1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;br&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@edwinhooper&#34;&gt;Edwin Hooper&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;epidemia di coronavirus ha stravolto le nostre vite, costringendoci a tapparci in casa in attesa di tempi migliori. Da più di un mese le giornate sono scandite dalle conferenze stampa delle 18, veri e propri bollettini di guerra, con i numeri dei nuovi ricoverati, dei guariti e, purtroppo, dei troppi morti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ormai non si riesce più a parlare d&amp;rsquo;altro, sembra di essere in uno stato di animazione sospesa, di vivere al rallentatore in attesa di sapere se e quando questa tragedia finirà.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anch&amp;rsquo;io non ho molta voglia di parlare d&amp;rsquo;altro. Non è che non ci abbia provato, di spunti ne ho fin troppi, ma ogni volta che mi metto al computer e provo a scrivere mi passa la voglia, mi sembra tutto troppo frivolo o poco appropriato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora non è meglio togliersi il dente e decidersi ad affrontare l&amp;rsquo;argomento del giorno? Entro certi limiti. Non sono un virologo e non mi passa per l&amp;rsquo;anticamera del cervello atteggiarmi ad esperto di questo settore, come sembrano fare tanti frequentatori dei &lt;em&gt;social&lt;/em&gt;. Per cui niente fatti del giorno, ipotesi fantasiose, cure mirabolanti, fake news ripetute allo sfinimento tanto a renderle quasi credibili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi limiterò a guardare i dati e cercare di trarre qualche conclusione oppure a proporre qualche lettura che mi pare particolarmente interessante. E magari anche a presentare qualche strumento con cui sto provando ad affrontare al meglio questo lungo periodo di lavoro e di vita online.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Da dove cominciamo? Dai dati, dai numeri nudi e crudi, che sono in fondo le cose con le quali dovrei avere più dimestichezza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sin dai primi giorni della crisi, quando si credeva che il coronavirus fosse un problema esclusivamente cinese, la fonte di informazione con i dati globali più aggiornati e attendibili è stata la &lt;a href=&#34;https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6&#34;&gt;&lt;em&gt;dashboard&lt;/em&gt; interattiva della Johns Hopkins University&lt;/a&gt; (in italiano si dovrebbe dire &amp;ldquo;cruscotto&amp;rdquo;, ma per favore lasciatemi usare il termine originale), che riceve &lt;a href=&#34;https://www.natureindex.com/news-blog/behind-johns-hopkins-university-coronavirus-dashboard&#34;&gt;un miliardo di accessi al giorno&lt;/a&gt; ma che è stata messa su in una giornata da un giovane laureato in Ingegneria Civile di origine cinese. Il gruppo aveva già sviluppato uno strumento simile per studiare la diffusione del morbillo, ma di sicuro quello che sono riusciti a fare dall&amp;rsquo;oggi al domani è semplicemente straordinario. Tutti i dati su cui si basa la dashboard sono facilmente &lt;a href=&#34;https://github.com/CSSEGISandData/COVID-19&#34;&gt;scaricabili da GitHub&lt;/a&gt;, a disposizione di chi volesse analizzarli con i propri strumenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La Protezione Civile italiana ha messo online una &lt;a href=&#34;http://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/&#34;&gt;dashboard molto simile&lt;/a&gt;, adattata alla realtà italiana. La grafica è la stessa, la fruibilità purtroppo un po&amp;rsquo; meno. Ma quello che come al solito manca quando si ha a che fare con le realtà italiane (istituzionali e non) è la facilità di accesso ai dati:&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; le &lt;a href=&#34;https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/schede-riepilogative&#34;&gt;schede riepilogative&lt;/a&gt; giornaliere sono in pdf (che in questo caso specifico sembra archeologia informatica) e ci sono &lt;a href=&#34;https://github.com/pcm-dpc/COVID-19&#34;&gt;serie di dati&lt;/a&gt; separate per le province e le regioni, oltre che per l&amp;rsquo;intera nazione, mentre sarebbe molto più produttivo lavorare sui dati disaggregati (presentati cioè al livello più basso possibile, che per l&amp;rsquo;Italia potrebbe essere il comune, il CAP o in questo caso particolare l&amp;rsquo;ASL), da aggregare in un secondo momento in base al livello di dettaglio desiderato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Altra dashboard interessante ma piuttosto complessa da utilizzare (oltre che estremamente lenta) è quella dell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://qap.ecdc.europa.eu/public/extensions/COVID-19/COVID-19.html&#34;&gt;European Centre for Disease Prevention and Control&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Molto più pratici sono il &lt;a href=&#34;https://bing.com/covid&#34;&gt;COVID-19 Tracker&lt;/a&gt; di Microsoft (bisogna ammettere che questa volta Microsoft ha messo su uno strumento molto ben fatto e facile da usare) e la &lt;a href=&#34;https://vac-lshtm.shinyapps.io/ncov_tracker/&#34;&gt;dashboard di Edward Parker&lt;/a&gt;, sviluppata con &lt;a href=&#34;https://shiny.rstudio.com/&#34;&gt;Shiny&lt;/a&gt; (un package aggiuntivo di R che permette di costruire con facilità delle applicazioni web interattive). Di quest&amp;rsquo;ultima trovo particolarmente interessanti i grafici a livello regionale (Region Plots), dove è possibile selezionare con molta facilità un gran numero di visualizzazioni diverse, nonché la possibilità di confrontare i dati di questa pandemia con quelli di altre epidemie recenti come la SARS, l&amp;rsquo;influenza suina ed Ebola.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/04/europe-usa-cumulative.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;em&gt;Grafico tratto dalla &lt;a href=&#34;https://vac-lshtm.shinyapps.io/ncov_tracker/&#34;&gt;dashboard di Edward Parker&lt;/a&gt;, che mostra l&amp;rsquo;andamento nel tempo dell&amp;rsquo;infezione da COVID-19 per i principali paesi europei e per gli USA. Il tempo iniziale di ciascun grafico corrisponde con il giorno in cui si è verificato il 100-esimo caso confermato di infezione. Questa rappresentazione mostra che la velocità di diffusione dell&amp;rsquo;epidemia è identica in Italia, Germania e Francia, mentre Spagna e UK sono caratterizzata da una velocità di diffusione rispettivamente maggiore e minore (ma la velocità dell&amp;rsquo;UK tende ad avvicinare quella dei primi tre paesi). Gli USA fanno decisamente storia a sé.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un&amp;rsquo;altra dashboard, quella di &lt;a href=&#34;https://accelerator.weather.com/bi/?perspective=dashboard&#34;&gt;Weather.com&lt;/a&gt; sviluppata in collaborazione con IBM, sarebbe forse lo strumento più interessante in assoluto (e nei primi giorni lo era), ma ora  è diventata così lenta e piena di errori da essere inusabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;La &lt;a href=&#34;https://ourworldindata.org/coronavirus&#34;&gt;pagina dedicata al COVID-19&lt;/a&gt; di Our World in Data è molto più classica ma, anche se meno immediatamente fruibile di una dashboard, permette di visualizzare e analizzare i dati in un numero enorme di modi diversi. Da non perdere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Semplicemente eccezionale, ma limitata ai soli Stati Uniti, è la &lt;a href=&#34;https://www.nytimes.com/interactive/2020/us/coronavirus-us-cases.html&#34;&gt;mappa interattiva del New York Times&lt;/a&gt;, i cui dati sono &lt;a href=&#34;https://www.nytimes.com/article/coronavirus-county-data-us.html&#34;&gt;verificati uno ad uno&lt;/a&gt; da un team di giornalisti del New York Times. I dati originali usati per preparare la mappa si trovano &lt;a href=&#34;https://github.com/nytimes/covid-19-data&#34;&gt;come al solito su GitHub&lt;/a&gt; e, analogamente all&amp;rsquo;Italia, sono aggregati a livello di contea e di stato. Ma se si tiene conto delle dimensioni e della maggiore omogeneità degli USA, l&amp;rsquo;aggregazione per contea, pur se non ideale, contiene già un buon livello di dettaglio, diciamo quasi come per noi quella a livello di comune.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per finire torniamo alla situazione italiana, così come la presenta la &lt;a href=&#34;https://lab.gedidigital.it/gedi-visual/2020/coronavirus-i-contagi-in-italia/&#34;&gt;pagina dedicata di Repubblica&lt;/a&gt;. Rispetto agli strumenti visti finora non è niente di particolarmente innovativo, ma i dati a livello regionale sono molto interessanti e sono presentati in modo graficamente ineccepibile. Peccato solo che la lettura delle scale dei grafici non sia così immediata come dovrebbe.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un problema serio appena trattato persino dal &lt;a href=&#34;https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/04/12/dati-coronavirus-regione-va-conto-suo-aiutateci-mappare-condivide-cosa-aggiornato/&#34;&gt;Sole 24 Ore&lt;/a&gt;, del quale varrebbe la pena discutere più in dettaglio anche qui, prima o poi.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>L&#39;iPhone 7 e la crisi nera di Apple</title>
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      <pubDate>Tue, 11 Oct 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Non lo dico io, lo dice &lt;a href=&#34;http://www.repubblica.it/&#34;&gt;Repubblica&lt;/a&gt;, uno dei più diffusi ed autorevoli giornali italiani (però sta perdendo rapidamente posizioni in entrambi gli ambiti).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una settimana fa Repubblica ha in prima pagina uno strillo relativo a&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Blackberry, Motorola, Nokia, la vita breve dei grandi marchi.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nonostante il giornale tratti da sempre malissimo tutto quello che sa di tecnologia (basta leggere le insulse &lt;em&gt;recensioni&lt;/em&gt; di Jaime D&amp;rsquo;Alessandro sul Venerdì per accorgersene), vado lo stesso a leggere l&amp;rsquo;articolo. I marchi citati hanno fatto la storia della telefonia mobile e l&amp;rsquo;argomento che mi interessa a prescindere da chi ne scrive.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo, intitolato &amp;ldquo;&lt;em&gt;La vita breve dei telefonini&lt;/em&gt;&amp;rdquo;,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; è deludente, una rimasticatura di cose stranote, chi l&amp;rsquo;ha scritto non ha nemmeno chiaro come si scrive IBM (tutto maiuscolo, è un acronimo), figuriamoci il resto. Ci sono sparsi qua e là pezzetti di una intervista ad un professore della Bocconi, che di sicuro sa dire qualcosa di meglio di &amp;ldquo;&lt;em&gt;&amp;hellip;è possibile che domani lo smartphone venga sostituito da un&amp;rsquo;altra tecnologia&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, oppure di &amp;ldquo;&lt;em&gt;Oggi i cambiamenti nei processi di consumo iniziano sempre dal basso&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Purtroppo &amp;ndash; è successo perfino a me &amp;ndash; quando un giornalista intervista un esperto in settori che non conosce, sintetizza (molto) a modo suo quello che gli viene detto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma questo, credetemi, è il meno. Quello che trovo &lt;em&gt;stupefacente&lt;/em&gt; per un giornale blasonato come Repubblica (e non è nemmeno la &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/10/19/infront-repubblica-e-le-scopiazzature-indecenti/&#34;&gt;prima volta&lt;/a&gt;) è il resto della pagina dedicata alla &lt;em&gt;morte&lt;/em&gt; delle grandi aziende di telefonia mobile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Proprio al centro della pagina (&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/10/repubblica_30-09-2016.png&#34;&gt;qui potete trovare la versione in alta risoluzione dell&amp;rsquo;articolo&lt;/a&gt;) campeggia un grafico che mostra le quote di mercato dei principali produttori di cellulari/smartphone dal 1995 al 2015.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/10/repubblica_30-09-2016_lowres.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/10/repubblica_30-09-2016_lowres.jpg&#34; alt=&#34;repubblica_30-09-2016_lowres&#34; width=&#34;600&#34; class=&#34;aligncenter wp-image-2909&#34; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un bel grafico, colorato, comprensibile. C&amp;rsquo;è qualche problema con l&amp;rsquo;asse orizzontale (uno studente di terza liceo si beccherebbe un cappello dell&amp;rsquo;asino virtuale con un asse così) e l&amp;rsquo;enorme area bianca dedicata agli &lt;em&gt;altri&lt;/em&gt; produttori è inutile, ma non serve fare troppo il precisino. Guardiamo i dati, piuttosto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Motorola c&amp;rsquo;è ed è ben visibile, aveva il 22% nel 1995 ed è crollata praticamente a zero dopo il 2010.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Blackberry pure, anche se secondo Repubblica &lt;em&gt;nasce&lt;/em&gt; solo nel 2007 insieme all&amp;rsquo;iPhone e &lt;em&gt;muore&lt;/em&gt; di colpo intorno al 2012 (la realtà è &lt;a href=&#34;https://www.engadget.com/2013/01/28/rim-a-brief-history-from-budgie-to-blackberry-10/&#34;&gt;un po&amp;rsquo; diversa&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple viene fatta giocare a nascondino con il grigiotopo scelto per i suoi dati, quasi a cercare di mimetizzarla fra le altre curve.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Vediamo Nokia. Repubblica attribuisce a Nokia una quota di mercato del 30% fra il 1998 e il 2010 (prima di subire il bacio della morte di Microsoft). Solo il 30%? Lo so che è una percentuale enorme, ma in questo caso è troppo poco. Il sito di &lt;a href=&#34;http://www.statista.com&#34;&gt;Statista&lt;/a&gt; &amp;ndash; da cui la Repubblica ha tratto questi dati &amp;ndash; attribuisce a Nokia ben &lt;a href=&#34;https://www.statista.com/statistics/263438/market-share-held-by-nokia-smartphones-since-2007/&#34;&gt;il 50% del mercato&lt;/a&gt; ancora nel 2007.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Ci si può fidare di Repubblica se non sa fare nemmeno il copia-e-incolla dei dati?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/10/statista-nokia-market-share-2007-2013.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/10/statista-nokia-market-share-2007-2013.png&#34; alt=&#34;statista-nokia-market-share-2007-2013&#34; width=&#34;600&#34; class=&#34;aligncenter wp-image-2910&#34; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ancora più assurda è la pretesa che Nokia/Microsoft (in realtà ormai solo Microsoft) abbia &lt;em&gt;oggi&lt;/em&gt; una quota di quasi il 10%. Ma se ad agosto i telefoni marchiati Microsoft erano considerati &lt;a href=&#34;http://www.theverge.com/2016/5/23/11743594/microsoft-windows-phone-market-share-below-1-percent&#34;&gt;praticamente morti&lt;/a&gt;, con meno dell&#39;1% del mercato?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma eccoci alla vera ciliegina sulla torta: i quattro riquadri intorno all&amp;rsquo;articolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I riquadri dovrebbero essere un breve riassunto delle gesta delle tre aziende citate nello strillo di copertina, Blackberry, Motorola e Nokia. Già, ma i riquadri disponibili sono quattro, chi si può mettere nello rimasto spazio vuoto?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un ingenuo potrebbe pensare ad Handspring/Palm che, con i suoi ottimi &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Palm_Treo&#34;&gt;Treo&lt;/a&gt; ha realizzato e diffuso i primi  smartphone (&lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Nokia_Communicator&#34;&gt;Nokia Communicator&lt;/a&gt; a parte), fondendo egregiamente telefono e &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Computer_palmare&#34;&gt;computer palmare&lt;/a&gt; e aprendo la strada agli apparecchi che portiamo tutti in tasca ogni giorno, ormai più computer che telefoni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oppure ad &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Ericsson_Mobile_Communications&#34;&gt;Ericsson&lt;/a&gt;, azienda svedese che ha detto la sua negli anni&#39;90, agli albori della telefonia mobile, finendo poi per essere inglobata e stritolata da Sony.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oppure ad &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/HTC&#34;&gt;HTC&lt;/a&gt;, un&amp;rsquo;altra azienda che ha avuto un decennio di popolarità per poi decadere,  stritolata dalla concorrenza fra Apple e Samsung.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma no, chi mette Repubblica nel quarto riquadro, fra le nobili (già) decadute?&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Secondo Repubblica Apple è in crisi: l&amp;rsquo;iPhone 7 è una delusione e ha colpito il pubblico solo per l&amp;rsquo;assenza del jack audio (anzi, come lo definisce il giornale, del &lt;em&gt;foro per le cuffie&lt;/em&gt;), le vendite sono per la prima volta in ribasso, il mercato degli smartphone è saturo, la Cina non tira più, la forza creativa si è esaurita.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fa niente che in sole due settimane la diffusione di iPhone 7 &lt;a href=&#34;http://info.localytics.com/blog/two-weeks-after-release-iphone-7-ios-10-showing-high-adoption&#34;&gt;abbia superato quella dell&amp;rsquo;iPhone SE&lt;/a&gt; (considerato comunemente un grande successo). Fa niente che l&amp;rsquo;iPhone 7 finora &lt;a href=&#34;http://info.localytics.com/blog/two-weeks-after-release-iphone-7-ios-10-showing-high-adoption&#34;&gt; abbia venduto più dell&amp;rsquo;iPhone 6S&lt;/a&gt; di un anno fa. Fa niente che, se di questi tempi c&amp;rsquo;è un fallimento in giro, è di sicuro il &lt;a href=&#34;http://www.macrumors.com/2016/10/10/samsung-halts-production-of-galaxy-note-7/&#34;&gt;Samsung Note 7&lt;/a&gt;, messo in commercio in fretta e furia per cercare di fare concorrenza all&amp;rsquo;iPhone 7 e appena ritirato, perché anche i modelli sostitutivi continuano a prendere fuoco all&amp;rsquo;improvviso (altro che &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IPhone_4#Antenna&#34;&gt;&lt;em&gt;antennagate&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.macrumors.com/2015/08/10/iphone-6s-addresses-bendgate-video/&#34;&gt;&lt;em&gt;bendgate&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;).&#xA;E fa niente che le vendite di smartphone di fascia alta (i soli modelli che fanno guadagnare) &lt;a href=&#34;http://www.appleworld.today/blog/2016/10/6/gartner-iphone-sales-to-be-weaker-this-year-but-revive-in-2017&#34;&gt;siano diminuite nel 2016 per &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt; i produttori&lt;/a&gt;, non certo solo per Apple.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nemmeno per sogno, solo basandosi sul &lt;em&gt;presunto&lt;/em&gt; fallimento dell&amp;rsquo;iPhone 7, Repubblica condanna Apple alla morte e all&amp;rsquo;oblio, né più né meno di Nokia, Blackberry e Motorola.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma si, lunga vita a Microsoft e a Windows Phone!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un titolo come &amp;ldquo;&lt;em&gt;La vita breve dei produttori di telefonini&lt;/em&gt;&amp;rdquo; sarebbe stato più corretto, ma avrebbe perso molto in &lt;em&gt;appeal&lt;/em&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ora, dopo il breve interregno Google, Motorola è con Lenovo e in base al grafico fa quanto Huawei ed LG e molto più di Sony.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il grafico mostra che Apple passa da zero nel 2007 al 10% stabile di oggi. Un risultato straordinario a guardare questi dati perché, a differenza di tutti gli altri produttori, Apple fa solo prodotti &lt;em&gt;premium&lt;/em&gt;, di qualità molto alta ma anche di alto costo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non avrei nemmeno avuto bisogno di controllare, la &lt;a href=&#34;http://www.gsmarena.com/the_rise_dominance_and_epic_fall__a_brief_look_at_nokias_history-blog-13460.php&#34;&gt;storia di Nokia&lt;/a&gt; è così leggendaria che è difficile dimenticarla.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;E proprio nel punto più visibile della pagina, accanto al grafico colorato.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Dieci anni perduti</title>
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      <pubDate>Mon, 16 Mar 2015 20:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Notiziona oggi sul sito di Repubblica,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1758&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/03/symbolics.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/03/symbolics.jpg?w=605&#34; alt=&#34;Symbolics.com, il primo dominio &amp;quot;web&amp;quot; secondo Repubblica&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;276&#34; class=&#34;size-large wp-image-1758&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Symbolics.com, il primo dominio &amp;ldquo;web&amp;rdquo; secondo Repubblica [/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;La preistoria del web: 30 anni di dominio .com&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;e ancora,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il 15 marzo 1985 dalla Symbolics (nella foto), azienda statunitense che si occupava di informatica, la prima registrazione del dominio .com. [&amp;hellip;] Ma tra i dinosauri del web c&amp;rsquo;erano anche tante realtà minori, che operavano prima ancora che l&amp;rsquo;IT crescesse con la bolla della New Economy e che i social network segnassero la svolta.&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Strano, ero sicuro che il web fosse stato concepito solo nel 1989 da Tim Berners-Lee al CERN e che fosse stato descritto sul newsgroup &lt;a href=&#34;https://groups.google.com/forum/#!msg/alt.hypertext/eCTkkOoWTAY/bJGhZyooXzkJ&#34;&gt;alt.hypertext&lt;/a&gt; solo nel 1991.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ricordavo anche che &lt;a href=&#34;http://www.zdnet.com/article/happy-birthday-mosaic-20-years-of-the-graphical-web-browser/&#34;&gt;Mosaic&lt;/a&gt;, il primo (o quasi) browser grafico per il web, era stato rilasciato nel 1993.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Accidenti, ricordavo male, il web invece esisteva già da 10 anni.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Peccato averli persi. ;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;È vero che il primo dominio .com è stato registrato il 15 marzo del 1985 da Symbolics, &lt;a href=&#34;http://symbolics.com/&#34;&gt;symbolics.com&lt;/a&gt;. Ma un dominio internet non implica necessariamente il web, &lt;a href=&#34;http://tools.ietf.org/rfc/rfc920.txt&#34;&gt;in origine&lt;/a&gt; serviva solo a dare un nome facile da memorizzare ad un insieme di computer presenti in rete. Ma sarà mica necessario documentarsi prima di scrivere, no?&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Blog, plagi e ancora Repubblica</title>
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      <pubDate>Sun, 19 Oct 2014 10:14:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Perché domenica scorsa mi sono letteralmente scandalizzato quando ho scoperto che un articolo di Repubblica che avevo appena letto era stato copiato, quasi parola per parola, da un &lt;a href=&#34;http://www.ultimouomo.com/nelle-mani-di-infront/&#34;&gt;post pubblicato un mese fa&lt;/a&gt; da Fabio Paglialunga sul suo blog?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In fondo il calcio non mi interessa particolarmente (lo guardo praticamente solo quando ci sono i campionati Mondiali ed Europei) e di Fabio Paglialunga non sapevo e non avevo mai letto nulla, prima.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi sono scandalizzato perché mi sento direttamente coinvolto: un plagio come questo interessa chiunque scriva sul web. E chiunque sia interessato a mantenere un minimo di decenza nel settore dell&amp;rsquo;informazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tenere un blog costa fatica (prima di iniziare non avevo la più pallida idea di quanto fosse faticoso), cercare argomenti interessanti per i lettori è impegnativo, ed è ancora più faticoso cercare di scriverli in una forma un minimo accattivante e scorrevole.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E tutto questo senza guadagnare nemmeno un centesimo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi arriva un Ettore Livini qualunque, un &lt;em&gt;giornalista&lt;/em&gt;(??) per uno dei maggiori quotidiani nazionali, e questo signore si permette di copiare parola per parola quello che c&amp;rsquo;è scritto su un blog. E, quel che è peggio, senza darne il &lt;strong&gt;minimo credito all&amp;rsquo;autore&lt;/strong&gt;. Anzi, presentando l&amp;rsquo;articolo come se fosse una sua inchiesta personale. E il Livini non è nemmeno l&amp;rsquo;unico che &lt;a href=&#34;http://www.agoravox.it/Perche-Corrado-Augias-non-si-e.html&#34;&gt;pratica il plagio su Repubblica&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è possibile! Non solo va contro tutti i concetti di deontologia professionale. Ma mette anche in pericolo il lavoro di tante persone che cercano di diffondere sulla rete le proprie idee e e le proprie competenze. Scrivere gratis è una mia libera scelta, mi sta bene farlo ma, se qualcuno trova utile e interessante quello che scrivo, chiedo anzi pretendo di essere citato come si deve.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non mi illudo che, visti i precedenti, intervenga l&amp;rsquo;Ordine. Ma non può nemmeno finire sotto silenzio. Cerchiamo di diffondere la notizia il più possibile per attivare la punizione più efficace in questi casi: la gogna mediatica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E pensare che leggo Repubblica praticamente dal primo giorno. Desolante.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Infront, Repubblica e le scopiazzature indecenti</title>
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      <pubDate>Sun, 19 Oct 2014 10:14:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;blockquote class=&#34;twitter-tweet&#34;&gt;&lt;p lang=&#34;it&#34; dir=&#34;ltr&#34;&gt;Lo dite voi a @repubblicait che oggi hanno copiato tutto quello che io ho scritto qui? &lt;a href=&#34;http://t.co/usoNsSrkzp&#34;&gt;http://t.co/usoNsSrkzp&lt;/a&gt; &lt;a href=&#34;http://t.co/jtuhywRqxH&#34;&gt;pic.twitter.com/jtuhywRqxH&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&amp;mdash; Fulvio Paglialunga (@FulvioPaglia) &lt;a href=&#34;https://twitter.com/FulvioPaglia/status/523020570255171584?ref_src=twsrc%5Etfw&#34;&gt;October 17, 2014&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;script async src=&#34;https://platform.twitter.com/widgets.js&#34; charset=&#34;utf-8&#34;&gt;&lt;/script&gt;&#xA;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Anche se il calcio non mi interessa particolarmente &amp;ndash; troppi soldi, troppe combine, troppa ignoranza &amp;ndash; ho letto con interesse l&amp;rsquo;articolo di Ettore Livini su Repubblica del 17 Ottobre sulla Infront, la società di vendita dei diritti TV e merchandising che, a detta dell&amp;rsquo;autore dell&amp;rsquo;articolo, ha ormai messo le mani sul calcio italiano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un bell&amp;rsquo;articolo dettagliato, molto informato e ben scritto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Potte immaginare quindi il mio stupore nel &lt;a href=&#34;&#34;&gt;venire a sapere via Twitter&lt;/a&gt; che l&amp;rsquo;articolo è copiato quasi parola per parola dal post &lt;a href=&#34;http://www.ultimouomo.com/nelle-mani-di-infront/&#34;&gt;Nelle mani di Infront&lt;/a&gt; di Fabio Paglialunga (@FulvioPaglia), comparso quasi un mese un mese fa &lt;a href=&#34;http://www.ultimouomo.com/&#34;&gt;sul suo blog&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una domanda al giornalista-plagiatore e una a Repubblica. Ci voleva tanto a contattare l&amp;rsquo;autore chiedendogli il permesso di usare il testo del suo post nell&amp;rsquo;articolo, dandogliene correttamente credito? È con questi mezzucci che Repubblica vuole continuare a presentarsi come il &lt;em&gt;migliore giornale di informazione&lt;/em&gt; in Italia?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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