<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
  <channel>
    <title>Pdp-11 on Melabit</title>
    <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/tags/pdp-11/</link>
    <description>Recent content in Pdp-11 on Melabit</description>
    <generator>Hugo</generator>
    <language>it</language>
    <lastBuildDate>Mon, 27 Jan 2014 06:00:00 +0000</lastBuildDate>
    <atom:link href="https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/tags/pdp-11/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml" />
    <item>
      <title>I miei 30 anni di Mac</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/01/27/i-miei-30-anni-di-mac/</link>
      <pubDate>Mon, 27 Jan 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
      <guid>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/01/27/i-miei-30-anni-di-mac/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Ho avuto la fortuna di riuscire ad usare &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; il primo &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/macintosh.html&#34;&gt;Macintosh 128k&lt;/a&gt;, pochi mesi dopo la sua uscita. È stata un&amp;rsquo;esperienza emozionante e ne ricordo ancora perfettamente tutti i particolari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi stavo aggirando nel vecchio Dipartimento di Fisica di Torino quando un amico mi chiamò furtivamente per trascinarmi senza complimenti in un corridoio secondario del Dipartimento. Lo conoscevo, c&amp;rsquo;erano alcuni laboratori di elettronica dove lavoravano degli amici tesisti. Ogni tanto passavo da lì per salutare, ma poiché era riservato ai &lt;em&gt;particellari&lt;/em&gt; (nel gergo di allora, i fisici che studiavano la fisica delle particelle), non avevo molto da fare lì. Proprio parlando in una stanza con uno di loro, avevo deciso di passare a &lt;em&gt;stato solido&lt;/em&gt; (quella che oggi si chiama fisica della materia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico carbonaro mi portò in una stanza dove non ero mai stato. L&amp;rsquo;ingresso era quasi bloccato da un vecchio &lt;a href=&#34;http://www.hampage.hu/pdp-11/&#34;&gt;PDP-11&lt;/a&gt;, un armadio alto due metri, ormai in disuso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oltre il PDP-11 c&amp;rsquo;era una scrivania, una di quelle tipiche da laboratorio in metallo con i cassetti al lato, e sopra la scrivania&amp;hellip; lui!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sapevo perfettamente cos&amp;rsquo;era. Avevo letto avidamente &lt;a href=&#34;http://issuu.com/adpware/docs/mc028/44?e=0&#34;&gt;le prime presentazioni del Macintosh&lt;/a&gt; pubblicate fra febbraio e marzo su &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Bit_%28rivista%29&#34;&gt;Bit&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.mcmicrocomputer.org/&#34;&gt;MC Microcomputer&lt;/a&gt;, le riviste storiche di microinformatica in Italia. Conoscevo molto bene la Apple: l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://apple2history.org/&#34;&gt;Apple II&lt;/a&gt; era il computer di riferimento dell&amp;rsquo;epoca, usatissimo anche all&amp;rsquo;università, insieme al &lt;a href=&#34;http://www.mcmanis.com/chuck/computers/vaxen/&#34;&gt;VAX&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo io a casa dovevo accontentarmi di un misero &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/vic20.html&#34;&gt;VIC-20&lt;/a&gt; con espansione di memoria da 8(!) kB autocostruita e poi di un &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/c64.html&#34;&gt;Commodore 64&lt;/a&gt;, di cui conoscevo ogni locazione di memoria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ero abituato a cassoni enormi, ad armadi pieni di lucine e di interruttori, perfino l&amp;rsquo;Apple II era bello grande. Al confronto il Macintosh sembrava un giocattolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi sedetti davanti al monitor da 9 pollici, così minuto rispetto ai terminaloni a cui ero abituato, e toccai per la prima volta un &lt;a href=&#34;http://sloan.stanford.edu/mousesite/1968Demo.html&#34;&gt;mouse&lt;/a&gt;. Non ci volle molto per abituarsi, era molto più semplice da usare di quanto immaginassi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Incredibile! Pochi anni prima, al primo anno di università, usavo ancora le schede perforate. L&amp;rsquo;anno dopo mi ero intrufolato in una sala terminali di informatica che mi sembrava un paradiso tecnologico. Ero abituato a inserire comandi al computer e ad aspettare la risposta per delle mezz&amp;rsquo;ore. Ed ora? Ora, invece, tutto quello che facevo compariva immediatamente sul piccolo monitor che avevo davanti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era emozionante. Sentivo confusamente di stare osservando il futuro. Il mondo dei computer non sarebbe stato più lo stesso, l&amp;rsquo;élite dei meccanici, che conoscevano i dettagli intimi del funzionamento dei computer (élite a cui sentivo di appartenere un po&amp;rsquo; anch&amp;rsquo;io) sarebbe stata travolta dai neopatentati, che il computer l&amp;rsquo;avrebbero solo usato, senza avere la minima idea di come funzionasse. E tutto grazie a un piccolo computer che sembrava un giocattolo, ma che costava come una utilitaria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo un po&amp;rsquo; il mio amico si avvicinò e mi disse: &amp;ldquo;Ha fatto lo stesso effetto anche a me&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era tardi, l&amp;rsquo;istituto stava per chiudere e dovemmo andare via e lasciare il nostro nuovo giocattolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo rubarono subito. Non lo vedemmo più.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
    </item>
  </channel>
</rss>
