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    <title>Hardware on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Hardware on Melabit</description>
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      <title>50 anni con Apple</title>
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      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30-with-caption.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;La prima immagine di un Apple II pubblicata su Bit, che a cavallo fra la fine degli anni &amp;lsquo;70 e i primi anni &amp;lsquo;80 è stata la più importante rivista italiana dedicata ai personal computer (Bit n. 5, Novembre-Dicembre 1979).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cinquant&amp;rsquo;anni fa ero un liceale brufoloso e non avrei saputo dell&amp;rsquo;esistenza di Apple fino ai primissimi anni &amp;lsquo;80, quando Bit iniziò ad ospitare le prime pagine pubblicitarie dedicate all&amp;rsquo;Apple II.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover-small.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Prima pagina pubblicitaria dedicata ad &amp;ldquo;Apple Computer&amp;rdquo; (Bit n. 6, Febbraio 1980, ultima di copertina).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in quegli anni la parte del leone la faceva la sua principale concorrente, &lt;a href=&#34;https://www.marcomar.it/rcretrocomputer-rc0-mc_story/&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, che fin dal primo numero del settembre 1981 dedicò ampio spazio all&amp;rsquo;azienda californiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel 1981 un Apple II da 48K con monitor da 11&amp;quot; e un disco floppy costava 5 milioni di lire, più di una &lt;a href=&#34;https://www.facebook.com/watch/?v=1544780529899322&#34;&gt;FIAT Panda&lt;/a&gt; tanto per capirsi. Una cifra fuori dalla portata di uno studente universitario come ero io, che al massimo potevo permettermi un Commodore 64 comprato grazie ad una vincita al Totocalcio.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Listino completo dei prodotti Apple a settembre 1981 (tratto da MC Microcomputer no. 1, Settembre 1981, pagina 84).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Però a Fisica di Apple II ce n&amp;rsquo;erano parecchi, perché li si poteva  usare per costruire i primi &lt;a href=&#34;https://sci-hub.st/10.1119/1.2341547&#34;&gt;strumenti di misurazione automatica&lt;/a&gt; o per digitalizzare le immagini.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Bastava fare un giretto nei vari laboratori per trovarne qualcuno, e se si era fortunati si riusciva anche ad usarli quando erano liberi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Arrivò presto anche uno dei primi &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/10/30/schede-perforate-mac-128k/&#34;&gt;Macintosh 128K&lt;/a&gt;, che riuscii ad usare solo fugacemente perché venne rubato dopo un paio di giorni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poco dopo, al mio primo congresso, mi accorsi che uno degli oratori, Ken Gray, aveva usato il Macintosh per scrivere sia l&amp;rsquo;articolo che le &lt;em&gt;slide&lt;/em&gt;. Fra un centinaio di partecipanti, tutti con i testi scritti con la macchina da scrivere e le immagini incollate, il suo lavoro spiccava e si distingueva a colpo d&amp;rsquo;occhio. Il Mac fece nascere una simpatia immediata fra noi due, tanto che mi chiese di trasferirmi a Chicago a lavorare con lui. Ma avevo già accettato di andare al &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2018/08/16/tutto-anzi-niente/&#34;&gt;Physikalisch-Technische Bundesanstalt&lt;/a&gt; (PTB) in Germania, e preferii mantenere la parola data.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E proprio al PTB arrivò la svolta, anche in campo Apple. Nel mio laboratorio di misure, assieme a strumentazione sofisticata e a uno o due Mac più vecchi, campeggiava un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Macintosh_II&#34;&gt;Macintosh II&lt;/a&gt;, il primo Mac espandibile (finalmente!), una &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Workstation&#34;&gt;workstation&lt;/a&gt; vera e propria che poteva competere con le macchine &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Sun_Microsystems&#34;&gt;Sun&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Equipment_Corporation&#34;&gt;DEC&lt;/a&gt;. E questo di espansioni ne aveva, eccome! Non mi ricordo se era collegato ad un sistema di acquisizione e elaborazione di immagini da microscopio che era avanzatissimo per l&amp;rsquo;epoca (una volta tornato in Italia ho impiegato anni per riuscire a realizzarne una pallida copia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ricordo benissimo che c&amp;rsquo;era installata una scheda di conversione analogico-digitale che poteva essere usata per digitalizzare le misure sui nostri campioni, che era arrivata insieme alla prima versione del &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/LabVIEW&#34;&gt;LabVIEW&lt;/a&gt;, il primo linguaggio di programmazione visuale, che proprio per quello girava solo ed esclusivamente sul Macintosh. Per motivi vari la scheda l&amp;rsquo;abbiamo usata poco, ma il LabVIEW diventò subito il divertimento preferito mio e di un amico danese. La sera, quando non c&amp;rsquo;era nessuno, passavamo ore ad usare il LabVIEW per le cose più assurde, più erano lontane dagli scopi originali del linguaggio meglio era.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;I Macintosh del laboratorio erano configurati per usare il tedesco, e il &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/System_6&#34;&gt;System 6&lt;/a&gt; di allora non permetteva certo di supportare utenti e linguaggi diversi. Ma nonostante il mio tedesco fosse zoppicante (molto zoppicante, in verità) io riuscivo ad usare senza troppi problemi il Mac perché mi ricordavo la posizione delle voci di menu che trovavo sui manuali o sulle riviste. Rispetto al sistema Unix proprietario e localizzato in tedesco che ero costretto ogni tanto ad usare, era davvero un altro mondo!&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tornato a casa, iniziò il mio &lt;em&gt;inverno Apple&lt;/em&gt;, che durò fino agli albori del nuovo millennio. I computer Apple erano diventati incompatibili con &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt;: le tastiere e i mouse per PC non funzionavano su Mac e viceversa, idem per la RAM o le schede video e idem soprattutto per le cose più sofisticate, come le schede di acquisizione dati e immagini o le schede per il controllo degli strumenti che usavo ogni giorno. Anche trasferire un file via floppy da un PC a un Mac metteva a dura prova la pazienza (e la testardaggine) di un santo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi, finalmente, arrivò Mac OS X.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Nei primi anni &amp;lsquo;90 avevo scoperto Unix, più che altro perché era l&amp;rsquo;unico modo per riuscire a fare &lt;a href=&#34;https://pubs.aip.org/aip/jap/article-abstract/79/10/7860/491907/Step-width-enhancement-in-a-pulse-driven-Josephson&#34;&gt;certi calcoli&lt;/a&gt; piuttosto &lt;a href=&#34;https://rescience.github.io/bibliography/Maggi_2020.html&#34;&gt;complicati&lt;/a&gt;.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; E quindi quando arrivò Linux, saltai immediatamente sul carro e iniziai ad usarlo ovunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tecnicamente Linux era uno sballo, ma l&amp;rsquo;aspetto grafico era, diciamo così, &lt;em&gt;zoppicante&lt;/em&gt;. Per cui, quando vidi in una vetrina un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IBook&#34;&gt;iBook G3 &amp;ldquo;Snow&amp;rdquo;&lt;/a&gt; con &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Mac_OS_X_Jaguar&#34;&gt;Jaguar&lt;/a&gt; e lessi su Macworld che il nuovo sistema operativo era basato su BSD Unix, decisi che doveva essere mio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo stesso successe con l&amp;rsquo;iMac G4: lo vidi, me ne innamorai e lo comprai subito. E per settimane i colleghi venivano in ufficio, ammiravano il monitor e si mettevano a cercare il computer&amp;hellip; 😂.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Da allora, e sono quasi venticinque anni, ho sempre usato prodotti Apple: Mac, iPod, iPad, iPhone, Apple Watch, dimentico di sicuro qualcosa. Del resto funzionano (quasi) sempre, perfino i familiari più coriacei nei confronti della tecnologia riescono ad usarli  senza troppi problemi, sono eleganti, costano un po&amp;rsquo; di più dei concorrenti ma durano anche molto di più. Non avrebbe senso cambiare, almeno per ora.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, Apple ci mette del suo con certe decisioni discutibili: macOS Tahoe e Liquid Glass, la prossima dismissione di Rosetta, il &lt;em&gt;fork&lt;/em&gt; a pagamento di Pages, Numbers e Keynote (senza dimenticare Freeform), le crescenti limitazioni sull&amp;rsquo;uso di Applicazioni di terze parti, la debacle di Siri, la ristrutturazione delle Impostazioni di Sistema che ha rese ostiche anche a chi, come me, le usa quasi ogni giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma finché Apple non deciderà di impedire l&amp;rsquo;installazione di applicazioni di terze parti anche su macOS, come succede (non sempre) giustamente su iOS e iPadOS, sarà difficile abbandonare la casa madre. Perché, proprio come in un matrimonio con i suoi alti e bassi, cinquant&amp;rsquo;anni di vita passati quasi sempre a braccetto non sono facili da dimenticare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora tanti, tanti, tanti auguri ad Apple per i prossimi cinquant&amp;rsquo;anni!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/ray-hennessy-gdTxVSAE5sk-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@rayhennessy&#34;&gt;Ray Hennessy&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se confrontate il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base riportato in questa immagine con quello della pubblicità su Bit, noterete che in meno di due anni il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base era aumentato di ben un milione di lire (più o meno 1.000-1.500 euro odierni) a causa dell&amp;rsquo;inflazione galoppante di quegli anni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era proprio l&amp;rsquo;epoca del passaggio dai &lt;em&gt;digitalizzatori umani&lt;/em&gt;, che passavano la vita chini su enormi immagini che &lt;a href=&#34;https://cds.cern.ch/record/1772154&#34;&gt;digitalizzavano&lt;/a&gt; a &lt;a href=&#34;https://cern70.cern/tracing-particles/&#34;&gt;mano&lt;/a&gt;, ai sistemi di digitalizzazione semiautomatici, che nei casi più semplici erano quasi sempre degli Apple II.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti i normali comandi di &lt;code&gt;shell&lt;/code&gt; erano localizzati in tedesco, per cui il normale &lt;code&gt;whoami&lt;/code&gt;che serve per sapere il nome dell&amp;rsquo;utente che ha effettuato il login diventava &lt;code&gt;wobinich&lt;/code&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I PC erano tropo lenti. E come se non bastasse e nonostante i cartelli &lt;em&gt;terroristici&lt;/em&gt; che lasciavo in giro, alcuni colleghi si ostinavano a spegnere il PC su cui eseguivo le simulazioni durante la notte. Non volevano &amp;ldquo;sprecare corrente&amp;rdquo;, dicevano 😱.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Steve Wozniak, 75 anni di felicità</title>
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      <pubDate>Mon, 18 Aug 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Ho sempre avuto una grandissima ammirazione per Steve Wozniak, il nerd paffutello che nell&amp;rsquo;immaginario di chi si occupa di queste faccende è sempre stato considerato un gradino sotto (e magari anche di più) l&amp;rsquo;amico e socio fondatore di &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Apple_Inc.&#34;&gt;Apple Computer&lt;/a&gt;, Steve Jobs.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, senza il genio commerciale di Steve Jobs Apple non sarebbe mai diventata il gigante che è oggi, ma sarebbe rimasta una delle tante aziende che negli anni &amp;lsquo;80 vendevano personal computer dalle forme e dalle funzioni più disparate, Tandy, Sinclair, Commodore, &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/08/26/in-prima-linea-con-losborne-1/&#34;&gt;Osborne&lt;/a&gt;, Atari, Compaq, e così via.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma senza il genio ingegneristico di Steve Wozniak l&amp;rsquo;Apple I e l&amp;rsquo;Apple II non sarebbero mai esistiti, quindi direi che siamo pari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2025-08-18-steve-wozniak-75-anni-di-felicita/apple-ii.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://techcrunch.com/2014/11/04/nearly-40-years-later-steve-wozniak-still-brainstorms-ways-the-apple-ii-could-have-been-better/&#34;&gt;TechCrunch&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il disinteresse per i soldi di Steve Wozniak è proverbiale. Se fosse stato per lui, avrebbe regalato il progetto dell&amp;rsquo;Apple I a chiunque glielo avesse chiesto. Dopo aver lasciato Apple negli anni &amp;lsquo;80 vendette o regalò la maggior parte delle sue azioni Apple, azioni che oggi avrebbero un valore stratosferico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma, come ha &lt;a href=&#34;https://yro.slashdot.org/comments.pl?cid=65583466&amp;amp;sid=23765914&amp;amp;tid=828&#34;&gt;scritto lui stesso&lt;/a&gt; nel giorno del suo 75° compleanno,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho dato via tutte le mie ricchezze Apple perché la ricchezza e il potere non sono ciò per cui vivo. Mi diverto e sono felice. Ho finanziato molti importanti musei e gruppi artistici a San Jose, la città in cui sono nato, e mi hanno intitolato una strada per essere stato buono. Ora parlo in pubblico e sono arrivato in cima. Non ho idea di quanto possiedo, ma dopo aver parlato per 20 anni potrebbe trattarsi di 10 milioni di dollari più un paio di case. Non ho mai cercato alcun tipo di elusione fiscale. Guadagno con il mio lavoro e pago qualcosa come il 55% di tasse. Sono la persona più felice di sempre. Per me la vita non è mai stata una questione di risultati, ma di felicità, cioè di Sorrisi senza Cipiglio. Ho sviluppato questa filosofia quando avevo 18-20 anni e non mi sono mai venduto.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Woz ha ragione. Quando hai già 10 milioni di dollari (anche se in effetti dovrebbero essere 100) la tua vita non cambia se ne fai 20, 50 o 100 o 1000. Meglio, molto meglio divertirsi, godersi la vita ed essere felice.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se altri avessero la sua stessa filosofia il mondo sarebbe un posto decisamente migliore.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>MDR Dasher contro Flow 2: moda o buonsenso?</title>
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      <pubDate>Thu, 14 Aug 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Tutto è cominciato con &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Severance_%28TV_series%29&#34;&gt;Severance&lt;/a&gt;, la serie TV &lt;em&gt;cult&lt;/em&gt; che &lt;a href=&#34;https://www.rottentomatoes.com/tv/severance&#34;&gt;è piaciuta praticamente a tutti&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È bastato che, per promuovere l&amp;rsquo;ultima puntata della seconda stagione, Apple &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20250326175811/https://www.apple.com/mac/lumon-terminal-pro/&#34;&gt;mettesse online una pagina&lt;/a&gt; con l&amp;rsquo;immagine del Lumon Terminal Pro, il computer usato dai dipendenti delle  Lumon Industries &amp;ndash; una replica di un &lt;a href=&#34;https://www.reddit.com/r/SeveranceAppleTVPlus/comments/thn49q/a_data_general_dasher_6053_computer_terminal/&#34;&gt;terminale Data General Dasher 6053&lt;/a&gt; d&amp;rsquo;antan (altre immagini &lt;a href=&#34;https://terminals-wiki.org/wiki/index.php/Data_General_6053&#34;&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://www.facebook.com/groups/retrocomputers/posts/6022951941067970/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;) &amp;ndash; per scatenare la corsa ad avere una tastiera ispirata a quel terminale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2025-08-14-mdr-dasher-contro-flow-2-moda-o-buonsenso/hero_lumon__b5raydh22lg2_large_2x.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://web.archive.org/web/20250326175811/https://www.apple.com/mac/lumon-terminal-pro/&#34;&gt;Apple&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2025-08-14-mdr-dasher-contro-flow-2-moda-o-buonsenso/958px-DataGeneralDasher6053.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://wiki.techtangents.net/wiki/Data_General_Dasher_6053_Terminal&#34;&gt;Data General Dasher 6053 Terminal&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://wiki.techtangents.net/&#34;&gt;Tech Tangents&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è chi se l&amp;rsquo;è &lt;a href=&#34;https://www.reddit.com/r/SeveranceAppleTVPlus/comments/1jfuew2/the_mdr_keyboard_with_a_twist/&#34;&gt;fatta in casa&lt;/a&gt;, ma c&amp;rsquo;è anche chi ha sfruttato l&amp;rsquo;occasione per promettere di &lt;a href=&#34;https://www.atomickb.com/&#34;&gt;produrne una&lt;/a&gt;, lanciando una &lt;a href=&#34;https://www.kickstarter.com/projects/atomickb/mdr-dasher-keyboard-for-work-thats-mysterious-and-important&#34;&gt;sottoscrizione su Kickstarter&lt;/a&gt; che sarà attiva il 19 agosto. I primi (fortunati?) sottoscrittori potranno avere l&amp;rsquo;MDR Dasher Keyboard al prezzo &lt;em&gt;scontato&lt;/em&gt; di 599 dollari, che salirà fino a 699 dollari per chi la prenota dopo il lancio su Kickstarter. Chi invece la comprerà più tardi sui canali ufficiali dovrà sborsare 899 dollari, praticamente il prezzo di un iPhone 16!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io sarei fra quei potenziali &lt;em&gt;fortunati&lt;/em&gt;, ma passo più che volentieri. Uso già &lt;a href=&#34;https://www.logitech.com/en-eu/shop/p/mx-keys-s-for-mac&#34;&gt;una tastiera&lt;/a&gt; che mi soddisfa al 100%, anzi ne ho due identiche per i Mac di casa e ufficio. E poi la MDR Dasher non mi piace nemmeno: troppo grossa, troppo alta, troppo scomoda per i miei gusti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma soprattutto, non compro un prodotto solo perché è di moda e assomiglia ad uno che si vede in una serie TV. Tanto meno lo compro da una &lt;a href=&#34;https://www.atomickb.com/&#34;&gt;azienda sconosciuta&lt;/a&gt;, che ha un indirizzo falso e che è nata solo per sfruttare la moda del momento.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Se c&amp;rsquo;è una tastiera che comprerei senza indugio, invece, è la &lt;a href=&#34;https://www.kickstarter.com/projects/lofree/flow-2the-smoothest-keyboard-evolved-redefined-unleashed&#34;&gt;Flow 2&lt;/a&gt;, una tastiera meccanica che ha raccolto quasi un milione di dollari su Kickstarter, cento volte la richiesta iniziale. Non solo perché costa una cifra ben più abbordabile &amp;ndash; e molto conveniente in assoluto per una tastiera meccanica &amp;ndash; ma perché dietro c&amp;rsquo;è una &lt;a href=&#34;https://www.lofree.co/&#34;&gt;azienda seria&lt;/a&gt; che le tastiere, meccaniche e di qualità, le fa da anni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La Flow 2, in particolare, è prodotta partendo da un solo blocco di alluminio ed è molto curata dal punto di vista del design, un po&amp;rsquo; come i Mac che tanto ci piacciono. E poi è meccanica, ma si può scegliere la &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=f-MT_8PAOq8&#34;&gt;versione silenziata&lt;/a&gt;, perfetta per chi usa il computer di notte, o comunque non vuole disturbare familiari e colleghi con un ticchettio da macchina da scrivere che diventa presto straziante per chi lo subisce.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Come dice il titolo: da un lato c&amp;rsquo;è la moda, l&amp;rsquo;&lt;em&gt;hype&lt;/em&gt;, il marketing senza troppi scrupoli, dall&amp;rsquo;altro il buonsenso e la tranquillità un po&amp;rsquo; noiosa. A voi la scelta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E per finire: buon Ferragosto a tutti! Staccate la spina, spegnete i device e godetevi una giornata di relax e buona compagnia.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Nove nove</title>
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      <pubDate>Sat, 31 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-31-nove-nove/fluximageai-1725050391433.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Immagine generata da &lt;a href=&#34;https://www.fluximageai.com/&#34;&gt;Flux Image AI&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fra pochi giorni, è ufficiale, Apple terrà l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://www.apple.com/apple-events/&#34;&gt;evento di inizio settembre&lt;/a&gt; &amp;ldquo;It&amp;rsquo;s Glowtime&amp;rdquo;, durante il quale presenterà i nuovi iPhone e Apple Watch e rilascerà le versioni &lt;em&gt;definitive&lt;/em&gt; (magari fosse davvero così!) di iOS e macOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E ormai la cosa, lasciatemelo dire, mi lascia indifferente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarà perché questi eventi periodici finiscono per somigliarsi tutti: stesso periodo dell&amp;rsquo;anno, stesso format, stessa enfasi un po&amp;rsquo; artificiosa. Una sorta di rito laico.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarà per il fatto che l&amp;rsquo;iPhone è un prodotto più che maturo ed è difficile inventarsi ogni anno una nuova diavoleria che faccia rizzare i capelli sulla testa e far venire l&amp;rsquo;acquolina in bocca. Quest&amp;rsquo;anno ci sarebbe &lt;a href=&#34;https://www.macworld.com/article/2412089/ios-18-1-beta-release-date-apple-intelligence.html&#34;&gt;Apple Intelligence&lt;/a&gt;, ma è &lt;a href=&#34;https://www.macworld.com/article/2413704/apple-intelligence-features-ios-18-1-beta-available-coming-later.html&#34;&gt;ancora incompleta&lt;/a&gt; e comunque non ci tocca, perché per ora è riservata ai modelli Pro e Pro Max e al solo mercato statunitense.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarà perché compro solo quando mi serve, non perché devo avere a tutti i costi l&amp;rsquo;ultimissimo oggetto del desiderio, che sia un iPhone, un iPad, un iWatch o chissà che altro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarà infine per il fatto che ormai manca pure l&amp;rsquo;effetto sorpresa di qualche anno fa. I siti di &lt;em&gt;rumors&lt;/em&gt;, e di conseguenza Macworld, ci hanno descritto per filo e per segno da mesi come saranno i nuovi modelli di iPhone e affini e ormai ci prendono al 100%. L&amp;rsquo;unica cosa che non si capisce è se sia Apple che fa filtrare volutamente le notizie o se sia la filiera produttiva così estesa che rende impossibile mantenere anche il più piccolo segreto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da parte mia preferirei che i nuovi prodotti Apple &amp;ndash; che siano i prodotti hardware come l&amp;rsquo;iPhone, l&amp;rsquo;iPad o il Mac, oppure le varie incarnazioni dei relativi sistemi operativi &amp;ndash; fossero presentati quando sono pronti e non solo perché bisogna rispettare una cadenza annuale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ne soffrirebbe il marketing, ma ne guadagnerebbero gli utenti finali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In una prima versione avevo scritto che sembravano una festa del santo patrono (di cui mi importa ancor meno che dell&amp;rsquo;evento settembrino di Apple).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti gli altri dovranno consolarsi con la possibilità di &lt;a href=&#34;https://www.macworld.com/article/2404049/how-iphone-mirroring-lets-you-access-your-iphone-on-your-mac-in-macos-sequoia.html&#34;&gt;usare l&amp;rsquo;iPhone tramite il Mac&lt;/a&gt; o di &lt;a href=&#34;https://www.macstories.net/stories/ipados-18s-smart-script-a-promising-start-but-dont-toss-your-keyboard-out-yet/&#34;&gt;poter riconoscere la scrittura&lt;/a&gt; sull&amp;rsquo;iPad (che secondo me è la cosa più interessante in assoluto).&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Il ritorno di MagSafe</title>
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      <pubDate>Wed, 28 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;apertura della scatola del &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/08/26/da-air-ad-air/&#34;&gt;nuovo Air M2&lt;/a&gt; ha riservato una piccola sorpresa. Non solo perché il modello Mezzanotte si dimostra davvero molto più elegante e moderno degli altri MacBook Air e Pro che girano per casa, ma anche perché ho ritrovato un vecchio amico, il connettore di alimentazione MagSafe, che nei MacBook Air e Pro più recenti era stato inspiegabilmente eliminato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-28-il-ritorno-di-magsafe/IMG_2516.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Sembra una cosa da poco, ma quando ti ritrovi con un computer in pezzi perché un amico è inciampato nel cavo di alimentazione, impari ad apprezzare un sistema di collegamento che si sgancia facilmente in caso di necessità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Menzione speciale per il cavo di alimentazione con la guaina rivestita in tessuto; è molto più flessibile e, secondo me, anche molto più duraturo rispetto ai precedenti cavi in plastica, troppo rigidi e facilmente danneggiabili.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Peccato solo per la discrepanza di colore fra il connettore MacSafe e quello USB-C, ma è anche vero che l&amp;rsquo;alimentatore è bianco e quindi ha senso che il connettore sia in tinta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-28-il-ritorno-di-magsafe/IMG_2524.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Anche l&amp;rsquo;alimentatore ha ora due porte USB-C, cosa che permette di ricaricare l&amp;rsquo;iPhone o l&amp;rsquo;iPad senza aver bisogno di portarsi dietro un secondo alimentatore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La reintroduzione del connettore MagSafe porta con sé un altro beneficio: a differenza del MacBook Air M1, che disponeva di due porte USB-C/Thunderbolt di cui una destinata di fatto alla ricarica, il MacBook Air M2 (e anche il modello M3) ora mette a disposizione due porte USB-C/Thunderbolt sempre utilizzabili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-28-il-ritorno-di-magsafe/IMG_2526.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Certo, un hub multiporta non fa mai male, soprattutto se oltre alle classiche porte USB dispone di un connettore HDMI e magari anche di una presa Ethernet. Io ho ne &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/dp/B0BWMY5LBW?ref=ppx_yo2ov_dt_b_fed_asin_title&#34;&gt;preso uno&lt;/a&gt; un po&amp;rsquo; più grosso e pesante della media ma che dispone perfino di un connettore VGA, che può essere ancora utile in ambienti non troppo aggiornati dal punto di vista tecnologico, come la scuola.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il cavo dell&amp;rsquo;Air M1 è uno di questi. Per fortuna Apple lo ha reso facilmente sostituibile con un cavo più adeguato.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Da Air ad Air</title>
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      <pubDate>Mon, 26 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-26-da-air-ad-air/fluximageai-1724448260028.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Immagine generata da &lt;a href=&#34;https://www.fluximageai.com/&#34;&gt;Flux Image AI&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mia moglie aveva bisogno di un nuovo Mac perché il &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/04/07/macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/&#34;&gt;suo MacBook Air M1&lt;/a&gt; era stato requisito dalla nostra figlia più grande.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma cosa scegliere? Apple ormai ha una offerta molto più articolata di quella a &lt;a href=&#34;https://appleworld.today/2022/03/steve-jobs-four-quadrant-plan-would-no-longer-work-but-apples-product-line-is-overly-complicated/&#34;&gt;quattro quadranti&lt;/a&gt; introdotta dopo il ritorno di Steve Jobs nel 1997,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; quindi bisogna fare delle scelte.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Uno potrebbe chiedersi: cosa ce ne importa a noi lettori di questo blog del computer di tua moglie? È vero, è una questione che al mondo interessa meno di zero. Tuttavia, le esigenze di mia moglie sono molto più rappresentative di quelle dell&amp;rsquo;utente medio di quanto possano essere le mie, quindi queste considerazioni potrebbero rivelarsi utili per orientarsi un po&amp;rsquo; meglio tra l&amp;rsquo;offerta Apple.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Per cominciare, niente computer desktop, quindi niente Mac Mini o iMac (il Mac Studio e il Mac Pro non sono certo destinati ad un utente medio come mia moglie). Io preferisco ancora i desktop, del resto uso ogni giorno sia un Mac Studio che un Mini, ma è anche vero che ho a disposizione diversi portatili ed iPad per le mie esigenze mobili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma quando il computer personale è unico, non c&amp;rsquo;è dubbio, un portatile è ormai la scelta di gran lunga più pratica e flessibile. Tanto più che in pochi secondi lo si può trasformare in un vero e proprio desktop, semplicemente collegandolo ad un monitor e ad una tastiera/mouse wireless.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche prendere un MacBook Pro non aveva senso. Le esigenze di mia moglie sono molto basiche e qualunque Air con processore Apple Silicon è in grado di soddisfare le sue necessità per parecchi anni a venire (figlie permettendo).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se fosse dipeso da me, avrei preso l&amp;rsquo;Air M3 da 15&amp;quot;, perché uno schermo di quelle dimensioni è ideale per chi trascorre l&amp;rsquo;intera giornata davanti al computer. Ma per mia moglie è molto più importante la portabilità; poter mettere l&amp;rsquo;Air in una borsa insieme a penne, libri e compiti conta molto di più di uno schermo più grande, tanto più che usa poche applicazioni e non ha bisogno di passare continuamente da una all&amp;rsquo;altra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine rimane il MacBook Air da 13&amp;quot;, che è senza alcun dubbio il prodotto più equilibrato in termini di rapporto fra prestazioni e prezzo. Si trattava solo di scegliere se il modello 2022 con processore Apple Silicon M2 o quello di quest&amp;rsquo;anno con processore M3.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma non c&amp;rsquo;è stato molto da lambiccarsi: su Amazon, a fine luglio, il MacBook Air M2 era in offerta con uno sconto interessante mentre l&amp;rsquo;M3 era disponibile solo a prezzo pieno, con una differenza di prezzo di circa 300-400 euro a seconda del colore. Il piccolo incremento di prestazioni garantito dal processore M3, a mio avviso, non giustificava il dover spendere il 25% in più. E quindi che M2 sia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho scelto il modello Mezzanotte, costava un po&amp;rsquo; di più ma il colore è bellissimo e molto più elegante dell&amp;rsquo;Argento o Grigio siderale degli altri MacBook Air e Pro che girano per casa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Quali considerazioni si possono trarre da questa storia?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Credo di averlo già scritto più volte, ma lo ribadisco anche qui: il MacBook Air è in questo momento il computer più interessante prodotto da Apple. Ha un rapporto prestazioni/prezzo davvero eccezionale ed è perfettamente in grado di soddisfare le esigenze della stragrande maggioranza degli utenti, a parte quelli davvero &lt;em&gt;pro&lt;/em&gt; che hanno bisogno di un computer in grado di lavorare al massimo delle prestazioni per lunghi periodi di tempo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un altro asso nella manica dell&amp;rsquo;Air è la batteria, che è davvero in grado di durare per tutto il giorno (io mi porto dietro il caricatore solo quando viaggio). Il fatto che l&amp;rsquo;Air sia totalmente silenzioso può sembrare un dettaglio da poco, ma in certe situazioni si rivela estremamente utile, come in un&amp;rsquo;aula di lezione oppure di notte (so di cosa parlo, anni fa avevo un portatile le cui ventole erano sempre attive e facevano il rumore di un aereo al decollo).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non ha senso spendere troppo per comprare un computer solo &lt;em&gt;nel caso servisse&lt;/em&gt;. Il mercato elettronico è tumultuoso e quello che oggi è il top, venduto a prezzi premium, domani diventerà la norma e dopodomani sarà obsoleto. Di conseguenza, è preferibile acquistare il modello di computer che ci serve davvero &lt;em&gt;oggi&lt;/em&gt;, magari utilizzando i soldi risparmiati per aggiornarlo (leggi sostituirlo) più  spesso. Senza dimenticare che, a differenza di 20-30 anni fa, un computer di qualità odierno è in grado, anche dopo alcuni anni, di eseguire tutto ciò che gli viene richiesto senza particolari rallentamenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il discorso appena fatto non vale per i computer &lt;em&gt;da supermercato&lt;/em&gt;, quelle ciofeche da 500 euro che riescono a valere molto meno di quello che costano. Se avessi solo 500 euro da spendere, preferirei prendere un modello di qualità usato piuttosto che buttare i miei soldi in oggetti che, dopo un anno (e sono ottimista!), sono letteralmente da buttare via.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;&#xA;&lt;p&gt;Infine, e mi dispiace molto dirlo, i computer desktop non se la passano affatto bene. Sono ancora indispensabili per chi ha bisogno di potenze di calcolo elevate o li tiene sempre accesi, magari utilizzandoli da remoto come se fossero server, ma la stragrande maggioranza degli utenti preferisce, giustamente, la flessibilità e la comodità di un portatile. Tanto più che il problema della durata della batteria, che una volta costringeva a cercare di continuo una presa elettrica, è stato sostanzialmente superato nei portatili Apple, che ormai sono in grado di funzionare senza alimentazione per l&amp;rsquo;intera giornata lavorativa. Anche nei portatili di qualità con Windows, in particolare quelli con processore ARM, questa limitazione sta diventando sempre meno significativa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Senza arrivare, per fortuna, alle assurdità dei produttori di PC, i cui &lt;a href=&#34;https://www.hp.com/it-it/shop/&#34;&gt;prodotti impronunciabili&lt;/a&gt; differiscono spesso solo per particolari risibili.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>La prima email dallo spazio</title>
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      <pubDate>Sat, 10 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-08-10-la-prima-email-dallo-spazio/commander-blaha-space-shuttle-mac-portable.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;br&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.quora.com/Why-is-a-Mac-not-used-in-the-ISS&#34;&gt;Quora&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dal diario di bordo dello Space Shuttle Atlantis, 10 agosto 1991&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi, non c&amp;rsquo;è molto da segnalare. La giornata è trascorsa tra i soliti esperimenti scientifici e la normale manutenzione della navicella. Ci siamo accorti che il sistema  di raffreddamento di APU-2 non funziona, speriamo che non ci dia problemi al ritorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un membro dell&amp;rsquo;equipaggio mi ha fatto notare che ieri non ho annotato sul diario l&amp;rsquo;invio del primo messaggio elettronico dallo spazio, che diceva più o meno:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Ciao Terra! Saluti dall&amp;rsquo;equipaggio STS-43. Questo è il primo AppleLink dallo spazio. Ci stiamo divertendo un mondo, vorremmo che foste qui,&amp;hellip; mandate altro carburante! Buona giornata&amp;hellip;&amp;hellip; Haste la vista, baby,&amp;hellip; torneremo!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ha ragione, ma mi sembrava una cosa così&amp;hellip; inutile. Chi mai vorrà usare sulla Terra un computer portatile &amp;ndash; portatile per modo di dire, il &lt;a href=&#34;https://lowendmac.com/1989/mac-portable&#34;&gt;Macintosh Portable&lt;/a&gt; che abbiamo usato per mandare il messaggio pesa ci hanno dato in dotazione pesa 17 libbre (che e equivalgono a quasi 8 chilogrammi, &lt;em&gt;ndt&lt;/em&gt;) &amp;ndash; per mandare un brevissimo messaggio scritto, quando una telefonata è molto più pratica? E poi un telefono lo trovi dappertutto, non hai mica bisogno di portartelo dietro!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Post Scriptum. Da ingegnere, mi piacerebbe vedere come è fatto dentro questo benedetto Macintosh Portable. Mi hanno detto che i vari pezzi si &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2018/12/25/un-mac-montato-in-diretta/&#34;&gt;incastrano uno con l&amp;rsquo;altro come in un puzzle&lt;/a&gt;, appena siamo sulla Terra voglio proprio vedere se è vero.&amp;quot;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;annotazione riportata qui sopra è inventata di sana pianta, ma i fatti sono veri, il Macintosh Portable è stato il primo computer che ha inviato una e-mail dallo spazio, nel corso della &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/STS-43&#34;&gt;nona missione (STS-43)&lt;/a&gt; dello Space Shuttle Atlantis dell&amp;rsquo;agosto 1991.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non era la prima volta che un Macintosh Portable veniva inviato in orbita, &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=99pXlcakHdE&#34;&gt;era già successo l&amp;rsquo;anno precedente&lt;/a&gt; nel corso della missione STS-41. La NASA voleva verificare se un computer con interfaccia grafica potesse essere utilizzato in modo efficace nello spazio, al posto dei tradizionali computer a linea di comando, studiando in particolare l&amp;rsquo;usabilità di un mouse o un trackpad in condizioni di gravità zero.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/99pXlcakHdE?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Durante la missione del STS-43 furono provati ben quattro diversi dispositivi di puntamento: il trackball integrato nel Portable, un mouse e un trackball di terze parti e infine una leva di comando di un aereo con una piccola trackball montata sulla sommità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è chiaro se alla fine abbiano funzionato o no ma, a dispetto dello scetticismo del redattore del diario di bordo, quel Mac adattato dalla NASA per l&amp;rsquo;uso in orbita è passato alla storia proprio per aver inviato la prima e-mail dallo spazio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eh sì, ormai il telefono ce lo portiamo veramente sempre dietro!&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Babbo Natale in ritardo</title>
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      <pubDate>Fri, 15 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-03-15-babbo-natale-in-ritardo/IMG_2221.jpeg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Babbo Natale è arrivato un po&amp;rsquo; in ritardo quest&amp;rsquo;anno, però mi ha portato un bel po&amp;rsquo; di Raspberry e Arduino, con accessori in quantità. Tutto pagato da un Ministero, che è sempre una bella soddisfazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ora ho il &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/02/04/mac-studio/&#34;&gt;Mac Studio&lt;/a&gt;, ho i Raspberry, ho gli Arduino, ho tutti i sensori che mi servono; non ho più scuse, devo mettermi a lavorare sul serio!&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Da Intel ad Apple Silicon</title>
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      <pubDate>Mon, 11 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-03-11-da-intel-ad-apple-silicon/viktor-forgacs-WZT4YzbXiMk-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@sonance&#34;&gt;Viktor Forgacs&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La transizione è conclusa, da alcuni giorni tutti i computer che uso per lavorare funzionano con un processore ARM Apple Silicon: un Mac Studio M2 Ultra di cui &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/02/04/mac-studio/&#34;&gt;ho già parlato a lungo&lt;/a&gt; e che sta sulla scrivania del mio ufficio, un Mac Mini M1 16 GB/1 TB &amp;ndash; rimasto semidimenticato su uno scaffale per motivi che non sto qui a dire &amp;ndash; nell&amp;rsquo;ufficio casalingo e un Mac Book Air M1 molto molto basico (appena 8 GB di RAM e 256 GB di SSD, la metà di quello di mia moglie) per usi &lt;em&gt;light&lt;/em&gt; e per quando devo andare in giro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dimenticavo, dalla scorsa estate c&amp;rsquo;è anche un iPad Pro 11&amp;quot; M1 che è una vera meraviglia e merita un post a sé stante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Sul Mac Studio e sul Mini gira Sonoma, che &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/02/12/apple-abbiamo-un-problema-uno-sguardo-ai-bachi-di-macos-sonoma/&#34;&gt;non mi fa impazzire&lt;/a&gt; ma ormai c&amp;rsquo;è e ce lo dobbiamo tenere, mentre l&amp;rsquo;Air ha ancora Monterey. Appena possibile aggiornerò anche quello a Sonoma, per avere un ambiente coerente su tutte le macchine.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inutile dire che, rispetto ai modelli Intel che ho usato prevalentemente finora, le prestazioni sono di un altro pianeta. I benchmark &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/02/20/macbook-air-m1-la-non-recensione-prestazioni-con-geekbench-5/&#34;&gt;dicono&lt;/a&gt; già &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2022/03/15/macbook-air-m1-la-non-recensione-prestazioni-con-performance-test/&#34;&gt;molto&lt;/a&gt;, ma ancora di più vale l&amp;rsquo;esperienza di ogni giorno, i programmi che si aprono in un amen, la fluidità delle applicazioni più avide di risorse, gli script in Python o R che prima richiedevano di minuti di attesa e ora invece finiscono quasi prima di poter battere ciglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Un altro indice della velocità di queste macchine è il tempo impiegato per installare (come al solito) da zero il sistema operativo e tutti gli applicativi che mi servono (e sono parecchi).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con il Mini ho fatto tutto in un solo giorno (e si tratta di un centinaio di applicazioni da scaricare, registrare configurare una ad una), mentre un secondo giorno mi è servito per le cose più fini, come copiare i file da un Mac all&amp;rsquo;altro, configurare i meandri del sistema (una cosa piuttosto complicata che, per fortuna, la maggior parte degli utenti può risparmiarsi) e installare strumenti da Terminale come &lt;code&gt;homebrew&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;conda&lt;/code&gt;, che per me sono essenziali per lavorare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Rosetta si è installata da sola la prima volte che ho aperto una applicazione solo Intel e finora tutte le applicazioni che ho installato girano senza problemi, anche quelle più di nicchia che richiedono librerie più o meno specializzate. Del resto sono passati più di tre anni dalla presentazione dei primi Mac M1 e le &lt;a href=&#34;https://developer.r-project.org/Blog/public/2020/11/02/will-r-work-on-apple-silicon/&#34;&gt;asperità&lt;/a&gt; &lt;a href=&#34;https://www.wafrat.com/installing-tensorflow-2-5-and-jupyter-lab-on-m1/&#34;&gt;iniziali&lt;/a&gt; dovrebbero essere state risolte da tempo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, la transizione da Intel ad Apple Silicon è stata facile, più facile di quello che mi sarei aspettato all&amp;rsquo;inizio e forse persino più facile del passaggio precedente da PowerPC a Intel. In ogni caso, molto più facile che &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=WhvlomhAh3Q&#34;&gt;attraversare una strada trafficata di Roma&lt;/a&gt; negli anni &amp;lsquo;60.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/WhvlomhAh3Q?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;P.S. E i vecchi Mac che fine fanno? Come ho già &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/02/04/mac-studio/&#34;&gt;scritto altrove&lt;/a&gt;, ho in mente un nuovo progetto per riutilizzarli al meglio, le prime prove sono molto positive ma prima di scriverne preferisco essere sicuro di certi dettagli. &lt;em&gt;Stay tuned!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Mac Studio!</title>
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      <pubDate>Sun, 04 Feb 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2162.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ed ecco il Mac Studio. Ho dovuto fare una lunga trafila burocratica per averlo, ma alla fine ce l&amp;rsquo;ho fatta ed ora è qui davanti a me.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La prima cosa che si nota è che la scatola è pesante, molto pesante. Le specifiche dicono che il Mac Studio è grande e pesa più o meno quanto tre Mac Mini messi uno sull&amp;rsquo;altro (19.7 x 19.7 x 9.5 cm^3 e 3.6 kg per il Mac Studio contro 19.7 x 19.7 x 3.6 cm^3 e 1.2 kg per il Mac Mini). Io  non ho mai preso in mano tre Mac Mini insieme, ma in ogni caso la scatola dà una bella impressione di solidità, che per un oggetto costoso come questo è una cosa più che positiva.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Mac Studio in effetti non è economico, la configurazione che ho scelto è quasi al top &amp;ndash; processore M2 Ultra con CPU a 24 core, GPU a 60 core e Neural Engine a 32 core, 128 GB di RAM e disco SSD da 1 TB, &amp;ndash; ed è venuta a costare un pelo meno di 7.000 euro, cioè quanto due Vision Pro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la qualità costa, e del resto per una workstation HP, Dell o Lenovo con caratteristiche equivalenti  bisogna tirare fuori dai 1.000 ai 4.000 euro in più.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Apple, in questo caso, è perfino conveniente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;unboxing&#34;&gt;Unboxing&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non sono un fanatico dell&amp;rsquo;&lt;em&gt;unboxing&lt;/em&gt;, ma il Mac Studio merita questo rito di iniziazione. La scatola del Mac Studio è un parallelepipedo più sviluppato in altezza che in larghezza, fatto interamente di cartone pressato molto robusto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2165.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2163.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2164.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Aprire la scatola è facilissimo, basta tirare la linguetta e aprire a libro un lato della scatola, una cosa che mi ricorda il &lt;a href=&#34;https://www.ifixit.com/Guide/Opening&amp;#43;PowerMac&amp;#43;G4&amp;#43;M5183&amp;#43;Case/2016&#34;&gt;sistema di apertura del Mac Pro G4&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2166.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2167.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Vedere il Mac Studio coricato su un lato fa un po&amp;rsquo; impressione, e sembra che possa cadere in ogni momento. Ma le alette laterali sono molto più robuste di quello che appare e il Mac Studio è troppo grosso per sfuggire alla loro presa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto bisogna coricare la scatola su un lato, allargare le alette nel senso delle frecce, togliere la pellicola protettiva di carta e prendere finalmente in mano il Mac Studio.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2173.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_2179.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sembra davvero un Mac Mini cresciuto in altezza e ora sembra pesare il giusto in rapporto alle sue dimensioni. Tutto il peso aggiuntivo è dovuto alla scatola che, ora si vede benissimo, è studiata per proteggere al meglio il prezioso oggetto al suo interno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche il cavo di alimentazione è un&amp;rsquo;opera di ingegneria, piuttosto spesso ma molto flessibile e con una guaina in tessuto che mi ricorda quella dei &lt;a href=&#34;https://melabit.files.wordpress.com/2024/02/ferro-da-stiro-anni-60.png&#34;&gt;vecchi ferri da stiro&lt;/a&gt;. Questo però ha una trama molto più fitta ed è inequivocabilmente molto più elegante. Peccato per la spina, io avrei preferito una Schuko, ma pazienza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1884.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Collegare il cavo di alimentazione e quello USB-C per il monitor è un attimo. Anche collegare la tastiera e il mouse wireless (Logitech, entrambi ottimi) è facilissimo, mi basta togliere il &lt;em&gt;dongle&lt;/em&gt; USB dal mio solito Mac e infilarlo in una porta del Mac Studio, senza bisogno di configurare niente o di &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/guide/mac-help/mchl82829c17/14.0/mac/14.0&#34;&gt;trafficare con il Bluetooth&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1889.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Più complicato trovare il tasto di accensione. È sull&amp;rsquo;angolo in basso a sinistra, perfettamente a filo con il corpo della macchina, al tocco non si sente praticamente niente. Ma una volta premuto, badaboom! pochi secondi e sono sullo schermo di benvenuto di macOS. Una veloce configurazione del sistema (tanto lo devo reinstallare) e compare il desktop di Sonoma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1896.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;reinstallazione-di-macos&#34;&gt;Reinstallazione di macOS&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chiamatemi fissato ma io reinstallo sempre macOS da zero su ogni nuovo Mac che mi capita per le mani. Non so, sarà un retaggio del passato, sarà appunto una fissazione, sarà puro desiderio di controllo, ma sta di fatto che non ho mai usato un Mac dove non ho installato personalmente macOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per farlo sui Mac basati su processore Apple Silicon bisogna tenere premuto il tasto di accensione finché non compare l&amp;rsquo;icona &lt;code&gt;Options&lt;/code&gt; a forma di ruote dentate concentriche, in genere affiancata a una o più icone che rappresentano i dischi del Mac. Cliccando su &lt;code&gt;Options&lt;/code&gt; e confermando la scelta si carica il programma di &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/guide/mac-help/mchl82829c17/14.0/mac/14.0&#34;&gt;Recovery di macOS&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1897.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Una volta caricato il Recovery, inizializzo prima il disco di sistema con Utility Disco, dandogli un nome più significativo del solito &lt;code&gt;Macintosh HD&lt;/code&gt; (in genere lo stesso nome che uso in rete in modo da averlo sempre davanti agli occhi), e poi reinstallo macOS tramite la ormai semplicissima procedura guidata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come sempre, il tempo di installazione visualizzato è del tutto inattendibile: le tre ore e passa necessarie mostrate all’inizio dell’installazione diventano in realtà una quarantina di minuti, che non è poco ma non è nemmeno un tempo esorbitante per installare un sistema operativo complesso come macOS.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1910.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Curioso anche che, dopo il riavvio d&amp;rsquo;ordinanza, la risoluzione dello schermo diventi così scarsa, per tornare normale una volta comparsa la schermata di benvenuto di macOS. Mai vista una cosa del genere in altre versioni di macOS, però è anche vero che ormai la maggior parte delle (re)installazioni le faccio sui MacBook che, a differenza dei sistemi desktop, hanno un hardware ben definito.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1914.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1915.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La configurazione iniziale di macOS, questa volta fatta in modo accurato, non ha storia e dopo pochi minuti sono di nuovo sul desktop di Sonoma. E qui inizio davvero a toccare con mano come si comporta il Mac Studio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;come-va-il-mac-studio&#34;&gt;Come va il Mac Studio?&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il Mac Studio va che è una bellezza (ma poteva essere diversamente?), tutto è fluido e senza la minima incertezza. Succede anche con gli altri Mac con processore Apple Silicon ma qui, rispetto agli Air e ai Mini con cui ho avuto a che fare finora, si nota immediatamente che siamo su un gradino superiore (magari anche due).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L’installazione delle applicazioni è immediata: doppio click sul .dmg, trascinamento dell’icona nella cartella &lt;code&gt;Applicazioni&lt;/code&gt; e&amp;hellip; già finito, senza nemmeno avere il tempo di vedere la finestra di dialogo che ci informa che sta copiando il file. Con le applicazioni davvero grosse, tipo GNU Emacs, GIMP o Miniconda, si possono aspettare due-tre secondi, ma niente di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Finora solo QGIS gli ha dato un po&amp;rsquo; di filo da torcere, perché sul Mac Studio l’installazione di questa applicazione dura ben due minuti e mezzo. Ma si tratta di un mostro di 3 GB, che contiene al suo interno migliaia e migliaia e migliaia di piccoli file, da copiare uno ad uno. Non a caso il processo di installazione è molto più veloce all’inizio, quando vengono copiati i file più grossi, e rallenta visibilmente solo quando arriva a copiare i tantissimi piccoli file di supporto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non ho volutamente provato ad usare &lt;a href=&#34;https://www.geekbench.com/&#34;&gt;Geekbench&lt;/a&gt; o simili per misurare le prestazioni del Mac Studio. La rete &lt;a href=&#34;https://browser.geekbench.com/search?utf8=%E2%9C%93&amp;amp;q=mac&amp;#43;studio&amp;#43;m2&amp;#43;ultra&#34;&gt;pullula già di questi dati&lt;/a&gt; e la mia sarebbe stata solo una ripetizione inutile.  In realtà mi interessa di più vedere come si comporta il Mac Studio con le applicazioni davvero impegnative, ho già qualche indicazione ma voglio aspettare ancora un po&amp;rsquo; a parlarne.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sonoma però è una palla al piede, si vede subito che è ancora un sistema operativo pieno di bachi e di incongruenze (che farò vedere nel &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2024/02/12/apple-abbiamo-un-problema-uno-sguardo-ai-bachi-di-macos-sonoma/&#34;&gt;prossimo articolo&lt;/a&gt;) e non rende giustizia a quello che può fare davvero il Mac Studio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple ci ha abituato ad un approccio tick-tock per i suoi sistemi operativi (come &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Intel_Tick-Tock&#34;&gt;quello che per anni ha seguito Intel&lt;/a&gt; per i suoi processori): un anno fa uscire un sistema operativo innovativo ma lento e bacato, e l&amp;rsquo;anno dopo (a volte due) pubblica una versione che comprende quasi solo correzioni di bug e ottimizzazioni. È successo con Leopard e Snow Leopard, e poi con Lion e Mountain Lion. Più tardi ha ripetuto il giochetto con El Capitan, praticamente perfetto, che veniva dopo gli orrendi Mavericks e Yosemite, e anche con Mojave, che seguiva due versioni opache come Sierra e High Sierra, nonché più recentemente con Monterey, davvero ottimo dopo il disastro di Catalina. Sonoma, in teoria, sarebbe la versione &lt;em&gt;bug-fix&lt;/em&gt; di Ventura, e invece è una delusione. Speriamo che al prossimo WWDC di giugno Apple ci metta una pezza, e pure bella grande.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto l&amp;rsquo;unboxing e la configurazione del Mac Studio l&amp;rsquo;ho fatta a casa mia, per poter lavorare in pace evitando il solito caos dell&amp;rsquo;istituto. Ma dopo una settimana il Mac Studio ha traslocato, prendendo posto al centro della scrivania del mio ufficio, in mezzo a monitor, tastiere, mouse, cavi e ammennicoli vari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2024-02-04-mac-studio/IMG_1970.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;E il mio vecchio computer con High Sierra? Quello è destinato ad un nuovo progetto e sono proprio curioso di vedere cosa ne verrà fuori. &lt;em&gt;Stay tuned!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è da dire che le suddette workstation sono, almeno in teoria, più espandibili del Mac Studio, ma nel mio caso specifico l&amp;rsquo;espandibilità non è un fattore importante.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nella scatola non c&amp;rsquo;è nemmeno un pezzetto piccolo piccolo di plastica. Non sarà molto dal punto di vista ambientale, ma dimostra che si può fare.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Dieci anni!</title>
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      <pubDate>Mon, 18 Dec 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-12-18-dieci-anni/melabit-ten-years.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Dieci anni fa nasceva MelaBit, questo piccolo blog dedicato al mondo Apple, della programmazione e della scienza con un pizzico di nostalgia per il retrocomputing. Sembra ieri quando pubblicai il mio &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2013/12/18/melabit-il-blog/&#34;&gt;primo articolo&lt;/a&gt;, e invece eccoci qui, nel 2023, a festeggiare il primo decennio di vita di questo spazio online.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In tutti questi anni MelaBit è cresciuto insieme a me e a tutti voi lettori, che mi avete sostenuto con i vostri commenti, le condivisioni e il tempo che dedicate a leggere i miei articoli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questi dieci anni ho avuto il piacere di raccontare le novità di Apple e dei sistemi operativi, scoprire insieme a voi linguaggi di programmazione e software utili e condividerete riflessioni sulle innovazioni tecnologiche. Ho potuto viaggiare nel tempo parlando di mitici computer del passato ed esplorare alcuni affascinanti ambiti della scienza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Voglio ringraziare ognuno di voi per aver reso MelaBit quello che è oggi. Grazie ai miei primi lettori, a chi è arrivato negli anni e a chi ci seguirà in futuro. Il viaggio continua, tutti insieme!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Post Scriptum&lt;/em&gt;. Per l&amp;rsquo;immagine di copertina ho lasciato fare all&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://designer.microsoft.com/image-creator&#34;&gt;IA di Microsoft&lt;/a&gt; (eh già!). Secondo me ha fatto un buon lavoro, ma alcune alternative erano altrettanto valide, come si può vedere qui sotto. Peccato solo per gli strafalcioni nell&amp;rsquo;ultima immagine, sarà pure artificiale ma un ripassino di grammatica questa intelligenza dovrà pur farlo!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-12-18-dieci-anni/melabit-ten-years-alt1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-12-18-dieci-anni/melabit-ten-years-alt2.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-12-18-dieci-anni/melabit-ten-years-alt3.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-12-18-dieci-anni/melabit-ten-years-alt4.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-12-18-dieci-anni/melabit-ten-years-alt5.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>iPhone 15 Pro, surriscaldamento o fuffa?</title>
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      <pubDate>Tue, 03 Oct 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-10-03-iphone-15-pro-surriscaldamento-o-fuffa/joshua-rondeau-gfEMELJ7WMg-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@liferondeau&#34;&gt;Joshua Rondeau&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non leggo quasi mai &lt;a href=&#34;https://daringfireball.net&#34;&gt;Daring Fireball&lt;/a&gt;, perché mi urta il suo aspetto minimalista, e ancora di più i suoi caratteri piccolissimi e bianchi su sfondo grigio. E poi, tutto sommato, anche quello che scrive non mi interessa più di tanto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma oggi Mastodon mi ha indirizzato ad un &lt;a href=&#34;https://daringfireball.net/2023/10/overheatgate_nothingburger&#34;&gt;articolo di John Gruber&lt;/a&gt; sul nuovo (presunto) &lt;em&gt;scandalo&lt;/em&gt; del sovra-riscaldamento dell’iPhone 15 Pro e, leggendo quello che scrive l&amp;rsquo;&lt;em&gt;analista&lt;/em&gt; Ming-Chi Kuo,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;La causa principale è probabilmente da ricercare nei compromessi fatti nella progettazione del sistema termico per ottenere un peso inferiore, come [&amp;hellip;] l&amp;rsquo;uso di un telaio in titanio, che influisce negativamente sull&amp;rsquo;efficienza termica&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;sono saltato sulla sedia, perché un&amp;rsquo;affermazione del genere è solo pretestuosa e degna di far finire chi la fa dietro la lavagna, con un cappello da asino in testa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Perché è vero che il titanio conduce il calore leggermente peggio dell’acciaio inox,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ma è altrettanto vero che solo il profilo dell&amp;rsquo;iPhone 15 Pro è in titanio, mentre tutto il resto della struttura è fatto in alluminio, che è un conduttore di calore infinitamente migliore dell&amp;rsquo;acciaio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anni fa ho scritto di come il Mac Pro 2013 fosse &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2017/04/12/nuovo-mac-pro-in-arrivo-ma-solo-nel-2018/&#34;&gt;progettato male dal punto di vista della dissipazione termica&lt;/a&gt;, e di come questo fosse presumibilmente uno delle &lt;a href=&#34;https://melabit.wordpress.com/2019/07/10/jony-ive-lascia-la-apple-una-tragedia-o-una-fortuna/&#34;&gt;eredità velenose dell’era di  Jony Ive&lt;/a&gt;. Ma oggi non posso che citare John Gruber,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Apple mi ha detto, e non ho motivo di dubitarne, che l&amp;rsquo;iPhone 15 Pro e Pro Max sono in grado di dissipare il calore meglio di qualsiasi altro iPhone precedente che utilizzava un telaio in acciaio inox.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;e concordare al 100% con Apple. Non c&amp;rsquo;è alcun dubbio, la combinazione alluminio (tanto) + titanio (poco) dissipa il calore meglio meglio dell&amp;rsquo;acciaio inox e, se l&amp;rsquo;iPhone 15 Pro si surriscalda, non è certo quello il problema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;&lt;em&gt;overheatgate&lt;/em&gt; non è un nuovo scandalo, è fuffa. E Ming-Chi Kuo dovrebbe aspettare almeno un paio di sessioni prima di ridare l&amp;rsquo;esame di Tecnologia dei Materiali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma anche i motociclisti &lt;a href=&#34;https://titek.co.uk/8-reasons-choose-titanium-exhaust-stainless-steel-exhaust/&#34;&gt;preferiscono gli scarichi in titanio a quelli in acciaio&lt;/a&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Cinque ragioni</title>
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      <pubDate>Mon, 25 Sep 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-09-25-cinque-ragioni/7c575e3bfe8f526376296050e2a068e1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;br&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.pinterest.it/pin/559361216190812470/&#34;&gt;Pinterest&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il blog è stato fermo per quasi due mesi, purtroppo è stata una estate pieni di impicci casalinghi e di lavoro, e solo ora riesco ad avere il tempo per mettermi di nuovo alla tastiera a scrivere. Nel frattempo però non ho smesso di buttare giù le idee per i nuovi post, come questo qui sotto che, anche se arriva in ritardo, non ha perso la sua attualità. Di conseguenza, buona lettura!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Oscar per l&amp;rsquo;articolo più inutile dell&amp;rsquo;estate va a Thomas Rau, che ad agosto pubblica su PCWorld le &lt;a href=&#34;https://www.pcworld.com/article/2022447/windows-laptop-vs-macbook-5-reasons-pc.html&#34;&gt;Cinque ragioni convincenti per comprare un portatile con Windows invece di un MacBook&lt;/a&gt;. Traducendo letteralmente, queste sarebbero:&lt;/p&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li&gt;Un&amp;rsquo;ampia gamma di software per i portatili Windows;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Un&amp;rsquo;ampia scelta di modelli diversi;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;I portatili Windows sono più economici;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;I portatili Windows sono più facili da aggiornare e riparare;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li&gt;Con un portatili Windows sono necessari meno adattatori, o addirittura nessuno.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;motivo numero 1&lt;/strong&gt; poteva essere vero venti e più anni fa, ai tempi di &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Mac_OS_9&#34;&gt;Mac OS 9&lt;/a&gt;, quando il Mac rappresentava davvero una piattaforma di nicchia per amatori affezionati. Ma oggi?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi la maggior parte del software è multipiattaforma o gira direttamente sul web, le uniche categorie di software nella quale Windows domina incontrastato sono le utility di manutenzione del sistema e gli strumenti di sicurezza (anti-virus, anti-malware, anti-phishing, anti-tutto).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bella soddisfazione! Quando devo usare un computer con Windows passo un sacco di tempo con loro, per sistemare qualcosa che non va nel sistema, quando uso macOS o Linux penso a lavorare e basta.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per quanto riguarda i &lt;strong&gt;motivi numero 2 e 3&lt;/strong&gt; è vero, ci sono in giro un sacco di portatili con Windows di tutte le fogge e per tutte le tasche. Ma questo significa che ci sono anche un sacco di fregature, perché i portatili economici durano in genere lo spazio di un mattino, o poco più, e quelli di qualità&amp;hellip; già, sono costosi, perché non ci sono scorciatoie, la qualità, quella vera, non è gratis.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E se devo spendere 1.500 o 2.000 euro per un portatile con Windows, dovendo pure accettare tutti i grattacapi che mi darà il sistema operativo, beh mi tengo stretto il mio MacBook Air o Pro e dormo più tranquillo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;motivo numero 4&lt;/strong&gt; è l&amp;rsquo;unico che abbia un senso, almeno secondo me, perché purtroppo è vero che più passa il tempo e più i MacBook diventano difficili da aggiornare o da riparare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ci sono dei motivi tecnici, perché se un processore come l&amp;rsquo;M1/M2 degli ultimi MacBook contiene in un unico blocco anche il processore grafico e la RAM, e se per tenere dietro alla velocità mostruosa del processore bisogna integrare sulla scheda madre anche i componenti della memoria di massa (l&amp;rsquo;SSD per capirci), c&amp;rsquo;è davvero poco da aggiornare, a &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=apEKAY11NQs&#34;&gt;meno di non avere competenze tecniche&lt;/a&gt; molto superiori alla media.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi ci sono dei motivi pratici, come il desiderio della maggior parte di utenti di avere dei MacBook sempre più sottili e leggeri e con una batteria che dura all&amp;rsquo;infinito, cosa che implica la necessità di rimuovere tutto ciò che non è indispensabile o che riduce le dimensioni della batteria, primi fra tutti i meccanismi che permettono di accedere facilmente all&amp;rsquo;interno del portatile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non a caso anche i portatili con Windows stanno seguendo la stessa china, sempre più sottili, sempre più leggeri, e di conseguenza sempre più &lt;em&gt;chiusi&lt;/em&gt;.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; È una questione di fisica, piaccia o no non ci si può fare niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E veniamo infine al &lt;strong&gt;motivo numero 5&lt;/strong&gt;. Qui non so se ridere o se piangere, perché di cavi, cavetti e adattatori siamo pieni e non sarà certo un adattatore in più o in meno a fare la differenza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E poi, non sono proprio i produttori di portatili Windows ad ostinarsi ad usare i connettori a barilotto, quelli a forma di cilindro con un foro nel mezzo di mille fogge e dimensioni diverse, invece di adottare un connettore di alimentazione standard come l&amp;rsquo;USB-C dei MacBook più recenti?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Per la cronaca, in parallelo all&amp;rsquo;articolo di Thomas Rau Macworld ha pubblicato le &lt;a href=&#34;https://www.macworld.com/article/2020887/macbook-windows-pc-value-resale-support-design-ecosystem.html&#34;&gt;Cinque ragioni per comprare un MacBook invece di un portatile Windows&lt;/a&gt;. Sarò di parte, ma le trovo ben più convincenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Al più sul Mac faccio ogni tanto una scansione manuale con &lt;a href=&#34;https://www.malwarebytes.com/&#34;&gt;Malwarebytes&lt;/a&gt;, così tanto per non perdere l&amp;rsquo;abitudine.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma con una durata della batteria che non può minimamente competere con quella dei MacBook. Se Intel e AMD non riusciranno a produrre in tempi brevi processori più efficienti dal punti di vista energetico, è prevedibile che anche i portatili Windows adotteranno sempre più i processori ARM, che sono gli unici in grado di garantire allo stesso tempo prestazioni elevate e consumi ridotti.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Il misterioso caso della stampante ribelle</title>
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      <pubDate>Mon, 31 Jul 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-07-31-il-misterioso-caso-della-stampante-ribelle/tai-jyun-chang-JjBfqLiMySk-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@tai_jyun&#34;&gt;Tai Jyun Chang&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Niente da fare, per quanto ci provassi la stampante Canon MB5150 non ne voleva più sapere di funzionare. Ogni volta che provavo a stampare il display mostrava un &lt;a href=&#34;https://ij.manual.canon/ij/webmanual/ErrorCode/MB5100%20series/EN/ERR/5105.html?ref=5105&#34;&gt;messaggio d&amp;rsquo;errore&lt;/a&gt; in un rosso inquietante che invitava nell&amp;rsquo;ordine a (1) controllare che la testina di stampa potesse muoversi liberamente, (2) spegnere e riaccendere la stampante, (3) contattare l&amp;rsquo;assistenza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La prima opzione era fuori discussione, avevo controllato e ricontrollato e non c&amp;rsquo;era niente che bloccasse la testina di stampa o gli altri meccanismi della stampante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Idem per la terza opzione, la &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2021/02/25/all-inseguimento-della-stampante-perduta-come-scegliere-la-stampante/&#34;&gt;stampante ha più di due anni&lt;/a&gt; e, se proprio volessi farmi rapinare, piuttosto che rivolgermi all&amp;rsquo;assistenza andrei a fare un giro in qualche zona malfamata della città.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Restava la solita vecchia possibilità di spegnere e riaccendere la stampante, che per qualche oscuro motivo è la soluzione migliore di tanti problemi informatici. Non nel mio caso: potevo fare un ciclo veloce di spegnimento e riaccensione, potevo spegnerla, aspettare qualche minuto e poi riaccenderla, potevo persino tenerla spenta tutta la notte, ma la stampante si rifiutava ostinatamente di tornare a funzionare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Altrettanto ostinatamente, ad ogni riaccensione la stampante mi informava della presenza di nuovo firmware. In effetti erano settimane che la stampante mi proponeva di installare questo benedetto firmware, ma dopo l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://www.pcworld.com/article/1925926/an-hp-firmware-update-is-bricking-printers-and-theres-no-fix-yet.html&#34;&gt;incidente accaduto qualche mese fa all&amp;rsquo;HP&lt;/a&gt; ero molto diffidente. Tanto più che la pagina di informazioni sui firmware disponibili per la mia stampante era così parca di informazioni da risultare &lt;a href=&#34;https://www.canon.it/support/consumer/products/printers/maxify/mb-series/maxify-mb5150.html?type=firmware&#34;&gt;completamente vuota&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma quando stai affondando ti aggrappi anche ad un pezzetto di legno, ed è quello che ho fatto io. Perso per perso, ho provato ad installare il firmware e, dopo il solito riavvio, la stampante è tornata magicamente a funzionare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cosa sarà successo? L&amp;rsquo;ipotesi più probabile è che il problema di stampa fosse dovuto alla corruzione della memoria della stampante o a qualche bug del firmware precedente, e che il nuovo firmware abbia ripristinato la modalità corretta di funzionamento. Ma allora, perché non scriverlo chiaramente e apertamente sulla &lt;a href=&#34;https://www.canon.it/support/consumer/products/printers/maxify/mb-series/maxify-mb5150.html?type=firmware&#34;&gt;pagina web del supporto&lt;/a&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In ogni caso, forzare l&amp;rsquo;installazione di un nuovo firmware, o la reinstallazione di quello precedente, può essere una procedura da seguire da parte di chi dovesse avere un problema simile con la propria stampante Canon (ma non solo).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altra ipotesi, piuttosto ripugnante lo so, è che Canon voglia introdurre  qualche nuova funzione di controllo remoto della stampante, magari per rendere la vita più difficile a chi usa cartucce di terze parti, e che bloccare da remoto la stampante tramite qualche &lt;em&gt;backdoor&lt;/em&gt; fosse un modo per forzare gli utenti ad aggiornare il firmware. Non voglio fare dietrologia gratuita, ma i produttori di stampanti ci hanno &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2021/02/08/all-inseguimento-della-stampante-perduta-hp-e-le-cartucce-di-terze-parti/&#34;&gt;abituati da tempo a queste cose&lt;/a&gt;, per cui non è un&amp;rsquo;ipotesi così campata in aria.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il tempo ci dirà. Finora ho sempre usato le cartucce originali, però mi seccherebbe moltissimo essere obbligato a non poter più scegliere cosa fare con la mia stampante.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Un Pixel Fold per un iPhone?</title>
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      <pubDate>Sun, 14 May 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-05-14-un-pixel-fold-per-un-iphone/alex-padurariu-cKH9F7Wjn9U-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@alexpadurariu&#34;&gt;Alex Padurariu&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Giorni fa Warren Buffett &lt;a href=&#34;https://www.imore.com/iphone/warren-buffet-says-youd-turn-down-dollar10000-never-to-use-an-iphone-again-is-he-right&#34;&gt;ha scioccato&lt;/a&gt; il mondo tecnologico filo-Android affermando che,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se sei un utente Apple e qualcuno ti offre 10.000 dollari, ma l’unica condizione è che ti toglieranno l’iPhone e non potrai più comprarne un altro, non accetterai.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;e aggiungendo che la stessa cosa non potrebbe mai accadere con altri prodotti, ad esempio nessuno si sognerebbe di rifiutare 10.000 dollari in cambio della promessa di non comprare mai più una data marca di auto, non importa che sia Ford, Fiat o BMW.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ora Google prova a smentire, almeno in parte, Warren Buffett ed &lt;a href=&#34;https://www.macworld.com/article/1915412/google-pixel-fold-iphone-trade-in-prices.html&#34;&gt;offre 950 dollari&lt;/a&gt; a chi dà via il suo iPhone 14 Pro Max (che negli USA costa 1099 dollari) e compra un Pixel Fold da 1799 dollari. Google solletica anche chi ha modelli meno performanti di iPhone, offrendo ben 850 o 900 dollari a chi volesse scambiare il suo iPhone 13 Pro o Max con un Pixel Fold, e cifre inferiori, ma quasi sempre al di sopra del valore di mercato, per gli iPhone più vecchi o meno potenti.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;https://www.techadvisor.com/article/742457/google-pixel-fold.html&#34;&gt;Pixel Fold&lt;/a&gt; è la risposta di Google al Galaxy Fold di Samsung, un prodotto controverso e affetto da un gran numero di &lt;a href=&#34;https://www.theverge.com/2019/4/24/18511692/samsung-galaxy-fold-teardown-ifixit-hinge-gaps-dust-dirt-debris-broken-screen&#34;&gt;problemi di gioventù&lt;/a&gt;, che sembrano essere stati &lt;a href=&#34;https://medium.com/geekculture/how-samsung-squandered-its-lead-with-the-galaxy-z-fold-series-92d07847f0d1&#34;&gt;risolti solo in parte&lt;/a&gt; nelle iterazioni successive.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chissà, magari gli ingegneri di Mountain View hanno risolto brillantemente i tanti problemi degli smartphone pieghevoli che non fanno dormire la notte i loro colleghi coreani, ma ciononostante quella di Google sembra una mossa molto azzardata, che ha il chiaro obiettivo di catturare gli utenti di fascia più alta disposti a spendere cifre importanti, ma che proprio per come si concretizza dimostra più debolezza che forza da parte del gigante della ricerca.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quanti avranno davvero il coraggio di di scambiare un prodotto come l&amp;rsquo;iPhone, affidabile, perfettamente integrato nel resto dell&amp;rsquo;ecosistema Apple e che mantiene per anni un ottimo valore di mercato, con una novità &lt;a href=&#34;https://www.wired.com/story/google-pixel-fold-hands-on-news-specs-features-release-date/&#34;&gt;appena presentata&lt;/a&gt; ma non ancora commercializzata, che costa il doppio e che nessuno ha ancora avuto modo di provare a fondo?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È molto probabile che anche questa volta Warren Buffet avrà ragione. Voi che ne pensate?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>iMac G3 venticinque anni dopo</title>
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      <pubDate>Sat, 06 May 2023 18:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Nel 1998 Apple era un&amp;rsquo;azienda decotta e vicina al fallimento. Ma poi, esattamente 25 anni fa oggi, arrivò &amp;ldquo;lui&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;iMac G3 traslucido Bondi Blue, un computer che rompeva tutti gli schemi dei computer tradizionali e che segnò l&amp;rsquo;inizio della risurrezione dell&amp;rsquo;azienda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non c&amp;rsquo;è dubbio, l&amp;rsquo;iPod e l&amp;rsquo;iPhone hanno reso Apple l&amp;rsquo;azienda globale che è oggi, ma senza l&amp;rsquo;iMac G3 probabilmente non saremmo nemmeno qui a parlarne.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto&lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=H47es-RsJKw&#34;&gt; mi inchino&lt;/a&gt; e lascio la parola a Steve Jobs che presenta l&amp;rsquo;iMac G3 sullo stesso palco dove 14 anni prima aveva svelato al mondo il primo Macintosh.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/BiWd8ujtK5k?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E se desiderate osservare più da vicino il funzionamento del primo iMac G3, non perdete questo video davvero ben fatto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div style=&#34;position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;&#34;&gt;&#xA;      &lt;iframe allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; allowfullscreen=&#34;allowfullscreen&#34; loading=&#34;eager&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/6q-SgFPWqvU?autoplay=0&amp;amp;controls=1&amp;amp;end=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;mute=0&amp;amp;start=0&#34; style=&#34;position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;&#34; title=&#34;YouTube video&#34;&gt;&lt;/iframe&gt;&#xA;    &lt;/div&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Io intanto vado in cantina a dare una spolveratina al mio iMac G3.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>iPhone ricondizionato, ovvero perché a volte conviene essere pignoli</title>
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      <pubDate>Mon, 20 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/katya-ross-I4YsI1zWq_w-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@katya&#34;&gt;Katya Ross&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il mio iPhone 7 era arrivato al capolinea: con soli 32 GB di spazio, una batteria con una capacità di appena la metà di quella iniziale, l&amp;rsquo;impossibilità di aggiornare iOS, non c&amp;rsquo;era più motivo di ostinarsi ancora ad usarlo. La batteria l&amp;rsquo;avevo già cambiata una volta e non avrei mai speso altri 70-80 euro in una operazione parziale, che non avrebbe risolto gli altri problemi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma il telefono non è il mio strumento principale di comunicazione, anzi se fosse possibile ne farei volentieri a meno, e quindi non spenderei mai 1.000 euro per un iPhone ultimissimo-modello-che-fa-anche-il-caffè. Non dico che sia sbagliato, conosco tanta gente per la quale il telefono è uno strumento indispensabile per il lavoro e la vita sociale, ma non è il mio caso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Potrei usare Android, in fondo con 200-250 euro posso prendere un telefono di caratteristiche più che adeguate alle mie necessità. Il problema dei telefoni Android è che dopo due anni li devi buttare, e poi con Android si perde l&amp;rsquo;integrazione quasi perfetta che ha l&amp;rsquo;iPhone con il resto dell&amp;rsquo;ecosistema Apple che domina sia a casa mia che in ufficio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cui non c&amp;rsquo;è scelta, mi serve un altro iPhone, ma lo prendo rigenerato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Per un po&amp;rsquo; ho guardato le proposte di &lt;a href=&#34;https://www.trendevice.com/&#34;&gt;TrenDevice&lt;/a&gt; e di &lt;a href=&#34;https://www.amazon.it/&#34;&gt;Amazon&lt;/a&gt;, ma eravamo sotto Natale e non si trovava niente di interessante. &lt;a href=&#34;https://swappie.com/it/&#34;&gt;Swappie&lt;/a&gt; non l&amp;rsquo;ho mai provato, qualche conoscente me ne ha parlato bene, ma non so se fidarmi e lascio perdere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi Amazon mi manda la solita email con proposte d&amp;rsquo;acquisto basate sulle mie ricerche precedenti, e questa volta ci sono delle buone offerte per l&amp;rsquo;iPhone XR, che è uno dei modelli che mi interessano. Il display grande ma non troppo mi alletta e, per quello che costa, anche se durasse solo due-tre anni sarebbe come comprare un Android ma rimanendo sempre in casa Apple. E poi mia moglie e mia figlia maggiore hanno già un iPhone XR e ne sono soddisfatte, per cui non ho dubbi e prendo l&amp;rsquo;XR. Mi tengo sul modello da 64 GB, in base alla mia modalità di uso (le foto le scarico sul Mac e con l&amp;rsquo;iPhone ascolto solo musica in streaming) raddoppiare la capacità rispetto al 7 dovrebbe essere più che sufficiente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Amazon come sempre è un mostro di efficienza, compro l&amp;rsquo;iPhone alla sera e il giorno dopo è già a casa mia, ma siamo nel pieno della settimana e ho solo il tempo di aprire la scatole e controllare che sia tutto a posto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Arriva la domenica, per combinazione sia la moglie che le figlie sono fuori per tutto il giorno, per cui ho tutta la tranquillità per configurare il nuovo (si fa per dire) iPhone.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è certo la prima volta che configuro un iPhone, mi aspetto un&amp;rsquo;oretta di lavoro per trasferire tutto dal 7 all&amp;rsquo;XR, più un&amp;rsquo;altra oretta per i ritocchi finali, l&amp;rsquo;inserimento di alcune password, la riconfigurazione di qualche app e magari anche l&amp;rsquo;installazione di qualche applicazione che volevo provare ma non avevo lo spazio fisico per farlo. Insomma, prima di pranzo dovrei aver finito, anzi mi dovrebbe avanzare un po&amp;rsquo; di tempo per giocherellare con il nuovo &lt;em&gt;gadget&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Accendo l&amp;rsquo;iPhone XR, il 7 se ne accorge e mi chiede se voglio trasferire il suo contenuto al nuovo dispositivo. Ma io ho altri piani: voglio prima effettuare una configurazione di base dell&amp;rsquo;iPhone, per poi resettarlo allo stato di fabbrica e, solo a quel punto, sincronizzarlo col il 7 tramite la comodissima funzione &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT210216&#34;&gt;Inizia subito&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Che volete, sarò fissato ma preferisco avere il controllo di quello che faccio. In questo caso specifico, voglio essere sicuro che il telefono sia stato davvero resettato allo stato di fabbrica, senza errori o configurazioni spurie. Del resto installo da zero macOS anche quando compro un Mac nuovo, figuriamoci se non faccio la stessa cosa con un dispositivo già usato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E, spoiler, in questo caso specifico ho fatto benissimo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;La prima configurazione dell&amp;rsquo;iPhone si svolge senza intoppi, l&amp;rsquo;iPhone si attiva collegandosi ai server Apple e tutto procede liscio fino alla solita schermata iniziale di un nuovo iPhone fresco di fabbrica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non la guardo nemmeno, vado subito in &lt;code&gt;Impostazioni -&amp;gt; Generali -&amp;gt; Trasferisci o inizializza iPhone&lt;/code&gt; e seleziono &lt;code&gt;Inizializza contenuto e Impostazioni&lt;/code&gt;. L&amp;rsquo;idea, come dicevo qualche riga fa, era di resettare prima l&amp;rsquo;iPhone XR allo stato di fabbrica per poi sincronizzarlo con il 7.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma qui iniziano i problemi, perché dopo il reset e l&amp;rsquo;inizio del processo di trasferimento del contenuto del 7 sull&amp;rsquo;XR, il nuovo telefono mi comunica che non può essere attivato. Penso ad un problema momentaneo, riavvio l&amp;rsquo;iPhone XR e riprovo, ma&amp;hellip; niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto collego l&amp;rsquo;iPhone al Mac, riparto da zero e provo di nuovo, ma per quanto mi sforzi non c&amp;rsquo;è verso di attivare l&amp;rsquo;iPhone XR.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-activation-failed.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;A un certo punto compare un messaggio che mi informa che l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://support.apple.com/en-us/HT208831&#34;&gt;iPhone deve essere aggiornato&lt;/a&gt; prima di poterlo collegare al Mac (strano, al primo collegamento non mi ha detto niente). Accetto l&amp;rsquo;invito, ma anche dopo questo l&amp;rsquo;aggiornamento l&amp;rsquo;attivazione  dell&amp;rsquo;iPhone fallisce.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ultima possibilità è entrare nella &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT201263&#34;&gt;modalità di ripristino &lt;/a&gt; (o &lt;em&gt;recovery mode&lt;/em&gt;) dell&amp;rsquo;iPhone. Per farlo nei modelli più recenti bisogna spegnere l&amp;rsquo;iPhone, premere brevemente prima il tasto &lt;code&gt;Volume Su&lt;/code&gt; e poi il &lt;code&gt;Volume Giù&lt;/code&gt;, e infine premere il tasto di accensione tenendolo premuto finché sullo schermo dell&amp;rsquo;iPhone non compare l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT203122&#34;&gt;immagine&lt;/a&gt; che invita a collegarlo al Mac con un cavo (per gli altri modelli, basta &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT201263&#34;&gt;leggere qui&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto macOS mi informa che l&amp;rsquo;iPhone ha un problema e che deve essere aggiornato oppure resettato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-needs-updating.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Provo ad aggiornarlo, e macOS scarica la versione più recente di iOS,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-update-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;la installa sull&amp;rsquo;iPhone XR apparentemente senza intoppi,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-update-2.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-update-3.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;ma poi si blocca di nuovo al momento dell&amp;rsquo;attivazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-03-20-iphone-ricondizionato-ovvero-perche-a-volte-conviene-essere-pignoli/iphone-activation-failed-again.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;La stessa cosa succede se ricollego l&amp;rsquo;iPhone XR in modalità ripristino e provo a resettarlo invece che ad aggiornarlo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Insomma, sembra proprio che il mio iPhone XR non voglia più saperne di attivarsi. Dubito che  il telefono abbia origini &lt;em&gt;opache&lt;/em&gt;, perché inserendo il numero di serie in &lt;a href=&#34;https://checkcoverage.apple.com/&#34;&gt;Check Device Coverage&lt;/a&gt; di Apple sembra tutto a posto, e poi non bisogna dimenticare che, appena acceso, l&amp;rsquo;iPhone si è attivato regolarmente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È più facile che sia un problema hardware, magari perché il tecnico che ha revisionato il telefono prima di venderlo ha fatto dei pasticci che, dopo qualche minuto di uso (e di riscaldamento), hanno danneggiato il telefono.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La cosa migliore è chiedere il reso ad Amazon, che me lo concede senza problemi dopo una breve chiacchierata online con un operatore davvero gentile. Mentre aspetto la conclusione della procedura di reso trovo, sempre su Amazon, degli iPhone XR rigenerati da 128 GB a pochi euro in più di quello che ho pagato il modello da 64 GB, e a quel punto è inevitabile passare alla capacità superiore.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inutile dire che la procedura che mi ero prefissato fin dall&amp;rsquo;inizio (configurazione di base dell&amp;rsquo;iPhone XR, reset allo stato di fabbrica e, finalmente, sincronizzazione con l&amp;rsquo;iPhone 7) questa volta  va a buon fine senza intoppi, confermando ancora di più che il problema con il primo XR era di natura hardware e non software.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Al di là dell&amp;rsquo;esperienza personale, c&amp;rsquo;è una morale in questa storia?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Uno dei motivi per scrivere questo articolo era quello di mostrare che ci sono parecchi metodi per far funzionare un iPhone recalcitrante, in particolare la &lt;a href=&#34;https://support.apple.com/it-it/HT201263&#34;&gt;modalità di ripristino&lt;/a&gt;, che è poco conosciuta ma molto efficace. Qui non ha funzionato perché i problemi erano altri, ma in passato mi ha risolto più di un problema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altro motivo era quello di descrivere una pratica, quella di resettare allo stato di fabbrica i gadget informatici che ci passano per le mani (in particolare quelli rigenerati o comunque usati) e reinstallare da zero il sistema operativo, utile a partire da un sistema sicuramente &lt;em&gt;pulito&lt;/em&gt;, da configurare esattamente come vogliamo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questo caso, questa abitudine potrebbe essere servita anche ad individuare un problema hardware, forse perché lo stress dovuto alle reinstallazioni e ai riavvii dopo giorni o settimane di stop ha messo in evidenza qualche problema ai componenti elettronici che altrimenti si sarebbe presentato solo più tardi, magari a garanzia scaduta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo, al di là delle esperienze personali (sempre utili ma troppo limitate), ci vorrebbero dei dati sistematici per confermare o meno l&amp;rsquo;ipotesi (anche se quello che si sa relativamente al &lt;a href=&#34;https://users.ece.cmu.edu/~koopman/des_s99/electronic_electrical/&#34;&gt;tasso di rottura nel tempo&lt;/a&gt; dei componenti elettronici ci dice che questa ipotesi non è proprio campata in aria) e invece la mia è stata solo fortuna.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in ogni caso è una abitudine che non fa male, quindi perché non usarla?&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Schede perforate: un mainframe da caserma</title>
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      <pubDate>Sun, 22 Jan 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2023-01-22-schede-perforate-un-mainframe-da-caserma/telescrivente-mm-sgc1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Telescrivente a nastro perforato. Fonte: &lt;a href=&#34;https://twitter.com/auroraciardelli/status/490945278540005376&#34;&gt;Aurora Ciardelli&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il primo giorno del CAR, il Centro Addestramento Reclute dell&amp;rsquo;esercito che &lt;em&gt;formava&lt;/em&gt; i militari di leva  prima che venissiro assegnati alle rispettive sedi (cioè insegnava a marciare e ad urlare sissignore a squarciagola), mi comunicarono che sarei stato assegnato al battaglione Trasmissioni di Torino, per lavorare con un &amp;ldquo;nuovo sistema informatico&amp;rdquo; che avrebbe dovuto gestire i messaggi delle telescriventi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chiaramente non ci capii niente. Sapevo cosa fossero le telescriventi, nei laboratori che avevo frequentato prima della laurea c&amp;rsquo;erano ancora in giro delle telescriventi collegate a dei vecchi computer, ma non avevo idea del perché le usassero i militari e, soprattutto, perché servisse un &amp;ldquo;nuovo sistema informatico&amp;rdquo; per gestire quelli che già allora, alla metà degli anni &amp;lsquo;80, erano dei ruderi elettromeccanici.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il CAR finì e venni davvero assegnato dove mi avevano detto. Il &amp;ldquo;nuovo sistema informatico&amp;rdquo;, però, non era ancora pronto e nel frattempo io, con una ventina di altri militari di leva, venni messo davanti ad un telescrivente a nastro perforato, più o meno come quella in figura, a ricevere telex 24 ore su 24.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un lavoro durissimo: la sala telex conteneva una dozzina di macchine sempre in funzione, il rumore era assordante e i turni estenuanti. Arrivavano messaggi in continuazione, e tutti dovevano essere letti, classificati per importanza e registrati su un quaderno, separando e marcando i nastri di carta di ciascun messaggio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La maggior parte dei messaggi era inutile, &amp;ldquo;Il soggiorno termale del sottufficiale Tal dei Tali viene rimandato dalla data X alla data Y&amp;rdquo;, alcuni erano relativamente seri, &amp;ldquo;Il militare Pinco Pallino non è tornato in caserma dopo la licenza&amp;rdquo;, ma bisognava stare sempre in allerta nel caso fosse arrivata una comunicazione davvero importante, come quella di un incidente, di un terremoto o, peggio, dello scoppio del sempre temuto conflitto fra Patto di Varsavia e NATO. La cosa snervante era proprio quella di classificare correttamente i messaggi, se sbagliavi potevano essere guai seri, per fortuna quando ci sono stato io non è mai successo niente di importante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il lavoro ai telex era così pesante che ogni due giorni di lavoro (quasi) continuativo ci davano altrettanti giorni di riposo, a casa. Non era una concessione, ma una vera necessità. In caserma ci consideravano dei raccomandati (&lt;em&gt;paraculati&lt;/em&gt; nel gergo sempre finissimo della caserma), ma chi lo pensava non aveva idea di cosa significasse passare sveglio una notte ogni quattro davanti ad un telex che sputava continuamente carta, finendo per crollare letteralmente sulla tastiera nei rari momenti di pausa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Io intanto ero sempre più incuriosito dal &amp;ldquo;nuovo sistema informatico&amp;rdquo; che era in costruzione in un&amp;rsquo;ala seminascosta del piano dei telex. Per fortuna i sergenti del centro stavano seguendo un corso di &lt;em&gt;informatica&lt;/em&gt;, e io durante i turni nei weekend, quando il lavoro era molto più leggero, riuscivo a farmi dire qualcosa, barattando le informazioni con delle spiegazioni facili-facili sui computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eh sì, perchè a quei poveretti, che a malapena avevano la licenza media o poco più, venivano impartite auliche lezioni sull&amp;rsquo;architettura della CPU o sulle differenze fra memoria RAM statica e dinamica, lezioni di cui sistematicamente non capivano niente. Non era colpa loro, in fondo si impegnavano, cercavano di prendere appunti, ripetevano a pappagallo i concetti. Il problema era che gli mancavano le basi, e gli insegnanti non si preoccupavano di &lt;em&gt;scendere sulla terra&lt;/em&gt; e preparare delle lezioni accessibili al pubblico che gli stava davanti. E così diventai il loro insegnante alternativo da weekend, una cosa molto divertente e che mi faceva uscire per un po&amp;rsquo; dal solito tran-tran da caserma. Probabilmente da queste lezioni ho imparato più io di loro.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E così seppi anche quello che mi aspettava. Il cosidetto &amp;ldquo;nuovo sistema informatico&amp;rdquo; era di fatto un &lt;em&gt;mainframe&lt;/em&gt; che avrebbe dovuto gestire tutto il traffico di comunicazioni della Regione Militare Nord Ovest, sostituendo in tutto e per tutto i vecchi telex. Eravamo a metà degli anni &amp;lsquo;80, i computer non erano potenti come quelli di oggi, ma usare un mainframe per gestire qualche migliaio di telex era già allora una cosa eccessiva, un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Minicomputer&#34;&gt;minicomputer&lt;/a&gt; come il VAX o il MicroVAX della DEC, diffusissimi nelle università, oppure l&amp;rsquo;HP 3000 o l&amp;rsquo;IBM System/36 sarebbero stati più che sufficienti. Ma si sa, quando c&amp;rsquo;è da buttare un po&amp;rsquo; di soldi l&amp;rsquo;esercito sa bene il fatto suo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In ogni caso, in quel momento erano in corso i lavori di ristrutturazione dell&amp;rsquo;area che avrebbe ospitato il nuovo &lt;em&gt;supercomputer&lt;/em&gt;, lavori che non si sarebbero conclusi prima di alcuni mesi. In sostanza, era più che probabile che avrei finito il militare ben prima di vedere come fosse fatto e come funzionasse il &amp;ldquo;nuovo sistema informatico&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non era un problema, lavorare ai telex tutto sommato mi piaceva e ormai c&amp;rsquo;era un bell&amp;rsquo;affiatamento con il resto della squadra. In più, abitando a Torino, poter stare due giorni su quattro a casa mi faceva molto comodo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi arrivò la chiamata che cambiò definitivamente il mio status di militare, ma questa storia la racconterò la prossima volta.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Schede perforate: Operazione al PC</title>
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      <pubDate>Sun, 11 Dec 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-12-11-schede-perforate-operazione-al-pc/jim-varga-xSKeLgSLV2s-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@steath12&#34;&gt;Jim Varga&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il computer era girato sul fianco, per terra. Avevo tolto il pannello laterale e stavo guardando l’interno. Ogni volta che apro un PC mi chiedo il senso di tutto quello spazio inutilizzato, un case grande la metà sarebbe quasi sempre più che sufficiente, ma agli utenti il computer piace grande e grande sia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Ma sei sicuro di saperlo fare?&amp;rdquo; Le parole della collega mi penetrarono nella schiena, più fredde di un ghiacciolo d&amp;rsquo;inverno. Avrei voluto risponderle &amp;ldquo;Ma sì hai ragione, lasciamo stare, chiama l&amp;rsquo;assistenza e fatti cambiare la scheda grafica da loro&amp;rdquo;, ma non potevo dargliela vinta, soprattutto a quella cretina che sapeva a malapena accendere il computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sapevo molto bene come lavorava, da anni ed anni sempre la stessa solfa, un Linux stravecchio, un monitor da 15&amp;quot; che sapeva di &lt;em&gt;vintage&lt;/em&gt;, un terminale nella metà superiore dello schermo con l&amp;rsquo;editor aperto, un altro nella metà inferiore che usava per compilare ed eseguire il suo codice Fortran. Mai uno scatto d&amp;rsquo;ala, mai un cambiamento. La sua collega di stanza non era da meno, passava il tempo a confrontare i risultati prima e dopo ogni modifica al programma a cui lavoravano entrambe da una vita, una operazione noiosissima che svolgeva rigorosamente ad occhio, riga per riga, &lt;a href=&#34;https://www.computerhope.com/unix/udiff.htm&#34;&gt;diff&lt;/a&gt; per lei era un oggetto sconosciuto, &lt;a href=&#34;http://meldmerge.org/&#34;&gt;meld&lt;/a&gt; una parolaccia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per ogni nonnulla chiamavano il &lt;em&gt;pusher&lt;/em&gt; dell&amp;rsquo;assistenza tecnica che, a caro prezzo, risolveva loro tutti i problemi del momento. Le avevo sentite chiedergli perfino di accendergli un nuovo computer appena arrivato, perché loro non volevano &lt;em&gt;rischiare&lt;/em&gt; di far danni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Questa volta era la scheda grafica che non voleva più saperne di funzionare e, stupidamente, mi ero offerto di cambiargliela io stesso. C&amp;rsquo;era già una scheda di ricambio, nel mio mondo non aveva senso perdere una settimana per far riparare un computer quando si poteva fare da soli. Ma imparai subito che aveva ancora meno senso doverlo fare ritrovandosi sulla spalla una spada di Damocle di diffidenza.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine non la degnai di una risposta, pensai solo: &amp;ldquo;Ora ti faccio vedere se sono capace.&amp;rdquo; Presi il cacciavite, staccai la vecchia scheda grafica e la sostituii con quella di ricambio. Il tempo di ricollegare i cavi e di riaccendere ed era tornato tutto come prima.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Mi ripromisi di non farlo mai più.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Schede perforate: Arriva il Commodoro</title>
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      <pubDate>Sun, 06 Nov 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Il mio primo computer casalingo è stato il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Commodore_VIC-20&#34;&gt;Commodore VIC-20&lt;/a&gt;, una tastiera beige da collegare alla TV che all&amp;rsquo;accensione metteva a disposizione ben (ben?) 3.5 kB di memoria (sì, avete letto bene, erano proprio 3.5 kilobyte, 3.500 byte).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;https://www.radioamatore.info/notizie/155-tecnologia/1181-13022011-commodore-vic-20-30anni-fa-entrava-il-computer-nelle-case&#34;&gt;VIC-20&lt;/a&gt; costava poco, è vero, ma quei 3.5 kB disponibili erano davvero troppo pochi e mi costruii subito una scheda di espansione da 8 Kb di RAM statica, più lenta e costosa di quella dinamica ma con un circuito elettronico molto più semplice, adatto ad un hobbista inesperto come me. Accendere il VIC e avere 11.5 kB a disposizione sembrava un sogno. Peccato che il computer fosse inadeguato lo stesso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Poco dopo vinsi al Totocalcio, avevo giocato con la mia ragazza e avevamo fatto 12, con il 13 avremmo guadagnato davvero un sacco di soldi. Ci accontentammo del nostro milione e mezzo di lire che, diviso in due, mi permise di comprare il Commodore 64, l&amp;rsquo;oggetto del desiderio dei giovani &lt;em&gt;nerd&lt;/em&gt; di allora.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Commodore_64&#34;&gt;Commodore 64&lt;/a&gt; (o il Commodoro per gli affezionati) all&amp;rsquo;esterno era praticamente uguale al VIC-20, ma dentro era tutta un&amp;rsquo;altra cosa. Non solo per i 64 kB di RAM, ma anche per la presenza di due coprocessori dedicati uno alla grafica e l&amp;rsquo;altro al suono, che sollevavano il processore principale da questi compiti e rendevano tutto più fluido.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-11-06-schede-perforate-arriva-il-commodoro/commodore-64-scatola.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;ul&gt;&#xA;&lt;li&gt;&lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.drcommodore.it/2022/08/06/40-compleanno-commodore-64-storia/&#34;&gt;DrCommodore.it&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ul&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche se non sono mai stato particolarmente appassionato di giochi, c&amp;rsquo;erano due giochi per il Commodore 64 che mi hanno fatto perdere ore e ore davanti al computer e causato tante notti insonni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il primo gioco era &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Pitstop_II&#34;&gt;Pitstop II&lt;/a&gt;, con lo schermo diviso in due e le soste obbligatorie per rifornirsi e cambiare le gomme. L&amp;rsquo;altro il favoloso &lt;a href=&#34;https://ready64.org/giochi/scheda_gioco/id/70/football-manager&#34;&gt;Football Manager&lt;/a&gt; che, dicono gli esperti, è stato il primo simulatore del gioco del calcio dal punto di vista dell&amp;rsquo;allenatore, che deve gestire la squadra, comprare e vendere i giocatori e occuparsi degli aspetti economici del campionato, ma che poi assiste da bordo capo alla partita senza molte possibilità di intervenire. Un meccanismo semplicissimo, ma che proprio per quello catturava immediatamente e rendeva quasi impossibile staccarsi dallo schermo (Football Manager si può &lt;a href=&#34;https://c64online.com/c64-games/football-manager/&#34;&gt;giocare online qui&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In cerca della magia di Football Manager ho provato a giocare ai gestionali calcistici moderni, ma sono troppo complicati, solo imparare le mille regole e regolette mi annoia e lascio subito perdere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma il Commodore 64 per me non erano solo i giochi, anzi la cosa che mi piaceva di più era cercare nelle riviste del tempo programmi e routine interessanti da provare, che dovevo copiare pazientemente, riga per riga, sul &lt;em&gt;Commodoro&lt;/em&gt;. Un lavoro certosino, ma che dava soddisfazioni quando si riusciva a far funzionare il programma.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La cosa peggiore è quando il programma non funzionava proprio, quando non era una questione di copia ma di codice sbagliato. E anche quella è stata una scuola di &lt;em&gt;debugging&lt;/em&gt;, di ricerca dell&amp;rsquo;errore nel codice, tutto sommato anche nella vita, come con il maiale, non si butta via niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fra tutti i programmi copiati me ne ricordo uno in particolare, un simulatore di circuiti logici che, a differenza del solito, mostrava come cambiava la forma d&amp;rsquo;onda del segnale in funzione dei dati in ingresso, una specie di oscilloscopio per segnali logici. Era lunghissimo e ci  avrò messo chissà quanto a copiarlo e a correggere gli errori (miei), però era una cosa davvero avanzata per l&amp;rsquo;epoca e per quel tipo di computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Il Commodore 64 è stato per me anche una scuola di programmazione, per imparare a superare i limiti del suo BASIC e per spremere il più possibile dalla macchina. Avevo un bel po&amp;rsquo; di volumi (fotocopiati) che parlavano del funzionamento interno del computer e con gli amici parlavamo ossessivamente, per ore, dei trucchi con i quali, a colpi di &lt;em&gt;peek&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;poke&lt;/em&gt;, si poteva accedere alle locazioni di memoria non documentate (o meglio, documentate solo nei volumi in questione) e fargli fare le cose più incredibili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non è un caso che il mio primo articolo &lt;em&gt;tecnico&lt;/em&gt; sia stato proprio dedicato ad un trucco di programmazione del Commodore 64, scoperto per caso. Più che un articolo era una breve lettera e il testo, a rileggerlo oggi, è davvero orribile, sembra più la dimostrazione di un teorema che un articolo da rivista, però quelli di &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Bit_%28rivista%29&#34;&gt;Bit&lt;/a&gt; sono stati così gentili da pubblicarlo e mi hanno anche pagato!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-11-06-schede-perforate-arriva-il-commodoro/bit-63-1985.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Purtroppo il mio &lt;em&gt;Commodoro&lt;/em&gt; ha fatto una brutta fine. Dopo qualche anno che non lo usavo più lo regalai ad una conoscente per farci giocare il suo bambino delle elementari. Durò una settimana o giù di lì, non so come ma il ragazzino riuscì ad infilare il connettore di alimentazione nella porta sbagliata e lo bruciò. Letteralmente. Più tardi ne ho comprato un&amp;rsquo;altro, e ho anche il Commodore 128 e l&amp;rsquo;unità a disco, ma non è la stessa cosa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;In realtà era solo &lt;em&gt;uno&lt;/em&gt; degli oggetti del desiderio, l&amp;rsquo;altro era il &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/ZX_Spectrum&#34;&gt;Sinclair ZX Spectrum&lt;/a&gt;, ma non voglio assolutamente entrare nella guerra di religione Commodore &lt;em&gt;vs.&lt;/em&gt; Spectrum.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>Schede perforate: Macintosh 128K</title>
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      <pubDate>Sun, 30 Oct 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&amp;ldquo;Vieni, ti faccio vedere una cosa.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico più grande mi fece entrare in un&amp;rsquo;ala dell&amp;rsquo;istituto di Fisica dove non ero mai stato. Avevo appena iniziato la tesi e il mio nuovo status mi permetteva di andare dove i semplici studenti non erano ammessi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Guarda!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Eravamo entrati in una stanzetta piccola e ingombra di scaffali, al centro c&amp;rsquo;era una scrivania come tante con sopra un monitor e una tastiera. Ma erano piccoli, molto più piccoli di quelli che ero ormai abituato ad usare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo riconobbi all&amp;rsquo;istante, ne avevo letto meraviglie su Bit e su &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/MC_microcomputer-028/page/n43/mode/2up&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, una delle mie solite capatine in biblioteca dopo lo studio mi aveva permesso di leggere gli articoli dettagliatissimi di BYTE dedicati al  &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine-1984-02/page/n31/mode/2up&#34;&gt;nuovo prodotto Apple&lt;/a&gt; e al &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/byte-magazine-1984-02/page/n59/mode/2up&#34;&gt;team che l&amp;rsquo;aveva sviluppato&lt;/a&gt;, ma averne uno davanti era un&amp;rsquo;altra cosa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-10-30-schede-perforate-mac-128K/apple-macintosh-128k.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://flickr.com/photos/octemon/5407207167/&#34;&gt;Apple Macintosh 128K&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://flickr.com&#34;&gt;Flickr&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&amp;ldquo;Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto. Vado in laboratorio, quando finisci passa e andiamo in mensa.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;amico andò via, lasciandomi da solo alle prese con la nuova macchina. La accesi, &amp;ldquo;boing!&amp;rdquo; e si fermò subito. Per fortuna il floppy di avvio era nel cassetto, lo inserii, pochi secondi e&amp;hellip; vidi per la prima volta l&amp;rsquo;interfaccia grafica del Mac. Tutta un&amp;rsquo;altra cosa rispetto ai terminali di testo che ormai usavo regolarmente, oppure all&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti_M20&#34;&gt;Olivetti M20&lt;/a&gt; della stanza sotto il tetto, quella chiusa a chiave che potevano usare i tesisti e che di fatto è stato il mio primo ufficio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le mie letture mi avevano insegnato cosa aspettarmi, però il mouse scappava da tutte le parti, era vero che ci voleva un po&amp;rsquo; di pratica per usarlo. Feci tutte le cretinate di un utente alle prime armi con il Macintosh &amp;ndash; nessuno allora lo chiamava &amp;ldquo;128K&amp;rdquo;, era l&amp;rsquo;unico modello esistente quindi era il &amp;ldquo;Macintosh&amp;rdquo; (o il &amp;ldquo;Mac&amp;rdquo;) e basta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Aprii MacWrite e cominciai a giocare con i caratteri e i colori (ok, non erano veri colori ma solo toni di grigio, ma ci siamo capiti), una meraviglia! Potevo scrivere, ingrandire i caratteri, rimpicciolirli, fare gli apici e i pedici. Allora non conoscevo ancora il LaTeX e per me queste possibilità erano magia pura. MacPaint era bello ma io sono un cane a disegnare, quindi oltre a qualche figura geometrica e a qualche campitura non potevo andare. Però, certo, poter &amp;ldquo;incollare&amp;rdquo; una immagine in MacWrite apriva tante belle possibilità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È vero, potevo usare solo un programma alla volta ma non era una grossa limitazione, con un solo un floppy di fatto non si poteva fare di più. Molto più affascinante era la possibilità configurare il sistema a volontà tramite l&amp;rsquo;interfaccia grafica e di vedere subito quello che succedeva, mai vista prima un cosa del genere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non so quanto rimasi in quella stanzetta a giocare, di sicuro fu solo la fame (o l&amp;rsquo;amico) a farmi andare via.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tornai dopo un giorno o due e il Mac non c&amp;rsquo;era più. Qualcuno lo aveva rubato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E con quel Mac finì l&amp;rsquo;età dell&amp;rsquo;innocenza dell&amp;rsquo;istituto, quando si poteva lasciare qualsiasi cosa in giro sapendo che nessuno l&amp;rsquo;avrebbe toccata.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>Schede perforate: Dal sottosuolo</title>
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      <pubDate>Sun, 23 Oct 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-10-23-schede-perforate-dal-sottosuolo/punch-card-stacks.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.creativeboom.com/features/print-punch-artefacts-from-the-punch-card-computing-era-/&#34;&gt;What obsolete computer punch cards reveal about the history of information design in today&amp;rsquo;s era of unseen data&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sono stato combattuto a lungo sul nome da dare a questa serie. In un primo momento avevo scelto &amp;ldquo;Racconti dal sottosuolo&amp;rdquo;. I primi computer che ho usato stavano proprio sotto terra, prima sotto il &lt;a href=&#34;https://www.google.it/maps/@45.0518686,7.6822259,3a,75y,301.74h,86.74t/data=!3m6!1e1!3m4!1sna8AFNVBYUhDvftAT1oX4A!2e0!7i16384!8i8192&#34;&gt;vecchio Dipartimento di Fisica di Torino&lt;/a&gt; e l&amp;rsquo;anno dopo nella &lt;a href=&#34;https://www.google.it/maps/@45.0611546,7.6870546,3a,75y,51.78h,104.07t/data=!3m6!1e1!3m4!1sqmgdglb2gnL_IEyLTFS82g!2e0!7i16384!8i8192&#34;&gt;&lt;em&gt;dependance&lt;/em&gt; sotterranea&lt;/a&gt; del centro di calcolo dell&amp;rsquo;Università (ora c&amp;rsquo;è un supermercato), dove riuscivo ad entrare di straforo grazie all&amp;rsquo;aiuto di un amico che studiava informatica. Stare sottoterra, quindi, è stato per me all&amp;rsquo;inizio una condizione naturale per usare un computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ripensandoci &amp;ldquo;Racconti dal sottosuolo&amp;rdquo; era un titolo troppo altisonante, quasi dostojevskiano, e anche troppo personale per essere comprensibile ai più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora è diventato quasi ovvio scegliere &amp;ldquo;Schede perforate&amp;rdquo;. Sono abbastanza vecchio da averle usate per un anno, proprio in quel primo anno passato molto spesso nel sotterraneo di Fisica, e per me rimangono ancora associate in modo indissolubile al computer. Ne ho ancora alcune nella mia piccola collezione di vecchie glorie del &lt;em&gt;computing&lt;/em&gt;, un paio di schede continuano ancora ad emergere ogni tanto da una montagnola di carte accanto mia scrivania, ma non mi decido mai a metterle in un posto più adatto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Usare un computer con le schede perforate era un bell&amp;rsquo;affare. Bisognava scrivere con pazienza il programma sulle schede, una riga di codice per scheda, usando  una specie di macchina da scrivere elettrica accoppiata ad un grosso macchinario che prendeva le schede nuove da una pila, le bucava nei punti giusti e infine spostava la scheda finita su una seconda pila, pronta per essere letta dal computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-10-23-schede-perforate-dal-sottosuolo/ibm029c.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Perforatrice modello IBM 029. Fonte: &lt;a href=&#34;http://www.columbia.edu/cu/computinghistory/029.html&#34;&gt;Columbia University Computing History&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Di queste perforatrici, tutte IBM naturalmente, allora IBM era la dominatrice indiscussa del mercato dei computer &amp;ldquo;seri&amp;rdquo;, nel piccolo sotterraneo di Fisica ce ne saranno state almeno una decina e il rumore che facevano era infernale. Pochi giorni fa un membro giovane del gruppo si lamentava del ronzio del server nella sua stanza, avrei voluto fargli sentire cosa c&amp;rsquo;era laggiù!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta pronte le schede, bisognava prendere la pila e portarla nella stanzetta del lettore, aspettando pazientemente il proprio turno per farle leggere ed elaborare. A questo punto era solo una questione di fortuna, se il computer centrale era &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt; o se per qualche combinazione astrale il proprio &lt;em&gt;job&lt;/em&gt; riusciva a passare davanti agli altri, si poteva avere una risposta in pochi minuti, altrimenti potevano passare benissimo delle ore. Sempre sperando che il programma non finisse in un loop infinito e dovesse essere interrotto di brutto da un qualche &lt;em&gt;sacerdote&lt;/em&gt; in camice bianco che stava chissà dove, una circostanza che veniva annunciata a piena voce nella stanzetta del lettore, a pubblico ludibrio del colpevole. Chiaro che, dopo un paio di volte che succedeva si stava bene attenti a non sottomettere un &lt;em&gt;job&lt;/em&gt; prima di averlo controllato più che bene.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se invece il programma si concludeva correttamente, prima o poi uscivano i risultati dell&amp;rsquo;elaborazione, stampati su degli enormi fogli perforati che bisognava imparare a tagliare alla perfezione senza mai interrompere il flusso di carta della stampante. Magari ci si era dimenticati di una virgola, e tutto quello che si otteneva era un messaggio di errore indecifrabile. Nel qual caso bisognava tornare alla perforatrice, correggere le schede sbagliate e ripetere tutto il processo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una vera tortuna, ma anche una scuola impareggiabile di precisione e di cura maniacale dei dettagli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Un problema non da poco con le schede perforate è che bisognava portarle da una stanza all&amp;rsquo;altra, districandosi fra gli studenti che andavano e venivano. Io per fortuna usavo il FORTRAN e le mie pile di schede erano maneggiabili con facilità, ma per gli informatici che usavano il COBOL erano dolori. Non so niente di COBOL ma so benissimo da quegli anni che è un linguaggio di programmazione molto &lt;em&gt;verboso&lt;/em&gt;, per cui le sue pile di schede erano molto, molto alte. Non ho mai dimenticato la ragazza buttata per terra a piangere dopo che aveva fatto cadere per terra una pila di centinaia e centinaia di schede perforate in COBOL per la tesi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E non oso nemmeno immaginare cosa avrebbe fatto la signora fotografata qui sotto se fosse successo a lei.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-10-23-schede-perforate-dal-sottosuolo/5mb-punch-card-program.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; Il programma (presumibilmente) più lungo scritto con le schede perforate occupa ben 62.500 schede, corrispondenti a 5 MB di dati. &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://www.computerhope.com/jargon/p/punccard.htm&#34;&gt;Computer Hope, Punch card&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
    </item>
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      <title>In prima linea con l&#39;Osborne 1</title>
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      <pubDate>Fri, 26 Aug 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
      <guid>https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/it/2022/08/26/in-prima-linea-con-losborne-1/</guid>
      <description>&lt;blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il proiettile di mortaio fischiò debolmente nel cielo notturno e si schiantò con un forte crack contro il fianco della collina. Mentre cercavano disperatamente un riparo, una dozzina di guerriglieri islamici con il turbante iniziarono a sparare inutilmente con i loro fucili e le mitragliatrici contro le postazioni delle milizie filorusse sulla cresta della collina. Un altro colpo di mortaio si schiantò sugli alberi a una cinquantina di metri di distanza, interrompendo temporaneamente il suono staccato dei colpi di fucile automatico intorno a noi.&#xA;Nel frattempo io, sdraiato sulla schiena, cercavo di calcolare le probabilità che la squadra di mortai sopra di noi mi lanciasse un colpo direttamente in grembo. Mi resi conto che non venivo pagato abbastanza per questo incarico.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&#xA;&lt;p&gt;Comincia così il &lt;em&gt;reportage&lt;/em&gt; del corrispondente di guerra &lt;em&gt;freelance&lt;/em&gt; David Kline, pubblicato su &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1982-07/page/n43/mode/1up&#34;&gt;Microcomputing&lt;/a&gt; di luglio 1982, che racconta la sua esperienza in prima linea a fianco dei &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Mujaheddin&#34;&gt;mujaheddin&lt;/a&gt; che combattevano contro le truppe sovietiche che tre anni prima avevano invaso l&amp;rsquo;Afganistan.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Sono passati 40 anni e l&amp;rsquo;articolo appare ancora interessante e degno di lettura. Prima di tutto per le circostanze stesse della guerra: all&amp;rsquo;epoca gli americani supportavano economicamente e militarmente i mujaheddin in funzione anti Unione Sovietica, una situazione che si è ribaltata dopo il ritiro delle truppe sovietiche nel 1989 e l&amp;rsquo;avvento del regime talebano. È piuttosto straniante leggere della collaborazione e perfino della simpatia instauratasi fra il giornalista americano e i combattenti afgani e ripensare agli avvenimenti dell&#39;8 settembre 2001 o al ritorno del regime talebano in Afganistan avvenuto appena un anno fa.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;articolo l&amp;rsquo;autore preconizza anche un sistema di comunicazione mondiale basato su una rete di telex modificati che avrebbe potuto semplificare enormemente il lavoro sul campo dei giornalisti. Altro che telex, meno di dieci anni dopo sarebbe stato realizzato un sistema di comunicazione globale enormemente più avanzato, che avrebbe stravolto la vita e le abitudini di tutti noi. Ma non possiamo chiedere ad un giornalista che ha il coraggio di documentare gli eventi dalla prima linea di essere anche un esperto di tecnologia, quando all&amp;rsquo;epoca solo &lt;a href=&#34;https://thehistoryoftheweb.com/brief-history-hypertext/&#34;&gt;pochissimi studiosi illuminati&lt;/a&gt; riuscivano ad immaginare qualcosa di simile a quello che sarebbe stato il World Wide Web.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Molto moderna è la consapevolezza del ruolo che avrebbero svolto i computer portatili una volta diventati abbastanza leggeri e parchi di energia da poter essere usati davvero ovunque e in qualunque condizione immaginabile. Ormai, fra smartphone, tablet e notebook è diventato impensabile usare un computer ancorati solo ed esclusivamente ad una scrivania e ad una presa elettrica (io stesso sto scrivendo queste note con un Macbook Air su un terrazzo a poche decine di metri dal mare).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-08-26-in-prima-linea-con-losborne-1/osborne-1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: Daves Old Computers - &lt;a href=&#34;http://dunfield.classiccmp.org/osborne/index.htm&#34;&gt;Osborne&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma la vera &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1982-07/page/n43/mode/1up&#34;&gt;star dell&amp;rsquo;articolo&lt;/a&gt; è l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Osborne_1&#34;&gt;Osborne 1&lt;/a&gt;, il primo computer portatile commerciale della storia, che qui viene usato per la primissima volta per scrivere e trasmettere delle corrispondenze giornalistiche dalla prima linea, o quasi (il &lt;em&gt;quasi&lt;/em&gt; è legato alla necessità di avere a disposizione una linea elettrica e un collegamento telefonico fisico).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Osborne 1 era un valigione pesante quasi 11 chili con un monitor microscopico da 5 pollici che, non evendo una batteria, poteva funzionare solo collegato ad una presa elettrica. Definire l&amp;rsquo;Osborne 1 un computer &lt;em&gt;portatile&lt;/em&gt; era audace perfino allora, al massimo si può dire che era &lt;em&gt;trasportabile&lt;/em&gt;, e pure con una certa fatica. Oggi equivarrebbe ad andarsene in giro con un computer pesante quanto 9 MacBook Air dotato di uno schermo poco più grande di quello di un iPhone SE.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nonostante queste pesanti (in tutti i sensi!) limitazioni, l&amp;rsquo;Osborne 1 si rivela un computer molto affidabile, che riesce a resistere alle sollecitazioni e ai maltrattamenti del viaggio, cavandosela solo con qualche ammaccatura e qualche danno estetico.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La preparazione del viaggio è minuziosa, bisogna risolvere un sacco di problemi tecnici e, non potendo interpellare Google, questo significa dover contattare di persona centinaia di tecnici e di esperti di computer e di telecomunicazioni. Alla fine, la missione si svolge nel migliore dei modi, anche grazie all&amp;rsquo;aiuto costante di uno di questi esperti, che dagli Stati Uniti riesce a risolvere tutti gli intoppi dell&amp;rsquo;ultimo minuto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-08-26-in-prima-linea-con-losborne-1/david-kline-and-the-osborne-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;David Kline davanti al suo Osborne 1 mentre trasmette un articolo tramite il modem analogico collegato alla cornetta del telefono. Fonte: &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/kilobaudmagazine-1982-07/page/n43/mode/1up&#34;&gt;Microcomputing, luglio 1982&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Osborne 1 supera quindi brillantemente la prova del fuoco e da allora il giornalismo non sarà più lo stesso: via le macchine da scrivere, via i telex e le telefonate intercontinentali, avanti i word processor, i modem e i telefoni satellitari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E naturalmente avanti con i veri portatili. Peccato che la Osborne nel frattempo fosse scomparsa, uccisa dall&amp;rsquo;incapacità di reggere al suo stesso successo. Ma l&amp;rsquo;Osborne 1 rimane comunque una pietra miliare nella storia dell&amp;rsquo;informatica personale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Chi volesse approfondire la conoscenza dell&amp;rsquo;Osborne 1 può leggere prima di tutto questa &lt;a href=&#34;https://archive.org/details/MC_microcomputer-008/page/n33/mode/2up?view=theater&#34;&gt;prova dettagliata&lt;/a&gt;, per una volta in italiano, pubblicata su MCmicrocomputer di aprile 1982. L&amp;rsquo;autore è &lt;a href=&#34;http://www.marcomar.it/rcretrocomputer/&#34;&gt;Marco Marinacci&lt;/a&gt;, uno dei monumenti dell&amp;rsquo;editoria microinformatica italiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Interessante anche questa &lt;a href=&#34;http://dunfield.classiccmp.org/osborne/index.htm&#34;&gt;pagina web dedicata all&amp;rsquo;Osborne 1&lt;/a&gt;, non se ne trovano molte in giro e questa ha delle fotografie molto belle. Altrettanto interessante è &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=h6PUWZ0FOZM&#34;&gt;questo video&lt;/a&gt; di The 8-Bit Guy, uno dei migliori canali YouTube di retrocomputing che conosca.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un po&amp;rsquo; lunga ma stimolante questa storia dei &lt;a href=&#34;https://www.mdpi.com/2571-9408/4/3/126&#34;&gt;primi computer portatili&lt;/a&gt;, o meglio dei &lt;em&gt;computer dalle dimensioni di una valigetta&lt;/em&gt;, come sarebbe più appropriato definirli.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da non perdere, infine, un &lt;a href=&#34;https://books.google.it/books?id=ui8EAAAAMBAJ&amp;amp;lpg=PA35&amp;amp;ots=0DV2gVevB5&amp;amp;dq=david%20kline%20freelance%20journalist&amp;amp;hl=it&amp;amp;pg=PA32#v=onepage&amp;amp;q&amp;amp;f=true&#34;&gt;secondo articolo&lt;/a&gt; di David Kline per InfoWorld del 15 agosto 1983 dal titolo &amp;ldquo;&lt;em&gt;I portatili rivoluzionano il giornalismo freelance&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, nel quale il nostro corrispondente di guerra mostra quanto la situazione sia cambiata in un solo anno e ribadisce il concetto che la tecnologia avrebbe rivoluzionato  il mondo del giornalismo e dell&amp;rsquo;editoria. Non aveva la più pallida idea di quello che sarebbe successo!&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>The Pi Hut, o caro!</title>
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      <pubDate>Sat, 06 Aug 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-08-06-the-pi-hut-o-caro/brexit-decision.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://pixabay.com/photos/brexit-europe-britain-eu-politics-3707228/&#34;&gt;Pixabay&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La Brexit sta causando &lt;a href=&#34;https://www.ilsole24ore.com/art/gran-bretagna-post-brexit-e-inflazione-la-boe-scenario-e-apocalittico-AEUcmDaB&#34;&gt;danni enormi all&amp;rsquo;economia del Regno Unito&lt;/a&gt;: l&amp;rsquo;inflazione è alle stelle, la fiducia dei consumatori è crollata ai minimi degli ultimi 50 anni e tanti settori produttivi che andavano avanti grazie ai lavoratori stranieri ora non trovano manodopera nemmeno a cercarla con il lanternino. Perfino il business delle vacanze studio in Inghilterra &lt;a href=&#34;https://www.tag43.it/brexit-crollo-prenotazioni-viaggi-studio-regno-unito/&#34;&gt;è in crisi&lt;/a&gt;! C&amp;rsquo;è stato il COVID, è vero, ma rispetto agli altri stati europei la Gran Bretagna sembra cavarsela peggio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Ma se gli inglesi hanno voluto tornare a rinchiudersi nella loro isola fra l&amp;rsquo;Atlantico e il Mare del Nord, a noi che importa? Ci importa invece, perché oltre a tanti altri fastidi come la necessità del passaporto per andare in Gran Bretagna, con la Brexit è diventato molto meno conveniente per i cittadini europei comprare da un negozio online con sede in UK. Ne so qualcosa io stesso, che dopo mesi e mesi di attesa sono riuscito a trovare un Raspberry Pi su &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/&#34;&gt;The Pi Hut&lt;/a&gt;, uno dei più importanti negozi online per maker con sede nel sud dell&amp;rsquo;Inghilterra.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non era il potente Raspberry Pi 4 da 8 GB che vorrei comprare da tempo, ma solo il &lt;a href=&#34;https://thepihut.com/products/raspberry-pi-400?variant=37385220489411&#34;&gt;Raspberry Pi 400&lt;/a&gt; che, con la sua tastiera integrata e i connettori posteriori sembra in tutto e per tutto un Commodore 64 rimodernato, ma sempre meglio di niente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-08-06-the-pi-hut-o-caro/commodore-64-raspberry-pi-400.gif&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;I pezzi disponibili erano pochissimi, per cui mi sono precipitato a prenderne uno, aggiungendo già che c&amp;rsquo;ero qualche accessorio extra. Totale 80 sterline (circa 96 euro), più 12 sterline (14 euro) di spese di spedizione via DHL. Avevo già fatto degli acquisti su The Pi Hut e tutto era sempre filato via liscio. La sorpresa c&amp;rsquo;è stata una settimana dopo all&amp;rsquo;arrivo del corriere (eh sì, ci vuole una settimana per DHL per consegnare un pacchetto dall&amp;rsquo;Inghilterra), che chiedeva altri 35 euro di IVA e spese doganali.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;!-- &#xA;Non ci ho pensato su neanche un attimo e ho rimandato tutto indietro, chiedendo a The Pi Hut il rimborso di quanto già pagato (che fra parentesi, dopo 10 giorni non è ancora arrivato).&#xA;&#xA;Non avrò il Raspberry Pi 4, e perderò le 12 sterline di spese di spedizione ed altre 10 di _spese amministrative_, ma non ho nessuna intenzione di pagare un extra imprevisto corrispondente  a più di 1/3 del valore del pacchetto, e per di più per un prodotto meno performante di quello che mi serviva davvero.&#xA; --&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine il tutto è costato circa 145 euro, non male visto che, se il Raspberry Pi 400 fosse disponibile in Italia (ad esempio &lt;a href=&#34;https://www.pilover.com/negozio/raspberry-pi-400/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt; oppure &lt;a href=&#34;https://www.kubii.it/raspberry-pi-400/3083-raspberry-pi-400-3272496302877.html#/256-version_langue-italiana_it&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;), costerebbe 80 euro IVA compresa, più una decina di euro di spese di spedizione. Aggiungendo i 25 euro degli accessori saremmo sempre a 115 euro, ben 30 euro in meno di quanto l&amp;rsquo;ho pagato io.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;La colpa è solo mia che per la fretta non ho controllato con attenzione l&amp;rsquo;importo delle spese extra prima di completare l&amp;rsquo;ordine. Ma è anche vero che The Pi Hut ci mette parecchio del suo, usando gli euro quando si inseriscono i prodotti nel carrello, ma passando alle sterline al momento di effettuare l&amp;rsquo;ordine, per cui non è facile accorgersi che l&amp;rsquo;IVA viene scorporata al momento dell&amp;rsquo;ordine per tutte le spedizioni al di fuori della Gran Bretagna. Se a questo si aggiunge il fatto che la scritta &amp;ldquo;IVA Inclusa&amp;rdquo; appare e scompare sui prodotti a seconda della valuta selezionata, la possibilità di un errore aumenta parecchio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anche le spese di dogana sono molto evanescenti. The Pi Hut avvisa in caratteri piuttosto piccoli che il cliente potrebbe doverle pagare, ma non ne fa nessuna stima quantitativa. Non è certo la prima volta che compro online da paesi non UE, e persino dagli USA non mi ricordo di disguidi di questo tipo. Lasciamo perdere cosa succede se si compra su &lt;a href=&#34;https://www.banggood.com&#34;&gt;Banggood&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://www.aliexpress.com/&#34;&gt;AliExpress&lt;/a&gt; e simili che, anche se spediscono dalla Cina o da Hong Kong, mostrano sempre il prezzo finale compreso di IVA e, almeno per quanto mi riguarda, non hanno mai addebitato spese doganali di alcun genere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;La morale della storia è evidente: &lt;strong&gt;fate attenzione quando comprate da un negozio online inglese&lt;/strong&gt;, potreste scottarvi come è successo a me. Da parte mia ho ancora qualche giorno per decidere se rimandare indietro il Pi 400, in fondo era solo un sostituto del Raspberry Pi 4 che mi serviva davvero e tutto sommato non mi pare che valga il prezzo pagato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;È molto probabile che The Pi Hut, come tutti i negozi online britannici, &lt;a href=&#34;https://channelx.world/2021/06/brexit-disruption-94-of-online-brands-lose-eu-customers-since-december&#34;&gt;stia perdendo parecchi clienti&lt;/a&gt;,  ed è un vero peccato, perché rimane un sito affidabile (a perte i prezzi &lt;em&gt;ballerini&lt;/em&gt; di cui ho detto) e ben fornito. Ma la colpa è solo della scarsa preveggenza dei cittadini britannici e della politica isolazionista del loro ex-governo, che è tornato ad isolare la Gran Bretagna dal continente europeo più e peggio della famosa &lt;a href=&#34;https://www.barrypopik.com/index.php/new_york_city/entry/fog_in_channel_continent&#34;&gt;nebbia sulla Manica&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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      <title>MacBook Air M1 la non-recensione: Big Sur</title>
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      <pubDate>Thu, 07 Apr 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Big Sur mi piace, ha portato una ventata di freschezza all&amp;rsquo;interfaccia grafica di macOS, un&amp;rsquo;interfaccia ormai familiare, ben assestata, rassicurante ma che, come le pareti di una casa abitata da tanti anni, attendeva con ansia una bella rinfrescata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;big-sur&#34;&gt;Big Sur&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo i fasti di &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Aqua_%28user_interface%29&#34;&gt;Aqua&lt;/a&gt;, la prima &lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/gadgets/2000/02/mac-os-x-dp3/&#34;&gt;interfaccia grafica di Mac OS X&lt;/a&gt;, tanto innovativa e dirompente con i canoni stilistici dell&amp;rsquo;epoca da dare un grosso contributo alla rinascita del Mac e dell&amp;rsquo;intera Apple, e dopo il passaggio al &lt;em&gt;look&lt;/em&gt; grigio-metallico iniziato timidamente in Mac OS X 10.3/Panther e concluso con Mac OS X 10.5/Leopard, l&amp;rsquo;interfaccia grafica di macOS è sembrata stagnare per anni, un ritocchino qui e uno là, quasi sempre ispirato a iOS,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ma niente di più.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con Big Sur Apple ha cambiato radicalmente il linguaggio grafico di macOS, e lo ha fatto già a partire dallo sfondo che abbandona le noiose fotografie naturalistiche per tornare ad una grafica astratta molto moderna, chiaramente ispirata ai &lt;a href=&#34;https://512pixels.net/projects/default-mac-wallpapers-in-5k/&#34;&gt;grandiosi sfondi dei primi Mac OS X&lt;/a&gt; che hanno rallegrato i nostri occhi per tanti anni (il &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2017/07/13/nostalgia-di-sfondo/&#34;&gt;mio preferito&lt;/a&gt; è quello di Tiger). E non solo i nostri, perché anche i grafici che curavano le distribuzioni di Linux di quegli anni si sentivano quasi in dovere di &lt;a href=&#34;https://www.gnome-look.org/p/1064519&#34;&gt;trarre&lt;/a&gt; &lt;a href=&#34;https://www.gnome-look.org/p/1056509&#34;&gt;ispirazione&lt;/a&gt; dagli sfondi di Mac OS X (e lo fanno &lt;a href=&#34;https://itsfoss.com/make-ubuntu-look-like-macos/&#34;&gt;ancora oggi&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/macbook-air-m1-big-sur-desktop.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Come tutti i cambiamenti radicali, Big Sur presenta dei difetti e delle incongruenze, che sono stati descritti molto bene da Riccardo Mori nella sua &lt;a href=&#34;http://morrick.me/archives/8945&#34;&gt;serie di articoli su Big Sur&lt;/a&gt;. La sua non sarà una recensione dettagliata e tecnicamente ineccepibile come quelle, inarrivabili!, di &lt;a href=&#34;https://arstechnica.com/gadgets/2015/04/after-fifteen-years-ars-says-goodbye-to-john-siracusas-os-x-reviews/&#34;&gt;John Siracusa&lt;/a&gt;, ma le si avvicina parecchio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alcuni di questi difetti sono piuttosto evidenti proprio sull&amp;rsquo;Air M1. Ma cominciamo da quello che sull&amp;rsquo;Air non si vede, grazie alla potenza del processore M1. Sui Mac Intel Big Sur sembra &lt;a href=&#34;https://developer.apple.com/forums/thread/666661&#34;&gt;molto&lt;/a&gt; più &lt;a href=&#34;https://www.reddit.com/r/MacOSBeta/comments/julm74/big_sur_is_making_my_laptop_slow_and_laggy/&#34;&gt;pesante&lt;/a&gt; dei sistemi operativi precedenti, magari con un i7 o un i9 non ci facciamo troppo caso, ma se abbiamo solo un i5 o peggio un i3, il rallentamento è abbastanza evidente. Certo, dopo un aggiornamento del sistema operativo è normale che il Mac fatichi un po&amp;rsquo;, magari perché deve convertire il filesystem da HFS+ a APFS e di sicuro perché sta indicizzando il contenuto del disco rigido,&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; ma per chi è ancora fermo a Catalina o a Mojave questo è un aspetto da non sottovalutare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;il-finder&#34;&gt;Il Finder&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;elencare i difetti più evidenti di Big Sur sull&amp;rsquo;Air M1 mi voglio concentrare sul Finder che, anche per gli amanti del Terminale come il sottoscritto, rimane lo strumento principale per interagire con il Mac.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io preferisco avere delle finestre del Finder piuttosto piccole, non solo perché così posso copiare o trascinare più facilmente file e cartelle da una finestra all&amp;rsquo;altra (per questo ci sono i pannelli e sono forse più comodi), ma soprattutto perché una finestra piccola mi permette di avere sempre in vista i file su cui lavoro, anche quando la maggior parte del desktop è occupata dal programma (o dai programmi) in uso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma con Big Sur, ridurre le dimensioni delle finestre del Finder sull&amp;rsquo;Air M1 ha l&amp;rsquo;effetto collaterale di nascondere quasi tutte le icone della barra degli strumenti, dove rimane comunque un sacco di spazio vuoto che potrebbe essere utilizzato in modo più efficace.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/macbook-air-m1-big-sur-finder-best-size.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Per confronto, ecco come ho configurato il mio Finder su Mojave, le icone della barra degli strumenti sono più piccole e tutte ben visibili e nel complesso mi sembra che il tutto sia molto più usabile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/mojave-finder-best-size.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;La differenza sostanziale sta nel titolo della finestra, che nel Finder è il nome della cartella corrente. Fino a Catalina il titolo occupava uno spazio a sè stante in cima alla finestra, allineato ai bottoni colorati di chiusura/massimizzazione, mentre con Big Sur è stato integrato nella barra degli strumenti del Finder, rendendo necessario lasciare un po&amp;rsquo; di spazio vuoto per mostrare tutto il nome della cartella. Ma anche così, quando questo supera la ventina di caratteri il Finder non ce la fa più a farlo vedere tutto e lo deve accorciare con dei puntini di sospensione, messi un po&amp;rsquo; incongruamente alla fine del nome invece che nel mezzo, come siamo abituati a vedere da sempre nella finestra principale del Finder.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma come già detto, nel Finder di Big Sur c&amp;rsquo;è anche un sacco di spazio fra una icona e l&amp;rsquo;altra, come si può vedere meglio nell&amp;rsquo;immagine qui sotto dove l&amp;rsquo;area attiva dell&amp;rsquo;icona, cioè l&amp;rsquo;area sensibile al click del mouse, appare in un grigio leggermente più scuro circondata da una enorme area più chiara del tutto inutilizzata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/big-sur-finder-icon-sensitive-area.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Se volessi vedere tutte le icone della barra degli strumenti dovrei allargare parecchio la finestra del Finder, una cosa che può non essere un problema su un monitor da 27&amp;quot;, ma che diventa piuttosto seccante sul piccolo schermo dell&amp;rsquo;Air, perché significa occupare più della metà della larghezza del desktop. L&amp;rsquo;unico vero vantaggio di questa configurazione è la possibilità di passare con un click da una all&amp;rsquo;altra delle quattro modalità di visualizzazione dei file, una cosa che trovo molto comoda e di fatto irrinunciabile (ma dovrei ricordarmi una buona volta che ci sono le combinazioni di tasti ⌘1 - ⌘4 per fare la stessa cosa).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/macbook-air-m1-finder-all-tools.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è da dire che anche le icone della barra dei menu hanno subito lo stesso trattamento della barra degli strumenti del Finder, apparendo molto più separate l&amp;rsquo;una dall&amp;rsquo;altra rispetto alle versioni precedenti di macOS. Usando poco l&amp;rsquo;Air M1 (che tecnicamente è di mia moglie, io ne curo solo la parte &lt;em&gt;tecnica&lt;/em&gt;) non me ne accorgo, ma se avessi tante icone sulla barra dei menu, come è normale sui miei Mac, questa potrebbe diventare un&amp;rsquo;altra piccola seccatura.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;cè-sempre-un-modo&#34;&gt;C&amp;rsquo;è sempre un modo&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come succede spesso, il Terminale ci viene in aiuto, perché basta eseguire il comando&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ defaults write com.apple.finder NSWindowSupportsAutomaticInlineTitle -bool false&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;e riavviare il Finder (o meglio ancora fare logout e login nel proprio account) per &lt;a href=&#34;https://apple.stackexchange.com/questions/409825/always-show-directory-icon-on-finder-on-big-sur&#34;&gt;ripristinare l&amp;rsquo;aspetto&lt;/a&gt; che la barra del Finder aveva nelle versioni di macOS precedenti a Big Sur.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/macbook-air-m1-big-sur-old-toolbar.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ora la finestra del Finder può assumere un aspetto più congruente con le piccole dimensioni dello schermo dell&amp;rsquo;Air, mostrando allo stesso tempo l&amp;rsquo;intera barra degli strumenti. Esteticamente non è un gran che &amp;ndash; il titolo della finestra in grassetto e l&amp;rsquo;icona colorata alla sua sinistra stonano con tutto il resto &amp;ndash; ma se risolve un problema può essere un buon compromesso. In ogni caso, il comando complementare&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ defaults write com.apple.finder NSWindowSupportsAutomaticInlineTitle -bool true&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;seguito dal riavvio del Finder (o dal logout/login) permette di ripristinare in ogni momento la situazione originale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per cambiare invece l&amp;rsquo;aspetto della barra degli strumenti in tutte le applicazioni di Big Sur e non solo nel Finder, il comando da eseguire diventa&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ defaults write -g NSWindowSupportsAutomaticInlineTitle -bool false&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;dove il parametro &lt;code&gt;-g&lt;/code&gt; indica un cambiamento globale di configurazione. Anche in questo caso basta modificare il parametro finale in &lt;code&gt;-bool true&lt;/code&gt; per ripristinare la situazione originale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se vogliamo invece riavvicinare le &lt;a href=&#34;https://www.reddit.com/r/MacOS/comments/kgsfto/ugly_spacing_in_the_bigsurs_menu_bar_can_be_fixed/&#34;&gt;icone della barra dei menu&lt;/a&gt;, pare che non ci sia alternativa ad usare &lt;a href=&#34;https://www.macbartender.com/&#34;&gt;Bartender&lt;/a&gt;, un programma da 17 euro ma che fa tante altre cose, per cui potrebbe essere un buon modo per investire i propri soldi. Chissà se prima o poi qualcuno scoprirà un comando da Terminale per risolvere la questione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;ma-cè-dellaltro&#34;&gt;Ma c&amp;rsquo;è dell&amp;rsquo;altro&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Big Sur mostra parecchi altri piccoli difetti, non ne farò una lista dettagliata che sarebbe stucchevole. Mi voglio invece concentrare su quelli che considero dei veri e propri &lt;em&gt;bug&lt;/em&gt;, niente di grave per fortuna, solo delle piccole incongruenze che spero che Apple corregga prima o poi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Primo esempio sono queste finestre di dialogo, nelle quali non si capisce perché il testo di uno dei pulsanti è in rosso o perché due azioni tutto sommato molto simili (perché potenzialmente pericolose per i propri file) hanno delle selezioni di default diverse.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/big-sur-dialog-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/big-sur-dialog-2.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ancora più inesplicabile è il motivo per cui i menu di Big Sur mostrano le abbreviazioni da tastiera nello stesso tono di grigio delle voci di menu non attive. È vero che ora i menu sono più puliti dal punto di vista grafico, ma non c&amp;rsquo;era una soluzione più soddisfacente di far pensare che le abbreviazioni siano state disattivate?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://static.233.196.69.159.clients.your-server.de/img/2022-04-07-macbook-air-m1-la-non-recensione-big-sur/macbook-air-m1-finder-menu.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;La freschezza di Big Sur è innegabile, i piccoli difetti elencati qui sembrano più che altro dei difetti di &lt;em&gt;gioventù&lt;/em&gt;, che saranno corretti man mano che la nuova interfaccia grafica si consolida. Quello che è altrettanto innegabile è la convergenza fra l&amp;rsquo;interfaccia utente di macOS e quella di iPadOS. Una tendenza che, se realizzata in maniera coerente, non può fare che bene, soprattutto ora che fra Universal Control, Sidecar, processori della stessa famiglia, diventa sempre più difficile dire dove finisce il Mac e dove inizia l&amp;rsquo;iPad.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;C&amp;rsquo;è chi ipotizza che l&amp;rsquo;aver separato nettamente le icone della barra del menu e della barra degli strumenti delle applicazioni sia il preludio all&amp;rsquo;introduzione sui Mac di uno schermo sensibile al tocco. Non so se sia vero e non so nemmeno se possa servire, personalmente ho provato brevemente ad usare le dita per gestire Windows 10 su un Surface della Microsoft ed è una impresa praticamente impossibile. Per fortuna Apple sa fare molto meglio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In ogni caso ci sarà da divertirsi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come le odiate barre di scorrimento nascoste o lo scroll &lt;em&gt;naturale&lt;/em&gt; del mouse, che tanto naturale non è. Opinione personale, naturalmente.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un piccolo prezzo da pagare per avere delle ricerche istantanee o quasi.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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