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    <title>Burocrazia on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Burocrazia on Melabit</description>
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      <title>Il CNR è anche questo: la burocrazia degli acquisti</title>
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      <pubDate>Tue, 08 Dec 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://assets.amuniversal.com/f3bb5e709eb6012f2fe500163e41dd5b&#34; alt=&#34;&#34; title=&#34;Dilbert, la strip del 3 ottobre 1993&#34;&gt;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;em&gt;Dilbert, &lt;a href=&#34;https://dilbert.com/strip/1993-10-03&#34;&gt;3 ottobre 1993&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;Negli anni &amp;lsquo;90, prima dell&amp;rsquo;informatizzazione di massa della seconda metà del decennio, era ancora normale vedere negli uffici pubblici decine e decine di macchine da scrivere. Un moderno modello elettrico a pallina per i dirigenti, o meglio per le loro segretarie, i dirigenti non si &lt;em&gt;sporcavano le mani&lt;/em&gt; scrivendo a macchina. Un reperto archeologico (un po&amp;rsquo; come il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/M1_Garand&#34;&gt;Garand&lt;/a&gt; della guerra di Corea che mi avevano dato in dotazione al militare) per gli impiegati di secondo livello, quelli che la macchina da scrivere la dovevano usare davvero tutto il giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con quegli strumenti rudimentali (se pensiamo a quello che abbiamo a disposizione oggi), con l&amp;rsquo;aggiunta di qualche fax e di quintali di carta, veniva gestito tutto il normale lavoro di ufficio. Allora mi potevo arrabbiare se un ordine veniva emesso in un mese, ogni giorno perduto poteva significare mancare una buona offerta e spendere di più o semplicemente non riuscire a ricevere in tempo utile uno strumento necessario per quello che si era pianificato di fare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in quegli stessi anni &amp;lsquo;90 ho anche visto emettere degli ordini in tempo reale, proprio davanti ai miei occhi. Rare volte, lo ammetto, ma è successo. Una volta che le carte e le firme erano a posto, bastava un ultimo controllo veloce dei fondi disponibili e l&amp;rsquo;ordine veniva stampato ed inviato via fax all&amp;rsquo;azienda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Oggi che i computer sono ubiqui e che l&amp;rsquo;ultimo impiegato amministrativo ha sulla scrivania un computer capace di fare in un amen i calcoli per andare su Marte, ci ho messo più di sei mesi per rinnovare il noleggio di una stampante multifunzione, mentre l&amp;rsquo;azienda che aveva fatto l&amp;rsquo;offerta migliore se ne volava via per disperazione. E finendo per spendere il 50% in più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oppure devo scrivere una relazione di più di 10 pagine piena di tabelle per giustificare l&amp;rsquo;acquisto di alcune workstation e di materiale informatico vario, per un totale di 15.000 euro. Che sembrano tanti, ma che in realtà sono una sciocchezza se servono per far lavorare meglio e più velocemente ben 5 colleghi. Senza dimenticare che le workstation sono pagate con i fondi dei progetti faticosamente conquistati da noi stessi, di fatto è come se un chirurgo dovesse trovare da sé i soldi per comprare i camici e i bisturi con cui opera.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E dopo aver chiesto offerte, fatto e ricevuto telefonate, confrontato i preventivi, preparato la relazione, firmato e fatto firmare documenti rimpallandoli via email da un collega all&amp;rsquo;altro, dopo essere finalmente riuscito a far completare la procedura sul famigerato &lt;a href=&#34;https://www.acquistinretepa.it/opencms/opencms/&#34;&gt;Mercato della Pubblica Amministrazione&lt;/a&gt; (MePA), che mi sento dire? Che ci possono volere da 2 a 3 settimane per far uscire l&amp;rsquo;ordine dalla pancia amministrativa dell&amp;rsquo;istituto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tre settimane! Con l&amp;rsquo;azienda che preme perché siamo a fine anno e intanto i prezzi crescono&amp;hellip; In tre settimane si va e si torna dalla Luna (e avanza tempo per farsi quasi tutta la quarantena) o si attraversa l&amp;rsquo;Atlantico in barca a vela, altro che emettere un ordine!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma la vera chicca è un&amp;rsquo;altra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tante volte bisogna effettuare degli acquisti urgenti, si rompe un mouse, c&amp;rsquo;è bisogno di un cavetto, serve un nuovo timbro, bisogna spedire una raccomandata (per tante amministrazioni la PEC è un oggetto sconosciuto, oppure vogliono le PEC ma &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; il cartaceo). Proprio per questo sono previsti i cosiddetti acquisti &lt;em&gt;per cassa&lt;/em&gt;, normalissimi acquisti in contanti rimborsati dietro presentazione dello scontrino fiscale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per anni ed anni la cosa ha funzionato bene, soprattutto quando il gruppo riceveva un fondo cassa periodico a cui attingere (&lt;em&gt;fondo economale&lt;/em&gt; nel burocratese imperante). Si era liberi di comprare tutto ciò che serviva, ma bisognava anche auto-regolarsi, perché una volta finiti i soldi disponibili non c&amp;rsquo;erano santi, si doveva aspettare il rinnovo del fondo cassa per fare nuove spese.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ora invece, dopo l&amp;rsquo;emanazione di nuove norme più stringenti per &amp;ldquo;&lt;em&gt;evitare gli sprechi&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, per ogni acquisto cosiddetto urgente io e i mie colleghi dobbiamo:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li&gt;Compilare un modulo, che curiosamente si chiama &amp;ldquo;&lt;em&gt;Modulo rimborso spese&lt;/em&gt;&amp;rdquo; anche se in questo momento serve solo per &lt;em&gt;pianificare&lt;/em&gt; la spesa e non per chiedere il rimborso, attestando che la spesa ha &amp;ldquo;&lt;em&gt;carattere di urgenza&lt;/em&gt;&amp;rdquo; oppure che è &amp;ldquo;&lt;em&gt;difficoltosa ogni altra forma di pagamento&lt;/em&gt;&amp;rdquo;. Nel modulo bisogna indicare la spesa prevista (meglio abbondare, se scrivi una cifra e poi spendi 10 centesimi in più diventa un affare di stato), e la descrizione di quello che devi acquistare.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Indicare da qualche parte nello stesso modulo (non è previsto da nessuna parte, e quindi è difficile ricordarsene sempre) il codice del progetto di ricerca dal quale attingere i fondi. E questo anche se si devono spendere 10 euro e con tanti progetti utilizzabili c&amp;rsquo;è di sicuro la copertura finanziaria.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Firmare il modulo e farlo firmare al responsabile della struttura, cosa che ora richiede un giro di email e un bel po&amp;rsquo; di tempo buttato. Solo questa perdita di tempo costa al CNR, e di conseguenza allo Stato e quindi a tutti noi che paghiamo le tasse, molto, molto di più del valore effettivo della spesa. Ma siamo appena all&amp;rsquo;inizio.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Il modulo firmato va girato alla/al collega che amministra i fondi, che autorizza la spesa. Bisogna però ricordarsi di inviarlo in CC: anche al responsabile amministrativo, il vero e unico Dio onnipotente dell&amp;rsquo;istituto. Senza CC: il minimo è beccarsi un cartellino giallo, preferisco non pensare a cosa succede dopo la seconda o terza volta ai colleghi più distratti.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;!--Potrebbero anche essere dei numi della loro specialità, trattati con deferenza nei consessi internazionali, ma se non sanno mettere i codici giusti nel modulo per certi amministrativi sono meno di niente.--&gt;&#xA;&lt;ol start=&#34;5&#34;&gt;&#xA;&lt;li&gt;A questo punto si può acquistare finalmente quello che serve. Peccato che magari nel frattempo si sono persi due giorni e magari non si è riusciti a lavorare. Ovviamente bisogna ricordarsi di conservare lo scontrino fiscale, ma questa è l&amp;rsquo;unica cosa normale dell&amp;rsquo;intera faccenda.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Una volta fatto l&amp;rsquo;acquisto bisogna compilare un nuovo &amp;ldquo;&lt;em&gt;Modulo rimborso spese&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (questa volta il titolo è appropriato) per chiedere il&amp;hellip; rimborso della spesa. Il modulo è identico a quello del punto 1., ma fa niente perché questa volta bisogna indicare la cifra spesa al centesimo e allegare (virtualmente) lo scontrino fiscale.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Naturalmente serve un nuovo giro di firme fra chi ha effettuato l&amp;rsquo;acquisto, il responsabile della struttura e chi amministra i fondi, ma questa volta firma anche il responsabile amministrativo e persino il direttore dell&amp;rsquo;istituto. Tutto questo anche per una spesa di 10 euro.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fatevi due conti e vedete quanto è costato davvero questo benedetto scontrino. Si farebbe prima a buttarli questi soldi, altro che &lt;em&gt;evitare gli sprechi&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Qal&amp;rsquo;è l&amp;rsquo;effetto finale di tutta questa storia? Che i soldi non si riesce letteralmente a spenderli. A meno di non dedicarsi anima e corpo agli acquisti (come purtroppo succede a me in questo momento), mentre si cerca di non farsi troppo male contro il muro di gomma della burocrazia e di non togliere troppo tempo prezioso all&amp;rsquo;attività di ricerca. Perché non c&amp;rsquo;è niente da fare, la ricerca richiede di investire soldi, parecchi soldi. Per il laboratorio, per la strumentazione, per i computer, per il software, senza spendere soldi non si va da nessuna parte.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la cosa ancora più incredibile al CNR è che, quando i soldi per qualche motivo avanzano &amp;ndash; perché in questo momento si vuole conservare un tesoretto da utilizzare più avanti o, peggio, semplicemente perché non si riesce letteralmente a spenderli in tempo a causa delle lungaggini burocratico-amministrative &amp;ndash; se come dicevo i soldi avanzano, a fine anno diventano dei &lt;em&gt;residui&lt;/em&gt; che finiscono in un limbo dal quale l&amp;rsquo;amministrazione centrale si sente auto-autorizzata ogni tanto (o meglio, ogni spesso) ad attingere per soddisfare le sue voglie infinite oppure per coprire degli ammanchi opachi, come ha cercato di fare quest&amp;rsquo;anno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con quale scusa l&amp;rsquo;amministrazione centrale giustifica tutto questo? Che sono soldi che non abbiamo speso e che di conseguenza non ci servono. Insomma, prima fa di tutto per mettere ostacoli e non farceli spendere, e poi ha pure il coraggio di dire che è colpa nostra! Kafkiano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;O meglio, come dicono più terra terra a Napoli, &lt;em&gt;cornuto e mazziato&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Aveva ragione Jim Morrison, &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=xDLQlzTf9Mw&#34;&gt;questa è proprio la fine&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/xDLQlzTf9Mw?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;</description>
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      <title>Tutto anzi niente</title>
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      <pubDate>Thu, 16 Aug 2018 08:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Alla fine degli anni &amp;lsquo;80 ho vissuto a lungo in Germania. Bellissima la città, Brauschweig, quasi al confine con l&amp;rsquo;ex Germania Est e a pochi chilometri da una città incantevole come Hannover. Bellissimo l&amp;rsquo;istituto dove lavoravo, il &lt;a href=&#34;https://www.google.it/maps/place/Physikalisch-Technische&amp;#43;Bundesanstalt/@52.2893589,10.4643899,748a,35y,39.23t/data=!3m1!1e3!4m13!1m7!3m6!1s0x47aff70707985baf:0xde5aea2aad99155a!2sDie%C3%9Felhorststra%C3%9Fe,&amp;#43;38116&amp;#43;Braunschweig,&amp;#43;Germania!3b1!8m2!3d52.2836134!4d10.4641739!3m4!1s0x47aff710a3b3006b:0x7dc31f0f52dbb55f!8m2!3d52.2964842!4d10.4631552&#34;&gt;Physikalisch-Technische Bundesanstalt&lt;/a&gt; (PTB per quelli che non amano gli scioglilingua), immerso nel verde, pieno di animali selvatici liberi di scorazzare nel bosco, tanto grande che per andare da un capo all&amp;rsquo;altro tanti usavano la bici o l&amp;rsquo;auto. Organizzazione perfetta, i tedeschi quando ci si mettono sono dei maestri.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni mese il gruppo di una ventina di tecnici e ricercatori di cui facevo parte, e come il nostro tutte le altre decine e decine di gruppi del PTB (in totale c&amp;rsquo;erano circa 1500-2000 dipendenti), riceveva un tabulato spesso diversi centimetri (volevo scrivere &amp;ldquo;spesso come un elenco del telefono&amp;rdquo;, ma per i più giovani è un paragone incomprensibile) con l&amp;rsquo;elenco di tutte le telefonate fatte da ciascun di noi, suddivise fra telefonate private e telefonate di lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già allora il centralino del PTB era &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt; e tutte le telefonate erano codificate. Volevo fare una telefonata urbana privata? Mi bastava premettere un &amp;ldquo;1&amp;rdquo; al numero di telefono. Per una telefonata urbana di lavoro usavo un &amp;ldquo;2&amp;rdquo;, per le interurbane private o di lavoro i codici erano rispettivamente &amp;ldquo;3&amp;rdquo; e &amp;ldquo;4&amp;rdquo;. Anche le rare telefonate internazionali avevano i loro codici, diciamo &amp;ldquo;5&amp;rdquo; e &amp;ldquo;6&amp;rdquo;, ed essendo le più costose erano anche quelle più sotto osservazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questo modo il costo delle telefonate private veniva addebitato automaticamente al numero da cui erano partite, mentre per quelle di lavoro la procedura era leggermente più complicata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le telefonate che costavano meno di alcuni marchi (diciamo qualche euro di oggi) non le guardavano nemmeno, mentre tutte quelle che superavano una certa soglia venivano marcate con un pennarello giallo (per i casi &amp;ldquo;normali&amp;rdquo;) o rosso (per quelle più costose) e chi le aveva effettuate doveva giustificare il motivo per cui le aveva fatte. Niente di complicato, bastava scrivere sul tabulato stesso il nome dell&amp;rsquo;azienda o del collega che era stato chiamato e perché e il gioco era fatto, si fidavano e non chiedevano altro. Ma dietro tutta questa fiducia c&amp;rsquo;era la consapevolezza che essere scoperti a dichiarare il falso avrebbe comportato una sanzione immediata e irrevocabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A me succedeva spesso di chiamare l&amp;rsquo;azienda di Monaco che aveva realizzato il sistema di deposizione di film sottili che stavo mettendo a punto,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; a volte stavo al telefono un&amp;rsquo;ora o più per cercare di sistemare qualcosa che non andava. Negli anni &amp;lsquo;80 le interurbane si pagavano al minuto e quelle fatte in orario di lavoro potevano costare due o tre volte di più di quelle serali, per cui queste telefonate costavano uno sproposito e venivano regolarmente segnate in rosso. Ma bastavano due righe di spiegazione ed erano contenti, non mi hanno mai chiesto altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni tanto pensavo che in qualche ufficio del PTB c&amp;rsquo;era qualcuno che passava la giornata a scorrere tutti questi tabulati, a segnare le telefonate sotto osservazione e a leggere e valutare le nostre giustificazioni, e ogni volta cresceva la mia incredulità per questa organizzazione efficiente e rigorosa ma anche attenta a non creare troppi fastidi ai colleghi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tornato in Italia venni subito assunto dallo &lt;a href=&#34;https://www.inrim.it&#34;&gt;IEN di Torino&lt;/a&gt; (ora INRiM) per proseguire il lavoro fatto presso il PTB. Allo IEN le cose erano molto più &lt;em&gt;ruspanti&lt;/em&gt;, al posto dei codici automatici c&amp;rsquo;erano dei foglietti azzurri dove dovevamo segnare qualunque telefonata fatta, una per ogni foglietto. I foglietti finivano nell&amp;rsquo;ufficio di una signora simpaticissima, peccato non ricordarne più il nome, che li accumulava uno sull&amp;rsquo;altro in pile vertiginose.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In teoria avrebbe dovuto leggere ogni foglietto, addebitare a chi le aveva fatte le telefonate private e chiedere i motivi di quelle di lavoro più costose, più o meno come succedeva al PTB.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In pratica la signora non faceva niente di tutto questo, aveva troppe altre cose da fare per occuparsi &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; dei foglietti del telefono. Una volta mi ha spiegato il perché e non faceva una piega. La maggior parte delle telefonate private erano urbane e brevissime, le classiche &amp;ldquo;butta la pasta che arrivo&amp;rdquo; ma, anche se costavano pochi spiccioli, per essere addebitate richiedevano la compilazione di due o tre moduli diversi, oltre che svariate firme e giri di documenti da un ufficio all&amp;rsquo;altro. Per recuperare 100 lire (5 centesimi di oggi) l&amp;rsquo;amministrazione ne avrebbe sprecate 50-100 mila (sempre lire) in termini di costo &amp;ldquo;macchina&amp;rdquo; dei vari impiegati amministrativi coinvolti. Aveva senso farlo? Naturalmente no, e la signora era così saggia da evitare questo spreco inutile per dedicarsi a pratiche più importanti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per le telefonate di lavoro, invece, considerava valido a prescindere quello che scriveva il collega, un po&amp;rsquo; perché sapeva che eravamo quasi tutti onesti, un po&amp;rsquo; perché sapeva altrettanto bene che cercare le poche telefonate false nella montagna di quelle vere sarebbe venuto a costare ben di più delle cifre recuperate. E quando anche ci fosse riuscita, sarebbe iniziata la valanga tipicamente italica di giustificazioni, non ricordo, ricorsi e controricorsi, che avrebbe reso vana ogni sua azione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni anno prima di Natale la signora prendeva la pila di foglietti e li buttava via senza nemmeno guardarli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Quella della mia collega o del PTB era una lezione di buonsenso: non ha senso cercare di controllare tutto, è molto meglio concentrarsi solo sulle cose importanti lasciando perdere le minuzie. Altra lezione indimenticabile è che solo un sistema di sanzioni rigoroso ma equo può evitare veramente le frodi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Invece prevale l&amp;rsquo;attitudine contraria, si sceglie di &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/16/consip-ovvero-la-triste-storia-dei-punti-senza-punta/&#34;&gt;controllare e burocratizzare tutto&lt;/a&gt;, in particolare le sciocchezze da quattro soldi, in modo da non riuscire a &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/30/qui-consip-ovvero-altro-che-quattro-punti-spuntati/&#34;&gt;non controllare niente in modo efficace&lt;/a&gt;, buttando pure a mare inutilmente delle vere montagne di soldi. E nei pochi casi in cui i controlli  vanno a buon fine, ci sono troppe scappatoie che permettono ai farabutti di farla franca. Vedete voi se per cecità, ignavia o volontà nemmeno troppo nascosta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un sistema di &lt;em&gt;sputtering&lt;/em&gt; in ultra alto vuoto, una roba da mezzo milione di euro di allora affidata ad un giovane appena laureato come me, che meriterebbe un racconto tutto suo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Qui! Consip, ovvero altro che quattro punti spuntati</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2018/07/30/qui-consip-ovvero-altro-che-quattro-punti-spuntati/</link>
      <pubDate>Mon, 30 Jul 2018 06:00:00 +0000</pubDate>
      <guid>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2018/07/30/qui-consip-ovvero-altro-che-quattro-punti-spuntati/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Non mi sarei mai aspettato di vedere immediatamente confermato, e nel modo peggiore, quello che &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/16/consip-ovvero-la-triste-storia-dei-punti-senza-punta/&#34;&gt;scrivevo solo pochi giorni fa sulla Consip&lt;/a&gt;, il carrozzone che gestisce gli appalti della pubblica amministrazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Riassumo brevemente i fatti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una azienda, la &lt;a href=&#34;http://www.quigroup.it/home-page/&#34;&gt;Qui! di Genova&lt;/a&gt; (difficile trovare un nome più insulso), vince due lotti di un appalto Consip da 1 miliardo di euro (avete letto bene, 1 miliardo di euro) relativo alla distribuzione dei &lt;a href=&#34;http://www.quiticket.it/&#34;&gt;buoni pasto&lt;/a&gt; agli uffici pubblici.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;azienda però è indebitata fino al collo e smette di pagare gli esercenti che ritirano i suoi ticket e che, in cambio della &amp;ldquo;fortuna&amp;rdquo;, le devono pure versare una certa commissione. I negozianti a loro volta smettono di ritirare i buoni pasto della Qui!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La situazione precipita rapidamente e alla fine la Consip, quasi in contemporanea alla pubblicazione del mio articolo, &lt;a href=&#34;http://www.consip.it/media/news-e-comunicati/risoluzione-lotti-1-e-3-della-convenzione-buoni-pasto-ed-7-informazioni-operative&#34;&gt;decide pilatescamente&lt;/a&gt; di risolvere la convenzione con Qui! ma di lasciare alle singole amministrazioni il compito di decidere cosa fare delle loro forniture. L&amp;rsquo;effetto finale è che circa 100.000 dipendenti pubblici del Lazio e delle regioni del Nord-Ovest si ritrovano in tasca decine di buoni pasto che non possono utilizzare e che forse non saranno mai rimborsati o sostituiti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Uno potrebbe chiedersi come sia possibile che una azienda come Qui! possa vincere un appalto di questa entità senza che il carrozzone Consip effettui i dovuti controlli, che sono una delle ragioni alla base della sua stessa esistenza, e quali trame e quali compiacenze ci siano dietro tutto ciò.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma queste considerazioni non mi interessano, le lascio volentieri a giornalisti e commentatori, oltre che alla solita magistratura chiamata sempre a spiegare e a risolvere a posteriori i tanti fatti mefitici della nostra vita pubblica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quello che mi interessa è l&amp;rsquo;intrico di burocrazia asfissiante e di gattopardismo che pretende di controllare persino le minuzie in modo che non si riesca a controllare un bel niente, che c&amp;rsquo;è dietro tutta questa storia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Non so più da quando ho iniziato a ricevere i buoni pasto (o più confidenzialmente &lt;em&gt;ticket&lt;/em&gt;), sarà più o meno dalla metà degli anni &amp;lsquo;90.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Prima per mangiare durante la pausa pranzo avevo due possibilità: andare alla mensa ospitata nell&amp;rsquo;area del mio istituto, dove il pasto era gratuito (bevande escluse) anche se la qualità spesso decadeva con l&amp;rsquo;avvicinarsi del termine della convenzione, oppure scegliere uno dei bar o delle tavole calde della zona per il classico panino o l&amp;rsquo;insalatona pseudo-salutista. Se decidevo di andare &amp;ldquo;fuori&amp;rdquo; ero penalizzato, sia perché pagavo di tasca mia sia perché l&amp;rsquo;ente pagava anche per me la convenzione con la mensa senza che ne usufruissi. Però tutto sommato ero libero di scegliere e andava bene così. Inoltre se mangiavo fuori potevo cedere il mio buono giornaliero per la mensa a un tesista, borsista, o precario di altro genere che non essendo un dipendente &amp;ldquo;ufficiale&amp;rdquo; avrebbe dovuto pagarsi il pranzo, per cui niente o quasi andava sprecato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi arrivarono i ticket, blocchetti di una ventina di foglietti strappabili da usare per pagare i pasti (che a me hanno sempre ricordato i &lt;a href=&#34;http://collezionieuro.altervista.org/blog/curiosita/i-miniassegni-perche-furono-emessi-1975/&#34;&gt;miniassegni&lt;/a&gt; usati negli anni &amp;lsquo;70 al posto degli spiccioli). Il mio istituto appaltava la fornitura dei ticket ad una delle società emettitrici, dopo uno o due anni il contratto scadeva e l&amp;rsquo;istituto decideva se rinnovare l&amp;rsquo;appalto o se cambiare fornitore (basandosi, si spera sul feedback degli utenti).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come dipendente avevo il diritto di ricevere un ticket per ogni giorno lavorativo e lo potevo usare sia nella mensa interna che in un qualsiasi bar, tavola calda o supermercato convenzionato con quel particolare tipo di buono pasto. Sembrava l&amp;rsquo;uovo di Colombo, e tutti o quasi ne traevano dei vantaggi (a parte i precari che perdevano la possibilità di mangiare gratis).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Sembra incredibile ma dalla faccenda dei ticket ci guadagnano più o meno tutti, mettendo a dura prova il primo principio della termodinamica. Ci guadagna l&amp;rsquo;ente pubblico che paga i ticket meno del loro valore nominale (stiamo parlando di un euro o anche un euro e mezzo in meno), ci guadagnano gli esercenti convenzionati che aumentano spesso di parecchio clienti e vendite.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ci guadagna anche e soprattutto la società emettitrice dei buoni pasto, nonostante li venda a meno del loro valore. Come? Prima di tutto giocando sui tempi: l&amp;rsquo;ente pubblico paga la fornitura tutta insieme o in grosse tranche periodiche e (relativamente) veloci mentre i dipendenti spendono solo uno o due ticket al giorno. Quindi in media ciascun ticket viene pagato alla società emettitrice parecchi giorni (ma più spesso mesi) prima del momento in cui questa rimborsa l&amp;rsquo;esercente che l&amp;rsquo;ha ritirato. Moltiplicando per decine o centinaia di migliaia di ticket ogni mese, significa che la società ha in mano per lunghi periodi di tempo un bel po&amp;rsquo; di soldi freschi che può far fruttare sul mercato finanziario, trasparente o opaco che sia (come forse è successo con Qui!).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se si aggiunge che gli esercenti sono obbligati, se vogliono mantenere la convenzione, ad accettare quasi sempre condizioni capestro, pagando ad esempio commissioni piuttosto elevate alla società emettitrice e venendo rimborsati solo dopo parecchi mesi (la commissione in teoria è proibita ma può essere camuffata in molti modi diversi, per tanti esercenti rifiutarsi di pagarla può significare perdere anche centinaia di clienti), e che tante volte i dipendenti perdono o dimenticano in un cassetto una parte dei loro ticket oppure non riescono a utilizzarli entro la data di scadenza,&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ci si rende facilmente conto di come i buoni pasto possano essere un affare eccellente per chi li emette.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In fondo quello che ci guadagna di meno è proprio il dipendente, che ancora oggi riceve buoni pasto del valore di soli 7 euro, appena sufficienti ad acquistare un panino e una bottiglietta di acqua, altro che pasto completo! Senza dimenticare i gestori delle mense aziendali, che diminuiscono ogni giorno di più, perché &amp;ldquo;tanto ci sono i ticket!&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Gli enti pubblici sono obbligati ad offrire un servizio mensa ai loro dipendenti (ma credo che la stessa cosa succeda anche nelle aziende, o almeno in quelle più grandi). Fino a pochi anni fa, la mensa era spesso interna, ospitata nei locali dell&amp;rsquo;ufficio e il servizio era appaltato ad un servizio esterno per uno o più anni, dopo i quali l&amp;rsquo;ente poteva decidere se rinnovare l&amp;rsquo;appalto o cambiare gestore. In alternativa l&amp;rsquo;ente poteva stabilire apposite convenzioni con bar, tavole calde o simili dei dintorni, che agivano in tutto e per tutto da sostituti del servizio mensa interno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una mensa interna è un bel fastidio. Bisogna avere i locali adatti, gestire l&amp;rsquo;appalto, controllare la qualità e il rispetto delle norme di sicurezza, avere a che fare con i fumi puzzolenti, i rumori, il via vai dei dipendenti che vanno e vengono dalla mensa, tutte cose che disturbano e non poco chi ha la sfortuna di lavorare nelle vicinanze della mensa. Naturale che tante amministrazioni pubbliche abbiano deciso velocemente di saltare sul carro dei ticket, chiudendo il servizio mensa interno e passando a distribuire i soli ticket.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si chiama &amp;ldquo;esternalizzazione&amp;rdquo;, è successo anche per il servizio di pulizia, di portierato, di manutenzione generale degli uffici. In teoria è un vantaggio, il privato fornisce il servizio in cui è specializzato e l&amp;rsquo;ente pubblico risparmia gli stipendi dei dipendenti che prima svolgevano internamente quel determinato servizio. In pratica è una porcheria, il privato per vincere la gara d&amp;rsquo;appalto al ribasso deve risparmiare su tutto, in particolare sugli stipendi dei suoi dipendenti, sfruttati senza pietà e che si limitano a fare solo lo stretto indispensabile (quando lo fanno), e sulla qualità e quantità delle forniture. Venite a vedere come fanno le pulizie nel mio istituto per credere.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che problema c&amp;rsquo;è? Dopo una serie di disservizi documentati si può annullare l&amp;rsquo;appalto e cercare qualcuno che svolga un servizio migliore. Sbagliato! E qui torniamo alla Consip, che avevamo lasciato molte righe fa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Da anni tutti gli appalti degli Enti Pubblici sono centralizzati e gestiti dalla &lt;a href=&#34;http://www.consip.it/&#34;&gt;Consip&lt;/a&gt;,&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che &lt;a href=&#34;http://www.consip.it/azienda/chi-siamo&#34;&gt;dovrebbe&lt;/a&gt; &lt;em&gt;&amp;ldquo;rendere più efficiente e trasparente l’utilizzo delle risorse pubbliche, fornendo alle amministrazioni strumenti e competenze per gestire i propri acquisti e stimolando le imprese al confronto competitivo con il sistema pubblico&amp;rdquo;&lt;/em&gt; (lo so che l&amp;rsquo;ho &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/16/consip-ovvero-la-triste-storia-dei-punti-senza-punta/&#34;&gt;già scritto&lt;/a&gt;, ma in certi casi è meglio ripetersi).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo vogliono certe norme europee e lo vuole anche il buonsenso, se un appalto viene gestito da professionisti che conoscono il loro mestiere, come dovrebbero essere i burocrati della Consip, si possono ottenere economie di scala che consentono di risparmiare, e allo stesso tempo si stimola la concorrenza e si evitano imbrogli e corruzione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le sole eccezioni a questa norma sono gli acquisti &amp;ldquo;specializzati&amp;rdquo;, come ad esempio quelli che riguardano la strumentazione scientifica (ma anche in questo caso ormai le cose sono diventate paurosamente complicate, con grave danno per chi fa questo tipo di acquisti che richiedono flessibilità e tempi rapidi).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che con la Consip o costi (e la corruzione) si siano ridotti mi pare opinabile, basta guardare questi &lt;a href=&#34;https://www.curiamolacorruzione.it/dati/sprechi-e-inefficienze/&#34;&gt;dati relativi all&amp;rsquo;acquisto di beni sanitari&lt;/a&gt; nelle diverse regioni italiane per rendersi conto delle enormi discrepanze che esistono ancora oggi fra le varie arre del paese. Come è possibile ad esempio che i servizi di medicina di base possano costare circa 90&amp;ndash;95 euro a residente in Liguria, Piemonte, Lombardia e Friuli, così come in Toscana e Umbria, ma che arrivino a ben 130&amp;ndash;150 euro a residente nelle regioni del Sud, mentre le regioni autonome di Valle D&amp;rsquo;Aosta e Trentino Alto Adige sono più vicine alle regioni del Sud che a quelle più virtuose del Nord? Oppure che i servizi specialistici ambulatoriali costino cifre tutto sommato contenute e poco variabili al Sud ma quasi il doppio in Lombardia, o che presentino delle variazioni spaventose nel Lazio o nel Nord-Est?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci saranno norme europee dietro tutto questo, ma non è che &amp;ldquo;lo vuole l&amp;rsquo;Europa!&amp;rdquo; è diventato una giustificazione analoga al &amp;ldquo;Dio lo vuole!&amp;rdquo; dei tempi delle crociate, dietro il quale si celavano le peggiori nefandezze? Lo vorrà pure l&amp;rsquo;Europa, ma lo vuole proprio così o ci sono modi diversi e più efficienti per venire incontro alle giuste richieste dell&amp;rsquo;Unione?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi, come è possibile che dopo tutti le specifiche, le documentazioni richieste, i chiarimenti, le commissioni, i controlli, che gli appalti gestiti da Consip dovrebbero garantire, possano verificarsi casi come quello di Qui!? Come è possibile che possa essere affidata una grossa fornitura pubblica ad una azienda che una &lt;a href=&#34;https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/23/qui-ticket-debiti-per-150-milioni-dalla-gara-consip-allinchiesta-100mila-lavoratori-rischiano-140-euro-al-mese/4510848/&#34;&gt;semplice verifica fiscale di routine&lt;/a&gt; ha trovato sommersa di decreti ingiuntivi da parte di commercianti non pagati?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E come è possibile che, quando si verifica il patatrac, la &lt;a href=&#34;http://www.consip.it/media/news-e-comunicati/risoluzione-lotti-1-e-3-della-convenzione-buoni-pasto-ed-7-informazioni-operative&#34;&gt;Consip se ne lavi le mani&lt;/a&gt;, risolva il contratto a parole, ma lasci ai singoli enti che usufruiscono dell&amp;rsquo;appalto il compito di decidere cosa fare con le loro forniture, anche se il problema non dipende dalle loro decisioni e se i singoli enti possono fare abbastanza poco per tamponare velocemente il problema?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E come è possibile che in questa storia nessuno pensi ai dipendenti dei vari enti pubblici coinvolti, bistrattati spesso a ragione ma che in questo caso sono solo vittime, che si ritrovano con dei buoni pasto che non potranno mai utilizzare e non sanno se e quando saranno mai rimborsati?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è facile correggere un errore su un appalto che in totale &lt;a href=&#34;http://www.repubblica.it/economia/2018/07/19/news/buoni_pasto_-202181325/&#34;&gt;vale l&amp;rsquo;astronomica cifra di 1 miliardo di euro&lt;/a&gt;? Non lo metto in dubbio, ma siamo sicuri che non sia proprio questa elefantiasi alla base del problema? Qui non stiamo parlando di grandi infrastrutture, stiamo parlando di banali buoni pasto. Appalti di questo tipo non sarebbe meglio gestirli a un livello più basso, come succedeva in passato, in modo che sia più facile prendere le opportune contromisure nel caso in cui qualcosa vada male?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;In Italia la corruzione e il malaffare sono un male endemico, combatterla è buono e giusto oltre che necessario, però come &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2018/07/16/consip-ovvero-la-triste-storia-dei-punti-senza-punta/&#34;&gt;dicevo nella scorsa puntata&lt;/a&gt;, non sarebbe meglio combatterla responsabilizzando le singole amministrazioni e facendo fuori i funzionari e i loro capi presi con le mani nella &lt;em&gt;marmellata&lt;/em&gt;, invece di creare mostri burocratici come la Consip che controllano e gestiscono tutto, ma che alla fine non sembra siano tanto efficaci nel fare al meglio il loro lavoro?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche perché come sempre ogni norma rigida ha i suoi punti deboli. La Consip non interviene per gli appalti sotto una certa soglia (naturale, in tanti casi bisogna per forza agire rapidamente, non si possono aspettare le lungaggini delle gare di appalto) e infatti i (pochi) dati disponibili mostrano un forte aumento di questi ultimi dopo l&amp;rsquo;ultimo aggiornamento del codice degli appalti, nell&amp;rsquo;aprile del 2016.&lt;sup id=&#34;fnref1:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; L&amp;rsquo;aumento del numero di appalti appena sotto la soglia vale di sicuro per gli appalti di lavori, per i quali la soglia è fissata a 150.000 euro, ma è probabile che valga anche per contratti e forniture (dove la soglia è di soli 40.000 euro), di cui però si sa poco perché sotto questa cifra l&amp;rsquo;ANAC, chissà perché, non registra i dati nel suo &lt;a href=&#34;http://portaletrasparenza.anticorruzione.it/microstrategy/html/index.htm&#34;&gt;Portale della Trasparenza&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Secondo gli autori dello studio citato,&lt;sup id=&#34;fnref2:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; &lt;em&gt;&amp;ldquo;L&amp;rsquo;introduzione della soglia, lo spacchettamento degli appalti in contratti di importo inferiore alla soglia di € 150.000 ha comportato una serie di potenziali sprechi&#xA;dovuti all’aumento artificioso delle procedure di gara, e dei costi connessi.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Inoltre &lt;em&gt;&amp;ldquo;ciò implica inoltre probabili inefficienze nella realizzazione delle opere dovute alle difficoltà di coordinare un maggior numero di soggetti che, a causa della frammentazione dell’opera originaria in una serie di sottocontratti, si trova a dover interagire su lavorazioni legate tra loro.&amp;rdquo;&lt;/em&gt; Per poi concludere che, &lt;em&gt;&amp;ldquo;questi problemi evidenziano quindi dei forti limiti a quello che era l’obiettivo principale della riforma, ovvero quello di accorpare in soggetti altamente qualificati [cioè la Consip, ndr] le procedure di aggiudicazione.&amp;rdquo;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma non c&amp;rsquo;è solo la Consip a complicare la vita. Persino la consegna dei singoli buoni pasto ai dipendenti che ne hanno il diritto è diventata negli ultimi anni una cosa assurdamente complicata. Potrei sbagliare, però mi sembra di ricordare che all&amp;rsquo;inizio mi spettava un ticket per ogni giorno &lt;em&gt;lavorativo&lt;/em&gt;, quindi ricevevo un blocchetto standard di 22 ticket ogni mese, con delle eccezioni per quando ero in ferie o in missione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi bisogna risparmiare su tutto,&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; per cui ora mi danno un ticket per ogni giorno &lt;em&gt;lavorato&lt;/em&gt;. Di conseguenza niente ticket se sono in ferie e niente ticket se usufruisco di un &lt;em&gt;riposo compensativo&lt;/em&gt; (cioè sto a casa recuperando le ore di servizio fatte in più che da contratto non vengono pagate, io ne ho oltre 2000!). Ma anche niente ticket se sono in missione per più di &lt;em&gt;tot&lt;/em&gt; ore (non mi chiedete quante, però) o se la missione prevede il rimborso del pranzo. E niente ticket se in un giorno faccio meno di &lt;em&gt;tot&lt;/em&gt; ore (dove è possibile che &lt;em&gt;questo&lt;/em&gt; tot sia diverso da quello di prima). E poi niente ticket se&amp;hellip;, io stesso non ricordo tutte le eccezioni possibili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sta di fatto però che, per una sede di istituto dove ci sono una quarantina di persone (e forse anche meno) che usufruiscono dei ticket, ci vuole un collega dell&amp;rsquo;amministrazione che ogni giorno si occupa di gestire tutti questi casi particolari (che poi tanto particolari non sono, è nella stessa natura del nostro lavoro svolgere una parte più o meno consistente dell&amp;rsquo;attività fuori dalle mura dell&amp;rsquo;istituto), contando il numero di ticket maturati dal singolo dipendente e distribuendo a ciascuno di noi un nuovo blocchetto da 20 solo nel momento in cui ha maturato i benedetti 20 giorni di lavoro effettivo. Il collega ci perde una bella fetta della mattina per fare tutte queste cose, senza considerare che si deve anche occupare di ordinare le nuove forniture di blocchetti, di contarli e di verificare che sia tutto a posto, e mille altre piccole incombenze analoghe.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, almeno nel mio microcosmo, la pubblica amministrazione paga lo stipendio ad una persona che per almeno un quarto del suo tempo è occupato a risparmiare qualche ticket ogni giorno. Diciamo che il collega guadagna 1.500 euro netti al mese, quindi a occhio almeno 4.000 euro comprese tasse e contributi, circa 200 euro lordi al giorno. Il suo lavoro di gestione analitica dei ticket viene quindi a costare allo Stato almeno 50 euro al giorno, praticamente lo stesso (se non di più) del risparmio che si riesce ad ottenere controllando in modo così granulare e fiscale quello che fanno i dipendenti (in effetti costa molto di più perché a Roma ci sono ulteriori controlli che impiegano altro personale).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Altro che (finto) risparmio, a me sembra invece solo uno spreco di tempo e di risorse, camuffato sotto la forma di una gestione oculata dei fondi. Un po&amp;rsquo; come quando qualche agenzia statale (e a volte anche non statale) chiede al cittadino un rimborso di pochi spiccioli, la cui gestione viene a costare dieci o venti volte di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I risparmi hanno senso quando sono veramente tali, non quando si risparmia da una parte per buttare via i soldi dall&amp;rsquo;altra. Molto meglio a questo punto abolire i ticket &lt;em&gt;tout court&lt;/em&gt; e aggiungere l&amp;rsquo;importo equivalente alla busta paga di ciascun dipendente (come reddito non tassato, perché i ticket entro certi limiti non sono tassati). Per le meno si risparmierebbero le spese e la gestione di questi appalti miliardari, il contenzioso, i trucchetti, le furbate e gli scandali come quello di Qui!.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma figuriamoci, in Italia tutte le &lt;em&gt;semplificazioni&lt;/em&gt; si risolvono in nuove e incredibili complicazioni, tutti i proclami inneggianti al risparmio si risolvono nel controllo stringente delle più piccole minuzie, perché questo è il mezzo più efficace per rendere impossibile un controllo vero ed efficace dei grossi sprechi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ne riparliamo presto con un esempio personale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sarà una relazione con l&amp;rsquo;uscita di Windows 95? Perché no, di certo non è meno probabile della &lt;a href=&#34;https://twitter.com/sabinomaggi/status/1022503249595838464&#34;&gt;fantasiosa relazione fra vaccini e autismo&lt;/a&gt;).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché i ticket, sembra incredibile, scadono quasi più rapidamente del latte o dello yogurt.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo aver visto &lt;em&gt;pulire&lt;/em&gt; le scrivanie con lo stesso straccio usato per il water, ho iniziato a coprire la mia ogni sera con articoli e fogli vari per impedire che le signore delle pulizie ci si avvicinassero.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;L. Castellani, F. Decarolis e G. Rovigatti, &lt;em&gt;&amp;ldquo;Il Processo di Centralizzazione degli Acquisti Pubblici: Tra Evoluzione Normativa e Evidenza Empirica&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, Mercato Concorrenza Regole, Il Mulino (2017). Il file pdf dell&amp;rsquo;articolo è liberamente &lt;a href=&#34;http://open.luiss.it/files/2017/11/CastellaniDecarolisRovigatti.pdf&#34;&gt;disponibile qui&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref1:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref2:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;A parole e quasi solo sugli stipendi, gli sprechi su tutto il resto non sono stati minimamente scalfiti.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>MePA... o caro</title>
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      <pubDate>Wed, 28 May 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;MePA sta per &lt;a href=&#34;https://www.acquistinretepa.it/opencms/opencms/main/programma/strumenti/MePA&#34;&gt;Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione&lt;/a&gt;, nome roboante per un sito di commercio elettronico attraverso il quale, da un anno e mezzo circa, devono essere effettuati tutti gli acquisti della Pubblica Amministrazione, a prezzi teoricamente calmierati dalla concorrenza fra i diversi fornitori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un sito di commercio elettronico fatto così bene &amp;ndash; nel 2009 ha perfino vinto un European eGovernment Award! &amp;ndash;  che distingue un &amp;ldquo;disco rigido da 1 TB&amp;rdquo; da un &amp;ldquo;disco rigido da 1.0 Terabyte&amp;rdquo; o, ma vogliamo scherzare?, da un &amp;ldquo;hard-disk 1 TB&amp;rdquo;. La precisione prima di tutto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il MePA oggi è obbligatorio per &lt;em&gt;qualunque acquisto&lt;/em&gt;. Che ci siano beni per i quali non vale solo il prezzo finale, ma considerazioni quali la qualità del bene,  l&amp;rsquo;affidabilità del venditore, il supporto tecnico, etc, etc, non interessa. Una risma di carta o un &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Microscopio_elettronico_a_scansione&#34;&gt;microscopio a scansione elettronica&lt;/a&gt;, sono equiparati e l&amp;rsquo;unica cosa importante è che costino meno &lt;em&gt;oggi&lt;/em&gt;. Se dopo l&amp;rsquo;acquisto il microscopio a scansione elettronica non funziona o non ci sono i pezzi di ricambio&amp;hellip; chissenefrega.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E chissenefrega anche nel caso in cui si possa spuntare un prezzo migliore con un acquisto diretto, fuori dal MePA. Prima era così, ora non più. Il MePA è obbligatorio, anche dimostrando con i fatti di poter spuntare un prezzo migliore. La finzione del risparmio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche alcuni fornitori ci marciano. E quanto ci marciano. Tanto i controlli non ci sono, le penali pure. E poi tanto hanno a che fare con la Pubblica Amministrazione: tutti ladri o tutti scemi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un collega ha deciso recentemente di acquistare un iMac. Nel corso della configurazione l&amp;rsquo;ho convinto a prendere 32 GB di RAM, perché la RAM non basta &lt;em&gt;mai&lt;/em&gt; e poi per lui, che gestisce spesso immagini da vari GB, una quantità del genere è un toccasana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ieri l&amp;rsquo;iMac è arrivato ma&amp;hellip; con solo 8 GB di RAM. Il collega ha contattato il fornitore che gli ha risposto, più o meno testualmente,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Si è vero, avevamo preparato tutto per montare la RAM, ma ce ne siamo dimenticati.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dimenticati???&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un iMac con 32 GB di RAM costa 600 euro in più di quello standard da 8 GB, più del prezzo complessivo di tanti computer odierni. Come diamine fai a &lt;em&gt;dimenticartene&lt;/em&gt;? Che fai, lasci la RAM lì sul tavolo invece di montarla? E anche se fosse, appena te ne accorgi dovresti precipitarti ad avvisare il cliente. Il numero ce l&amp;rsquo;hai&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la chicca vera è arrivata subito dopo. Quando l&amp;rsquo;ho sentita non ci potevo credere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;La ordiniamo subito e gliela veniamo a montare in settimana.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma come, non l&amp;rsquo;aveva dimenticata? Non l&amp;rsquo;avrà mica buttata via? O forse l&amp;rsquo;ha usata subito su un altro iMac?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Giulio Andreotti diceva che:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;A pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non sarà mica che il fornitore volesse fare il pacco, prendersi i 600 euro in più senza ordinare veramente la RAM?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tanto, nel settore pubblico, chi vuoi mai che ci faccia caso o peggio, a chi vuoi che importi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per una volta gli è andata male.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;p&gt;P.S.: Se non possiamo comprare nel MePA un &lt;em&gt;vero&lt;/em&gt; microscopio a scansione elettronica, consoliamoci almeno con &lt;a href=&#34;http://www.ammrf.org.au/myscope/sem/practice/virtualsem/&#34;&gt;questo simulatore&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Ma lo Shuttle Columbia si poteva salvare?</title>
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      <pubDate>Sun, 09 Mar 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://getpocket.com/&#34;&gt;Pocket&lt;/a&gt; mi ha inviato ieri il link a questo articolo sul disastro dello Space Shuttle Columbia del 2003, pubblicato da poco su Ars Technica:&#xA;&lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/science/2014/02/the-audacious-rescue-plan-that-might-have-saved-space-shuttle-columbia/&#34;&gt;L&amp;rsquo;audace piano di salvataggio che avrebbe potuto salvare lo Shuttle Columbia&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una lettura interessantissima e l&amp;rsquo;inglese mi sembra abbastanza scorrevole da non essere un problema insormontabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già che siamo in tema, guardatevi anche la dimostrazione effettuata da &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Feynman&#34;&gt;Richard Feynman&lt;/a&gt;, componente della &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Rogers_Commission_Report&#34;&gt;Commissione Rogers&lt;/a&gt; che investigava sulle cause dell&amp;rsquo;esplosione dello Shuttle Challenger nel 1986.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/Q5KwWesLYtA?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=161&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Feynman&#34;&gt;grande fisico teorico&lt;/a&gt;, uno dei maggiori scienziati di tutti i tempi e premio Nobel per la Fisica nel 1965, dimostrò in quella seduta che lo Shuttle si era disintegrato a causa della rottura di un anello di gomma (&lt;em&gt;o-ring&lt;/em&gt;) da pochi centesimi di dollaro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In fase di progettazione era stato deciso, per risparmiare, di usare un solo o-ring per ogni giunto del circuito del motore a combustibile solido. Ma il freddo eccessivo dei giorni prima del lancio aveva reso gli o-ring troppo rigidi, causando una perdita di combustibile e l&amp;rsquo;esplosione del Columbia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La stupidità della burocrazia e di un certo &lt;em&gt;management&lt;/em&gt; non ha confini.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Post Scriptum.&lt;/strong&gt; La Commissione Rogers non accettò la tesi di Feynman, considerandola troppo dannosa per la NASA. Dopo che Feynman minacciò di non firmare il rapporto finale, &lt;a href=&#34;http://history.nasa.gov/rogersrep/v2appf.htm&#34;&gt;le sue conclusioni vennero inserite in una appendice separata&lt;/a&gt;, diventando una analisi fondamentale sull&amp;rsquo;affidabilità dello Space Shuttle e dei sistemi complessi in generale.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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