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    <title>Libreoffice on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Libreoffice on Melabit</description>
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      <title>Modifiche a colpo d&#39;occhio con SubEthaEdit</title>
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      <pubDate>Mon, 27 Nov 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-11-27-modifiche-a-colpo-docchio-con-subethaedit/possessed-photography-miWGZ02CLKI-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@possessedphotography&#34;&gt;Possessed Photography&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://subethaedit.net/&#34;&gt;SubEthaEdit&lt;/a&gt; (SEE per brevità) è un editor per macOS discreto, che fa più o meno tutto ciò che ci si aspetta da un editor moderno (con alcune mancanze significative), e che in più ha la particolarità di permettere a più utenti collegati di lavorare in modo collaborativo allo stesso documento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Di queste caratteristiche generali ho già scritto nell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2023/10/30/subethaedit-scrivere-insieme-in-tempo-reale/&#34;&gt;articolo precedente&lt;/a&gt;. In questo articolo, invece, voglio soffermarmi sulla funzione di SEE che mi ha colpito di più in assoluto, cioè la possibilità di mettere bene in evidenza tutte le modifiche effettuate su un documento di testo anche quando non si collabora con altri utenti, una funzione molto particolare ma che in certi casi può diventare davvero un toccasana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;modifiche-in-evidenza&#34;&gt;Modifiche in evidenza&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;A che serve evidenziare le modifiche ad un testo? Serve tutte le volte in cui si debba mostrare in modo chiaro e tracciabile all&amp;rsquo;editore, al committente, al cliente, o semplicemente ai colleghi, cosa è stato cambiato in un dato documento, come succede molto spesso nell&amp;rsquo;editoria scientifica ma anche in tanti altri settori professionali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con un wordprocessor non è un problema, Word e i suoi cloni hanno uno strumento integrato di revisione del testo che, per quanto pesante e implementato in modo farraginoso, fa il suo lavoro. Ma come può fare chi preferisce scrivere in modalità solo testo, usando &lt;a href=&#34;https://www.latex-project.org/&#34;&gt;LaTeX&lt;/a&gt; o il sempre più popolare &lt;a href=&#34;https://daringfireball.net/projects/markdown/&#34;&gt;Markdown&lt;/a&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questi due strumenti permettono di segnalare le modifiche inserendole all&amp;rsquo;interno di tag dedicati (&lt;code&gt;\hl{testo modificato}&lt;/code&gt; per LaTeX e &lt;code&gt;{==testo modificato==}&lt;/code&gt; per Markdown), ma è fastidioso dover aggiungere i tag mentre si procede alla revisione del testo, con il rischio di perdere il filo del discorso e di allungare i tempi di lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come mi sono accorto da poco, SEE può essere un ottimo strumento per risolvere questo problema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div markdown=&#34;1&#34; style = &#34;border-style: solid; border-width: 0px 0px 0px 12px; border-color: #03a87c; background-color: #defef6; padding: 1em; color:black; font-size:100%;&#34;&gt;&#xA;La funzione di evidenziazione del testo modificato di SubEthaEdit può essere attivata una volta per tutte selezionando l&#39;opzione `Highlight Changes when not collaborating posta in cima al pannello `General` delle Preferenze, e sarà valida per tutti i nuovi documenti aperti nel programma.&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-11-27-modifiche-a-colpo-docchio-con-subethaedit/general-custom.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Se vogliamo attivarla anche nel documento corrente, dobbiamo andare nel menu &lt;code&gt;View&lt;/code&gt; e selezionare la voce &lt;code&gt;Highlight Changes&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-11-27-modifiche-a-colpo-docchio-con-subethaedit/view-highlight-changes.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Da questo momento in poi, tutte le modifiche o le aggiunte al testo corrente verranno messe in evidenza da un fondo colorato in giallo (il colore si può cambiare nella sezione &lt;code&gt;Collaboration&lt;/code&gt; delle solite Preferenze).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-11-27-modifiche-a-colpo-docchio-con-subethaedit/highlights.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/div&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;un-caso-personale&#34;&gt;Un caso personale&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alcune settimane fa dovevo modificare un articolo scritto in LaTeX che richiedeva la riscrittura o l&amp;rsquo;aggiunta di grosse porzioni di testo, nonché la correzione di un bel po&amp;rsquo; di errori di inglese, il tutto con la necessità di mettere bene in evidenza tutte le modifiche effettuate, anche al livello delle singole parole.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;LaTeX ha una funzione specifica per mettere in evidenza il testo modificato (&lt;code&gt;\hl&lt;/code&gt;, che sta per &lt;em&gt;highlight&lt;/em&gt;), il problema è che, quando le modifiche sono tante, è difficile riuscire a ricordarsi di circondare anche il più piccolo pezzetto di testo modificato con &lt;code&gt;\hl{...}&lt;/code&gt; senza perdere il filo del discorso e finire per dimenticare qualcosa di importante.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho provato i miei soliti editor,&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; per vedere se potevano offrire qualcosa che faceva al caso mio ma, a parte (ovviamente) Emacs,&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; non ho trovato niente più del solito &lt;code&gt;diff&lt;/code&gt;, uno strumento da Terminale molto usato dai programmatori che mette a confronto due file diversi e segnala quali righe sono state modificate.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma, appunto, con &lt;code&gt;diff&lt;/code&gt; possiamo vedere quali righe sono cambiate, non cosa è cambiato in ciascuna riga! Per un programmatore non è un problema, perché le righe di codice sono brevi ed è facile notare le differenze, ma in un documento LaTeX una singola riga può corrispondere ad un lungo paragrafo di testo, ed è quindi molto più difficile notare a prima vista cosa è cambiato rispetto al testo originale.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono altri strumenti a linea di comando che avrebbero potuto fare al caso mio, come &lt;code&gt;wdiff&lt;/code&gt;, che bisogna installare con &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2014/04/29/homebrew-software-per-il-mac-fatto-in-casa/&#34;&gt;Homebrew&lt;/a&gt;, oppure &lt;code&gt;git diff --word-diff&lt;/code&gt;, ma usarli avrebbe complicato ulteriormente un lavoro già di per sé piuttosto complesso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un po&amp;rsquo; per caso un po&amp;rsquo; per fortuna ho lanciato SEE, che avevo installato sul Mac senza usarlo mai più di tanto, e mi sono accorto che faceva perfettamente al caso mio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con questo editor il lavoro di revisione è stato semplicissimo: mi bastava prendere un blocco di testo dal file originale in LaTeX, copiarlo nella finestra di SEE e inserire via via le correzioni, vedendole tutte chiaramente e in tempo reale con il loro fondo giallo. Una volta finita la revisione di tutto il blocco, potevo circondare tutte le parti di testo evidenziate con &lt;code&gt;hl{...}&lt;/code&gt;, per poi sostituire il testo rivisto a quello del file originale LaTeX.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Vi assicuro, descrivere la procedura è molto più complicato che realizzarla, tanto che sono riuscito a completare tutta la revisione in appena un paio di giorni, perché SEE mi permetteva di concentrarmi esclusivamente sulla riscrittura del testo, rimandando la gestione minuta delle modifiche solo alla fine della correzione dell&amp;rsquo;intero blocco.&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché tutta questa trafila di copia e incolla da LaTeX a SEE e viceversa? Non sarebbe stato più semplice lavorare solo in SEE? Certo, ma l&amp;rsquo;articolo originale era su &lt;a href=&#34;https://www.overleaf.com/&#34;&gt;Overleaf&lt;/a&gt; e volevo che i colleghi potessero continuare ad accedere all&amp;rsquo;ultima versione anche mentre io ci lavoravo. E poi SEE ha un grosso difetto, perché non conserva le evidenziazioni quando si salva un documento e lo si riapre una seconda volta. Sarebbe bastata quindi una distrazione, un blocco imprevisto del Mac o magari un banale calo di tensione per perdere di colpo traccia di tutte le modifiche più recenti. Non potevo permettermelo e non ho voluto rischiare.&lt;sup id=&#34;fnref:6&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:6&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;6&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo proposito, ho chiesto agli sviluppatori di &lt;a href=&#34;https://github.com/subethaedit/SubEthaEdit/issues/244&#34;&gt;rendere permanenti le evidenziazioni del testo&lt;/a&gt;, ma dopo due mesi non ho avuto risposta e temo che la richiesta non sarà soddisfatta, almeno in tempi brevi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-11-27-modifiche-a-colpo-docchio-con-subethaedit/highlighted-post.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;dal-personale-al-generale&#34;&gt;Dal personale al generale&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma questa funzione particolare di SEE serve solo a chi, come me, si muove nell&amp;rsquo;ambito dell&amp;rsquo;editoria scientifica? Non credo, in realtà mettere bene in evidenza le modifiche ad un documento è una funzione molto utile in svariati settori professionali, e spesso sono proprio i committenti o i clienti a richiedere esplicitamente che il documento contenga una visualizzazione chiara di tutti i cambiamenti subiti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non a caso la funzione di revisione con evidenziazione delle modifiche effettuate è molto usata da chi scrive in Word, sia quando lavora in collaborazione con altri che quando deve semplicemente correggere un documento altrui.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;implementazione delle revisioni in Word è molto macchinosa (e come poteva essere diversamente?) e le modifiche possono essere visualizzate in molti modi diversi, una flessibilità che però tante volte genera solo confusione quando si aprono dei documenti altrui. Nella modalità di visualizzazione più dettagliata si arrivano a vedere le singole lettere aggiunte o cancellate, e il tutto diventa presto un guazzabuglio incomprensibile di testo barrato e testo colorato, con configurazioni e colori diversi per ciascun utente. Considerazioni analoghe si possono fare anche per altri sistemi di scrittura come LibreOffice Writer o Google Docs, che forse riescono a fare persino peggio di Word.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In ogni caso, Word sarà anche molto popolare ma tanti, come me, preferiscono usare sistemi di scrittura basati sul testo puro, come LaTeX o il popolarissimo Markdown, che ha parecchi &lt;a href=&#34;https://github.com/CriticMarkup/CriticMarkup-toolkit&#34;&gt;segni speciali&lt;/a&gt; per gestire &lt;mark&gt;le  evidenziazioni di un blocco di testo&lt;/mark&gt; (&lt;code&gt;{==testo evidenziato==}&lt;/code&gt;), così come le &lt;mark style=&#34;background-color: #ccf7cc&#34;&gt;aggiunte&lt;/mark&gt; (&lt;code&gt;{++testo aggiunto++}&lt;/code&gt;), le &lt;del style=&#34;color: #ffa2a2&#34;&gt;cancellazioni&lt;/del&gt; (&lt;code&gt;{--testo cancellato--}&lt;/code&gt;), e perfino le &lt;del style=&#34;color: #ffa2a2&#34;&gt;modifiche&lt;/del&gt; &lt;mark style=&#34;background-color: #ccf7cc&#34;&gt;sostituzioni&lt;/mark&gt; (&lt;code&gt;{&lt;del&gt;&lt;del&gt;testo precedente&lt;/del&gt;&amp;gt;testo sostituito&lt;/del&gt;~}&lt;/code&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando le modifiche da fare sono tante, come ci si può concentrare sul testo da rivedere senza perdere il filo del discorso, quando bisogna inserire di continuo i tag, piuttosto complessi in verità, che indicano tutti i cambiamenti effettuati?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;SubEthaEdit può essere un&amp;rsquo;ottima risposta a questo problema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una funzione analoga ce l&amp;rsquo;ha anche Markdown, che usa i tag &lt;code&gt;{==&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;==}&lt;/code&gt; per mettere in evidenza il testo compreso fra essi. Purtroppo non tutti gli interpreti Markdown supportano questi tag (fra cui, purtroppo, l&amp;rsquo;interprete usato da Wordpress.com), una particolarità che crea non poca confusione.&lt;br&gt;&#xA;Per aggirare il problema, si può usare la coppia di tag standard HTML5 &lt;code&gt;&amp;lt;mark&amp;gt;testo evidenziato&amp;lt;/mark&amp;gt;&lt;/code&gt;, che di default produce un testo &lt;mark&gt;con uno sfondo giallo&lt;/mark&gt; (ma si possono &lt;mark style=&#34;background-color: MediumSpringGreen&#34;&gt;usare&lt;/mark&gt; &lt;mark style=&#34;background-color: PapayaWhip&#34;&gt;facilmente&lt;/mark&gt; &lt;mark style=&#34;background-color: Cyan&#34;&gt;altri&lt;/mark&gt; &lt;mark style=&#34;background-color: Violet&#34;&gt;colori&lt;/mark&gt;).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per i più curiosi, i miei editor sono, in ordine di preferenza, &lt;a href=&#34;https://macromates.com/&#34;&gt;TextMate&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.barebones.com/products/bbedit/&#34;&gt;BBEdit&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://code.visualstudio.com/&#34;&gt;Visual Studio Code&lt;/a&gt;, che ho dovuto adottare al posto del defunto &lt;a href=&#34;https://github.com/atom/atom&#34;&gt;Atom&lt;/a&gt;. Uso anche la versione per macOS di &lt;a href=&#34;https://emacsformacosx.com/&#34;&gt;GNU Emacs&lt;/a&gt;, ma ammetto di farlo molto meno spesso di quanto vorrei.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Emacs dispone dell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/software/emacs/manual/html_node/emacs/Highlight-Interactively.html&#34;&gt;&lt;code&gt;highlight-changes-mode&lt;/code&gt;&lt;/a&gt; che avrebbe fatto perfettamente al caso mio, ma c&amp;rsquo;erano dei motivi pratici che mi impedivano di usarlo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;E comunque &lt;code&gt;diff&lt;/code&gt; lavora su due file diversi, una cosa che nel mio caso particolare avrebbe aggiunto un ulteriore livello di complicazione.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ho già detto ma è meglio ripetere: a differenza di altri strumenti che confrontano due file separati, uno contenente il testo originale e l&amp;rsquo;altro quello modificato, SEE opera in tempo reale e direttamente sul testo in lavorazione, semplificando parecchio il lavoro di revisione&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:6&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In effetti ci sarebbe un&amp;rsquo;altra opzione, usare &lt;a href=&#34;https://meldmerge.org/&#34;&gt;Meld&lt;/a&gt;. Ma fino a poco tempo fa, per motivi che mi sfuggono, Meld si rifiutava di partire sul mio Mac con macOS Monterey, per cui non ho provato nemmeno ad usarlo per questo lavoro. Da un po&amp;rsquo; però funziona, per cui potrebbe essere argomento per un prossimo articolo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:6&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Come attivare il ribbon in LibreOffice</title>
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      <pubDate>Mon, 09 Jan 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Uso pochissimo Office di Microsoft e quasi sempre per motivi lavorativi ma devo ammettere che, a parte &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2016/08/18/excel-contro-tutti/&#34;&gt;certe funzioni di Excel&lt;/a&gt;, se c&amp;rsquo;è una cosa che mi piace di Office è la sua interfaccia a &lt;em&gt;ribbon&lt;/em&gt;, nella quale tutti i comandi (o quasi) sono raggruppati in modo omogeneo in schede ben distinte.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il ribbon, in pratica, sostituisce i menu e rende i comandi più facilmente accessibili, dato che ciascuna scheda mostra solo i comandi legati ad una funzione ben definita, senza che l&amp;rsquo;utente debba andare a cercarli in qualche oscuro sotto-sotto-sotto-menu.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/microsoft-word-ribbon.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/microsoft-excel-ribbon.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/microsoft-powerpoint-ribbon.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per la cronaca, l&amp;rsquo;interfaccia a ribbon è stata introdotta in Office 2007 e, come succede spesso con le innovazioni, soprattutto quelle intelligenti, è stata inizialmente duramente contestata dagli utenti più  tradizionalisti. Per fortuna è bastato poco tempo per sopire le polemiche e ormai questo tipo di interfaccia utente si è diffusa ben oltre le applicazioni Microsoft, raggiungendo perfino dei prodotti di nicchia come &lt;a href=&#34;https://blogs.mathworks.com/loren/2012/09/12/the-matlab-r2012b-desktop-part-1-introduction-to-the-toolstrip/&#34;&gt;MATLAB&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.comsol.com/blogs/philosophy-ribbon/&#34;&gt;COMSOL Multiphysics&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.scoringnotes.com/opinion/reflecting-on-the-ribbon/&#34;&gt;Sibelius&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche Apple ha adottato da tempo una interfaccia molto simile per la sua triade da ufficio, Pages, Numbers e Keynote e, come al solito, ha fatto di meglio, sia perché i comandi sono disposti sul lato destro della finestra del programma, sfruttando meglio lo spazio disponibile sui monitor moderni, più larghi che alti, sia perché il &lt;em&gt;ribbon&lt;/em&gt; di Apple cambia in modo dinamico in base al contesto, come si può vedere negli esempi qui sotto relativi a Pages, dove i comandi disponibili nella barra laterale cambiano automaticamente a seconda che inseriamo del testo, lavoriamo su una tabella o generiamo un grafico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/apple-pages-main.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/apple-pages-table.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/apple-pages-chart.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E &lt;a href=&#34;https://www.libreoffice.org/&#34;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt;, l&amp;rsquo;alternativa multipiattaforma più diffusa fra le cosiddette &lt;em&gt;suite per ufficio&lt;/em&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;LibreOffice arriva di default con la classica interfaccia ad icone che, vista con gli occhi di oggi, appare davvero datata. Le icone non sono troppe, si possono rimpicciolire per occupare meno spazio sullo schermo o se ne può cambiare l&amp;rsquo;aspetto (LibreOffice -&amp;gt; Preferenze&amp;hellip; -&amp;gt; LibreOffice -&amp;gt; Vista), ma il tutto continua ad avere un sapore di &lt;em&gt;deja vu&lt;/em&gt; poco funzionale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/libreoffice-default.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ma da qualche tempo anche LibreOffice supporta una interfaccia a ribbon, che può essere attivata facilmente dal menu. Nel seguito mi riferirò specificatamente alla ultimissima versione 7.4.3 per Mac, ma il discorso dovrebbe valere inalterato anche per le versioni più recenti del programma e per tutti i sistemi operativi supportati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per attivare l&amp;rsquo;interfaccia a ribbon basta selezionare dal menu la voce &lt;code&gt;Visualizza&lt;/code&gt; e poi &lt;code&gt;Interfaccia utente...&lt;/code&gt;, scegliendo fra le varianti proposte quella &lt;code&gt;A schede&lt;/code&gt;, oppure quella &lt;code&gt;A schede, compatta&lt;/code&gt; più adatta ai monitor piccoli, e applicando infine questa modifica globalmente a tutto LibreOffice (volendo si può decidere di attivare o meno il ribbon in ciascuna delle applicazioni della suite, ma secondo me ha poco senso).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/libreoffice-choose-interface.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;E voilà!, ecco LibreOffice con una interfaccia nuova fiammante, molto più ordinata di quella precedente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/libreoffice-ribbon.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è ancora molto da lavorare sull&amp;rsquo;aspetto grafico, e la maggior parte delle schede sono troppo vuote per essere davvero utili, però è comunque un (buon) inizio. Per tornare alla vecchia interfaccia ad icone basta cliccare di nuovo su  &lt;code&gt;Visualizza -&amp;gt; Interfaccia utente...&lt;/code&gt; e selezionare la variante &lt;code&gt;Barra degli strumenti standard&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Se la copia di LibreOffice che stiamo usando è più datata potrebbe essere necessario abilitare prima le funzioni &lt;em&gt;sperimentali&lt;/em&gt; del programma. Per farlo bisogna cliccare sulla voce di menu &lt;code&gt;LibreOffice&lt;/code&gt; e selezionare le &lt;code&gt;Preferenze...&lt;/code&gt; del programma. Qui, sotto il gruppo di opzioni globali &lt;code&gt;LibreOffice&lt;/code&gt;, si trovano le preferenze &lt;code&gt;Avanzate&lt;/code&gt;, fra le quali quella che ci interessa qui è &lt;code&gt;Abilita le funzionalità sperimentali&lt;/code&gt;. Bisogna attivarla (senza farsi spaventare troppo dall&amp;rsquo;avviso che LibreOffice potrebbe diventare instabile), premere il tasto &lt;code&gt;Applica&lt;/code&gt; e riavviare il programma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/libreoffice-experimental.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/libreoffice-experimental-apply.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta riavviato LibreOffice sembra che non sia successo niente, ci ritroviamo ancora con la solita interfaccia ad icone. Questo perché abbiamo sì abilitato le funzionalità sperimentali, ma non abbiamo ancora deciso quali vogliamo utilizzare. È sufficiente però ripetere quanto detto in precedenza, selezionando dal menu la voce &lt;code&gt;Visualizza&lt;/code&gt; e poi &lt;code&gt;Interfaccia utente...&lt;/code&gt;, e scegliendo la variante &lt;code&gt;A schede&lt;/code&gt; oppure &lt;code&gt;A schede, compatta&lt;/code&gt;, per ritrovarci anche in questo caso con LibreOffice con una interfaccia a ribbon.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;attivazione delle funzioni sperimentali può servire anche a chi usa le versioni più recenti di LibreOffice, perché &lt;a href=&#34;https://wiki.documentfoundation.org/images/c/ce/GS7413-CustomizingLO.pdf#%5B%7B%22num%22%3A86%2C%22gen%22%3A0%7D%2C%7B%22name%22%3A%22XYZ%22%7D%2C51%2C785.189%2C0%5D&#34;&gt;aumenta il numero di sotto-varianti&lt;/a&gt; disponibili dell&amp;rsquo;interfaccia utente, come è facile verificare guardando l&amp;rsquo;immagine qui sotto. Se poi tutta questa abbondanza di varianti possa essere davvero utile è un altro discorso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-09-come-attivare-il-ribbon-in-libreoffice/libreoffice-experimental-variants.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;</description>
    </item>
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      <title>Excel contro tutti</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2016/08/18/excel-contro-tutti/</link>
      <pubDate>Thu, 18 Aug 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Excel è l&amp;rsquo;unico programma Microsoft che uso con continuità senza lamentarmi, anzi perfino con una certa soddisfazione. Essendo un utilizzatore critico (ma non ostile) dei prodotti Microsoft &amp;ndash; oltre che un utente di lunga data dei sistemi operativi &lt;em&gt;concorrenti&lt;/em&gt; OS X e Linux &amp;ndash; direi che questo sia un grosso complimento per il programma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;killer-app&#34;&gt;Killer app&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nei primi anni &amp;lsquo;80 il foglio elettronico (ricordate il &lt;a href=&#34;http://www.bricklin.com/history/sai.htm&#34;&gt;VisiCalc&lt;/a&gt;?) è stato la prima &lt;em&gt;killer app&lt;/em&gt;, il programma che ha fatto vendere montagne di Apple II, prima, e di PC IBM dopo, convincendo gli scettici che un computer poteva pur servire a qualcosa (oltre che a &lt;a href=&#34;http://www.wired.com/images_blogs/photos/uncategorized/2007/12/11/c64jt.jpg&#34;&gt;giocare&lt;/a&gt; o a &lt;a href=&#34;http://apple2history.org/wp-content/gallery/advertisements/a2original.jpg&#34;&gt;scrivere i report in cucina&lt;/a&gt; mentre la moglie preparava la cena).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è stato un caso. A quei tempi (ma non è che oggi sia cambiato molto) tutte le altre applicazioni da &lt;em&gt;ufficio&lt;/em&gt; non facevano altro che riprodurre con il computer quello che si era fatto per anni ed anni in modo &lt;em&gt;analogico&lt;/em&gt;, basandosi sulla carta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I software di videoscrittura rendevano più facile la scrittura &amp;ndash; e soprattutto la correzione &amp;ndash; di un documento rispetto alla macchina da scrivere, ma cercavano anche di rendere il più possibile uguale sullo schermo l&amp;rsquo;aspetto del foglio di carta. Perfino la tastiera del computer copiava pedissequamente la forma e la disposizione dei tasti di una macchina da scrivere!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo stesso per i software di presentazione, con i quali si stampava sui fogli di acetato per lavagna luminosa, i &lt;em&gt;lucidi&lt;/em&gt;, invece che scriverci sopra a mano con i pennarelli indelebili (una cosa che mi piaceva tantissimo). O per le email; a parte la velocità, che differenza &lt;em&gt;sostanziale&lt;/em&gt; c&amp;rsquo;è fra una email elettronica e una infilata nella buca delle lettere?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il foglio elettronico, lo &lt;em&gt;spreadsheet&lt;/em&gt;, è un&amp;rsquo;altra cosa: è qualcosa che non esisteva prima del &amp;lsquo;79  e che solo il computer ha reso possibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/01-lego.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/01-lego.png&#34; alt=&#34;Mattoncini Lego&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 1. Mattoncini Lego &amp;ldquo;classici&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il foglio elettronico è come una scatola di mattoncini Lego, si può usare per tantissimi compiti profondamente diversi. E come con i mattoncini Lego &amp;ndash; quelli originali, non quelli troppo specifici degli ultimi anni &amp;ndash; basta un po&amp;rsquo; di fantasia per costruire qualunque cosa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;excel&#34;&gt;Excel&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho iniziato ad usare i fogli elettronici ai tempi della tesi, a metà degli anni &amp;lsquo;80. Prima il Lotus 123, poi Borland Quattro e infine, dopo alcuni anni, Excel. Dopo Excel non c&amp;rsquo;è stato niente di veramente nuovo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Excel si può usare per troppe cose diverse per riuscire a elencarne tutte le funzioni più utili. Ogni utente avrà le sue preferenze, a seconda del modo in cui utilizza il programma: fare dei calcoli, gestire basi di dati, analizzare o visualizzare i dati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per quanto mi riguarda, le funzioni di Excel che considero fondamentali sono pochissime. Appena tre. Ma Excel le implementa in modo corretto, mentre i principali concorrenti &amp;ndash; &lt;a href=&#34;http://www.apple.com/mac/numbers/&#34;&gt;Numbers&lt;/a&gt; di Apple, &lt;a href=&#34;https://www.google.com/sheets/about/&#34;&gt;Sheets&lt;/a&gt; di Google e &lt;a href=&#34;https://www.libreoffice.org/discover/calc/&#34;&gt;Calc&lt;/a&gt;, il foglio elettronico di &lt;a href=&#34;https://www.libreoffice.org/&#34;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt; &amp;ndash; hanno tutti qualche deficienza più o meno grave.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I fogli elettronici sono stati analizzati usando l&amp;rsquo;ultima versione disponibile al momento della scrittura di questo articolo: per Excel la versione 15.24 (160709), per Numbers la 3.6.2 (2577), per Calc la 5.1.4.2, mentre Sheets, un prodotto che gira solo online e viene aggiornato automaticamente da Google, manca di un numero di versione pubblico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I primi tre fogli elettronici sono stati utilizzati in lingua italiana, perché questo è il modo d&amp;rsquo;uso prevalente fra i lettori oltre che un fattore fondamentale nell&amp;rsquo;analisi che segue. Solo Sheets è stato utilizzato in inglese, perché i risultati ottenuti non dipendono dalla lingua. Tutte le prove sono state eseguite sotto OS X El Capitan 10.11.6, scegliendo l&amp;rsquo;italiano come lingua principale. Anche le date e i numeri sono impostate nel sistema operativo con il formato italiano ma, per ragioni che saranno chiare fra poco, usano come separatore decimale il punto al posto della virgola.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;1-importazione-di-dati-da-file-di-testo&#34;&gt;1. Importazione di dati da file di testo&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per me è una funzione fondamentale. In genere parto da file di testo contenenti parecchie serie di dati in colonna, separate da virgole, spazi o tabulazioni (file CSV),&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; e li importo in Excel per una veloce analisi preliminare (per quelle più dettagliate c&amp;rsquo;è &lt;a href=&#34;https://www.r-project.org/&#34;&gt;R&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.wolfram.com/mathematica/&#34;&gt;Mathematica&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si noti che questi file seguono le regole anglosassoni e usano sempre il punto come separatore decimale; la virgola utilizzata in Italia (e in almeno &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Separatore_decimale#Paesi_che_usano_i_numeri_arabi_e_la_virgola_come_separatore_decimale&#34;&gt;altri 65 Paesi&lt;/a&gt;) non va bene, perché può essere confusa con il separatore di colonna.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Come già detto, anche OS X è configurato per usare come separatore decimale il punto invece della virgola.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Excel inghiotte tutto senza problemi. Basta scegliere durante l&amp;rsquo;importazione il separatore di colonna giusto ed Excel importa i dati senza errori. Se sbaglia, lo fa in genere a causa di qualche svista dell&amp;rsquo;utente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Provate a fare lo stesso con Numbers: se le colonne sono separate da virgole o tabulazioni, tutto bene. Ma se i separatori sono gli spazi, i dati non vengono separati in colonne ed ogni riga di dati finisce in un&amp;rsquo;unica, grande cella (Figura 2). Purtroppo non ci sono nemmeno opzioni di configurazione: se il file rispetta i desideri di Numbers viene importato correttamente, altrimenti non c&amp;rsquo;è niente da fare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/02-numbers_import.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/02-numbers_import.png&#34; alt=&#34;Numbers: importazione di dati separati da spazi&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 2. Numbers: importazione di dati separati da spazi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sheets è come Numbers: tutto bene se si importano file in cui i separatori sono virgole o tabulazioni ma, se il separatore è lo spazio, i dati non vengono separati in colonne.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Calc, come Excel, permette di configurare le modalità di importazione. Ma sbaglia miserabilmente. Anche se l&amp;rsquo;anteprima in fase di importazione sembra corretta,&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; il foglio elettronico risultante è completamente sballato, come si può vedere nelle Figure 3a e 3b. Anzi, l&amp;rsquo;importazione dei dati sembra quasi casuale: i numeri importati possono comparire nella stessa colonna a volte con il punto decimale, altre volte senza, nonostante abbiano tutti lo stesso formato nel file di partenza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/03-calc_import_dialog.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/03-calc_import_dialog.png&#34; alt=&#34;Calc: configurazione dell’importazione dei dati&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 3a. Calc: configurazione dell&amp;rsquo;importazione dei dati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/04-calc_spreadsheet.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/04-calc_spreadsheet.png&#34; alt=&#34;Calc: foglio elettronico risultante&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 3b. Calc: foglio elettronico risultante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si potrebbe obiettare che Calc è impostato per la lingua italiana ma che i dati sono formattati secondo le regole anglosassoni. Vero, ma anche per Excel o per Numbers è così, e nonostante ciò importano i dati correttamente (a parte la questione degli spazi in Numbers). E in ogni caso il formato dei numeri decimali è impostato a livello del sistema operativo, ma chiaramente Calc non ne tiene conto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infatti, se seleziono la lingua Inglese (USA) nella finestra di dialogo dell&amp;rsquo;importazione, Calc importa i file correttamente ma scrive tutti i numeri in formato italiano, con la virgola al posto del punto decimale (Figure 4a e 4b). Se vi sentite confusi non preoccupatevi, non siete gli unici.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/05-calc_import_dialog_fix.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/05-calc_import_dialog_fix.png&#34; alt=&#34;Calc: selezione della lingua di importazione&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 4a. Calc: selezione della lingua di importazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/06-calc_spreadsheet_commas.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/06-calc_spreadsheet_commas.png&#34; alt=&#34;Calc: foglio elettronico importato con la virgola al posto del punto decimale&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 4b. Calc: foglio elettronico importato, con la virgola al posto del punto decimale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È evidente che la routine di importazione dei dati di Calc è gravemente &lt;em&gt;bacata&lt;/em&gt; e si comporta in modo incomprensibile. La natura multipiattaforma di Calc in questo caso è negativa: il programma non rileva le impostazioni definite dall&amp;rsquo;utente a livello del sistema operativo, ma preferisce fare da se. E lo fa male.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;2-gestione-di-fogli-elettronici-di-grosse-dimensioni&#34;&gt;2. Gestione di fogli elettronici di grosse dimensioni&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Prendete un file di testo di 75 MB, contenente dati distribuiti su una trentina di colonne e su ben mezzo milione di righe (!), e fatelo aprire ad Excel. Sarà un po&amp;rsquo; lento ma ce la farà (però non azzardatevi ad usarlo se il vostro Mac non è di ultima generazione).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Provate ad aprire lo stesso file con Numbers e, mentre aspettate, avrete il tempo di preparare il caffé. E comunque non vi servirà a niente, perché Numbers vi mostrerà solo le prime 65535 righe del file.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con Sheets non vale nemmeno la pena provare, è ancora impossibile gestire una tale quantità di dati con uno strumento online. Anzi, sono testardo e alla fine ci ho provato: l&amp;rsquo;upload del file è veloce, ma poi Sheets si arrende informandomi che il file è &amp;ldquo;&lt;em&gt;Too large to import. Remove rows or columns and try again.&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (Troppo grande per essere importato. Rimuovi alcune righe o colonne e riprova).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Calc, infine, apre il file molto più lentamente di Excel ma senza darvi il tempo di preparare il caffé. Naturalmente i problemi di importazione descritti prima rimangono inalterati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;3-riferimenti-circolari&#34;&gt;3. Riferimenti circolari&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questa è una funzione che apparentemente serve a pochi. Consiste nella possibilità di definire delle relazioni fra le celle senza seguire l&amp;rsquo;ordine normale di calcolo, da sinistra a destra e dall&amp;rsquo;alto al basso, ma un ordine qualsiasi. Tecnicamente queste definizioni non ordinate si chiamano &lt;em&gt;riferimenti circolari&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Supponiamo di voler usare il foglio elettronico per elaborare il bilancio di una azienda che detrae dal fatturato, oltre alle spese ordinarie, anche le donazioni a qualche ente benefico. Supponiamo inoltre che l&amp;rsquo;entità delle donazioni sia proporzionale all&amp;rsquo;utile netto, cioè quello che rimane dopo le imposte. Ecco che si crea un riferimento circolare: non possiamo calcolare le donazioni se non conosciamo l&amp;rsquo;utile netto, ma l&amp;rsquo;utile netto dipende dall&amp;rsquo;entità delle detrazioni e quindi anche dall&amp;rsquo;importo donato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il concetto è mostrato nel foglio elettronico seguente, che contiene due esempi molto semplici di bilancio (Figura 5). Nella colonna B le donazioni sono una percentuale delle spese, definite nella riga precedente (quindi non ci sono riferimenti circolari), nella colonna C, invece, le donazioni dipendono dall&amp;rsquo;utile netto, che è calcolato alcune righe più sotto (e quindi è presente un riferimento circolare). Per chiarezza, le colonne E ed F contengono i dati e le formule usate per definire le celle delle colonne B e C.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/07-circular_reference.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2016-08-18-excel-contro-tutti/07-circular_reference.png&#34; alt=&#34;Riferimenti circolari&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&#xA;Figura 5. Riferimenti circolari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Al di là degli aspetti tecnici, quello che interessa qui è che Excel riesce ad eseguire il calcolo senza problemi. Molto utile è la possibilità di visualizzare con delle frecce la presenza e il verso delle relazioni fra le celle, mettendo chiaramente in evidenza la presenza dei riferimenti circolari. Bisogna però attivare l&amp;rsquo;uso del calcolo iterativo nelle preferenze del programma, altrimenti anche Excel da errore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Numbers e Sheets invece non supportano i riferimenti circolari, come è facile verificare importando il foglio Excel contenente i riferimenti circolari in uno dei due programmi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Calc funziona come Excel, ma anche qui bisogna attivare i riferimenti circolari nelle opzioni del programma. Anche Calc mostra con le frecce le relazioni fra le celle, ma i comandi per farlo sono sepolti nel menu Strumenti e sono molto meno accessibili che in Excel.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I riferimenti circolari sembrano una cosa campata in aria, ma in realtà aprono infinite possibilità all&amp;rsquo;uso di Excel (o di Calc) in ambiti avanzati (ma questo lo vedremo una prossima volta).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;non-ci-sono-solo-rose&#34;&gt;Non ci sono solo rose&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo Microsoft fa di tutto per mettere i bastoni fra le ruote agli utenti del Mac, e nell&amp;rsquo;ultima versione di Excel contenuta in Office 2016 ha reso più complicato importare i file di dati (ma non lo ha fatto nella versione corrispondente per Windows).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fino ad Office 2011, infatti, era possibile importare in Excel qualunque tipo di file di testo, indipendentemente dalla sua estensione. Con Office 2016, invece, è possiile importare solo i file con determinate estensioni, fra cui &lt;code&gt;.txt&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;.log&lt;/code&gt; e naturalmente &lt;code&gt;.csv&lt;/code&gt;. Se un file finisce con &lt;code&gt;.dat&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;.out&lt;/code&gt; non si può più importare, a meno di duplicarlo o di rinominarlo con una estensione compatibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma spesso è poco opportuno copiare o rinominare un file: ci possono essere conflitti con altri file, si può modificare qualcosa nel file originale dimenticando di eseguire la modifica anche nella copia, o dopo un po&amp;rsquo; ci si può semplicemente dimenticare la ragione per aver creato due file uguali ma con nomi diversi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo non si può nemmeno &lt;em&gt;imbrogliare&lt;/em&gt; Excel, utilizzando i collegamenti simbolici o gli &lt;em&gt;alias&lt;/em&gt; tipici di OS X. L&amp;rsquo;unica opzione possibile è usare un &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/05/22/sandboxing-in-ios-usciamo-dal-recinto/&#34;&gt;hard-link&lt;/a&gt;, che crea una copia &lt;em&gt;fittizia&lt;/em&gt; del file originale, che si aggiorna automaticamente se quest&amp;rsquo;ultimo viene modificato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è di certo la soluzione ottimale ma funziona. Speriamo però che il problema sia solo temporaneo e che la Microsoft ci ripensi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando si tratta di fogli elettronici, il mio preferito da molti anni è Excel, non tanto perché ha moltissime funzioni (perfino troppe), ma perché fa bene quello che mi serve veramente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;unico concorrente significativo è &lt;a href=&#34;https://www.libreoffice.org/discover/calc/&#34;&gt;Calc&lt;/a&gt;, il foglio elettronico di &lt;a href=&#34;https://www.libreoffice.org/&#34;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt;, che ha però grossi problemi nell&amp;rsquo;importazione dei file di dati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Rispetto a questi due pesi massimi &lt;a href=&#34;http://www.apple.com/mac/numbers/&#34;&gt;Numbers&lt;/a&gt; di Apple è un bel giocattolo, ottimo per realizzare fogli elettronici molto gradevoli dal punto di vista grafico, ma troppo limitato nelle funzioni, mentre &lt;a href=&#34;https://www.google.com/sheets/about/&#34;&gt;Sheets&lt;/a&gt; di Google è interessante perché funziona in un qualunque browser, ma ha anch&amp;rsquo;esso funzionalità troppo ridotte per essere veramente utile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché Excel e non Calc, allora? Calc, a parte i problemi di importazione, è senza dubbio un ottimo programma, ma in passato a sofferto di troppi problemi di compatibilità con i file &lt;code&gt;.xls&lt;/code&gt;, che hanno impedito a tanti utenti, me compreso, di usare il programma (e poi non mi piaceva il modo in cui realizzava i grafici). Inoltre, dopo tanti anni di uso &lt;em&gt;pesante&lt;/em&gt;, sono troppo abituato all&amp;rsquo;interfaccia di Excel per avere voglia di cambiare. A meno di non trovare qualche ragione significativa per farlo. Mai dire mai.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un file CSV (Comma Separated Values) a rigore è un file di testo strutturato, contenente una tabella di dati. Ogni riga della tabella (&lt;em&gt;record&lt;/em&gt;) è suddivisa in uno o più &lt;em&gt;campi&lt;/em&gt;, separati da una virgola (da cui il nome). I campi corrispondenti delle diverse righe della tabella si organizzano in colonne, ciascuna con un formato (testo o numero) omogeneo. Per estensione, il termine &lt;code&gt;file CSV&lt;/code&gt; è ormai passato ad indicare un qualunque file di testo strutturato, indipendentemente dal carattere usato per separate i campi (o le colonne), che quindi può essere indifferentemente la virgola, lo spazio, la tabulazione (o anche caratteri meno comuni, come il punto e virgola o i due punti).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La maggior parte delle considerazioni riportate non cambia usando numeri formattati con le specifiche dell&amp;rsquo;italiano.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In realtà non lo è: è vero che la finestra di dialogo di importazione separa correttamente le colonne, ma è altrettanto vero che tutti i numeri sono in effetti mostrati come stringhe, come è evidente guardando il modo in cui sono allineati (a sinistra) nelle singole celle.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Da LaTeX a Word (e ritorno)</title>
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      <pubDate>Sat, 02 Jul 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Nei giorni scorsi ho lavorato con dei colleghi a due articoli per una conferenza. Ci siamo divisi il lavoro: un articolo l&amp;rsquo;ho gestito io, scrivendo il testo in LaTeX e utilizzando &lt;a href=&#34;http://www.overleaf.com&#34;&gt;Overleaf&lt;/a&gt; per poter lavorare in contemporanea con gli altri sul testo (di Overleaf parlerò in dettaglio in un prossimo articolo). L&amp;rsquo;altro articolo è stato scritto da un coautore in Word. Dopo averlo rivisto, ho dovuto però inserire io stesso le correzioni, perché sarebbero state incomprensibili a chiunque altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni volta che uso Word per più di una oretta mi chiedo come sia possibile che tutti (o quasi) trovino normale utilizzare questo programma per scrivere, senza porsi mai il problema di cercare alternative più adeguate. Naturalmente è successo anche questa volta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma cosa c&amp;rsquo;è che non va in Word dal punto di vista di chi è abituato a scrivere usando sistemi più efficienti come LaTeX o, come per questo articolo, Markdown?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;scrivere-documenti-complessi-in-word&#34;&gt;Scrivere documenti complessi in Word&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Normalmente uso Word solo per scrivere lettere e relazioni, documenti relativamente semplici e con una formattazione poco sofisticata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un articolo per una conferenza è tutta un&amp;rsquo;altra cosa, sia perché deve rispettare un &lt;em&gt;layout&lt;/em&gt; piuttosto rigido sia perché contiene, oltre al testo, una serie di elementi relativamente complessi e con un formato ben definito come le figure, le tabelle, le equazioni o la bibliografia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In genere gli organizzatori delle conferenze forniscono un documento di esempio (&lt;em&gt;template&lt;/em&gt;), che contiene gli elementi fondamentali del documento già formattati nel formato desiderato, rendendo così molto più facile rispettare le specifiche.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I template sono quasi sempre sia per Word che per LaTeX, ma per questa conferenza gli organizzatori hanno messo a disposizione solo un template per Word.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo aver riprodotto il template fornito in LaTeX (una cosa piuttosto semplice, per fortuna) il lavoro sul primo articolo non ha avuto storia: correzioni al testo, aggiustamenti a tabelle e  figure, bibliografia, tutto è filato via liscio e senza troppi problemi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con l&amp;rsquo;altro articolo la storia è stata ben diversa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;manchevolezze-di-word&#34;&gt;Manchevolezze di Word&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Passare ad usare Word dopo giorni di immersione in LaTeX ha messo a nudo ancora più del solito le manchevolezze del programma di Microsoft. Il fatto che i due articoli fossero formalmente molto simili, con più o meno lo stesso numero di pagine, di figure e di tabelle, parecchie equazioni ed un numero analogo di elementi di bibliografia, ha reso ancora più impietoso il confronto fra i due sistemi di scrittura. Nonostante siano tutte cose note e stranote, credo che un buon ripasso ogni tanto non faccia male.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;velocità&#34;&gt;Velocità&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo in Word è lungo appena 6 pagine e &lt;em&gt;pesa&lt;/em&gt; appena 8 MB. Nonostante ciò è evidente che Word fatica a gestirlo. Scorrendo il documento si avvertono dei continui impuntamenti, che durano solo frazioni di secondo ma che non si verificano mai con l&amp;rsquo;altro articolo in LaTeX. Tutto ciò avviene usando un Mac di fine 2014, con processore i7, 16 GB di RAM e disco SSD, e l&amp;rsquo;ultima versione disponibile di Microsoft Office 2016 per OS X.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il rallentamento dipende in parte dal meccanismo con cui Word gestisce la formattazione del testo e in parte dall&amp;rsquo;aver attivato lo strumento Revisioni, una delle cose (potenzialmente) più utili di Word.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;formattazione&#34;&gt;Formattazione&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nessuno (o quasi) usa gli &lt;a href=&#34;http://www.miol.it/stagniweb/word01.htm&#34;&gt;stili di Word&lt;/a&gt;, preferendo formattare a mano i vari elementi del documento. Se ad esempio si decide di cambiare il formato dei titoli dei capitoli da Times New Roman 14 punti italico a Arial 12 punti grassetto tutto maiuscolo, bisogna scorrere tutto il documento ed applicare a ciascun titolo le modifiche desiderate, sperando sempre di non dimenticarne qualcuno. Una cosa estremamente inefficiente e soggetta ad errori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo è lo stesso Word che incoraggia &amp;ndash; o meglio, non scoraggia &amp;ndash; questo modo di lavorare. Ma questo è ancora il meno. Il vero guaio è che dopo un po&amp;rsquo; si perde il controllo di quello che succede. Basta cancellare una virgola o uno spazio qui e là per cambiare il font del testo adiacente, trasformare una parola in grassetto, o chissà che altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché succede? Nei linguaggi di markup come LaTeX o HTML, ci sono regole ben precise sul modo in cui devono essere annidati i comandi che definiscono lo stile del testo. Questi comandi esistono anche in Word, ma sono sempre invisibili all&amp;rsquo;utente. Dopo un po&amp;rsquo; di cancellazioni, inserimenti, formattazioni e riformattazioni, i comandi nascosti di stile si mescolano fra loro in modo incontrollabile, complicando la gestione del testo da parte di Word e rallentando di conseguenza il programma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono dei metodi per risolvere, o almeno limitare, il problema, ma con il template fornito dagli organizzatori non hanno funzionato. Probabilmente è il template stesso, che deriva da chissà che altro documento precedente, ad essere poco &lt;em&gt;pulito&lt;/em&gt;, contribuendo al rallentamento di Word descritto sopra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;figure-e-tabelle&#34;&gt;Figure e tabelle&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo sanno tutti, inserire una figura (o una tabella, le due strutture si comportano esattamente allo stesso modo) in un documento di Word è una vera avventura, scappano di continuo da tutte le parti. Si mette una figura in un punto definito del testo, se ne fissa la posizione nella pagina ma dopo poche modifiche al testo la figura finisce chissà dove, preferibilmente in un&amp;rsquo;altra pagina o comunque in un punto in cui non ha nessun senso che vada. Dover riposizionare le figure e le tabelle dopo ogni minima revisione del testo diventa dopo un po&amp;rsquo; una cosa esasperante, che fa venire voglia di liberarsi una volta per tutte e per sempre di Word e della Microsoft.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;didascalie&#34;&gt;Didascalie&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Word permette di associare ad ogni figura (o tabella) una didascalia che ne spiega il contenuto. Riesce perfino a numerarle automaticamente in un modo più o meno sensato. Però le posizioni delle didascalie non sono sincronizzate con quelle delle figure. Sembra incredibile (e contrario ad ogni logica), ma se si sposta una figura la didascalia non la segue automaticamente. A meno di non selezionare o di raggruppare entrambi gli elementi &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; dello spostamento. Una cosa che però io, poco abituato a queste stranezze di Word, dimentico regolarmente. Ancora più curioso è che, tutte le volte che le figure si spostano da sole in modo incontrollato ed incontrollabile, le didascalie rimangono invece ben piantate al loro posto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma se Word associa ad ogni figura la sua didascalia, perché poi non le tiene sempre insieme, come è giusto e logico che sia? E se Word ha al suo interno i meccanismi per fissare la posizione delle didascalie indipendentemente dal resto del testo, perché tali meccanismi non funzionano anche con le figure?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;equazioni&#34;&gt;Equazioni&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le ultime versioni di Word usano per le equazioni un font (Cambria Math) e un formato ben definiti, che in teoria dovrebbero semplificarne l&amp;rsquo;uso. Solo in teoria. Perché se si copia da un altro documento una equazione formattata in modo diverso (magari perché così veniva richiesto dal template di quel documento), questa rimane sempre nel formato di origine e non c&amp;rsquo;è verso di farle acquisire automaticamente la formattazione del documento di destinazione. Inoltre, se si modifica la formattazione a posteriori per uniformarla al resto del documento, prima o poi, in genere salvando e riaprendo il documento, l&amp;rsquo;equazione torna nel formato originale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Potrei sbagliarmi, ma l&amp;rsquo;unica soluzione efficace per evitare problemi con le equazioni è non usare il copia-e-incolla fra un documento e l&amp;rsquo;altro, ma riscriverle una ad una. Una cosa noiosissima, in un documento medio ci possono essere decine e decine di equazioni, non solo quelle normali fuori testo, ma anche i simboli matematici e le le equazioni incorporate nel testo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come se non bastasse, inserire una equazione in Word è un processo lentissimo, bisogna pianificare a priori come deve essere, selezionare uno ad uno i simboli tramite il menu e se si decide di cambiare qualcosa in corsa sono dei veri dolori. Secondo me è infinitamente più semplice e veloce farlo usando i codici testuali di LaTeX, più difficili da ricordare all&amp;rsquo;inizio ma decisamente molto più facili da scrivere o modificare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;bibliografia&#34;&gt;Bibliografia&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Scrivere la bibliografia degli articoli scientifici è una vera rogna. Ogni rivista ha il suo formato, in genere diverso in almeno qualche dettaglio da quello delle altre. C&amp;rsquo;è chi vuole prima il cognome e poi il nome degli autori e chi l&amp;rsquo;iniziale puntata del nome e poi il cognome. Chi preferisce l&amp;rsquo;anno di pubblicazione alla fine fra parentesi tonde e chi subito dopo gli autori, senza parentesi ma con un punto alla fine. Chi inserisce nella bibliografia il titolo degli articoli fra virgolette, chi senza virgolette ma in italico, e anche chi non mette proprio il titolo. Un vero delirio, assurdamente (e inutilmente) complicato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con LaTeX non ci si deve preoccupare di tutti questi dettagli. Per inserire la bibliografia in un documento LaTeX basta definire solo due elementi fondamentali: il file di stile che implementa il formato desiderato della bibliografia e il percorso ad un file BibTeX &amp;ndash; più o meno un database testuale &amp;ndash; che contiene i dati degli articoli da citare. Ci pensa poi LaTeX a prelevare dal file BibTeX i dati che gli servono e a formattarli come richiesto. Iniziare a gestire una bibliografia non è semplicissimo, ma una volta impostato uno o più database BibTeX, diventa veloce e molto pratico. Anche perché ormai i dati degli articoli si scaricano nella maggior parte dei casi dalla rete, senza doverli più inserire a mano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con Word gestire la bibliografia è decisamente più farraginoso. Anche Word implementa gli stili, ce ne sono una decina nell&amp;rsquo;ultima versione del programma, ma non si possono cambiare né modificare. E se anche fosse possibile farlo, di sicuro la cosa è più complicata di quanto sarebbe ragionevole.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inoltre i dati di ciascuno degli articoli citati devono essere inseriti a mano, senza poterli importare da fonti esterne, a meno di non usare degli strumenti ad hoc&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; oppure di editare direttamente il file xml della bibliografia, una cosa non esattamente alla portata di chiunque usi Word. Finché la bibliografia si compone di una decina di articoli o se gli articoli citati sono sempre più o meno gli stessi, l&amp;rsquo;inserimento manuale dei dati è ancora fattibile. In tutti gli altri casi diventa indispensabile usare un gestore di bibliografie, come gli ottimi e diffusi &lt;a href=&#34;http://endnote.com/&#34;&gt;EndNote&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;http://papersapp.com/&#34;&gt;Papers&lt;/a&gt; (a pagamento), &lt;a href=&#34;https://www.zotero.org/&#34;&gt;Zotero&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://www.mendeley.com/&#34;&gt;Mendeley&lt;/a&gt; (gratuiti), che rispetto a BibteX hanno il difetto di avere ciascuno un formato di dati specifico e diverso da quello degli altri.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;revisioni&#34;&gt;Revisioni&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;La gestione delle revisioni di un documento è uno punti di forza di Word e dovrebbe permettere a più persone di collaborare alla stesura di un documento, mettendo in evidenza le correzioni effettuate da ciascuno. Tutto questo in teoria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In pratica le cose vanno diversamente. Word si perde a mostrare tutte le modifiche in modo così minuzioso da renderle incomprensibili. L&amp;rsquo;impostazione predefinita mostra tutte le correzioni in una finestra separata alla destra del documento, con decine e decine di linee che, partendo da questo elenco, puntano al testo modificato. Dopo un po&amp;rsquo; non ci si capisce più niente. Molto meglio l&amp;rsquo;opzione che mostra le correzioni direttamente nel testo, anche se in questo caso si perde per forza di cose la visualizzazione del layout esatto del documento, perché sullo schermo compare contemporaneamente, con colori ed evidenziazioni specifiche, sia il testo cancellato che quello inserito in sua sostituzione. Contraddicendo così il concetto di mostrare sullo schermo esattamente quello che sarà il documento finale (&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/WYSIWYG&#34;&gt;WYSIWYG&lt;/a&gt;), che gli estimatori di Word considerano un punto di forza del programma (nonché di debolezza degli strumenti che, come LaTeX, separano la composizione del testo dalla sua resa grafica).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inoltre, lo strumento Revisioni di Word contribuisce pesantemente a rallentare il programma.  L&amp;rsquo;unico modo per evitare il rallentamento dovuto alla gestione delle revisioni è approvare (o rifiutare) abbastanza spesso le modifiche effettuate, perdendo così traccia della storia passata del documento, delle modifiche effettuate e degli autori di ciascuna correzione. A che serve allora uno strumento di revisione se dopo un po&amp;rsquo; diventa di fatto inutilizzabile?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo aver usato più a lungo di quanto mi piaccia Word, sono ben contento di non doverlo fare troppo spesso. E trovo veramente incomprensibile che quasi tutti lo considerino un programma indispensabile, da usare supinamente ogni giorno per qualunque esigenza di scrittura.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il bello (o il brutto) è che chi usa solo Word non si rende nemmeno conto di tutti i suoi punti deboli, e li considera una specie di necessità ineluttabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo questo lungo articolo, mi piacerebbe moltissimo sapere cosa ne pensate. Trovate Word indispensabile per il lavoro di tutti i giorni o preferite usare programmi di videoscrittura alternativi come Pages o LibreOffice/OpenOffice? O magari usate strumenti non visuali, LaTeX, Markdown o chissà che altro? Usate la sezione dei commenti per esprimere la vostra opinione, anche e soprattutto se non siete d&amp;rsquo;accordo con quanto avete letto nell&amp;rsquo;articolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;approfondimenti&#34;&gt;Approfondimenti&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per chi volesse approfondire, consiglio di leggere gli articoli o le pagine web seguenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.pluto.it/files/journal/pj0704/wpi.html&#34;&gt;I word processor sono stupidi ed inefficienti&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://www.guitex.org/home/en/forum/5-tex-e-latex/76469-latex-vs-ms-word-2010&#34;&gt;LaTeX vs MS Word 2010&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://mappingignorance.org/2015/04/06/word-or-latex-typesetting-which-one-is-more-productive-finally-scientifically-assessed/&#34;&gt;Word or LaTeX typesetting: which one is more productive? Finally, scientifically assessed&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0115069&#34;&gt;An Efficiency Comparison of Document Preparation Systems Used in Academic Research and Development&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando ho iniziato, nei primi anni &amp;lsquo;90, al posto del file del template si riceveva un foglio contenente le specifiche di tutti gli elementi del testo: margini, larghezza delle colonne, dimensione e tipo del font da usare per titolo, lista degli autori, testo, didascalie, e così via. Rispettare tutte le specifiche era un lavoro certosino, che richiedeva tanta pazienza e innumerevoli stampe di prova.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come ad esempio i plugin per &lt;a href=&#34;https://www.zotero.org/support/word_processor_integration&#34;&gt;Zotero&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;http://support.mendeley.com/customer/en/portal/articles/168756-installing-and-using-the-word-plugin-in-windows&#34;&gt;Mendeley&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Copia e incolla o drag-and-drop?</title>
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      <pubDate>Thu, 26 Mar 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Lo spunto per questo post me l&amp;rsquo;ha offerto una collega, molto giovane e molto simpatica (anche se troppo spesso le parole &lt;em&gt;collega&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;simpatico&lt;/em&gt; sono in antitesi), passata da meno di un anno al Mac.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Domanda: per inserire una immagine in un documento Word è meglio usare il copia e incolla o il drag-and-drop? I file risultanti sono uguali o no in termini di dimensioni e di velocità?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fino a poche ore fa avrei detto si. Ma invece di chiacchierare proviamo a vedere in pratica cosa succede.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Prendiamo una foto qualunque, ad esempio trascinandola da iPhoto sul Desktop. La mia è stata fatta con l&amp;rsquo;iPhone 5c ed ha una dimensione di 3.4 MB.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lanciamo Word 2011 e creiamo un documento vuoto sul Desktop in formato docx. Duplichiamolo immediatamente, in modo da avere due documenti identici. I due documenti appena creati dovrebbero essere grandi 21 kB ciascuno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apriamo ora la fotografia con Anteprima, copiamo l&amp;rsquo;immagine, incolliamola nel primo documento Word e salviamo subito il file, senza effettuare ulteriori operazioni. Selezioniamo la stessa foto sul Desktop, trasciniamola sul secondo documento Word e salviamo subito anche questo file.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sorpresa: il primo documento, quello in cui abbiamo effettuato il copia e incolla, è grande 11.6 MB, il secondo solo 3.6 MB, poco più della dimensione della fotografia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarà colpa del formato docx? Nemmeno per sogno, il risultato è praticamente identico anche se usiamo il vecchio formato doc al posto del docx.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Vediamo cosa succede con Pages (l&amp;rsquo;ultima versione disponibile, la 5.5.2). Creiamo come prima due documenti vuoti identici sul Desktop (saranno grandi 56 kB) e inseriamo nel primo la foto usando il copia e incolla e nel secondo il trascinamento. Verifichiamo la dimensione dei file risultanti: accidenti, qui è perfino peggio, 32.2 MB con il copia e incolla contro soli 3.6 MB con il drag-and-drop.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ultima prova LibreOffice Writer, versione 4.2 (mi dispiace è un po&amp;rsquo; vecchio, ma lo uso ancora meno di Word e Pages). I documenti vuoti sono grandi inizialmente appena 8 kB. Ma diventano rispettivamente di 11.3 MB o 3.5 MB inserendo la solita fotografia tramite copia e incolla o drag-and-drop (c&amp;rsquo;è da notare che in realtà il drag-and-drop non funziona con OpenOffice, che apre automaticamente il modulo Draw di disegno, e che bisogna inserire la foto tramite il menu Inserisci -&amp;gt; Immagine).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Riassumendo: inserendo tramite copia e incolla una immagine di 3.4 MB in un documento di testo si ottiene un file grande da tre volte a quasi dieci volte la dimensione dell&amp;rsquo;immagine. Il drag-and-drop invece è molto più efficiente e i documenti risultati sono poco più grandi dell&amp;rsquo;immagine inserita.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La differenza è chiaramente percepibile anche mentre si effettua l&amp;rsquo;inserimento dell&amp;rsquo;immagine. Il processo di copia e incolla è lento e pesante, quello di drag-and-drop è praticamente immediato. Anche scorrere lungo un documento contenente tante immagini incollate è molto più &lt;em&gt;faticoso&lt;/em&gt; che farlo su un documento in cui le stesse immagini sono state inserite tramite trascinamento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non me ne sono mai accorto prima perché sul Mac uso praticamente sempre il drag-and-drop. Ma chi arriva da Windows ha altre abitudini e preferisce il copia e incolla.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo che una differenza così eclatante dovrebbe avere una ragione precisa. Ma quale?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Microsoft Office 2011 e OS X Yosemite: un matrimonio complicato</title>
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      <pubDate>Thu, 04 Dec 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altro ieri sono riuscito finalmente ad avere un po&amp;rsquo; di tempo per iniziare a lavorare sul mio nuovo iMac da 21&amp;quot;, rimasto per più di quindici giorni ben nascosto sotto la mia scrivania.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una bella bestia, 16 GB di RAM, disco SSD da 512 GB, processore i7, insomma quasi Mac Pro (per il quale purtroppo non c&amp;rsquo;erano abbastanza soldi). Aspetto con ansia di iniziare a farci qualche simulazione, voglio proprio vedere la differenza di prestazioni con il MacBook Pro 2011 che uso attualmente (e che sta veramente mostrando la corda).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma prima di iniziare a divertirsi c&amp;rsquo;è la fase di installazione e configurazione dei vari programmi e di trasferimento di tutti i miei file dal MacBook Pro all&amp;rsquo;iMac. Una cosa noiosissima e molto lunga, anche perché uso o provo un numero enorme di programmi. Ad ogni nuovo Mac mi riprometto di installare &lt;em&gt;solo lo stretto indispensabile&lt;/em&gt;, per ricadere immediatamente nella bulimia da installazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ieri sono partito, cominciando con l&amp;rsquo;installare &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/OS_X_Yosemite&#34;&gt;OS X 10.10 Yosemite&lt;/a&gt; da una chiavetta USB, in modo da poter ripartizionare e riformattare il disco rigido e cancellare così ogni traccia della installazione di default di &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/OS_X_Mavericks&#34;&gt;Mavericks (10.9)&lt;/a&gt;. Non aveva alcun senso partire da OS X 10.9 solo per aggiornarlo immediatamente alla versione 10.10. Molto meglio, su un sistema nuovo, eseguire una installazione &lt;em&gt;pulita&lt;/em&gt; del sistema operativo, utilizzando la versione più recente disponibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;installazione di OS X è durata relativamente poco, era già chiarissimo l&amp;rsquo;effetto del disco SSD.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nessun problema anche nel corso della solita configurazione del sistema: rete wireless, nome del Mac (questo si chiama agamennone, è almeno il mio terzo computer che si chiama così), condivisioni, barra di scorrimento sempre visibile (trovo assurdo nasconderla per risparmiare qualche pixel su un monitor da 21&amp;quot;), direzione di scorrimento della rotella del mouse (usando anche Linux e, ahimè, Windows, non riesco ad abituarmi alla direzione &lt;em&gt;naturale&lt;/em&gt;), orario di sonno e di risveglio del Mac.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sono passato allora all&amp;rsquo;App Store. Avendo usato una chiavetta con OS X 10.01.1 non avevo nulla da aggiornare e mi sono quindi dedicato ad installare le applicazioni ex-iLife e ex-iWork: iPhoto, iMovie, Garage Band (anche se è improbabile che lo userò mai su questo Mac), la triade Pages/Numbers/Keynote. Poi, naturalmente, Xcode con il relativo simulatore e la documentazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto questo fra la mattina avanzata e il primo pomeriggio, grazie alla rete finalmente veloce e al disco SSD.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Toccava a Microsoft Office per Mac 2011. È vero che uso pochissimo Office, e per lo più Excel, ma c&amp;rsquo;è sempre qualcuno che mi manda un file Word da rivedere o completare, formattato così rozzamente che bisogna per forza usare Word per metterci le mani. Meglio quindi togliersi subito il dente e non pensarci più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Solita configurazione preliminare dell&amp;rsquo;installatore, togliendo Outlook, Messenger (chi se ne ricorda più?), i correttori delle lingue sconosciute (inglese, italiano e tedesco mi bastano e mi avanzano), ovviamente le icone del Dock. Anche questa installazione è stata velocissima, una cosa mai vista.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ero quasi arrivato alla fine, mancava solo aggiornare Office e potevo chiudere la prima giornata di lavoro con il nuovo iMac.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E qui Microsoft ha deciso di metterci il suo solito zampone. Tutto era stato troppo semplice e veloce, era mai possibile che si potesse usare un programma Microsoft senza problemi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lancio il Microsoft AutoUpdate che mi informa che devo prima di tutto aggiornare se stesso, e poi che è disponibile l&amp;rsquo;aggiornamento a Office 14.1.0, una specie di Service Pack 1 indispensabile per eseguire gli ulteriori aggiornamenti di Office per Mac 2011 (il concetto di aggiornamento cumulativo è sconosciuto dalle parti di &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Redmond,_Washington#Economy&#34;&gt;Redmond, WA&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inizio quindi a scaricare l&amp;rsquo;aggiornamento, mentre intanto chiudo Firefox. Non ho mai capito bene perché ma Office non si aggiorna se sono aperti Firefox o le Preferenze di Sistema. In effetti almeno per Firefox lo so: nel corso del processo viene aggiornato il plugin dello SharePoint Browser di Firefox (non so nemmeno che sia), cosa che può essere fatta solo con il browser inattivo. Esattamente come succede con Flash, deve esserci dietro lo stesso gruppo di sviluppatori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo qualche minuto parte l&amp;rsquo;installatore dell&amp;rsquo;aggiornamento e&amp;hellip; si blocca immediatamente. Compare un messaggio criptico che dice più o meno che la firma digitale dell&amp;rsquo;aggiornamento è errata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se si prova a scaricare lo stesso aggiornamento direttamente dal sito ufficiale di &lt;a href=&#34;http://www.microsoft.com/italy/products/mac/downloads&#34;&gt;Office per Mac 2011&lt;/a&gt; (è in fondo alla pagina), le cose vanno perfino peggio: si riceve un avviso relativo al fatto che Office 2011 non può essere aggiornato&amp;hellip; perché non è installato!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ok, uno può anche tenersi Office 2011 nella versione iniziale, ma chissà quali possono essere le conseguenze, soprattutto provando ad aprire e a salvare di nuovo i famigerati file di Word, con i quali è facilissimo scombinare tutta la formattazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna c&amp;rsquo;è una soluzione. Basta scaricare e installare la versione di prova di &lt;a href=&#34;http://office.microsoft.com/it-it/&#34;&gt;Office 365&lt;/a&gt;, che sul Mac è in effetti solo un aggiornamento cumulativo di Office 2011. Persino più semplice di installare uno alla volta i vari pacchetti di aggiornamento di Office.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per farlo bisogna andare sul &lt;a href=&#34;http://office.microsoft.com/it-it/&#34;&gt;sito di Office 365&lt;/a&gt; ed effettuare il login usando il proprio account &lt;a href=&#34;https://onedrive.live.com/&#34;&gt;OneDrive&lt;/a&gt; o registrandosi sul sito. Attenzione comunque ad usare la versione della pagina localizzata in italiano o comunque nella lingua in cui vogliamo installare Office. A questo punto basta scegliere di &lt;a href=&#34;http://office.microsoft.com/it-it/try/versione-di-valutazione-gratuita-prova-i-prodotti-office-365-e-microsoft-office-2013-FX102858196.aspx&#34;&gt;provare gratuitamente Office 365 per un mese&lt;/a&gt; e fornire i dati della propria carta di credito o dell&amp;rsquo;account PayPal per poter finalmente scaricare il file &lt;code&gt;MicrosoftOffice2011.dmg&lt;/code&gt; &lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta completato lo scaricamento, si deve montare con un doppio click l&amp;rsquo;immagine disco sul Desktop ed eseguire il programma di installazione, che è praticamente identico a quello di Office 2011 originale. L&amp;rsquo;installatore aggiornerà la copia di Office 2011 alla versione 14.4.6, l&amp;rsquo;ultima attualmente disponibile, senza modificare la configurazione preesistente di Office.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dimenticavo: ho scoperto proprio oggi, con il Mac di una collega appena aggiornato a Yosemite, che gli stessi problemi si verificano anche se si prova ad aggiornare una versione di Office 2011 già installata su Mavericks (o precedenti) e parzialmente aggiornata. La soluzione è esattamente la stessa descritta sopra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, è sconcertante che la Microsoft non sia ancora riuscita a risolvere questi problemi, visto che &lt;del&gt;Mavericks&lt;/del&gt; Yosemite è disponibile ufficialmente già da due mesi, e che ne sono passati quasi sei dalla prima versione di prova. O forse è più probabile che non sia nemmeno intenzionata a risolverli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In alternativa si può installare &lt;a href=&#34;http://www.libreoffice.org/&#34;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt; ed evitare tutte queste complicazioni. Magari prima o poi ne riparliamo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ricordarsi di annullare la sottoscrizione alla scadenza del periodo di prova. Non ha nessun senso spendere 7 euro al mese per avere la stessa versione di Office per il Mac già regolarmente acquistata. E tralasciamo il fatto ingiustificabile che in Europa la sottoscrizione mensile costa 7 euro o 7 sterline, il 20% in più dei 6.99 dollari richiesti negli USA.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Office o morte</title>
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      <pubDate>Mon, 19 May 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Per anni ci hanno ripetuto che Microsoft Office è essenziale nelle aziende, che garantisce una produttività nettamente maggiore di quella consentita dai pacchetti software concorrenti, che questi ultimi non possono competere con Office in termini di fedeltà al layout del documento originale, che gli strumenti per il lavoro collaborativo e per tenere traccia delle revisioni multiple dei documenti sono insuperabili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Blah, blah, blah.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarebbe troppo facile rispondere cercando di mettere in evidenza i punti deboli di questi &lt;em&gt;ragionamenti&lt;/em&gt;, ma non ne vale la pena (almeno questa volta). Troppi interessi, espliciti e non, girano attorno a questi articoli e a questi post.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qualcuno ha mai dimostrato in modo inoppugnabile &amp;ndash; quasi fosse un esperimento scientifico &amp;ndash;  perché scrivere un testo, produrre una presentazione o elaborare un foglio elettronico dovrebbe essere più produttivo con Microsoft Office che, diciamo, con LibreOffice o con iWork? O quali funzioni abbia Office che lo rendono indispensabile per le aziende?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non lo ha fatto nessuno, finora, perché &lt;em&gt;non è dimostrabile&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi arriva &lt;a href=&#34;http://www.softwatch.com/&#34;&gt;SoftWatch&lt;/a&gt;, una piccola startup, analizza l&amp;rsquo;uso reale di Office in aziende sparse in tutto il mondo e &lt;a href=&#34;http://www.softwatch.com/#!media/c111a&#34;&gt;cosa scopre&lt;/a&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che in realtà &lt;a href=&#34;http://www.pcworld.com/article/2150984/microsoft-office-applications-barely-used-by-many-employees.html&#34;&gt;Microsoft Office è usato pochissimo&lt;/a&gt; dai dipendenti delle aziende esaminate. E che nella maggior parte dei casi i dipendenti usano Office solo per &lt;em&gt;leggere&lt;/em&gt; i documenti, non per modificarli. Conclusione confermata dal fatto che il programma di Office più usato in assoluto è Outlook, che serve a scambiare informazioni e documenti, non certo a produrli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;indagine è pagata da Google, è vero, ma anche supponendo che i numeri siano parzialmente falsati da questo, getta comunque un&amp;rsquo;ombra sull&amp;rsquo;utilità reale di Office in azienda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non potrei esser più d&amp;rsquo;accordo. Usare oggi Office non ha senso. I migliori programmi concorrenti, la triade &lt;a href=&#34;http://www.apple.com/mac/pages/&#34;&gt;Pages&lt;/a&gt;/&lt;a href=&#34;http://www.apple.com/mac/numbers/&#34;&gt;Numbers&lt;/a&gt;/&lt;a href=&#34;http://www.apple.com/mac/keynote/&#34;&gt;Keynote&lt;/a&gt; di Apple o i prodotti open source &lt;a href=&#34;http://www.libreoffice.org/&#34;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt;/&lt;a href=&#34;https://www.openoffice.org/&#34;&gt;OpenOffice&lt;/a&gt; e persino le &lt;a href=&#34;https://drive.google.com&#34;&gt;applicazioni solo online di Google&lt;/a&gt;, sono perfettamente adeguate per la maggior parte del lavoro da ufficio. E sono pure più stabili, più semplici da installare e perfino a costo zero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ostacolo vero è la paura, oltre che la pigrizia, di cambiare abitudini consolidate e diventate ormai quasi un atto di fede.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Uso Word da anni e non ho voglia/tempo di imparare qualcosa di diverso.&amp;rdquo;&#xA;&amp;ldquo;Word è il migliore, gli altri non sono compatibili.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=e7qQ6_RV4VQ&#34;&gt;I tempi cambiano&lt;/a&gt;. Cambiamo anche noi con loro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;The order is rapidly fadin&amp;rsquo;&lt;br&gt;&#xA;And the first one now will later be last&lt;br&gt;&#xA;For the times they are a-changin&amp;rsquo;&lt;br&gt;&#xA;&amp;ndash; Bob Dylan&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;</description>
    </item>
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