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    <title>Android on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Android on Melabit</description>
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      <title>Syncthing, c&#39;è anche l&#39;iPhone e l&#39;iPad</title>
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      <pubDate>Tue, 21 May 2024 18:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Ed eccoci arrivati all&amp;rsquo;ultima parte della serie dedicata a Syncthing, questa volta incentrata sull’uso del programma con i dispositivi mobili (qui potete trovare la &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/03/21/syncthing-ovvero-come-liberarsi-dalle-limitazioni-di-dropbox-e-affini/&#34;&gt;prima&lt;/a&gt;, la &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2024/04/09/syncthing-installazione-e-uso/&#34;&gt;seconda&lt;/a&gt; e la &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2024/04/29/syncthing-e-se-vogliamo-qualcosa-di-piu/&#34;&gt;terza&lt;/a&gt; parte).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Su Android posso dire poco, perché in questo momento non ho per le mani nemmeno un dispositivo Android su cui fare delle prove. In ogni caso, su Google Play è disponibile l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://play.google.com/store/apps/details?id=com.nutomic.syncthingandroid&#34;&gt;app ufficiale di Syncthing&lt;/a&gt;, per cui non dovrebbero esserci particolari differenze rispetto ad un sistema desktop (volendo si può &lt;a href=&#34;https://f-droid.org/packages/com.nutomic.syncthingandroid/&#34;&gt;scaricare l&amp;rsquo;app&lt;/a&gt; anche dello store alternativo &lt;a href=&#34;https://f-droid.org&#34;&gt;F-Droid&lt;/a&gt;, dedicato alle applicazioni open source per Android).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Invece, per motivi che mi sfuggono, non esistono delle app ufficiali di Syncthing per iOS e iPadOS (da ora in poi scriverò solo iOS per intendere entrambi i sistemi operativi mobili di Apple). Per fortuna ci hanno pensato quelli di &lt;a href=&#34;https://www.pickupinfinity.com&#34;&gt;Pickup Infinity Limited&lt;/a&gt;, che hanno sviluppato &lt;a href=&#34;https://apps.apple.com/us/app/m%C3%B6bius-sync-pro/id1671184333&#34;&gt;Möbius Sync Pro&lt;/a&gt;, un ottimo &lt;em&gt;client&lt;/em&gt; di Syncthing per iOS che replica in modo perfetto l&amp;rsquo;interfaccia web di gestione del programma.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dell&amp;rsquo;app esiste anche una versione gratuita, &lt;a href=&#34;https://apps.apple.com/us/app/m%C3%B6bius-sync/id1539203216&#34;&gt;Möbius Sync&lt;/a&gt;, utile per fare delle prove e vedere si ci piace. Ma per un uso appena appena serio ci vuole la versione Pro, che del resto costa una cifra ridicola rispetto a quello che offre.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-welcome-screen.png&#34; alt=&#34;&#34; class=&#34;gallery-3-left&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-purchase.png&#34; alt=&#34;&#34; class=&#34;gallery-3-center&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-pro.png&#34; alt=&#34;&#34; class=&#34;gallery-3-right&#34;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Schermata di benvenuto di Moebius Sync (sinistra), informazioni su Moebius Sync (centro), attivazione di Moebius Sync Pro (destra).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta installato, Möbius Sync si presenta con questa interfaccia (sopra quella dell&amp;rsquo;iPhone, sotto l&amp;rsquo;iPad), che appare identica all&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/04/09/syncthing-installazione-e-uso&#34;&gt;interfaccia web dell&amp;rsquo;applicazione per desktop&lt;/a&gt;,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-iphone.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;em&gt;Schermata principale di Möbius Sync per iPhone.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-ipad.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;em&gt;Schermata principale di Möbius Sync per iPad.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;permettendo così di usare Syncthing sui dispositivi mobili Apple esattamente come siamo abituati a fare sui normali computer su cui gira Linux, macOS o Windows. In entrambi i casi il nome dato di default al dispositivo iOS è &lt;code&gt;localhost&lt;/code&gt;, che è bene cambiare per personalizzare il vostro dispositivo ed evitare confusioni.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche il collegamento del dispositivo iOS con gli altri dispositivi  su cui gira già Syncthing è identica a quanto descritto nell&amp;rsquo;articolo &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/04/09/syncthing-installazione-e-uso/&#34;&gt;Syncthing, installazione e uso&lt;/a&gt;, con la differenza che ora possiamo lavorare più comodamente piazzando l&amp;rsquo;iPhone o l&amp;rsquo;iPad sulla scrivania, proprio accanto al computer a cui vogliamo collegarlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta stabilito il collegamento, anche la sincronizzazione delle cartelle funziona esattamente come sul desktop: sul computer di partenza si sceglie la cartella da sincronizzare, si preme il tasto &lt;code&gt;Edit&lt;/code&gt; e nel pannello &lt;code&gt;Sharing&lt;/code&gt; si seleziona il dispositivo iOS con cui condividerla. Immediatamente dopo sul dispositivo iOS apparirà la solita &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/04/09/syncthing-installazione-e-uso/&#34;&gt;richiesta di conferma&lt;/a&gt;,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-add-remote-folder.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;che dovremo accettare scegliendo il percorso (&lt;code&gt;Folder Path&lt;/code&gt;) dove collocare la cartella sincronizzata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-select-local-folder.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Normalmente Möbius Sync propone di metterla all&amp;rsquo;interno del suo &lt;em&gt;sandbox&lt;/em&gt;, una cosa di per sé ragionevole, ma che può creare problemi se abbiamo bisogno di aprire i file sincronizzati con altre applicazioni per iOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-sandbox.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Infatti, non tutte le app per iOS possono accedere alla sandbox di altre app e, se non lo fanno, l&amp;rsquo;unica alternativa è condividere il file con l&amp;rsquo;app desiderata (oppure copiarlo in una cartella accessibile all&amp;rsquo;app) e poi, una volta concluse le modifiche, rimettere il file aggiornato nella sandbox di Möbius Sync, in modo da sincronizzarlo con gli altri dispositivi connessi. Non è proprio il massimo della semplicità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questi casi, è possibile toccare il tasto &lt;code&gt;Pick External Folder&lt;/code&gt; e selezionare una cartella appartenente alla &lt;em&gt;sandbox&lt;/em&gt; dell&amp;rsquo;app con cui desideriamo aprire i file. Purtroppo i dettagli su come procedere dipendono molto dall&amp;rsquo;app in questione, quindi potrebbe essere necessario fare delle prove finché non funziona tutto correttamente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questo è proprio quello che ho fatto con Obsidian: l&amp;rsquo;ho installato su iOS e ho definito la cartella dove salvare l&amp;rsquo;archivio dei file, lasciandola inizialmente vuota. A questo punto, ho sincronizzato la mia cartella di Obsidian da macOS all&amp;rsquo;iPad Pro. Quando si è trattato di scegliere il percorso (&lt;code&gt;Folder Path&lt;/code&gt;) dove collocare questa cartella, ho premuto il tasto &lt;code&gt;Pick External Folder&lt;/code&gt; e ho selezionato la cartella vuota appena creata. Ci sono voluti due o tre tentativi per imparare a farlo, ma alla fine ci sono riuscito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-05-21-syncthing-ce-anche-liphone-e-lipad/moebius-sync-obsidian.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;E dato che su iOS la cartella di Obsidian l&amp;rsquo;avevo messa su iCloud, ora il mio archivio Obsidian viene sincronizzato automaticamente anche con i dispositivi iOS su cui non gira Möbius Sync.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma perché non far girare Möbius Sync su tutti i dispositivi iOS, visto che l&amp;rsquo;acquisto sull&amp;rsquo;App Store non pone limiti al numero di installazioni?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qui veniamo all&amp;rsquo;unico vero neo di Möbius Sync (almeno per quanto ho visto finora): il sistema di sincronizzazione sempre attivo in background consuma, e parecchio, la batteria, soprattutto se ci sono spesso tanti file da sincronizzare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Su iPad non è un grosso problema (anche se a me è capitato di scaricare completamente la batteria in due giorni, senza mai usare l&amp;rsquo;iPad) ma su iPhone può ridurre significativamente l&amp;rsquo;autonomia tra una ricarica e l&amp;rsquo;altra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per evitare, o almeno minimizzare, il problema si può agire sul pannello &lt;code&gt;iOS&lt;/code&gt; delle impostazioni di  Möbius Sync, aumentando l&amp;rsquo;intervallo di tempo fra due sincronizzazioni successive. O si può disabilitare del tutto la sincronizzazione in background, eseguendo Möbius Sync solo quando serve. Oppure, come ho fatto io con Obsidian, si può limitare l&amp;rsquo;installazione dell&amp;rsquo;app ai soli dispositivi dove serve più di frequente, utilizzando iCloud per gli altri.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E con questo articolo si conclude la lunga saga dedicata a Syncthing. Magari ci saranno degli articoli dedicati a questioni specifiche, ma il grosso di ciò che serve per usare il programma c&amp;rsquo;è tutto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto basta solo rimboccarsi le maniche e iniziare a sincronizzare i propri file come si deve, senza dover utilizzare servizi costosi e di qualità inferiore, che non si sa mai cosa facciano con i nostri documenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;È un po&amp;rsquo; curioso che una azienda di consulenza sviluppi e venda una applicazione per iOS. L&amp;rsquo;unico motivo che mi viene in mente è che l&amp;rsquo;abbiano sviluppata inizialmente per uso interno e che solo in un secondo momento abbiano deciso di metterla a disposizione di tutti gli utenti di iOS.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutte le altre schermate sono state catturate su un iPad Pro perché lo schermo più grande permette di mostrare più dettagli. Sull&amp;rsquo;iPhone è tutto identico a parte le dimensioni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non l&amp;rsquo;ho fatto apposta, ma tutto sommato è comodo. Ma voi non fatelo, perché non sono sicuro che non possa creare dei problemi.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>iPhone ricondizionato, ovvero perché a volte conviene essere pignoli</title>
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      <pubDate>Mon, 20 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/katya-ross-I4YsI1zWq_w-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@katya&#34;&gt;Katya Ross&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il mio iPhone 7 era arrivato al capolinea: con soli 32 GB di spazio, una batteria con una capacità di appena la metà di quella iniziale, l&amp;rsquo;impossibilità di aggiornare iOS, non c&amp;rsquo;era più motivo di ostinarsi ancora ad usarlo. La batteria l&amp;rsquo;avevo già cambiata una volta e non avrei mai speso altri 70-80 euro in una operazione parziale, che non avrebbe risolto gli altri problemi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma il telefono non è il mio strumento principale di comunicazione, anzi se fosse possibile ne farei volentieri a meno, e quindi non spenderei mai 1.000 euro per un iPhone ultimissimo-modello-che-fa-anche-il-caffè. Non dico che sia sbagliato, conosco tanta gente per la quale il telefono è uno strumento indispensabile per il lavoro e la vita sociale, ma non è il mio caso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Potrei usare Android, in fondo con 200-250 euro posso prendere un telefono di caratteristiche più che adeguate alle mie necessità. Il problema dei telefoni Android è che dopo due anni li devi buttare, e poi con Android si perde l&amp;rsquo;integrazione quasi perfetta che ha l&amp;rsquo;iPhone con il resto dell&amp;rsquo;ecosistema Apple che domina sia a casa mia che in ufficio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cui non c&amp;rsquo;è scelta, mi serve un altro iPhone, ma lo prendo rigenerato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Per un po&amp;rsquo; ho guardato le proposte di &lt;a href=&#34;https://www.trendevice.com/&#34;&gt;TrenDevice&lt;/a&gt; e di &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/&#34;&gt;Amazon&lt;/a&gt;, ma eravamo sotto Natale e non si trovava niente di interessante. &lt;a href=&#34;https://swappie.com/it/&#34;&gt;Swappie&lt;/a&gt; non l&amp;rsquo;ho mai provato, qualche conoscente me ne ha parlato bene, ma non so se fidarmi e lascio perdere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi Amazon mi manda la solita email con proposte d&amp;rsquo;acquisto basate sulle mie ricerche precedenti, e questa volta ci sono delle buone offerte per l&amp;rsquo;iPhone XR, che è uno dei modelli che mi interessano. Il display grande ma non troppo mi alletta e, per quello che costa, anche se durasse solo due-tre anni sarebbe come comprare un Android ma rimanendo sempre in casa Apple. E poi mia moglie e mia figlia maggiore hanno già un iPhone XR e ne sono soddisfatte, per cui non ho dubbi e prendo l&amp;rsquo;XR. Mi tengo sul modello da 64 GB, in base alla mia modalità di uso (le foto le scarico sul Mac e con l&amp;rsquo;iPhone ascolto solo musica in streaming) raddoppiare la capacità rispetto al 7 dovrebbe essere più che sufficiente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Amazon come sempre è un mostro di efficienza, compro l&amp;rsquo;iPhone alla sera e il giorno dopo è già a casa mia, ma siamo nel pieno della settimana e ho solo il tempo di aprire la scatole e controllare che sia tutto a posto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Arriva la domenica, per combinazione sia la moglie che le figlie sono fuori per tutto il giorno, per cui ho tutta la tranquillità per configurare il nuovo (si fa per dire) iPhone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è certo la prima volta che configuro un iPhone, mi aspetto un&amp;rsquo;oretta di lavoro per trasferire tutto dal 7 all&amp;rsquo;XR, più un&amp;rsquo;altra oretta per i ritocchi finali, l&amp;rsquo;inserimento di alcune password, la riconfigurazione di qualche app e magari anche l&amp;rsquo;installazione di qualche applicazione che volevo provare ma non avevo lo spazio fisico per farlo. Insomma, prima di pranzo dovrei aver finito, anzi mi dovrebbe avanzare un po&amp;rsquo; di tempo per giocherellare con il nuovo &lt;em&gt;gadget&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Accendo l&amp;rsquo;iPhone XR, il 7 se ne accorge e mi chiede se voglio trasferire il suo contenuto al nuovo dispositivo. Ma io ho altri piani: voglio prima effettuare una configurazione di base dell&amp;rsquo;iPhone, per poi resettarlo allo stato di fabbrica e, solo a quel punto, sincronizzarlo col il 7 tramite la comodissima funzione &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT210216&#34;&gt;Inizia subito&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che volete, sarò fissato ma preferisco avere il controllo di quello che faccio. In questo caso specifico, voglio essere sicuro che il telefono sia stato davvero resettato allo stato di fabbrica, senza errori o configurazioni spurie. Del resto installo da zero macOS anche quando compro un Mac nuovo, figuriamoci se non faccio la stessa cosa con un dispositivo già usato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E, spoiler, in questo caso specifico ho fatto benissimo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;La prima configurazione dell&amp;rsquo;iPhone si svolge senza intoppi, l&amp;rsquo;iPhone si attiva collegandosi ai server Apple e tutto procede liscio fino alla solita schermata iniziale di un nuovo iPhone fresco di fabbrica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non la guardo nemmeno, vado subito in &lt;code&gt;Impostazioni -&amp;gt; Generali -&amp;gt; Trasferisci o inizializza iPhone&lt;/code&gt; e seleziono &lt;code&gt;Inizializza contenuto e Impostazioni&lt;/code&gt;. L&amp;rsquo;idea, come dicevo qualche riga fa, era di resettare prima l&amp;rsquo;iPhone XR allo stato di fabbrica per poi sincronizzarlo con il 7.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma qui iniziano i problemi, perché dopo il reset e l&amp;rsquo;inizio del processo di trasferimento del contenuto del 7 sull&amp;rsquo;XR, il nuovo telefono mi comunica che non può essere attivato. Penso ad un problema momentaneo, riavvio l&amp;rsquo;iPhone XR e riprovo, ma&amp;hellip; niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto collego l&amp;rsquo;iPhone al Mac, riparto da zero e provo di nuovo, ma per quanto mi sforzi non c&amp;rsquo;è verso di attivare l&amp;rsquo;iPhone XR.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-activation-failed.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;A un certo punto compare un messaggio che mi informa che l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://support.apple.com/en-us/HT208831&#34;&gt;iPhone deve essere aggiornato&lt;/a&gt; prima di poterlo collegare al Mac (strano, al primo collegamento non mi ha detto niente). Accetto l&amp;rsquo;invito, ma anche dopo questo l&amp;rsquo;aggiornamento l&amp;rsquo;attivazione  dell&amp;rsquo;iPhone fallisce.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ultima possibilità è entrare nella &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT201263&#34;&gt;modalità di ripristino &lt;/a&gt; (o &lt;em&gt;recovery mode&lt;/em&gt;) dell&amp;rsquo;iPhone. Per farlo nei modelli più recenti bisogna spegnere l&amp;rsquo;iPhone, premere brevemente prima il tasto &lt;code&gt;Volume Su&lt;/code&gt; e poi il &lt;code&gt;Volume Giù&lt;/code&gt;, e infine premere il tasto di accensione tenendolo premuto finché sullo schermo dell&amp;rsquo;iPhone non compare l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT203122&#34;&gt;immagine&lt;/a&gt; che invita a collegarlo al Mac con un cavo (per gli altri modelli, basta &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT201263&#34;&gt;leggere qui&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto macOS mi informa che l&amp;rsquo;iPhone ha un problema e che deve essere aggiornato oppure resettato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-needs-updating.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Provo ad aggiornarlo, e macOS scarica la versione più recente di iOS,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-update-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;la installa sull&amp;rsquo;iPhone XR apparentemente senza intoppi,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-update-2.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-update-3.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;ma poi si blocca di nuovo al momento dell&amp;rsquo;attivazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-activation-failed-again.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;La stessa cosa succede se ricollego l&amp;rsquo;iPhone XR in modalità ripristino e provo a resettarlo invece che ad aggiornarlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, sembra proprio che il mio iPhone XR non voglia più saperne di attivarsi. Dubito che  il telefono abbia origini &lt;em&gt;opache&lt;/em&gt;, perché inserendo il numero di serie in &lt;a href=&#34;https://checkcoverage.apple.com/&#34;&gt;Check Device Coverage&lt;/a&gt; di Apple sembra tutto a posto, e poi non bisogna dimenticare che, appena acceso, l&amp;rsquo;iPhone si è attivato regolarmente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È più facile che sia un problema hardware, magari perché il tecnico che ha revisionato il telefono prima di venderlo ha fatto dei pasticci che, dopo qualche minuto di uso (e di riscaldamento), hanno danneggiato il telefono.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La cosa migliore è chiedere il reso ad Amazon, che me lo concede senza problemi dopo una breve chiacchierata online con un operatore davvero gentile. Mentre aspetto la conclusione della procedura di reso trovo, sempre su Amazon, degli iPhone XR rigenerati da 128 GB a pochi euro in più di quello che ho pagato il modello da 64 GB, e a quel punto è inevitabile passare alla capacità superiore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inutile dire che la procedura che mi ero prefissato fin dall&amp;rsquo;inizio (configurazione di base dell&amp;rsquo;iPhone XR, reset allo stato di fabbrica e, finalmente, sincronizzazione con l&amp;rsquo;iPhone 7) questa volta  va a buon fine senza intoppi, confermando ancora di più che il problema con il primo XR era di natura hardware e non software.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Al di là dell&amp;rsquo;esperienza personale, c&amp;rsquo;è una morale in questa storia?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Uno dei motivi per scrivere questo articolo era quello di mostrare che ci sono parecchi metodi per far funzionare un iPhone recalcitrante, in particolare la &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT201263&#34;&gt;modalità di ripristino&lt;/a&gt;, che è poco conosciuta ma molto efficace. Qui non ha funzionato perché i problemi erano altri, ma in passato mi ha risolto più di un problema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altro motivo era quello di descrivere una pratica, quella di resettare allo stato di fabbrica i gadget informatici che ci passano per le mani (in particolare quelli rigenerati o comunque usati) e reinstallare da zero il sistema operativo, utile a partire da un sistema sicuramente &lt;em&gt;pulito&lt;/em&gt;, da configurare esattamente come vogliamo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questo caso, questa abitudine potrebbe essere servita anche ad individuare un problema hardware, forse perché lo stress dovuto alle reinstallazioni e ai riavvii dopo giorni o settimane di stop ha messo in evidenza qualche problema ai componenti elettronici che altrimenti si sarebbe presentato solo più tardi, magari a garanzia scaduta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo, al di là delle esperienze personali (sempre utili ma troppo limitate), ci vorrebbero dei dati sistematici per confermare o meno l&amp;rsquo;ipotesi (anche se quello che si sa relativamente al &lt;a href=&#34;https://users.ece.cmu.edu/~koopman/des_s99/electronic_electrical/&#34;&gt;tasso di rottura nel tempo&lt;/a&gt; dei componenti elettronici ci dice che questa ipotesi non è proprio campata in aria) e invece la mia è stata solo fortuna.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in ogni caso è una abitudine che non fa male, quindi perché non usarla?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>La falsa sicurezza delle app VPN per Android (e non solo)</title>
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      <pubDate>Wed, 22 May 2019 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2019/05/bernard-hermant-590572.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@bernardhermant&#34;&gt; Bernard Hermant&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fino a pochi anni fa le &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Virtual_Private_Network&#34;&gt;reti private virtuali&lt;/a&gt; (VPN, Virtual Private Network) erano un prodotto di nicchia, riservato prevalentemente a chi era spesso fuori dall&amp;rsquo;ufficio per lavoro e aveva bisogno di connettersi in modo sicuro alla rete aziendale dal bar o dall&amp;rsquo;hotel di turno, oppure a chi viveva in paesi a rischio censura e voleva esprimere il suo pensiero senza poter essere rintracciato o più semplicemente desiderava accedere liberamente ai siti web oscurati dal proprio governo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi, proprio all&amp;rsquo;inizio dell&amp;rsquo;amministrazione Trump, il Congresso degli Stati Uniti ha deciso di consentire ai fornitori di servizi di accesso alla rete (ISP, Internet Service Provider), gli equivalenti dei nostri Fastweb, Infostrada o Vodafone, di &lt;a href=&#34;https://medium.freecodecamp.org/how-to-set-up-a-vpn-in-5-minutes-for-free-and-why-you-urgently-need-one-d5cdba361907&#34;&gt;rivendere a chiunque e senza dover richiedere alcuna autorizzazione&lt;/a&gt;, i dati di navigazione dei propri utenti. Un business che vale &lt;a href=&#34;https://www.washingtonpost.com/news/the-switch/wp/2017/03/28/republicans-are-poised-to-roll-back-landmark-fcc-privacy-rules-heres-what-you-need-to-know/&#34;&gt;80 miliardi di dollari&lt;/a&gt; di sola pubblicità online.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questi dati c&amp;rsquo;è di tutto, fra cui moltissime informazioni strettamente private: la storia della navigazione su internet con l&amp;rsquo;elenco di tutti i siti visitati, le ricerche effettuate, il contenuto delle email, informazioni mediche e finanziarie, indirizzi, date di nascita, numeri di telefono, e persino i dettagli della posizione geografica dell&amp;rsquo;utente nel corso della giornata. Di conseguenza l&amp;rsquo;uso delle VPN è letteralmente esploso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo &lt;a href=&#34;https://www.theregister.co.uk/2016/02/26/ssl_vpns_survey/&#34;&gt;non è affatto detto che una rete VPN aumenti la sicurezza delle proprie comunicazioni online&lt;/a&gt;. Anzi può essere persino peggio, una VPN può dare un falso senso di sicurezza che invita ad &lt;em&gt;abbassare la guardia&lt;/em&gt;, con conseguenze potenzialmente catastrofiche (in particolare per coloro che hanno la sfortuna di vivere in paesi governati dal dittatorello di turno).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo dimostra una &lt;a href=&#34;https://dl.acm.org/citation.cfm?id=2987471&#34;&gt;ricerca pubblicata nel 2016&lt;/a&gt;, immediatamente prima della deregolamentazione decisa dal Congresso USA. Per motivi pratici la ricerca è focalizzata sulle sole app VPN (gratuite) per Android e trascura completamente il mondo iOS e tutte le applicazioni analoghe per i sistemi operativi desktop, Windows e macOS e Linux. Ma pur con tutti i suoi limiti, i risultati della ricerca danno un quadro piuttosto chiaro di quanto sia  critica la situazione in questo settore, e allargando ulteriormente il campo di analisi la situazione non potrebbe che peggiorare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Qui sotto ho riassunto brevemente i risultati della ricerca, nel corso della quale i ricercatori hanno analizzato ben 283 app VPN disponibili gratuitamente sul Play Store di Google all&amp;rsquo;inizio dell&amp;rsquo;analisi (settembre 2015). Chi desidera approfondire può scaricare liberamente dai siti istituzionali degli autori sia l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://www.icir.org/vern/papers/vpn-apps-imc16.pdf&#34;&gt;articolo completo&lt;/a&gt; che le &lt;a href=&#34;https://research.csiro.au/ng/wp-content/uploads/sites/106/2016/09/vpnapps_imc16_presented_slides.pdf&#34;&gt;slide della conferenza&lt;/a&gt; nella quale è stato presentato il lavoro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bisogna notare che, anche se tutte le app analizzate sono gratuite, più della metà richiede il pagamento di un importo mensile per l&amp;rsquo;uso effettivo della rete VPN, una cosa assolutamente normale visti i costi associati alla gestione di una infrastruttura di rete.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Reti peer-to-peer&lt;/strong&gt;: un gran numero di app VPN non utilizza una infrastruttura di rete costruita &lt;em&gt;ad hoc&lt;/em&gt; ma si basa sui nodi di accesso messi a disposizione dagli altri utenti (spesso in cambio di sconti), formando quindi una rete &lt;em&gt;peer-to-peer&lt;/em&gt; molto più economica da gestire ma che non garantisce assolutamente la trasparenza e la sicurezza necessarie.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Modello gratuito&lt;/strong&gt;: mettere su una rete VPN ha dei costi significativi e quindi in questo caso specifico il modello &lt;em&gt;free&lt;/em&gt; non può funzionare; per poter proporre delle VPN gratuite o a basso costo le aziende utilizzano spesso una serie di trucchi poco accettabili, con i quali portano gli utenti inconsapevoli sui siti dei partner pubblicitari oppure utilizzano codice JavaScript più o meno oscuro per iniettare gli annunci pubblicitari direttamente nel flusso dei dati. La pubblicità in sé può anche essere innocua, ma &lt;em&gt;mettere le mani&lt;/em&gt; nel flusso dei dati trasmessi sulla connessione VPN può portare ad abusi molto più seri e pericolosi per chi utilizza la rete in questione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Malware&lt;/strong&gt;: più di un terzo delle app VPN era infestato da qualche forma di &lt;em&gt;malware&lt;/em&gt;: non solo il quasi inoffensivo &lt;em&gt;adware&lt;/em&gt; (pubblicità non richiesta) ma spesso anche da veri e propri &lt;em&gt;spyware&lt;/em&gt; (programmi che spiano l&amp;rsquo;attività online dell&amp;rsquo;utente) o &lt;em&gt;trojan&lt;/em&gt; (programmi installati di nascosto che possono eseguire operazioni dannose sul sistema).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Crittografia&lt;/strong&gt;: non è affatto detto che il traffico di rete che transita attraverso queste app VPN sia crittografato e quindi risulti illeggibile agli ISP o alle agenzie governative un po&amp;rsquo; troppo &lt;em&gt;curiose&lt;/em&gt;; e anche quando lo è, può succedere che errori di implementazione o di configurazione delle app mostrino in chiaro gli accessi ai server DNS (quelli che traducono i nomi dei siti web negli indirizzi numerici comprensibili ai computer), rivelando così l&amp;rsquo;attività effettuata in rete dagli utenti, una cosa che in certi paesi può essere più che sufficiente per finire in carcere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Certificati&lt;/strong&gt;: alcune app VPN riescono perfino ad installare i propri certificati digitali al posto di quelli ufficiali del dispositivo Android (certificati &lt;em&gt;root&lt;/em&gt;), rendendo del tutto inefficace la cifratura dei dati in transito sul dispositivo, perché chi dispone del certificato digitale dispone anche delle chiavi con cui decodificare tutto quello che passa attraverso la rete VPN.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Consapevolezza del rischio&lt;/strong&gt;: solo l&#39;1% delle recensioni sul Play Store solleva dei dubbi sull&amp;rsquo;attività potenzialmente fraudolenta svolta dalle app VPN; l&amp;rsquo;utente medio di questi prodotti non ha le capacità tecniche per accorgersi dei rischi che corre quando usa un&amp;rsquo;app di questo tipo e purtroppo il sistema operativo sottostante fa ben poco per aiutarlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, nonostante i limiti già ricordati, questa ricerca dimostra in modo inoppugnabile che le app VPN per Android (ma non solo) danno solo un falso senso di sicurezza, che le rende inutili e perfino controproducenti. Dubito fortemente che si otterrebbero risultati diversi analizzando le app analoghe per gli altri sistemi operativi mobili o desktop. E dubito altrettanto fortemente (se non di più) che dal 2016 ad oggi la situazione sia migliorata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Primo, perché tutti i sistemi operativi attuali fanno pochissimo per aiutare l&amp;rsquo;utente a valutare correttamente i rischi connessi a certe attività di rete. Far comparire di continuo avvisi e richieste di autorizzazione di tutti i tipi non è sufficiente, se non si spiega in modo corretto e comprensibile quello che succede. E in ogni caso, troppe richieste inutili non fanno altro che affogare ciò che è veramente importante in un rumore di fondo indistinto, da cui l&amp;rsquo;utente medio esce cliccando automaticamente, senza nemmeno leggere. Facile quindi infilare delle app più o meno malevole negli store online dei vari sistemi operativi, in particolare di quelli più diffusi,  Android per il mobile e Windows per il desktop. Apple per fortuna riesce a controllare meglio di altri gli store di macOS e di iOS, ma possiamo essere sicuri che ci riesca al 100%?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Secondo, perché in questo campo il modello &lt;em&gt;free&lt;/em&gt; non funziona a priori. Gestire una infrastruttura di una rete ha dei costi che devono essere ripagati in qualche modo, lecito (attraverso gli acquisti &lt;em&gt;in-app&lt;/em&gt; e gli abbonamenti mensili) o illecito. E comunque non è nemmeno detto che una rete VPN a pagamento (anche di costo rilevante) assicuri un livello di sicurezza decente. Poter spiare una connessione considerata sicura può assicurare tanti di quei benefici, sia a livello economico (ad esempio, conoscere le attività e i progetti di certe aziende) che politico (primo fra tutti riuscire a individuare gli oppositori politici), che è meglio non fidarsi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che fare?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>iPhone XYX</title>
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      <pubDate>Mon, 11 Sep 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Non so voi, ma a me tutta questa attesa spasmodica per &lt;a href=&#34;https://www.apple.com/apple-events/september-2017/&#34;&gt;il nuovo iPhone&lt;/a&gt; mi fa venire l&amp;rsquo;orticaria. Sono mesi che girano voci incontrollate (ed incontrollabili) sulle caratteristiche del nuovo modello, sui suoi dettagli più minuti, perfino sul nome che potrebbe aver scelto Apple per festeggiare il decennale, una cosa veramente stucchevole.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A cominciare dal nome. Ma chissenefrega se il nuovo iPhone sarà chiamato iPhone 7s oppure 8 oppure X, il nome non cambierà di una virgola la mia propensione all&amp;rsquo;acquisto del nuovo modello, e soprattutto quella delle &lt;a href=&#34;http://macintelligence.org/blog/2017/09/10/il-trilione/&#34;&gt;centinaia e centinaia di milioni di utenti&lt;/a&gt; che lo usano già, o che vorrebbero usarlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però chiamarlo iPhone X sarebbe fuori luogo, Apple ha tolto da poco il suffisso X dal nome del sistema operativo del Mac (sigh!), e ora sarebbe pronta a reinfilarlo subito in quello dell&amp;rsquo;iPhone? Un po&amp;rsquo; di fantasia, perbacco! A questo punto meglio chiamarlo &lt;em&gt;iPhone XYZ&lt;/em&gt;, almeno ci si porta un po&amp;rsquo; avanti con il lavoro (ed è più facile azzeccarci)&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi c&amp;rsquo;è il prezzo. Non si sa ancora niente di quanto costerà, ma sono mesi che si &lt;a href=&#34;http://www.express.co.uk/life-style/science-technology/805017/iPhone-8-release-date-price-Apple-smartphone&#34;&gt;leggono lamentazioni&lt;/a&gt; sul prezzo &amp;ldquo;stratosferico&amp;rdquo; del nuovo iPhone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come se la concorrenza, Sambung &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt;, &lt;a href=&#34;http://www.techradar.com/reviews/samsung-galaxy-note-8-review&#34;&gt;non vendesse i suoi modelli di punta a prezzi analoghi&lt;/a&gt;, e non facesse di tutto per renderli, in appena uno-due anni (ammesso che non &lt;a href=&#34;https://www.wired.com/2017/01/why-the-samsung-galaxy-note-7-kept-exploding/&#34;&gt;esplodano prima&lt;/a&gt;), così lenti e obsoleti da costringere letteralmente i suoi utilizzatori ad acquistare il modello più recente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comprare un iPhone è impegnativo dal punto di vista economico, ma se ci serve e se da un vero valore aggiunto a quello che facciamo, perché no? È comunque un costo che si può diluire su parecchi anni, e alla fine diventa molto più conveniente dei concorrenti. &lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nn lo dico a caso. Uso ancora un iPhone 5c, ha quattro anni ma funziona ancora alla grande. Non potrò aggiornarlo ad iOS 11, pazienza, tanto non potrei sfruttare le nuove funzioni (quelle ormai le conosciamo quasi tutte, visto che le beta ufficiali di iOS sono disponibili da mesi). E in ogni caso, con l&amp;rsquo;attuale iOS 10.3.3 il mio iPhone va benissimo, e soprattutto non mostra quei rallentamenti e quei blocchi così frequenti dopo solo pochi mesi di utilizzo sugli smartphone Android di qualunque fascia di prezzo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;iPhone 5c è stato un ottimo acquisto, fa tutto quello che mi serve e  lo fa in modo così semplice ed affidabile che so di potermi fidare ad occhi chiusi. Sono queste le cose che contano, molto di più del prezzo di acquisto (o del nome).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non so se comprerò il prossimo iPhone, uno schermo più grande non mi dispiacerebbe, qualche nuova funzione di iOS mi potrebbe tornare utile. Ma se lo farò (o se non lo farò) non sarà certo per come si chiamerà.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sempre che non siamo fra quelli che &lt;em&gt;devono&lt;/em&gt; avere tutte le ultime novità tecnologiche, per poi buttarle nel cassetto dopo qualche mese.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Connettore vo cercando</title>
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      <pubDate>Sun, 28 Aug 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Siamo ancora lontani dalla fine dell&amp;rsquo;anno ed è difficile assegnare già da oggi la palma di post più cretino del 2016. Ma &lt;a href=&#34;https://medium.com/@elliotjaystocks/the-apple-google-shift-bf5949c82d0f&#34;&gt;Passare da Apple a Google&lt;/a&gt; di Elliot Jay Stocks finirà di sicuro molto in alto nella mia lista personale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma perché il signor Stocks, ex &lt;em&gt;direttore creativo&lt;/em&gt; (qualunque cosa significhi) di Adobe, ha deciso di fare il grande salto?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché Apple non innova più, perché ha perso la scintilla della creatività. E perché nel frattempo il software di Google, Android e le applicazioni correlate, è migliorato tanto da superare i corrispettivi di iOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Yawn. Sbadiglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Peggio, non solo Apple non innova, ma sbaglia a rimuovere il jack audio dai prossimi iPhone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questa l&amp;rsquo;ho già sentita. Secondo il signor &amp;ldquo;Azioni&amp;rdquo; e i suoi tanti predecessori, dal 1984 in poi Apple va sempre controcorrente e non fa altro che sbagliare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ricordate? Nel 1984 fece rumore la scelta di usare per il Macintosh i &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Floppy_disk&#34;&gt;floppy disk&lt;/a&gt; da 3 pollici e mezzo invece di quelli da 5 pollici (e un quarto) dei concorrenti. Un gravissimo errore secondo tanti commentatori, tanto grave che dopo cinque o sei  anni nessuno usava più i floppy &lt;em&gt;flosci&lt;/em&gt; da 5 pollici e un quarto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Altro grave errore alla fine degli anni &amp;lsquo;90, quando Apple decise di eliminare del tutto il lettore di floppy dai suoi primi &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IMac_G3&#34;&gt;iMac G3&lt;/a&gt; e di inserire un unico connettore USB &lt;em&gt;tuttofare&lt;/em&gt; al posto delle varie porte, parallela, seriale, &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Apple_Desktop_Bus&#34;&gt;ADB&lt;/a&gt;, e compagnia bella, ognuna con il suo cavetto specifico, le sue idiosincrasie, i suoi driver. I giornalisti delle varie riviste per PC si stracciavano le vesti, predicendo un futuro nerissimo per Apple. Il &amp;ldquo;floppy-disk non morirà mai&amp;rdquo;, dicevano. Infatti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Più recentemente, perfino la semplice transizione dal connettore a 30 pin a quello &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Lightning_%28connector%29&#34;&gt;Lightning&lt;/a&gt; sui dispositivi mobili &amp;ndash; iPhone, iPad, iPod &amp;ndash; è stata aspramente criticata. Dai commentatori, naturalmente. Ma mentre i giornalisti scrivevano, gli utenti riuscivano finalmente ad infilare un cavo senza doversi preoccupare di cercare il verso giusto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È comunque il signor Stocks non sa che Apple arriverà tardi. Il jack audio non c&amp;rsquo;è già più sull&amp;rsquo;ultimo &lt;a href=&#34;http://www.theverge.com/2016/6/10/11900992/moto-z-specs-no-headphone-jack&#34;&gt;Motorola Moto Z&lt;/a&gt;, uno smartphone Android di alto livello che usa il connettore USB-C al posto del jack audio. Si può veramente credere che tutto ciò venga fatto solo per poter ridurre ulteriormente lo spessore dei dispositivi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Due parole su Android. Secondo il signor Stocks, non solo Apple non innova e gli toglie pure il jack audio, ma intanto Android è diventato perfino migliore di iOS. Certo, anche per lui la frammentazione di Android non aiuta, Google ha appena presentato Android 7.0 ma la maggior parte degli utenti è ancora ferma alla versione 5 (e tanti perfino alla 4). &lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarà anche vero che Android migliora, ma i suoi utenti non se ne possono accorgere. A meno di non buttare lo smartphone dell&amp;rsquo;anno scorso e comprarne uno nuovo. Ma solo il prossimo anno, quando qualcuno arriverà finalmente con Android 7 installato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però, scopertona!, ci sono i Nexus, che sono prodotti direttamente da Google e che quindi ricevono immediatamente gli aggiornamenti.&#xA;Vero. Peccato che i Nexus costituiscano una quota infima degli smartphone con Android e che vengano prodotti un anno da HTC, un altro da Samsung, poi da LG, Motorola, Huawei, Asus. Ottime aziende, non c&amp;rsquo;è che dire, ma sostenere che con i Nexus Google &lt;em&gt;controlla&lt;/em&gt; sia il software che l&amp;rsquo;hardware dei suoi dispositivi, mentre cambia produttore ogni anno, mi sembra un po&amp;rsquo; grossa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche per il signor &amp;ldquo;Azioni&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Vodafone, l&#39;offerta che non c&#39;è</title>
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      <pubDate>Sat, 07 May 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Da qualche giorno Vodafone &lt;a href=&#34;http://www.vodafone.it/portal/Privati/Vantaggi-Vodafone/Applicazioni/BackupPlus&#34;&gt;pubblicizza la sua app Backup+&lt;/a&gt;, per Android e iOS, con la quale gli utenti con piani telefonici comprendenti almeno 1 GB di traffico internet possoo ottenere 25 GB di spazio gratuito in più su Dropbox.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questo almeno è quello che vien detto nella sezione Domande Frequenti dell&amp;rsquo;offerta:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Come posso avere 25GB di spazio extra su Dropbox?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con tutte le offerte internet con almeno 1GB incluso, ottieni 25GB di spazio su Dropbox. Scarica l’app di Backup+, vai nella sezione “le mie offerte” e ottieni il tuo spazio extra. &amp;hellip; Se la tua offerta non dovesse invece includere lo spazio extra puoi comunque avere i 25GB di spazio su Dropbox al costo di 2.49€ al mese.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Interessante, ho due SIM Vodafone intestate a me (le usano le mie figlie), con piani comprendenti 2GB di traffico mensile, perché non approfittarne?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Installo quindi Backup+ su un telefono, lo configuro e cosa viene fuori? Che devo pagare 2.49 euro al mese per avere lo spazio extra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/05/backup_plus.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2016/05/backup_plus.png?w=576&#34; alt=&#34;Offerta Vodafone per Backup+&#34; width=&#34;288&#34; class=&#34;aligncenter wp-image-2539&#34; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è puzza di fregatura?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non proprio, perché se si legge più attentamente la pagina di Backup+ si nota che l&amp;rsquo;offerta è riservata &lt;strong&gt;solo&lt;/strong&gt; ai clienti Vodafone con le opzioni &lt;em&gt;Giga, Vodafone Under30 e Relax&lt;/em&gt;, non a &lt;strong&gt;tutti&lt;/strong&gt; i clienti con &lt;em&gt;piani con 1GB incluso&lt;/em&gt;, come sembra di capire leggendo le FAQ.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però una grande azienda come Vodafone dovrebbe prestare più attenzione e specificare in modo più chiaro questi dettagli, proprio per evitare equivoci.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma alla fine cosa farò, pagherò i 2.49 euro al mese per avere 25GB in più? Nemmeno per sogno, 2.49 euro per ciascuna SIM fanno 4.98 euro al mese, per avere in totale 50 GB in più su Dropbox.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Spendendo il doppio &lt;a href=&#34;https://www.dropbox.com/pro&#34;&gt;posso avere 1 TB&lt;/a&gt;, venti volte di più, risolvendo per parecchio tempo i problemi di backup online di tutta la famiglia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Secondo me non c&amp;rsquo;è storia. Voi che ne pensate?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Windows apre a Linux: gli ex nemici diventano amici?</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2016/04/14/windows-apre-a-linux-gli-ex-nemici-diventano-amici/</link>
      <pubDate>Thu, 14 Apr 2016 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;La recente mossa di Microsoft di integrare in Windows 10 il supporto alle applicazioni Linux ha stupito più di un commentatore. Per anni, ai tempi del dominio incontrastato di Windows, Linux era &lt;em&gt;il male assoluto&lt;/em&gt;, il sistema operativo che andava contro i principi ispiratori del fondatore Bill Gates, e del suo epigono, Steve Ballmer. Anzi, Microsoft ha fatto per anni di tutto per &lt;a href=&#34;http://www.keyforweb.it/windows-10-impedira-di-installare-linux-su-notebook-e-pre-assemblati/&#34;&gt;scoraggiare&lt;/a&gt;, e perfino per &lt;a href=&#34;http://www.pcworld.com/article/2901262/microsoft-tightens-windows-10s-secure-boot-screws-where-does-that-leave-linux.html&#34;&gt;impedire&lt;/a&gt;, l&amp;rsquo;installazione di Linux al posto o in parallelo al suo sistema operativo&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma i tempi cambiano, Windows non è più la piattaforma dominante, il &lt;em&gt;mobile&lt;/em&gt; e il &lt;em&gt;cloud&lt;/em&gt; le stanno assestando colpi potentissimi, se Android e iOS non l&amp;rsquo;hanno ancora soppiantato in termini numerici lo hanno fatto di sicuro &amp;ndash; cosa ancora più preoccupante &amp;ndash; in termini di interesse degli sviluppatori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma cosa significa &lt;em&gt;in pratica&lt;/em&gt; integrare Linux in Windows? I particolari della mossa di Microsoft sono ancora troppo scarsi e frammentari per poter rispondere in modo dettagliato alla domanda. L&amp;rsquo;articolo più completo e affidabile che ho letto finora sull&amp;rsquo;argomento &lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/information-technology/2016/04/why-microsoft-needed-to-make-windows-run-linux-software/&#34;&gt;è stato pubblicato su ArsTecnica&lt;/a&gt; (e poteva essere diversamente?) qualche giorno fa. Ecco un riassunto delle principali informazioni tratte dall&amp;rsquo;articolo, insieme a qualche considerazione personale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;windows-subsystem-for-linux&#34;&gt;Windows Subsystem for Linux&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il prossimo &lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/information-technology/2016/03/windows-10-270-million-users-binbash-supporting-anniversary-update-coming-summer/&#34;&gt;aggiornamento di Windows 10&lt;/a&gt; previsto per l&amp;rsquo;estate conterrà il cosiddetto &lt;a href=&#34;https://blogs.windows.com/buildingapps/2016/03/30/run-bash-on-ubuntu-on-windows/&#34;&gt;Windows Subsystem for Linux (WSL)&lt;/a&gt;, un insieme di nuovi componenti di base di Windows in grado di eseguire le applicazioni fondamentali di Linux (e del mondo Unix in generale): sicuramente la shell &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/software/bash/&#34;&gt;bash&lt;/a&gt; e i relativi strumenti di sistema &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/software/sed/manual/sed.html&#34;&gt;sed&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;http://www.gnu.org/software/gawk/manual/gawk.html&#34;&gt;awk&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Diff_utility&#34;&gt;diff&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Grep&#34;&gt;grep&lt;/a&gt;, probabilmente &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/software/make/&#34;&gt;make&lt;/a&gt; per la compilazione &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt; delle applicazionie, &lt;a href=&#34;https://www.gnu.org/software/gdb/&#34;&gt;gdb&lt;/a&gt; per il debug e &lt;a href=&#34;https://git-scm.com/&#34;&gt;git&lt;/a&gt; per il controllo di versione, i &lt;a href=&#34;https://gcc.gnu.org/&#34;&gt;compilatori&lt;/a&gt; e gli interpreti dei &lt;a href=&#34;https://www.python.org/&#34;&gt;principali&lt;/a&gt; &lt;a href=&#34;https://www.ruby-lang.org/en/&#34;&gt;linguaggi&lt;/a&gt; di &lt;a href=&#34;https://nodejs.org/en/&#34;&gt;programmazione&lt;/a&gt;, con le relative librerie. Tutta roba da sviluppatori, tutta roba che si usa dalla linea di comando. Niente applicazioni grafiche per l&amp;rsquo;utente finale, WSL non contiene X11, il software che gestisce le applicazioni grafiche in Linux e Unix.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;infrastruttura e i componenti di base sono stati sviluppati da Microsoft, mentre le applicazioni Linux verranno fornite da Canonical, l&amp;rsquo;azienda che sviluppa &lt;a href=&#34;http://www.ubuntu.com&#34;&gt;Ubuntu&lt;/a&gt;, la distribuzione più popolare di Linux. Tali applicazioni sono esattamente le stesse che girano su Ubuntu, senza bisogno di ricompilazioni o di adattamenti particolari per Windows.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le applicazioni fondamentali fornite da Canonical verranno installate tramite un tipico programma di installazione per Windows. Ci sarà la possibilità di aggiungere ulteriori applicazioni tramite i comandi &lt;code&gt;apt-get&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;dpkg&lt;/code&gt;, usati da Ubuntu (e da tutte le distribuzioni Linux derivate da &lt;a href=&#34;https://www.debian.org/&#34;&gt;Debian&lt;/a&gt;) per l&amp;rsquo;installazione del software dalla linea di comando.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;windows-come-piattaforma-di-sviluppo&#34;&gt;Windows come piattaforma di sviluppo&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con questa mossa Microsoft riconosce di non essere più la principale piattaforma di sviluppo del software, come era diciamo fino a una decina di anni fa. Ormai lo sviluppo &lt;em&gt;vero&lt;/em&gt; si è spostato sul web (non si contano le applicazioni, anche di ottima qualità, che girano direttamente in un browser) e sui dispositivi mobili. Due campi in cui la Microsoft è quasi irrilevante, da un lato perché le applicazioni web sono independenti dal sistema operativo sottostante, dall&amp;rsquo;altro per il sostanziale fallimento dell&amp;rsquo;idea di unificare sistemi fissi e mobili in un ibrido mal fatto e mal venduto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inoltre, i programmatori e i sistemisti che escono dalle università americane crescono in un ambiente dominato da Linux (e Unix), sono abituati ad usare gli strumenti di sviluppo di questo ambiente e si trovano a mal partito con quelli tipici di Windows.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli stessi programmatori/sistemisti sono abituati da anni ad usare i prodotti Apple, magari sono partiti da iOS per approdare a OS X, con il suo cuore Unix già pronto e ben configurato, senza le complicazioni associate a Linux e alle sue infinite distribuzioni differenti e senza (almeno finora!) i pericoli di sicurezza e i fastidi di gestione del sistema tipici di un PC con Windows. Nemmeno il costo è un vero problema perché, c&amp;rsquo;è poco da fare, un computer con caratteristiche analoghe a quelle dei sistemi Apple ha costi comparabili e una qualità media decisamente minore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cercare di contrastare questo stato di cose, la Microsoft ha anche deciso di &lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/information-technology/2016/03/xamarin-now-free-in-visual-studio/&#34;&gt;integrare gratuitamente Xamarin&lt;/a&gt; (un tipico strumento di sviluppo orientato al mondo mobile) in Visual Studio. Accoppiata alla disponibilità di un emulatore Android di qualità e al supporto sempre maggiore allo sviluppo per Android, dimostra in modo palese come Microsoft stia cercando di rendere Windows la piattaforma preferita dagli sviluppatori Android (e forse anche iOS), provando a recuperare il tempo e le posizioni perdute.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;virtualizzazione&#34;&gt;Virtualizzazione&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Francamente sono stupito dalla banalità dell&amp;rsquo;approccio Microsoft all&amp;rsquo;integrazione di Linux in Windows, e dalla risonanza che ha avuto. In fondo il WSL di Windows 10 non è altro che un emulatore, o meglio un virtualizzatore, niente di particolarmente nuovo o sofisticato.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; &lt;a href=&#34;https://blogs.windows.com/buildingapps/2016/03/30/run-bash-on-ubuntu-on-windows/&#34;&gt;Lo dice fra le righe la stessa Microsoft&lt;/a&gt;: come è tipico di un emulatore/virtualizzatore, &lt;code&gt;bash&lt;/code&gt; e tutte le applicazioni Linux sono isolate e non possono comunicare con le applicazioni per Windows: non si può lanciare una applicazione per Windows da bash o al contrario eseguire bash dal terminale standard di Windows (l&amp;rsquo;orrido, quasi inusabile &lt;code&gt;cmd&lt;/code&gt;) o dal più performante &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Windows_PowerShell&#34;&gt;PowerShell&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La Microsoft ha già fatto qualcosa di molto simile ai tempi di Windows 7. Le edizioni &lt;em&gt;professionali&lt;/em&gt; di Windows 7 dispongono infatti della cosiddetta &lt;a href=&#34;http://windows.microsoft.com/it-it/windows7/install-and-use-windows-xp-mode-in-windows-7&#34;&gt;modalità Windows XP&lt;/a&gt;, utilizzando la quale è possibile far girare le applicazioni per Windows XP non compatibili in una macchina virtuale separata all&amp;rsquo;interno di Windows 7. La macchina virtuale è preconfigurata dalla Microsoft, per cui l&amp;rsquo;utente non si accorge (o quasi) della sua esistenza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per di più su Windows esiste da anni il progetto &lt;a href=&#34;https://www.cygwin.com&#34;&gt;Cygwin&lt;/a&gt; che fa &lt;em&gt;praticamente&lt;/em&gt; la stessa cosa dell&amp;rsquo;accoppiata WSL/Ubuntu. Anzi parecchio di più, dato che funziona su una qualunque versione di Windows da XP in poi e permette di usare non solo le applicazioni da linea di comando ma anche quelle grafiche.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È vero che le applicazioni provenienti da Linux devono essere adattate per poter essere compilate e per girare sotto Cygwin, ma lo stesso succede anche per Ubuntu, dove chi prepara i pacchetti binari di installazione di ciascuna applicazione deve preoccuparsi di adattare il codice sorgente originale in modo che sia compatibile con le librerie e il resto del software presente nella distribuzione, ripetendo il processo ad ogni aggiornamento del codice sorgente e della distribuzione. Un lavoro non banale, soprattutto per le applicazioni più complesse.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi, dai, siamo seri, vedere nelle foto della presentazione di WSL i dischi &lt;code&gt;C:&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;D:&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;E:&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;F:&lt;/code&gt; tipici di Windows, o meglio reperti archeologici del DOS, essere tradotti nel sistema Linux all&amp;rsquo;interno di Windows in &lt;code&gt;/mnt/c/&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;/mnt/d/&lt;/code&gt; e così via, da quel senso di &lt;em&gt;déjà vu&lt;/em&gt; ammuffito che fa stringere il cuore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;http://cdn.arstechnica.net/wp-content/uploads/2016/04/img_0018-640x426.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un emulatore simula il funzionamento completo di una macchina che può avere componenti hardware completamente diversi da quelli del sistema &lt;em&gt;ospite&lt;/em&gt; su cui gira l&amp;rsquo;emulatore (si pensi ad esempio all&amp;rsquo;emulatore di un Apple II su un PC o su un Mac). Un virtualizzatore invece fa girare un altro sistema operativo utilizzando direttamente l&amp;rsquo;hardware del sistema ospite.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Netflix in Italia: prime impressioni</title>
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      <pubDate>Tue, 27 Oct 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Non sono mai stato abbonato a Sky, né a Mediaset Premium, né a nessuno dei vari servizi di streaming a pagamento. A casa ci sto poco e mi piacciono solo poche cose in TV, mia moglie è interessata soprattutto alle notizie e per le figlie sarebbe una tentazione troppo grande.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Conta anche la pigrizia, il dover gestire l&amp;rsquo;installazione della parabola sul tetto, i collegamenti in casa, l&amp;rsquo;attesa del tecnico, i fastidi con il condominio. Ma non è da trascurare la seccatura di dover scegliere preventivamente fra le varie offerte, impegnandosi con un contratto a lunga scadenza e con poche possibilità di modificarlo &lt;em&gt;in corsa&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con &lt;a href=&#34;https://www.netflix.com/it/&#34;&gt;Netflix&lt;/a&gt; è diverso, Netflix ha &lt;a href=&#34;http://www.rivistastudio.com/standard/netflix-contro-tutti/&#34;&gt;cambiato il modo di guardare la TV&lt;/a&gt; negli USA e lo sta facendo &lt;a href=&#34;http://www.ebookextra.it/alla-scoperta-di-netflix/&#34;&gt;negli altri paesi&lt;/a&gt; in cui è già sbarcata. Aspettavo quindi con molto interesse che arrivasse finalmente anche in Italia, e mi sono registrato al servizio appena possibile, il primo giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Netflix offre due vantaggi fondamentali rispetto alla concorrenza. Il primo mese è gratuito e permette di provare con tranquillità il servizio e di decidere se fa al caso proprio. Inoltre non esiste un contratto a lungo termine, si paga mensilmente e ogni mese si può decidere se proseguire o interrompere il servizio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non ci sono parabole e cavi da installare o tecnici da aspettare, basta solo avere a casa un buon collegamento ADSL o, meglio, in fibra ottica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La registrazione a Netflix è facilissima, si inserisce la propria email, si decide la password e si sceglie se pagare con carta di credito o tramite PayPal (sempre preferibile). Netflix assicura che fino alla scadenza del mese di prova non viene effettuato alcun addebito. Io, almeno per questi primi giorni, posso confermare che è vero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Completata questa fase si inseriscono i nomi dei componenti della famiglia, ciascuno dei quali può scegliere tre film del catalogo per definire un profilo di gusti personali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo streaming è molto efficiente, a casa ho un collegamento in fibra ottica e non ho notato nessuna differenza rispetto alla TV tradizionale. Non ci sono attese o interruzioni del flusso dei dati, come succede fin troppo spesso con altri servizi di streaming. Non ho idea di cosa succeda con un collegamento ADSL tradizionale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La maggior parte delle prove le ho fatte con un vecchio tablet Samsung da 7 pollici dove ho installato &lt;a href=&#34;https://play.google.com/store/apps/details?id=com.netflix.mediaclient&#34;&gt;Netflix per Android&lt;/a&gt;, accoppiato ad una TV a cui è collegato il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Chromecast&#34;&gt;Chromecast prima versione&lt;/a&gt; di Google. Niente di molto avanzato, insomma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nonostante questo, tutto funziona molto bene, l&amp;rsquo;app di Netflix è veloce e risponde molto bene anche su un tablet di qualche anno fa (a cui però ho sostituito la versione di Android originale ormai obsoleta con una &lt;a href=&#34;http://www.cyanogenmod.org/&#34;&gt;CyanogenMod&lt;/a&gt; più recente).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il tablet inoltre consuma pochissimo durante lo streaming (ma questo lo sapevo già e succede anche con YouTube e con le altre applicazioni per Chromecast). È possibile quindi usare il tablet per guardare la TV senza fastidiosi cavi di alimentazione in giro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con l&amp;rsquo;altra TV di casa ho provato a guardare Netflix usando il mirroring diretto dello schermo del tablet e anche in questo caso tutto ha funzionato perfettamente e al primo colpo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ovviamente Netflix funziona perfettamente anche su iPhone e iPad. In questo caso però, mentre Chromecast è perfettamente supportato, non può invece essere usato il mirroring diretto dello schermo sulla TV, che su iOS è possibile solo sull&amp;rsquo;Apple TV tramite AirPlay.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dal punto di vista hardware tutto bene, quindi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo in questo momento Netflix è seriamente penalizzata dalla scarsità di contenuti interessanti, sia fra i film che fra le serie. Negli ultimi giorni sono state inserite parecchie cose nuove &amp;ndash; mentre scrivo ho notato fra le novità Animal House, The Truman Show, Milk e (naturalmente) la triade di Ritorno al Futuro &amp;ndash; ma è chiaro che quello che è disponibile è ancora troppo scarso, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, per assicurare il successo della piattaforma anche in Italia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Appuntamento alla fine del primo mese per una valutazione più approfondita.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>iPad grande o grande iPad?</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2015/07/29/ipad-grande-o-grande-ipad/</link>
      <pubDate>Wed, 29 Jul 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Quando alcuni anni fa ho iniziato ad usare l&amp;rsquo;iPad, mi sono subito reso conto che poteva diventare il computer ideale per la maggior parte degli utenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quanti utenti infatti hanno &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; bisogno della potenza &amp;ndash; e delle complicazioni associate &amp;ndash; di un PC (dove per &lt;code&gt;PC&lt;/code&gt; intendo un qualunque computer da scrivania, indipendentemente dal sistema operativo che usa)?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quanti utenti usano regolarmente applicazioni avide di risorse come &lt;a href=&#34;http://www.photoshop.com/&#34;&gt;Photoshop&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Pro_Tools&#34;&gt;Pro Tools&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/CATIA&#34;&gt;Catia&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Mathematica&#34;&gt;Mathematica&lt;/a&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quanti installano regolarmente nuovi software e non si limitano, per paura di far danni, ad usare solo le applicazioni preinstallate o al più quelle che il solito parente/amico/collega &lt;em&gt;praticone&lt;/em&gt; installa nel corso della primissima fase di configurazione di un nuovo computer?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Voglio essere ottimista, diciamo il 5%?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Rimane quindi il 95% degli utenti, la stragrande maggioranza, che usa ogni giorno solo il browser, un programma di posta elettronica, qualche applicazione da ufficio (indovinate quale?) e poco più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per tutti loro l&amp;rsquo;iPad potrebbe veramente essere il computer ideale.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un computer semplice da usare, con cui interagire in modo naturale, quasi fosse un libro o un documento cartaceo. Un computer con il quale non si può avere paura di installare o disinstallare le applicazioni, perché ciascuna di esse è isolata e indipendente da tutte le altre.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma nonostante le previsioni, all&amp;rsquo;iPad finora è sempre mancato qualcosa che lo rendesse una alternativa &lt;em&gt;realistica&lt;/em&gt; ad un computer completo. Ci sono parecchie ragioni per questo fra cui, in (personalissimo!) ordine inverso di importanza:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;4. &lt;strong&gt;Una tastiera completa.&lt;/strong&gt; Finora sull&amp;rsquo;iPad è mancata una tastiera completa come quella di un computer, con lettere e numeri insieme, e magari anche qualche tasto speciale. Un dito va benissimo per spostarsi rapidamente lungo un documento ma, quando ci si vuole posizionare in un punto preciso, i tasti freccia e le scorciatoie di tastiera sono molto più pratici (ad esempio, io uso continuamente &lt;code&gt;ALT + tasti freccia&lt;/code&gt; per muovermi velocemente all&amp;rsquo;interno di un testo, &lt;code&gt;SHIFT + ALT + tasti freccia&lt;/code&gt; per selezionare parole o righe intere, o &lt;code&gt;SHIFT + ALT + CANC&lt;/code&gt; per cancellare intere parole).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;3. &lt;strong&gt;Uno schermo più grande.&lt;/strong&gt; Lo spazio, si sa, non basta mai. Anche se per qualcuno lo schermo da 7&amp;quot; dell&amp;rsquo;iPad mini sembra più che sufficiente, uno schermo più grande non può fare che bene a chi volesse usare l&amp;rsquo;iPad per lavorare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;2. &lt;strong&gt;Multitasking.&lt;/strong&gt; Il multitasking di iOS, tanto criticato in passato, funziona molto bene, ed è nettamente migliore di quello di Android, in particolare della versione 5 di Android, una vera porcheria. Passare da una applicazione all&amp;rsquo;altra è facilissimo, ma rimane il grosso limite di pover vedere una sola applicazione alla volta e sempre a schermo intero.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;1. &lt;strong&gt;Filesystem&lt;/strong&gt;. Con iOS 8 sono stati fatti dei grossi passi avanti, ma piaccia o non piaccia, l&amp;rsquo;utilizzo produttivo dell&amp;rsquo;iPad ha bisogno di un filesystem vero e proprio, anche se semplificato rispetto ad OS X.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto questo diventerà presto realtà con iOS 9, che finalmente supererà le limitazioni appena esposte.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Presto iCloud Disk fornirà (finalmente!) un filesystem all&amp;rsquo;iPad. Sarà purtroppo ancora fortemente limitato nelle dimensioni, i soliti miseri 5 GB (e questo inizia ad essere un problema), ma sarà anche un grosso passo avanti rispetto alla situazione attuale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La funzione più attesa è però &lt;a href=&#34;http://www.macworld.com/article/2934783/multitasking-in-ios-9-makes-the-ipad-a-true-post-pc-device.html&#34;&gt;&lt;em&gt;Split View&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, la possibilità di dividere lo schermo in due parti affiancate, ciascuna con la finestra di una applicazione diversa. Ma la cosa veramente geniale e innovativa è la possibilità di trascinare con il dito, &lt;a href=&#34;http://www.macworld.com/article/2934783/multitasking-in-ios-9-makes-the-ipad-a-true-post-pc-device.html&#34;&gt;&lt;em&gt;Slide Over&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, un cursore, aumentando o riducendo la dimensione di una finestra rispetto all&amp;rsquo;altra.&#xA;Nessun altro sistema operativo per tablet lo fa (e persino sulle ultime versioni di Windows &lt;em&gt;desktop&lt;/em&gt; si possono affiancare automaticamente due finestre solo dividendo lo schermo a metà).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Può sembrare una sciocchezza ma, nonostante quello che pensano gli &lt;a href=&#34;http://realmacsoftware.com/typed/&#34;&gt;estimatori&lt;/a&gt; della scrittura &lt;em&gt;zen&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;priva di distrazioni&lt;/em&gt;, chi scrive professionalmente ha quasi sempre bisogno di far riferimento ad informazioni presenti in altri documenti o in rete, e per tutti costoro poter usare due finestre affiancate è una vera benedizione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche la &lt;a href=&#34;http://www.theverge.com/2015/6/15/8781855/ipad-pro-keyboard-layout-possibly-in-ios9-beta&#34;&gt;tastiera estesa più grande&lt;/a&gt;, nascosta della beta di iOS 9, è molto interessante. Soprattutto perché sembra confermare indirettamente l&amp;rsquo;arrivo (finalmente!) del cosiddetto &lt;a href=&#34;http://www.macrumors.com/roundup/ipad-pro/&#34;&gt;&lt;em&gt;iPad Pro&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, l&amp;rsquo;iPad con lo schermo da 12-13&amp;quot; di cui si parla da anni. Un iPad dove i documenti potranno essere visti a dimensione naturale e in verticale, esattamente come su un normale foglio di carta. Un ulteriore passo avanti verso una gestione &lt;em&gt;pratica&lt;/em&gt; dei documenti elettronici.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo si aggiunga che la tastiera estesa, lo Split View, lo Slide Over, diventano particolarmente utili ed usabili con uno schermo di dimensioni maggiori.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Forse questa è veramente la volta buona per rendere finalmente l&amp;rsquo;iPad il vero computer &lt;em&gt;per tutti&lt;/em&gt;, il sostituto degli attuali PC per la maggior parte degli utenti. Molto più pratico e facile da usare ma altrettanto produttivo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Magari associato ad una tastiera wireless esterna, utile per tutti i casi in cui si debba scrivere parecchio, e ad una buona penna per scrivere e disegnare sullo schermo come se fosse un foglio di carta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché accontentarsi di meno?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;iPad, non sistemi ibridi come il Surface, che sono a tutti gli effetti dei veri e propri PC travestiti da tablet, con tutte le complicazioni associate ad un PC.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che è comunque il modo in cui tante persone usano i loro PC, massimizzando a tutto schermo tutte le finestre. Un vero spreco di spazio sui monitor wide-screen attuali.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo queste funzioni saranno utilizzabili appieno solo con l&amp;rsquo;iPad Air 2 e con le nuove versioni degli iPad.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Emuliamo Android sul Mac: BlueStacks App Player</title>
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      <pubDate>Thu, 08 Jan 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Perché mai un utente del Mac dovrebbe voler usare un emulatore di Android sotto OS X?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Innanzi tutto perché è divertente. E poi Android è il principale concorrente di iOS sulle piattaforme mobili ed è utile conoscerlo e confrontarne i pregi (pochi, ma ce ne sono) e i &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/?s=android&#34;&gt;difetti&lt;/a&gt; (parecchi) con quelli di iOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inoltre anche un utente del Mac potrebbe voler usare uno smartphone o un tablet con Android, magari per curiosità o perché ha esigenze limitate, per le quali un iPhone è sovradimensionato. Io stesso ho usato per anni un Galaxy S e non è detto che alla scadenza del contratto per il mio iPhone attuale non torni ad Android: per le mie esigenze &lt;em&gt;mobili&lt;/em&gt; quello che trovo veramente indispensabile è l&amp;rsquo;iPad più che l&amp;rsquo;iPhone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;emulatore di Android più popolare in assoluto è &lt;a href=&#34;http://www.bluestacks.com/app-player.html&#34;&gt;BlueStacks App Player&lt;/a&gt;, con cui si possono eseguire quasi tutte le applicazioni Android sul proprio computer. Purtroppo il &lt;a href=&#34;http://support.bluestacks.com/hc/en-us/articles/202494928-Why-has-the-Mac-OS-X-version-not-been-updated-&#34;&gt;grande successo&lt;/a&gt; della versione per Windows ha costretto il team di sviluppo a trascurare gli aggiornamenti della versione per OS X, che non si trova più sul &lt;a href=&#34;http://www.bluestacks.com/app-player.html&#34;&gt;sito ufficiale&lt;/a&gt; dell&amp;rsquo;applicazione. Ma internet è grande e su MacUpdate è ancora disponibile l&amp;rsquo;ultima versione di &lt;a href=&#34;http://www.macupdate.com/app/mac/43696/bluestacks-app-player&#34;&gt;BlueStacks App Player per Mac&lt;/a&gt;, che funziona senza problemi su Yosemite.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;installazione-e-configurazione&#34;&gt;Installazione e configurazione&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per installare BlueStacks App Player basta fare doppio click sul file &lt;code&gt;BlueStacks_AppPlayer-Beta.dmg&lt;/code&gt; scaricato da MacUpdate e trascinare l&amp;rsquo;icona del programma in Applications.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel corso della prima esecuzione il programma effettua un processo piuttosto lungo di autoconfigurazione. Durante questa fase compare la finestra di caricamento animata mostrata in Fig. 1. Una volta conclusa la configurazione si apre una pagina contenente un elenco dei programmi più popolari che è possibile installare nell&amp;rsquo;emulatore (Fig. 2).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1593&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/01-first_run.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/01-first_run.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 1 - Finestra di caricamento di BlueStacks App Player.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1593&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 1 - Finestra di caricamento di BlueStacks App Player.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1594&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/02-top_charts.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/02-top_charts.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 2 - Elenco dei programmi più popolari installabili su BlueStacks App Player.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1594&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 2 - Elenco dei programmi più popolari installabili su BlueStacks App Player.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cliccando sull&amp;rsquo;icona &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt; viene aperta una pagina contenente tutte le applicazioni preinstallate di default (Fig. 3).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1595&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/03-my_apps.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/03-my_apps.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 3 - Applicazioni preinstallate di default.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1595&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 3 - Applicazioni preinstallate di default.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La barra nera in basso contiene alcune icone utili per muoversi fra le varie schermate del sistema e per configurare l&amp;rsquo;emulatore. A sinistra troviamo l&amp;rsquo;icona con la freccia indietro per tornare alla schermata precedente e quella con il menu ad hamburger per eseguire delle funzioni particolari. Al centro una icona con il logo di BlueStacks per tornare alla pagina &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt;. Infine a destra una icona con due rettangoli sovrapposti per passare dalla visualizzazione in finestra a quella a schermo intero e viceversa e l&amp;rsquo;icona a forma di chiave inglese e cacciavite incrociati per configurare il sistema, ad esempio modificare lingua, tastiera e formato dell&amp;rsquo;ora e gestire le applicazioni installate.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;installazione-delle-applicazioni&#34;&gt;Installazione delle applicazioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per poter installare le applicazioni Android in BlueStacks App Player bisogna disporre di un account su Google o crearne uno nuovo. L&amp;rsquo;intero processo è gestito lanciando l&amp;rsquo;applicazione &lt;code&gt;1-Click Sync&lt;/code&gt; e seguendo le istruzioni visualizzate sullo schermo. In questa fase si può anche decidere di abilitare il trasferimento delle applicazioni installate nell&amp;rsquo;emulatore su un dispositivo android &lt;em&gt;reale&lt;/em&gt; con un semplice click sull&amp;rsquo;icona dell&amp;rsquo;applicazione stessa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Proviamo ad esempio ad installare Dropbox (ci servirà un&amp;rsquo;altra volta) nell&amp;rsquo;emulatore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Torniamo alla schemata &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt; premendo l&amp;rsquo;icona con il logo di BlueStacks. Eseguiamo &lt;code&gt;App Search&lt;/code&gt; e inseriamo Dropbox nel campo di ricerca (Fig. 4).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1596&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/04-search_app.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/04-search_app.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 4 - Ricerca di una applicazione con AppSearch.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1596&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 4 - Ricerca di una applicazione con AppSearch.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comparirà una lista di applicazioni che soddisfano i criteri di ricerca impostati (Fig. 5). Scegliamo la prima della lista premendo il pulsante &lt;code&gt;Install&lt;/code&gt; e attendiamo che il sistema esegua la ricerca dell&amp;rsquo;applicazione nei tre Store installati di default. Poiché Dropbox è disponibile sul Play Store di Google, clicchiamo sulla prima icona nella colonna di destra (Fig. 6) e aspettiamo che compaia la finestra di descrizione dell&amp;rsquo;applicazione del Play Store di Google (Fig. 7).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1597&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/05-select_alternative.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/05-select_alternative.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 5 - Lista di applicazioni che soddisfano i criteri di ricerca.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1597&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 5 - Lista di applicazioni che soddisfano i criteri di ricerca.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1598&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/06-play_store.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/06-play_store.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 6 - Verifica della disponibilità di Dropbox negli Store installati di default.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1598&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 6 - Verifica della disponibilità di Dropbox negli Store installati di default.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1599&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/07-dropbox.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/07-dropbox.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 7 - Schermata di installazione di Dropbox dal Play Store di Google.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1599&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 7 - Schermata di installazione di Dropbox dal Play Store di Google.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Premiamo il pulsante verde &lt;code&gt;Install&lt;/code&gt; ed eseguiamo la solita trafila per l&amp;rsquo;installazione di una applicazione su Android: richiesta di autorizzazioni (Fig. 8), scaricamento dell&amp;rsquo;applicazione (Fig. 9) e conclusione dell&amp;rsquo;installazione (Fig. 10).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1600&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/08-authorizations.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/08-authorizations.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 8 - Richiesta di autorizzazioni.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1600&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 8 - Richiesta di autorizzazioni.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1601&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/09-download.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/09-download.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 9 - Scaricamento dell&amp;#039;applicazione.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1601&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 9 - Scaricamento dell&amp;rsquo;applicazione.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1602&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/10-conclusion.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/10-conclusion.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 10 - Conclusione dell&amp;#039;installazione.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1602&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 10 - Conclusione dell&amp;rsquo;installazione.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La schermata &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt; mostra ora l&amp;rsquo;icona dell&amp;rsquo;applicazione Dropbox appena installato (Fig. 11). Resta solo da configurare Dropbox inserendo le credenziali del nostro account.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1603&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/11-my_apps_updated.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/11-my_apps_updated.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 11 - Schermata My Apps con Dropbox appena installato.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1603&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 11 - Schermata My Apps con Dropbox appena installato.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;disinstallazione-delle-applicazioni&#34;&gt;Disinstallazione delle applicazioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per disinstallare una applicazione si deve premere l&amp;rsquo;icona &lt;code&gt;Settings&lt;/code&gt; (quella con il simbolo di una chiave inglese e di un cacciavite incrociati), selezionare la voce &lt;code&gt;Manage Applications&lt;/code&gt; e premere l&amp;rsquo;icona con il simbolo del cestino corrispondente all&amp;rsquo;applicazione da rimuovere. È possibile anche rimuovere più applicazioni contemporaneamente (Fig. 12). La schermata &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt; dopo la disinstallazione di alcune applicazioni superflue è mostrata in Figura 13.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1604&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/12-uninstall_app.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/12-uninstall_app.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 12 - Disinstallazione delle applicazione dall&amp;#039;emulatore.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1604&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 12 - Disinstallazione delle applicazione dall&amp;rsquo;emulatore.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;[caption id=&amp;ldquo;attachment_1605&amp;rdquo; align=&amp;ldquo;aligncenter&amp;rdquo; width=&amp;ldquo;605&amp;rdquo;]&lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/13-my_apps_updated_2.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2015/01/13-my_apps_updated_2.png?w=605&#34; alt=&#34;Fig. 13 - Schermata `My Apps` dopo la disinstallazione di alcune applicazioni.&#34; width=&#34;605&#34; height=&#34;371&#34; class=&#34;size-large wp-image-1605&#34; /&gt;&lt;/a&gt; Fig. 13 - Schermata &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt; dopo la disinstallazione di alcune applicazioni.[/caption]&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;installazione-delle-applicazioni-da-terminale&#34;&gt;Installazione delle applicazioni da Terminale&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è anche un &lt;a href=&#34;http://android.stackexchange.com/questions/60691/install-apk-on-bluestacks-for-mac&#34;&gt;modo più complicato&lt;/a&gt; per installare le applicazioni in BlueStacks App Player da Terminale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per farlo serve avere scaricato il file eseguibile dell&amp;rsquo;applicazione in formato &lt;code&gt;.apk&lt;/code&gt;. È quindi un metodo utile soprattutto con le applicazioni scaricate dagli Store non ufficiali (attenzione però a virus e malware molto diffusi nelle applicazioni distribuite illegalmente) o con le applicazioni sviluppate da noi stessi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Supponendo che l&amp;rsquo;applicazione da installare si chiami &lt;code&gt;myapp.apk&lt;/code&gt; e che sia stata salvata nella directory &lt;code&gt;~/Downloads/&lt;/code&gt; (il simbolo &lt;code&gt;~&lt;/code&gt; indica come al solito la cartella Inizio dell&amp;rsquo;utente che ha effettuato il login, identificata dall’icona di una casetta), per installarla bisogna lanciare BlueStacks App Player ed eseguire da Terminale i comandi&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre&gt;&lt;code&gt;$ cd  /Applications/BlueStacks.app/Contents/Runtime/&#xA;&#xA;$ ./uHD-Adb devices&#xA;List of devices attached &#xA;emulator-5554&#x9;device&#xA;&#xA;$ ./uHD-Adb install ~/Downloads/myapp.apk&#xA;3715 KB/s (1405378 bytes in 0.369s)&#xA;&#x9;pkg: /data/local/tmp/myapp.apk&#xA;Success&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;icona dell&amp;rsquo;applicazione installata dovrebbe ora essere visibile nella schermata &lt;code&gt;My Apps&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La disinstallazione di una applicazione da Terminale è leggermente più complicata. Bisogna conoscere il &lt;a href=&#34;http://stackoverflow.com/questions/8075162/what-should-be-the-package-name-of-android-app&#34;&gt;&lt;em&gt;package name&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; dell&amp;rsquo;applicazione, che in genere ha la forma &lt;code&gt;com.companyname.applicationname&lt;/code&gt;, simile a un &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Domain_Name_System&#34;&gt;dominio web&lt;/a&gt; scritto al contrario.&#xA;La sequenza dei comandi da eseguire per disinstallare Dropbox da Terminale è&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre&gt;&lt;code&gt;$ cd  /Applications/BlueStacks.app/Contents/Runtime/&#xA;&#xA;$ ./uHD-Adb shell&#xA;shell@GT-N7000:/ $ pm list packages -f | grep dropbox                         &#xA;package:/data/app/com.dropbox.android-1.apk=com.dropbox.android&#xA;shell@GT-N7000:/ $ exit&#xA;&#xA;$ ./uHD-Adb uninstall com.dropbox.android&#xA;Success&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&#xA;&lt;p&gt;In particolare, il comando &lt;code&gt;./uHD-Adb shell&lt;/code&gt; serve per accedere tramite la linea di comando all&amp;rsquo;emulatore, da cui eseguire il comando successivo &lt;code&gt;pm list packages -f&lt;/code&gt;, che elenca tutti i package installati ed il package name corrispondente. L&amp;rsquo;output prodotto da questo comando viene passato a &lt;code&gt;grep&lt;/code&gt; (tramite il meccanismo di comunicazione fra processi rappresentata dalla barra verticale &lt;code&gt;|&lt;/code&gt; o &lt;em&gt;pipe&lt;/em&gt;), per mostrare sul Terminale solo le righe contenenti la stringa &lt;code&gt;dropbox&lt;/code&gt;, evitando di dover scorrere una lunga lista di applicazioni installate.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;BlueStacks App Player è facile e divertente da usare. Se si perdona la lentezza del programma ed il fatto che non venga più aggiornato, può essere utile per eseguire alcune applicazioni Android direttamente sul Mac.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma servirà anche per uno scopo ben preciso, come vedremo in un prossimo post.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Tante parole</title>
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      <pubDate>Thu, 08 Jan 2015 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Ogni volta che scrivo un post per questo blog mi sforzo di esporre l&amp;rsquo;argomento trattato nel modo più chiaro possibile e di presupporre che chi legge non sappia nulla, o quasi, dell&amp;rsquo;argomento trattato. L&amp;rsquo;aspetto negativo di questo atteggiamento è che mi obbliga a ripetere continuamente il significato di alcuni termini fondamentali, correndo il rischio di far perdere il filo del discorso a chi conosce già il significato di questi concetti e appesantendo il tono generale del post.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per semplificare le cose ho quindi deciso di raccogliere le definizioni che mi vengono via via in mente in una pagina apposita, &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/le-parole-per-dirlo/&#34;&gt;&lt;em&gt;Le parole per dirlo&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, accessibile direttamente dal menu principale del blog.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La lista di definizioni inserite finora è piuttosto breve e segue un ordine vagamente &lt;em&gt;logico&lt;/em&gt;. Magari con il tempo ci sarà bisogno di dare una struttura più ordinata alla lista.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Spero che non mancheranno i suggerimenti sui nuovi termini da inserire e le correzioni a quelli esistenti.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Un anno, cento post</title>
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      <pubDate>Thu, 18 Dec 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Questo blog spegne oggi la sua prima candelina virtuale con il centesimo post. Una coincidenza non casuale ma niente affatto pianificata.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un anno fa non avrei mai potuto pensare di riuscire a scrivere tanto. È stata una bella fatica, ma allo stesso tempo una sfida divertente. Che ha messo a dura, durissima, prova la mia capacità di spiegare qualcosa in modo comprensibile. Spero qualche volta di esserci riuscito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In effetti qualche giorno fa mi sono accorto di essere arrivato quasi a cento e ho anticipato la pubblicazione di un paio di articoli per far coincidere le due date.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Android: la somma non fa il totale</title>
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      <pubDate>Thu, 03 Jul 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Domanda:&lt;/strong&gt; Quanti sono i dispositivi Android &lt;em&gt;attivi&lt;/em&gt;, oggi?&#xA;&lt;strong&gt;Risposta:&lt;/strong&gt; Chissà&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;il-mio-microcosmo&#34;&gt;Il mio microcosmo&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se vado sul mio account su Google Play e guardo la lista dei miei dispositivi Android, ne trovo sei. Peccato che ne possegga veramente solo tre: il mio vecchio cellulare Galaxy S e due tablet, l&amp;rsquo;ottimo &lt;a href=&#34;http://www.notebookcheck.net/Review-Lenovo-IdeaTab-S6000-Tablet.100178.0.html&#34;&gt;Lenovo S6000&lt;/a&gt; e un Galaxy Tab da 7&amp;quot; usato come lettore di eBook.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E gli altri tre? Uno è sempre il Galaxy S, associato all&amp;rsquo;account con il suo sistema operativo originale, che &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/26/frammenti-di-android-parte-3/&#34;&gt;ho sostituito da tempo&lt;/a&gt; con una versione di Android più recente e leggera.&#xA;Gli altri due sono associati a tablet a basso costo (e di livello qualitativo indecente) che ho provato per poche ore e poi riportato indietro, schifato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ancora più significativo è il caso di una delle mie figlie. Ha tre dispositivi a suo nome, corrispondenti ai tre cellulari che ha avuto negli ultimi anni, due dei quali sono ormai distrutti da tempo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;google-play&#34;&gt;Google Play&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ogni volta che si acquista un dispositivo Android, questo viene registrato ed associato ad un account di Google. E fin qui tutto bene.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però Google non permette di cancellare più i dispositivi Android registrati ma non più utilizzati &amp;ndash; rotti, messi in un cassetto, venduti o aggiornati con una versione di Android &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Permette solo, bontà sua, di nasconderli nella lista dei dispositivi su cui installare dal web le applicazioni del Google Play. E qui le cose vanno molto meno bene. Se ci basiamo sul mio microcosmo, con questo meccanismo si finisce per avere attivi il doppio (od il triplo) dei dispositivi realmente in uso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non sarà questo un modo un po&amp;rsquo; furbetto per far sembrare Android più popolare di quanto sia effettivamente (che è comunque già parecchio)?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Solo una mia opinione, naturalmente. Ma non c&amp;rsquo;era qualcuno che diceva che a pensar male non si fa peccato?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Se questo è un orologio...</title>
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      <pubDate>Sat, 28 Jun 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://cms-images.idgesg.net/images/article/2014/06/send_a_text-100339542-orig.jpg&#34; class=&#34;aligncenter&#34; /&gt;&#xA;&lt;p&gt;È stato appena presentato &lt;a href=&#34;http://www.android.com/wear&#34;&gt;Android Wear&lt;/a&gt;, il sistema operativo di Google per gli orologi &lt;em&gt;intelligenti&lt;/em&gt;, ovviamente compatibile con Android.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tralascerò le mie considerazioni personali sulla reale &lt;a href=&#34;http://www.greenbot.com/article/2375201/android-wear-first-impressions-the-most-useful-wearable-interface-ive-ever-used.html&#34;&gt;utilità di un orologio &lt;em&gt;intelligente&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; di questo tipo, quando abbiamo tutti uno smartphone in tasca e a poche decine di centimetri dal polso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non posso evitare comunque di pensare che, se gli orologi sono tutti come quelli presentati finora&amp;hellip; quasi quasi preferisco l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;http://books.google.it/books?id=MOIDAAAAMBAJ&amp;amp;amp;pg=PA125#v=onepage&amp;amp;amp;q&amp;amp;amp;f=false&#34;&gt;orologio nero&lt;/a&gt; di Clive Sinclair, il padre dello &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Sinclair_ZX_Spectrum&#34;&gt;Spectrum&lt;/a&gt;&amp;hellip; ;)&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;O perfino il quasi sconosciuto &lt;a href=&#34;http://www.retrothing.com/2007/02/unreleased_sinc.html&#34;&gt;prototipo di orologio con radio FM&lt;/a&gt;, un oggetto degno del set di Star Trek.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;http://www.ledwatches.net/articles/sinclair-fm-radio-watch/DSCN0821r.jpg&#34; class=&#34;aligncenter&#34; /&gt;&#xA;</description>
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      <title>Samsung Galaxy S5: attenti al sensore</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/04/23/samsung-galaxy-s5-attenti-al-sensore/</link>
      <pubDate>Wed, 23 Apr 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Pochi giorni fa ho scritto che &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/04/16/perche-il-samsung-galaxy-s5-sembra-cosi-boh/&#34;&gt;il sensore di impronte digitali sul Samsung Galaxy S5&lt;/a&gt; era implementato in modo  rischioso per l&amp;rsquo;utente e mi chiedevo quanto tempo sarebbe passato prima che fosse violato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A differenza della Apple con il suo iPhone 5s, in cui il riconoscimento dell&amp;rsquo;impronta digitale serve solo a sbloccare il telefono, sostituendosi  solo al codice di sblocco a 4 cifre (o più spesso a nessun codice di sblocco), la Samsung ha deciso di implementare gli strumenti software per integrare il riconoscimento delle impronte nelle  applicazioni, usandolo ad esempio per accedere al proprio account PayPal.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sono stato un facile profeta. &lt;a href=&#34;http://www.pcworld.com/article/2144460/german-researchers-hack-galaxy-s5-fingerprint-login.html&#34;&gt;Lo stesso giorno&lt;/a&gt; è apparsa la notizia che &lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/security/2014/04/fingerprint-lock-in-samsung-galaxy-5-easily-defeated-by-whitehat-hackers/&#34;&gt;il sensore di impronte digitali dell&amp;rsquo;S5 può essere violato&lt;/a&gt; con la stessa tecnica usata per l&amp;rsquo;iPhone 5s.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma con conseguenze potenzialmente molto più dannose. Violare il riconoscimento dell&amp;rsquo;impronta digitale sul Galaxy S5 permette infatti non solo di accedere alle informazioni contenute nella memoria del telefono &amp;ndash; come nell&amp;rsquo;iPhone 5s &amp;ndash; ma quel che è peggio di entrare nell&amp;rsquo;account PayPal della vittima (e magari in futuro anche in quello bancario) per sottrarre fondi o effettuare pagamenti illeciti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In poche parole, la violazione del sensore di impronte digitali mette a rischio molti più dati riservati, anche quelli che non sono direttamente disponibili sul telefono.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Proprio una bella idea.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Perché il Samsung Galaxy S5 sembra così... boh?</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/04/16/perche-il-samsung-galaxy-s5-sembra-cosi-boh/</link>
      <pubDate>Wed, 16 Apr 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;http://arstechnica.com&#34;&gt;ArsTechnica&lt;/a&gt;, un sito tecnicamente affidabile e non certo squilibrato a favore di Apple, pubblica una &lt;a href=&#34;http://arstechnica.com/gadgets/2014/04/samsungs-galaxy-s5-has-plenty-of-upgrades-so-why-does-it-feel-so-meh&#34;&gt;lunga recensione del Samsung Galaxy S5&lt;/a&gt;, di cui mi ha colpito in particolare il titolo, perché sintetizza perfettamente il contenuto dell&amp;rsquo;articolo&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Samsung’s Galaxy S5 has plenty of upgrades—so why does it feel so meh?&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;(Il Samsung Galaxy S5 ha un sacco di miglioramenti. Perché allora sembra così&amp;hellip; boh?&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non riassumerò qui la recensione, voglio solo evidenziare i punti che mi hanno particolarmente colpito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sensore di impronte digitali. Apple è stata fortemente criticata perché il suo sensore di impronte TouchID può &lt;a href=&#34;http://www.ccc.de/en/updates/2013/ccc-breaks-apple-touchid&#34;&gt;essere facilmente(?) hackerato&lt;/a&gt;. I critici però dimenticano che il TouchID serve solo a sbloccare il telefono, non a proteggerlo dai malintenzionati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E cosa fa la Samsung nel suo S5? Non solo inserisce nello smartphone &amp;ndash; ma guarda la combinazione &amp;ndash; un sensore di impronte digitali, ma aggiunge anche gli strumenti di programmazione per permettere agli sviluppatori di usare il riconoscimento delle impronte nelle loro applicazioni. PayPal l&amp;rsquo;ha già implementato. Non sarà un po&amp;rsquo; troppo pericoloso fidarsi di questa tecnologia, oggi, per accedere ai proprio conti correnti? Quanto dovremo aspettare per il primo conto corrente svuotato usando un cellulare?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non basta. Per come è fatto, è necessario usare &lt;em&gt;due&lt;/em&gt; mani per usare il sensore di impronte digitali. Due mani? Sa proprio di una cosa raffazzonata e messa lì all&amp;rsquo;ultimo momento, tanto per adeguarsi in fretta a quanto fatto azienda leader (dal punto di vista dell&amp;rsquo;innovazione, almeno), senza test estesi di usabilità e funzionalità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Micro USB 3.0. Il Galaxy S5 ha una porta Micro USB 3.0, per quello che serve. Sembra veramente incredibile doverlo scrivere, ma la modalità USB 3.0 deve essere attivata ogni volta che si connette il dispositivo, tramite l&amp;rsquo;opzione apposita della configurazione del sistema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non basta anche qui. Attivando la modalità USB 3.0 si possono creare interferenze elettromagnetiche che impediscono di ricevere le telefonate in arrivo. &lt;em&gt;Impediscono di ricevere le telefonate in arrivo?&lt;/em&gt; In un telefono? Ma stiamo scherzando?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna dopo dieci minuti la modalità USB 3.0 si spegne automaticamente e &lt;em&gt;forse&lt;/em&gt; si può tornare a telefonare. Sperando che vostra moglie non vi abbia cercato con la gomma a terra mentre stavate copiando un film sulla memoria del telefono.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sensore di battito cardiaco. Qui siamo al ridicolo puro. Il sensore sbaglia, diciamo il 50% delle volte. O meglio come la mettono ironicamente su Ars Technica, &amp;ldquo;&lt;em&gt;Fifty percent of the time, it works every time&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, il cinquanta per cento delle volte funziona sempre.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non serve aggiungere che l&amp;rsquo;interfaccia TouchWiz manca perlomeno di corenza, che ci sono preinstallate applicazioni multiple (due browser, due &lt;em&gt;negozi&lt;/em&gt; da cui scaricare le app, etc), che &amp;ldquo;&lt;em&gt;sembra che Samsung abbia cercato qualcosa per differenziare l&amp;rsquo;S5, infilando tutte le funzioni hardware che riuscivano a stare dentro&lt;/em&gt;&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ciò che conta è che quello che non bastano lunghe liste di specifiche a trasformare una accozzaglia di funzionalità hardware e software in un oggetto usabile e affidabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come spesso gli utenti si accorgono, troppo tardi e a loro spese.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Impressioni su Koding</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/03/12/impressioni-su-koding/</link>
      <pubDate>Wed, 12 Mar 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Qualche giorno fa &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2014/03/07/una-macchina-virtuale-gratis/&#34;&gt;ho segnalato su questo blog&lt;/a&gt; che &lt;a href=&#34;https://koding.com&#34;&gt;Koding&lt;/a&gt; stava offrendo una macchina virtuale gratis con 3 GB di spazio su disco.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo spazio disponibile poteva essere ampliato mediante il meccanismo del &lt;em&gt;win-win referral&lt;/em&gt; (non mi viene una traduzione migliore di &amp;ldquo;invito vinci-vinci&amp;rdquo;): invitando amici e conoscenti a registrarsi, entrambi ricevono in premio 1 GB di spazio in più, fino ad un massimo di 20 GB.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo stesso meccanismo viene usato dai servizi di storage online come Dropbox, Copy e simili per ampliare la base dei propri utilizzatori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il sito di Koding è stato preso d&amp;rsquo;assalto e finora, dei 250 TB disponibili, ne sono stati assegnati la metà. In effetti mi aspettavo che esaurissero tutto più in fretta: forse queste sono opportunità troppo di nicchia per allettare il pubbico generalista che passa il suo tempo online su Facebook. O forse la causa sta nel fatto che i server sono andati in sovraccarico, rendendo tutte le operazioni &amp;ndash; persino la banale spedizione dell&amp;rsquo;email di conferma dell&amp;rsquo;iscrizione &amp;ndash; estremamente lente. O forse 250 TB sono così tanti che è veramente difficile esaurirli, perfino con una offerta generosa come questa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In ogni caso, la lentezza dei server ha reso finora molto difficile usare &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; la propria macchina virtuale, e quindi una prova dettagliata deve essere rimandata a tempi più tranquilli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La macchina virtuale è comunque basata sulla penultima versione 13.04 (Raring Ringtail) di &lt;a href=&#34;http://www.ubuntu.com/desktop&#34;&gt;Ubuntu Linux&lt;/a&gt;, uscita ad aprile dell&amp;rsquo;anno scorso. L&amp;rsquo;installazione dei pacchetti disponibili (dovrebbero essere gli stessi presenti nella versione desktop) è semplicissima, come su tutti i sistemi basati su &lt;a href=&#34;http://www.debian.org&#34;&gt;Debian GNU/Linux&lt;/a&gt;.&#xA;Io ho provato ad installarne alcuni senza problemi, anzi l&amp;rsquo;installazione è velocissima perché usa un archivio locale (mirror).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il sistema nasce per essere usato tramite il Terminale disponibile nell&amp;rsquo;interfaccia web (non male, ha anche le schede) o tramite collegamento ssh remoto, per eseguire applicazioni a linea di comando o che girano in un browser. Ma dovrebbe essere possibile utilizzare anche applicazioni con interfaccia grafica, &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/X_Window_System&#34;&gt;configurando il sistema a finestre X11&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo non è stato possibile provare ad usare X11 (il tempo disponibile è finito), che potrebbe aprire lo spazio ad applicazioni molto più interessanti di un semplice servizo di emulazione via web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comunque, una una macchina virtuale basata su Linux ed accessibile tramite interfaccia web è interessante in sé, indipendentemente dalle applicazioni pratiche. Le possibilità didattiche sono infinite, con il vantaggio di non dover installare o configurare nulla, e di poter usare la macchina virtuale anche tramite iPad (magari con una tastiera esterna). Ma anche i tablet basati su Android e persino(!) i tablet &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Dead_on_arrival&#34;&gt;D.O.A.&lt;/a&gt; con Windows RT andrebbero benissimo: magari finalmente potranno servire a qualcosa!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Aggiornamento.&lt;/strong&gt; Siamo a giovedì 13 marzo e l&amp;rsquo;offerta continua. Credo proprio che andranno avanti ad oltranza, fino ad esaurire lo spazio disponibile. Chi è interessato farebbe bene ad affrettarsi&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>La memoria di Android</title>
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      <pubDate>Thu, 27 Feb 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;NOTA: Questo non è un post tecnico. Della gestione della memoria di massa di Android ne so pochissimo e parlo qui solo da utente finale. Analisi molto più dettagliate ma comprensibili si possono trovare su queste pagine web:&lt;/em&gt;&#xA;&lt;em&gt;&lt;a href=&#34;http://www.navigaweb.net/2013/08/android-poca-memoria-interna-spazio.html&#34;&gt;Sopravvivere con Android con memoria interna piena o spazio esaurito sul cellulare&lt;/a&gt;,&#xA;&lt;a href=&#34;http://www.navigaweb.net/2012/05/liberare-spazio-sulla-memoria-android-e.html&#34;&gt;Liberare spazio sulla memoria Android e sulla scheda SD&lt;/a&gt;,&#xA;&lt;a href=&#34;http://www.androidworld.it/forum/guide-e-tutorial-11/%5Bguida%5D-gestione-memoria-e-spostamento-applicazioni-84753/&#34;&gt;Gestione memoria e spostamento applicazioni&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;I cellulari Android hanno almeno tre partizioni separate di memoria di massa a stato solido (l&amp;rsquo;equivalente dell&amp;rsquo;hard-disk di un computer) e non è facile afferrarne la logica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fisicamente la memoria di massa è analoga a quella dei dischi SSD o delle diffusissime chiavette USB ed è divisa in &lt;em&gt;memoria interna&lt;/em&gt; (da alcuni GB sui cellulari di fascia alta fino ad appena 512 MB e anche meno su quelli di fascia bassa o infima) e &lt;em&gt;memoria esterna&lt;/em&gt;, quest&amp;rsquo;ultima in forma di &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/MicroSD&#34;&gt;scheda microSD&lt;/a&gt; da inserire in uno slot apposito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nei cellulari di fascia più bassa la memoria interna è divisa a sua volta in due sezioni (&lt;em&gt;partizioni&lt;/em&gt;) ben distinte. In quelli di fascia alta la configurazione della memoria cambia a seconda della versione di Android, e ne parleremo meglio più sotto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La prima partizione è la partizione di sistema e contiene il sistema operativo Android, in versione &lt;em&gt;stock&lt;/em&gt; (fornita dal produttore dell&amp;rsquo;apparecchio) o &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt; (sviluppata da terze parti) e le applicazione preinstallate. Maggiori dettagli sulla differenza fra Android &lt;em&gt;stock&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt; (definite spesso anche &lt;em&gt;cooked&lt;/em&gt;, cucinate) si possono trovare in &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/&#34;&gt;questo post di qualche giorno fa&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La seconda partizione interna contiene invece la maggior parte dei dati dell&amp;rsquo;utente, le applicazioni installate dall&amp;rsquo;utente e i relativi file di configurazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto il resto dovrebbe finire nella scheda di memoria esterna: messaggi, foto, file multimediali, ed eventualmente anche le applicazioni sviluppate in modo da poter essere spostate in questa partizione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il problema di questa organizzazione della memoria di massa è che, nei telefoni che dispongono di soli 512 MB (o meno) di memoria di massa interna, la partizione di sistema occupa la maggior parte dello spazio disponibile, anche a causa delle personalizzazioni e dei software aggiuntivi installati dai produttori (il cosiddetto &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Software_bloat&#34;&gt;&lt;em&gt;bloatware&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;), lasciando troppo poco spazio alla partizione che contiene i dati e le applicazioni. Tutto ciò ha due effetti principali:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo alcuni mesi di uso iniziano a comparire dei messaggi che informano l&amp;rsquo;utente che &amp;ldquo;la scheda di memoria è esaurita&amp;rdquo;. Questi messaggi sono assolutamente incomprensibili per gli utenti che sanno bene di avere la scheda di memoria &lt;em&gt;esterna&lt;/em&gt; ancora semivuota (per gli utenti che non lo sanno il problema non si pone: nella maggior parte dei casi usano il cellulare solo come un telefono o poco più e hanno pochissime applicazioni non standard installate). I messaggi indicano in realtà che è partizione dati &lt;em&gt;interna&lt;/em&gt; ad essere esaurita e che è l&amp;rsquo;ora di cercare di fare un po&amp;rsquo; di pulizia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nonostante sia ormai possibile spostare la maggior parte delle applicazioni sulla scheda microSD esterna, è comunque sempre necessario installare &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; l&amp;rsquo;applicazione nella partizione dati interna e solo &lt;em&gt;dopo&lt;/em&gt; spostarla sulla scheda microSD. Ma se lo spazio disponibile nella partizione dati è troppo scarso, è impossibile installare le applicazioni più grandi pur avendo una scheda microSD molto capiente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine l&amp;rsquo;utente medio si convince che il suo cellulare &lt;em&gt;non ce la fa più&lt;/em&gt; e tende a guardarsi intorno in cerca di qualcosa di fascia (e costo) maggiore. Puro marketing?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le soluzioni ci sono, &lt;a href=&#34;http://www.androidworld.it/forum/guide-e-tutorial-11/%5Bguida%5D-gestione-memoria-e-spostamento-applicazioni-84753/&#34;&gt;come si può leggere in questa guida&lt;/a&gt; su AndroidWorld, ma francamente non credo siano alla portata dell&amp;rsquo;utente medio. In questi casi, installare ROM &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt; aiuta moltissimo ad alleviare il problema, dato che queste molte di queste riducono fortemente le dimensioni della partizione di sistema con ottimizzazioni specifiche del codice ed evitando di installare applicazioni inutili insieme al sistema operativo vero e proprio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Concludiamo ora il discorso parlando brevemente di quello che cambia nei cellulari di fascia più alta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In quelli con versioni di Android precedenti alla 4.x (ad esempio il mio Samsung Galaxy S &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/01/14/frammenti-di-android/&#34;&gt;di cui ho scritto tanto in questi ultimi giorni&lt;/a&gt;), la memoria interna contiene ben tre partizioni, le due discusse più sopra ed una terza partizione vista dal sistema operativo esattamente come se fosse una scheda SD esterna. L&amp;rsquo;eventuale scheda microSD vera e propria diventa quindi una memoria di massa aggiuntiva (ma non più indispensabile), utile principalmente per salvarvi foto, musica e video. Le applicazioni installate sono quindi eventualmente spostate sulla terza partizione &lt;em&gt;interna&lt;/em&gt;, una specie di scheda SD &lt;em&gt;virtuale&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se vi gira la testa sappiate che non siete i soli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con Android 4.x Google ha deciso di semplificare ed ottimizzare l&amp;rsquo;organizzazione della memoria di massa interna dividendola in due sole partizioni: una per il sistema operativo e l&amp;rsquo;altra per tutto il resto, applicazioni, file di configurazione, dati, file utente. Rimane comunque la possibilità, tranne che nei Nexus di Google, di aggiungere una scheda SD esterna su cui trasferire i file di dimensioni maggiori come i file multimediali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci voleva tanto? È dalla fine degli anni &amp;lsquo;90 che si discute, sui sistemi Unix e in particolare su Linux, se sia meglio dividere il disco rigido in tante partizioni distinte (ad esempio: una per il sistema operativo, una per i programmi di avvio, una per i file che cambiano continuamente ed una per i dati utente) oppure usare una sola partizione &amp;ndash; o al più due partizioni &amp;ndash; per tutto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel primo caso il backup dei dati e l&amp;rsquo;installazione di nuove versioni o distribuzioni di Linux/Unix diventa molto più semplice, a scapito dell&amp;rsquo;uso efficiente del disco rigido. Se una partizione viene occupata completamente, il sistema può smettere di funzionare anche se c&amp;rsquo;è ancora molto spazio libero sulle altre partizioni.&#xA;Nel secondo caso si ottimizza l&amp;rsquo;occupazione del disco rigido, rendendo però più difficile il backup dei dati.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi la disponibilità di dischi rigidi esterni molto capienti ha reso praticamente inutile la discussione, almeno per i sistemi casalinghi o da ufficio. Dato che è molto semplice e poco costoso eseguire il backup di tutto il disco rigido su un disco esterno, è inutile dividerlo in tante partizioni separate per prevenire eventuali danni al sistema operativo o ai dati dell&amp;rsquo;utente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se tutto ciò è vero per un computer, è ancora più vero per un cellulare, in cui ogni semplificazione del sistema aiuta a renderlo più fruibile per gli utenti finali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple insegna. Ed è veramente strano che Google ci abbia messo tanto ad imparare.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Frammenti di Android (parte 3)</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/02/26/frammenti-di-android-parte-3/</link>
      <pubDate>Wed, 26 Feb 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Leggi la &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/01/14/frammenti-di-android/&#34;&gt;prima parte&lt;/a&gt; | &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/&#34;&gt;seconda parte&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta effettuato il rooting del telefono, quale &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/&#34;&gt;ROM custom&lt;/a&gt; scegliere per fare in modo che il proprio cellulare con Android abbia prestazioni decenti?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La scelta come già detto è vastissima. Però la ROM custom più diffusa è senza dubbio &lt;a href=&#34;http://www.cyanogenmod.org/&#34;&gt;CyanogenMod&lt;/a&gt;, che supporta un numero vastissimo di cellulari Android.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta effettuato il processo di rooting, installare una ROM è praticamente immediato: basta scaricare il file compatibile con il proprio telefono in formato .zip compresso, copiarlo senza nemmeno espanderlo sulla scheda di memoria del cellulare esterna del cellulare (NOTA: solo questo meriterebbe un post tutto suo, perché i cellulari Android hanno in genere ben tre partizioni di memoria ben separate e non è facile per l&amp;rsquo;utente medio afferrarne la logica), riavviare in modalità di &lt;em&gt;recovery&lt;/em&gt; (ripristino) usando una combinazione di tasti apposita e infine selezionare il file .zip della ROM ed installarlo. Alla fine il telefono viene riavviato e dopo qualche decina di secondi compare la procedura guidata di configurazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per la cronaca, &lt;a href=&#34;http://wiki.cyanogenmod.org/w/Install_CM_for_galaxysmtd&#34;&gt;le istruzioni dettagliate per il Galaxy S si trovano qui&lt;/a&gt;, ma che io sappia il processo non cambia sostanzialmente per gli altri cellulari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Piuttosto facile a meno che, leggendo le istruzioni, non si trascuri di notare che bisogna mettere il file .zip nella &lt;em&gt;radice&lt;/em&gt; della scheda di memoria, non in una cartella apposita, come è capitato a me, facendomi perdere un sacco di tempo per capire perché non riuscivo a selezionare il file della ROM.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Può anche capitare che qualcosa vada storto e il telefono sia (o sembri) completamente morto. In gergo si dice che è diventato un &lt;em&gt;brick&lt;/em&gt; (un mattone)&amp;hellip; È successo anche a me un paio di volte, e la seconda volta è stata particolarmente grave perché non riuscivo nemmeno ad accedere alla memoria del telefono tramite la porta USB (l&amp;rsquo;ultima possibilità in questi casi). Per fortuna dopo molti tentativi sono riuscito fortunosamente a ristabilire il contatto fra il telefono e il computer e a rimettere tutto  a posto.&#xA;Quindi, se non ci si fa prendere dal panico e si ha la pazienza di leggere un numero sterminato di informazioni contraddittorie e inutili sui vari forum più o meno tecnici, si riescono a trovare le informazioni veramente significative e a rimettere tutto a posto. Ma che fatica!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il confronto con Apple e iOS è veramente impari: qui basta &lt;a href=&#34;http://support.apple.com/kb/ht1808&#34;&gt;mettere il telefono in modalità &lt;em&gt;recovery&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; e far fare il resto del lavoro a iTunes. In 10 minuti torna come nuovo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma torniamo a CyanogenMod.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta risolti i vari problemi di installazione, sono riuscito ad avere CyanogenMod installato sul telefono. Tutta un&amp;rsquo;altra cosa. Il telefono era tornato scattante come un anno prima, le applicazioni installate partivano e funzionavano molto più velocemente di prima, i blocchi di sistema erano spariti. Tanti complimenti al team di sviluppo!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però: non avevo fatto i conti con gli aggiornamenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;CyanogenMod può essere &lt;a href=&#34;http://www.androidpolice.com/2012/09/30/cyanogenmod-ditching-rom-manager-for-its-own-ota-update-system/&#34;&gt;aggiornato automaticamente Over-The-Air (OTA)&lt;/a&gt;, cioè come se fosse una semplice app, e nella maggior parte dei casi non serve nemmeno riavviare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Funziona. Anzi, se ricordo bene, mi ha persino permesso di passare automaticamente dalla versione 10, basata su Android 4.1 (Jelly Bean), alla 10.1, basata su Android 4.2.x (ancora Jelly Bean). E tutto ciò installando anche una serie di versioni intermedie stabili o di sviluppo (&lt;em&gt;nightly builds&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il problema è che &lt;a href=&#34;http://android.stackexchange.com/questions/41356/why-does-my-android-device-slow-down-after-successive-rom-updates-without-wiping?rq=1&#34;&gt;gli aggiornamenti OTA rallentano via via sensibilmente il sistema&lt;/a&gt;. Ancora? Alla fine si torna a prestazioni indecenti e ad avere un telefono quasi inusabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, avrei potuto evitare di aggiornare, e soprattutto di installare le versioni intermedie notturne, ma ha parte che questo è contrario alla filosofia di Linux (da cui deriva Android), è anche contrario alla &lt;em&gt;mia filosofia&lt;/em&gt; e &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/01/14/frammenti-di-android/&#34;&gt;ne ho anche scritto in proposito&lt;/a&gt;. E poi: saperlo &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt;&amp;hellip; Quello che è successo in realtà è che, dopo aver notato che il cellulare iniziava a rallentare sensibilmente, ho cercato informazioni in rete ed ho finalmente capito che il rallentamento era collegato agli aggiornamenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E a questo punto ho deciso di agire in modo più sistematico. Ho cercato informazioni sulle ROM più diffuse, le ho scaricate e le ho copiate sulla scheda microSD del telefono in modo da poterle provare una alla volta (proprio in questa fase si è verificata l&amp;rsquo;impossibilità di accedere alla memoria del telefono tramite la porta USB di cui parlavo più sopra).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una delusione totale. Non serve fare una lista dettagliata: tutte le ROM provate (tranne due) erano solo semplici variazioni più o meno &lt;em&gt;cosmetiche&lt;/em&gt; di CyanogenMod, con temi più o meno orridi per personalizzare il sistema e nulla di più. Quella che mi ha colpito di più per la sua inutilità e il cattivo gusto è la &lt;a href=&#34;http://avatarrom.com&#34;&gt;ROM Avatar&lt;/a&gt;, ma non ditelo troppo in giro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Solo due mi hanno veramente impressionato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La prima è la &lt;a href=&#34;http://en.miui.com&#34;&gt;ROM MIUI&lt;/a&gt;, sviluppata in Cina, avente parecchie funzionalità originali e per di più con una grafica curatissima, la sola confrontabile con i dispositivi Apple. Nonostante i timori sulla presenza di eventuali &lt;em&gt;backdoor&lt;/em&gt; (la ROM è sviluppata in Cina, ma il fatto che il codice sia open source dovrebbe essere una garanzia da questo punto di vista) e dopo aver letto recensioni entusiastiche, l&amp;rsquo;ho installata ed ho sincronizzato i miei dati più importanti, rubrica ed agenda, con iCloud. A differenza di quello che si crede comunemente, infatti, i cellulari Android possono sincronizzarsi automaticamente con iCloud tramite &lt;a href=&#34;https://play.google.com/store/apps/details?id=org.dmfs.caldav.icloud&#34;&gt;SmoothSync for Cloud Calendar&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://play.google.com/store/apps/details?id=org.dmfs.carddav.icloud&#34;&gt;SmoothSync for Cloud Contacts&lt;/a&gt;, due applicazioni che valgono molto di più di quello che costano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;fatto questo, ho iniziato ad installare le prime applicazioni: WhatsApp, Skype, Kindle, Shazam, Spotify. Il telefono si è letteralmente &lt;em&gt;seduto&lt;/em&gt;. Anzi, direi che è crollato a terra senza quasi più vita. Le applicazioni erano così lente a partire e a rispondere ai tocchi sullo schermo che non sono nemmeno riuscito a configurare l&amp;rsquo;app Kindle con i dati del mio account su Amazon. Skype e Shazam, poi, non partivano nemmeno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un salto su Google ha chiarito le cose: &lt;a href=&#34;http://android.appstorm.net/reviews/roms/10-ways-miui-is-awesome-and-5-setbacks-that-keep-it-from-perfection/&#34;&gt;MIUI usa una quantità notevolissima di memoria&lt;/a&gt;, a scapito delle applicazioni che necessitano di più risorse. Ma quello che mi irrita veramente è che non ho mai letto di questi problemi nelle (pseudo-)recensioni che ho consultato online: purtroppo è fin troppo facile scrivere quattro righe di cross, senza approfondire veramente quello che si dice.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma per fortuna alla fine, dopo tante prove, delusioni e problemi, ho trovato la ROM ideale per me: &lt;a href=&#34;http://forum.xda-developers.com/showthread.php?t=2159519&#34;&gt;SuperNexus&lt;/a&gt;. Non è un caso, perché cerca di portare sugli altri telefoni l&amp;rsquo;esperienza d&amp;rsquo;uso tipica dei cellulari &lt;a href=&#34;http://it.wikipedia.org/wiki/Google_Nexus&#34;&gt;Nexus di Google&lt;/a&gt;, gli unici su cui gira la versione &lt;em&gt;base&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;vanilla&lt;/em&gt;) di Android senza l&amp;rsquo;aggiunta di personalizzazioni e app inutili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un vero peccato averla scoperta solo poco prima della scadenza del mio contratto e del mio passaggio ad iPhone 5c. Ma nei pochi giorni che l&amp;rsquo;ho usato a fondo, dopo aver installato ed usato tantissime applicazioni, probabilmente molte di più di quelle che usa un utente medio, ha dimostrato le vere potenzialità di Android. Peccato che i produttori facciano di tutto per nasconderle.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ora il mio Galaxy S è in un cassetto, aspetto una buona offerta per comprare una nuova scheda telefonica e tornare ad usarlo (sarebbe perfetto come telefono di scorta o come hot-spot o anche come navigatore &amp;ldquo;da passeggio&amp;rdquo;, per evitare di scaricare inutilmente il cellulare principale).&lt;/p&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Frammenti di Android (parte 2)</title>
      <link>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/</link>
      <pubDate>Tue, 25 Feb 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
      <guid>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Leggi la &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/01/14/frammenti-di-android/&#34;&gt;prima parte&lt;/a&gt; | &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/26/frammenti-di-android-parte-3/&#34;&gt;terza parte&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È già passato un mese da quando &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/01/14/frammenti-di-android&#34;&gt;ho confessato di usare Android&lt;/a&gt;. Nel frattempo il mio contratto è scaduto ed ora ho un iPhone 5c al posto del Samsung Galaxy S.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Samsung Galaxy S è stato un ottimo cellulare dal punto di vista hardware, penalizzato purtroppo dalla versione installata di Android, per di più personalizzata dalla Samsung.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho preso il Galaxy S nel luglio del 2011 con un contratto di 30 mesi. Inizialmente vi era installato Android 2.2 (Froyo) aggiornato dopo qualche mese &amp;ldquo;automaticamente&amp;rdquo; ad Android 2.3 (Gingerbread) tramite il tremendo (ma non c&amp;rsquo;erano alternative) programma Kies di Samsung (&amp;ldquo;automaticamente&amp;rdquo; è un &lt;a href=&#34;http://www.androidgalaxys.net/samsung-kies/samsung-kies-problemi-connessione-collegamento-usb-galaxy/&#34;&gt;eufemismo se parliamo di Kies&lt;/a&gt;, uno dei peggiori programmi che abbia mai usato).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel primo anno il Galaxy S andava discretamente bene e il sistema era sufficientemente  veloce, nonostante gli sforzi di Samsung di renderlo inusabile con l&amp;rsquo;interfaccia TouchWiz.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con il tempo però, installando nuove applicazioni ed aggiornando quelle vecchie, il cellulare è diventato sempre più lento. E quel che è peggio si bloccava spesso all&amp;rsquo;improvviso (andava in &lt;em&gt;freeze&lt;/em&gt; come di dicono gli americani rendendo benissimo l&amp;rsquo;idea) e l&amp;rsquo;unica soluzione era rimuovere fisicamente la batteria per riavviarlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Pensate a quanto potesse essere angoscioso ricevere una telefonata da una figlia, scoprire di non poter rispondere perché il telefono si era bloccato, precipitarsi a rimuovere la batteria e dover aspettare un paio di minuti per il riavvio prima di riuscire a richiamare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine ho deciso che l&amp;rsquo;unica soluzione era quella di installare sul cellulare una &lt;a href=&#34;http://www.androidpolice.com/2010/05/01/custom-roms-for-android-explained-and-why-you-want-them/&#34;&gt;ROM custom&lt;/a&gt;, sperando così di renderlo di nuovo usabile. Con il termine ROM si intende il sistema operativo del telefono (Android in questo caso), memorizzato in una memoria riscrivibile a stato solido come quella dei dischi SSD e delle chiavette USB.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel mondo Android una ROM &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt; è una versione di Android non fornita dal venditore del cellulare (che invece è definita ROM &lt;em&gt;stock&lt;/em&gt;) ma sviluppata indipendentemente a partire dai sorgenti originali di Android &lt;a href=&#34;https://source.android.com/&#34;&gt;(AOSP, Android Open Source Project)&lt;/a&gt; per uno  o più modelli specifici di cellulare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il numero di ROM custom è assurdamente alto, quasi come il numero di distribuzioni di Linux. &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_custom_Android_firmwares&#34;&gt;Wikipedia ne cita ben 22&lt;/a&gt; fra quelle più affermate, ma in realtà ne esistono molte di più che spesso differiscono fra loro per particolari quasi solo &lt;em&gt;cosmetici&lt;/em&gt;.&#xA;&lt;a href=&#34;http://theunlockr.com&#34;&gt;TheUnlockr.com&lt;/a&gt; elenca più di 165 ROM custom &lt;a href=&#34;http://theunlockr.com/roms/android-roms/samsung-roms/samsung-galaxy-s-i9000-roms/&#34;&gt;solo per il mio Samsung Galaxy S i9000&lt;/a&gt;, un cellulare ormai da tempo fuori di produzione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tenendo conto che ogni modello di cellulare Android richiede una ROM adatta al suo hardware, il numero di combinazioni possibili diventa stratosferico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inoltre, cercare informazioni in rete è estremamente dispersivo, proprio a causa della estrema frammentazione del mondo Android. Se è vero che il sito di riferimento è &lt;a href=&#34;http://www.xda-developers.com/&#34;&gt;XDA Developers&lt;/a&gt;, è anche vero che trovare quello che si cerca nei forum è veramente come cercare un ago nel pagliaio, e quindi anche i siti meno prestigiosi e omnicomprensivi diventano utilissimi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E in ogni caso, prima di poter installare una ROM custom, bisogna effettuare il cosiddetto &lt;a href=&#34;https://sites.google.com/a/italiansubs.net/android/&#34;&gt;&lt;em&gt;rooting&lt;/em&gt; del cellulare&lt;/a&gt;: in pratica ottenere i privilegi di amministratore del sistema operativo (il cosiddetto utente &lt;em&gt;root&lt;/em&gt; nei sistemi Unix, Linux e anche OS X). L&amp;rsquo;utente root è normalmente disabilitato in Android (e anche nei sistemi Linux recenti): proprio perché può fare &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt;, può anche facilmente fare danni al sistema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo il processo di &lt;em&gt;rooting&lt;/em&gt; varia molto da cellulare a cellulare. Per fortuna sul &lt;a href=&#34;http://wiki.cyanogenmod.org/w/Install_CM_for_galaxysmtd&#34;&gt;Galaxy S è relativamente semplice&lt;/a&gt; perché Samsung non pone ostacoli particolari, e può essere eseguita anche con il Mac.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anzi, non si tratta nemmeno di un vero e proprio rooting, quanto di installare un kernel (la componente fondamentale dei sistemi operativi bastati su Unix) &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt; in cui l&amp;rsquo;utente root è già attivato  (almeno se ho capito bene tutta la faccenda).&#xA;Con altri telefoni è tutta un&amp;rsquo;altra storia, spesso molto più complessa e pericolosa e, se non viene seguita alla lettera, può rendere facilmente inusabile il telefono.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine, eseguito finalmente il rooting del cellulare, si tratta di decidere quale ROM custom installare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come se fosse facile&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/26/frammenti-di-android-parte-3/&#34;&gt;Continua&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Frammenti di Android</title>
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      <pubDate>Tue, 14 Jan 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Leggi la &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/&#34;&gt;seconda parte&lt;/a&gt; | &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/26/frammenti-di-android-parte-3/&#34;&gt;terza parte&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo confesso: uso Android. Il mio cellulare attuale è un Samsung Galaxy S con contratto (appena scaduto), che cambierò a giorni con un iPhone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Due anni e mezzo fa, quando ho sottoscritto l’abbonamento, il costo mensile del contratto era quasi la metà di quello di un iPhone e, per l&amp;rsquo;uso che faccio del telefono, la differenza di prezzo era significativa.&#xA;Oggi i prezzi dei contratti comprendenti il cellulare si sono allineati e quindi non ha più senso non passare ad iOS. Ma per ancora qualche giorno&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questi anni ho provato decine, forse centinaia, di applicazioni per Android, ho aggiornato il sistema operativo sia tramite gli strumenti (pessimi!) della Samsung, sia usando &lt;a href=&#34;http://www.androidworld.it/2013/09/09/android-dalla-a-alla-z-cose-una-rom-firmware-182781/&#34;&gt;ROM &lt;em&gt;custom&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; non ufficiali, dopo aver sboccato il telefono &lt;a href=&#34;http://www.androidworld.it/2010/11/15/root-su-android-la-grande-guida-cose-perche-e-come-ottenerlo-27587/&#34;&gt;ottenendo i permessi di root&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, ritengo di aver acquisito una certa esperienza sui sistemi Android, abbastanza superiore a quella di un utente medio di smartphone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E nel complesso posso affermare che Android mi ha lasciato piuttosto insoddisfatto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non per il sistema operativo in sé che, essendo basato su Linux è solido ed affidabile, ma per come Android viene gestito dai produttori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non esiste &lt;em&gt;un solo&lt;/em&gt; Android, ma decine di versioni di Android adattate dai singoli produttori di smartphone ai propri dispositivi. Una frammentazione deleteria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli adattamenti non sono solo estetici — l’aspetto di Android su un telefono Samsung è ben diverso da quello su un HTC o su un LG, e tutti questi sono molto lontani dal &lt;em&gt;look and feel&lt;/em&gt; minimale dei cellulari Nexus, &lt;a href=&#34;http://www.tuttoandroid.net/dispositivi-android-2/nexus-dispositivi-android-2/cosa-rende-speciali-i-dispositivi-nexus-rispetto-ad-altri-android-151357/&#34;&gt;i dispositivi Android ufficiali di Google&lt;/a&gt; —  ma soprattutto &lt;em&gt;funzionali&lt;/em&gt;. Ogni telefono dei diversi venditori è differente dagli altri e quindi anche il sistema operativo deve essere adattato a gestire le specifiche componenti hardware di ciascun smartphone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ciascun telefono Android è quindi venduto con la versione corrente del sistema operativo adattata per funzionare proprio su quel dispositivo. E quel che è peggio, i produttori sono riluttanti a rilasciare gli aggiornamenti, con il chiaro obiettivo di spingere i clienti ad acquistare più spesso un nuovo smartphone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nella maggior parte dei casi, quindi, un dispositivo Android non riceve &lt;em&gt;mai&lt;/em&gt; aggiornamenti ufficiali al sistema operativo che, dopo solo un anno, è in media già una o due versioni indietro rispetto ai rilasci ufficiali di Android di Google. A tutto ciò fanno eccezione i cellulari Nexus che, essendo gestiti direttamente da Google e non dal produttore dell&amp;rsquo;hardware, beneficiano di aggiornamenti più costanti e più a lungo termine.&#xA;Il post &lt;a href=&#34;http://macintelligence.org/blog/2013/12/06/sedotti-e-abbandonati/&#34;&gt;Sedotti e abbandonati&lt;/a&gt; sul blog &lt;a href=&#34;http://macintelligence.org&#34;&gt;QuickLoox&lt;/a&gt; e il grafico &lt;a href=&#34;http://www.fidlee.com/android-support-vs-ios-support/&#34;&gt;Android Support vs iOS Support&lt;/a&gt;, sintetizzano molto bene la situazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma a cosa serve aggiornare Android? Perché l’utente finale deve preoccuparsi di queste cose? In fondo un telefono non è un computer, basta che faccia le telefonate&amp;hellip;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sbagliato!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un telefono, o meglio uno smartphone, oggi &lt;em&gt;è un computer a tutti gli effetti&lt;/em&gt; e non serve solo a telefonare. Anzi, telefonare è forse il compito meno importante di uno smartphone odierno. Per quello basterebbe un telefono da 20-30 euro, inutile spenderne centinaia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E se uno smartphone è un computer, deve essere trattato come tale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Gli aggiornamenti del sistema operativo dello smartphone servono a correggere gli inevitabili errori di programmazione, ad aggiungere nuove funzioni, a modificare quelle esistenti e da ultimo (ma non certo meno importante) a rendere più sicuro il sistema. Ma non solo. Tenere aggiornato il sistema operativo del telefono permette anche di usare le nuove versioni delle applicazioni installate nelle quali, a loro volta, sono state inserite nuove funzionalità e correzioni degli errori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E, se le nuove applicazioni non girano sul telefono, l’utente medio sarà indotto a pensare che ormai lo smartphone è diventato &lt;em&gt;vecchio&lt;/em&gt; e a desiderare di cambiarlo. Esattamente quello che vogliono i produttori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Puro marketing, insomma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Significativa a questo proposito la pretesa di Samsung che il Galaxy S &lt;a href=&#34;http://en.wikipedia.org/wiki/Samsung_Galaxy_S#Android_4.0_and_later&#34;&gt;non fosse abbastanza potente&lt;/a&gt; per far girare la versione 4.x di Android, giustificando così la mancanza di ulteriori aggiornamenti dopo la versione 2.3.3 Gingerbread. Giustificazione assolutamente pretestuosa, come vedremo in un prossimo post.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel mondo di iOS della Apple, il sistema operativo che gira su iPhone, iPad e iPod Touch, le cose vanno &lt;a href=&#34;http://www.fidlee.com/android-support-vs-ios-support/&#34;&gt;in modo profondamente diverso&lt;/a&gt;. Poiché la Apple produce sia il software che l’hardware è molto più facile rilasciare un’unica versione di iOS che gira indifferentemente su tutti i prodotti della casa californiana, anche quelli fuori produzione da anni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non è solo una questione di facilità. È proprio la politica commerciale della Apple che è diversa da quella della concorrenza e che tende a supportare i propri prodotti per un tempo molto più lungo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’effetto finale è benefico per l’utente: un prodotto con iOS è usabile per molti più anni nel pieno (o quasi) delle sue funzionalità rispetto ad un equivalente Android della stessa età, diluendo nel tempo l’investimento iniziale per l’acquisto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla faccia della cosiddetta &lt;em&gt;tassa Apple&lt;/em&gt;, cioè della convinzione comune che i suoi prodotti costino di più senza essere, a parte il design, particolarmente migliori dei prodotti concorrenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Già, proprio come il Surface 2 Pro di cui &lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/01/12/surface-pro-2-e-os-x/&#34;&gt;si è detto qualche giorno fa&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;(&lt;a href=&#34;http://melabit.wordpress.com/2014/02/25/frammenti-di-android-parte-2/&#34;&gt;Continua&amp;hellip;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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