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    <title>Mc Microcomputer on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Mc Microcomputer on Melabit</description>
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      <title>50 anni con Apple</title>
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      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30-with-caption.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;La prima immagine di un Apple II pubblicata su Bit, che a cavallo fra la fine degli anni &amp;lsquo;70 e i primi anni &amp;lsquo;80 è stata la più importante rivista italiana dedicata ai personal computer (Bit n. 5, Novembre-Dicembre 1979).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cinquant&amp;rsquo;anni fa ero un liceale brufoloso e non avrei saputo dell&amp;rsquo;esistenza di Apple fino ai primissimi anni &amp;lsquo;80, quando Bit iniziò ad ospitare le prime pagine pubblicitarie dedicate all&amp;rsquo;Apple II.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover-small.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Prima pagina pubblicitaria dedicata ad &amp;ldquo;Apple Computer&amp;rdquo; (Bit n. 6, Febbraio 1980, ultima di copertina).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in quegli anni la parte del leone la faceva la sua principale concorrente, &lt;a href=&#34;https://www.marcomar.it/rcretrocomputer-rc0-mc_story/&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, che fin dal primo numero del settembre 1981 dedicò ampio spazio all&amp;rsquo;azienda californiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel 1981 un Apple II da 48K con monitor da 11&amp;quot; e un disco floppy costava 5 milioni di lire, più di una &lt;a href=&#34;https://www.facebook.com/watch/?v=1544780529899322&#34;&gt;FIAT Panda&lt;/a&gt; tanto per capirsi. Una cifra fuori dalla portata di uno studente universitario come ero io, che al massimo potevo permettermi un Commodore 64 comprato grazie ad una vincita al Totocalcio.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Listino completo dei prodotti Apple a settembre 1981 (tratto da MC Microcomputer no. 1, Settembre 1981, pagina 84).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Però a Fisica di Apple II ce n&amp;rsquo;erano parecchi, perché li si poteva  usare per costruire i primi &lt;a href=&#34;https://sci-hub.st/10.1119/1.2341547&#34;&gt;strumenti di misurazione automatica&lt;/a&gt; o per digitalizzare le immagini.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Bastava fare un giretto nei vari laboratori per trovarne qualcuno, e se si era fortunati si riusciva anche ad usarli quando erano liberi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Arrivò presto anche uno dei primi &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/10/30/schede-perforate-mac-128k/&#34;&gt;Macintosh 128K&lt;/a&gt;, che riuscii ad usare solo fugacemente perché venne rubato dopo un paio di giorni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poco dopo, al mio primo congresso, mi accorsi che uno degli oratori, Ken Gray, aveva usato il Macintosh per scrivere sia l&amp;rsquo;articolo che le &lt;em&gt;slide&lt;/em&gt;. Fra un centinaio di partecipanti, tutti con i testi scritti con la macchina da scrivere e le immagini incollate, il suo lavoro spiccava e si distingueva a colpo d&amp;rsquo;occhio. Il Mac fece nascere una simpatia immediata fra noi due, tanto che mi chiese di trasferirmi a Chicago a lavorare con lui. Ma avevo già accettato di andare al &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2018/08/16/tutto-anzi-niente/&#34;&gt;Physikalisch-Technische Bundesanstalt&lt;/a&gt; (PTB) in Germania, e preferii mantenere la parola data.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E proprio al PTB arrivò la svolta, anche in campo Apple. Nel mio laboratorio di misure, assieme a strumentazione sofisticata e a uno o due Mac più vecchi, campeggiava un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Macintosh_II&#34;&gt;Macintosh II&lt;/a&gt;, il primo Mac espandibile (finalmente!), una &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Workstation&#34;&gt;workstation&lt;/a&gt; vera e propria che poteva competere con le macchine &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Sun_Microsystems&#34;&gt;Sun&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Equipment_Corporation&#34;&gt;DEC&lt;/a&gt;. E questo di espansioni ne aveva, eccome! Non mi ricordo se era collegato ad un sistema di acquisizione e elaborazione di immagini da microscopio che era avanzatissimo per l&amp;rsquo;epoca (una volta tornato in Italia ho impiegato anni per riuscire a realizzarne una pallida copia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ricordo benissimo che c&amp;rsquo;era installata una scheda di conversione analogico-digitale che poteva essere usata per digitalizzare le misure sui nostri campioni, che era arrivata insieme alla prima versione del &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/LabVIEW&#34;&gt;LabVIEW&lt;/a&gt;, il primo linguaggio di programmazione visuale, che proprio per quello girava solo ed esclusivamente sul Macintosh. Per motivi vari la scheda l&amp;rsquo;abbiamo usata poco, ma il LabVIEW diventò subito il divertimento preferito mio e di un amico danese. La sera, quando non c&amp;rsquo;era nessuno, passavamo ore ad usare il LabVIEW per le cose più assurde, più erano lontane dagli scopi originali del linguaggio meglio era.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;I Macintosh del laboratorio erano configurati per usare il tedesco, e il &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/System_6&#34;&gt;System 6&lt;/a&gt; di allora non permetteva certo di supportare utenti e linguaggi diversi. Ma nonostante il mio tedesco fosse zoppicante (molto zoppicante, in verità) io riuscivo ad usare senza troppi problemi il Mac perché mi ricordavo la posizione delle voci di menu che trovavo sui manuali o sulle riviste. Rispetto al sistema Unix proprietario e localizzato in tedesco che ero costretto ogni tanto ad usare, era davvero un altro mondo!&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tornato a casa, iniziò il mio &lt;em&gt;inverno Apple&lt;/em&gt;, che durò fino agli albori del nuovo millennio. I computer Apple erano diventati incompatibili con &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt;: le tastiere e i mouse per PC non funzionavano su Mac e viceversa, idem per la RAM o le schede video e idem soprattutto per le cose più sofisticate, come le schede di acquisizione dati e immagini o le schede per il controllo degli strumenti che usavo ogni giorno. Anche trasferire un file via floppy da un PC a un Mac metteva a dura prova la pazienza (e la testardaggine) di un santo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi, finalmente, arrivò Mac OS X.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Nei primi anni &amp;lsquo;90 avevo scoperto Unix, più che altro perché era l&amp;rsquo;unico modo per riuscire a fare &lt;a href=&#34;https://pubs.aip.org/aip/jap/article-abstract/79/10/7860/491907/Step-width-enhancement-in-a-pulse-driven-Josephson&#34;&gt;certi calcoli&lt;/a&gt; piuttosto &lt;a href=&#34;https://rescience.github.io/bibliography/Maggi_2020.html&#34;&gt;complicati&lt;/a&gt;.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; E quindi quando arrivò Linux, saltai immediatamente sul carro e iniziai ad usarlo ovunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tecnicamente Linux era uno sballo, ma l&amp;rsquo;aspetto grafico era, diciamo così, &lt;em&gt;zoppicante&lt;/em&gt;. Per cui, quando vidi in una vetrina un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IBook&#34;&gt;iBook G3 &amp;ldquo;Snow&amp;rdquo;&lt;/a&gt; con &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Mac_OS_X_Jaguar&#34;&gt;Jaguar&lt;/a&gt; e lessi su Macworld che il nuovo sistema operativo era basato su BSD Unix, decisi che doveva essere mio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo stesso successe con l&amp;rsquo;iMac G4: lo vidi, me ne innamorai e lo comprai subito. E per settimane i colleghi venivano in ufficio, ammiravano il monitor e si mettevano a cercare il computer&amp;hellip; 😂.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Da allora, e sono quasi venticinque anni, ho sempre usato prodotti Apple: Mac, iPod, iPad, iPhone, Apple Watch, dimentico di sicuro qualcosa. Del resto funzionano (quasi) sempre, perfino i familiari più coriacei nei confronti della tecnologia riescono ad usarli  senza troppi problemi, sono eleganti, costano un po&amp;rsquo; di più dei concorrenti ma durano anche molto di più. Non avrebbe senso cambiare, almeno per ora.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, Apple ci mette del suo con certe decisioni discutibili: macOS Tahoe e Liquid Glass, la prossima dismissione di Rosetta, il &lt;em&gt;fork&lt;/em&gt; a pagamento di Pages, Numbers e Keynote (senza dimenticare Freeform), le crescenti limitazioni sull&amp;rsquo;uso di Applicazioni di terze parti, la debacle di Siri, la ristrutturazione delle Impostazioni di Sistema che ha rese ostiche anche a chi, come me, le usa quasi ogni giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma finché Apple non deciderà di impedire l&amp;rsquo;installazione di applicazioni di terze parti anche su macOS, come succede (non sempre) giustamente su iOS e iPadOS, sarà difficile abbandonare la casa madre. Perché, proprio come in un matrimonio con i suoi alti e bassi, cinquant&amp;rsquo;anni di vita passati quasi sempre a braccetto non sono facili da dimenticare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora tanti, tanti, tanti auguri ad Apple per i prossimi cinquant&amp;rsquo;anni!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/ray-hennessy-gdTxVSAE5sk-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@rayhennessy&#34;&gt;Ray Hennessy&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se confrontate il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base riportato in questa immagine con quello della pubblicità su Bit, noterete che in meno di due anni il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base era aumentato di ben un milione di lire (più o meno 1.000-1.500 euro odierni) a causa dell&amp;rsquo;inflazione galoppante di quegli anni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era proprio l&amp;rsquo;epoca del passaggio dai &lt;em&gt;digitalizzatori umani&lt;/em&gt;, che passavano la vita chini su enormi immagini che &lt;a href=&#34;https://cds.cern.ch/record/1772154&#34;&gt;digitalizzavano&lt;/a&gt; a &lt;a href=&#34;https://cern70.cern/tracing-particles/&#34;&gt;mano&lt;/a&gt;, ai sistemi di digitalizzazione semiautomatici, che nei casi più semplici erano quasi sempre degli Apple II.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti i normali comandi di &lt;code&gt;shell&lt;/code&gt; erano localizzati in tedesco, per cui il normale &lt;code&gt;whoami&lt;/code&gt;che serve per sapere il nome dell&amp;rsquo;utente che ha effettuato il login diventava &lt;code&gt;wobinich&lt;/code&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I PC erano tropo lenti. E come se non bastasse e nonostante i cartelli &lt;em&gt;terroristici&lt;/em&gt; che lasciavo in giro, alcuni colleghi si ostinavano a spegnere il PC su cui eseguivo le simulazioni durante la notte. Non volevano &amp;ldquo;sprecare corrente&amp;rdquo;, dicevano 😱.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Schede perforate: Macintosh 128K</title>
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      <pubDate>Sun, 30 Oct 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&amp;ldquo;Vieni, ti faccio vedere una cosa.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico più grande mi fece entrare in un&amp;rsquo;ala dell&amp;rsquo;istituto di Fisica dove non ero mai stato. Avevo appena iniziato la tesi e il mio nuovo status mi permetteva di andare dove i semplici studenti non erano ammessi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Guarda!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eravamo entrati in una stanzetta piccola e ingombra di scaffali, al centro c&amp;rsquo;era una scrivania come tante con sopra un monitor e una tastiera. Ma erano piccoli, molto più piccoli di quelli che ero ormai abituato ad usare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo riconobbi all&amp;rsquo;istante, ne avevo letto meraviglie su Bit e su &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/MC_microcomputer-028/page/n43/mode/2up&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, una delle mie solite capatine in biblioteca dopo lo studio mi aveva permesso di leggere gli articoli dettagliatissimi di BYTE dedicati al  &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine-1984-02/page/n31/mode/2up&#34;&gt;nuovo prodotto Apple&lt;/a&gt; e al &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine-1984-02/page/n59/mode/2up&#34;&gt;team che l&amp;rsquo;aveva sviluppato&lt;/a&gt;, ma averne uno davanti era un&amp;rsquo;altra cosa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-10-30-schede-perforate-mac-128K/apple-macintosh-128k.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://flickr.com/photos/octemon/5407207167/&#34;&gt;Apple Macintosh 128K&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://flickr.com&#34;&gt;Flickr&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto. Vado in laboratorio, quando finisci passa e andiamo in mensa.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico andò via, lasciandomi da solo alle prese con la nuova macchina. La accesi, &amp;ldquo;boing!&amp;rdquo; e si fermò subito. Per fortuna il floppy di avvio era nel cassetto, lo inserii, pochi secondi e&amp;hellip; vidi per la prima volta l&amp;rsquo;interfaccia grafica del Mac. Tutta un&amp;rsquo;altra cosa rispetto ai terminali di testo che ormai usavo regolarmente, oppure all&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti_M20&#34;&gt;Olivetti M20&lt;/a&gt; della stanza sotto il tetto, quella chiusa a chiave che potevano usare i tesisti e che di fatto è stato il mio primo ufficio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le mie letture mi avevano insegnato cosa aspettarmi, però il mouse scappava da tutte le parti, era vero che ci voleva un po&amp;rsquo; di pratica per usarlo. Feci tutte le cretinate di un utente alle prime armi con il Macintosh &amp;ndash; nessuno allora lo chiamava &amp;ldquo;128K&amp;rdquo;, era l&amp;rsquo;unico modello esistente quindi era il &amp;ldquo;Macintosh&amp;rdquo; (o il &amp;ldquo;Mac&amp;rdquo;) e basta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Aprii MacWrite e cominciai a giocare con i caratteri e i colori (ok, non erano veri colori ma solo toni di grigio, ma ci siamo capiti), una meraviglia! Potevo scrivere, ingrandire i caratteri, rimpicciolirli, fare gli apici e i pedici. Allora non conoscevo ancora il LaTeX e per me queste possibilità erano magia pura. MacPaint era bello ma io sono un cane a disegnare, quindi oltre a qualche figura geometrica e a qualche campitura non potevo andare. Però, certo, poter &amp;ldquo;incollare&amp;rdquo; una immagine in MacWrite apriva tante belle possibilità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È vero, potevo usare solo un programma alla volta ma non era una grossa limitazione, con un solo un floppy di fatto non si poteva fare di più. Molto più affascinante era la possibilità configurare il sistema a volontà tramite l&amp;rsquo;interfaccia grafica e di vedere subito quello che succedeva, mai vista prima un cosa del genere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non so quanto rimasi in quella stanzetta a giocare, di sicuro fu solo la fame (o l&amp;rsquo;amico) a farmi andare via.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tornai dopo un giorno o due e il Mac non c&amp;rsquo;era più. Qualcuno lo aveva rubato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E con quel Mac finì l&amp;rsquo;età dell&amp;rsquo;innocenza dell&amp;rsquo;istituto, quando si poteva lasciare qualsiasi cosa in giro sapendo che nessuno l&amp;rsquo;avrebbe toccata.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>I miei 30 anni di Mac</title>
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      <pubDate>Mon, 27 Jan 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Ho avuto la fortuna di riuscire ad usare &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; il primo &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/macintosh.html&#34;&gt;Macintosh 128k&lt;/a&gt;, pochi mesi dopo la sua uscita. È stata un&amp;rsquo;esperienza emozionante e ne ricordo ancora perfettamente tutti i particolari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi stavo aggirando nel vecchio Dipartimento di Fisica di Torino quando un amico mi chiamò furtivamente per trascinarmi senza complimenti in un corridoio secondario del Dipartimento. Lo conoscevo, c&amp;rsquo;erano alcuni laboratori di elettronica dove lavoravano degli amici tesisti. Ogni tanto passavo da lì per salutare, ma poiché era riservato ai &lt;em&gt;particellari&lt;/em&gt; (nel gergo di allora, i fisici che studiavano la fisica delle particelle), non avevo molto da fare lì. Proprio parlando in una stanza con uno di loro, avevo deciso di passare a &lt;em&gt;stato solido&lt;/em&gt; (quella che oggi si chiama fisica della materia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico carbonaro mi portò in una stanza dove non ero mai stato. L&amp;rsquo;ingresso era quasi bloccato da un vecchio &lt;a href=&#34;http://www.hampage.hu/pdp-11/&#34;&gt;PDP-11&lt;/a&gt;, un armadio alto due metri, ormai in disuso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oltre il PDP-11 c&amp;rsquo;era una scrivania, una di quelle tipiche da laboratorio in metallo con i cassetti al lato, e sopra la scrivania&amp;hellip; lui!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sapevo perfettamente cos&amp;rsquo;era. Avevo letto avidamente &lt;a href=&#34;http://issuu.com/adpware/docs/mc028/44?e=0&#34;&gt;le prime presentazioni del Macintosh&lt;/a&gt; pubblicate fra febbraio e marzo su &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Bit_%28rivista%29&#34;&gt;Bit&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.mcmicrocomputer.org/&#34;&gt;MC Microcomputer&lt;/a&gt;, le riviste storiche di microinformatica in Italia. Conoscevo molto bene la Apple: l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://apple2history.org/&#34;&gt;Apple II&lt;/a&gt; era il computer di riferimento dell&amp;rsquo;epoca, usatissimo anche all&amp;rsquo;università, insieme al &lt;a href=&#34;http://www.mcmanis.com/chuck/computers/vaxen/&#34;&gt;VAX&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo io a casa dovevo accontentarmi di un misero &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/vic20.html&#34;&gt;VIC-20&lt;/a&gt; con espansione di memoria da 8(!) kB autocostruita e poi di un &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/c64.html&#34;&gt;Commodore 64&lt;/a&gt;, di cui conoscevo ogni locazione di memoria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ero abituato a cassoni enormi, ad armadi pieni di lucine e di interruttori, perfino l&amp;rsquo;Apple II era bello grande. Al confronto il Macintosh sembrava un giocattolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi sedetti davanti al monitor da 9 pollici, così minuto rispetto ai terminaloni a cui ero abituato, e toccai per la prima volta un &lt;a href=&#34;http://sloan.stanford.edu/mousesite/1968Demo.html&#34;&gt;mouse&lt;/a&gt;. Non ci volle molto per abituarsi, era molto più semplice da usare di quanto immaginassi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Incredibile! Pochi anni prima, al primo anno di università, usavo ancora le schede perforate. L&amp;rsquo;anno dopo mi ero intrufolato in una sala terminali di informatica che mi sembrava un paradiso tecnologico. Ero abituato a inserire comandi al computer e ad aspettare la risposta per delle mezz&amp;rsquo;ore. Ed ora? Ora, invece, tutto quello che facevo compariva immediatamente sul piccolo monitor che avevo davanti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era emozionante. Sentivo confusamente di stare osservando il futuro. Il mondo dei computer non sarebbe stato più lo stesso, l&amp;rsquo;élite dei meccanici, che conoscevano i dettagli intimi del funzionamento dei computer (élite a cui sentivo di appartenere un po&amp;rsquo; anch&amp;rsquo;io) sarebbe stata travolta dai neopatentati, che il computer l&amp;rsquo;avrebbero solo usato, senza avere la minima idea di come funzionasse. E tutto grazie a un piccolo computer che sembrava un giocattolo, ma che costava come una utilitaria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo un po&amp;rsquo; il mio amico si avvicinò e mi disse: &amp;ldquo;Ha fatto lo stesso effetto anche a me&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era tardi, l&amp;rsquo;istituto stava per chiudere e dovemmo andare via e lasciare il nostro nuovo giocattolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo rubarono subito. Non lo vedemmo più.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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