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    <title>Hosting on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Hosting on Melabit</description>
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      <title>Da melabit a melabit: Jekyll e l&#39;hosting</title>
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      <pubDate>Tue, 18 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2025-03-18-da-melabit-a-melabit-jekyll-e-l-hosting/scott-rodgerson-PSpf_XgOM5w-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@scottrodgerson&#34;&gt;Scott Rodgerson&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come promesso (o minacciato?) nell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/03/05/da-melabit-a-melabit-gestire-i-commenti-con-jekyll/&#34;&gt;ultimo articolo&lt;/a&gt;, quest&amp;rsquo;ultimo post è dedicato ad esplorare le opzioni disponibili per l&amp;rsquo;&lt;em&gt;hosting&lt;/em&gt; di un sito web basato su Jekyll (o su qualsiasi altro generatore di siti statici) destinato ad ospitare il nostro blog personale (come quello che state leggendo), oppure il sito web di uno studio professionale o di una piccola azienda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto sommato potrei cavarmela in due righe, invitandovi a rileggere quello che avevo scritto 6-7 anni fa (&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;) ma sono passati tanti anni e una bella rinfrescata è d&amp;rsquo;obbligo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Per chi volesse leggere le altre puntate dedicate alla mia transizione da Wordpress a Jekyll, ecco la lista completa degli articoli pubblicati:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/01/02/da-melabit-a-melabit-addio-wordpress-ciao-jekyll/&#34;&gt;Da melabit a melabit: addio WordPress, ciao Jekyll&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/01/21/da-melabit-a-melabit-perche-jekyll/&#34;&gt;Da melabit a melabit: perché Jekyll?&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/02/11/da-melabit-a-melabit-jekyll-installazione-e-configurazione-di-base/&#34;&gt;Da melabit a melabit: Jekyll, installazione e configurazione di base&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/03/01/da-melabit-a-melabit-sviluppare-un-sito-in-Jekyll/&#34;&gt;Da melabit a melabit: sviluppare un sito in Jekyll&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/03/05/da-melabit-a-melabit-gestire-i-commenti-con-jekyll/&#34;&gt;Da melabit a melabit: gestire i commenti con Jekyll&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/03/18/da-melabit-a-melabit-jekyll-e-l-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: Jekyll e l&amp;rsquo;hosting&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;h4 id=&#34;premessa&#34;&gt;Premessa&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non sono uno sviluppatore professionista, non so molto di sviluppo web e mi considero solo un dilettante per quanto riguarda la gestione di server e di reti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le considerazioni riportate qui sotto, quindi, sono solo delle riflessioni personali frutto di anni di esperienza e di sperimentazione nella gestione di sistemi di calcolo più o meno complessi e di servizi web &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com&#34;&gt;ancora attivi&lt;/a&gt; o ormai defunti (più di uno, purtroppo). Mi auguro che le righe che seguono possano essere utili a chi sta valutando delle soluzioni simili, ma chi cerca delle soluzioni professionali deve rivolgersi a chi ne sa di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;perché-non-conviene-usare-un-mac&#34;&gt;Perché non conviene usare un Mac&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come accennavo la &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/03/05/da-melabit-a-melabit-gestire-i-commenti-con-jekyll/&#34;&gt;volta scorsa&lt;/a&gt;, trovo poco sensato usare un Mac per ospitare un server web destinato a un sito basato su Jekyll (o, più in generale, per &lt;em&gt;qualsiasi&lt;/em&gt; sito web, sia esso statico o dinamico).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La ragione è semplice: per gestire un sito con traffico moderato, un Mac è una soluzione eccessiva, un vero spreco di risorse (gli anglosassoni direbbero che è  &lt;em&gt;overkill&lt;/em&gt;, un termine che trovo particolarmente azzeccato).&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Discorso diverso per la fase di sviluppo (io stesso ho usato un Mac per quella): avere a disposizione un sistema UNIX con una interfaccia grafica ben curata, degli editor potenti ma facili da usare, degli strumenti che semplificano la scrittura del codice e la ricerca degli errori sono vantaggi che non hanno prezzo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E se ho un vecchio Mac che non uso più? Perché non destinarlo a gestire il mio sito?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un vecchio Mac è ancora perfetto per scrivere, gestire la posta elettronica, navigare sul web, fare videoconferenze, comporre musica, imparare a programmare e molto altro. Ancora meglio se gli installiamo una versione recente di macOS con &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2023/12/22/ridare-una-nuova-vita-al-vecchio-mac-con-opencore-legacy-patcher-prima-parte/&#34;&gt;Open Core Legacy Patcher&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma usare un vecchio computer come server, da tenere acceso tutto il giorno, tutti i giorni? Non so, io non lo farei, non mi sembra una scelta affidabile. E comunque, anche volendo provarci, si ricadrebbe nel discorso più generale della prossima sezione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;perché-non-conviene-fare-da-sé&#34;&gt;Perché non conviene fare da sé&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Al posto del Mac potremmo voler usare un PC, magari uno di quei gioiellini un po&amp;rsquo; datati simili al Mac Mini che si trovano a poco più di 100 euro e che possono ancora dire la loro, come il &lt;a href=&#34;https://www.ebay.it/sch/i.html?_nkw=lenovo&amp;#43;m95q&#34;&gt;Lenovo M95q&lt;/a&gt; o l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://www.ebay.it/sch/i.html?_nkw=HP&amp;#43;800&amp;#43;g3&#34;&gt;HP 800 G3&lt;/a&gt;. Oppure un &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/Raspberry-Pi-Quad-Core-ARMA76-Bits/dp/B0CK2FCG1K&#34;&gt;Raspberry Pi 5&lt;/a&gt; che, purtroppo, non è più conveniente come una volta, almeno se vogliamo usarlo come un semplice computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;dicevo anni fa&lt;/a&gt;, una volta installatoci su Linux, questi minicomputer diventano perfetti &amp;ldquo;&lt;em&gt;per imparare a gestire un server web e il sistema Linux associato oppure per fare delle prove con diversi CMS o generatori di siti statici prima di scegliere quello che vogliamo usare per il nostro sito&lt;/em&gt;&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non c&amp;rsquo;è nemmeno bisogno di collegarli ad una tastiera e ad un monitor, perché si può fare davvero tutto dal Terminale tramite collegamento &lt;code&gt;ssh&lt;/code&gt; o, per chi preferisce la classica interfaccia grafica, accedendo al sistema con &lt;a href=&#34;https://remotedesktop.google.com&#34;&gt;Chrome Remote Desktop&lt;/a&gt; o con uno dei tanti servizi di accesso remoto che ormai conosciamo tutti molto bene.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma possiamo usare questi minicomputer per gestire un sito &amp;ldquo;vero&amp;rdquo;, che deve essere attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Secondo me no.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un sito web richiede la disponibilità di un indirizzo IP fisso pubblico e solo Fastweb lo offre gratuitamente, ma a certe condizioni. Gli altri provider non sanno nemmeno cosa sia, oppure bisogna sottoscrivere dei contratti specifici, che naturalmente sono più costosi dei normali contratti &amp;ldquo;home&amp;rdquo; e &amp;ldquo;business&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo so, ci sono i servizi di &lt;a href=&#34;https://dyndns.it/&#34;&gt;DNS dinamico&lt;/a&gt;. Ma gli anni &amp;lsquo;90 sono passati da un pezzo, e oggi non affiderei mai i miei servizi web ad un servizio &lt;em&gt;ballerino&lt;/em&gt;, con tempi imprevedibili di aggiornamento dell’IP. Tanto più che, se si vuole un minimo di affidabilità, si deve scucire qualcosa. E a quel punto, ne vale la pena?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un altro problema sono le interruzioni improvvise di connessione a internet o di elettricità, magari a causa di lavori per strada, oppure perché il collega di studio o il partner ha deciso di accendere contemporaneamente tutti i condizionatori, o di usare lavatrice, forno e phon insieme.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, esistono gli UPS, ma se siamo fuori ufficio o casa, dopo un po&amp;rsquo; anche l&amp;rsquo;UPS si scarica e il nostro server si spegne.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E infine, non dimentichiamolo mai, c&amp;rsquo;è la questione della sicurezza, gli attacchi inevitabili e continui dei tanti sfaccendati che non hanno di meglio da fare nella vita. A meno di non essere già degli esperti in tema di sicurezza, siamo davvero disposti ad impelagarci in prima persona in cose che vanno ben al di là delle nostre competenze?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;cosa-conviene-fare-da-sé&#34;&gt;Cosa conviene fare da sé&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Volendo fare da sé, l&amp;rsquo;opzione migliore è senza dubbio usare una macchina virtuale su uno degli innumerevoli servizi cloud, da &lt;a href=&#34;https://upcloud.com/&#34;&gt;UpCloud&lt;/a&gt; a &lt;a href=&#34;https://www.digitalocean.com/&#34;&gt;Digital Ocean&lt;/a&gt;, oppure &lt;a href=&#34;https://www.heroku.com/&#34;&gt;Heroku&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.linode.com/&#34;&gt;Linode&lt;/a&gt; (ora Akamai Cloud), senza dimenticare naturalmente i grossi player come &lt;a href=&#34;https://aws.amazon.com/it/what-is-aws/&#34;&gt;Amazon AWS&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://cloud.google.com&#34;&gt;Google Cloud&lt;/a&gt; (ok, fra questi ci sarebbe anche &lt;a href=&#34;https://azure.microsoft.com&#34;&gt;Microsoft Azure&lt;/a&gt;). Se in questo momento non vi fidate a &lt;em&gt;comprare americano&lt;/em&gt;, qui c&amp;rsquo;è una lista di &lt;a href=&#34;https://european-alternatives.eu/category/cloud-computing-platforms&#34;&gt;provider cloud europei&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una macchina virtuale sul cloud costa poco e non ha nessuno dei difetti elencati finora, a parte la questione della sicurezza, che però è gestita almeno in parte dallo stesso fornitore del servizio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ancora più sicuro, e pure a costo zero, è usare servizi come &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/github-pages/&#34;&gt;GitHub Pages&lt;/a&gt; che, ogni volta che si aggiorna un &lt;em&gt;repository&lt;/em&gt; collegato basato su Jekyll, rigenera il sito e lo e pubblica automaticamente su &lt;code&gt;github.io&lt;/code&gt;. La &lt;a href=&#34;https://docs.github.com/en/pages/setting-up-a-github-pages-site-with-jekyll/creating-a-github-pages-site-with-jekyll&#34;&gt;documentazione relativa&lt;/a&gt; è molto dettagliata, per cui è inutile che io aggiunga altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;cosa-ho-fatto-io&#34;&gt;Cosa ho fatto io&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io sono un utente come tanti, e la soluzione che ho adottato può essere un buon esempio di come gestire in modo efficiente e relativamente economico (cosa che non guasta mai) l’hosting di un sito web, senza compromessi sulla qualità del servizio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questo sito è ospitato su &lt;a href=&#34;https://shockhosting.com/&#34;&gt;Shock Hosting&lt;/a&gt;, un servizio di &lt;em&gt;hosting&lt;/em&gt; che uso da anni e con un servizio di supporto eccezionale. In realtà in tanti anni ho avuto pochissimi problemi e sempre banali, ad esempio per una fattura pagata per sbaglio due volte, ma ogni volta la risposta del supporto non poteva essere più veloce.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il piano base &amp;ldquo;Low Shock&amp;rdquo; da 2.99 dollari al mese offre spazio su disco e trasferimento di dati illimitati, e non impone limitazioni artificiose di velocità (tutte cosa che pochi concorrenti offrono). Questo piano è più che sufficiente per un sito statico, ma anche per un sito basato su Wordpress o altri CMS (o dico per esperienza diretta). I piani superiori sono identici a quello base, ma permettono di ospitare più domini, e passare da un piano all&amp;rsquo;altro richiede solo l&amp;rsquo;apertura di un ticket e una breve attesa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche il nome del dominio è gestito da Shock Hosting e costa 12 dollari all&amp;rsquo;anno (un dollaro al mese), che è il costo normale di un dominio &lt;code&gt;.com&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Naturalmente, Shock Hosting è solo uno degli infiniti servizi di hosting disponibili, anche se, per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo, mi sembra difficile trovare di meglio. In ogni caso, prima di scegliere vi consiglio di stare molto attenti alle condizioni di uso, perché la maggior parte dei provider pone dei limiti più o meno stringenti allo spazio su disco o alla quantità di dati trasferiti. Oppure alcuni offrono prezzi molto convenienti per il &lt;a href=&#34;https://www.hostgator.com/web-hosting&#34;&gt;primo anno&lt;/a&gt; o i &lt;a href=&#34;https://www.dreamhost.com/hosting/shared/#shared-plans&#34;&gt;primi mesi&lt;/a&gt;, ma poi li aumentano in modo consistente. Se, prima di impegnarvi, riuscite anche a verificare come funziona il supporto è un bel vantaggio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Altrimenti preferite un servizio che vi permette di pagare ogni mese o ogni trimestre, in modo da avere la possibilità di testare con calma il servizio e di verificare se risponde alle vostre esigenze. In seguito, potrete sempre decidere di pagare ad intervalli più lunghi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Evitate invece come la peste i servizi che offrono sconti enormi se vi impegnate per due, tre o più anni, o per&amp;hellip; l&amp;rsquo;eternità. Su internet non c&amp;rsquo;è niente di eterno, anzi sono proprio i servizi &lt;em&gt;eterni&lt;/em&gt; quelli che muoiono più rapidamente. E se dovesse sucecdere avrete perso tutto quello che avete anticipato, altro che risparmio!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il solo servizio di hosting non è sufficiente per &lt;a href=&#34;https://melabit.com/posts/it&#34;&gt;melabit.com/posts/it&lt;/a&gt;, perché non permette di eseguire &lt;code&gt;comma&lt;/code&gt; per gestire i commenti. La cosa più semplice da fare sarebbe stata passare ad usare un server virtuale, sempre su &lt;a href=&#34;https://shockhosting.com/vps&#34;&gt;Shock Hosting&lt;/a&gt;, ma non mi piacciono le cose semplici. E poi il servizio di hosting offre dei vantaggi che non volevo perdere: si occupa della gestione del server web e della sicurezza del sito, esegue i backup, rinnova il certificato SSL, fornisce statistiche e molto altro. Tutte cose che valgono molto di più dei pochi euro al mese richiesti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Proprio mentre pensavo a cosa fare, mi è capitato sotto gli occhi &lt;a href=&#34;https://talkpython.fm/blog/posts/we-have-moved-to-hetzner/&#34;&gt;questo post&lt;/a&gt;, e ho deciso di assaggiare la &lt;em&gt;cucina&lt;/em&gt; tedesca, acquistando un server virtuale da &lt;a href=&#34;https://www.hetzner.com/&#34;&gt;Hetzner&lt;/a&gt;. Per far girare &lt;code&gt;comma&lt;/code&gt; è più che sufficiente l&amp;rsquo;offerta base CX22, che con meno di 5 euro al mese mi offre una macchina equivalente a quella base di &lt;a href=&#34;https://shockhosting.com/vps&#34;&gt;Shock Hosting&lt;/a&gt;, che però costa il doppio. E la potenza della macchina virtuale è tale che posso tranquillamente generare il sito su questa macchina virtuale, trasferendo poi il risultato su Shock Hosting con &lt;code&gt;rsync&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando ho scelto Hetzner, la guerra commerciale in atto fra USA ed Europa era solo nelle menti degli dei, ma con il senno di poi è stata una decisione azzeccata. Se un giorno perdessi l&amp;rsquo;accesso al mio servizio di hosting statunitense, oppure se il costo diventasse proibitivo per un europeo, ci metterei molto poco a trasferire tutto in lidi più sicuri. E ciao ciao USA.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;facciamo-due-conti&#34;&gt;Facciamo due conti&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho scritto che secondo me non vale la pena fare da sé, usando un Mac o un PC per gestire il proprio sito. Ma dal punto di vista economico, potrebbe valerne la pena?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cominciamo calcolando quanto spendo al mese per &lt;a href=&#34;https://melabit.com/posts/it&#34;&gt;melabit.com/posts/it&lt;/a&gt;. Per l&amp;rsquo;hosting se ne vanno 3 euro, per il server virtuale 5 euro. Totale 8 euro al mese, che in un anno fanno 96 euro. A questo andrebbe aggiunto il costo del dominio, ma quello va pagato in ogni caso, quindi lo lascio fuori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mettiamo ora che io sia testardo e voglia usare a tutti i costi un mini PC o un Raspberry Pi per gestire il mio sito. Diciamo che per il computer nudo e crudo se ne vanno 100-120 euro, a cui va aggiunto un disco SSD decente e una quantità di RAM adeguata, che fanno almeno altri 60-100 euro (per il Raspberry Pi la RAM è quella è non può essere cambiata, ma al suo posto dobbiamo prevedere di acquistare case, alimentatore, dissipatore praticamente obbligatorio e scheda per disco SSD NVMe, che fanno almeno 100 euro in tutto).&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Poi ci vuole un UPS, e sono altri 100 euro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il totale fa circa 300 euro (più o meno 30-40 euro), praticamente lo stesso di quello che spendo io in tre anni. Ma non è affatto detto che il mini PC o, peggio, il Raspberry Pi riesca a reggere tre anni di uso ininterrotto, per cui magari oggi si rompe la ventola, domani l&amp;rsquo;alimentatore, il disco comincia a fare le bizze, le batterie dell&amp;rsquo;UPS si esauriscono. Insomma, anche economicamente non è che convenga più di tanto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Meglio, molto meglio il cloud.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In teoria, si potrebbe dedicare un intero Mac ad un sito che riceve un numero molto elevato di visite. Ma in questo caso servono soluzioni professionali, non è possibile fare da sé.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma riuscire a rimanere vicino al limite inferiore di 160 euro mi pare davvero difficile.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Cronaca di un disastro: come sopravvivere alla pagina bianca di WordPress</title>
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      <pubDate>Wed, 22 Jan 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Questo non è un post adatto per chi si spaventa facilmente. Se siete ansiosi o deboli di cuore fatevi un favore e non continuate a leggere.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;premessa&#34;&gt;Premessa&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando si verifica un disastro in ambito informatico (e non solo) la cosa più importante è non perdere mai la calma. E poi non bisogna avere fretta di rimettere le cose a posto, meglio riflettere prima di agire. Naturalmente avere un backup aggiornato a disposizione aiuta sempre moltissimo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutte le volte che ho dovuto affrontare un disastro di tipo informatico &amp;ndash; e fra casi personali, amici e conoscenti succede relativamente spesso &amp;ndash; queste linee guida sono sempre state utilissime per risolvere il problema. L&amp;rsquo;ultima volta, però, una installazione di WordPress andata completamente in tilt ha messo a durissima prova la mia pazienza, oltre che le mie conoscenze tecniche. Ecco il racconto di quello che è successo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;una-giornata-particolare&#34;&gt;Una giornata particolare&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oltre a questo blog, amministro da anni &lt;a href=&#34;https://ilnostrocnr.it/&#34;&gt;Il nostro CNR&lt;/a&gt;, un sito finalizzato alla discussione di tematiche relative al mondo del CNR e della ricerca in generale. Come &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com&#34;&gt;melabit&lt;/a&gt;, anche Il nostro CNR è basato su &lt;a href=&#34;https://wordpress.org/&#34;&gt;WordPress&lt;/a&gt;. Il sito è piuttosto popolare, ha un discreto numero di visualizzazioni giornaliere, purtroppo sono sempre troppo pochi quelli che hanno la voglia e la pazienza di intervenire sul forum. Ma questo è un male tipico degli italiani, bravissimi a discutere animatamente al bar (&lt;em&gt;verba volant&amp;hellip;&lt;/em&gt;), ma molto meno propensi a mettere per iscritto quello che pensano, magari per paura di ritorsioni (&lt;em&gt;&amp;hellip;scripta manent&lt;/em&gt; ).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poco prima di Natale Corrado Zunino, un giornalista di Repubblica sempre molto attento ai problemi della ricerca, pubblica un articolo in cui rivela che la procedura di elezione del rappresentante del personale nel CdA del CNR, conclusa un mese prima, potrebbe essere stata &lt;a href=&#34;https://www.repubblica.it/scuola/2019/12/19/news/_brogli_per_le_elezioni_al_cnr_-243846407/&#34;&gt;viziata da brogli&lt;/a&gt;. Il rappresentante &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2015/10/06/il-cnr-e-anche-questo-scienza-contro-establishment/&#34;&gt;eletto alla tornata precedente&lt;/a&gt; era stato una vera e propria spina nel fianco per la dirigenza del CNR e, non pago di quattro anni di fatiche e sacrifici anche personali, aveva deciso di ripresentarsi per un secondo mandato, con ottime possibilità di successo. Toglierlo di mezzo e sostituirlo con qualcuno meno rigido e competente era quasi una necessità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Subito dopo aver letto l&amp;rsquo;articolo su Repubblica decido di diffonderlo tramite &lt;a href=&#34;https://ilnostrocnr.it/&#34;&gt;Il nostro CNR&lt;/a&gt;. Del resto, dopo la &lt;a href=&#34;https://www.raiplay.it/video/2017/03/Ricercatori-e-ricercati-66100079-8a30-44a7-a913-cf95f6e92fbb.html&#34;&gt;trasmissione di Report del marzo 2017&lt;/a&gt; che ha rivelato la lunga serie di ruberie avvenute in un istituto del CNR (di certo non l&amp;rsquo;unico) e ancora di più &lt;a href=&#34;https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/11/20/news/napoli_false_consulenze_al_cnr-241466172/&#34;&gt;dopo l&amp;rsquo;arresto&lt;/a&gt; &lt;a href=&#34;https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_consiglio_nazionale_delle_ricerca_cnr_scandalo_consulenze_arresti-4875711.html&#34;&gt;dell&amp;rsquo;ex-direttore del CNR e dei suoi sodali&lt;/a&gt;, nel nostro ente l&amp;rsquo;interesse per queste vicende ripugnanti è altissimo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://www.ilmattino.it/photos/PANORAMA/57/11/4875711_2103_parco_giochi_gonfiabile_2.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_consiglio_nazionale_delle_ricerca_cnr_scandalo_consulenze_arresti-4875711.html&#34;&gt;Il Mattino, 20 novembre 2019&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;aggiornamenti-inattesi&#34;&gt;Aggiornamenti inattesi&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Entro quindi in quello che è un po&amp;rsquo; il &lt;em&gt;retrobottega&lt;/em&gt; del sito, la cosiddetta &lt;em&gt;dashboard&lt;/em&gt;, l&amp;rsquo;interfaccia di gestione dei contenuti e delle funzionalità di WordPress, per scrivere un post sulla notizia di Repubblica e come al solito trovo alcuni &lt;em&gt;plugin&lt;/em&gt; da aggiornare (i plugin sono dei pezzetti di codice che estendono le funzioni del sito). Succede praticamente ogni volta che accedo alla &lt;em&gt;dashboard&lt;/em&gt;, e senza pensarci più di tanto clicco sul pulsante di aggiornamento. È una procedura assolutamente sicura e comunque, anche se uno dei plugin non dovesse più funzionare bloccando il resto del sistema, mi basterebbe modificare i nomi di qualche file per disattivarlo e recuperare la piena operatività del sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questa volta invece, per qualche motivo incomprensibile, insieme all&amp;rsquo;aggiornamento dei plugin parte anche l&amp;rsquo;aggiornamento dell&amp;rsquo;intero codice di WordPress dalla versione 4.x all&amp;rsquo;ultima versione disponibile, la 5.qualcosa. Aggiornamento che per tanti motivi non volevo ancora fare, e soprattutto che non avrei mai fatto senza prima eseguire un backup affidabile di tutto il sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non riesco ancora a capacitarmi di cosa possa essere successo, ma sono sicuro al 100% di non averlo fatto io stesso per errore. I pulsanti per aggiornare i plugin o il codice di WordPress sono ben distinti e non possono essere premuti contemporaneamente (lo vedete qui sotto), e poi ricordo benissimo di aver letto i messaggi che elencavano i plugin in corso di  aggiornamento. Ma, quando alla fine del processo ho cliccato per tornare alla pagina principale, ho visto partire anche l&amp;rsquo;aggiornamento del codice di WordPress, e a quel punto non potevo più far niente per interromperlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/aggiornamento-sito-e-plugin.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;È possibile che l&amp;rsquo;aggiornamento del codice sia partito da solo per qualche baco di Wordpress o di un plugin, del resto i bachi del software sono inevitabili. Una cosa seccante, ma ancora niente di preoccupante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;un-backup-è-per-sempre&#34;&gt;Un backup è per sempre?&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta concluso l&amp;rsquo;aggiornamento non voluto di WordPress, apro una nuova scheda del browser per controllare cos&amp;rsquo;è successo al sito. Compare solo una pagina completamente bianca. Il sito in effetti funziona ancora, ma non carica correttamente le pagine, e anche la &lt;em&gt;dashboard&lt;/em&gt; appare completamente vuota. Per fortuna i file che costituiscono il sito  ci sono ancora tutti, e anche il database usato da WordPress per memorizzare i dati variabili del sito è ancora al suo posto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style = &#34;border: 4px dotted lightgray; padding: 1em;&#34;&gt;&#xA;Un sito web dinamico come WordPress è costituito in genere da due componenti ben distinte: la prima comprende tutti file che costituiscono il sito web vero e proprio e che vengono modificati di rado, in particolare il codice WordPress e le personalizzazioni dell&#39;utente, i plugin, i temi grafici, le immagini e tutti i documenti collegati alle pagine del sito (questa componente sarà denominata da ora in poi &#34;file del sito&#34; o semplicemente &#34;sito&#34;). La seconda componente è costituita da un database nel quale vengono memorizzati i dati variabili del sito, fra cui i testi degli articoli e degli interventi sul forum, le informazioni relative agli utenti registrati, i dati di accesso e moltissimo altro.&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando succedono queste cose nel 99% dei casi la colpa è di qualche plugin che funziona male o non funziona affatto. Non c&amp;rsquo;era del resto da stupirsi, uno dei motivi per decidere di non aggiornare alla versione più recente di WordPress era legato proprio al fatto che almeno due plugin piuttosto importanti non erano ancora stati aggiornati per funzionare con le nuove versioni di WordPress e di &lt;a href=&#34;https://www.php.net/&#34;&gt;PHP&lt;/a&gt;, il linguaggio di programmazione per il web con il quale è sviluppato WordPress.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per correggere il problema della pagina bianca ci sono sostanzialmente due metodi: il primo richiede di disattivare i plugin uno ad uno, fino a scoprire quello che non funziona. Richiede ore ed ore di lavoro certosino e non avrebbe comunque risolto il problema dell&amp;rsquo;aggiornamento indesiderato del sito. Nonostante tutto, ho provato a disattivare i due, tre plugin più critici ma non cambiava niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il secondo metodo prevede di ripristinare il sito da un backup recente e, in questo caso specifico, ha l&amp;rsquo;enorme vantaggio di poter tornare alla versione precedente di WordPress. E dato che il &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;&lt;em&gt;provider&lt;/em&gt; scelto per ospitare il sito&lt;/a&gt; fa un backup ogni ora, mi sembrava più che naturale scegliere la seconda soluzione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ed è qui che sono cominciati i guai.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apro un &lt;em&gt;ticket&lt;/em&gt;, cioè una richiesta di supporto tecnico, presso il provider e chiedo come ripristinare il sito da un backup eseguito intorno alle 9 del mattino, ora alla quale ero sicuro di non aver fatto ancora niente. Purtroppo non posso fare da solo, l&amp;rsquo;assistenza tecnica mi avvisa che la procedura di ripristino del database di WordPress deve essere effettuata dal provider, altrimenti dà errore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-01.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ovviamente li lascio fare, indicando il backup da ripristinare, il &lt;code&gt;#687&lt;/code&gt; eseguito alle 8:53, e ribadendo che volevo un ripristino totale, &lt;em&gt;pulito&lt;/em&gt;, sia del sito che del database su cui si appoggia (la conversazione qui sotto, così come tutte le conversazioni successive, vanno lette dal basso verso l&amp;rsquo;alto).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-02.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Non funziona, anzi è peggio, i file del sito sembrano a posto, ma il database viene ripristinato solo in parte e quindi in pratica non serve a niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Intanto mi sono fatto dare l&amp;rsquo;intero backup del sito e del database delle ore 8:53 in formato standard e in questo backup il database sembra completo. Però ogni volta che l&amp;rsquo;assistenza tecnica prova a ripristinarlo la procedura fallisce. Secondo loro perché il database è corrotto, secondo me perché la loro procedura di ripristino non funziona bene.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-03.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Provo allora a chiedere il ripristino da un backup di un paio di giorni prima, ma non cambia niente. È già passato un giorno, il sito è ancora giù e io faccio una pessima figura con i colleghi che lo frequentano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-04.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;andare-sul-cloud&#34;&gt;Andare sul cloud&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto decido di lasciar perdere l&amp;rsquo;assistenza tecnica e di fare da solo, usando il backup del sito e del database che mi sono fatto dare per ricostruire il sito da zero. Potrei usare come al solito una macchina virtuale, dove installare una versione server di Linux con tutto quello che serve per far funzionare WordPress, ma questa volta preferisco di andare sul cloud in modo da poter lavorare, se serve (e servirà molto spesso!), anche da casa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Scelgo &lt;a href=&#34;https://aws.amazon.com/cloud9/?origin=c9io&#34;&gt;AWS Cloud9&lt;/a&gt; di Amazon, funziona bene, costa poco e mi sembra più affidabile di altri servizi che ho usato in passato, come &lt;a href=&#34;https://codeanywhere.com/&#34;&gt;Codeanywhere&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.koding.com/&#34;&gt;Koding&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://pilvia.com/&#34;&gt;Pilvia&lt;/a&gt;, che cambiano continuamente modello di &lt;em&gt;business&lt;/em&gt;. Accedo al mio account e creo una nuova istanza di AWS Cloud9, dove installo la versione 18.04/Bionic LTS di Ubuntu Linux.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/aws-cloud9.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Potrei scegliere anche &lt;a href=&#34;https://aws.amazon.com/amazon-linux-ami/&#34;&gt;Amazon Linux&lt;/a&gt;, una versione di Linux specifica per Amazon AWS e basata su &lt;a href=&#34;https://www.redhat.com&#34;&gt;RedHat&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://centos.org/&#34;&gt;CentOS&lt;/a&gt;, ma preferisco andare sul sicuro, in fondo Ubuntu deriva sempre da &lt;a href=&#34;https://www.debian.org/&#34;&gt;Debian&lt;/a&gt;, e nel mondo Linux non c&amp;rsquo;è niente di meglio di Debian.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tralascio i dettagli dell&amp;rsquo;installazione di tutto quanto serve per far funzionare WordPress su Linux (ma se richiesto potrebbe essere argomento di un prossimo articolo). Il server web &lt;a href=&#34;http://httpd.apache.org&#34;&gt;Apache&lt;/a&gt;, il linguaggio di programmazione &lt;a href=&#34;https://www.php.net&#34;&gt;PHP&lt;/a&gt; e il sistema di database relazionale &lt;a href=&#34;https://mariadb.org&#34;&gt;MariaDB&lt;/a&gt;,&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; sono già installati di &lt;em&gt;default&lt;/em&gt; in Ubuntu LTS, si tratta solo di configurare opportunamente tutto per &lt;a href=&#34;https://lucidar.me/en/aws-cloud9/how-to-run-apache-on-aws-ec2-cloud9-server/&#34;&gt;girare su AWS Cloud9&lt;/a&gt; e di creare il database per WordPress. Già che ci sono, installo anche &lt;a href=&#34;https://www.phpmyadmin.net&#34;&gt;phpMyAdmin&lt;/a&gt;, un programma comodissimo che permette di gestire un database MySQL (e quindi anche MariaDB) tramite una interfaccia web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto basta scaricare il &lt;a href=&#34;https://wordpress.org/download/&#34;&gt;codice di WordPress&lt;/a&gt; ed effettuare la famosa &lt;a href=&#34;https://wordpress.org/support/article/how-to-install-wordpress/&#34;&gt;installazione in 5 minuti&lt;/a&gt; per essere a posto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Beh, magari fosse così semplice! Tutto quello che ho in questo momento è un sito funzionante ma vuoto, invece a me serve ripristinare tutto il contenuto de &lt;a href=&#34;https://ilnostrocnr.it&#34;&gt;Il nostro CNR&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per farlo, sostituisco i file del sito e il database di WordPress con quelli contenuti nel backup fornito dal provider. Sembra difficile, ma avendo pieno accesso al terminale di Linux ed essendo l&amp;rsquo;amministratore onnipotente del sistema su cui gira WordPress diventa un gioco da ragazzi. Riavvio MariaDB ed Apache per fargli &lt;em&gt;rileggere&lt;/em&gt; i nuovi dati su cui operare, ma non funziona.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Naturale, il database contiene l&amp;rsquo;indirizzo web (URL) del sito originale, &lt;code&gt;https://ilnostrcnr.it&lt;/code&gt;, ma ora sono su Amazon AWS e l&amp;rsquo;URL del sito che ho creato è completamente diverso, è qualcosa tipo &lt;code&gt;https://b0ef0914612e145f8fad9237c0dabd8a.vfs.cloud9.us-east-2.amazonaws.com&lt;/code&gt;. Non ho intenzione di combattere con i DNS o il file &lt;code&gt;hosts&lt;/code&gt;, per cui entro nel database con phpMyAdmin, seleziono la tabella &lt;code&gt;wp_options&lt;/code&gt; e sostituisco l&amp;rsquo;URL originale contenuto nei record &lt;code&gt;siteurl&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;home&lt;/code&gt; con quelli forniti da Amazon AWS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Riavvio di nuovo MariaDB ed Apache e finalmente il sito torna a vivere. Con phpMyAdmin controllo se il database ha degli errori, e in effetti ci sono, ma niente di così grave che possa impedirne il ripristino (e del resto a me funziona tutto perfettamente).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto è quasi routine, ed è anche l&amp;rsquo;occasione per dare una bella rinfrescata alle funzionalità del sito. Entro nella dashboard e rimuovo il plugin &lt;code&gt;All-in-One WP Migration&lt;/code&gt;, che usavo per fare i backup personali del sito ma che che non è compatibile con le ultime versioni di PHP 7.x, e cancello dal terminale la directory relativa. Rimuovo anche il plugin &lt;code&gt;Count per Day&lt;/code&gt;, ottimo per analizzare le statistiche di accesso al sito ma che non è aggiornato da un anno e non è stato testato con le versioni più recenti di WordPress. E dato che &lt;a href=&#34;https://wordpress.org/plugins/count-per-day/&#34;&gt;ha violato le linee guida di WordPress&lt;/a&gt; è stato pure rimosso dall&amp;rsquo;archivio (&lt;em&gt;repository&lt;/em&gt;) ufficiale dei plugin di WordPress.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Controllo di nuovo il database usando sia una funzione seminascosta di WordPress&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; che il solito phpMyAdmin ed ora è tutto a posto, dopo la rimozione dei due plugin problematici anche gli errori del database sono scomparsi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;ritorno-al-provider&#34;&gt;Ritorno al provider&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto mi rimane solo da fare un backup del sito e del database, che il provider potrà usare (o meglio &amp;ldquo;dovrà usare&amp;rdquo;, visto che finora non ha fatto niente di significativo) per ripristinare il sito originale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-05.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ma la cosa si rivela più difficile del previsto e l&amp;rsquo;interazione fra il supporto tecnico e me sembra un dialogo fra sordi,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-06.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;che sfocia rapidamente nella incomunicabilità totale. Il sito è &lt;em&gt;giù&lt;/em&gt; da ben 11 giorni ma al servizio tecnico importa pochissimo. Inutile provare ancora a ricevere un supporto degno di questo nome.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/01/ticket-07.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Prima di tagliare i ponti con il servizio tecnico ho preparato un Piano B. Ore di ricerche sul web mi hanno fatto trovare &lt;a href=&#34;https://wordpress.org/plugins/duplicator&#34;&gt;Duplicator&lt;/a&gt;, un plugin che sembra perfetto per le mie esigenze. In apparenza è uno dei soliti plugin di backup/ripristino di una installazione di WordPress, che alla fine richiedono sempre l&amp;rsquo;acquisto della versione Pro per essere davvero utili. Duplicator invece è diverso, la &lt;a href=&#34;https://snapcreek.com/duplicator/&#34;&gt;versione Pro&lt;/a&gt; aggiunge delle funzioni molto interessanti per chi gestisce dei siti web per professione, ma la versione base gratuita fa tutto quello che mi serve, è solo leggermente più complicata da utilizzare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In previsione del piano B ho già provato a fondo Duplicator, usandolo per fare un backup completo del sito e per ripristinarlo in una nuova istanza di AWS Cloud9, e funziona in modo spettacolare. Mi piace soprattutto il fatto che lavori a bassissimo livello, sembra quasi di usare il terminale, che è poi quello che farei io stesso se il provider mi concedesse un accesso pieno e senza limitazioni via &lt;code&gt;ssh&lt;/code&gt; al mio sito e soprattutto al database associato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Entro quindi nel pannello di controllo del mio sito web e di tutti i tool collegati, il notissimo &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/CPanel&#34;&gt;cPanel&lt;/a&gt;, cancello tutti i file del sito e anche il database che ha creato tanti problemi, e già che ci sono aggiorno PHP alla versione 7.2, la stessa versione disponibile in AWS Cloud9. Mi tremano un po&amp;rsquo; i polsi, da ora in poi se sbaglio non posso più tornare indietro, ma ho delle alternative migliori?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A differenza degli altri plugin di backup/ripristino che conosco, Duplicator non ha bisogno di una installazione preesistente di WordPress per funzionare, ma insieme al backup del sito genera un programma in &lt;code&gt;PHP&lt;/code&gt; che effettua da solo il processo di ripristino del sito e del database associato. Anche l&amp;rsquo;URL che ho modificato a mano diretatmente nel database vengono aggiornati correttamente. Bastano pochi minuti e il sito &lt;a href=&#34;https://ilnostrocnr.it&#34;&gt;torna a vivere&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È il 2 gennaio, sono passati ben 14 giorni dal disastro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando dicevo all&amp;rsquo;inizio che la lettura di questo articolo non è adatta a chi si spaventa facilmente o è ansioso, stavo scherzando, ma non troppo. Questa esperienza ha davvero messo a dura prova le mie capacità tecniche, nonché la mia pazienza nell&amp;rsquo;interagire con chi dovrebbe fornire un supporto tecnico decente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma dopo un paio di giorni era diventata una sfida personale, una specie di esame fuori tempo massimo, &lt;em&gt;sei capace di risolvere questo problema difficile&lt;/em&gt;? E poi, naturalmente, c&amp;rsquo;era la necessità di non fare brutta figura con tanti colleghi&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ovvio che alla scadenza del contratto bisognerà cambiare provider, tutto sommato questo finora non è stato male, ma finché va tutto bene sono buoni tutti, le differenze si vedono solo &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=lIxUKbV0UEM&#34;&gt;quando il gioco si fa duro&lt;/a&gt;. Avevo già pensato di farlo per altri motivi, ma il dover &lt;em&gt;traslocare&lt;/em&gt; il sito su un&amp;rsquo;altro spazio web mi preoccupava un po&amp;rsquo;. Ora, con l&amp;rsquo;esperienza che mi sono fatta, sarà uno scherzetto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;A differenza delle versioni normali di Ubuntu Linux, che vengono rilasciate ogni sei mesi, le versioni LTS, &lt;em&gt;Long Term Support&lt;/em&gt;, vengono rilasciate solo nella primavera degli anni pari e sono particolarmente indicate per un sistema server.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;MariaDB è un derivato (&lt;em&gt;fork&lt;/em&gt;) del notissimo database &lt;a href=&#34;https://www.mysql.com/&#34;&gt;MySQL&lt;/a&gt;, prodotto dagli sviluppatori originali di MySQL e &lt;a href=&#34;https://mariadb.com/kb/en/mariadb-vs-mysql-compatibility/&#34;&gt;compatibile praticamente al 100%&lt;/a&gt; con la versione corrispondente di MySQL. L&amp;rsquo;origine del &lt;em&gt;fork&lt;/em&gt; sta nell&amp;rsquo;introduzione da parte di &lt;a href=&#34;https://www.oracle.com/index.html&#34;&gt;Oracle&lt;/a&gt;, che nel 2010 ha acquisito la ormai decaduta &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Sun_Microsystems&#34;&gt;Sun Microsystems&lt;/a&gt; con tutto il suo parco software fra cui Java e proprio MySQL, di estensioni proprietarie disponibili solo per la versione a pagamento di MySQL.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bisogna aggiungere nel file &lt;code&gt;wp-config.php&lt;/code&gt; la riga &lt;code&gt;define(&#39;WP_ALLOW_REPAIR&#39;, true);&lt;/code&gt;, andare all&amp;rsquo;URL di amministrazione &lt;code&gt;YOURSITE.com/wp-admin/maint/repair.php&lt;/code&gt; (dove &lt;code&gt;YOURSITE.com&lt;/code&gt; deve essere sostituito con l&amp;rsquo;indirizzo web del sito) e seguire le istruzioni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Da melabit a melabit: conclusioni</title>
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      <pubDate>Wed, 03 Jul 2019 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;ldquo;Dopo tutto questo parlare di hosting, domini, provider e cloud, si può sapere &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;cosa hai deciso&lt;/a&gt; alla fine di fare per questo blog?&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sono consapevole di &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/12/31/and-the-winner-is/&#34;&gt;contraddire&lt;/a&gt; quello che avevo scritto alcuni anni fa ma, dopo aver soppesato tutte le alternative, mi sono reso conto che la cosa migliore da fare in questo momento era cambiare il meno possibile, per cui ho deciso di  continuare ad usare WordPress, ospitato questa volta su una piattaforma di hosting tradizionale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per ora niente generatori di siti statici come &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com&#34;&gt;Jekyll&lt;/a&gt; (che nonostante tutto continua a piacermi tantissimo), &lt;a href=&#34;https://getgrav.org&#34;&gt;Grav&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://gohugo.io&#34;&gt;Hugo&lt;/a&gt;, niente CMS alternativi, magari più veloci ed efficienti di WordPress. Passare dalla &amp;ldquo;gabbia&amp;rdquo; dorata di &lt;a href=&#34;https://wordpress.com/&#34;&gt;Wordpress.com&lt;/a&gt; &amp;ndash; nella quale devo solo occuparmi di scrivere e a tutto il resto ci pensa &lt;a href=&#34;https://automattic.com/&#34;&gt;Automattic&lt;/a&gt; &amp;ndash; ad una piattaforma autogestita è già abbastanza complicato per volersi imbarcare in una transizione ancora più radicale. Qualche anno fa sarebbe stato più facile, ma in questo momento è un rischio che non voglio (e che non ho nemmeno il tempo di) correre.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/07/amador-loureiro-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@amadorloureiroblanco&#34;&gt;Amador Loureiro&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Senza dimenticare che negli ultimi tre anni ho avuto modo di sperimentare a fondo la stabilità e l&amp;rsquo;affidabilità di WordPress gestendo un sito (semi)professionale con un carico di lavoro nettamente superiore a quello prodotto da questo blog e con &lt;em&gt;editor&lt;/em&gt; multipli, interventi sul forum, un gran numero di utenti registrati, infinite richieste di supporto tecnico nonché (potevano mancare?) innumerevoli attacchi al sito. WordPress si è comportato benissimo, perché buttare via questa esperienza sul campo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non nascondo di essere stato attratto a lungo dall&amp;rsquo;ipotesi &amp;ldquo;WordPress + Raspberry Pi&amp;rdquo;, mi intrigava moltissimo l&amp;rsquo;idea di gestire tutto autonomamente, ma poi ho deciso che &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;il gioco non valeva la candela&lt;/a&gt; e ho lasciato perdere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ormai è tutto pronto o quasi. Il nome c&amp;rsquo;è, l&amp;rsquo;hosting pure, ho anche scelto un tema nuovo e più adatto (spero!) a mostrare i contenuti disponibili, manca solo il tocco finale, la pressione del classico bottone di avvio. Se non ci sono imprevisti &lt;del&gt;luglio&lt;/del&gt; settembre dovrebbe essere il momento buono.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma niente è per sempre e non è detto che, dopo aver completato questa prima transizione, non decida di farne un&amp;rsquo;altra più radicale adottando Jekyll, la piattaforma che considero ancora la più vicina al mio spirito di programmatore, seppur solo &lt;em&gt;part-time&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;da-melabit-a-melabit-la-serie-completa-degli-articoli&#34;&gt;Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;Da melabit a melabit: introduzione&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta dell’hosting&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta del dominio&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;Da melabit a melabit: fare da sé?&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/&#34;&gt;Da melabit a melabit: andare sul cloud&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/03/da-melabit-a-melabit-conclusioni/&#34;&gt;Da melabit a melabit: conclusioni&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;</description>
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      <title>Da melabit a melabit: andare sul cloud</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/</link>
      <pubDate>Mon, 24 Jun 2019 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/daniel-falcao-418402-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@danielsfalcao&#34;&gt;Daniel Falcão&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;cloud computing&lt;/em&gt; è ovunque e ci sono decine di servizi diversi che ci permettono di usare un computer &lt;em&gt;virtuale&lt;/em&gt; situato da qualche parte nel mondo come se fosse il computer fisico che abbiamo sulla scrivania. In questo campo i grossi calibri sono &lt;a href=&#34;https://aws.amazon.com&#34;&gt;Amazon AWS&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://cloud.google.com&#34;&gt;Google Cloud&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://azure.microsoft.com&#34;&gt;Microsoft Azure&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.openshift.com/&#34;&gt;Red Hat OpenShift&lt;/a&gt; (in rigoroso ordine alfabetico), ma ci sono anche i servizi offerti da fornitori di servizi di hosting come &lt;a href=&#34;https://it.siteground.com/cloud-hosting&#34;&gt;SiteGround&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.dreamhost.com/cloud/&#34;&gt;DreamHost&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.netsons.com&#34;&gt;Netsons&lt;/a&gt; oppure da &lt;em&gt;provider&lt;/em&gt; più orientati al mondo degli sviluppatori come &lt;a href=&#34;https://www.digitalocean.com/products/droplets&#34;&gt;Digital Ocean&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://codenvy.com&#34;&gt;Codenvy&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.heroku.com&#34;&gt;Heroku&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://upcloud.com/&#34;&gt;UpCloud&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Descrivere tutto quello che fanno questi servizi è impossibile, le opzioni e le configurazioni sono tante e tanto diverse che cercare di orientarsi fra le varie possibilità fa letteralmente girare la testa (provate a districarvi nel sito di Amazon AWS e poi ditemi). Ma rimanendo a quello che ci interessa qui, tutti questi servizi mettono a disposizione un computer &lt;em&gt;virtuale&lt;/em&gt; ospitato sull&amp;rsquo;onnipresente cloud dove possiamo installare un sistema operativo (generalmente Linux) e tutte le applicazioni necessarie per realizzare il nostro sito web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/debian-on-cloud1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/debian-on-cloud2.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche in questo caso valgono &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;considerazioni analoghe a quelle fatte una settimana fa per il Raspberry Pi&lt;/a&gt;, con l&amp;rsquo;ovvia differenza che ora non dobbiamo preoccuparci degli aspetti legati all&amp;rsquo;hardware, visto che la &lt;em&gt;macchina&lt;/em&gt; fisica e l&amp;rsquo;indirizzo IP sono forniti dal fornitore di servizi di cloud computing (in realtà la nostra macchina fisica non esiste nemmeno, il nostro computer virtuale sul cloud è solo un &lt;a href=&#34;https://www.html.it/pag/62783/docker-e-i-container/&#34;&gt;contenitore Docker&lt;/a&gt; ospitato insieme a mille altri su un server di un qualche datacenter).&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; A noi rimarranno comunque alcuni oneri importanti, come ad esempio quello di aggiornare e mantenere in sicurezza il sistema operativo e i pacchetti software che utilizziamo per realizzare il sito web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma oltre a non doverci preoccupare di gestire l&amp;rsquo;hardware, il vero vantaggio di ospitare il sito su un servizio di cloud computing è quello di essere liberi di utilizzare per il sito il software che preferiamo, senza i vincoli stabiliti dai normali fornitori di servizio di hosting che normalmente danno la possibilità di scegliere solo fra un certo numero di applicazioni predefinite, selezionate fra quelle più popolari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se per il nostro sito vogliamo usare un CMS come Wordpress, Drupal, CMS Made Simple o Kirby non fa nessuna differenza, anzi un servizio di hosting tradizionale può essere preferibile perché ci permette di concentrarci sui contenuti, lasciando tutta la gestione del sito al fornitore del servizio di hosting. Ma se vogliamo utilizzare dei CMS meno diffusi come &lt;a href=&#34;https://ghost.org&#34;&gt;Ghost&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.postleaf.org&#34;&gt;Postleaf&lt;/a&gt; oppure dei generatori di siti statici come &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/&#34;&gt;Jekyll&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://gohugo.io&#34;&gt;Hugo&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://getgrav.org&#34;&gt;Grav&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://hexo.io&#34;&gt;Hexo&lt;/a&gt;,&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; la soluzione &lt;em&gt;cloud&lt;/em&gt; ci offre una flessibilità impareggiabile, nettamente maggiore di quella offerta da un normale servizio di hosting.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto questo però ha un prezzo da pagare. Un servizio di hosting decente può costare anche solo qualche decina di euro all&amp;rsquo;anno, per usufruire di un computer (anche se solo virtuale) nel cloud la cifra da sborsare è nettamente maggiore, dell&amp;rsquo;ordine di almeno 20-30 euro al mese (con variazioni enormi fra le offerte dei diversi provider).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Prima di scegliere fra hosting e cloud bisognerà quindi valutare realisticamente quello che vogliamo fare con il sito web (un blog personale è ben diverso da un sito di commercio elettronico), tenendo bene in conto dell&amp;rsquo;impegno richiesto per mantenerlo in &lt;em&gt;forma&lt;/em&gt; e delle competenze tecniche necessarie per gestire un servizio mediamente complesso come questo. Trascurare quest&amp;rsquo;ultimo punto in particolare potrebbe significare dover spendere cifre nettamente maggiori per rimediare ai problemi di configurazione, o peggio di sicurezza, che potrebbero danneggiare gravemente non solo il sito ma anche la nostra immagine. In questo campo i costi non sono solo quelli che si vedono sul cartellino del prezzo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;da-melabit-a-melabit-la-serie-completa-degli-articoli&#34;&gt;Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;Da melabit a melabit: introduzione&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta dell’hosting&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta del dominio&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;Da melabit a melabit: fare da sé?&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/&#34;&gt;Da melabit a melabit: andare sul cloud&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/03/da-melabit-a-melabit-conclusioni/&#34;&gt;Da melabit a melabit: conclusioni&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il nostro unico problema sarà quello di associare l&amp;rsquo;indirizzo IP al nome di dominio (ma in genere lo stesso fornitore del nome di dominio ci mette a disposizione gli strumenti per farlo da soli).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dei primi tre ne ho scritto parecchio anche qui, chi vuole può leggere i vecchi articoli su &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2015/05/28/grav-bello-ma-impossibile/&#34;&gt;Grav&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/12/28/hugo-la-prova/&#34;&gt;Hugo&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/12/31/and-the-winner-is/&#34;&gt;Jekyll&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Da melabit a melabit: fare da sé?</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/</link>
      <pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/glen-carrie-1671267-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@glencarrie&#34;&gt;Glen Carrie&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non avrei mai immaginato che sarebbe passato un &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;anno intero&lt;/a&gt; prima di riuscire a scrivere ancora di trasferimento del blog, hosting e così via. Nel mezzo c&amp;rsquo;è stata una transizione lavorativa improvvisa e quasi inaspettata oltre che vari impegni familiari improrogabili e non sono riuscito a fare di più. Ma abbiamo già perso troppo tempo, quindi meglio venire subito al dunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;fare-da-soli&#34;&gt;Fare da soli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Abbiamo già visto &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;come scegliere il servizio di hosting&lt;/a&gt;, cioè l&amp;rsquo;azienda (o &lt;em&gt;provider&lt;/em&gt;) che gestisce l’infrastruttura hardware e software su cui si basa il nostro sito web e che lo rende raggiungibile attraverso la rete. Un &lt;em&gt;provider&lt;/em&gt; ha un certo costo, che per un  blog personale o un sito web di un professionista o di una piccola azienda può andare da un minimo di 20-30 euro a qualche centinaia di euro all&amp;rsquo;anno, a seconda del provider, dei servizi scelti e del livello di supporto desiderato. A fronte di questa spesa assolutamente ragionevole, utilizzare un provider permette di delegare la gestione di tutta l&amp;rsquo;infrastruttura hardware, l&amp;rsquo;aggiornamento del sistema operativo e del software su cui si basa il sito, la sicurezza, il backup e così via, a degli esperti professionisti (si spera!), lasciando a noi solo il compito di gestire i contenuti veri e propri del sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma&amp;hellip; e se volessimo lo stesso fare da soli? Magari perché vogliamo imparare a gestire un server. Oppure perché vogliamo provare diverse soluzioni prima di decidere come realizzare definitivamente il nostro sito. Perché siamo restii a far gestire il nostro sito da un provider che domani potrebbe scomparire. Per semplice curiosità o  perfino perché vogliamo riutilizzare come server web un vecchio computer lasciato a marcire in cantina.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cominciamo dalla fine. Se sperate di poter fare quello che era così comune agli albori del web, prendere un computer ormai vecchio e poco performante e fargli gestire il vostro piccolo sito web, mi dispiace ma dovete ricredervi. Il web di oggi è molto diverso da quello di 15-20 anni fa, è infarcito di JavaScript, di contenuti dinamici, di CSS, di decine di altre tecnologie completamente sconosciute anche solo cinque o sei anni fa. Un computer vecchio, con un processore obsoleto, poca RAM, con un hard-disk lento come una lumaca, non ce la fa più a gestire in modo efficiente il web odierno, a meno di non ostinarsi a realizzare un sito vecchio (anzi, vecchissimo) stile, con le pagine scritte in HTML &lt;em&gt;puro&lt;/em&gt; e collegate manualmente l&amp;rsquo;una all&amp;rsquo;altra. Un sito come quelli di &lt;a href=&#34;https://www.wired.com/2009/11/geocities/&#34;&gt;GeoCities&lt;/a&gt; o giù di lì.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;raspberry-pi&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna per un sito web non serve nemmeno una workstation superpotente con processore Xeon e decine di gigabyte di RAM, è sufficiente un computer moderno anche se a basso costo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E fra i computer a basso (o meglio, bassissimo) costo disponibili sul mercato, il più interessante è senza alcun dubbio il &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/a&gt;, il microcomputer grande poco più di un pacchetto di sigarette (si può dire ancora?) che ha prodotto una vera e propria rivoluzione  fra i cosiddetti &lt;em&gt;maker&lt;/em&gt;, che lo usano per i progetti più svariati e a volte incredibili, dai semplici sistemi domestici di &lt;a href=&#34;https://averagemaker.com/2014/09/turn-raspberry-pi-into-cctv-security.html&#34;&gt;videosorveglianza&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://support.hifiberry.com/hc/en-us/articles/205699981-How-to-build-a-multiroom-audio-system-based-on-Raspberry-Pi-and-Hifiberry&#34;&gt;intrattenimento&lt;/a&gt; a progetti avanzati di &lt;a href=&#34;https://www.freecodecamp.org/news/how-to-monitor-your-air-quality-with-this-diy-setup-3399793137c3/&#34;&gt;monitoraggio ambientale&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.oreilly.com/learning/how-to-build-a-robot-that-sees-with-100-and-tensorflow&#34;&gt;robotica&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://medium.com/nanonets/how-to-easily-detect-objects-with-deep-learning-on-raspberrypi-225f29635c74&#34;&gt;intelligenza artificiale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se il Raspberry Pi va bene per queste applicazioni, a maggior ragione può essere usato per implementare un &lt;a href=&#34;https://www.makeuseof.com/tag/turn-your-raspberry-pi-into-a-nas-box/&#34;&gt;NAS&lt;/a&gt;, un &lt;a href=&#34;https://pimylifeup.com/raspberry-pi-nextcloud-server/amp/&#34;&gt;servizio cloud&lt;/a&gt; personale o un &lt;a href=&#34;http://thestuffwebuild.com/projects/raspberry-pi-web-server/&#34;&gt;server web&lt;/a&gt; &lt;em&gt;casalingo&lt;/em&gt; (dove con questo termine intendo indicare in generale un blog personale o un sito di un professionista o di una piccola azienda).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io ho provato a trasferire &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com&#34;&gt;questo blog&lt;/a&gt; sul mio Raspberry Pi 3 B e ha funzionano tutto perfettamente, molto meglio di quanto mi sarei potuto aspettare. Per farlo, ho installato &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/downloads/raspbian/&#34;&gt;Raspbian&lt;/a&gt; (la versione di Debian GNU/Linux specifica per il Raspberry Pi) scegliendo la versione Lite senza interfaccia grafica,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ho installato e configurato Wordpress seguendo &lt;a href=&#34;https://projects.raspberrypi.org/en/projects/lamp-web-server-with-wordpress&#34;&gt;queste istruzioni&lt;/a&gt; stringate ma molto chiare e infine ho trasferito tutto il contenuto del blog usando il plugin di esportazione installato di default in Wordpress. Più o meno due ore di lavoro, andando piano e controllando bene quello che stavo facendo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I risultati sono andati oltre le più rosee aspettative: la velocità di accesso al blog era indistinguibile da quella garantita dall&amp;rsquo;hosting attuale su Wordpress.com e anche l&amp;rsquo;utilizzo del &lt;em&gt;backend&lt;/em&gt;, cioè del sistema di gestione di Wordpress (articoli, file allegati, plugin, utenti e così via), non faceva assolutamente rimpiangere quello a cui sono abituato ormai da tanti anni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A chi volesse provarci a sua volta e non ha già un Raspberry Pi a disposizione, consiglio di acquistare il modello più recente, il &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/products/raspberry-pi-3-model-b-plus/&#34;&gt;Raspberry Pi 3 B+&lt;/a&gt; (costa 32 euro su &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/Raspberry-Pi-3-modello-B/dp/B07BDR5PDW/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;amp;keywords=Raspberry&amp;#43;Pi&amp;#43;3&amp;#43;Model&amp;#43;B%2B&amp;amp;qid=1560593594&amp;amp;s=gateway&amp;amp;sr=8-3&#34;&gt;Amazon&lt;/a&gt;, qualcosa di più su &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/raspberry-pi-3-model-b-plus&#34;&gt;PiHut&lt;/a&gt;), e una scheda micro SD veloce da almeno 16-32 GB, tenendo conto che la velocità della scheda è molto più importante della capienza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;pro-e-contro&#34;&gt;Pro e contro&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi è perfetto per imparare a gestire un server web e il sistema Linux associato oppure per fare delle prove con diversi &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/08/06/i-limiti-di-wordpress-com-una-nuova-piattaforma-per-il-blog/&#34;&gt;CMS&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/08/06/i-limiti-di-wordpress-com-una-nuova-piattaforma-per-il-blog/&#34;&gt;generatori di siti statici&lt;/a&gt; prima di scegliere quello che vogliamo usare per il nostro sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi non ha nemmeno bisogno di essere collegato ad un monitor e ad una tastiera e mouse, ma può essere gestito senza problemi da remoto tramite l&amp;rsquo;interfaccia &lt;code&gt;ssh&lt;/code&gt; (naturalmente bisogna avere dei rudimenti di conoscenza del Terminale, cosa comunque necessaria per chiunque voglia imparare a gestire Linux e un sistema server). In più è molto piccolo, messo in un case come &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/collections/raspberry-pi-cases/products/flirc-raspberry-pi-3-b-case&#34;&gt;questo&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/pibow-3b-coupe-raspberry-pi-3-3b?ref=isp_rel_prd&amp;amp;isp_ref_pos=2&#34;&gt;questo&lt;/a&gt; fa la sua figura e può essere tenuto tranquillamente in bella vista sulla scrivania o accanto al router.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche se, come io stesso ho potuto verificare, funziona molto bene con Wordpress e probabilmente anche con qualunque altro CMS o sistema statico che ci possa venire in mente di installare, usare un Raspberry Pi come sistema &lt;em&gt;definitivo&lt;/em&gt; sul quale ospitare un server web (ma anche un NAS o un cloud casalingo) richiede di curare attentamente una serie di dettagli niente affatto trascurabili. È importante tenere presente che, anche se l&amp;rsquo;articolo è focalizzato sull&amp;rsquo;uso del Raspberry Pi, le considerazioni che seguono valgono in parte per qualunque computer che possiamo voler usare come server web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;Il processore del Raspberry Pi genera poco calore e non ha bisogno di un dissipatore o di una ventola. Ma il microcomputer è progettato per essere usato per qualche ora e poi spento, cosa succede se lo teniamo acceso 24 ore su 24? Ci sarà bisogno di montare un &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/collections/raspberry-pi-cases/products/raspberry-pi-heatsink&#34;&gt;dissipatore metallico&lt;/a&gt; o una &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/adafruit-miniature-5v-cooling-fan-for-raspberry-pi-and-other-computers&#34;&gt;ventola&lt;/a&gt;, oppure di usare un &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/collections/raspberry-pi-cases/products/flirc-raspberry-pi-3-b-case&#34;&gt;case metallico&lt;/a&gt; adatto a dissipare il calore prodotto dal processore (io ho fatto così).&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/06/flirc.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le schede SD utilizzate dal Raspberry Pi come memoria di massa sono notoriamente fragili e poco adatte ad un uso prolungato. Ci sono soluzioni che permettono di utilizzare un &lt;a href=&#34;https://geekworm.com/products/x820-v3-0-usb-3-0-2-5-inch-sata-hdd-ssd-storage-expansion-board&#34;&gt;disco esterno&lt;/a&gt; meccanico o SSD (o anche &lt;a href=&#34;https://geekworm.com/collections/new-arrivals/products/raspberry-pi-x822-dual-2-5-sata-hdd-ssd-storage-expansion-board&#34;&gt;due&lt;/a&gt;) al posto della scheda SD, sono molto interessanti ma richiedono un minimo di manualità e di esperienza per installare e configurare il tutto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alimentare un server con un alimentatore da parete e il suo fragile connettorino microUSB ha un livello di affidabilità decisamente scarso. Se poi aggiungiamo un disco esterno, è facile che la potenza fornita dall&amp;rsquo;alimentatore USB diventi insufficiente. Molto meglio usare un alimentatore ad hoc, magari insieme ad un case adatto ad ospitare tutti i componenti &lt;a href=&#34;http://thestuffwebuild.com/projects/raspberry-pi-web-server/&#34;&gt;come questo&lt;/a&gt; (si veda anche la figura qui sotto). Purtroppo, mettere insieme una cosa del genere richiede un livello di manualità e di esperienza ancora più elevato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;http://thestuffwebuild.com/wp-content/uploads/2013/07/DSC_0121.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: The Stuff We Build, &lt;a href=&#34;http://thestuffwebuild.com/projects/raspberry-pi-web-server/&#34;&gt;Raspberry Pi Web Server&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sempre in tema di alimentazione elettrica, per usare il Raspberry Pi come server è indispensabile aggiungere una &lt;a href=&#34;https://uk.pi-supply.com/products/pijuice-standard&#34;&gt;batteria tampone&lt;/a&gt;, adatta a tenere il Raspberry Pi alimentato anche in assenza di corrente elettrica, meglio se associata ad un &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/EPYC-Continuit%C3%A0-Potenza-Tecnologia-Interactive/dp/B07N2NMJ9X/&#34;&gt;piccolo UPS&lt;/a&gt; per il router (se va via la corrente di casa e il router si spegne, tenere alimentato il Raspberry Pi non serve comunque). Il solo UPS può anche andare bene per alimentare i due dispositivi, bisogna solo controllare che abbia una potenza sufficiente ad alimentare il router ed il Raspberry Pi per diverse ore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un server web ha bisogno di un nome di dominio e di un indirizzo IP associato. Per il nome di dominio c&amp;rsquo;è poco da fare, va richiesto necessariamente ad una azienda intermediaria (&lt;em&gt;registrar&lt;/em&gt;) come &lt;a href=&#34;https://www.register.it/&#34;&gt;Register.it&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://it.godaddy.com/domains/domain-name-search&#34;&gt;GoDaddy&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.cloudflare.com/products/registrar/&#34;&gt;Cloudflare&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://domains.google&#34;&gt;Google Domains&lt;/a&gt; e costa circa 10-15 euro all&amp;rsquo;anno (spesso molto meno il primo anno). Al nome di dominio bisogna associare l&amp;rsquo;indirizzo IP del nostro sito, che in genere è gestito direttamente dal provider del servizio di hosting. Se vogliamo fare da soli dobbiamo riuscire ad ottenere in qualche modo un indirizzo IP personale. Purtroppo i normali provider telefonici che usiamo per accedere ad internet da casa o dall&amp;rsquo;ufficio, Wind/Infostrada, Vodafone o simili, ci assegnano degli IP &lt;em&gt;dinamici&lt;/em&gt;, che possono cambiare nel tempo, mentre a noi serve un IP &lt;em&gt;statico&lt;/em&gt;, da associare una volta per tutte al nome di dominio. Scordatevi i servizi di &lt;a href=&#34;https://dyndns.it/knowledgebase/cose-un-dns-dinamico/&#34;&gt;DNS dinamico&lt;/a&gt; come &lt;a href=&#34;https://www.opendns.com&#34;&gt;DynDNS&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.opendns.com/&#34;&gt;OpenDNS&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.noip.com&#34;&gt;NoIP&lt;/a&gt; e simili, questi possono andar bene per accedere di tanto in tanto alla videosorveglianza o ai dispositivi IoT di casa, non certo per un server web. L&amp;rsquo;unico provider che conosca che fornisce facilmente un IP statico ai clienti è Fastweb, basta chiederlo ed è anche gratuito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da non dimenticare la questione dell&amp;rsquo;aggiornamento e della messa in sicurezza del sistema operativo e dei pacchetti software che utilizziamo per realizzare il sito web. Linux è intrinsecamente un sistema operativo sicuro, ma ciò non toglie che bisogna preoccuparsi di aggiornarlo frequentemente, nonché di aggiornare tutti i pacchetti software di contorno, in particolare quelli utilizzati per il sito web, in modo da evitare non solo che il sito finisca sotto il controllo di qualche &lt;em&gt;script kiddie&lt;/em&gt; che non ha di meglio da fare, ma soprattutto che il nostro microcomputer diventi una base di partenza per i malintenzionati della rete per effettuare attacchi mirati a più vasta scala.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come è facile notare le mie perplessità sull&amp;rsquo;uso del Raspberry Pi come server web &lt;em&gt;casalingo&lt;/em&gt; (così come di qualunque altro computer usato per questo scopo) sono soprattutto di natura hardware, e in fondo riflettono il fatto che questo microcomputer nasce come sistema sperimentale o di sviluppo, non come sistema affidabile da tenere in funzione 24 ore su 24.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche dal punto di vista puramente economico non mi sembra una grande idea: fra Raspberry Pi, UPS, case e accessori vari si rischia di superare facilmente il costo di un servizio di hosting pluriennale, con in più i tanti grattacapi descritti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Raspberry Pi invece è imbattibile come sistema didattico ed è di sicuro uno dei migliori acquisti che si possano fare in questo momento, una specie di ritorno ai tempi &lt;em&gt;eroici&lt;/em&gt; degli anni &amp;lsquo;80 quando chi comprava un computer come il Commodore 64, lo Spectrum o, per i più fortunati, l&amp;rsquo;Apple II doveva rimboccarsi le maniche e imparare i rudimenti della programmazione e magari anche dell&amp;rsquo;elettronica per usarlo al meglio. È una vera fortuna che quei tempi siano tornati, oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;da-melabit-a-melabit-la-serie-completa-degli-articoli&#34;&gt;Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;Da melabit a melabit: introduzione&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta dell’hosting&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta del dominio&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;Da melabit a melabit: fare da sé?&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/&#34;&gt;Da melabit a melabit: andare sul cloud&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/03/da-melabit-a-melabit-conclusioni/&#34;&gt;Da melabit a melabit: conclusioni&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;La versione ideale per un server web al quale, dopo la configurazione iniziale, si accede quasi esclusivamente tramite l&amp;rsquo;interfaccia web.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Da melabit a melabit: la scelta del dominio</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2018/06/05/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/</link>
      <pubDate>Tue, 05 Jun 2018 06:00:00 +0000</pubDate>
      <guid>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2018/06/05/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Se la scelta del &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;servizio di hosting&lt;/a&gt; più adatto alle nostre esigenze è difficile, ancora più complicata è la scelta del &lt;em&gt;nome di dominio&lt;/em&gt; (o solo &lt;em&gt;dominio&lt;/em&gt;), cioè del nome univoco assegnato ad un sito web, che lo caratterizza e lo rende facile da ricordare, come ad esempio &lt;code&gt;www.google.com&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;www.debian.org&lt;/code&gt; oppure &lt;code&gt;www.nomesito.it&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Breve lezioncina preliminare (sono noioso, ma bisogna pure capirsi). Un dominio è composto da tre parti separate da punti: la prima parte è il noto acronimo &lt;code&gt;www&lt;/code&gt; (cioè &lt;em&gt;world wide web&lt;/em&gt;), una specie di marchio di riconoscimento del web (come la &lt;code&gt;@&lt;/code&gt; per la posta elettronica) che ormai viene usato sempre più di rado.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La parte finale è detta &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Domini_di_primo_livello_generici&#34;&gt;dominio di primo livello&lt;/a&gt; (o TLD, &lt;em&gt;Top Level Domain&lt;/em&gt;) e serve ad identificare la tipologia del sito web (&lt;code&gt;.com&lt;/code&gt; per i siti commerciali, &lt;code&gt;.org&lt;/code&gt; per quelli senza scopo di lucro) oppure la nazione dove opera il sito (&lt;code&gt;.it&lt;/code&gt;). Però, dopo la &lt;a href=&#34;https://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=Nuovi-domini-di-primo-livello-cosa-sono-e-come-si-registrano_10660&#34;&gt;liberalizzazione dei TLD&lt;/a&gt;, queste definizioni sono diventate sempre meno significative.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infine la parte di mezzo è il &lt;em&gt;nome dell&amp;rsquo;host&lt;/em&gt; (&lt;code&gt;google&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;debian&lt;/code&gt; oppure &lt;code&gt;nomesito&lt;/code&gt; negli esempi di sopra), la parte del nome di dominio che caratterizza veramente il sito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Aggiungendo il &lt;em&gt;metodo di accesso&lt;/em&gt;, &lt;code&gt;http://&lt;/code&gt; o ormai quasi sempre la versione &lt;em&gt;sicura&lt;/em&gt; &lt;code&gt;https://&lt;/code&gt;, si ottiene l&amp;rsquo;URL, cioè la stringa univoca &lt;code&gt;https://www.nomesito.it&lt;/code&gt;, che permette al browser di accedere al sito web desiderato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Finita la lezione, veniamo alla parte più significativa dell&amp;rsquo;articolo: come si fa a scegliere il nome di dominio più adatto per il nostro sito? Le regole di base sono già tutte in &lt;a href=&#34;https://sos-wp.it/come-scegliere-dominio/&#34;&gt;questo articolo&lt;/a&gt;, inutile ripeterle un&amp;rsquo;altra volta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per una volta voglio usare un approccio più &lt;em&gt;pratico&lt;/em&gt; e raccontare come e perché ho scelto proprio &lt;code&gt;melabit&lt;/code&gt; come nome di dominio per questo sito, applicando senza nemmeno saperlo alcune delle regole contenute nell&amp;rsquo;articolo appena citato. Tre regole in particolare: volevo un nome di dominio che fosse breve e facile da scrivere, e che una volta letto non sembrasse qualcosa di diverso e imprevisto. Perché la ragione conta, ma il caso ha sempre il suo bel daffare a metterci i bastoni fra le ruote.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La primissima idea di tenere un blog personale non è mia, ma dell&amp;rsquo;amico &lt;a href=&#34;http://macintelligence.org/&#34;&gt;Lucio Bragagnolo&lt;/a&gt;, che molto gentilmente mi aveva invitato ad aprirne uno su Macworld Italia. Si doveva chiamare &amp;ldquo;iLife of Brian&amp;rdquo;, un bel gioco di parole con il nickname che uso più o meno sempre su internet (con qualche variazione).&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Ho ancora il testo del post di presentazione, che non ho mai pubblicato perché intanto Macworld ha chiuso su due piedi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci ho pensato e ripensato e alla fine ho deciso di fare da solo. Ma senza più l&amp;rsquo;ombrello protettivo di Macworld ho escluso immediatamente di chiamarlo &amp;ldquo;iLife of Brian&amp;rdquo;, i motori di ricerca non l&amp;rsquo;avrebbero mai trovato. Provate a cercare &amp;ldquo;iLife of Brian&amp;rdquo; su Google (ma anche su Bing, su DuckDuckGo, su quello che vi pare), vi verrà fuori solo e sempre &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=kx_G2a2hL6U&#34;&gt;qualcosa&lt;/a&gt; dei monumentali Monty Python. Il confronto era improponibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Allora ho preso il fidato &lt;a href=&#34;http://brettterpstra.com/projects/nvalt/&#34;&gt;nvALT&lt;/a&gt;, che uso molto più di Notes per buttare giù degli appunti veloci, e ho cominciato a buttare giù una serie di nomi per il blog. Poi li ho messi in ordine (si può fare a mano, ma sapere usare un po&amp;rsquo; il Terminale può essere utile anche per queste cose) e mi sono messo a cercare su internet se erano disponibili o no.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è voluto un po&amp;rsquo; di tempo e di pazienza, e alla fine è venuta fuori questa lista. Nella colonna di sinistra sono finiti tutti quelli già utilizzati, un vero peccato perché alcuni erano veramente carini. Rimanevano quelli della colonna di destra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2018/06/nomi-blog.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;A questo punto ho cominciato a tagliare. Alcuni nomi erano troppo lunghi e complicati (&lt;code&gt;mactechbit&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;openappletech&lt;/code&gt;), spesso troppo &lt;em&gt;anglosassoni&lt;/em&gt; per un blog destinato volutamente ad un pubblico italiano (&lt;code&gt;openmactools&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;toolsformac&lt;/code&gt;). Poi c&amp;rsquo;erano i nomi troppo &lt;em&gt;caratterizzati&lt;/em&gt; verso aspetti molto particolari del mondo Mac (&lt;code&gt;melaprog&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;scientificmac&lt;/code&gt;) mentre io volevo mantenere la possibilità di di scrivere di tutto quello che mi piaceva (e mi interessava). Tagliati anche loro senza pietà.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine mi ero deciso per &lt;code&gt;melaperta&lt;/code&gt;. Poi quasi per caso, mentre lo ripetevo mentalmente, mi sono accorto che poteva essere scambiato per un sito per adulti (provate anche voi e ditemi). Avrebbe fatto molto bene alle statistiche di accesso, lo so, ma ho tagliato anche &lt;code&gt;melaperta&lt;/code&gt; senza pietà.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il nome immediatamente successivo era l&amp;rsquo;unico che non aveva controindicazioni, ed è così che è nato &lt;code&gt;melabit&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;per-approfondire&#34;&gt;Per approfondire&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;Host-academy, &lt;a href=&#34;https://host-academy.it/tutorial-seo/abc-tutorial-seo/171-cos-e-un-dominio&#34;&gt;Cos&amp;rsquo;è un dominio?&lt;/a&gt;, 2018.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Nicola Losito, &lt;a href=&#34;https://nicolalosito.it/2017/09/04/22-consigli-la-scelta-del-prossimo-nome-dominio/&#34;&gt;22 consigli per la scelta del tuo prossimo nome a dominio&lt;/a&gt;, 2017.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;ReteLab, &lt;a href=&#34;https://retelab.it/blog/scegliere-un-nome-dominio/&#34;&gt;Come scegliere un nome di dominio&lt;/a&gt;, 2016.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Andrea Di Rocco, &lt;a href=&#34;https://sos-wp.it/come-scegliere-dominio/&#34;&gt;Come scegliere un dominio per il tuo nuovo sito web&lt;/a&gt;, 2016.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;da-melabit-a-melabit-la-serie-completa-degli-articoli&#34;&gt;Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;Da melabit a melabit: introduzione&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta dell’hosting&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta del dominio&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;Da melabit a melabit: fare da sé?&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/&#34;&gt;Da melabit a melabit: andare sul cloud&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/03/da-melabit-a-melabit-conclusioni/&#34;&gt;Da melabit a melabit: conclusioni&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dato che ormai il web è diventato onnipresente, l&amp;rsquo;acronimo &lt;code&gt;www&lt;/code&gt; non è più indispensabile per riferirsi ad un sito, e quindi si può usare solo &lt;code&gt;google.com&lt;/code&gt; (detto dominio &lt;em&gt;nudo&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;naked&lt;/em&gt;) al posto di &lt;code&gt;www.google.com&lt;/code&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nickname che deriva sia dal film più famoso dei grandi Monty Python, sia dal nome di uno dei fisici con cui più ho avuto a che fare, Brian Josephson, uno capace di vincere un &lt;a href=&#34;https://www.mediatheque.lindau-nobel.org/laureates/josephson&#34;&gt;premio Nobel&lt;/a&gt; pubblicando un solo articolo significativo. Tanto che subito dopo si è &lt;a href=&#34;https://www.wired.it/scienza/lab/2014/05/13/premio-nobel-wikipedia/&#34;&gt;praticamente rimbambito&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Da melabit a melabit: la scelta dell&#39;hosting</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dellhosting/</link>
      <pubDate>Mon, 21 May 2018 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Dopo l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;introduzione generale&lt;/a&gt; di un mese fa (è già passato un mese!), eccoci subito a quello che forse è il passo più difficile della transizione, la scelta del servizio di &lt;em&gt;hosting&lt;/em&gt;. Nella maggior parte dei casi, per avere una presenza su internet dobbiamo appoggiarci ad una azienda (&lt;em&gt;provider&lt;/em&gt;) che ci mette a disposizione il server che ospita il sito (il servizio di &lt;em&gt;hosting&lt;/em&gt; propriamente detto) e tutta l&amp;rsquo;infrastruttura hardware e software che rende il sito raggiungibile attraverso internet.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho letto da qualche parte che scegliere un servizio di hosting è come sposarsi: bisogna scegliere il partner, stabilire una relazione e sperare che duri nel tempo. E come nel matrimonio, separarsi non è mai facile né privo di conseguenze negative. Non so quanto sia vera la parte riguardante la separazione (dal provider), ma posso testimoniare che la semplice scelta del servizio-partner si è dimostrata molto più complicata di quanto potessi immaginare. Ho pensato quindi di elencare le linee guida che ho seguito per la scelta, sperando che possano essere utili anche a qualcun&amp;rsquo;altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Prima di iniziare un piccolo &lt;em&gt;disclaimer&lt;/em&gt;: questi consigli sono adatti a chi voglia mettere su un blog o un sito web per un professionista o una piccola azienda, magari anche un piccolo sito di commercio elettronico. Chi ha bisogno di gestire un sito web di livello superiore farà meglio a rivolgersi altrove, i principi di base sono più o meno sempre gli stessi ma cambia parecchio il peso che si da ai vari fattori. E poi, è più che probabile che in questi casi non vi basti più un normale servizio di hosting condiviso (&lt;em&gt;shared hosting&lt;/em&gt;) ma che abbiate bisogno di un server virtuale privato (VPS) o perfino di un server &amp;ldquo;fisico&amp;rdquo; vero e proprio (&lt;em&gt;dedicated hosting&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Su internet le guide alla scelta dell&amp;rsquo;hosting non mancano, purtroppo per la maggior parte non sono altro che degli spot pubblicitari per questo o quel provider. Fra tutte quelle a cui ho dato una occhiata, l&amp;rsquo;unica che mi sento di consigliare è questa &lt;a href=&#34;https://www.sitepoint.com/ultimate-guide-choosing-hosting-provider/&#34;&gt;guida di SitePoint&lt;/a&gt;: c&amp;rsquo;è anche qui un po&amp;rsquo; di pubblicità, ma almeno quelli di SitePoint lo ammettono onestamente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Avere pazienza.&lt;/strong&gt; Non sto scherzando, è una cosa fondamentale. I provider che forniscono servizio di hosting sono centinaia, se non migliaia (nel mondo). Ognuno di loro a parole fornisce un servizio esemplare, una assistenza immediata, un prezzo stracciato. Nella maggior parte dei casi sono delle balle o perlomeno delle affermazioni, diciamo così, &lt;em&gt;piuttosto esagerate&lt;/em&gt;. Di conseguenza dovete rassegnarvi a navigare a lungo in rete, per cercare di capire cosa offrono (e soprattutto cosa &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; offrono) i vari provider e se quello che vi danno serve veramente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Niente è per sempre.&lt;/strong&gt; Niente è per sempre, soprattutto su internet. Un certo numero di aziende nascono, crescono e prosperano. Ma tante di più chiudono malamente dopo pochi anni. Come potete fidarvi di provider semisconosciuti che offrono servizi di hosting &lt;em&gt;a vita&lt;/em&gt;, da pagare ovviamente sempre in anticipo, magari allettandovi con lo zuccherino di uno sconto mai visto?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Provare il servizio.&lt;/strong&gt; Sono invece molto interessanti i provider che offrono pagamenti su base mensile o bimestrale. Si spende di più, è vero, ma si può provare direttamente la qualità del servizio offerto. E dopo un mese o due di prova &lt;em&gt;sul campo&lt;/em&gt;, potrete decidere a ragion veduta se rimanere con quel provider passando ad una tariffazione annuale o se cambiare aria in cerca di qualcosa di meglio. E poi, se un provider decide di copiare Netflix e di farsi pagare ogni mese, secondo me sa il fatto suo ed è sicuro che il servizio che offre non fa fuggire i clienti dopo i primi trenta giorni. Proprio come Netflix.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tenere i piedi per terra.&lt;/strong&gt; Forse è una banalità, ma prima di scegliere questo o quel contratto bisogna fare due conti e valutare quanto spazio occuperà il vostro sito (oggi e nei prossimi anni). Con &amp;ldquo;spazio&amp;rdquo; intendo proprio lo spazio occupato sul disco rigido del server dai testi, dalle immagini e magari dai documenti allegati nonché, se usiamo un CMS &lt;em&gt;dinamico&lt;/em&gt; come Wordpress, Drupal o, Dio ce ne scampi!, Joomla, dal database associato. Altrettanto importante è valutare il numero di utenti che visiteranno il sito. Inutile acquistare un servizio di hosting con spazio su disco &amp;ldquo;infinito&amp;rdquo; e banda di traferimento dati altrettanto &amp;ldquo;infinita&amp;rdquo; se poi non vi serve. A parte che l&amp;rsquo;infinito qui non esiste, a che vi serve tutto questo spazio se oggi avete solo dieci pagine e cento visitatori al giorno? Meglio iniziare con un contratto base, assicurandosi di poterlo aggiornare prontamente quando ce ne sarà bisogno. Anche perché i servizi di hosting forniti dai vari provider cambiano molto velocemente seguendo l&amp;rsquo;evoluzione tecnologica, per cui è probabile che, quando avrete veramente bisogno di più spazio e di più banda, riuscirete a spuntare prezzi e condizioni decisamente più convenienti di quelli odierni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ciò che è veramente importante&lt;/strong&gt;. Tre parole: HTTP2, SSL, backup. Se il provider non vi garantisce queste cose fondamentali, andate da un&amp;rsquo;altra parte. E se ve le fa pagare a parte, valutate bene se vi conviene o se non è meglio rivolgersi altrove. In tutti i casi, su questo non ci piove, dovete averle tutte e tre. Per il backup in particolare, non fidatevi del provider e fate voi stessi un backup periodico del sito in aggiunta a quello automatico, che in ogni caso deve essere almeno giornaliero (penso comunque che nessun provider oggi possa pensare di stare sul mercato con qualcosa di meno). Perché? Perché non potete mai essere sicuri che il backup del provider funzioni finché non succede il &lt;em&gt;fattaccio&lt;/em&gt; e in quel malaugurato caso è meglio avere una seconda alternativa. Ma anche perché potete essere ancora meno sicuri che un bel(?) giorno il provider non chiuda tutto all&amp;rsquo;improvviso, lasciandovi senza servizio e pure senza backup.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ciò che è abbastanza importante&lt;/strong&gt;. Server che usano dischi SSD al posto di quelli meccanici. Ho qualche dubbio che facciano veramente la differenza, vista la scarsa qualità delle linee dati del nostro Paese (che me ne faccio di un server che legge velocissimamente i file dal disco se poi ci vuole un sacco di tempo per trasmetterli a destinazione?), però i dischi SSD sono più affidabili di quelli meccanici, quindi: perché no?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ciò che è piuttosto importante&lt;/strong&gt;. Se il provider vi offre una CDN o dispone di più server sparsi per l&amp;rsquo;Europa (come è sufficiente per un sito italiano) o per il mondo, fateci un serio pensierino sopra, soprattutto se il prezzo è onesto. La velocità su internet è tutto, se il sito ci mette più del dovuto a caricare i testi e le immagini, i visitatori si scocciano e scappano via. Non ci vuole molto, basta un ritardo di due o tre secondi. Le nostre linee dati si danno già parecchio da fare per rallentare la velocità di accesso ai siti (l&amp;rsquo;avete già letto prima), per cui è consigliabile stare sul sicuro e ridurre per quanto è possibile gli altri colli di bottiglia. Non è male poter avere un accesso al server anche tramite SSH, ma solo se sapete già usare il Terminale, del Mac o di Linux, perfino quello di Windows (finalmente dalle parti di Microsoft si sono decisi a metterne uno decente).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ciò che è incontrollabile.&lt;/strong&gt; Tante guide che ho letto prestano molta attenzione (troppa attenzione, secondo me) ad aspetti come l&amp;rsquo;affidabilità del servizio di hosting, la velocità nel rispondere alle richieste di aiuto, la qualità del supporto tecnico, la reputazione dell&amp;rsquo;azienda. Purtroppo sono tutti fattori sui quali non potete avere il minimo controllo, almeno finché non provate il servizio per qualche mese (anche per questo è utile poter iniziare con dei pagamenti mensili). In teoria la reputazione aziendale può essere valutata leggendo qualche recensione sul web o dando una occhiata a quello che dicono i social. In teoria. Nella pratica le recensioni sono inutili, nel 99.99% dei casi sembrano, e sono, solo pubblicità. Sull&amp;rsquo;affidabilità di quello che compare sui social è inutile sprecare tempo e parole.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sicurezza.&lt;/strong&gt; Dovrei consigliarvi di scegliere un provider che curi particolarmente bene la sicurezza dei server e della infrastruttura di rete. Che disponga degli strumenti software adatti a respingere le principali tipologie di attacchi e che soprattutto sappia usarli. Che aggiorni rapidamente i software che girano sui server e magari anche quelli utilizzati dai siti web dei clienti, in modo da riparare velocemente alle vulnerabilità, agli errori di programmazione, che vengono scoperti ogni giorno e che possono essere sfruttati dai tanti malintenzionati che girano per il web. Purtroppo tutto ciò è forse ancora meno controllabile a priori della qualità del servizio offerto dal provider, e in questo caso anche i mesi di prova iniziale non bastano a darvi informazioni utili su questo aspetto (fondamentale!) del servizio. In questo caso particolare, una azienda nota e attiva da parecchi anni è potenzialmente preferibile ad una &lt;em&gt;startup&lt;/em&gt; appena nata, ma non è neanche detto a priori, magari i gestori della &lt;em&gt;startup&lt;/em&gt; sono particolarmente esperti in questo campo e possono agire con una rapidità ed una efficienza impossibili per una azienda di grosse dimensioni. Insomma, la questione sicurezza è veramente spinosa, l&amp;rsquo;unica cosa che mi sento di consigliare è quella di provare a verificare se il provider che avete scelto è stato soggetto ad attacchi nel passato e come ha reagito. È un consiglio molto debole, lo so, spero che qualcuno abbia delle idee migliori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Prezzo chiaro.&lt;/strong&gt; Questa cosa la metto alla fine, in modo che sia più evidente. Non so a voi, a me danno profondamente fastidio quei provider (e sono tanti, anche fra i più quotati, come &lt;a href=&#34;https://www.bluehost.com/products/shared&#34;&gt;Bluehost&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.siteground.it/hosting-web&#34;&gt;SiteGround&lt;/a&gt; o per stare in Italia, &lt;a href=&#34;https://hosting.aruba.it/en/hosting/linux.aspx&#34;&gt;Aruba&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.1and1.it/web-hosting&#34;&gt;1&amp;amp;1&lt;/a&gt;) che propongono un prezzo molto basso per il primo anno, che poi si duplica (o si triplica) negli anni successivi. Un sito web non è un affare di un solo anno, e anche il servizio di hosting dovrebbe essere una relazione a lunga scadenza. Un provider lo sa benissimo e, se fa così, mi da l&amp;rsquo;impressione di essere un furbetto che applica la stessa politica di marketing di un supermercato. Con la differenza che ci vuol poco a cambiare supermercato, mentre trasferire il sito da un provider all&amp;rsquo;altro è una faccenda molto più complicata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Trasferimento.&lt;/strong&gt; Se avete già un sito web e volete cambiare provider, siate consapevoli che trasferire il sito, fra DNS, dominio, email, database, CMS (e di tante altre cose che ora non mi vengono in mente), non è facilissimo. Se avete conoscenze tecniche sufficienti e tempo a disposizione fatelo pure da voi, in tutti gli altri casi vale decisamente la pena affidarsi al provider che avete scelto. Costa un po&amp;rsquo; ma dubito che ve ne pentirete.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;da-melabit-a-melabit-la-serie-completa-degli-articoli&#34;&gt;Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/04/16/da-melabit-a-melabit-introduzione/&#34;&gt;Da melabit a melabit: introduzione&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/05/21/da-melabit-a-melabit-la-scelta-dell-hosting/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta dell’hosting&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/06/19/da-melabit-a-melabit-la-scelta-del-dominio/&#34;&gt;Da melabit a melabit: la scelta del dominio&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/18/da-melabit-a-melabit-fare-da-se/&#34;&gt;Da melabit a melabit: fare da sé?&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/06/24/da-melabit-a-melabit-andare-sul-cloud/&#34;&gt;Da melabit a melabit: andare sul cloud&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/03/da-melabit-a-melabit-conclusioni/&#34;&gt;Da melabit a melabit: conclusioni&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;</description>
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