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    <title>Nasa on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Nasa on Melabit</description>
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      <title>Perché non siamo più andati sulla Luna?</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Nel gran mare dei complottisti e negazionisti ad oltranza, quelli che a giorni alterni affermano che il riscaldamento globale sia solo una invenzione per farci andare tutti a piedi, che riducono il COVID a banale raffreddore e che sostengono che il crollo delle Torri Gemelle sia stato orchestrato dal governo americano, i miei preferiti (per ovvi motivi) sono i terrapiattisti e quelli che sostengono che non siamo mai andati sulla Luna.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già più duemila anni fa i filosofi greci, usando solo un po&amp;rsquo; di logica e di geometria elementare, avevano capito che la Terra &lt;a href=&#34;https://edu.inaf.it/approfondimenti/insegnare-astronomia/chi-dimostro-che-la-terra-era-tonda/&#34;&gt;era una sfera&lt;/a&gt; e ne avevano persino &lt;a href=&#34;https://www.grag.org/eratostene-e-la-misura-della-circonferenza-terrestre/&#34;&gt;calcolato con precisione la circonferenza&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma oggi, pur avendo a disposizione conoscenze scientifiche e tecnologiche che i greci si sognavano, ci sono ancora degli sciocchi che insistono nel sostenere  che la Terra sia piatta. C&amp;rsquo;è chi gli crede, è vero, ma tutto sommato sono e rimangono solo quattro mattocchi disadattati. Tuttavia, da un po&amp;rsquo; di tempo hanno escogitato un argomento che una qualche presa sul pubblico ce l&amp;rsquo;ha:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Perché [dopo l&amp;rsquo;ultima missione dell&amp;rsquo;Apollo 17 del 1972, ndr] non siamo più tornati sulla Luna? Cosa c&amp;rsquo;è sotto?&amp;rdquo;,&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;con il corollario che nel frattempo&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Abbiamo perso la tecnologia per andare sulla Luna&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-20-perche-non-siamo-piu-andati-sulla-luna/IMG_2121.png&#34; alt=&#34;&#34; class=&#34;gallery-3-left&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-20-perche-non-siamo-piu-andati-sulla-luna/IMG_2120.png&#34; alt=&#34;&#34; class=&#34;gallery-3-center&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-20-perche-non-siamo-piu-andati-sulla-luna/IMG_2119.png&#34; alt=&#34;&#34; class=&#34;gallery-3-right&#34;&gt;&lt;p&gt;Sono considerazioni che chiaramente non hanno nulla a che vedere con la Terra piatta. Ma tutto fa brodo, e queste insinuazioni riescono furbescamente ad instillare l&amp;rsquo;ombra del dubbio in chi non conosce, o non ha vissuto di persona, la storia delle missioni spaziali e del programma Apollo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Fra la fine degli anni &amp;lsquo;50 e i primi anni &amp;lsquo;60, in piena Guerra Fredda, la Russia era innegabilmente molto avanti agli Stati Uniti nella corsa allo spazio. Essere riusciti il 12 aprile 1961 a &lt;a href=&#34;https://www.storicang.it/a/jurij-gagarin-il-primo-uomo-nello-spazio_15156&#34;&gt;mandare un uomo in orbita&lt;/a&gt; e a farlo rientrare sano e salvo sulla Terra fu un successo propagandistico enorme per l&amp;rsquo;Unione Sovietica ma terrorizzò gli americani. La corsa allo spazio, infatti, non era soltanto una questione di prestigio nazionale e di propaganda del proprio modello socio-economico, era soprattutto una questione militare, perché controllare lo spazio poteva significare essere in grado di sferrare un attacco nucleare contro il nemico senza dargli tempo e modo di reagire.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il presidente Kennedy non perse tempo e diede carta bianca alle forze armate e alla NASA, con l&amp;rsquo;obiettivo di superare a tutti i costi i sovietici attraverso un progetto in grado di affermare il predominio statunitense nello spazio e allo stesso tempo di catturare l&amp;rsquo;immaginazione collettiva: lo sbarco dell&amp;rsquo;uomo sulla Luna, una rivisitazione in chiave moderna del viaggio di Colombo alla scoperta del Nuovo Mondo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci vollero appena otto anni per realizzarlo, partendo praticamente da zero. Con il senno di poi sembra incredibile, ma la NASA disponeva di un budget praticamente illimitato e poteva contare sulla collaborazione dei migliori scienziati ed ingegneri del paese. Ci provò anche l&amp;rsquo;Unione Sovietica, che all&amp;rsquo;epoca disponeva di menti altrettanto sopraffine, ma i costi stratosferici obbligarono la dirigenza sovietica a desistere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma il trionfo del 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong mise per primo il piede sulla Luna, segnò anche l&amp;rsquo;inizio della fine. L&amp;rsquo;interesse del pubblico per le missioni lunari svanì rapidamente, e la crisi economica del 1973, che interruppe due decenni di straordinaria crescita economica, insieme agli eventi conclusivi della guerra del Vietnam, fecero il resto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La NASA si ritrovò con un budget ridotto drasticamente da un giorno all&amp;rsquo;altro e dovette dedicarsi a progetti molto meno costosi ma anche meno &lt;em&gt;visionari&lt;/em&gt;, come lo Space Shuttle e la Stazione Spaziale internazionale. La Luna rimase lì, un mondo interessante da esplorare con i robot ma precluso all&amp;rsquo;uomo, perché era diventato troppo costoso mandarci su qualcuno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cui, se dal 1972 non siamo più andati sulla Luna non è perché non ne siamo più capaci &amp;ndash;  o perché, come pensa qualcuno, non ne siamo mai stati capaci &amp;ndash; ma molto più banalmente perché costava troppo farlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il corollario che sostiene che dagli anni &amp;lsquo;70 ad oggi &amp;ldquo;Abbiamo perso la tecnologia per andare sulla Luna&amp;rdquo; è ancora più risibile, perché fa pensare che alla NASA ad un certo punto siano impazziti ed abbiano fatto le grandi pulizie, buttando via tutti i documenti e i progetti relativi alle missioni spaziali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La realtà è che i razzi, la strumentazione, le apparecchiature di controllo usate negli anni &amp;lsquo;60 e &amp;lsquo;70 per la missione Apollo, pur se avanzatissime per l&amp;rsquo;epoca, sono ormai obsolete e che per tornare sulla Luna dopo tanti anni si dovrebbe riprogettare tutto da zero, con i relativi costi. Ed è proprio quello che sta succedendo con il nuovo Programma Artemis,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; che infatti subisce continui ritardi e richieste di aumenti del budget.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Un ultimo aspetto da non trascurare, che aggiunge ulteriori costi ad un eventuale ritorno sulla Luna, è la questione della sicurezza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In piena Guerra Fredda, rischiare la vita degli astronauti in nome della competizione con l&amp;rsquo;Unione Sovietica poteva essere considerato accettabile dalla NASA, dal governo americano e, tutto sommato, anche dall&amp;rsquo;opinione pubblica. Oggi, però, affidare la sopravvivenza dei nuovi esploratori lunari a capsule e moduli lunari fragilissimi fatti di lega di alluminio e polietilene sarebbe non solo impensabile, ma anche irresponsabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I progressi tecnologici e le attuali aspettative di sicurezza richiedono standard molto più elevati, e qualsiasi missione futura dovrà necessariamente tenerne conto, con conseguente aumento delle risorse necessarie per garantire il massimo livello di protezione possibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nella mitologia greca, Artermide (Artermis in inglese) è la sorella gemella di Apollo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>La prima email dallo spazio</title>
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      <pubDate>Sat, 10 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-10-la-prima-email-dallo-spazio/commander-blaha-space-shuttle-mac-portable.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;br&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.quora.com/Why-is-a-Mac-not-used-in-the-ISS&#34;&gt;Quora&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dal diario di bordo dello Space Shuttle Atlantis, 10 agosto 1991&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi, non c&amp;rsquo;è molto da segnalare. La giornata è trascorsa tra i soliti esperimenti scientifici e la normale manutenzione della navicella. Ci siamo accorti che il sistema  di raffreddamento di APU-2 non funziona, speriamo che non ci dia problemi al ritorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un membro dell&amp;rsquo;equipaggio mi ha fatto notare che ieri non ho annotato sul diario l&amp;rsquo;invio del primo messaggio elettronico dallo spazio, che diceva più o meno:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Ciao Terra! Saluti dall&amp;rsquo;equipaggio STS-43. Questo è il primo AppleLink dallo spazio. Ci stiamo divertendo un mondo, vorremmo che foste qui,&amp;hellip; mandate altro carburante! Buona giornata&amp;hellip;&amp;hellip; Haste la vista, baby,&amp;hellip; torneremo!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ha ragione, ma mi sembrava una cosa così&amp;hellip; inutile. Chi mai vorrà usare sulla Terra un computer portatile &amp;ndash; portatile per modo di dire, il &lt;a href=&#34;https://lowendmac.com/1989/mac-portable&#34;&gt;Macintosh Portable&lt;/a&gt; che abbiamo usato per mandare il messaggio pesa ci hanno dato in dotazione pesa 17 libbre (che e equivalgono a quasi 8 chilogrammi, &lt;em&gt;ndt&lt;/em&gt;) &amp;ndash; per mandare un brevissimo messaggio scritto, quando una telefonata è molto più pratica? E poi un telefono lo trovi dappertutto, non hai mica bisogno di portartelo dietro!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Post Scriptum. Da ingegnere, mi piacerebbe vedere come è fatto dentro questo benedetto Macintosh Portable. Mi hanno detto che i vari pezzi si &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2018/12/25/un-mac-montato-in-diretta/&#34;&gt;incastrano uno con l&amp;rsquo;altro come in un puzzle&lt;/a&gt;, appena siamo sulla Terra voglio proprio vedere se è vero.&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;annotazione riportata qui sopra è inventata di sana pianta, ma i fatti sono veri, il Macintosh Portable è stato il primo computer che ha inviato una e-mail dallo spazio, nel corso della &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/STS-43&#34;&gt;nona missione (STS-43)&lt;/a&gt; dello Space Shuttle Atlantis dell&amp;rsquo;agosto 1991.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non era la prima volta che un Macintosh Portable veniva inviato in orbita, &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=99pXlcakHdE&#34;&gt;era già successo l&amp;rsquo;anno precedente&lt;/a&gt; nel corso della missione STS-41. La NASA voleva verificare se un computer con interfaccia grafica potesse essere utilizzato in modo efficace nello spazio, al posto dei tradizionali computer a linea di comando, studiando in particolare l&amp;rsquo;usabilità di un mouse o un trackpad in condizioni di gravità zero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/99pXlcakHdE?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Durante la missione del STS-43 furono provati ben quattro diversi dispositivi di puntamento: il trackball integrato nel Portable, un mouse e un trackball di terze parti e infine una leva di comando di un aereo con una piccola trackball montata sulla sommità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è chiaro se alla fine abbiano funzionato o no ma, a dispetto dello scetticismo del redattore del diario di bordo, quel Mac adattato dalla NASA per l&amp;rsquo;uso in orbita è passato alla storia proprio per aver inviato la prima e-mail dallo spazio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eh sì, ormai il telefono ce lo portiamo veramente sempre dietro!&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Un puntino blu pallido</title>
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      <pubDate>Wed, 29 Jun 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Qual è quella macchina progettata per funzionare per appena quattro anni e che invece, dopo 45 anni di funzionamento ininterrotto, è ancora in perfetta forma e, con un po&amp;rsquo; di fortuna, potrebbe raggiungere e superare i 50, l&amp;rsquo;età della maturità?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qual è quel computer che con appena 69 kilobyte di memoria riesce a far funzionare un mare di strumenti scientifici e ad inviare i dati raccolti attraverso un flebile collegamento radio di appena 23 W di potenza, più o quello che serve per illuminare la cucina con un paio di lampadine a LED?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qual è quel nastro magnetico che riesce a funzionare senza rompersi per 45 anni in condizioni di freddo e di vuoto estremo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti questi oggetti fanno parte di una delle maggiori sfide scientifiche e tecnologiche che la mente umana abbia partorito, le sonde Voyager 1 e Voyager 2, lanciate dalla NASA nel lontano 1977 e che oggi, dopo aver visitato in sequenza Giove, Saturno, Urano e Nettuno, viaggiano nello spazio interstellare nei pressi del confine dell&amp;rsquo;eliosfera, quella zona dello spazio dove il vento solare perde forza fino a scomparire.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La &lt;a href=&#34;https://www.scientificamerican.com/article/record-breaking-voyager-spacecraft-begin-to-power-down/&#34;&gt;storia di Voyager 1 e 2&lt;/a&gt; è stata raccontata nell&amp;rsquo;ultimo numero di Scientific American ed è una lettura gradevole e affascinante come poche. Non perdetela!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Molto bello in particolare il racconto di come sia stata scattata la famosa fotografia &amp;ldquo;Pale Blue Dot&amp;rdquo; (un puntino blu pallido) del 14 febbraio 1990, che ha catturato l&amp;rsquo;immagine della Terra immediatamente prima dello spegnimento del sistema fotografico di Voyager 1.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-06-29-un-puntino-blu-pallido/PIA23645_modest.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;br&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;La famosa immagine &amp;ldquo;Pale Blue Dot&amp;rdquo; (un puntino blu pallido) catturata dalla sonda Voyager 1 il 14 febbraio 1990, nella &lt;a href=&#34;https://www.jpl.nasa.gov/images/pia23645-pale-blue-dot-revisited&#34;&gt;versione aggiornata&lt;/a&gt; del 2020.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta arrivati oltre Nettuno c&amp;rsquo;era ben poco di significativo da fotografare ed era molto più utile spegnere questo sottosistema per risparmiare energia. Ma gli scienziati della NASA vollero immortalare in quell&amp;rsquo;ultimo scatto l&amp;rsquo;aspetto del nostro pianeta visto dai confini del sistema solare. La nostra boria di essere al centro dell&amp;rsquo;universo diventa ben poco quando ci rendiamo conto di essere invece meno di un granello di sabbia nell&amp;rsquo;immensità che ci circonda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una piccola nota tecnica: l&amp;rsquo;immagine mostrata nella figura qui sopra è una &lt;a href=&#34;https://www.jpl.nasa.gov/images/pia23645-pale-blue-dot-revisited&#34;&gt;versione recente&lt;/a&gt; (realizzata nel 2020, in corrispondenza del 30esimo anniversario della fotografia originale), elaborata utilizzando le più moderne tecniche di elaborazione delle immagini, senza però alterare lo spirito dell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://www.jpl.nasa.gov/images/pia00452-solar-system-portrait-earth-as-pale-blue-dot&#34;&gt;immagine originale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Due parole infine sul software che gira sul computer con appena 69 kilobyte a cui accennavo all&amp;rsquo;inizio. Computer come questo non devono, anzi non possono, avere dei &lt;em&gt;bug&lt;/em&gt;, perché il più piccolo errore software potrebbe mandare a ramengo una missione costata centinaia di milioni di dollari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E infatti i bug non ci sono, e i pochi che si presentano comunque possono in genere essere corretti da remoto tramite delle backdoor lasciate appositamente aperte dagli sviluppatori. Tutto ciò però ha un costo enorme, in termini di programmatori dedicati al progetto, di tempo speso nello sviluppo e soprattutto di funzioni implementate nel software, che deve limitarsi a fare lo stretto necessario e niente di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quindi niente interfacce grafiche (orrore!), niente sistemi operativi adatti a pilotare tutto il pilotabile, ma solo ed esclusivamente lo stretto indispensabile alla buona riuscita della missione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è chi oggi pretende di &lt;a href=&#34;https://www.repubblica.it/tecnologia/blog/strategikon/2022/06/13/news/il_bug_dellapple_m1_e_la_intolleranza_verso_gli_errori_digitali-353699622/&#34;&gt;punire o sanzionare&lt;/a&gt; gli errori software, utilizzando magari il solito Garante tuttofare per la protezione dei dati personali. Peccato che costui dimentichi (o non sappia) che i bug ci sono perché i sistemi attuali sono intrinsecamente troppo complessi per essere del tutto esenti da errori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le missioni spaziali ci insegnano che si può raggiungere la perfezione o quasi, al costo di farci pagare il computer o lo smartphone almeno 10 se non 100 volte di più, oltre che costringerci ad usare modelli con funzioni ridotte all&amp;rsquo;osso, altro che i lockscreen con i widget animati e facezie varie. È davvero quello che vogliamo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oppure possiamo tenere i piedi per terra (letteralmente!) ed accettare il fatto che se stiamo viaggiando nel bel mezzo del sistema solare è fondamentale non perdersi, ma se ci perdiamo in centro perché Maps fa i capricci&amp;hellip; insomma, non è poi quella gran cosa.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Tech porn</title>
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      <pubDate>Wed, 16 Sep 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Da ragazzo, oltre che su Playboy, sbavavo su immagini come questa, e sognavo di poter usare un giorno uno di questi strumenti complicatissimi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/09/liebergot-8210-640x426-1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Foto &lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/science/2012/10/going-boldly-what-it-was-like-to-be-an-apollo-flight-controller/&#34;&gt;ArsTechnica&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi continuo a sbavare ogni volta che vedo un laboratorio perfetto come quello Apple qui sotto, una vera goduria per i miei occhi da nerd.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/09/apple-lab.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Foto &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=b13xnFp_LJs&#34;&gt;Apple&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quello che ho avuto a disposizione è stato invece questo. Tutto sommato non male, soprattutto perché l&amp;rsquo;ho costruito pezzo pezzo io stesso in anni ed anni di lavoro, insieme ad un paio di collaboratori più giovani.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/09/dsc08482-pano.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/09/sputtering.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/09/nm-lab.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Però l&amp;rsquo;ordine e la perfezione tecnica del laboratorio Apple&amp;hellip; beh, quella la invidio senza vergogna. Gli ingegneri di Apple non hanno bisogno di tenere su certi strumenti (piuttosto costosi, peraltro) con i cataloghi e le scatole di cartone!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/09/ien-tc_measurement-01.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;</description>
    </item>
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      <title>Cinquant&#39;anni fa, la Luna</title>
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      <pubDate>Sat, 20 Jul 2019 22:17:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/NuSL-_HPcg4?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il 20 luglio 1969 avevo nove anni e per la prima volta in vita mia i miei genitori mi concessero di stare alzato fino a notte fonda per guardare lo sbarco degli astronauti sulla Luna (per fortuna l&amp;rsquo;anno dopo fecero lo stesso con Italia-Germania 4:3).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Avevo solo nove anni ma ero già affascinato dalla scienza e dalla tecnologia, invidiavo i tecnici della NASA che potevano usare, beati loro!, tutti quegli apparecchi complicati pieni di lucine, manopole e levette, e sognavo di poterlo fare anch&amp;rsquo;io un giorno. (mannaggia, quando finalmente ci sono arrivato, le manopole e le levette erano sparite, sostituite dai computer!)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi ricordo ancora la &lt;a href=&#34;https://youtu.be/NuSL-_HPcg4?t=104&#34;&gt;discussione fra Tito Stagno e Ruggero Orlando&lt;/a&gt;, uno diceva che il modulo lunare era atterrato, l&amp;rsquo;altro che sta andando ancora scendendo. Io tenevo &lt;em&gt;a prescindere&lt;/em&gt; per Ruggero Orlando, era simpaticissimo e poi, dai, viveva a New York, doveva per forza capire perfettamente l&amp;rsquo;inglese (e in effetti aveva ragione lui).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il mondo impazzì per la &amp;ldquo;conquista&amp;rdquo; della Luna, ma presto i tempi cambiarono, la storia della luna perse di interesse e non ci siamo più andati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Arrivato a questo punto mi sono accorto che &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2015/07/20/ventilugliosessantanove&#34;&gt;quattro anni fa avevo già scritto un post quasi identico&lt;/a&gt;, passano gli anni ma le emozioni sono sempre le stesse. Nel frattempo però ho raccolto del nuovo materiale, quale occasione migliore per condividerlo qui?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Cominciamo con il video della discesa del modulo lunare (LEM) sulla Luna dalla prospettiva degli astronauti. L&amp;rsquo;inglese è molto difficile, tutti parlano velocissimo e in gergo, la trascrizione permette di capire quello che sta succedendo, ma bisogna leggere molto in fretta. Ma anche se non si capisce quello che dicono, le immagini da sole bastano a dare un&amp;rsquo;idea di quanto possa essere stato emozionante quel momento. Da vedere assolutamente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/xc1SzgGhMKc?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Le stesse immagini le abbiamo già viste nel &lt;a href=&#34;https://www.firstmenonthemoon.com&#34;&gt;simulatore dell&amp;rsquo;allunaggio dell&amp;rsquo;Apollo 11&lt;/a&gt;, che è veramente eccezionale per dettaglio e ampiezza di informazioni, ma il video forse è più comprensibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il LEM era un ammasso precario di alluminio, &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Kapton&#34;&gt;kapton&lt;/a&gt; e scotch, guidato da un computer che con il senno di oggi non possiamo che definire rudimentale. Ma cinquant&amp;rsquo;anni fa l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://www.ibiblio.org/apollo/ForDummies.html&#34;&gt;Apollo Guidance Computer&lt;/a&gt; (AGC) era &lt;a href=&#34;https://wehackthemoon.com/tech/apollo-guidance-computer-agc-computer-engineering-breakthrough&#34;&gt;quanto di meglio&lt;/a&gt; si potesse fare con la &lt;a href=&#34;http://ed-thelen.org/comp-hist/vs-mit-apollo-guidance.html&#34;&gt;tecnologia di allora&lt;/a&gt;: il primo computer a circuiti integrati, il primo computer con una &lt;a href=&#34;http://www.ibiblio.org/apollo/ForDummies.html&#34;&gt;interfaccia utente tanto semplificata&lt;/a&gt; da permettere agli astronauti di interagire con il computer nel corso del volo, il primo computer in grado di guidare da solo una astronave.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/TVCkqd9FrV8?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Per avere un&amp;rsquo;idea del salto tecnologico che c&amp;rsquo;è stato in questi cinquant&amp;rsquo;anni, si può leggere l&amp;rsquo;articolo &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/tech-policy/2019/07/computer-from-nasas-apollo-program-reprogrammed-to-mine-bitcoin/&#34;&gt;Computer from NASA’s Apollo program reprogrammed to mine bitcoin&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, nel quale vengono confrontate le prestazioni di calcolo dell&amp;rsquo;AGC con quelle di un computer odierno specializzato nel &lt;em&gt;mining&lt;/em&gt; dei bitcoin (dietro il quale ci sono operazioni matematiche molto sofisticate): il computer di oggi è in grado oggi di eseguire mille miliardi di operazioni elementari di calcolo (dette &lt;em&gt;hash&lt;/em&gt;) in un secondo, il computer dell&amp;rsquo;Apollo impiega 10 secondi per eseguire il calcolo di un solo &lt;em&gt;hash&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Detto in altri termini, se la potenza di calcolo del computer dell&amp;rsquo;Apollo fosse equivalente alla distanza fra la Terra e la Luna (in media 384.000 km), la potenza di calcolo dell&amp;rsquo;AGC equivarrebbe a circa 38 micrometri, la metà del diametro di un capello umano. Tutto questo in appena mezzo secolo.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Vogliamo conoscere tutti i dettagli di quello che è successo nel corso della missione dell&amp;rsquo;Apollo 11? C&amp;rsquo;è a disposizione &lt;em&gt;&lt;a href=&#34;https://apolloinrealtime.org/11/&#34;&gt;Apollo in Real Time&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, una ricostruzione minuziosa, minuto per minuto, di tutto quello che è successo nel corso della missione dell&amp;rsquo;Apollo 11 (c&amp;rsquo;è anche una ricostruzione analoga della &lt;a href=&#34;https://apollo17.org/&#34;&gt;missione dell&amp;rsquo;Apollo 17&lt;/a&gt; del 1972, l&amp;rsquo;ultimo viaggio di un equipaggio umano sul nostro satellite).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma sulla Luna ci siamo andati per davvero? Ovvio che si, &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Capricorn_One&#34;&gt;Capricorn One&lt;/a&gt; è un bel film, ma dubitare di essere andati sulla Luna è come dubitare che la Terra giri attorno al Sole o che Colombo abbia veramente scoperto l&amp;rsquo;America.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono sedicenti &lt;em&gt;esperti&lt;/em&gt; che sostengono che non siamo andati sulla Luna perché la bandiera americana non appare afflosciata nelle fotografie, una cosa che secondo loro dimostra l&amp;rsquo;esistenza di un qualche trucco hollywoodiano. Non ci vuole Hollywood per far stare dritta una bandiera, basta infilarci dentro un bastoncino orizzontale. Se vai fin sulla Luna vorrai pure che il simbolo della tua nazione si veda bene in fotografia!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Altri &lt;em&gt;esperti&lt;/em&gt; sostengono che le fotografie sono (a seconda dei gusti) troppo scure o troppo chiare, che le ombre non vanno bene, che si dovrebbero vedere uno sfondo pieno di stelle. Sono tutti ultrasicuri di quello che dicono, nemmeno fossero andati decine di volte sulla Luna a scattare fotografie. Pagliacci!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;NVidia si è messa di impegno e ha simulato tutto quello che c&amp;rsquo;era nelle fotografie prese da Armstrong e Aldrin, il modulo lunare, gli astronauti, la superficie della Luna, persino le particelle di suolo lunare disperse nell&amp;rsquo;aria (ammesso che si possa parlare di aria sulla Luna) e ne ha fatto un &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=syVP6zDZN7I&#34;&gt;video stupefacente&lt;/a&gt;, 15 minuti che dimostrano come la giusta combinazione di scienza e tecnica possano dare risultati straordinari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/syVP6zDZN7I?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Gli &lt;em&gt;esperti&lt;/em&gt; da scrivania sostengono che certe foto dovrebbero essere molto più scure? Peccato che non tengano conto che il suolo lunare e le stesse tute degli astronauti riflettono molta più luce rispetto a quello che succede sulla Terra e che sono proprio questi riflessi che rendono le fotografie molto più luminose del previsto e mascherano la luce delle stelle. Partita chiusa, 10 a 0 per la NASA e per NVidia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;È una considerazione banale, ma sarebbe bello lo stesso se gli stessi progressi fossero stati fatti nel campo dell&amp;rsquo;energia o del controllo dell&amp;rsquo;inquinamento.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Immagini di mondi vicini e lontani</title>
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      <pubDate>Mon, 05 Feb 2018 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;http://www.youtube.com/watch?v=U5nrrnAukwI&#34;&gt;http://www.youtube.com/watch?v=U5nrrnAukwI&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Martedì scorso la NASA ha messo online un video che mostra un panorama mozzafiato della &lt;a href=&#34;https://mars.nasa.gov/news/8302/vista-from-mars-rover-looks-back-over-journey-so-far/&#34;&gt;superficie di Marte vista dal rover Curiosity&lt;/a&gt;. La notizia è stata subito ripresa da tutti i siti di informazione; una ricerca su Google di &amp;ldquo;curiosity mars panorama&amp;rdquo;, vi farà trovare decine di link interessanti.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il video è stato prodotto utilizzando le foto scattate dal rover il 25 ottobre 2017, dopo 1.856 giorni di permanenza su Marte, in una giornata (marziana) particolarmente limpida e con una visibilità praticamente perfetta. Quel giorno il veicolo, che in effetti è un vero e proprio laboratorio mobile, ha raggiunto la cima di un promontorio ai margini del cratere Gale e ha scattato una serie di 16 foto dell&amp;rsquo;area circostante e in particolare dei 18 km percorsi dall&amp;rsquo;atterraggio nell&amp;rsquo;agosto del 2012.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le foto sono state messe insieme digitalmente facendo coincidere i bordi delle immagini consecutive e producendo una grande foto panoramica di ben 17.478 x 1.369 pixel (24 megapixel), più o meno come fanno i programmi di &lt;em&gt;cucitura&lt;/em&gt; (o &lt;em&gt;stitching&lt;/em&gt;) per smartphone con le nostre foto. Maggiori dettagli si trovano in &lt;a href=&#34;https://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA22210&#34;&gt;questa pagina&lt;/a&gt;, dalla quale si può scaricare sia la &lt;a href=&#34;https://photojournal.jpl.nasa.gov/tiff/PIA22210.tif&#34;&gt;versione originale&lt;/a&gt; dell&amp;rsquo;immagine da cui è stato prodotto il video messo online (un file .tiff di ben 48 MB), che una &lt;a href=&#34;https://photojournal.jpl.nasa.gov/figures/PIA22210_fig1.jpg&#34;&gt;versione annotata&lt;/a&gt; con il percorso del Curiosity e una serie di punti chiave dell&amp;rsquo;area del cratere (un file .jpeg compresso ma di ottima qualità).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La tecnologia di elaborazione delle immagini ci permette di fare oggi cose che sarebbero state impensabili fino a pochi anni fa. Si possono ottenere splendide immagini, come quelle viste prima o come questo incredibile e dettagliatissimo &lt;a href=&#34;https://www.360cities.net/image/mars-panorama-curiosity-solar-day-177&#34;&gt;&lt;em&gt;selfie&lt;/em&gt; del rover&lt;/a&gt;. Si può arrivare a &lt;em&gt;cucire&lt;/em&gt; insieme tante di quelle foto da ottenere una &lt;a href=&#34;https://www.360cities.net/image/mars-gigapixel-panorama-curiosity-solar-days-136-149&#34;&gt;immagine di 4 gigapixel&lt;/a&gt; (90.000 x 45.000 pixel) totali &amp;ndash; servono 275 iMac Pro o iMac 27&amp;quot; e quasi 2000 iMac da 21&amp;quot; per ottenerne una equivalente.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2018/02/10130087.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Come per noi oggi Marte e i pianeti del sistema solare rappresentano la punta più avanzata delle nostre capacità di esplorazione extraterrestre, nel &amp;lsquo;500 la scoperta dell&amp;rsquo;America aveva determinato una fortissima spinta ad esplorare gli angoli più remoti del globo terrestre.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il geografo e cartografo milanese &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Urbano_Monti&#34;&gt;Urbano Monte&lt;/a&gt; pubblicò nel 1587 i quattro volumi del &lt;em&gt;Trattato universale. Descrittione et sito de tutta la Terra sin qui conosciuta&lt;/em&gt;, una descrizione dettagliata di tutto quello che si sapeva della Terra ai suoi tempi. Ma la vera chicca dell&amp;rsquo;opera è la &lt;a href=&#34;https://news.nationalgeographic.com/2017/12/cartography-gigantic-ancient-map-urbano-monte/&#34;&gt;dettagliatissima mappa della Terra&lt;/a&gt; inclusa nel trattato, ben &lt;a href=&#34;https://www.davidrumsey.com/luna/servlet/view/search?q=pub_list_no%3D%2210130.000%22&amp;amp;qvq=sort%3APub_List_No_InitialSort%2CPub_Date%2CPub_List_No%2CSeries_No%3Blc%3ARUMSEY%7E8%7E1&amp;amp;sort=pub_list_no%2Cseries_no&amp;amp;pgs=100&amp;amp;res=1&amp;amp;mi=51&amp;amp;trs=81866&#34;&gt;60 fogli&lt;/a&gt; di 51 x 40 cm ciascuno, che mostrano l&amp;rsquo;intero globo terrestre come era conosciuto quattro secoli fa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2018/02/10130007.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Per rappresentare la sfera terrestre sul piano, Monte utilizzò una inusitata rappresentazione azimutale centrata sul Polo Nord, una rappresentazione diventata popolare solo nella seconda metà del &amp;lsquo;900 (è quella utilizzata nella &lt;a href=&#34;https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Flag_of_the_United_Nations.svg&#34;&gt;bandiera delle Nazioni Unite&lt;/a&gt;), che ha il vantaggio di rappresentare le dimensioni relative dei continenti dell&amp;rsquo;emisfero Nord molto più accuratamente della solita rappresentazione di Mercatore che conosciamo tutti (di contro, la rappresentazione azimutale distorce fortemente l&amp;rsquo;emisfero Sud, che comunque ai tempi di Monte era molto meno conosciuto).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il lavoro di Monte era così avanzato per i suoi tempi da finire nel dimenticatoio per secoli. In particolare, per le sue enormi dimensioni, più di 2.75 x 2.75 metri in totale, la mappa non era mai stata vista nella sua interezza. Ci ha pensato pochi mesi fa la &lt;a href=&#34;https://www.davidrumsey.com/&#34;&gt;David Rumsey Historical Map Collection&lt;/a&gt; ospitata presso l&amp;rsquo;Università di Stanford che, dopo aver acquisito nel settembre del 2017 uno dei soli tre &lt;em&gt;Trattati&lt;/em&gt; esistenti al mondo, ha assemblato digitalmente i fogli della mappa di Monte, ottenendo questa &lt;a href=&#34;https://www.davidrumsey.com/luna/servlet/detail/RUMSEY~8~1~303662~90074315:Composite--Tavola-1-60---Map-of-the&#34;&gt;straordinaria immagine composita&lt;/a&gt; che ora possiamo vedere in tutti i dettagli con un qualunque browser.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A guardare la mappa sembra che tutti i bordi dei fogli concidano perfettamente, una ulteriore dimostrazione della grandezza e della precisione del lavoro di Monte nonostante i limitati mezzi tecnici a disposizione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Figuriamoci cosa avrebbe potuto fare Urbano Monte se avesse avuto disposizione le tecnologie dei nostri tempi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In Italia la trovate su il &lt;a href=&#34;http://www.corriere.it/video-articoli/2018/02/02/marte-come-non-l-avete-mai-visto-nuove-sensazionali-immagini-sonda-curiosity/48aeb44a-07ff-11e8-bfab-d44c18e4815f.shtml&#34;&gt;Corriere&lt;/a&gt;, la &lt;a href=&#34;https://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/marte-come-non-si-era-mai-visto-prima-il-video-inedito-e-il-racconto-della-nasa/296094/296711&#34;&gt;Repubblica&lt;/a&gt;, la &lt;a href=&#34;http://www.lastampa.it/2018/02/02/multimedia/scienza/la-sonda-curiosity-mostra-marte-da-vicino-come-mai-visto-prima-ocRhJ9RRZhwHUuHs4WX5jO/pagina.html&#34;&gt;Stampa&lt;/a&gt;, il &lt;a href=&#34;https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/02/sognate-una-passeggiata-su-marte-potreste-trovare-un-ambiente-simile-alla-terra-le-incredibili-immagini-di-curiosity/4133093/&#34;&gt;Fatto&lt;/a&gt;. Se il quotidiano che leggete normalmente non la riporta, e magari gli preferisce un video sull&amp;rsquo;accoppiamento di due cani, forse è tempo di cambiare giornale.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo so, va piano, ma siamo su Marte ed è già un miracolo della tecnologia che Curiosity funzioni ancora perfettamente dopo tutto questo tempo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;immagine di 4 gigapixel è stata ottenuta componendo più di 400 fotografie catturate nei primi mesi di permanenza su Marte dalle due macchine fotografiche montate sul rover.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>A spasso sulla Stazione Spaziale Internazionale</title>
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      <pubDate>Wed, 26 Jul 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;È tempo di vacanze e allora cosa ci può essere di meglio che fare una gita (purtroppo solo virtuale) sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS),&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; che ci gira di continuo sulla testa alla bella velocità di 28.800 km/h e che &lt;a href=&#34;http://www.esa.int/Our_Activities/Human_Spaceflight/International_Space_Station/Where_is_the_International_Space_Station&#34;&gt;in questo momento si trova esattamente qui&lt;/a&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da qualche giorno infatti, dopo il &lt;a href=&#34;https://www.google.com/maps/@36.0596587,-112.1062379,3a,75y,40h,90t/data=!3m7!1e1!3m5!1ss2hD3yikmbOnFpJobdN9zg!2e0!6s%2F%2Fgeo0.ggpht.com%2Fcbk%3Fpanoid%3Ds2hD3yikmbOnFpJobdN9zg%26output%3Dthumbnail%26cb_client%3Dmaps_sv.tactile.gps%26thumb%3D2%26w%3D203%26h%3D100%26yaw%3D40.500004%26pitch%3D0%26thumbfov%3D100!7i13312!8i6656&#34;&gt;Grand Canyon&lt;/a&gt;, Google Street View è &lt;a href=&#34;https://www.scientificamerican.com/article/ground-control-to-major-google-space-station-street-view-is-here/&#34;&gt;arrivata anche sulla ISS&lt;/a&gt;. Con un semplice click possiamo andare a dare una occhiata alla &lt;a href=&#34;https://www.google.com/maps/@29.5602853,-95.0853914,3a,75y,178.28h,99.38t/data=!3m6!1e1!3m4!1szChzPIAn4RIAAAQvxgbyEg!2e0!7i10000!8i5000&#34;&gt;cupola&lt;/a&gt;, da cui si possono controllare le operazioni svolte all&amp;rsquo;esterno e dove si gode di vista mozzafiato della Terra e dello spazio, oppure al &lt;a href=&#34;https://www.google.com/maps/@29.5604161,-95.0853214,3a,75y,12.89h,78.77t/data=!3m6!1e1!3m4!1s88o1ChROflsAAAQvxgg3Yg!2e0!7i2560!8i1280&#34;&gt;locale dove ci si prepara alle attività esterne&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I più curiosi possono anche dare una occhiata alla &lt;a href=&#34;https://www.google.com/maps/@29.5603992,-95.0853323,3a,75y,124.33h,78.69t/data=!3m6!1e1!3m4!1sAM_jDvq8f-kAAAQvxjSepQ!2e0!7i2560!8i1280&#34;&gt;stanza da pranzo&lt;/a&gt; (con tavolo apparecchiato per sei) e alle &lt;a href=&#34;https://www.google.com/maps/@29.5604556,-95.0854808,3a,75y,293.85h,74.01t/data=!3m6!1e1!3m4!1s3OFiq36cp0IAAAQvxgbyIg!2e0!7i10000!8i5000&#34;&gt;stanze da letto&lt;/a&gt; (se possiamo chiamarle così) della Stazione Spaziale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/07/international-space-station.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ma la cosa che trovo particolarmente interessante è girare un po&amp;rsquo; a caso nella Stazione Spaziale, come dei turisti un po&amp;rsquo; ficcanaso. Se incontrate un&amp;rsquo;astronauta, però, fatevi un favore e girate al largo, sono sempre impegnati allo spasimo e non è detto che abbiano tempo e voglia per chiacchierare con voi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station, ISS) è uno dei migliori esempi di collaborazione scientifica globale, un progetto gestito da NASA (USA), CSA (Canada), ESA (Europa), RKA (Russia) e JAXA (Giappone), dove dal 2 novembre 2000 vivono (e convivono) un certo numero di astronauti di tutto il mondo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Ventilugliosessantanove</title>
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      <pubDate>Mon, 20 Jul 2015 22:17:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/NuSL-_HPcg4?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il giorni più emozionante della mia vita. Una vita ancora breve in verità, avevo appena nove anni, e i miei mi permisero per la prima volta di rimanere alzato, a seguire la &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=NuSL-_HPcg4&#34;&gt;diretta TV  dell&amp;rsquo;allunaggio dell&amp;rsquo;Apollo 11&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;anno dopo, altra nottata con mio padre per la mitica Italia-Germania 4-3.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi abbiamo a disposizione &lt;a href=&#34;http://www.firstmenonthemoon.com/&#34;&gt;The First Men on the Moon&lt;/a&gt;, un sito web che ci permette di ripercorrere passo passo tutta la discesa del &lt;a href=&#34;http://www.hq.nasa.gov/alsj/a11/a11.summary.html&#34;&gt;modulo lunare &amp;ldquo;Eagle&amp;rdquo;&lt;/a&gt;. L&amp;rsquo;inglese purtroppo è molto difficile, per fortuna le trascrizioni aiutano parecchio, ma sono sicuro che anche chi non conosce bene la lingua, può (ri)vivere lo stesso la grande emozione di quei momenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ancora più completo è &lt;a href=&#34;http://www.wechoosethemoon.org&#34;&gt;We Choose the Moon&lt;/a&gt;, una ricostruzione di tutto il viaggio dell&amp;rsquo;Apollo 11. Purtroppo qui la conoscenza dell&amp;rsquo;inglese è veramente indispensabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per chi preferisce i film, una delle cose migliori sull&amp;rsquo;argomento è &lt;a href=&#34;http://moonscapemovie.blogspot.it/p/la-versione-piu-recente-di-moonscape-in.html&#34;&gt;Moonscape&lt;/a&gt;, prodotto da &lt;a href=&#34;http://www.attivissimo.net/&#34;&gt;Paolo Attivissimo&lt;/a&gt; e per una volta anche in italiano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infine non posso non ricordare il bellissimo volume &lt;a href=&#34;http://complottilunari.blogspot.it/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html&#34;&gt;Luna? Sì, ci siamo andati!&lt;/a&gt;, sempre di Paolo Attivissimo. Un autore che quando si parla di indagini sulla scienza e la pseudoscienza sa il fatto suo (anche se purtroppo per lui ha un pessimo rapporto con Apple e i suoi prodotti).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Buona visione e buona lettura!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;P.S.: L&amp;rsquo;ora anomala di pubblicazione del post, le 22:17, &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_11#L.27allunaggio&#34;&gt;non è casuale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Plutone!</title>
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      <pubDate>Tue, 14 Jul 2015 20:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;http://pluto.jhuapl.edu/Multimedia/Science-Photos/pics/15-149b.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Dopo più di nove anni di viaggio e quasi 5 miliardi di chilometri, la &lt;a href=&#34;http://pluto.jhuapl.edu/News-Center/News-Article.php?page=20150714-2&#34;&gt;sonda New Horizons ha raggiunto Plutone&lt;/a&gt;, il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Plutone_%28astronomia%29#Status_planetario_controverso&#34;&gt;pianeta (nano) più esterno&lt;/a&gt; del sistema solare, avvicinandosi fino ad appena 12.500 km (7.750 miglia) dalla sua superficie.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le immagini relative non sono ancora arrivate, &lt;a href=&#34;http://pluto.jhuapl.edu/Multimedia/Science-Photos/image.php?page=&amp;amp;amp;gallery_id=2&amp;amp;amp;image_id=225&#34;&gt;la più recente&lt;/a&gt; è stata scattata ieri a 768.000 chilometri di distanza. Anzi, la sonda impiegherà ancora 16 mesi prima inviare tutti i dati disponibili, prima di perdersi nello spazio interstellare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però abbiamo già l&amp;rsquo;immagine del team del &lt;a href=&#34;http://www.jhuapl.edu/pluto/&#34;&gt;Laboratorio di Fisica Applicata&lt;/a&gt; della Johns Hopkins University che festeggia l&amp;rsquo;evento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli scienziati temevano che Windows decidesse di aggiornarsi proprio nel momento più importante della missione. O che l&amp;rsquo;antivirus marcasse come pericolose le foto provenienti da Plutone. E allora si sono affidati ai MacBook Pro e agli Air.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dietro le quinte festeggiano anche a &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Apple_Inc.&#34;&gt;Cupertino&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Un giro su Marte</title>
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      <pubDate>Sun, 18 May 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Sono sempre stato affascinato dalle missioni spaziali. Del resto, da bambino, sono stato alzato fino a tardi a guardare lo sbarco sulla Luna nel 1969 (e l&amp;rsquo;anno dopo la mitica Italia-Germania 4-3).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Trovo quindi affascinante &lt;a href=&#34;http://www.360cities.net/image/mars-panorama-curiosity-solar-day-213#-3.11,26.40,80.0&#34;&gt;lo splendido panorama a 360° di Marte&lt;/a&gt; ripreso pochi giorni fa dalla &lt;a href=&#34;http://mars.jpl.nasa.gov/msl&#34;&gt;sonda Curiosity&lt;/a&gt;. Provate a nascondere i controlli sullo schermo e a cliccare muovendovi nelle quattro direzioni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi &amp;ndash; almeno se non siete seguaci delle teorie del complotto &amp;ndash; andate sul sito della NASA dedicato alla &lt;a href=&#34;http://www.nasa.gov/externalflash/apollo11_40/&#34;&gt;missione Apollo 11 e al primo sbarco sulla Luna&lt;/a&gt; e cliccate sull&amp;rsquo;immagine &amp;ldquo;Lunar Panorama&amp;rdquo;. Il confronto  tecnologico è impari &amp;ndash; basta guardare l&amp;rsquo;interno del LEM con le centinaia di manopole e pulsanti che mi incuriosivano tanto &amp;ndash; ma il fascino è intatto.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Ma lo Shuttle Columbia si poteva salvare?</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/03/09/ma-lo-shuttle-columbia-si-poteva-salvare/</link>
      <pubDate>Sun, 09 Mar 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://getpocket.com/&#34;&gt;Pocket&lt;/a&gt; mi ha inviato ieri il link a questo articolo sul disastro dello Space Shuttle Columbia del 2003, pubblicato da poco su Ars Technica:&#xA;&lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/science/2014/02/the-audacious-rescue-plan-that-might-have-saved-space-shuttle-columbia/&#34;&gt;L&amp;rsquo;audace piano di salvataggio che avrebbe potuto salvare lo Shuttle Columbia&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una lettura interessantissima e l&amp;rsquo;inglese mi sembra abbastanza scorrevole da non essere un problema insormontabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già che siamo in tema, guardatevi anche la dimostrazione effettuata da &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Feynman&#34;&gt;Richard Feynman&lt;/a&gt;, componente della &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Rogers_Commission_Report&#34;&gt;Commissione Rogers&lt;/a&gt; che investigava sulle cause dell&amp;rsquo;esplosione dello Shuttle Challenger nel 1986.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/Q5KwWesLYtA?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=161&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Feynman&#34;&gt;grande fisico teorico&lt;/a&gt;, uno dei maggiori scienziati di tutti i tempi e premio Nobel per la Fisica nel 1965, dimostrò in quella seduta che lo Shuttle si era disintegrato a causa della rottura di un anello di gomma (&lt;em&gt;o-ring&lt;/em&gt;) da pochi centesimi di dollaro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In fase di progettazione era stato deciso, per risparmiare, di usare un solo o-ring per ogni giunto del circuito del motore a combustibile solido. Ma il freddo eccessivo dei giorni prima del lancio aveva reso gli o-ring troppo rigidi, causando una perdita di combustibile e l&amp;rsquo;esplosione del Columbia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La stupidità della burocrazia e di un certo &lt;em&gt;management&lt;/em&gt; non ha confini.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Post Scriptum.&lt;/strong&gt; La Commissione Rogers non accettò la tesi di Feynman, considerandola troppo dannosa per la NASA. Dopo che Feynman minacciò di non firmare il rapporto finale, &lt;a href=&#34;http://history.nasa.gov/rogersrep/v2appf.htm&#34;&gt;le sue conclusioni vennero inserite in una appendice separata&lt;/a&gt;, diventando una analisi fondamentale sull&amp;rsquo;affidabilità dello Space Shuttle e dei sistemi complessi in generale.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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