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    <title>Docs.com on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Docs.com on Melabit</description>
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      <title>Docs.com, una farfalla di internet</title>
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      <pubDate>Mon, 12 Jun 2017 18:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://c1.staticflickr.com/9/8559/29333481584_26164385be_z.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Qualche mese fa &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/04/04/sicurezza-a-rischio-con-microsoft-docs-com/&#34;&gt;ho scritto di Docs.com&lt;/a&gt;, un servizio di condivisione gratuita di documenti con qualche problema di privacy, dovuto però più alla ignavia dei suoi utilizzatori che a colpe reali di Microsoft.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ora Microsoft decide di &lt;a href=&#34;https://support.office.com/en-us/article/Important-information-about-Docs-com-end-of-service-3b0d4877-1643-457c-9756-8caf28b94da4&#34;&gt;mettere in pensione Docs.com&lt;/a&gt;, sostituendolo con &lt;a href=&#34;https://www.slideshare.net/&#34;&gt;SlideShare&lt;/a&gt;, un&amp;rsquo;altra piattaforma di condivisione di documenti (originariamente solo presentazioni) acquisita tempo fa da Microsoft insieme a LinkedIn.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La transizione non è automatica, anzi. Il massimo che si può fare è spostare i documenti condivisi da Docs.com al proprio account su OneDrive (ammesso che lo spazio disponibile sia sufficiente) per poi condividerli di nuovo, a mano, su SlideShare. Forse così Microsoft pensa di risolvere i problemi legati alla &lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/security/2017/03/doxed-by-microsofts-docs-com-users-unwittingly-shared-sensitive-docs-publicly/&#34;&gt;condivisione di documenti contenenti dati sensibili&lt;/a&gt;, ma di certo è una bella seccatura per chi utilizza il servizio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non è questo il punto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il punto è che questo è il secondo annuncio di chiusura di un servizio internet che ricevo in una settimana. Il primo è arrivato da &lt;a href=&#34;http://blog.meldium.com/home/2017/4/12/plans-to-retire-meldium&#34;&gt;Meldium&lt;/a&gt;, un servizio web di gestione delle password, acquisito qualche anno fa da &lt;a href=&#34;https://secure.logmein.com/home&#34;&gt;LogMeIn&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qui la ragione addotta per la chiusura del servizio è la sovrapposizione delle funzioni di Meldium con quelle di LastPass (altra acquisizione di LogMeIn) e la necessità di evitare frammentazioni inutili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E anche in questo caso la &lt;a href=&#34;https://helpdesk.lastpass.com/migrating-accounts-from-meldium-to-lastpass/&#34;&gt;migrazione da Meldium a LastPass&lt;/a&gt; (ottimo servizio, peraltro) non è né semplice né indolore, basta una occhiata per accorgersi che non è assolutamente alla portata dell&amp;rsquo;utente medio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Internet, è vero, è un ribollire di iniziative, di servizi che nascono e che muoiono di continuo, ma se per una startup può essere normale chiudere senza troppi ripensamenti, da grossi calibri come LogMeIn o, a maggior ragione, Microsoft, ci si potrebbe aspettare più stabilità, o perlomeno una maggiore attenzione alle esigenze dei propri utenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;LogMeIn non è nuova a queste chiusure improvvise. Anni fa aveva messo su Cubby, un servizio che voleva (senza troppo successo) far concorrenza a Dropbox e a SugarSync, &lt;a href=&#34;https://blog.logmein.com/it-management/plans-retire-cubby&#34;&gt;trasformandolo improvvisamente&lt;/a&gt; in un servizio a pagamento, con buona pace di chi lo stava usando fidandosi del fatto che lo spazio offerto gratuitamente fosse disponibile &lt;em&gt;per sempre&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il già citato SugarSync qualche anno fa era un &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/01/18/sugarsync-addio/&#34;&gt;servizio di condivisione migliore di Dropbox&lt;/a&gt;. All&amp;rsquo;improvviso è diventato un servizio solo a pagamento, obbligando chi lo usava a scegliere se pagare prezzi decisamente fuori mercato o cambiare servizio. E magari anche a cambiare sistema operativo, visto che ha pure smesso di sviluppare la versione per Linux del suo software di sincronizzione. Sarei proprio curioso di conoscere chi è disposto a spendere 9.99 dollari al mese per avere 250 GB di spazio sul cloud con &lt;a href=&#34;https://www.sugarsync.com/&#34;&gt;SugarSync&lt;/a&gt;, quando allo stesso prezzo &lt;a href=&#34;https://www.dropbox.com/plans?trigger=nr&#34;&gt;Dropbox&lt;/a&gt; offre 1 TB, e da qualche giorno &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/en-us/HT201238&#34;&gt;iCloud&lt;/a&gt; arriva a ben 2 TB.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perfino Microsoft fino ad un anno fa offriva gratuitamente 15 GB a tutti gli utenti, &lt;em&gt;per sempre&lt;/em&gt;. Poi all&amp;rsquo;improvviso ha deciso di ridurre lo spazio gratis a soli 5 GB. Una vera e propria sollevazione popolare l&amp;rsquo;ha costretta a tornare su suoi passi, consentendo agli utenti di vecchia data (e solo a loro) di mantenere i 15 GB precedenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per quello che mi riguarda, diffido a priori di chi su internet propone servizi gratuiti &lt;em&gt;per tutta la vita&lt;/em&gt;. E ho parecchi dubbi anche nei confronti di quelli a pagamento.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché troppo spesso la vita di un servizio su internet è più breve di quella di una farfalla.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infatti preferisco pagare mensilmente (o al più ogni anno) i servizi a cui sono abbonato.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Sicurezza a rischio con Microsoft Docs.com?</title>
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      <pubDate>Tue, 04 Apr 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Condividere i documenti sui vari servizi &lt;em&gt;cloud&lt;/em&gt;, lo sappiamo tutti, è comodissimo. Possiamo mantenere un backup remoto dei nostri file, mettendoci al sicuro dai crash improvvisi del computer.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&#xA;Possiamo lavorare su computer diversi, ritrovando il documento esattamente nello stato in cui lo avevamo lasciato.&#xA;Possiamo perfino lavorare con altre persone sullo stesso documento senza bisogno di essere fisicamente vicini.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono rischi per la privacy e in teoria è possibile che dei documenti riservati finiscano in mani sbagliate o vengano &lt;em&gt;occhieggiati&lt;/em&gt; dagli stessi gestori del servizio cloud.&#xA;Ma, per quanto se ne sa, la diffusione di documenti privati è sempre avvenuta finora attraverso il &lt;a href=&#34;http://www.zdnet.com/article/icloud-accounts-breach-gets-bigger-here-is-what-we-know/&#34;&gt;furto delle credenziali di accesso&lt;/a&gt; del servizio cloud usato &lt;a href=&#34;http://bgr.com/2016/03/16/jennifer-lawrence-nudes-icloud-hack/&#34;&gt;dalla (o dal) malcapitata&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;docscom&#34;&gt;Docs.com&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;OneDrive è l&amp;rsquo;equivalente Microsoft di &lt;a href=&#34;https://www.icloud.com/&#34;&gt;iCloud di Apple&lt;/a&gt; o di &lt;a href=&#34;https://docs.google.com&#34;&gt;Google Docs&lt;/a&gt;, una piattaforma dove si possono salvare i propri documenti e modificarli con le versioni online di Word, Excel, PowerPoint e OneNote.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In parallelo a OneDrive, Microsoft ha anche messo a punto &lt;a href=&#34;https://docs.com&#34;&gt;Docs.com&lt;/a&gt;, un servizio di condivisione gratuita dei documenti presenti su OneDrive o caricati dal proprio computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/docs-com-it.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ogni volta che si condivide un documento si può decidere se renderlo &lt;em&gt;pubblico&lt;/em&gt;, accessibile a chiunque e indicizzabile dai motori di ricerca, oppure &lt;em&gt;privato&lt;/em&gt;, e quindi visibile solo da chi dispone di un collegamento diretto al documento stesso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Negli ultimi giorni qualcuno ha scoperto che su Docs.com sono liberamente accessibili anche parecchi &lt;a href=&#34;https://twitter.com/GossiTheDog/status/845446263244050434&#34;&gt;documenti contenenti informazioni riservate&lt;/a&gt;. La notizia è rimbalzata immediatamente da Twitter ai &lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/security/2017/03/doxed-by-microsofts-docs-com-users-unwittingly-shared-sensitive-docs-publicly/&#34;&gt;siti specializzati&lt;/a&gt; e a quelli della &lt;a href=&#34;http://www.bbc.com/news/technology-39417479&#34;&gt;stampa generica&lt;/a&gt;, montando il solito scandalo planetario circa la sicurezza del cloud in generale e di Docs.com in particolare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho provato anch&amp;rsquo;io a cercare qualche documento &lt;em&gt;compromettente&lt;/em&gt; su &lt;a href=&#34;https://docs.com&#34;&gt;Docs.com&lt;/a&gt; e in effetti ho trovato cose che non avrei dovuto vedere: la diagnosi di un radiologo, una richiesta di risarcimento danni di uno studio legale, il backup degli SMS di uno smartphone, tanto per fare alcuni esempi (nelle immagini che seguono ho cancellato i riferimenti personali, anche se ormai la frittata è stata fatta).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/radiografia.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/risarcimento_danni.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/sms.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fra tantissime cose innocue, si trovano anche delibere di enti pubblici, attestati, curriculum vitae, esami diagnostici, contratti, atti legali. Tutte informazioni che non si dovrebbero mettere in giro, esposte agli occhi di chiunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma di chi è la colpa?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La colpa è di Microsoft, che ha scelto come opzione di default la condivisione &lt;em&gt;pubblica&lt;/em&gt; del documento, cioè l&amp;rsquo;opzione meno restrittiva e più aperta a possibili rischi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oppure la colpa è degli stessi utenti, che fanno sempre tutto di fretta e non si preoccupano di perdere pochi secondi a leggere e a riflettere su quello che stanno facendo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;mettiamo-alla-prova-docscom&#34;&gt;Mettiamo alla prova Docs.com&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per verificare di persona, sono entrato nel mio account su OneDrive (ne ho uno anch&amp;rsquo;io, lo uso soprattutto per le presentazioni, che così posso modificare e scaricare fino all&amp;rsquo;ultimissimo momento) e ho creato due due semplicissimi documenti in Word, uno da mantenere riservato, l&amp;rsquo;altro destinato ad essere condiviso pubblicamente. Ciascun documento contiene un breve testo di presentazione e due parole inventate di sana pianta, in modo da facilitare la ricerca su Docs.com e sui vari motori di ricerca.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi ho fatto il login in Docs.com e ho condiviso i due documenti da OneDrive, stando ben attento a come configuravo ciascuno dei due.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/documento-privato.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/documento-pubblico.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Configurando il primo documento come privato (&amp;ldquo;con limitazioni&amp;rdquo;) non succede niente di particolare, ma quando rendo pubblico l&amp;rsquo;altro file, Docs.com salta su e mi avvisa chiaramente di quello che sto facendo, consigliandomi di non condividere pubblicamente sul web documenti contenenti informazioni personali riservate. Sta a me leggere e decidere per il meglio (e soprattutto &lt;strong&gt;non&lt;/strong&gt; spuntare l&amp;rsquo;opzione per non visualizzare più il messaggio).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/04/autorizzazione.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Poiché sono malfidente non mi sono fermato qui. Ho aspettato un paio di giorni, per dare tempo a Docs.com di indicizzare i miei file, e poi ho fatto una ricerca usando come parole chiave le parole inventate dei due documenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La ricerca l&amp;rsquo;ho fatta senza fare prima login in Docs.com, in modo da imitare quello che potrebbe fare un utente &lt;em&gt;ficcanaso&lt;/em&gt;, alla ricerca di informazioni riservate nel servizio di condivisione di Microsoft.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Risultato: come previsto Docs.com trova facilmente il documento pubblico, mentre il documento configurato come &lt;em&gt;privato&lt;/em&gt; rimane giustamente ben nascosto ed accessibile solo da me o da chi viene autorizzato esplicitamente da me. Google invece non trova assolutamente niente, non credo che due giorni siano troppo pochi, è più probabile che Microsoft impedisca a Google di accedere ai file del suo servizio di condivisione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Provo allora ad usare Bing, il motore di ricerca di Microsoft. Come volevasi dimostrare, Bing trova subito il documento pubblico ma non trova (come deve essere) quello privato. Non mi piace particolarmente questa guerra a colpi di motori di ricerca, ma per fortuna la privacy è salva.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quando c&amp;rsquo;è di mezzo la Microsoft ci sono spesso magagne, problemi, scopiazzature, assurdità. Tutte cose che ho messo in evidenza più di una volta, anche su questo blog.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in questo caso specifico, basterebbe solo fare un po&amp;rsquo; di attenzione per evitare problemi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il succo dello scandalo è banale: tanti utenti non si sono curati di quello che stavano facendo e, nonostante gli avvisi, hanno condiviso pubblicamente dei documenti che sarebbe stato molto meglio mantenere riservati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli sviluppatori Microsoft forse sono stati un po&amp;rsquo; leggeri nello scegliere come opzione di default quella che rende il documento pubblico, ma dato che Docs.com è un servizio di &lt;em&gt;condivisione di documenti&lt;/em&gt;, mi sembra  normale aspettarsi che chi condivide un file lo voglia rendere accessibile a chiunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sta all&amp;rsquo;utente usare un minimo di attenzione per decidere &lt;em&gt;cosa condividere&lt;/em&gt;, quali documenti possono essere resi pubblici e quali è meglio che rimangano riservati. Ogni volta che seleziona un file da includere in Docs.com, l&amp;rsquo;utente viene avvisato chiaramente di quello che sta facendo. Se, nonostante tutto, non si cura di leggere i messaggi di avviso e di usare il cervello, possiamo dare la colpa alla Microsoft per questo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarebbe come se qualcuno incolpasse Facebook per essere stato licenziato dopo aver postato sul suo profilo foto di vacanze o di pranzi pantagruelici mentre in teoria dovrebbe essere al lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una minima attenzione a quello che si fa su internet è non solo necessaria ma anche doverosa. Non pensare alle conseguenze d quello che si fa e avere pure il coraggio di lamentarsi mi sembra francamente una cosa insensata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che avvengono sempre ne momenti meno indicati.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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