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    <title>Byte on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Byte on Melabit</description>
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      <title>Schede perforate: Macintosh 128K</title>
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      <pubDate>Sun, 30 Oct 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&amp;ldquo;Vieni, ti faccio vedere una cosa.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico più grande mi fece entrare in un&amp;rsquo;ala dell&amp;rsquo;istituto di Fisica dove non ero mai stato. Avevo appena iniziato la tesi e il mio nuovo status mi permetteva di andare dove i semplici studenti non erano ammessi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Guarda!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eravamo entrati in una stanzetta piccola e ingombra di scaffali, al centro c&amp;rsquo;era una scrivania come tante con sopra un monitor e una tastiera. Ma erano piccoli, molto più piccoli di quelli che ero ormai abituato ad usare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo riconobbi all&amp;rsquo;istante, ne avevo letto meraviglie su Bit e su &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/MC_microcomputer-028/page/n43/mode/2up&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, una delle mie solite capatine in biblioteca dopo lo studio mi aveva permesso di leggere gli articoli dettagliatissimi di BYTE dedicati al  &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine-1984-02/page/n31/mode/2up&#34;&gt;nuovo prodotto Apple&lt;/a&gt; e al &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine-1984-02/page/n59/mode/2up&#34;&gt;team che l&amp;rsquo;aveva sviluppato&lt;/a&gt;, ma averne uno davanti era un&amp;rsquo;altra cosa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-10-30-schede-perforate-mac-128K/apple-macintosh-128k.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://flickr.com/photos/octemon/5407207167/&#34;&gt;Apple Macintosh 128K&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://flickr.com&#34;&gt;Flickr&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto. Vado in laboratorio, quando finisci passa e andiamo in mensa.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico andò via, lasciandomi da solo alle prese con la nuova macchina. La accesi, &amp;ldquo;boing!&amp;rdquo; e si fermò subito. Per fortuna il floppy di avvio era nel cassetto, lo inserii, pochi secondi e&amp;hellip; vidi per la prima volta l&amp;rsquo;interfaccia grafica del Mac. Tutta un&amp;rsquo;altra cosa rispetto ai terminali di testo che ormai usavo regolarmente, oppure all&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti_M20&#34;&gt;Olivetti M20&lt;/a&gt; della stanza sotto il tetto, quella chiusa a chiave che potevano usare i tesisti e che di fatto è stato il mio primo ufficio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le mie letture mi avevano insegnato cosa aspettarmi, però il mouse scappava da tutte le parti, era vero che ci voleva un po&amp;rsquo; di pratica per usarlo. Feci tutte le cretinate di un utente alle prime armi con il Macintosh &amp;ndash; nessuno allora lo chiamava &amp;ldquo;128K&amp;rdquo;, era l&amp;rsquo;unico modello esistente quindi era il &amp;ldquo;Macintosh&amp;rdquo; (o il &amp;ldquo;Mac&amp;rdquo;) e basta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Aprii MacWrite e cominciai a giocare con i caratteri e i colori (ok, non erano veri colori ma solo toni di grigio, ma ci siamo capiti), una meraviglia! Potevo scrivere, ingrandire i caratteri, rimpicciolirli, fare gli apici e i pedici. Allora non conoscevo ancora il LaTeX e per me queste possibilità erano magia pura. MacPaint era bello ma io sono un cane a disegnare, quindi oltre a qualche figura geometrica e a qualche campitura non potevo andare. Però, certo, poter &amp;ldquo;incollare&amp;rdquo; una immagine in MacWrite apriva tante belle possibilità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È vero, potevo usare solo un programma alla volta ma non era una grossa limitazione, con un solo un floppy di fatto non si poteva fare di più. Molto più affascinante era la possibilità configurare il sistema a volontà tramite l&amp;rsquo;interfaccia grafica e di vedere subito quello che succedeva, mai vista prima un cosa del genere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non so quanto rimasi in quella stanzetta a giocare, di sicuro fu solo la fame (o l&amp;rsquo;amico) a farmi andare via.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tornai dopo un giorno o due e il Mac non c&amp;rsquo;era più. Qualcuno lo aveva rubato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E con quel Mac finì l&amp;rsquo;età dell&amp;rsquo;innocenza dell&amp;rsquo;istituto, quando si poteva lasciare qualsiasi cosa in giro sapendo che nessuno l&amp;rsquo;avrebbe toccata.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Emulare online: sempre più in Alto</title>
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      <pubDate>Sat, 20 May 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Non c&amp;rsquo;è solo il &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2017/04/23/emulare-il-macintosh-online/&#34;&gt;Macintosh&lt;/a&gt;. Il web è pieno di emulatori di tutti i tipi, con i quali si possono usare vecchie macchine e vecchi sistemi operativi direttamente nel browser, senza installare nulla sul proprio computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea iniziale per questo post era quella di proporre un lista ragionata dei migliori emulatori online, ma poi ho deciso di lasciar perdere, ci sono già delle liste ben fatte ed è inutile ripetersi.&#xA;La mia preferita è una lista molto dettagliata di &lt;a href=&#34;https://www.cambus.net/emulators-written-in-javascript/&#34;&gt;emulatori in JavaScript&lt;/a&gt;, che è di sicuro il modo più &lt;em&gt;moderno&lt;/em&gt; ed efficace (anche se magari non il più efficiente) per realizzare un emulatore online, oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Interessanti anche le liste contenute in &lt;a href=&#34;https://hackaday.com/2015/09/28/roundup-retro-computers-in-your-browser/&#34;&gt;Roundup: Retro Computers in Your Browser&lt;/a&gt; e in &lt;a href=&#34;https://archive.vg/blog/a-big-list-of-browser-based-emulators-and-ports-of-classic-games&#34;&gt;A Big List of Browser-Based Emulators and Ports of Classic Games&lt;/a&gt;, che però contengono parecchi link ormai defunti, oltre che un po&amp;rsquo; di emulatori che richiedono Flash, Java o qualche strano plugin per funzionare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Senza dimenticare la &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/softwarelibrary&#34;&gt;Software Library&lt;/a&gt; dell&amp;rsquo;Internet Archive, dove si trova un po&amp;rsquo; di tutto, anzi il vero problema è proprio quello di riuscire ad orientarsi fra la tantissima roba disponibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se proprio devo consigliare un paio di cose da provare, sceglierei &lt;a href=&#34;https://www.scullinsteel.com/apple//e&#34;&gt;Apple //jse&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.pcjs.org/&#34;&gt;PCjs Machines&lt;/a&gt;, facili e comodi da usare e con tantissimo software di buona qualità disponibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma fin qui, diciamolo, non c&amp;rsquo;è niente di particolarmente eccitante, in fondo l&amp;rsquo;Apple II si poteva emulare tranquillamente anche in un &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20130128132322/http://www-personal.umich.edu/~mressl/appleiigo/&#34;&gt;widget di Dashboard&lt;/a&gt;!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché non provare invece qualcosa di più interessante, una macchina ormai quasi dimenticata, ma senza la quale non ci sarebbero i computer come li conosciamo (e li usiamo) oggi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://c1.staticflickr.com/6/5550/31336403041_6946f4b212_z.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Parlo di sua maestà, l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://history-computer.com/ModernComputer/Personal/Alto.html&#34;&gt;Alto&lt;/a&gt;, sviluppato al Palo Alto Research Center (PARC) della Xerox nei primi anni &amp;lsquo;70. Il  primo &lt;em&gt;computer personale&lt;/em&gt;, ma anche il primo computer che conteneva, anche se in modo ancora acerbo, gli elementi di una interfaccia utente grafica, parecchi anni prima del Lisa e del Macintosh.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dell&amp;rsquo;Alto non è stato venduto nemmeno un esemplare &amp;ndash; tutti gli esemplari prodotti sono stati usati all&amp;rsquo;interno della Xerox oppure regalati(!) a università e centri di ricerca USA, oltre che alla Casa Bianca e alla Camera dei Rappresentanti &amp;ndash; ma rimane lo stesso una pietra miliare nella storia dell&amp;rsquo;informatica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sembra incredibile ma esiste un &lt;a href=&#34;http://retroweb.maclab.org/articles/Xerox-Alto.html&#34;&gt;emulatore online dell&amp;rsquo;Alto&lt;/a&gt;, lento, anzi lentissimo, e soggetto a continui crash, ma comunque molto utile per conoscere un oggetto affascinante (ed imprescindibile) della storia della tecnologia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per usare l&amp;rsquo;emulatore bisogna cliccare prima &lt;a href=&#34;http://retroweb.maclab.org/articles/Xerox-Alto.html&#34;&gt;su questo link&lt;/a&gt; e poi sul disco di boot (Boot Disk), rappresentato dall&amp;rsquo;icona del disco rigido con il pallino verde, che compare nella finestra di testo a sinistra del monitor dell&amp;rsquo;Alto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2017/05/salto_online.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Una volta completato l&amp;rsquo;avvio del sistema comparirà la scritta &amp;ldquo;Xerox Alto Executive/12&amp;rdquo;, con alcuni dati relativi al sistema operativo in esecuzione, e poi il prompt dei comandi (l&amp;rsquo;equivalente del Terminale del Mac), rappresentato da un &lt;code&gt;&amp;amp;#62;&lt;/code&gt;.&#xA;Spostando il mouse sull&amp;rsquo;immagine del monitor si può finalmente provare ad usare l&amp;rsquo;Alto (preferibilmente scegliendo il tasto di zoom, in modo da ingrandire l&amp;rsquo;immagine del monitor su tutta la finestra del browser).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un comando fondamentale per interagire con l&amp;rsquo;Alto è il &lt;code&gt;?&lt;/code&gt;, che mostra il contenuto del disco montato nell&amp;rsquo;emulatore. L&amp;rsquo;Alto usa però la tastiera americana, per inserire il &lt;code&gt;?&lt;/code&gt; con tastiera italiana dobbiamo premere contemporaneamente &lt;code&gt;SHIFT&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;-&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comparirà (lentamente!) una lista dei file presenti sul disco, quasi tutti giochi, insieme ad una freccia tremolante che rappresenta il puntatore del mouse, la prima indicazione che stiamo usando un sistema con una interfaccia grafica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I programmi eseguibili hanno il suffisso &lt;code&gt;.Run&lt;/code&gt; (più o meno come il suffisso &lt;code&gt;.exe&lt;/code&gt; che indica i programmi eseguibili su Windows). Per lanciare un programma basta scrivere una parte univoca del nome (il sistema operativo non distingue fra maiuscole e minuscole), anche senza estensione, e premere Invio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cominciare, consiglio di lanciare il programma &lt;code&gt;Ti55.Run&lt;/code&gt;, un emulatore (dentro l&amp;rsquo;emulatore!) di una calcolatrice &lt;a href=&#34;http://www.datamath.org/Sci/MAJESTIC/TI-55.htm&#34;&gt;Texas Instruments TI-55&lt;/a&gt;, utilizzabile completamente con il mouse. Per uscire dall&amp;rsquo;emulatore basta schiacciare il tasto (virtuale) &lt;code&gt;OFF&lt;/code&gt; che &amp;ldquo;spegne&amp;rdquo; la calcolatrice.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non male anche il gioco del labirinto, &lt;code&gt;maze&lt;/code&gt;, nel quale si usa il mouse per tracciare il percorso che congiunge il quadratino chiaro lampeggiante di partenza a quello nero di arrivo. E dove, come in un labirinto reale, per tornare sui propri passi bisogna proprio rifare il percorso al contrario. Oppure &lt;code&gt;pinball&lt;/code&gt;, l&amp;rsquo;intramontabile flipper della nostra (o almeno della mia) giovinezza, che però è così lento da essere praticamente inutilizzabile, &lt;code&gt;trek&lt;/code&gt;, un gioco spaziale che ha bisogno di un &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20060823194351/http://www.bitsavers.org/pdf/xerox/alto/trek21.pdf&#34;&gt;manuale di 20 pagine&lt;/a&gt; per poter essere usato, o &lt;code&gt;turkey&lt;/code&gt;, un &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_del_quindici&#34;&gt;gioco del 15&lt;/a&gt; grafico in cui le tessere vengono mosse con il mouse.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se qualcosa va storto (e qualcosa va &lt;em&gt;spesso&lt;/em&gt; storto), la cosa più semplice è ricaricare la finestra del browser e far ripartire l&amp;rsquo;emulatore da zero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo l&amp;rsquo;emulatore online dell&amp;rsquo;Alto contiene praticamente solo giochi. Per provare altre applicazioni fondamentali dell&amp;rsquo;Alto, come &lt;code&gt;Bravo&lt;/code&gt;, il primo editor grafico di testi, o &lt;code&gt;Draw&lt;/code&gt;, un programma di grafica vettoriale, ci vuole qualcosa di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Appuntamento alla prossima volta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;bibliografia&#34;&gt;Bibliografia&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per saperne di più sull&amp;rsquo;Alto, consiglio fortemente la lettura di &lt;a href=&#34;https://archive.org/stream/byte-magazine-1981-09/BYTE_Vol_06-09_1981-09_Artifical_Intelligence#page/n59/mode/2up&#34;&gt;questo articolo di BYTE&lt;/a&gt;, pubblicato nel numero di settembre 1981. BYTE è stata per tutti gli anni &amp;lsquo;80 e i primi anni &amp;lsquo;90 la rivista fondamentale nel campo del &lt;em&gt;personal computing&lt;/em&gt; (e non solo), con un livello   di dettaglio e di approfondimento degli articoli che sarebbe assolutamente impensabile oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Molto interessante anche l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://www.righto.com/2016/06/y-combinators-xerox-alto-restoring.html&#34;&gt;introduzione alla storia del restauro di un vecchio Alto&lt;/a&gt; appartenuto ad Alan Kay (il padre della programmazione ad oggetti e del &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Dynabook&#34;&gt;Dynabook&lt;/a&gt;, il computer educativo &lt;em&gt;ideale&lt;/em&gt; da cui discendono i notebook e i tablet di oggi).&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>La prima volta di Apple</title>
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      <pubDate>Wed, 13 May 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Vorrei segnalare questo post particolarmente interessante sulla storia del &lt;a href=&#34;http://www.businessinsider.com.au/first-article-ever-written-about-apple-kilobaud-sheila-clarke-craven-2015-5&#34;&gt;primo articolo sulla neonata Apple Computer Company&lt;/a&gt;, pubblicato all&amp;rsquo;inizio del 1977 sul secondo numero di &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine&#34;&gt;Kilobaud&lt;/a&gt;, la rivista che divenne rapidamente la principale concorrente di &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine&#34;&gt;BYTE&lt;/a&gt;, la più famosa rivista in assoluto dedicata ai computer personali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo parla dell&amp;rsquo;Apple 1 ed è una lettura interessantissima per chi, come me, è appassionato di storia e tecnologia dei computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche più interessante è leggere l&amp;rsquo;articolo originale di Kilobaud, riportato (un po&amp;rsquo; male in verità) alla fine del post in questione. Molto meglio leggerlo direttamente sul &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1977-02&#34;&gt;numero completo di Kilobaud&lt;/a&gt; archiviato sull&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://archive.org/&#34;&gt;Internet Archive&lt;/a&gt;, un sito benemerito a mai troppo apprezzato (oppure, per chi come me trova scomodo leggere sul monitor del computer, scaricare il &lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/05/apple-i-kilobaud-02-1977.pdf&#34;&gt;file pdf dell&amp;rsquo;articolo&lt;/a&gt; che ho preparato io stesso).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tanto per dare una vaga idea di cosa significhi mantenere un sito come questo, faccio notare che la sola scansione di questo numero di Kilobaud, in formato cbz (singoli file tiff zippati) occupa ben 5.3 GB. E questo solo per un singolo numero di una rivista!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sull&amp;rsquo;articolo in sé si potrebbe parlare a lungo. Oggi fa rabbrividire l&amp;rsquo;idea che nel 1977 si potesse usare tranquillamente un computer &lt;em&gt;aperto&lt;/em&gt;, con i trasformatori e i fili di alimentazione esposti, pronti a fulminare chi li avesse toccati per sbaglio. I burocrati della sicurezza di oggi ci andrebbero a nozze (e nonostante queste manie burocratiche, basta un climatizzatore installato male per arrostire una aeroporto).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fa sorridere notare quanto fosse striminzito il manuale di uso dell&amp;rsquo;Apple 1: appena 12 pagine, compresi alcuni semplici schemi elettrici per espandere, da soli, il computer. Non che il manuale del Basic Apple fosse tanto più completo, appena 14 paginette!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna con l&amp;rsquo;Apple II i due Steve, Jobs e Wozniak, hanno corretto il tiro ed hanno prodotto dei manuali completi e assolutamente inappuntabili. Con una dozzina di pagine di documentazione probabilmente non sarebbero andati molto lontano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la cosa forse più inteerssante è considerare il potere di acquisto. Nel 1977 Kilobaud costava due dollari e l&amp;rsquo;Apple 1, in versione &lt;em&gt;usabile&lt;/em&gt; e con 8 kilobyte di RAM, circa 1000 dollari (del 1977). Un rapporto di 1 a 500.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi una rivista specializzata con più o meno lo stesso numero di pagine costa circa 5 euro. Mantenendo lo stesso rapporto di prezzo, l&amp;rsquo;Apple 1 dovrebbe costare ben 2.500 euro, praticamente quanto un &lt;a href=&#34;http://store.apple.com/it/buy-mac/imac&#34;&gt;iMac da 27 pollici&lt;/a&gt; con display Retina 5K e 8 GB di RAM.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma l&amp;rsquo;iMac 5K di oggi ha un milione di volte più RAM dell&amp;rsquo;Apple 1, sul suo monitor ci sono quasi 15 milioni di pixel contro  53.000 pixel,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; e il tutto è gestito da ben quattro processori, ciascuno dei quali è 35.000 volte più veloce del singolo processore dell&amp;rsquo;Apple 1. Il salto  tecnologico e prestazionale è stato straordinario.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È una vera fortuna poter usare un computer come l&amp;rsquo;iMac 5K, oggi. Ma chi ha i miei anni ha anche avuto il privilegio di vivere giorno per giorno questo progresso fantastico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In realtà il numero riportato è relativo alla modalità grafica in alta risoluzione dell&amp;rsquo;Apple II. L&amp;rsquo;Apple 1 funzionava solo in modalità testo, 40 colonne per 24 righe.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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