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    <title>Ptb on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Ptb on Melabit</description>
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      <title>50 anni con Apple</title>
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      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30-with-caption.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;La prima immagine di un Apple II pubblicata su Bit, che a cavallo fra la fine degli anni &amp;lsquo;70 e i primi anni &amp;lsquo;80 è stata la più importante rivista italiana dedicata ai personal computer (Bit n. 5, Novembre-Dicembre 1979).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cinquant&amp;rsquo;anni fa ero un liceale brufoloso e non avrei saputo dell&amp;rsquo;esistenza di Apple fino ai primissimi anni &amp;lsquo;80, quando Bit iniziò ad ospitare le prime pagine pubblicitarie dedicate all&amp;rsquo;Apple II.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover-small.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Prima pagina pubblicitaria dedicata ad &amp;ldquo;Apple Computer&amp;rdquo; (Bit n. 6, Febbraio 1980, ultima di copertina).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in quegli anni la parte del leone la faceva la sua principale concorrente, &lt;a href=&#34;https://www.marcomar.it/rcretrocomputer-rc0-mc_story/&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, che fin dal primo numero del settembre 1981 dedicò ampio spazio all&amp;rsquo;azienda californiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel 1981 un Apple II da 48K con monitor da 11&amp;quot; e un disco floppy costava 5 milioni di lire, più di una &lt;a href=&#34;https://www.facebook.com/watch/?v=1544780529899322&#34;&gt;FIAT Panda&lt;/a&gt; tanto per capirsi. Una cifra fuori dalla portata di uno studente universitario come ero io, che al massimo potevo permettermi un Commodore 64 comprato grazie ad una vincita al Totocalcio.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Listino completo dei prodotti Apple a settembre 1981 (tratto da MC Microcomputer no. 1, Settembre 1981, pagina 84).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Però a Fisica di Apple II ce n&amp;rsquo;erano parecchi, perché li si poteva  usare per costruire i primi &lt;a href=&#34;https://sci-hub.st/10.1119/1.2341547&#34;&gt;strumenti di misurazione automatica&lt;/a&gt; o per digitalizzare le immagini.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Bastava fare un giretto nei vari laboratori per trovarne qualcuno, e se si era fortunati si riusciva anche ad usarli quando erano liberi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Arrivò presto anche uno dei primi &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/10/30/schede-perforate-mac-128k/&#34;&gt;Macintosh 128K&lt;/a&gt;, che riuscii ad usare solo fugacemente perché venne rubato dopo un paio di giorni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poco dopo, al mio primo congresso, mi accorsi che uno degli oratori, Ken Gray, aveva usato il Macintosh per scrivere sia l&amp;rsquo;articolo che le &lt;em&gt;slide&lt;/em&gt;. Fra un centinaio di partecipanti, tutti con i testi scritti con la macchina da scrivere e le immagini incollate, il suo lavoro spiccava e si distingueva a colpo d&amp;rsquo;occhio. Il Mac fece nascere una simpatia immediata fra noi due, tanto che mi chiese di trasferirmi a Chicago a lavorare con lui. Ma avevo già accettato di andare al &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2018/08/16/tutto-anzi-niente/&#34;&gt;Physikalisch-Technische Bundesanstalt&lt;/a&gt; (PTB) in Germania, e preferii mantenere la parola data.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E proprio al PTB arrivò la svolta, anche in campo Apple. Nel mio laboratorio di misure, assieme a strumentazione sofisticata e a uno o due Mac più vecchi, campeggiava un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Macintosh_II&#34;&gt;Macintosh II&lt;/a&gt;, il primo Mac espandibile (finalmente!), una &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Workstation&#34;&gt;workstation&lt;/a&gt; vera e propria che poteva competere con le macchine &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Sun_Microsystems&#34;&gt;Sun&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Equipment_Corporation&#34;&gt;DEC&lt;/a&gt;. E questo di espansioni ne aveva, eccome! Non mi ricordo se era collegato ad un sistema di acquisizione e elaborazione di immagini da microscopio che era avanzatissimo per l&amp;rsquo;epoca (una volta tornato in Italia ho impiegato anni per riuscire a realizzarne una pallida copia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ricordo benissimo che c&amp;rsquo;era installata una scheda di conversione analogico-digitale che poteva essere usata per digitalizzare le misure sui nostri campioni, che era arrivata insieme alla prima versione del &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/LabVIEW&#34;&gt;LabVIEW&lt;/a&gt;, il primo linguaggio di programmazione visuale, che proprio per quello girava solo ed esclusivamente sul Macintosh. Per motivi vari la scheda l&amp;rsquo;abbiamo usata poco, ma il LabVIEW diventò subito il divertimento preferito mio e di un amico danese. La sera, quando non c&amp;rsquo;era nessuno, passavamo ore ad usare il LabVIEW per le cose più assurde, più erano lontane dagli scopi originali del linguaggio meglio era.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;I Macintosh del laboratorio erano configurati per usare il tedesco, e il &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/System_6&#34;&gt;System 6&lt;/a&gt; di allora non permetteva certo di supportare utenti e linguaggi diversi. Ma nonostante il mio tedesco fosse zoppicante (molto zoppicante, in verità) io riuscivo ad usare senza troppi problemi il Mac perché mi ricordavo la posizione delle voci di menu che trovavo sui manuali o sulle riviste. Rispetto al sistema Unix proprietario e localizzato in tedesco che ero costretto ogni tanto ad usare, era davvero un altro mondo!&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tornato a casa, iniziò il mio &lt;em&gt;inverno Apple&lt;/em&gt;, che durò fino agli albori del nuovo millennio. I computer Apple erano diventati incompatibili con &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt;: le tastiere e i mouse per PC non funzionavano su Mac e viceversa, idem per la RAM o le schede video e idem soprattutto per le cose più sofisticate, come le schede di acquisizione dati e immagini o le schede per il controllo degli strumenti che usavo ogni giorno. Anche trasferire un file via floppy da un PC a un Mac metteva a dura prova la pazienza (e la testardaggine) di un santo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi, finalmente, arrivò Mac OS X.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Nei primi anni &amp;lsquo;90 avevo scoperto Unix, più che altro perché era l&amp;rsquo;unico modo per riuscire a fare &lt;a href=&#34;https://pubs.aip.org/aip/jap/article-abstract/79/10/7860/491907/Step-width-enhancement-in-a-pulse-driven-Josephson&#34;&gt;certi calcoli&lt;/a&gt; piuttosto &lt;a href=&#34;https://rescience.github.io/bibliography/Maggi_2020.html&#34;&gt;complicati&lt;/a&gt;.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; E quindi quando arrivò Linux, saltai immediatamente sul carro e iniziai ad usarlo ovunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tecnicamente Linux era uno sballo, ma l&amp;rsquo;aspetto grafico era, diciamo così, &lt;em&gt;zoppicante&lt;/em&gt;. Per cui, quando vidi in una vetrina un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IBook&#34;&gt;iBook G3 &amp;ldquo;Snow&amp;rdquo;&lt;/a&gt; con &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Mac_OS_X_Jaguar&#34;&gt;Jaguar&lt;/a&gt; e lessi su Macworld che il nuovo sistema operativo era basato su BSD Unix, decisi che doveva essere mio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo stesso successe con l&amp;rsquo;iMac G4: lo vidi, me ne innamorai e lo comprai subito. E per settimane i colleghi venivano in ufficio, ammiravano il monitor e si mettevano a cercare il computer&amp;hellip; 😂.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Da allora, e sono quasi venticinque anni, ho sempre usato prodotti Apple: Mac, iPod, iPad, iPhone, Apple Watch, dimentico di sicuro qualcosa. Del resto funzionano (quasi) sempre, perfino i familiari più coriacei nei confronti della tecnologia riescono ad usarli  senza troppi problemi, sono eleganti, costano un po&amp;rsquo; di più dei concorrenti ma durano anche molto di più. Non avrebbe senso cambiare, almeno per ora.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, Apple ci mette del suo con certe decisioni discutibili: macOS Tahoe e Liquid Glass, la prossima dismissione di Rosetta, il &lt;em&gt;fork&lt;/em&gt; a pagamento di Pages, Numbers e Keynote (senza dimenticare Freeform), le crescenti limitazioni sull&amp;rsquo;uso di Applicazioni di terze parti, la debacle di Siri, la ristrutturazione delle Impostazioni di Sistema che ha rese ostiche anche a chi, come me, le usa quasi ogni giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma finché Apple non deciderà di impedire l&amp;rsquo;installazione di applicazioni di terze parti anche su macOS, come succede (non sempre) giustamente su iOS e iPadOS, sarà difficile abbandonare la casa madre. Perché, proprio come in un matrimonio con i suoi alti e bassi, cinquant&amp;rsquo;anni di vita passati quasi sempre a braccetto non sono facili da dimenticare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora tanti, tanti, tanti auguri ad Apple per i prossimi cinquant&amp;rsquo;anni!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/ray-hennessy-gdTxVSAE5sk-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@rayhennessy&#34;&gt;Ray Hennessy&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se confrontate il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base riportato in questa immagine con quello della pubblicità su Bit, noterete che in meno di due anni il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base era aumentato di ben un milione di lire (più o meno 1.000-1.500 euro odierni) a causa dell&amp;rsquo;inflazione galoppante di quegli anni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era proprio l&amp;rsquo;epoca del passaggio dai &lt;em&gt;digitalizzatori umani&lt;/em&gt;, che passavano la vita chini su enormi immagini che &lt;a href=&#34;https://cds.cern.ch/record/1772154&#34;&gt;digitalizzavano&lt;/a&gt; a &lt;a href=&#34;https://cern70.cern/tracing-particles/&#34;&gt;mano&lt;/a&gt;, ai sistemi di digitalizzazione semiautomatici, che nei casi più semplici erano quasi sempre degli Apple II.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti i normali comandi di &lt;code&gt;shell&lt;/code&gt; erano localizzati in tedesco, per cui il normale &lt;code&gt;whoami&lt;/code&gt;che serve per sapere il nome dell&amp;rsquo;utente che ha effettuato il login diventava &lt;code&gt;wobinich&lt;/code&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I PC erano tropo lenti. E come se non bastasse e nonostante i cartelli &lt;em&gt;terroristici&lt;/em&gt; che lasciavo in giro, alcuni colleghi si ostinavano a spegnere il PC su cui eseguivo le simulazioni durante la notte. Non volevano &amp;ldquo;sprecare corrente&amp;rdquo;, dicevano 😱.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Tutto anzi niente</title>
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      <pubDate>Thu, 16 Aug 2018 08:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Alla fine degli anni &amp;lsquo;80 ho vissuto a lungo in Germania. Bellissima la città, Brauschweig, quasi al confine con l&amp;rsquo;ex Germania Est e a pochi chilometri da una città incantevole come Hannover. Bellissimo l&amp;rsquo;istituto dove lavoravo, il &lt;a href=&#34;https://www.google.it/maps/place/Physikalisch-Technische&amp;#43;Bundesanstalt/@52.2893589,10.4643899,748a,35y,39.23t/data=!3m1!1e3!4m13!1m7!3m6!1s0x47aff70707985baf:0xde5aea2aad99155a!2sDie%C3%9Felhorststra%C3%9Fe,&amp;#43;38116&amp;#43;Braunschweig,&amp;#43;Germania!3b1!8m2!3d52.2836134!4d10.4641739!3m4!1s0x47aff710a3b3006b:0x7dc31f0f52dbb55f!8m2!3d52.2964842!4d10.4631552&#34;&gt;Physikalisch-Technische Bundesanstalt&lt;/a&gt; (PTB per quelli che non amano gli scioglilingua), immerso nel verde, pieno di animali selvatici liberi di scorazzare nel bosco, tanto grande che per andare da un capo all&amp;rsquo;altro tanti usavano la bici o l&amp;rsquo;auto. Organizzazione perfetta, i tedeschi quando ci si mettono sono dei maestri.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni mese il gruppo di una ventina di tecnici e ricercatori di cui facevo parte, e come il nostro tutte le altre decine e decine di gruppi del PTB (in totale c&amp;rsquo;erano circa 1500-2000 dipendenti), riceveva un tabulato spesso diversi centimetri (volevo scrivere &amp;ldquo;spesso come un elenco del telefono&amp;rdquo;, ma per i più giovani è un paragone incomprensibile) con l&amp;rsquo;elenco di tutte le telefonate fatte da ciascun di noi, suddivise fra telefonate private e telefonate di lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già allora il centralino del PTB era &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt; e tutte le telefonate erano codificate. Volevo fare una telefonata urbana privata? Mi bastava premettere un &amp;ldquo;1&amp;rdquo; al numero di telefono. Per una telefonata urbana di lavoro usavo un &amp;ldquo;2&amp;rdquo;, per le interurbane private o di lavoro i codici erano rispettivamente &amp;ldquo;3&amp;rdquo; e &amp;ldquo;4&amp;rdquo;. Anche le rare telefonate internazionali avevano i loro codici, diciamo &amp;ldquo;5&amp;rdquo; e &amp;ldquo;6&amp;rdquo;, ed essendo le più costose erano anche quelle più sotto osservazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questo modo il costo delle telefonate private veniva addebitato automaticamente al numero da cui erano partite, mentre per quelle di lavoro la procedura era leggermente più complicata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le telefonate che costavano meno di alcuni marchi (diciamo qualche euro di oggi) non le guardavano nemmeno, mentre tutte quelle che superavano una certa soglia venivano marcate con un pennarello giallo (per i casi &amp;ldquo;normali&amp;rdquo;) o rosso (per quelle più costose) e chi le aveva effettuate doveva giustificare il motivo per cui le aveva fatte. Niente di complicato, bastava scrivere sul tabulato stesso il nome dell&amp;rsquo;azienda o del collega che era stato chiamato e perché e il gioco era fatto, si fidavano e non chiedevano altro. Ma dietro tutta questa fiducia c&amp;rsquo;era la consapevolezza che essere scoperti a dichiarare il falso avrebbe comportato una sanzione immediata e irrevocabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A me succedeva spesso di chiamare l&amp;rsquo;azienda di Monaco che aveva realizzato il sistema di deposizione di film sottili che stavo mettendo a punto,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; a volte stavo al telefono un&amp;rsquo;ora o più per cercare di sistemare qualcosa che non andava. Negli anni &amp;lsquo;80 le interurbane si pagavano al minuto e quelle fatte in orario di lavoro potevano costare due o tre volte di più di quelle serali, per cui queste telefonate costavano uno sproposito e venivano regolarmente segnate in rosso. Ma bastavano due righe di spiegazione ed erano contenti, non mi hanno mai chiesto altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni tanto pensavo che in qualche ufficio del PTB c&amp;rsquo;era qualcuno che passava la giornata a scorrere tutti questi tabulati, a segnare le telefonate sotto osservazione e a leggere e valutare le nostre giustificazioni, e ogni volta cresceva la mia incredulità per questa organizzazione efficiente e rigorosa ma anche attenta a non creare troppi fastidi ai colleghi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tornato in Italia venni subito assunto dallo &lt;a href=&#34;https://www.inrim.it&#34;&gt;IEN di Torino&lt;/a&gt; (ora INRiM) per proseguire il lavoro fatto presso il PTB. Allo IEN le cose erano molto più &lt;em&gt;ruspanti&lt;/em&gt;, al posto dei codici automatici c&amp;rsquo;erano dei foglietti azzurri dove dovevamo segnare qualunque telefonata fatta, una per ogni foglietto. I foglietti finivano nell&amp;rsquo;ufficio di una signora simpaticissima, peccato non ricordarne più il nome, che li accumulava uno sull&amp;rsquo;altro in pile vertiginose.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In teoria avrebbe dovuto leggere ogni foglietto, addebitare a chi le aveva fatte le telefonate private e chiedere i motivi di quelle di lavoro più costose, più o meno come succedeva al PTB.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In pratica la signora non faceva niente di tutto questo, aveva troppe altre cose da fare per occuparsi &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; dei foglietti del telefono. Una volta mi ha spiegato il perché e non faceva una piega. La maggior parte delle telefonate private erano urbane e brevissime, le classiche &amp;ldquo;butta la pasta che arrivo&amp;rdquo; ma, anche se costavano pochi spiccioli, per essere addebitate richiedevano la compilazione di due o tre moduli diversi, oltre che svariate firme e giri di documenti da un ufficio all&amp;rsquo;altro. Per recuperare 100 lire (5 centesimi di oggi) l&amp;rsquo;amministrazione ne avrebbe sprecate 50-100 mila (sempre lire) in termini di costo &amp;ldquo;macchina&amp;rdquo; dei vari impiegati amministrativi coinvolti. Aveva senso farlo? Naturalmente no, e la signora era così saggia da evitare questo spreco inutile per dedicarsi a pratiche più importanti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per le telefonate di lavoro, invece, considerava valido a prescindere quello che scriveva il collega, un po&amp;rsquo; perché sapeva che eravamo quasi tutti onesti, un po&amp;rsquo; perché sapeva altrettanto bene che cercare le poche telefonate false nella montagna di quelle vere sarebbe venuto a costare ben di più delle cifre recuperate. E quando anche ci fosse riuscita, sarebbe iniziata la valanga tipicamente italica di giustificazioni, non ricordo, ricorsi e controricorsi, che avrebbe reso vana ogni sua azione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni anno prima di Natale la signora prendeva la pila di foglietti e li buttava via senza nemmeno guardarli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Quella della mia collega o del PTB era una lezione di buonsenso: non ha senso cercare di controllare tutto, è molto meglio concentrarsi solo sulle cose importanti lasciando perdere le minuzie. Altra lezione indimenticabile è che solo un sistema di sanzioni rigoroso ma equo può evitare veramente le frodi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Invece prevale l&amp;rsquo;attitudine contraria, si sceglie di &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/16/consip-ovvero-la-triste-storia-dei-punti-senza-punta/&#34;&gt;controllare e burocratizzare tutto&lt;/a&gt;, in particolare le sciocchezze da quattro soldi, in modo da non riuscire a &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/30/qui-consip-ovvero-altro-che-quattro-punti-spuntati/&#34;&gt;non controllare niente in modo efficace&lt;/a&gt;, buttando pure a mare inutilmente delle vere montagne di soldi. E nei pochi casi in cui i controlli  vanno a buon fine, ci sono troppe scappatoie che permettono ai farabutti di farla franca. Vedete voi se per cecità, ignavia o volontà nemmeno troppo nascosta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un sistema di &lt;em&gt;sputtering&lt;/em&gt; in ultra alto vuoto, una roba da mezzo milione di euro di allora affidata ad un giovane appena laureato come me, che meriterebbe un racconto tutto suo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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