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    <title>Anniversario on Melabit</title>
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      <title>Perché Slack non funziona su Firefox?</title>
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      <pubDate>Fri, 18 Dec 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/12/6a00d8341d3df553ef015435e545f8970c-800wi.jpg&#34; alt=&#34;&#34; title=&#34;Geek&amp;amp;Poke, Hyperinflation, 5 ottobre 2011&#34;&gt;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;em&gt;Geek&amp;amp;Poke, Hyperinflation, &lt;a href=&#34;http://geek-and-poke.com/geekandpoke/2011/10/4/hyperinflation.html&#34;&gt;5 ottobre 2011&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;Slack mi piace e lo uso parecchio, un po&amp;rsquo; per motivi di lavoro ma soprattutto per girellare su alcuni &lt;em&gt;workspace&lt;/em&gt; particolarmente interessanti, come &lt;a href=&#34;https://goedel.slack.com/&#34;&gt;Goedel&lt;/a&gt; di Lucio &amp;ldquo;Lux&amp;rdquo; Bragagnolo e &lt;a href=&#34;https://sulpulmino.slack.com/&#34;&gt;sulpulmino&lt;/a&gt; di Nicola &amp;ldquo;kOoLiNuS&amp;rdquo; Losito (attenzione, i due workspace sono ad altissimo interesse, se frequentandoli la vostra produttività diminuisce vertiginosamente non prendetevela con me!)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Finora non ho mai avuto bisogno di installare l&amp;rsquo;applicazione Slack nativa per macOS, preferendo invece usarlo direttamente dal browser. Tanto più che, essendo Slack una applicazione sviluppata con &lt;a href=&#34;https://www.electronjs.org&#34;&gt;Electron&lt;/a&gt;,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; la differenza fra una applicazione nativa per il proprio sistema operativo e una applicazione web è piuttosto labile. Come browser continuo a preferire Firefox e finora non ho mai avuto nessun problema con Slack.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da qualche giorno però Firefox non riusciva più ad aprire l&amp;rsquo;applicazione web di Slack. Forse il problema si è presentato dopo l&amp;rsquo;aggiornamento all&amp;rsquo;ultima versione di Firefox (la 84.0, che aggiunge il supporto nativo ai processori Apple Silicon), ma non ne sono sicuro al 100%. So solo che all&amp;rsquo;improvviso, ogni volta che provavo ad accedere ad uno dei soliti workspace Slack, tutto quello che ottenevo era una pagina bianca, senza nessun messaggio di errore o altro segno di vita.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perfino dopo aver installato l&amp;rsquo;applicazione Slack per macOS, &lt;a href=&#34;https://slack.com/intl/en-it/downloads/mac&#34;&gt;scaricandola dal sito&lt;/a&gt; e non dall&amp;rsquo;App Store, non riuscivo ad accedere ai soliti workspace tramite Firefox (da vera &lt;em&gt;web app&lt;/em&gt; travestita da applicazione per il desktop, ogni volta che si vuole accedere ad un nuovo workspace bisogna usare il browser per inserire i propri dati di accesso). Nessun problema invece se provavo ad autenticarmi con Chrome o ad usare Slack direttamente da Chrome. Che fosse l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/10/07/fastweb-e-la-sindrome-da-internet-explorer/&#34;&gt;ennesimo caso di &lt;em&gt;ottimizzazione&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; di un sito (o di una applicazione web) per un determinato browser, ieri Internet Explorer ed oggi Chrome?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è così, una breve ricerca su Google ha &lt;a href=&#34;https://www.reddit.com/r/Slack/comments/jcz5vc/cant_open_slack_in_firefox_on_windows_anymore/&#34;&gt;risolto l&amp;rsquo;arcano&lt;/a&gt;. Magari è solo una nuova funzione di Firefox implementata male, visto che non fornisce nessuna informazione, e tantomeno nessun messaggio di errore, all&amp;rsquo;utente (malcapitato) che si trova ad averne a che fare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per risolvere il problema bisogna aprire le Preferenze di Firefox, selezionare la voce &lt;code&gt;Privacy e sicurezza&lt;/code&gt;, andare a cercare &lt;code&gt;Cookie e dati dei siti web&lt;/code&gt; e cliccare sull&amp;rsquo;opzione &lt;code&gt;Gestisci dati...&lt;/code&gt;. A questo punto basta cancellare i dati relativi ad &lt;code&gt;app.slack.com&lt;/code&gt; (nel mio caso occupavano ben 2 GB!) e riavviare il browser. Fatto questo Slack tornerà a funzionare perfettamente anche in Firefox.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2020/12/preferenze-firefox.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi è il settimo compleanno di &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2013/12/18/melabit-il-blog/&#34;&gt;MelaBit&lt;/a&gt;. In questi anni il blog è cresciuto con costanza e da poche decine di visitatori giornalieri del primo anno è arrivato a parecchie centinaia di visite ogni giorno, che per un piccolo blog in italiano come questo non mi sembra affatto male. Fra questi visitatori ci sono tanti lettori fedeli, che hanno la pazienza di seguire il sito tramite Wordpress.com, email o social. La maggior parte però arriva qui da Google, una cosa che costituisce una vera e propria sfida a proporre contenuti sempre più di qualità. Io ci provo, dopo 387 articoli pubblicati, sto ancora imparando come si scrive per il web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Electron è un &lt;em&gt;framework&lt;/em&gt; open source che permette di sviluppare applicazioni multipiattaforma combinando il &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Runtime_system&#34;&gt;runtime&lt;/a&gt; JavaScript &lt;a href=&#34;https://nodejs.org&#34;&gt;Node.js&lt;/a&gt; e il motore di rendering grafico &lt;a href=&#34;https://www.chromium.org&#34;&gt;Chromium&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Sergente Pepper, nuova vita a 50 anni</title>
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      <pubDate>Sun, 28 May 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/15940818_10154932307144539_7127599669290123881_n.jpg?oh=b52a2a8b7e486d30d2f65705e29104f1&amp;amp;oe=59B0A366&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Quanti sono i brani musicali o gli album che hanno rappresentato un punto di svolta nella storia della musica? L&amp;rsquo;Arte della Fuga e il Clavicembalo ben Temperato di Bach, la Sagra della Primavera di Stravinskij, Ascension di John Coltrane, Bitches Brew di Miles Davis, tanto per citarne alcuni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi c&amp;rsquo;è Sgt. Pepper&amp;rsquo;s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, uscito esattamente 50 anni fa nell&amp;rsquo;Inghilterra gioiosa e progressiva degli anni &amp;lsquo;60, così magnificamente rappresentata da Michelangelo Antonioni in Blow-Up.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Molto interessante il &lt;a href=&#34;https://www.fastcompany.com/40421732/how-the-beatles-sgt-pepper-was-retooled-to-sound-fresh-50-years-later&#34;&gt;racconto della riedizione &lt;em&gt;critica&lt;/em&gt; dell&amp;rsquo;album&lt;/a&gt;, eseguita da Giles Martin, il figlio del mitico George Martin, produttore di tutti gli album dei Beatles e riconosciuto come il vero e proprio &amp;ldquo;quinto Beatle&amp;rdquo;.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/12814276_10153990172354539_7765077690322688670_n.jpg?oh=4d25244730927521207d4eb3a217936f&amp;amp;oe=59BC5BFF&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Giles Martin è partito dai nastri originali da 1 pollice a 4 tracce registrati su una &lt;a href=&#34;http://www.musictech.net/2014/05/studio-icons-studer-j37/&#34;&gt;Studer J37&lt;/a&gt;, ritrovati nei sotterranei dello studio di Abbey Road, e li ha rimasterizzati usando le tecnologie moderne ma cercando di rimanere il più possibile fedele alle scelte e ai desideri artistici del gruppo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È tutta una questione di dettagli, di chiarezza, di equilibrio fra le parti musicali. Niente di trascendentale, nessuno stravolgimento del disco originale. Però, come dice Giles Martin,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;&amp;hellip;all&amp;rsquo;improvviso si può sentire tutto. E l&amp;rsquo;album è fatto così bene che, se si può sentire tutto, diventa una esperienza [di ascolto] nettamente migliore. Io curo il missaggio di certi dischi dove, Gesù, avrei voglia di nascondere tutto sotto le coperte.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto ciò non ha niente a che vedere con certe &lt;a href=&#34;https://www.theguardian.com/technology/2007/jan/18/pop.music&#34;&gt;orride rimasterizzazioni&lt;/a&gt; degli ultimi anni, fatte solo per cercare di rinvigorire le vendite, a scapito della &lt;a href=&#34;http://tcervo.com/its-the-mastering-stupid-how-record-companies-are-ruining-music/&#34;&gt;gamma dinamica&lt;/a&gt; di tanti album e, purtroppo, anche delle orecchie e dei gusti musicali di chi li ascolta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però per apprezzare al meglio una &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/Sgt-Peppers-Lonely-Hearts-Club/dp/B06X6MJGB7/&#34;&gt;riedizione come questa&lt;/a&gt; (la gigantesca versione &amp;ldquo;Super Deluxe&amp;rdquo; in &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/Sgt-Peppers-Lonely-Hearts-Club/dp/B06WGVMLJY&#34;&gt;6 CD/DVD&lt;/a&gt; mi sembra più che altro un oggetto da collezionisti fanatici) ci vuole un impianto HiFi degno di questo nome. Niente mp3, niente aac, niente cuffiette da quattro soldi o cassette asfittiche del computer. Solo un amplificatore e delle casse di qualità (o una cuffia degna di questo nome), permettono di apprezzare certe finezze musicali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mica facile, può esistere ancora il concetto di &lt;em&gt;alta fedeltà&lt;/em&gt; se oggi ci si perde in discussioni se sia meglio l&amp;rsquo;mp3 o l&amp;rsquo;aac, o se sembra che il massimo dell&amp;rsquo;ascolto musicale siano &lt;a href=&#34;https://www.beoplay.com/products/beoplaya9&#34;&gt;casse come queste&lt;/a&gt; accoppiate ad un iPhone?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non male anche questi articoli su Rolling Stone, &lt;a href=&#34;http://www.rollingstone.com/music/albumreviews/review-the-beatles-sgt-peppers-anniversary-editions-w484397&#34;&gt;The Beatles&amp;rsquo; &amp;lsquo;Sgt. Pepper&amp;rsquo;s&amp;rsquo; Anniversary Editions Reveal Wonders&lt;/a&gt; e The Guardian, &lt;a href=&#34;https://www.theguardian.com/music/2017/may/25/beatles-sgt-pepper-50th-anniversary-edition-review-lonely-hearts-club-band-remix-album&#34;&gt;The Beatles: Sgt Pepper 50th Anniversary Edition review – peace, love and rock star ennui&lt;/a&gt;, che già dal titolo dicono tutto.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Gli apprendisti stregoni</title>
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      <pubDate>Thu, 06 Aug 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/gwkyPvlWPM0?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Oggi sono 70 anni dal lancio della prima bomba atomica su Hiroshima, in Giappone, seguito tre giorni dopo da un secondo lancio su Nagasaki. Le due bombe uccisero dalle 125.000 alle 250.000 persone, in gran parte civili. La metà, i più fortunati, morì immediatamente dopo l&amp;rsquo;esplosione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da allora, il dibattito sulla liceità etica di tale operazione non è mai cessato. Le bombe atomiche hanno accorciato la fine della guerra, risparmiando la vita di decine e centinaia di migliaia di militari e civili, o sono stati uno sfoggio eccessivo di potenza militare utile soprattutto a intimidire l&amp;rsquo;ex-alleato sovietico all&amp;rsquo;inizio della guerra fredda?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non entrerò in questo dibattito: se centinaia di studiosi specializzati non sono riusciti a mettersi  d&amp;rsquo;accordo in 70 anni, a che serve aggiungere un&amp;rsquo;opinione personale?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_2072&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/08/hiroshima-nagasaki.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/08/hiroshima-nagasaki.jpg?w=605&#34; alt=&#34;LIFE Magazine (mai pubblicato). Nagasaki, Japan, September 1945&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;391&#34; class=&#34;size-large wp-image-2072&#34; /&gt;&lt;/a&gt; LIFE Magazine (mai pubblicato). Nagasaki, Japan, September 1945[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un&amp;rsquo;altra questione &lt;em&gt;calda&lt;/em&gt; riguarda il motivo per cui i fisici tedeschi non costruirono anche loro una bomba atomica. Prima della guerra la nazione dominante in campo scientifico, in particolare nella fisica, era proprio la Germania.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I principali fisici, da Einstein a Schroedinger e Heisenberg, da Von Laue a Meitner, da Pauli a Sommerfeld, erano tutti tedeschi o austriaci. Anche il chimico più importante del&amp;rsquo;epoca, Otto Hahn, lo scopritore della fissione nucleare, era tedesco.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché allora gli scienziati tedeschi non riuscirono a costruire la bomba atomica prima degli americani e a vincere così la guerra? Tanto più che, tranne poche eccezioni (Von Laue e Hahn) erano tutti seguaci più o meno convinti del nazismo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ipotesi più accreditata ritiene che gli scienziati, consapevoli delle conseguenze dell&amp;rsquo;esplosione di una bomba atomica, abbiano sabotato volontariamente il progetto, sottostimandone l&amp;rsquo;efficacia e la fattibilità di fronte ai gerarchi nazisti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Probabilmente le cose sono andate diversamente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una cosa è padroneggiare i fondamenti teorici e sperimentali della fissione atomica, un&amp;rsquo;altra e ben diversa è realizzare un progetto che aveva bisogno di una enorme massa di scienziati e tecnici con competenze profondamente diverse. Non solo fisici e chimici, ma ingegneri, esperti di metallurgia, di idrodinamica e di calcolo, di esplosivi e di misure di radiazioni, e chissà quanti altri.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inoltre, gli americani avevano a disposizione un territorio sterminato, dove impiantare un laboratorio supersegreto lontano da tutto e da tutti, creato appositamente per il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Manhattan&#34;&gt;Progetto Manhattan&lt;/a&gt;, il programma di ricerca che portò alla bomba atomica. Fare la stessa cosa in Europa, in piena guerra e mantenendo un segreto totale, sarebbe stato probabilmente impossibile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E come poteva la Germania in guerra contro tutto il mondo occidentale, investire una somma enorme per un progetto la cui fattibilità era dubbia, distogliendola dalle indispensabili spese militari? Soprattutto quando la guerra stava rapidamente volgendo a favore degli alleati? Nonostante la sua potenza economica, è difficile pensare che avrebbe potuto permetterselo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_2071&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;173&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/08/gli-apprendisti-stregoni.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/08/gli-apprendisti-stregoni.jpg?w=173&#34; alt=&#34;Gli Apprendisti Stregoni, Einaudi, 1971&#34; width=&#34;173&#34; height=&#34;300&#34; class=&#34;size-medium wp-image-2071&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Gli Apprendisti Stregoni, Einaudi, 1971[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per approfondire l&amp;rsquo;argomento non si può fare a meno di leggere &lt;a href=&#34;http://online.scuola.zanichelli.it/centriperiferie/files/2012/08/Zanichelli_Riccardi_Storiografia_Percorso12_6-Jungk.pdf&#34;&gt;Gli Apprendisti Stregoni: Storia degli scienziati atomici&lt;/a&gt; di Robert Jungk, un bellissimo libro pubblicato negli anni &amp;lsquo;70 da Einaudi, purtroppo esaurito da tanti anni. Nonostante alcune &lt;a href=&#34;http://nba.nbi.dk/papers/rozental.htm&#34;&gt;imprecisioni&lt;/a&gt; ormai &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Brighter_than_a_Thousand_Suns:_A_Personal_History_of_the_Atomic_Scientists&#34;&gt;riconosciute&lt;/a&gt;, rimane un testo fondamentale per capire la nascita e lo sviluppo del progetto Manhattan.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chi volesse procurarselo lo può trovare facilmente sulle bancarelle (fisiche o online) oppure su eBay. In alternativa può acquistare su Amazon l&amp;rsquo;edizione in inglese, &lt;a href=&#34;http://www.amazon.it/Brighter-Than-Thousand-Suns-Scientists/dp/0156141507&#34;&gt;Brighter than a Thousand Suns: A Personal History of the Atomic Scientists&lt;/a&gt;. I più avventurosi possono anche cercare sul web il pdf o l&amp;rsquo;ebook del volume in italiano. Non è molto legale, lo so, ma qui stiamo parlando di un volume esaurito da decenni e che probabilmente non verrà mai ristampato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli Stati Uniti diventarono il paese dominante nel campo della ricerca scientifica proprio a partire dalla seconda guerra mondiale, anche a causa delle leggi razziali che obbligarono tanti scienziati europei &amp;ndash; Einstein, Fermi e Bohr su tutti &amp;ndash; a fuggire negli Stati Uniti.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Dieci anni perduti</title>
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      <pubDate>Mon, 16 Mar 2015 20:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Notiziona oggi sul sito di Repubblica,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1758&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/03/symbolics.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/03/symbolics.jpg?w=605&#34; alt=&#34;Symbolics.com, il primo dominio &amp;quot;web&amp;quot; secondo Repubblica&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;276&#34; class=&#34;size-large wp-image-1758&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Symbolics.com, il primo dominio &amp;ldquo;web&amp;rdquo; secondo Repubblica [/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;La preistoria del web: 30 anni di dominio .com&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;e ancora,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il 15 marzo 1985 dalla Symbolics (nella foto), azienda statunitense che si occupava di informatica, la prima registrazione del dominio .com. [&amp;hellip;] Ma tra i dinosauri del web c&amp;rsquo;erano anche tante realtà minori, che operavano prima ancora che l&amp;rsquo;IT crescesse con la bolla della New Economy e che i social network segnassero la svolta.&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Strano, ero sicuro che il web fosse stato concepito solo nel 1989 da Tim Berners-Lee al CERN e che fosse stato descritto sul newsgroup &lt;a href=&#34;https://groups.google.com/forum/#!msg/alt.hypertext/eCTkkOoWTAY/bJGhZyooXzkJ&#34;&gt;alt.hypertext&lt;/a&gt; solo nel 1991.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ricordavo anche che &lt;a href=&#34;http://www.zdnet.com/article/happy-birthday-mosaic-20-years-of-the-graphical-web-browser/&#34;&gt;Mosaic&lt;/a&gt;, il primo (o quasi) browser grafico per il web, era stato rilasciato nel 1993.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Accidenti, ricordavo male, il web invece esisteva già da 10 anni.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Peccato averli persi. ;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;È vero che il primo dominio .com è stato registrato il 15 marzo del 1985 da Symbolics, &lt;a href=&#34;http://symbolics.com/&#34;&gt;symbolics.com&lt;/a&gt;. Ma un dominio internet non implica necessariamente il web, &lt;a href=&#34;http://tools.ietf.org/rfc/rfc920.txt&#34;&gt;in origine&lt;/a&gt; serviva solo a dare un nome facile da memorizzare ad un insieme di computer presenti in rete. Ma sarà mica necessario documentarsi prima di scrivere, no?&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Super Pi</title>
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      <pubDate>Sat, 14 Mar 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;È passato un anno e siamo di nuovo al &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/03/14/il-giorno-di-pi/&#34;&gt;giorno di Pi&lt;/a&gt;, anzi di &lt;a href=&#34;https://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/fisica/2015/03/13/super-pi-greco-day-festa-del-secolo-per-il-numero-piu-famoso_96adbe10-4eab-4714-9771-2d4244ebdcee.html&#34;&gt;Super Pi&lt;/a&gt;. Nei paesi anglosassoni, infatti, il mese precede il giorno e la data di oggi, 3 marzo 2015, si scrive 3/14/15. Cioè le &lt;a href=&#34;http://www.super-computing.org/pi-decimal_current.html&#34;&gt;prime cinque cifre&lt;/a&gt; di Pi greco, 3.1415, uno dei numeri più importanti della matematica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il momento più significativo di tutto il giorno si presenterà alle 9:26:53 che scritto 3/14/15T9:26::0053, corrisponderà fuggevolmente a ben 10 cifre di Pi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Solo delle curiosità inutili? Mica tanto. Negli USA chi conosce la matematica trova più facilmente &lt;a href=&#34;http://www.marketwatch.com/story/the-math-behind-pi-day-and-jobs-2015-03-13&#34;&gt;un lavoro ben pagato&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dove sono le valigie?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Sono passati 25 anni: le origini del web</title>
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      <pubDate>Thu, 15 May 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;[caption width=&amp;ldquo;1120&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;http://www.w3.org/History/1994/WWW/Journals/CACM/screensnap2_24c.gif&#34;&gt;&lt;img src=&#34;http://www.w3.org/History/1994/WWW/Journals/CACM/screensnap2_24c.gif&#34; width=&#34;1120&#34; alt=&#34;WorldWideWeb, il primo browser web per il Next Cube (1990).&#34; class /&gt;&lt;/a&gt;WorldWideWeb, il primo browser web per il Next Cube (1990).[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quest&amp;rsquo;anno si celebrano i &lt;a href=&#34;http://www.webat25.org/about/history&#34;&gt;25 anni del World Wide Web&lt;/a&gt;, la tecnologia che ha permesso la diffusione di massa di Internet.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il web nasce nel 1989 con la proposta del fisico &lt;a href=&#34;http://www.w3.org/People/Berners-Lee/&#34;&gt;Tim-Berners Lee&lt;/a&gt; all&amp;rsquo;amministrazione del &lt;a href=&#34;http://home.web.cern.ch&#34;&gt;CERN&lt;/a&gt; di creare un sistema distribuito costituito da documenti legati gli uni agli altri da opportune parole chiave - i cosiddetti &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Ipertesto&#34;&gt;ipertesti&lt;/a&gt; &amp;ndash; che rendesse più semplice lo scambio e la diffusione delle informazioni fra i ricercatori del CERN, impegnati in progetti che coinvolgevano migliaia di persone sparse in ogni angolo della Terra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La presentazione ufficiale del Web avvenne nel corso della &lt;a href=&#34;http://www94.web.cern.ch/WWW94/&#34;&gt;First International Conference on the World-Wide Web&lt;/a&gt; del maggio del 1994, esattamente 20 anni fa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La &lt;a href=&#34;http://www.w3.org/History/1989/proposal.html&#34;&gt;proposta originale&lt;/a&gt; è stata scritta con un Mac e non a caso: uno dei primi programmi per gestire gli ipertesti prima dell&amp;rsquo;avvento del World Wide Web è stato &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/CC501_hypercard&#34;&gt;HyperCard&lt;/a&gt; di Bill Atkinson, forse il programma più famoso sviluppato per Mac OS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il mondo del Mac ha messo lo zampino anche nel primo browser (con editor HTML integrato), il &lt;a href=&#34;http://digital-archaeology.org/the-nexus-browser&#34;&gt;WorldWideWeb&lt;/a&gt; &amp;ndash; rinominato poco dopo &lt;em&gt;Nexus&lt;/em&gt; per evitare confusioni con il Web vero e proprio &amp;ndash; &lt;a href=&#34;http://www.w3.org/People/Berners-Lee/WorldWideWeb.html&#34;&gt;sviluppato nel 1990 da Tim Berners-Lee su (e per) computer NeXT Cube&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;http://info.cern.ch/&#34;&gt;primo sito web&lt;/a&gt; è ancora online ed è attualmente &lt;a href=&#34;http://first-website.web.cern.ch/&#34;&gt;in fase di restauro&lt;/a&gt; per riportarlo per quanto è possibile allo stato originario dell&amp;rsquo;inizio degli anni &amp;lsquo;90. Può essere navigato sia usando &lt;a href=&#34;http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html&#34;&gt;un browser moderno&lt;/a&gt; che tramite uno splendido simulatore del &lt;a href=&#34;http://line-mode.cern.ch/www/hypertext/WWW/TheProject.html&#34;&gt;line-mode browser&lt;/a&gt; (&lt;em&gt;browser a modalità di linea&lt;/em&gt;), il &lt;a href=&#34;http://line-mode.cern.ch/&#34;&gt;browser multipiattaforma&lt;/a&gt; sviluppato presso il CERN allo scopo di consentire a chiunque l&amp;rsquo;accesso al web, anche tramite i terminali seriali a caratteri dell&amp;rsquo;epoca.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Particolarmente curiosa è la pagina relativa all&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://info.cern.ch/hypertext/DataSources/WWW/Servers.html&#34;&gt;elenco dei server web esistenti nel 1992&lt;/a&gt;: una trentina!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il World Wide Web è un bellissimo esempio di come la ricerca fondamentale &amp;ndash; il &lt;a href=&#34;http://home.web.cern.ch/about&#34;&gt;CERN si occupa di fisica delle particelle&lt;/a&gt;, i mattoni fondamentali dell&amp;rsquo;universo, un settore della scienza apparentemente molto lontano dalla vita di tutti i giorni &amp;ndash; possa avere ricadute assolutamente imprendibili e molto più fruttuose dei soldi spesi per finanziare la ricerca stessa. Come nel caso della corsa allo spazio degli anni &amp;lsquo;60, che ha dato fra l&amp;rsquo;altro origine allo sviluppo travolgente dei &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Integrated_circuit&#34;&gt;circuiti integrati&lt;/a&gt; e più in generale della tecnologia microelettronica, senza la quale non esisterebbe il mondo come lo conosciamo oggi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una cosa che tanti &amp;ndash; soprattutto la nostra classe politica &amp;ndash; dimentica troppo spesso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci tenevo a parlarne qui.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Il giorno di Pi</title>
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      <pubDate>Fri, 14 Mar 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Oggi 14 marzo, 3/14 nel modo anglosassone di scrivere le date, si celebra il giorno del Pi (greco), &lt;a href=&#34;http://news.leonardo.it/pi-greco-day-2014-si-celebra-oggi-il-piu-famoso-e-misterioso-numero-dellintero-universo-matematico/&#34;&gt;uno dei numeri più importanti della matematica&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Pi è definito come il rapporto fra il perimetro e il diametro di una circonferenza. Partendo da questa definizione, si può dimostrare facilmente che il valore di Pi è compreso fra 2 e 4 (basta calcolare il perimetro del quadrato inscritto e circoscritto ad una circonferenza di raggio 1). Questo intervallo può essere ristretto &lt;a href=&#34;http://www.webalice.it/lucianoporta/LEZIONIUNO/ARCHIMEDE.pdf&#34;&gt;calcolando il perimetro di poligoni inscritti e circoscritti&lt;/a&gt; con un numero via via maggiore di lati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;http://mathworld.wolfram.com/PiFormulas.html&#34;&gt;Calcolare Pi&lt;/a&gt; con un numero crescente di cifre decimali è una sfida &lt;a href=&#34;http://mathworld.wolfram.com/PiIterations.html&#34;&gt;non solo matematica&lt;/a&gt;, ma anche di programmazione. La tecnica di calcolo più semplice da programmare che io conosca si basa sul &lt;a href=&#34;http://demonstrations.wolfram.com/MonteCarloEstimateForPi/&#34;&gt;metodo Montecarlo&lt;/a&gt;, ma qualunque altro metodo è ben accetto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il guanto di sfida è lanciato. Vediamo se qualcuno lo raccoglie e  prova a scrivere un programma per calcolare Pi con il metodo e il linguaggio che preferisce. Meglio ancora se ci aggiunge una descrizione (breve o lunga non importa) da pubblicare qui per descrivere quello che ha fatto. Qualunque contributo sarà ben accetto.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Questa volta tocca a O&#39;Reilly</title>
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      <pubDate>Mon, 24 Feb 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Oggi, in occasione del compleanno di Steve Jobs, la O&amp;rsquo;Reilly sconta del 50% tutti &lt;a href=&#34;http://shop.oreilly.com/category/deals/apple.do?code=DEAL&amp;amp;amp;imm_mid=0b7e7b&amp;amp;amp;cmp=em-na-books-videos-lp-dod_steve_jobs_elist&#34;&gt;i suoi ebook relativi ad Apple, OS X e iOS&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per chi è interessato è una offerta imperdibile.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>I miei 30 anni di Mac</title>
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      <pubDate>Mon, 27 Jan 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Ho avuto la fortuna di riuscire ad usare &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; il primo &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/macintosh.html&#34;&gt;Macintosh 128k&lt;/a&gt;, pochi mesi dopo la sua uscita. È stata un&amp;rsquo;esperienza emozionante e ne ricordo ancora perfettamente tutti i particolari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi stavo aggirando nel vecchio Dipartimento di Fisica di Torino quando un amico mi chiamò furtivamente per trascinarmi senza complimenti in un corridoio secondario del Dipartimento. Lo conoscevo, c&amp;rsquo;erano alcuni laboratori di elettronica dove lavoravano degli amici tesisti. Ogni tanto passavo da lì per salutare, ma poiché era riservato ai &lt;em&gt;particellari&lt;/em&gt; (nel gergo di allora, i fisici che studiavano la fisica delle particelle), non avevo molto da fare lì. Proprio parlando in una stanza con uno di loro, avevo deciso di passare a &lt;em&gt;stato solido&lt;/em&gt; (quella che oggi si chiama fisica della materia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico carbonaro mi portò in una stanza dove non ero mai stato. L&amp;rsquo;ingresso era quasi bloccato da un vecchio &lt;a href=&#34;http://www.hampage.hu/pdp-11/&#34;&gt;PDP-11&lt;/a&gt;, un armadio alto due metri, ormai in disuso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oltre il PDP-11 c&amp;rsquo;era una scrivania, una di quelle tipiche da laboratorio in metallo con i cassetti al lato, e sopra la scrivania&amp;hellip; lui!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sapevo perfettamente cos&amp;rsquo;era. Avevo letto avidamente &lt;a href=&#34;http://issuu.com/adpware/docs/mc028/44?e=0&#34;&gt;le prime presentazioni del Macintosh&lt;/a&gt; pubblicate fra febbraio e marzo su &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Bit_%28rivista%29&#34;&gt;Bit&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.mcmicrocomputer.org/&#34;&gt;MC Microcomputer&lt;/a&gt;, le riviste storiche di microinformatica in Italia. Conoscevo molto bene la Apple: l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://apple2history.org/&#34;&gt;Apple II&lt;/a&gt; era il computer di riferimento dell&amp;rsquo;epoca, usatissimo anche all&amp;rsquo;università, insieme al &lt;a href=&#34;http://www.mcmanis.com/chuck/computers/vaxen/&#34;&gt;VAX&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo io a casa dovevo accontentarmi di un misero &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/vic20.html&#34;&gt;VIC-20&lt;/a&gt; con espansione di memoria da 8(!) kB autocostruita e poi di un &lt;a href=&#34;http://oldcomputers.net/c64.html&#34;&gt;Commodore 64&lt;/a&gt;, di cui conoscevo ogni locazione di memoria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ero abituato a cassoni enormi, ad armadi pieni di lucine e di interruttori, perfino l&amp;rsquo;Apple II era bello grande. Al confronto il Macintosh sembrava un giocattolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi sedetti davanti al monitor da 9 pollici, così minuto rispetto ai terminaloni a cui ero abituato, e toccai per la prima volta un &lt;a href=&#34;http://sloan.stanford.edu/mousesite/1968Demo.html&#34;&gt;mouse&lt;/a&gt;. Non ci volle molto per abituarsi, era molto più semplice da usare di quanto immaginassi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Incredibile! Pochi anni prima, al primo anno di università, usavo ancora le schede perforate. L&amp;rsquo;anno dopo mi ero intrufolato in una sala terminali di informatica che mi sembrava un paradiso tecnologico. Ero abituato a inserire comandi al computer e ad aspettare la risposta per delle mezz&amp;rsquo;ore. Ed ora? Ora, invece, tutto quello che facevo compariva immediatamente sul piccolo monitor che avevo davanti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era emozionante. Sentivo confusamente di stare osservando il futuro. Il mondo dei computer non sarebbe stato più lo stesso, l&amp;rsquo;élite dei meccanici, che conoscevano i dettagli intimi del funzionamento dei computer (élite a cui sentivo di appartenere un po&amp;rsquo; anch&amp;rsquo;io) sarebbe stata travolta dai neopatentati, che il computer l&amp;rsquo;avrebbero solo usato, senza avere la minima idea di come funzionasse. E tutto grazie a un piccolo computer che sembrava un giocattolo, ma che costava come una utilitaria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo un po&amp;rsquo; il mio amico si avvicinò e mi disse: &amp;ldquo;Ha fatto lo stesso effetto anche a me&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era tardi, l&amp;rsquo;istituto stava per chiudere e dovemmo andare via e lasciare il nostro nuovo giocattolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo rubarono subito. Non lo vedemmo più.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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